L’evento di massa sulle Orobie – 2

Questa lettera, inviata a L’Eco di Bergamo il 27 maggio 2019, ad oggi non è stata ancora pubblicata, neppure parzialmente.

Lettera a L’Eco di Bergamo
di Massimo Silvestri (27 maggio 2019)

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(2), disimpegno-entertainment(2)

Spett.le redazione de L’Eco di Bergamo
Viale Papa Giovanni XXIII, 118
24121 Bergamo
Alla c.a. egregio Direttore responsabile Dr. Alberto Ceresoli.
Carobbio, 27 maggio 2019

Egregio Direttore, buongiorno.
Le scrivo in merito alla notizia pubblicata alle pagine 32 e 33 del Suo giornale lo scorso 14 maggio in merito all’iniziativa ‘Save the mountains’ indetta dalla sezione di Bergamo del CAI quale iniziativa ‘ad impatto zero’ con uso di criteri compensativi (vedere Allegati 1 e 2). Cercherò di essere il più sintetico e schematico possibile e pertanto analizzerò il problema per punti.

Pizzo Redorta

1) Il Club Alpino Italiano si è dato delle regole nazionali di autoregolamentazione in tema ambientale denominati ‘Bidecalogo’ cui devono adeguarsi tutte le sezioni. L’articolo 19 scoraggia / vieta iniziative ed eventi con molte persone che possano provocare squilibri ambientali (ad esempio disturbi a fauna stanziale, ecc.) ed a tale fine suggerisce in ogni caso la stesura di una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) prima di eventi importanti.

2) Evento ‘Abbraccio alla Presolana’ del luglio 2017: la Sua testata pubblicava che l’Abbraccio alla Presolana era evento ‘ad impatto zero’ perché non erano stati lasciati rifiuti in giro (… e ci mancherebbe altro! – v. pagine 1 e 26 del numero dell’Eco di Bergamo dell’11 luglio 2017). Ho fatto un calcolo semplificato delle emissioni connesse ai trasporti per questo solo evento – qualcuno molto più bravo di me può facilmente verificarlo! – e ritengo siano state emesse tra 11 e 15 tonnellate di CO2. Conscia di tale problematica la Commissione Sezionale CAI Bergamo Tutela Ambiente Montano (TAM) aveva richiesto, prima dell’evento, a quanto mi risulta solo verbalmente, alla presidenza della sezione, la stesura di una VIA ma la richiesta era stata semplicemente ignorata.

3) Ora parte l’evento ‘Save the mountains’ per il quale si prevedono 10.000 partecipanti, più di tre volte l’evento del 2017 (probabilmente, dato che gli eventi si svolgono anche sul crinale principale delle Orobie e non solo nella zona della Presolana, più vicina al capoluogo, non basta moltiplicare per 3 le emissioni già stimate per l’Abbraccio alla Presolana…). E’ evidente che questo evento è ancor meno ad impatto zero del precedente. Questo è un problema che sarebbe rimasto nel cassetto come per l’Abbraccio alla Presolana se non che la raccolta firme contro l’evento giunta ormai a circa 3000 adesioni sta causando seri problemi: la proposta del nuovo primato da certificare dal Guinness viene abbandonata probabilmente perché le 10.000 persone non verranno mai raggiunte; per l’impatto ambientale dell’iniziativa si corre poi ai ripari adottando, come descritto a pagina 32 dell’Eco di Bergamo del 14 maggio, una procedura di calcolo delle emissioni e la loro compensazione con la piantumazione di alberi.

4) Tuttavia questa delle compensazioni non è affatto un’idea originale: nel 2015 la sezione CAI di Missaglia aveva adottato per la prima volta il metodo per compensare le emissioni dei mezzi collettivi di trasporto utilizzati nelle escursioni della sezione con la piantumazione di alberi a Cantù e l’iniziativa era stata organizzata dalla stessa società (Rete Clima) richiamata nell’articolo del 14 maggio scorso. Una proposta di estensione della stessa iniziativa a tutte le sezioni CAI lombarde con il progetto ‘Ecoescursioni – bosco di Lombardia’ che prevedeva piantumazioni nel Parco Nord Milano si era tuttavia risolta in totale fallimento: solo 3 o 4 sezioni avevano aderito ed anche la sezione di Bergamo NON aveva aderito con una motivazione di comodo (verbale del Consiglio Sezionale del 25 maggio 2015: ‘il comitato di presidenza non condivide la linea di intervento perché non è piantando un bosco a Milano che si risolve il problema ambientale e comunque la sezione di Bergamo sta già facendo la sua parte sul tema ambientale’.)

Valle Brembana

5) Proprio per confutare tale posizione negli anni 2016 e 2017 chi scrive ha pubblicato sul notiziario della sezione ‘Le Alpi orobiche’ una serie di sei articoli sull’argomento in cui proponevo un percorso che partiva dal preliminare calcolo delle emissioni della sezione e delle sottosezioni (sedi, trasporti ovvero gite sezionali, rifugi compreso approvvigionamenti – v. uso elicotteri, ecc.) eseguito seguendo le procedure di valutazione ambientale dell’impronta di carbonio, la razionalizzazione delle attività sezionali (ad es. uso di mezzi di trasporto collettivo, anche pubblici, accorpamento di eventi, ecc.), la riduzione delle emissioni alla fonte (efficientamenti energetici, uso di fonti rinnovabili) ed infine, dopo aver fatto i passi precedenti, sulle emissioni residue adottare tecniche compensative quali quelle utilizzate dalla sezione del CAI di Missaglia, con la sostanziale differenza che in questo caso le compensazioni venivano applicate a tutte le attività sezionali e non solo alle escursioni con mezzi collettivi di trasporto. Nell’ultimo articolo lanciavo la proposta di far diventare la sezione CAI Bergamo, per i suoi 150 anni nel 2023, la prima sezione CAI ad emissioni zero mediante l’adozione dello schema sopra illustrato con un programma che avrebbe fatto scuola per altri casi analoghi.

6) Tutti i precedenti esposti nei due punti 4 e 5 non vengono minimamente citati a pagina 32 dell’Eco del 14 maggio: per gli autori dell’articolo non sarebbe stato per lo meno doveroso dare a Cesare ciò che è di Cesare e menzionare esplicitamente l’origine della paternità dell’idea? Inoltre non le sembra che riesumare la procedura solo nell’imminenza dell’evento sulla spinta della raccolta firme sia per lo meno una decisione tardiva?

7) Non basta poi sbandierare buoni propositi: occorre che Enti indipendenti dagli organizzatori si occupino di certificare la piena attuazione di tali procedure e che i soci delle associazioni che indicono l’evento si assumano la responsabilità, anche e soprattutto economica, dell’assunzione di tali impegni: esistono delibere in tal senso delle Associazioni che patrocinano l’iniziativa?

8) L’iniziativa viene presentata dai promotori come evento volto a sostenere i programmi per la montagna bergamasca. Nel novembre 2017 la Provincia di Bergamo, coordinando una serie di 67 amministrazioni comunali, 28 istituzioni, 65 tra associazioni imprenditoriali, economiche, culturali e di promozione turistica, 400 persone partecipanti ai tavoli di lavoro, 8 laboratori tematici, il tutto pomposamente chiamato ‘Stati generali per la montagna’ a seguito di 4 giornate di lavoro di 8 ore ciascuna ha emanato il documento ‘Agenda strategica per le montagne bergamasche’ che chiunque può reperire sul sito internet della Provincia. Di fronte a tale spiegamento di forze mi sarei aspettato la redazione di un programma pluriennale di azioni ed interventi, concreti e fattibili, con una scaletta impegnativa di attuazione. Tuttavia di tutto questo nei giornali locali non ho avuto la benché minima notizia da 18 mesi a questa parte se non per ulteriori finanziamenti agli impianti di sci da pista, cosa che negli ultimi anni ha creato i peggiori scandali di cui la nostra provincia possa vantarsi, scandali di portata mai accaduta in precedenza nella nostra terra! Sig. Direttore, forse Lei che è sicuramente molto più informato di me, potrebbe illustrarmi a che punto siano i programmi e con quali contenuti.

Alpe Piazza_Taia, Pizzo dei Galli, Pizzo Olano

9) Ma, signor Direttore, di una cosa sono invece proprio certo: se è vero che 10.000 persone frequentano già le Orobie in una domenica tipica d’estate – come esplicitamente dichiarato dai promotori – l’unica cosa di cui la montagna bergamasca NON ha proprio bisogno è un divertimentificio mediaticamente organizzato per un solo giorno, probabilmente volto a cercare di mascherare il probabile zero assoluto relativamente a tutto il resto dei programmi politici ed economici per la montagna!

Ho sempre frequentato la montagna – e continuerò a farlo! – in punta di piedi, in silenzio, cosciente che in un ambiente naturale siamo noi escursionisti ed alpinisti i veri intrusi, cercando di leggere con l’osservazione della natura e dell’uomo che in montagna ci vive la storia naturale ed umana del territorio. Massificare la montagna con un evento con migliaia di persone in un giorno, in puro spirito consumistico ed autoreferenziale è quanto di più lontano dalle mie idee. Di fronte ad un evento come ‘Save the mountains’ il CAI centrale dovrebbe sanzionare l’inosservanza delle sezioni locali alle regole che il CAI stesso si è dato in tema ambientale, ma non ha sinora fatto nulla né preso esplicitamente le distanze. Pertanto dal 2019 ho deciso, dopo circa 35 anni complessivi, di non rinnovare l’associazione al CAI. Auspico che altri soci CAI che la pensano come me facciano esattamente lo stesso.

Distinti saluti.

Massimo Silvestri
[email protected]

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L’evento di massa sulle Orobie – 2 ultima modifica: 2019-06-04T05:44:51+02:00 da GognaBlog

16 pensieri su “L’evento di massa sulle Orobie – 2”

  1. 16
    Riva Guido says:

    Dal 7 luglio 2019 BIDETCALOGO?

  2. 15
    Alberto Benassi says:

    e manco ti risponderà.
     
    Vuoi che promuova una iniziativa che possa fare aprire alla gente gli occhi??? Così da far riflettere i soci e poi magare avere una contestazione generale sulle scelte dei vertici??
    sarebbe come  darsi le martellate sui……
    Non credo proprio !!
     

  3. 14
    Luciano pellegrini says:

    Cara Franca, la tua idea sarebbe interessante, ma… (Mi piacerebbe dare voce a tutti i soci Italiani con un sondaggio. Cosa pensano i soci? E se tutti quelli che non vedono più far rispettare il BIDECALOGO non rinnovassero la tessera per protesta …e chissà quanti… Vorrei proprio vedere senza i soldini cosa deciderà il vertice. Perché alla fine purtroppo è sempre una questione di soldini…. E allora sarebbe bellissimo capire quanti soci sono indignati e vorrebbero un vertice dirigenziale degno del bidecalogo), penso che solo pochissimi SOCI E CLASSE DIRIGENTE DEL CAI, conoscono il Bidecalogo. Quante volte incontrando una sezione del CAI ho chiesto se ne erano a conoscenza. Dopo un attimo di riflessione, hanno risposto NO! Quindi, sarebbe senza risultato chiedere un qualcosa di cui ignorano! Ho scritto al presidente generale del CAI Vincenzo Torti, suggerendo di fare riunioni sul Bidecalogo, a tutta la dirigenza, ai PRESIDENTI REGIONALI, AI PRESIDENTI DI SEZIONE, I QUALI DEVONO IMPEGNARSI DI INFORMARE I SOCI ISCRITTI. NESSUNA RISPOSTA!  

  4. 13
    Paolo Panzeri says:

    Ecco

  5. 12
    Paolo Panzeri says:

    L’organizzazione è proprio grossa, c’è anche il giornale locale (che quasi tace sulle contestazioni) e tante istituzioni locali anche culturali: un bel tam tam mediatico: interessante vedere le tecniche di coinvolgimento delle masse nel consumo delle fumosità.
    Il cai centrale penso che a questo punto possa fare molto poco, anche se in un momento di non fumosità decidesse di voler fare qualcosa.
    Non ho visto quanto si debba pagare per partecipare e mi sembra di aver letto che le iscrizioni si chiudano domani, ma non credo.
    Sono curioso di leggere, ma ovviamente non sulla stampa locale, la dimensione della partecipazione.
    Un applauso sincero!

  6. 11
    Graziano Banchetti says:

    Sono da più di 15 anni istruttore del CAI e da più di 25 socio,ma da tempo volevo uscire dal club per scelte e comportamenti secondo me non corretti con la ” Montagna”,questa è la goccia che ha fatto traboccare il vaso e quindi non rinnoverò la tessera.

  7. 10

    Personalmente (non so quanto peso possa avere ma…) a seguito di fatti altrettanto scandalosi, non rinnovo l’iscrizione al Cai dal 2004. Come si vive (meglio) senza facebook si può vivere anche senza essere soci Cai e godere della montagna lo stesso.

  8. 9
    Franca says:

    “Però i soci del CAI che è la prima associazione ambientalista (320mila), non possono non rispettare il BIDECALOGO. Che scegliessero il consumismo e si cancellano dal CAI.” Così termina il commento n 6 prendendo spunto dalla scandalosa scelta in Comelico del CAI.
    Sarebbe proprio bello! 
    Quando ho saputo della vicenda e del silenzio dei vertici mi sono detta che non rinnoverò la tessera il prossimo anno. Quasi trenta anni di bollini ma la mia tessera vale niente. Cosa pensano gli altri soci? Dove sta andando il CAI? Si autocelebra compiacendosi di cosa? Il bidecalogo viene applicato a spot? O non lo rispettiamo più? I vertici devono pur spiegare perché non prendono posizione o dobbiamo tirarli per la giacchetta? Dove siamo noi tutti? Non capisco più. Mi piacerebbe dare voce a tutti i soci Italiani con un sondaggio. Cosa pensano i soci? E se tutti quelli che non vedono più far rispettare il BIDECALOGO non rinnovassero la tessera per protesta …e chissà quanti… Vorrei proprio vedere senza i soldini cosa deciderà il vertice. Perché alla fine purtroppo è sempre una questione di soldini….. E allora sarebbe bellissimo capire quanti soci sono indignati e vorrebbero un vertice dirigenziale degno del bidecalogo. 

  9. 8
    Ambrogio Ranghetti says:

    Sono d’accordo  , bisogna puntare più in alto , selezionare il tutto , non serve tanta gente in montagna ma con criterio , del tipo andate in bici in montagna ,  o in pullman . Pensate che bello incontrarsi sulla ciclabile in val Brembana o val Seriana , oltre alla piantumazione , nei propri paesi , del tipo un albero ogni bambino nato . Pensare globale agire locale . Grazie e buona serata 

  10. 7
    andy61 says:

    Eppure al soluzione è semplice: restare tutti a casa.
    Se non ricordo male una persona produce a riposo un kg di CO2 al giorno.  Migliaia di persone che “infestano” le montagne ogni week-end scaricano in territori spesso poveri di vegetazione centinaia di tonnellate di CO2. Che restino a casa, ovviamente col televisore e le luci spente !

  11. 6
    Luciano pellegrini says:

    Ho inviato questa mia riflessione al presidente generale del CAI Vincenzo Torti:
    Insomma con un linguaggio… politichese… si è cercato di “ASSOLVERE” la sezione CAI, che fregandosene del BIDECALOGO, ha condiviso la realizzazione dell’impianto. NO!
    Il Corriere delle Alpi del 2 giugno, ha dato notizia che miglia di persone sono a favore del collegamento impiantistico con la Val Pusteria e contro i nuovi vincoli imposti al Comelico e ad Auronzo, parlando di “giornata storica anche per la sintonia fra le tante voci che si sono alternate sul palco e la popolazione che gremiva la piazza”. Duro il commento di Luigi Casanova, in rappresentanza delle associazioni ambientaliste, (CAI ESCLUSO, CHE SI DICHIARA FAVOREVOLE AL PROGETTO), che da anni si battono contro il collegamento. 
    Caro presidente invito i soci a leggere La conversione ecologica di Papa Francesco(paragrafo III del capitolo sesto della Lettera Enciclica Laudato si’ del Santo Padre Francesco sulla cura della Casa Comune) 24 maggio 2015
    217 – la crisi ecologica è un appello a una profonda conversione interiore. Tuttavia dobbiamo anche riconoscere che alcuni cristiani impegnati e dediti alla preghiera, con il pretesto del realismo e della pragmaticità, spesso si fanno beffe delle preoccupazioni per l’ambiente. Altri sono passivi, non si decidono a cambiare le proprie abitudini e diventano incoerenti. Manca loro dunque una conversione ecologica, che comporta il lasciar emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo che li circonda. Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana. La conversione ecologica che si richiede per creare un dinamismo di cambiamento duraturo è anche una conversione comunitaria.  
    219 – I singoli indi­vidui possono perdere la capacità e la libertà di vincere la logica della ragione strumentale e finiscono per soccombere a un consumismo senza etica e senza senso sociale e ambientale. Ai problemi sociali si risponde con reti comunitarie, non con la mera somma di beni individuali: «Le esigenze di quest’opera saranno così immense che le possibilità delle iniziative individuali e la cooperazione dei singoli, individualisticamente formati, non saranno in grado di rispondervi. Sarà necessaria una unione di forze e una unità di contribuzioni. –  IL COMSUMISMO E L’AMBIENTE NON ANDRANNO MAI D’ACCORDO. Però i soci del CAI che è la prima associazione ambientalista (320mila), non possono non rispettare il BIDECALOGO. Che scegliessero il consumismo e si cancellano dal CAI.

  12. 5
    Albert One says:

    …oh signur, il massimo silvestri.
    amen!
    tutti a Lecco l’anno prossimo 😂😂

  13. 4
    utente18 says:

    Levate la tessera al CAI di Bergamo!

  14. 3
    Massimo Silvestri says:
    Tengo a sottolineare quanto segue (che nel testo della lettera di cui si chiedeva pubblicazione per evidenti motivi di sintesi non è stato possibile specificare):
     
    1. nessuna richiesta di autorizzazione all’utilizzo della procedura esposta nei sei articoli comparsi sul notiziario sezionale mi è mai pervenuta dalla sezione di Bergamo del CAI e nessuna autorizzazione all’uso è mai stata data: quanto avvenuto è da considerarsi atto di abuso intellettuale;
     
    2. nella logica del già progetto Life+ Carbomark l’uso del metodo compensativo per questo evento è comunque da considerarsi errato ed arbitrario:
    a. in primo luogo perché l’uso dei crediti è ultimo atto dopo tutta una serie di azioni preliminari organizzative, gestionali, di utilizzo di fonti rinnovabili di cui non si vede traccia;
    b. in secondo luogo in quanto l’uso compensativo è per emissioni connesse a necessità oggettive e strutturali (produzione di beni e servizi, gestione di edifici e di strutture, anche escursioni programmate all’interno di un programma con scopi di conoscenza naturalistica ed ambientale da parte dei partecipanti) ma mai e poi mai per divertimentifici mediaticamente organizzati volti a non ben determinati scopi di salvaguardia della montagna (quali? quelli di nascondere il nulla su una reale ed operativa politica per la montagna che c’è dietro?) e venduti con somma ipocrisia come operazione ambientale mentre si tratta esattamente dell’opposto: ulteriori danni all’ambiente che si sommano a tutto il resto.
     
    La mia presa di distanza dal modo in cui il metodo compensativo è stato usato (o verrà usato) per questo evento è quindi TOTALE come totale è il disconoscimento di chi scrive.
     
    Mi auguro solo che il costo compensativo, viste le premesse e gli scopi politici dell’evento, non venga computato ai 100-150 Euro/tonn di CO2 corrispondente a nuove piantumazioni ma almeno a 3 volte tanto!
     
    Invito infine i soci CAI Bergamo (e delle altre associazioni coinvolte nell’iniziativa) che leggano la presente ad informarsi bene su come e chi pagherà questi crediti compensativi e se il tutto trovi precisa corrispondenza in delibere assembleari. In caso contrario i componenti dei Consigli di Amministrazione delle Associazioni coinvolte potrebbero essere chiamati a risponderne personalmente in sede civile e penale oltre che economica.
  15. 2
    Luca Calvi says:

    Apprezzo la pacatezza e la lucidità del testo, per il quale ringrazio l’Aurore. Mi permetto avanzare una proposta: io da qualche anno cambio sistematicamente la sezione CAI di appartenenza, scegliendo di volta in volta quelle a mio parere “virtuose”.  Se applicassimo in molti questa modalità forse il messaggio arriverebbe più nitido… Un saluto

  16. 1

    Anche il Grizzly quando abbraccia uccide.

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