Lettere a mio padre – 2

Lettere a mio padre – 2 (2-3)
(dal mio viaggio in Asia 1974-1975)

4) Rawalpindi, 26 gennaio 1975
Caro papà, è un po’ di tempo che non scrivo perché solo adesso posso farlo con calma. Dunque il 7 gennaio siamo partiti da Kabul alla volta delle regioni del Nord. La nostra guida Hassan si è rivelata un buon affare, perché ci ha aiutati veramente. E’ inutile che stia a fare la lista dei posti e delle cose che abbiamo visto, dirò solo delle più importanti, come il buskashi, un bellissimo gioco a cavallo, e i combattimenti dei cani, sui quali gli afghani fanno frosse scommesse. Abbiamo visto anche un combattimento di dromedari in amore. Abbiamo cercato di entrare nelle case, ma è veramente molto difficile.

La cosa più importante qui è la lavorazione di vari tipi di tappeti annodati o tessuti. Abbiamo anche comprato qualcosa, che Nella porterà in Italia con l’aereo (l’hercules che avrebbe portato a Kathmandu la spedizione nazionale del CAI al Lhotse, NdR). In generale abbiamo sempre comprato roba da rivendere in Italia.

Abbiamo avuto bel tempo quasi sempre, tranne due giorni di nevicate vicino ad Angkoy e Sebergan (confine sovietico-afghano). Ogni momento poteva essere buono per scattare fotografie ed eravamo sempre in movimento (qui tralascio di raccontare un’avventurosa traversata lungo un percorso secondario nei pressi del confine sovietico, nel tentativo di raggiungere il Turkmenistan, fallita non per la presenza di polizia di confine bensì per una tempesta di nevischio che andava ad accrescere un fondo stradale di fango così spesso da costringerci a mettere le catene, NdR).

Tra due montanari della Kaghan Valley, Pakistan, gennaio 1975

Dopo undici giorni di viaggio siamo rientrati a Kabul. Qui è ripresa la giostra per cercare di ottenere il permesso di entrata nel Nuristan, ma non siamo riusciti ad averlo, perché ci hanno detto che è troppo vicino al confine con il Pakistan e in questo momento tra i due paesi vi è tensione. Abbiamo però deciso di provarci ugualmente e così il 21 gennaio siamo ripartiti, questa volta definitivamente, da Kabul, dopo aver controllato se c’era qualcosa per noi alle Poste Restante. Non c’era niente.

Alla sera eravamo a Djallalabad, e il giorno dopo nella valle del Kunar, verso il Nuristan, ospiti del sindaco di Asmar. Purtroppo non c’è stato nulla da fare e il giorno dopo ancora non c’è restato altro che tornare, sulla pessima strada per Djallalabad. Qui siamo stati ospiti della famiglia di Hassan e gentilmente ci sono stati preparati i migliori piatti della cucina afghana: ci hanno pure lavato la nostra roba più sozza.

Il pomeriggio del 24 siamo ripartiti e abbiamo superato il confine afghano-pakistano per il famoso e storico Kyber Pass. Le avventure sono state due, una imprevista e una prevista. Dapprima hanno cercato di estorcerci soldi per via dei tappeti che esportavamo, ma non ci sono riusciti; poi il famoso Carnet de passages, di cui ti avevo parlato, che proprio all’entrata in Pakistan poteva dare dei problemi. E’ andato tutto bene. Staremo a vedere l’entrata in India (Qui mi riferisco al documento allora necessario per entrare con un’auto in quei paesi: mentre per Iran, Afghanistan e Nepal il timbro era gratis, per Pakistan e India dall’ACI veniva richiesta una fidejussione per il valore del mezzo. Il problema era che noi siamo partiti per il nostro viaggio lasciando 50 lire sul nostro conto corrente, dunque nessuno ci avrebbe concesso la fidejussione. Ho aggirato l’ostacolo andando da un fabbricante di timbri e facendomene fare due (uno per il Pakistan e l’altro per l’India) assolutamente falsi. Per questo avevamo paura al momento dell’entrata nel paese. NdR).

Il nostro carnet de passages con i timbri falsi per Pakistan e India

Carnet de passage

Ieri mattina, girando per Peshawar, la prima città pakistana, abbiamo incontrato un’infermiera veneta che da sette anni lavora qui per i lebbrosi. Questa ci ha invitati a casa sua e abbiamo passato un pomeriggio a parlare con lei. Poi dormito a casa sua. Ci veniva bene di aspettare perché così saremmo arrivati oggi a Rawalpindi, e quindi evitato di essere fermi in giornata di festa.

Questa mattina abbiamo anche fatto un salto a Tarbela, dove hanno costruito un’immane diga che sbarra l’Indo. Cercavamo un italiano, per via di certi permessi da ricevere per l’estate prossima.

Arrivati a Rawalpindi (qui fa molto più caldo), nonostante la giornata festiva, abbiamo individuato tutti i posti dove domani dovremo andare. Vedremo anche se alla PIA (Pakistan International Airlines) o alla Lufthansa c’è qualche messaggio per noi.

Non sappiamo ancora quanti giorni ci fermeremo in Pakistan. Dipende se faremo o no un giro in qualche valle con la neve. Altrimenti ci dirigeremo subito verso il Kashmir indiano.

A soldi, nonostante il salasso di Hassan e dei tappeti, stiamo ancora abbastanza bene e, se non succede nulla di imprevisto, dovremmo arrivare tranquillamente fino a Kathmandu.

Mi dà un certo fastidio non sapere assolutamente nulla di te e di come vanno le cose in Italia. Domattina spero proprio di trovare qualcosa. Vorrei darti anche l’ultimo indirizzo cui dovrai scrivere la prossima volta: “c/o Lufthansa, Durbar Marg, Kathmandu, Nepal”.
Cari saluti
Alessandro

Kaghan Valley, Pakistan, gennaio 1975

5) Lahore, 6 febbraio 1975
Caro papà, siamo tornati finalmente in posti un po’ organizzati e ne approfitto per spedirti un’altra lettera. Il 29 gennaio siamo partiti per la Kaghan Valley, una valle alle falde del Karakorum. La strada, essendo inverno, era tutta ricoperta di neve. Purtroppo il tempo all’inizio non è stato dei migliori e abbiamo preso parecchia neve. Avevamo paura per il pullmino. Se fosse venuta giù qualche frana o valanga avremmo potuto rimanere bloccati per chissà quanti giorni. Allora abbiamo portato il mezzo all’inizio della valle, poi noleggiato una jeep che ci ha portati fin dove possibile per la neve.

La valle è meravigliosa, ma la popolazione vive in una miseria incredibile. Addirittura non hanno stufe e il calore del fuoco di legna (acceso tutto il giorno) si disperde nell’aria esterna senza scaldare realmente la stanza. Abbiamo scattato un buon numero di fotografie, ma non so se riusciranno a rendere idea di ciò che abbiamo visto e vissuto. L’assoluta mancanza di ogni più elementare norma igienica, già caratteristica di tutta l’Asia, qui è incredibile. Comunque siamo sopravvissuti agli sputi (qui tutti sputano ogni momento), siamo salvi dalle pulci e ne usciamo indenni. C’è una differenza con l’Afghanistan veramente grossa, non solo di usi e costumi, ma soprattutto di abitudine all’ozio o meno. Dopo tre giorni di bel tempo, di nuovo ha cominciato a nevicare e siamo ritornati. In tutto ci siamo fatti 33-34 km a piedi sfondando nella neve per quei villaggi isolati.

Ripreso il pullmino siamo ritornati a Rawalpindi per un’altra strada. Nel superare un valico pieno di neve, a una curva, mi sono trovato contro a un’automobile che viaggiava completamente sulla sua destra (qui in Pakistan la circolazione è a sinistra come in Gran Bretagna, dunque aveva torto lui). Io ero in discesa e, nell’evitarlo, ho sbandato sul fondo ghiacciato della strada. Niente paura, ci siamo appena sfiorati e quel bastardo ha proseguito senza neppure fermarsi!

Dopo questa bella avventura, ieri abbiamo guadagnato Rawalpindi. Questa mattina, dopo aver controllato alla PIA che non ci fosse posta per noi, siamo ripartiti per Lahore. Se guardi l’atlante vedrai che ci stiamo avvicinando sensibilmente all’India.

Sembra che Lahore sia una città molto interessante (domattina vedremo) e domani pomeriggio passeremo il confine. Il 9 febbraio dovremmo raggiungere Srinagar, nel Kashmir indiano, da lì ripartire l’11 e arrivare il 13 a New Delhi. Da lì ti scriverò ancora. ma penso che quest’ultima ti giungerà dopo l’arrivo di Nella in Italia. A quanto ne sappiamo la spedizione del CAI dovrebbe partire dall’Italia il 21 febbraio. Perciò il 23 o 24 Nella dovrebbe essere in Italia e dovrebbe telefonarti qualcosa. La lettera, se spedita il 15, arriverà sicuramente dopo.

Le nostre condizioni sono ottime, per il momento non abbiamo risentito proprio di niente. Nella è perfino un po’ ingrassata (non molto). L’alternare cibi nostri a cibi locali si è rivelata una grande idea, perché permette di non stufarci di una sola dieta e nello stesso tempo di non stare male con il solo menu locale (che dopo un po’ ti porterebbe diarree fulminanti). Quindi tutto bene. Soldi, tutto bene. Speriamo per il documento in India. Passeremo anche all’ambasciata italiana a New Delhi per vedere se c’è qualcosa di vostro. E dopo, l’ultimo balzo per Kathmandu. Il pullmino segna 12.524 km (siamo partiti a 1.500, dunque da Milano abbiamo fatto 11.024 km). Tanti cari saluti a tutti.
Tuo Alessandro

Pakistan, Kaghan Valley, gennaio 1975

6) Kathmandu, 9 marzo 1975
Caro papà, mi devi scusare per così lungo silenzio. D’altronde abbiamo pensato che i telex mandati da New Delhi e da Kathmandu ti fossero stati in qualche modo comunicati. Ho ricevuto le tue due lettere alla Lufthansa di Kathmandu e mi ha fatto molto piacere ricevere tue notizie. Può darsi che nel frattempo tu abbia mandato qualche altra lettera a Kathmandu, ma qui ancora non è stata ricevuta. Ti manderò con la prossima lettera l’esatta intestazione per farmi arrivare le tue al Campo Base del Lhotse. L’ultima che ti ho mandat, se non sbaglio, è da Lahore, ancora in Pakistan. da allora abbiamo traversato felicemente il confine con l’India e da lì siamo andati a Srinagar, in Kashmir. ma ci siamo stati poco perché avevamo fretta di andare a Delhi per avere notizie sulla spedizione. Solo a Delhi abbiamo saputo del ritardo. Dopo una settimana intensa in questa città abbiamo ripreso il viaggio. Siamo andati a Mathura, poi Accra e infine Benares (l’odierna Varanasi, NdR). Qui ci siamo fermati sette giorni, perché è una città che riassume molto bene l’India intera. Dopo aver fatto un sacco di fotografie siamo ripartiti il 1° di marzo verso il Nepal. Traversato il Gange, il 3 sera siamo arrivati al confine con il Nepal e lì abbiamo avuto una bella perdita di tempo per recuperare le radio rice-trasmittenti che alla frontiera Pakistan-India ci avevano requisito per spedircele per posta all’altro confine. Dopo 20 ore di attesa, muniti di radio abbiamo potuto entrare in Nepal. Finalmente!

Arrivati a Kathmandu, nessuno sapeva niente di preciso sull’arrivo dell’hercules, ma pare che arrivi domani. Nella, appena arrivata a Milano e scaricato l’immenso bagagli di acquisti fatti per la rivendita in Italia, ti telefonerà di certo dandoti le ultime notizie.

Qui tutto bene, anche a soldi, nonostante i tempi notevolmente allungati. Mi fa piacere sentire che state tutti bene. Dì, per favore, alla zia Angiolina che saluto tanto anche lei. Capita spesso in questi paesi così lontani e strani di pensare alle persone che ci vogliono bene.

In questo mese dovrebbe uscire il mio libro (Un alpinismo di ricerca, Dall’Oglio Editore). Su Atlante, a gennaio, è uscito un mio articolo. Non sto troppo a dilungarmi sul racconto del soggiorno in India perché è stato troppo bello e non si può far capire nulla in due righe. E’ un paese troppo immenso per poter fare piccoli riassunti.

Qui a Kathmandu le giornate scorrono serene: siamo al solito albergo (Blue Star Hotel), e abbiamo tante piccole cose da fare, anche lavorare per Beppe Tenti. Abbiamo infatti ricevuto una sua lettera piena di incarichi.

L’aereo (o gli aerei) potrebbe arrivare anche oggi, ma non credo. Non so poi quanti giorni (uno, due?) si fermerà qui prima di ripartire con Nella. Il tempo ora è molto bello e mite. Si sta proprio bene. Visitiamo i templi più interessanti molto più approfonditamente di quanto fatto negli anni scorsi. Scattiamo le poche fotografie che ci sono rimaste da fare. Ci sono anche molti libri che potrei comprare (servirebbero da documentazione per il nostro libro), ma per il momento non ci sono soldi (L’intenzione era quella, al ritorno dal viaggio, di scrivere un libro sul nostro viaggio. Non lo facemmo mai. NdR). Peccato, i libri ci servirebbero proprio, dato che non si possono trovare in Italia: vedremo a giugno.

Il pullmino va benissimo e ha fatto uno splendido servizio. Lo lasceremo in qualche posto sicuro per questi mesi di mia spedizione.

Se lo vedi, salutami molto il dr. Ferrante Massa, ma anche Vittorio Pescia. Dì loro che noi volutamente non abbiamo spedito cartoline, ogni spesa qui ha dovuto essere controllata… Abbiamo pensato che se ne spedisci una a un amico, la devi poi spedire a tutti. Non ce la saremmo cavata con meno di 200 cartoline. Fa un po’ il calcolo. Comunque, tanti cari saluti da me e da Ornella
Alessandro

Combattimento di galli, Kaghan Valley, Pakistan, gennaio 1975

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Lettere a mio padre – 2 ultima modifica: 2017-04-25T05:43:58+00:00 da GognaBlog

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