Lettere a mio padre – 3

Lettere a mio padre – 3 (3-3)
(dal mio viaggio in Asia 1974-1975)

7) Srinagar, 20 giugno 1975
Caro papà, finalmente ho un momento di tempo e di tranquillità per scriverti due righe. Come certamente saprai la nostra fallita spedizione del Lhotse è partita da Kathmandu per tornare a Milano il 10 giugno (sarà arrivata il 12). Noi siamo partiti il 12 giugno e abbiamo iniziato il lungo viaggio di ritorno. Purtroppo in India il mese di giugno è il più caldo e per di più non piove. Insomma la temperatura era costantemente di 40°, giorno e notte. Ovviamente al sole aumentava di parecchio e così abbiamo dovuto viaggiare di notte. A Delhi siamo arrivati il 16 mattina non in buone condizioni (qui evito di raccontare che Ornella, colpita da un’affezione virale, era stata malissimo, in condizioni pre-comatose, e che siamo andati a un pelo dall’andare all’ambasciata per un eventuale rimpatrio urgente. Ricordo il mio guidare ininterrotto con occhi sbarrati, da Luknow in poi per portare al più presto Ornella in un ospedale a New Delhi, le mille soste per bere o l’acqua delle pompe con aggiunta di amuchina oppure innumerevoli coca cola comprate ai baracchini. Le fermate per fasciare il capo di Ornella con bende bagnate, i terrificanti incontri sulle strade asfaltate (ma monocorsia e piene di buche) con autocarri con carichi sporgenti da incubo: o schiantarsi su di loro oppure andare fuori strada sulle carreggiate laterali in mattoni. La donna schiacciata da un camion e ridotta a informe ammasso colorato di vestiti. NdR).

Ladakh, Tikshe, agosto 1976

Dopo aver sbrigato alcune pratiche e commissioni (con gran pena perché ci si doveva muovere di giorno e noi eravamo deboli e per nulla resistenti all’afa) siamo partiti la sera del 17 per Amritsar, quasi al confine con il Pakistan. Lì, dopo varie peripezie, abbiamo deciso di dormire almeno una notte in un albergo con aria condizionata; poi siamo riusciti a prendere un aereoplano per Srinagar, la capitale del kashmir. C’eravamo già stati in macchina a febbraio, se ti ricordi. Lo scopo adesso però è quello di andare da Srinagar in corriera verso la regione del Ladakh, che è rimasta chiusa ai turisti fino all’anno scorso per via di questioni sul confine India-Cina. In ottobre Nella ci tornerà con un gruppo di Beppe Tenti. Staremo da quelle parti una settimana e alla fine del mese saremo ancora in macchina.

Qui a Srinagar siamo a quota 1600 metri, quindi non c’è più tanto caldo, e ormai ci siamo ripresi. Non solo, tra poco saremo ancora più alti, in Ladakh. Quando torneremo nelle pianure si spera pioverà, quindi speriamo in una temperatura non superiore ai 35°.

Monastero di Tikshe, Ladakh, agosto 1976

Cominciano a essere un po’ troppi i mesi che non ci vediamo! Ma ormai la fine si avvicina, anche se abbiamo da girare ancora un po’ e da fare altre tremila diapositive!

Dovresti farmi un piccolo favore. Dire alla zia Angiolina che quando torneremo avremo molta voglia di olio, perché come sai l’olio di oliva qui non c’è. Quello che ci siamo portati da Milano è finito. La zia dovrebbe ordinarcene due damigiane a Borgomaro. Intanto la saluti e poi le dici che passeremo a prenderle. Tanti cari saluti anche agli zii. Alessandro e Nella

Monastero di Lamayuru, Ladakh, India

8) Srinagar-Amritsar, 3 luglio 1975
Caro papà, siamo in aereo tra Srinagar e Amritsar. Il nostro viaggio in Ladakh (Piccolo Tibet) è finito.

E’ andato tutto più o meno come previsto, ed è stato molto, molto interessante. Ancora di più di tante altre cose di questo lungo viaggio. Ci siamo sorbiti dei ricchi viaggi in pullman e in autocarro, ma ne è valsa la pena. Abbiamo visitato molti mnasteri, pieni di opere d’arte, abbiamo fatto molte fotografie. Tra l’altro avevo dimenticato il flash in macchina ad Amritsar e per fortuna abbiamo girato assieme a un ragazzo tedesco che ne aveva uno adattabile alle nostre macchine. Quasi tutti i dipinti sono al buio.

Il programma più immediato è di raggiungere il pullmino e mettere un po’ d’ordine, sperando che il caldo bestiale sia finito e che almeno piova. Ma ci concediamo anche un’altra dormita nello stesso albergo con aria condizionata (anche perché eravamo infestati dalle pulci, prese nei giacigli ladackhi, NdR).

Ladakh, 1976, piccolo monastero fuori dalle vie battute: Alessandro Gogna, Ornella Antonioli e Tenzing Norgay

Dopo di che, domattina, lasceremo l’India ed entreremo in Pakistan. Ci fermeremo 1-2 giorni a Lahore, che è una grande e bella città che all’andata non abbiamo avuto il tempo di vedere bene. Poi andremo a Rawalpindi e di lì, come credo di averti già detto, voleremo su Chitral e andremo nelle regioni dove abitano i Kafiri.

Nel nostro viaggio in Ladakh, tutto a un minimo di 3500 metri sul mare, la salute è parecchio migliorata e siamo pronti ad affrontare ancora altro caldo.

Adesso stiamo atterrando e io chiudo la lettera per poterla imbucare subito, all’aeroporto. Tanti cari saluti a tutti, Alessandro

9) Kabul, 29 luglio 1975
Mi accorgo solo adesso che sono esattamente venti giorni che non ti mando nostre notizie. Ma cosa vuoi, qui il tempo scorre abbastanza in fretta e le cose da fare sono tante.

Il bazar di Dir (Pakistan), luglio 1975

Non abbiamo svolto il programma che ti avevo comunicato da Peshawar (una lettera che probabilmente o non è arrivata o non è stata conservata, NdR). E’ andato tutto un po’ differentemente. Siamo partiti da Peshawar il 10 luglio con una corriera che dopo 13 ore ci ha scaricati in un villaggio di nome Dir. Non ti dico in che spaventose condizioni igieniche abbiamo passato la notte. Il giorno dopo in jeep per altre 12 ore, e siamo arrivati a Chitral. Non ti racconto per filo e per segno le avventure notturne con le pulci, zanzare e scarafaggi (e non gli racconto neppure lo sconvolgente e imbarazzante quanto “impossibile” incontro fatto a inizio serata al bazar di Dir: con la donna che era stata causa dei nostri problemi coniugali e, in definitiva, causa anche di questo viaggio, NdR). Dopo due notti di tregenda e due giorni di cibo pestilenziale ci siamo rivolti al migliore albergo di Chitral, che però era molto caro. Ci siamo subito resi conto che da quelle parti non è possibile organizzare un trekking per Beppe Tenti. Non ci sono le organizzazioni in luogo e i posti non sono adatti al cammino per più giorni, anche se sono molto belli. Ma, visto che eravamo lì, qualcosa bisognava pur fare e così siamo andati a piedi nelle valli dei Kafiri, tribù di gente pagana in mezzo a tanti musulmani. Abbastanza interessante.

Kafiristan, Pakistan, luglio 1975

Il ritorno è stato sullo stesso metro dell’andata. Siamo arrivati stanchi morti a Peshawar, dove avevamo lasciato la macchina. Era la sera del 18 luglio. Invece che puntare subito all’Afghanistan, abbiamo preferito andare al sud, sugli altopiani del Beluchistan. Purtroppo dopo un giorno di viaggio ci hanno costretti a fare dietro-front per via dei disordini che le tribù dei Waziri stanno creando in questi giorni. Insomma, era pericoloso: peccato (e non racconto di certo che quei due giorni sono stati i peggiori, aleggiava lo spettro della donna incontrata a Dir e il litigio con Ornella era permanente, NdR).

Kafiristan, Pakistan, luglio 1975

Siamo tornati a Peshawar e da lì ci siamo diretti a Kabul (la sera del 23). In Afghanistan e ai confini la situazione politica è alquanto tesa. Così non ti lasciano tanta libertà di movimento. Si possono vedere solo certi luoghi che per lo più abbiamo già visitato l’inverno scorso. Gli altri sono proibiti ai turisti. Così abbiamo preferito stare qui a Kabul (si sta molto bene, di giorno e di notte). Tanto devono arrivare, l’1 o il 2 agosto, due amici da Milano, perciò ci siamo dedicati agli acquisti di tappeti. Come sai già, quest’inverno ne avevamo comprati un bel po’, ne aveva rivenduti due allo scopo di rifarci di un po’ di spese. Il primo, pagato 15.000 lire, è stato rivenduto in Italia a 250.000 lire; e il secondo, pagato 90.000 è stato ceduto a 600.000. Anche a Kathmandu abbiamo comprato molti tappeti, di fattura tibetana. E qui a Kabul vogliamo comprarne altri, ma solo per rivenderli perché ormai abbiamo fatto il conto della superficie libera in casa nostra e non c’è più un metro quadro libero!

Certo, ci spiace di non poter esagerare, ma la prossima volta (se ci sarà) lo faremo… Ci organizzeremo e faremo un vero e proprio commercio in piccolo.

Quanto al nostro arrivo in Italia dipende un po’ dai soldi che ci rimarranno, ma più o meno sarà ai primi di settembre (è stato poi il 5, NdR). Cari saluti, anche da Nella. Alessandro.

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Lettere a mio padre – 3 ultima modifica: 2017-04-29T05:36:07+00:00 da GognaBlog

3 pensieri su “Lettere a mio padre – 3”

  1. 3
    Giancarlo Venturini says:

    Lettere..bellissime, da Paesi Fantastici.., Un alpinismo
    di un epoca , che rimane forse il più..bello, Per chi lo a vissuto
    e per noi, che leggiamo queste belle parole …Come sempre..!
    Grazie…Alessandro….

  2. 2
    Alfio Maurizio says:

    Sono queste lettere che ti fanno capire che l’alpinismo non può (e secondo me non deve) ridursi a numeri, statistiche “imprese” (quanto odio questa parola idiota). C’e’ ben altro, ed e’ questo altro che spesso affascina più del resto. piu di una “impresa riuscita”.
    Da facebook, 1 maggio 2017

  3. 1
    Fabio Bertoncelli says:

    Messaggi da un altro mondo.
    Messaggi da un altro tempo.

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