L’heliskialpinismo

L’heliskialpinismo
di Michele Comi

Lettura: spessore-weight**, impegno-effort*, disimpegno-entertainment***

Dopo due inverni aridi, assieme alla neve è tornato con rinnovato vigore l’elitrasporto con gli sci ad uso turistico.

Se anni fa nelle Centrali era sporadicamente praticato da qualche collega, ora la cosa è sistematicamente programmata e governata da alcuni tour operator attivi e rapaci (es. Heli-Guides e Flory Kern), anche attraverso il facile arruolamento di guide, in particolare tra nuove leve e giovani aspiranti, che in modo ingenuo sembrano non capire la reale portata del fenomeno.

A cavallo tra febbraio e marzo 2018 vi è stata un’autentica esplosione di voli.

E’ il risultato di “tanto c’è spazio per tutti” e “basta farlo con buon senso”, soluzioni inapplicabili in condizione di ristrettezza di spazi come le nostre valli.
Oltre a questo è ridicola la parvenza di “legittimità” adottata svolazzando al limite millimetrico con le aree SIC ed è irritante constatare che l’esiguità dei dislivelli e brevità delle discese impongono l’uso continuato dell’elicottero come uno skilift, con rumore continuo udibile sin dal fondovalle.

Qualche giorno fa ho scritto la nota seguente a Heli-Guides:

La risposta del responsabile Heli-Guides per la Lombardia non si è fatta attendere:
Ciao Michele, bello scritto come sempre. Quest’anno purtroppo abbiamo fatto un solo Eliski in Valmalenco ed era al 5 di febbraio Quindi, se ti riferisci a quello, sei un po’ in ritardo.
Speriamo però di riuscire a fare di più’ in futuro, in modo da portare più’ clientela, che ad ogni modo apprezza molto la Valmalenco.
Ti ricordo che le nostre Guide sono tutte locali e iscritte al Collegio Lombardo e quindi scialpinisti per lavoro e passione. In primis dunque, mettiamo il rispetto verso le altre persone presenti nell’area, quindi di sicuro non riceverai disturbo arrecato da nessuna nostra attività.
Cordialmente, Alberto Trombetta, responsabile Heli-Guides per la Lombardia

Mio post su fb del 3 marzo 2018
Anche oggi son dovuto salire sull’auto: 1305 kg di ferro che portano in giro 65 kg di carne e ossa.
Anch’io nel mio piccolo ho contribuito a immettere in atmosfera una piccola dose di CO2, polveri sottili, NOx e altre schifezze.
Il mondo è pieno di problemi, perché dunque ostinarsi a mettere in luce il non senso dell’eliski?
La risposta nasce dal riscontro ricevuto dal responsabile di Heli-Guides al mio scritto di qualche giorno fa: “Le nostre guide sono tutte locali e iscritte al Collegio Lombardo e quindi scialpinisti per lavoro e passione. In primis dunque, mettiamo il rispetto verso le altre persone presenti nell’area, quindi di sicuro non riceverai disturbo arrecato da nessuna nostra attività”.
Un’affermazione che anziché arginare il problema lo amplifica.
Non disturbare non significa solo evitare l’interferenza tra elisciatori e scialpinisti, ma soprattutto rinunciare a lordare l’immaginario di queste piccole valli ancora raggiungibili senza l’uso dei motori, significa non privare nessuno dalla possibilità di scoprire la neve sudandosi l’avvicinamento con le proprie gambe.
Ci si dimentica di preservare il fondovalle abitato dall’aggressione per il divertimento di pochi ai danni del silenzio, che ci lascia senza difesa, complice il ronzio continuato udibile per ore.
Potrebbero sembrare dettagli di poco conto, ma è in gioco la credibilità di un’intera categoria che fa della natura e della sua integrità il fondamento del proprio lavoro.

Scialpinisti elitrasportati

Se siamo anzitutto “scialpinisti per passione”, se mettiamo “in primis il rispetto per gli altri”, perché non risparmiare queste valli minori e marginali, garanzia di solitudine e silenzio, evitando di usare l’elicottero, visti i dislivelli modesti e la brevità delle discese, come uno skilift?
Gli spazi indefiniti, aperti al cammino e alla scoperta, sono sempre più rari. Queste valli propizie al cammino sono un piccolo “santuario” utile all’incontro con l’ambiente naturale. Sono insomma una risorsa inesauribile per la professione, soprattutto per le nuove leve in grado di percepirle.
Purtroppo per tanti questi mondi tranquilli e silenziosi finiscono per diventare luoghi inquietanti, privi di punti di riferimento, soprattutto per quelli che sono abituati al rumore, ma mi auguro non per le guide alpine!
In virtù quindi di questa dichiarata sensibilità perché non limitare ad esempio l’uso aereo alla zona di Livigno? Nella “Las Vegas” delle Alpi le possibilità di atterraggio sono già maggiori dell’intera Engadina, forse potrebbero bastare.
Così si potrebbe parlare di rispetto reale e, soprattutto, di senso della misura.

Mio post su fb del 10 marzo 2018
La tv locale l’altro ieri (giovedì 8 marzo) mi ha chiesto un rapido parere riguardo l’eliski. Ero di buon umore, ho cercato d’essere politically correct. Poche ore dopo mentre risalivo la Val Torreggio (a piedi) ho assistito (e udito) per tutta la mattina al via vai degli elisciatori dalla conca d’Arcoglio, al Monte Palino, con sorvolo continuo sopra il fondovalle della Valmalenco. Poi sulla pagina fb delle Guide lombarde mi ritrovo condivisa un’esperienza “con polvere da sogno” condita dal neologismo: “heliskialpinismo”.
Cercare di sensibilizzare la categoria, per dirla alla “malenca”, “l’è cumé ‘n cenì ‘n gérlu d’acqua” (è come riempire una gerla con l’acqua).
L’intossicazione non deve però avere il sopravvento. Meglio continuare a raccontare quello che offre la montagna, quella vera, possibile e diversa da tutte le brutture che lasciamo là in basso e pure a bordo di un elicottero usato come uno skilift, al posto di gambe e cervello.

Ecco chi ha coniato il neologismo heliskialpinismo:

Ma le Guide Alpine non sono socie dell’AGAI? Una sezione nazionale del Club Alpino Italiano come tutte le altre? Lo stesso CAI che dichiara nel suo bidecalogo il divieto assoluto di qualsiasi turismo motorizzato?
Qualcosa non mi torna. Ho chiesto lumi a Mountain Kingdom, e qui è una risposta indiretta:

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L’heliskialpinismo ultima modifica: 2018-03-18T05:37:03+01:00 da GognaBlog

28 pensieri su “L’heliskialpinismo”

  1. 28
    paolo panzeri says:

    E se la picca mi sfuggisse casualmente di mano per il turbinio dell’aria o per la distrazione arrogante di uno sciatore ….. magari colpendo qualcuno o finendo nel rotore posteriore di un kilottero …. sarei colpevole? O sarebbero cose che potrebbero capitare?

    Non si dovrà fare come i “disubbidienti” o black bloc che dir si voglia? Io ci tengo alla mia vecchia picca, non voglio romperla e nemmeno sporcarla di rosso!

  2. 27
    Graziano Gilardi says:

    Sono il custode del rifugio Omio in Valle dell’Oro,laterale della Val Merdarola,nel comune di Val Masino. Nelle ultime settimane la Val Merdarola è stata il ‘parco giochi’ di alcuni heliskiatori. Anche se non esistono regole e divieti,ci sono luoghi più fragili e selvaggi di altri,che meriterebbero di essere tutelati. E siccome non mi sento allineato e nemmeno rassegnato,ci tengo a segnalare il mio dissenso.

  3. 26
    Riva Guido says:

    Questa concessione, come tutte le altre, e sono quasi infinite, non è a caso ma fa parte di un disegno ben preciso. Se in una banda di fuorilegge, a ogni fine giornata, dopo averne combinate di tutti i colori, se la spassano solo il capo e la sua bella, i due non durano più di una settimana perché gli fanno la pelle prima. Se invece si divertono un po’ tutti, ma non in egual misura, il gioco può andare avanti a lungo. Sempre troppo per quelli che non stanno al gioco. “Panem et circenses”.

  4. 25
    Luciano pellegrini says:

    ANCH’IO SONO DISPERATAMENTE RASSEGNATO.                                             Resto incredulo, senza parole nel leggere questo articolo. L’ECOCIDIO DEL PIANETA CONTINUA, SENZA VERGOGNA. LE OTTANTA ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE, RICONOSCIUTE DALLO STATO ITALIANO, COSA FANNO? E Il BIDECALOGO DEL CAI…? MI VIEN DA RIDERE. D’altronde, in un mondo corrotto dove si pensa alla “SACCOCCIA…” (A FARE SOLDI), devo adeguarmi ALLA RICHIESTA DI MERCATO. CARO PAPA FRANCESCO, ANCHE TU DEVI RASSEGNARTI. HAI SCRITTO L’ENCICLICA “LAUDATO SI’ ” PER IL RISPETTO DELL’AMBIENTE, HAI INVITATO I CAPI DI STATO, NON MANCA OCCASIONE PER RICORDARE DI RISPETTARE QUESTA FRAGILE ED INDIFESA NATURA… NIENTE. LO RIPETO… DEVO RASSEGNARMI!

  5. 24
    Lusa says:

    Heliski: NO GRAZIE!!!

  6. 23
    paolo panzeri says:

    A me tutti quelli che “van per monti” in maniera furbesca (alla faccebucco con impresa giornaliera a fix/elicottero) non piacciono, perché rischiano e fanno rischiare quelli a loro vicini di morire (i monti son pericolosi).

    Non poche guide (forti e esperte, non mediocri) ultimamente sono morte elicotterate con clienti, ma anche qua e là con clienti danarosi e giocondi in cerca di “emozioni forti”.

    Ma la società garantista e facilona del divertimento consumistico garantito è la società oggidì vincente; far fatica e vivere impegnando tutti se stessi per realizzare qualcosa di personale, sono obbrobri di vita per la maggior parte delle persone e le furbate si camuffano in nome della sicurezza (spesso solo del proprio portafoglio).

    E le guide si adattano. Questo sembra essere sempre più il solo unico mercato: vedi ferrate, gite, sciate, mare e viaggi (ovvio con spa e sesso). Ogni tanto mi sembra che la guida moderna abbia perso la sua connotazione di esperto dell’andar per monti, ma non è tutta colpa sua.

    Se avessi dei soldi mi farei portare al colle delle Rondini per salire la via del Grande friulano sulle Ingiorate….. con l’età che mi ritrovo camminare tanto per poi scalare è troppo, non ci riesco più. 🙂

  7. 22
    Alberto Benassi says:

    le guide alpine dall’alto della loro figura dovrebbero essere le prime che promuovono una certa cultura della montagna, con  un vero e diretto rapporto “Uomo-Montagna” e non uomo-motore-montagna.

    Il legale tra uomo e montagna non può essere un motore, un elicottero, una funivia. Questo, le guide alpine, dovrebbero dirlo a chi le cerca per scendere da una montagna con gli sci.

  8. 21
    Nicola Pech says:

    Ciao Alberto, la mia era evidentemente una provocazione che hai colto nel tuo solito modo diretto e asciutto: “Potrebbe essere un modo sbrigativo per far terminare subito l’eliski, è vero: l’eliminazione fisica di chi lo pratica” Detta così mi rendo conto che è forte ma volevo dire (anche) altro: se le guide non avessero più un interesse economico così forte sull’eliski, non avremmo un alleato in più nel cercare di arginarne la pratica?

  9. 20
    Alberto Paleari says:

    Caro Nicola, come sai dall’inizio di quest’anno non sono più guida alpina, nel senso che sono andato in pensione dopo 43 anni di lavoro, e ho anche chiesto di non diventare guida emerita, come succede di norma, ma ho dato le dimissioni dal collegio delle guide. Come sai sono anche molto contrario all’eliski e con le mie dimissioni questa contrarietà un po’ c’entra. Però l’eliski purtroppo c’è, e, visto che c’è, penso che il fatto che sia obbligatorio farlo con le guide sia meglio. Spesso chi fa eliski non è un alpinista ma uno sciatore che vuole provare qualcosa di nuovo, non pensi che depositarlo con un elicottero in mezzo a un ghiacciaio sia il modo migliore per farlo finire nel primo crepaccio appena comincia a scendere? Potrebbe essere un modo sbrigativo per far terminare subito l’eliski, è vero: l’eliminazione fisica di chi lo pratica.

  10. 19
    Alberto Benassi says:

    “Da guida consapevole (molto consapevole e me lo dico da solo!) credo che i miei colleghi che fanno l’heliski, lo facciano per ignoranza.”

    Credo invece lo facciano per opportunismo e anche una certa dose di mancanza di rispetto della figura di guida alpina, quindi di se stessi.

  11. 18
    Giacomo G says:

    M’intrometto in queste belle relazioni tra guide. La ratio della legge attuale e’ presumibilmente ( e comprensibilmente, da un certo punto di vista ) e’ il DOVE atterri, non il come ( per il come non c’e’ bisogno neppure dell’aiutante nella maggior parte dei casi ). Si suppone che il DOVE, fermo restando nell’ambito delle aree ammesse, e’ concordato con qualcuno che SA. E sa ufficialmente, non “personalmente”.  E quindi sa anche riportare in basso il cliente. Discutibile, ma e’ un modo di vedere le cose.

    Poi, leggendo di patacche, di untori,  di coscienze, ed altre ansie d’inquisizione,  ribadisco che la legge vietante e’ l’unica via. E venga fatta rispettare ( non dalle guide stesse ). I voli perlomeno diminuiranno alla grande.

  12. 17
    Nicola Pech says:

    Marcello, perché ho scritto delle “grossolane inesattezze”? Non è vero che per fare eliski è obbligatoria la GA? Quale la ratio alla base di questa legge? Non basta l’elicotterista, magari con un aiutante, a farmi sbarcare sulla piazzola?

  13. 16
    lorenzo merlo says:

    Nominare e cognominare il problema, per quanto implichi un argomento rispettabile, mi sembra che nel contempo distragga dal punto vero.

    Mi pare che porti a uno scontro tra posizioni, obbligato quando ognuno difende la propria verità. Scontro che a sua volta implica il rinforzo della propria muraglia difensiva. Arroccamenti che producono anche brutti sentimenti e relazioni.

    A quel punto la questione centrale non è più una Terra di cui preoccuparsi o da sfruttare, un presente d’impegno per lasciare un futuro degno alle prossime generazioni, il rispetto per un ambiente o la sua riduzione a campo sportivo.

    Ritornati al punto centrale sarà il senso di ognuno ad avvertire da quale parte sta la sua scelta.

    Esattamente come proporre alle guide di aggiornare la patacca con un elicottero o un quad. (Geniale).

    Allora sì che davanti a sé stessi c’è poco da arroccarsi.

    Allora sì che diventa chiaro che salire sul così fan tutti non era una scelta priva di peso; diventa chiaro che tutto quello che abbiamo e avremo di buono e cattivo è solo scelta nostra.

  14. 15
    Gianfranco Valagussa il nonno says:

    Non credo sia una questione di legge. Le leggi creano i “fuorilegge” e qui sarebbe una pratica certa. Lo sanno bene le GA che chi vuol fare l’abusivo lo fa con beneplacido di chi dovrebbe controllare. In Dolomiti il vice sindaco di Calalzo un paio di anni fa rispose ad un articolo che denunciava la presenza di una cinquantina di elisciatori sulla cima dell’Antelao chiedendo si facessero nomi e cognomi in una denuncia, se no bisognava tacere. Come dire se uno passa col rosso o parcheggia in doppia fila bisogna denunciare. Secondo me occorre iniziare a fare in modo che la gente, gli alpinisti, possano riconoscere immediatamente gli “untori”. Esempio, visto che le guide alpine svolgono questa “onorata mansione” si appongano un bel elicotterino sulla “patacca”. Uguale si potrebbe fare all’ingresso dei Rifugi o hotel. Poi, una vecchia idea che non siamo riusciti a realizzare: creare un sito dove si possano trovare queste indicazioni su rifugi, consorzi, guide, sez. cai che utilizzano motori in quota per gli spostamenti turistici. Che si sappia, poi saranno gli alpinisti che ancora hanno rispetto per la storia e la cultura della montagna a decidere. Non credo si possa scappare tanto lontano, loro sono più veloci e incattiviti di noi…

  15. 14

    Nicola, fino alla quinta riga hai scritto delle cose sensate.

    Dopo hai scritto delle grossolane inesattezze.

    Questo è il mio parere.

  16. 13
    Nicola Pech says:

    La prima guida, tra le guide hiskialpinsite del sito di Mountain Kingdom, è Cesare Cesa Bianchi: Presidente del Collegio Nazionale Guide Alpine Italiane. Dubito che nessuno l’abbia notato, più probabilmente è stato taciuto per pudore. Stando così le cose, che speranza c’è che siano le Guide stesse a prendere posizione?

    Quindi non solo si fanno beffe delle regole dell’AGAI ma sono riuscite neglinanni ad ottenere un odioso monopoli sull’eliski che non si capisce che senso abbia. Non basta che sia la compagnia di elicotteri a farsi garante della sicurezza di decollo e atterraggio? Perché devo pagare un obolo alle guide per fare una discesa che se raggiungessi con le mie forze potrei fare da solo? Partiamo da qua e vediamo quante Guide continuerebbero a essere pro eliski e quante invece cambierebbero velocemente posizione.

  17. 12

    Tanto per dare ai vari post una ideale continuità e relazione, dirò che Panzeri ha scritto “la gente semplice” tirando in ballo (sicuramente consapevolmente) l’arcano dei problemi e dei temi qui trattati.

    Io non mi sento semplice, ma semmai estremamente complesso, sarà per questo che come guida alpina accuso di ignoranza tutti quei miei colleghi che zelanti tontoloni osannano e praticano l’heliski.

    Vi chiedo pure scusa (‘tanto uno qui può -per fortuna- scrivere un po’ quello che vuole) ma io la penso proprio come l’ho scritta. E vininvito semmai a farvi un esame di coscienza. Ciao

  18. 11

    Parlo da uomo e da guida.

    Penso che le guide alpine non debbano fare l’heliski dicendo ai propri clienti che farlo sulle Alpi è stupido.

    Lo scrivo perché l’ho fatto e mi sono reso conto delle sensazioni che da una scialpinistica ripspetto a una giornata col frullino.

    Ho diversi amici piloti e li stimo per la loro bravura, ma loro non hanno colpa perché il frullino costa e deve lavorare… colpevolizzo chi lo usa contro lo spirito della montagna, quello poetico e anacronistico che lascia in chi lo pratica le sensazioni più primordiali e vere.

    Da guida consapevole (molto consapevole e me lo dico da solo!) credo che i miei colleghi che fanno l’heliski, lo facciano per ignoranza.

    A voi le gesta.

  19. 10
    Dario Mura says:

    Orgogliosamente sono sempre stato “di minoranza” purtuttavia con piacere constato di avere da tempo un comune sentire con autorevoli compagni di “cordata” che in prima persona si espongono  ; altrettanto orgogliosamente posso oggi  vantare il titolo che “autoreferenzialmente” mi attribuisco di “anziano libero pensatore”  e come tale provo ancora  immenso piacere nel salire (in inverno con le pelli);   mentre salgo fatico, ammiro e penso….penso e mi arrovello su come impedire che l’ultimo lembo di paradiso terreno venga lasciato in pasto a quei prodi che rumorosamente mi volteggiano sopra la testa o altrettanto arrogantemente scorrazzano  con le rombanti motocarriole  da corsa..
    Leggi e divieti potrebbero,  se esistessero,  poi però,  “ chi pon mano ad esse ?” ……… leggi e divieti fatti osservare  spesso poi  non rendono in popolarità.  I nostri legislatori/amministratori non fanno progetti di lungo periodo perché non “vedono” oltre il loro naso ed in maggioranza sono di naso  corto.
    Dopo aver deturpato i fondovalle (e non è ancora finita) di Val Chiavenna e Valtellina, dopo aver incentivato il degrado (solo la crisi economica lo sta rallentando) di amene località come Madesimo, Aprica, Livigno ….. ora,  la mancanza di cultura e di rispetto,   unite alle possibilità economiche di pochi,  permettono di aggredire quel che resta del patrimonio comune.
    Questo è lo stato dell’arte:  stiamo suicidandoci anche economicamente ed i danni da noi prodotti dovranno essere rimediati domani da figli nipoti ecc…..a meno che …….non possano emigrare su un altro pianeta.
    Non sono i compensi alle Guide per l’eliski la pietra dello scandalo ma purtroppo la patente di morale liceità che la   loro “indispensabile” presenza,  unita alla mitizzazione della professione,   offrono a questa pratica.
    L’ultima speranza per una inversione di rotta può venire solo da una presa di coscienza e conoscenza collettiva . Se una  associazione come il CAI  chiedesse a tutte le sue sezioni  convinta aderenza agli ideali statutari avremmo una diffusa ed efficace forza di persuasione.
    Trecentomila soci (qualcuno in meno per il palese conflitto di interessi) accomunati da forti ideali potrebbero far superare gli immancabili tentennamenti ed i distinguo del CAI, quale Ente di diritto pubblico, e contestualmente,  valutare se continuare a riconoscere a Sezioni come AGAI e CNSAS,  proprio per le rispettive peculiarità statutario-economiche,  il rango di Sezioni. Concludo con un sincero abbraccio di solidarietà a Michele.
    A titolo strettamente personale. Dario Mura

  20. 9
    paolo panzeri says:

    Maledetto cambiamento climatico (posso solo affidarmi a te) se tu clima continuassi a mettere sui monti, come in passato facevi, tantissima neve ogni inverno, tutti noi staremmo molto più attenti e eviteremmo tutti certe “furbate”.

    Ti prego!

    Oppure, se proprio vuoi, non metterne più, ma mi dispiacerebbe e preoccuperebbe parecchio.

  21. 8
    lorenzo merlo says:

    Una precisazione.

    Le mie azioni pro-ambiente/anti-elisci nei confronti delle Guide, sono state dirette e argomentate (seppure velocemente) in modo ufficiale (lettere) e informali (dialoghi) ai Presidenti di Collegi direttamente a me vicini (Lombardia e Nazionale).

    Si collocano in un arco di tempo di oltre un decennio, forse più.

    Tutte non sfioravano neppure l’argomento del diritto di chiuque di impiegare un elicottero.

    Piuttosto erano tutte intenzionate a precisare quanto importante sarebbe stato se le Guide (Collegi) avessero preso una posizione a favore dell’ambiente.

    Ciò non avrebbe implicato alcuna limitazione della libertà di consapevolezza da perte dei colleghi. Ma sarebbe stato un gesto tanto di identità pubblica (e quanta ce ne servirebbe) quanto di sensibilizzazione nei confronti di coloro che quando pensano all’elicottero già gli escono i gridolini, e di tutto il resto neppure se ne accorgono. Diritto all’individualismo edonistico contro comunitarismo e educazione.

    Le risposte presidenziali sono sempre state, tranne che in un caso, mortificanti. Censura, sorvolo del problema, fraintendimenti. Sì è vero a parole e poi nulla di fatto. La miglior risposta fu: «Mica posso criminalizzare tutte le guide.»

    Finché le Guide si identificano con la sola dimensione tecnica, finché continueranno a ritenersi sulla torre d’avorio quale categoria ineguagliabile e superiore per definizione, difficilmente potranno vedere le zone d’ombra da illuninare e progredire davvero. Tra cui:

    – diffondere la propria identità (ah, sei una guida del Cai? È oggi ancora emblematico),

    – divenire soggetti propositivi della cultura italiana (non solo per una parte di essa e solo per l’aspetto tecnico),

    – divenire soggetti anche per gli italiani non alpinisti.

  22. 7
    Carlo Crovella says:

    Ciao. Ovviamente, a titolo personale sono arci contrario all’heliski, in ogni luogo. Un paio di stagioni fa ho sottoscritto,insieme ad alcune centinaia di scialpinisti occidentali, una petizione diretta al Consiglio Regionale del Piemento, affinchè varasse una legge per vietare l’heliski sull’intero territorio regionale. Il problema non è di poco conto perchè, con i più divieti vigenti in Francia, numerosissimii elicotteri transalpini sconfinano sistematicamente nel nostro territorio. A questi si aggiungo gli elicotteri nostrani. Purtroppo non mi risulta ci siano stati sviluppi alla petizione. Temo proprio che ci sia una lobby trasversale che tende a preservare questa forma di malsano business.

    Approfitto dell’occasione per raccontare un episodio di cronaca, appreso dalle pagine del quotidiano La Stampa e risalente direi a 3 anni fa. Cito a memoria e forse il mio racconto potrebbe non risultare precisissimo in tutti i risvolti, ma ciò che conta qui è la morale finale. Dunque: in Valgrisenche (VdA), più o meno in zona Ruitor (molto battuta dall’heliski), un elicottero si è posato su un costone in cima ad un pendio, lungo il quale stavano risalendo due guide francesi con un gruppetto di loro clienti, impegnati in una “normale” gita scialpinistica. L’elicottero ha provocato uno smottamente del manto nevoso nel pendio sottostante, investendo gli scialpinisti. Le guide francesi si sono trovare a dover estrarre i loro clienti coinvolti, ma subito dopo sono dovute andare ad estrarre dalla neve anche il pilota dell’elicottero!

    Infatti il mezzo meccanico si era infossato nella neve e  i tentativi del pilota per farlo ripartire lo hanno infossato ancor di più, piegandolo sul lato e rompendo la struttura dell’abitacolo, con notevoli danni per l’elicottero e una situazione di reale pericolo per il pilota (mi pare che sia stato ricoverato all’ospedale di Aosta).

    In ogni caso, ciò che rileva qui è che dei normalissimi scialpinisti sono stati coinvolti in una valanga provocata da un elicottero e non da eventi naturali.

    Morale,  per gli scialpinisti l’heliski non è solo un “fastidio”, ma addirittura un vero e proprio “pericolo”! E in più bisogna anche andare ad aiutare gli elicotteristi…

  23. 6
    Francesco Annovazzi says:

    Basta avere il coraggio di vietare…a prescindere dalle lecite considerazioni etiche e ambientali io evidenzio un’assurdo di fondo inconcepibile… l’uso di un mezzo spesso provvidenziale x chi vive, lavora e si muove sui monti come l’elicottero applicato a qualcosa di tanto inutile e dannoso come l’eliski diventa uso improprio e in quanto tale andrebbe semplicemente sanzionato!

  24. 5
    Giuseppe Miotti says:

    Essere ricordato fa piacere ma dipende anche dalle circostanze.
    In questi giorni penso spesso alla mia posizione di solitudine che ha incontestabilmente radici antiche.
    Per quanto guidato, o apparentemente guidato, anch’io soffro comunque a volte nel non sentirmi “allineato”.
    Ma credo che tutto ciò faccia parte del mio Karma e accetto.
    Non ho scelto deliberatamente di stare fuori dalle tribù, ma per FORZA maggiore ci devo stare.
    Unica parziale consolazione è il vedere le cose da un’“altezza” che non è stata cercata e non è quindi presuntuosa (anche se a volte penso il contrario). Si vedono le cose un po’ diversamente, ma le nebbie che ci obnubilano in basso possono anche celare certi particolari anche guardando il panorama da angolazioni differenti.
    Da un ramo, una rupe, una mongolfiera (ma non da un elicottero) un saluto con questa sega mentale che chissà perché mi esce così.

  25. 4
    Alessandro Gogna says:

    E’ come se questo scritto di Michele Comi con il suo momento buio ci fosse per dirmi “non sei da solo a essere disperatamente rassegnato”.
    Sì, perché anche io mi sento così in questo momento. E’ come se avessi bisogno di ricaricarmi, perché ovunque io guardi vedo gente che la pensa diverso da me. Non è bello. Popi? A lui va anche la mia inutile ammirazione.

  26. 3
    Lorenzo Merlo says:

    Non riesco a sintetizzare al volo lo sconcerto.
    Tranne che rimandare al gesto di Popi Miotti tutto quello che ci sarebbe da fare.
    Le Guide non hanno saputo valorizzare il patrimonio culturale che hanno ereditato.
    Hanno preferito cavalcare i modelli del cosiddetto progresso tout court.
    Non hanno avuto occhi se non per vedere come racimolare una giornata in più.
    Né cuore per sentire quanto le loro scelte tempoliberistico-sportive lasciavano indietro la bellezza della natura e un uomo all’altezza per diffonderla.
    Le guide che avevo, che avevamo in mente forse non esistono, non sono mai esistite.
    Se poi penso a tutte le volte che ho provato a far loro presente il valore della posta in gioco; alle loro risposte appiattite sulla sola dimensione economica, sulla sola viltà di sottrarsi ad una presa di posizione a favore dell’ambiente, sulla sola cecità di non vederne il risvolto culturale a nostro vantaggio, non ho che da pensare a Popi una volta di più.

  27. 2
    Giacomo G says:

    L’unica via d’uscita e’ la legge. Si deve vietare, com’e’ vietato in Francia.  E non credo che sia sensato , e nemmeno giusto, pretendere che tutte le guide la pensino cosi’. Ad ognuno la propria sensibilita’. Molte guide sono persone nate nelle montagne dove lavorano. Fanno la guida non necessariamente per una missione o per la coronazione di un sogno, ma essenzialmente per vivere. E viverci, non e’ sempre ovvio, in Italia. Si tira su quello che si puo’, i principi si lasciano a chi puo’ permetterseli. E’ un po’ come la storia degli impianti di risalita… Una volta scoperto che portano soldi, il rovinare le montagne passa in secondo piano.

  28. 1
    Fabio Bertoncelli says:

    Le guide alpine con l’eliski perdono dignità.

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