Linee guida per l’attrezzatura di siti per l’arrampicata e di percorsi attrezzati

Finalmente! Dopo un lungo e complesso lavoro di redazione, il Collegio Nazionale Guide Alpine Italiane ha messo ordine nell’intricata materia della progettazione, realizzazione, gestione, manutenzione e sorveglianza dei siti di arrampicata sportiva e delle vie ferrate.

Lo ha fatto tramite la redazione di un articolato documento, le Linee Guida per l’attrezzatura di siti naturali per l’arrampicata e percorsi attrezzati, con lo scopo di consentire, a chi avesse intenzione di effettuare interventi di manutenzione, allestimento, controllo, eliminazione di siti di arrampicata, vie ferrate e loro strutture connesse di disporre di uno strumento ufficiale, redatto da un soggetto pubblico e con gli orientamenti necessari. Da tempo lo richiedevano le Amministrazioni pubbliche ma anche i privati, sul cui territorio si trovano talvolta falesie e vie ferrate.

Falesia, vie ferrate, escursioni su sentieri attrezzati: sono sempre più numerosi gli appassionati in Italia che frequentano e vivono questi luoghi. Ma come si allestiscono? Come se ne fa la manutenzione? Quali professionisti sono chiamati a intervenire nella loro progettazione e realizzazione? Le Linee guida sono uno strumento di libero accesso, messo a disposizione dei professionisti e delle Amministrazioni allo scopo di fungere da riferimento per i lavori di apertura di nuovi siti o di restauro di siti già esistenti.

Arrampicatori, escursionisti su sentieri attrezzati e appassionati di vie ferrate sanno bene che per godere dell’attività in ambiente è necessario fare affidamento sull’attrezzatura in loco, che deve essere quindi mantenuta in buone condizioni. Non si tratta solo della bellezza in sé degli itinerari, ma anche della validità dell’attrezzatura che li rende praticabili e della cura del contesto in cui si trovano. Così un nuovo sito di arrampicata può costituire una golosa nuova sfida per un arrampicatore, a patto che nel realizzarlo siano stati tenuti presenti gli aspetti etici, ambientali e paesaggistici del caso. Un mix di competenze e sensibilità che fa sì che non basti saper arrampicare bene o studiare un “manuale” per chiodare una parete. Come si svolge la progettazione di un sito d’arrampicata? Chi se ne occupa in via professionale, come si organizzano i lavori di manutenzione?

L’arrampicata su roccia, in falesia come in montagna, è attività che compete in via professionale esclusivamente alle Guide alpine, unici professionisti abilitati dalla legge nazionale (la n° 6 del 2 gennaio 1989) ad accompagnare e a insegnare le attività dell’alpinismo. Arrampicare su roccia significa scalare una parete verticale utilizzando per la progressione appigli e appoggi naturali: il movimento segue modelli motori specifici, implica conoscenza e competenza nell’uso di attrezzature alpinistiche, capacità di valutare la qualità degli appigli e degli appoggi e la conoscenza dei pericoli ambientali, mai del tutto eliminabili e quindi in una certa misura sempre possibili. Per questo la Guida Alpina è una figura tecnica di consulenza per le Amministrazioni Pubbliche sulla tematica, nonché componente indispensabile di gruppi di progettazione relativi alla realizzazione e manutenzione di siti di arrampicata.

Le Linee Guida sull’Attrezzatura dei Siti di Arrampicata sono state predisposte a seguito di un lungo lavoro di approfondimento tecnico-operativo. Tale strumento entrerà in un processo di revisione e aggiornamento continuo, sulla base delle esperienze operative, del lavoro dei professionisti e delle acquisizioni tecnico-scientifiche allo scopo di costituire un costante punto di riferimento per la collettività.

Il testo è la sintesi delle conoscenze, dell’esperienza professionale delle Guide nelle operazioni connesse all’attrezzatura, alle acquisizioni scientifiche sui materiali e sulle tecniche. L’attenzione è posta non solo alle protezioni\attrezzature fisse, ma anche al contesto ambientale di riferimento sotto il profilo della sicurezza geologica e idrogeologica dei siti nonché delle sensibilità etiche, ecologiche e paesaggistiche.

Le Linee guida per l’attrezzatura dei siti naturali per l’arrampicata e dei percorsi attrezzati si possono trovare nel sito al link seguente assieme a un glossario sulle attrezzature e tecniche: http://www.guidealpine.it/linee-guida.html. Qui, nel tempo, si troverà sempre la versione più aggiornata del testo.

Allo stato attuale, per scaricare le linee guida: http://www.guidealpine.it/assets/doc/professione/Linee-Guida-per-attrezzatura-dei-siti-naturali-per-arrampicata-e-dei-percorsi-attrezzati-SIAE.pdf;

Per scaricare il glossario sulle attrezzature e le tecniche: http://www.guidealpine.it/assets/doc/professione/Attrezzature-tecniche-termini-definizioni-difficolta%CC%80.pdf.

Note
E’ importante che i siti di arrampicata, come pure le vie ferrate, siano sempre considerate siti naturali, quindi soggetti a una naturale quota di pericolo, e non siti assimilabili invece a strutture sportive. Non esitiamo a denunciare gli evidenti pericoli che le strutture sportive comportano: biglietti d’ingresso, responsabilità penale del gestore (obbligatoriamente presente), deresponsabilizzazione delle persone che ne usufruiscono, pretese di servizi, fino alle prenotazioni, ai conflitti legali, alle chiusure di siti e alla definitiva consegna, chiavi in mano, della gestione ad amministratori incompetenti.
La posizione delle Linee guida su questo punto è abbastanza chiara: “L’arrampicata sportiva su roccia è un’attività potenzialmente pericolosa, indipendentemente dal tipo di bonifica messa in atto e di chiodatura impiegata. Affrontare una via d’arrampicata su roccia presenta un pericolo intrinseco, gli eventuali interventi previsti in queste Linee guida costituiscono un aiuto nella gestione dei rischi che permangono, che non possono e non debbono essere eliminati pena lo snaturamento dell’attività. Tali elementi sono il prodotto di un normale processo di degradazione dell’ammasso roccioso che interessa ogni falesia posta in ambiente naturale. Per questo motivo anche la parete più monolitica non potrà mai essere assimilata a un impianto artificiale di tipo sportivo, essendo soggetta a un inevitabile processo di modificazione nel corso del tempo. L’arrampicata su queste tipologie di pareti è da intendersi beninteso come azione condotta in ambiente naturale, dove l’atteggiamento del “fruitore” deve essere orientato alla percezione dei pericoli insiti nell’attività e alla predisposizione ai rischi conseguenti. L’intervento di sostituzione della chiodatura vetusta, preceduto da rimozione di materiale instabile, va a innalzare il livello di protezione per la pratica dell’arrampicata. Ciò nonostante, considerata l’impossibilità di eliminare i processi di degradazione naturale in atto e le possibili conseguenze nel tempo (caduta massi), si ritiene fondamentale rinnovare messaggio di autoprotezione da destinare ai fruitori delle pareti, incentrato sull’adozione di comportamenti corretti, sull’assunzione di consapevolezze tese a percepire i pericoli, a predisporsi e a gestire i rischi conseguenti, oltre all’utilizzo di idonei dispositivi ed attrezzature”.

Siamo assolutamente d’accordo con queste fondamentali affermazioni, ci viene solo da osservare che “comportamenti corretti” potrebbe avere una sua fuorvianza, perché fa presupporre che ve ne sia uno definitivamente valido: sarebbe stato molto più prudente e meno definitivo parlare di “comportamenti opportuni”.

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Linee guida per l’attrezzatura di siti per l’arrampicata e di percorsi attrezzati ultima modifica: 2017-07-06T05:19:05+02:00 da GognaBlog

24 pensieri su “Linee guida per l’attrezzatura di siti per l’arrampicata e di percorsi attrezzati”

  1. 24
    Dino says:

    Anche se un po’ in ritardo devo fare ammenda del mio commento piuttosto “acido”sul documento delle Guide.

    Ieri ,complice il tempo bruttissimo ho riletto più pacatamente e attentamente, l’intero documento, e ho notato che effettivamente ha un suo “perché”.

    Il documento è rivolto sostanzialmente ai lavori “grossi” che un volontario mai farà. Ed anche per quanto riguarda i restanti argomenti sono messi bene in evidenza le tematiche relative alla NON  classificazione delle falesie  tra gli impianti sportivi ed ai meriti dei volontari ed al loro diritto di poter continuare la loro attività meritoria.

    Qualche difficoltà in più potrebbero averla le associazioni nel reperire piccoli finanziamenti, ma già oggi i soldi in vestiti sono molto rari.

    Vi sono alcune tematiche tecniche che mi piacerebbe molto approfondire, ma mi rendo conto che questa non è la sede.

    Scusate e buon lavoro a tutti!!!

  2. 23
    Dino says:

    Il documento redatto dalle Guide, a mio avviso, renderà purtroppo ancora più difficile da parte dei volontari, trovare piccoli finanziamenti da Comuni o Enti, per la messa in sicurezza delle falesie. Calcolando materiale e lavoro professionistico una singola via potrebbe costare 300 euro. Si potranno trovare tanti soldi?
    Si potranno realizzare ancora zone come Arco, Finale, Albenga?
    Sarà tutto maledettamente più difficile credo; spero sinceramente di sbagliare.
    Dal punto di vista puramente tecnico nella parte di attrezzatura falesia il documento mi sembra francamente ” scarno”. Mi sembrano molto più completi e professionali i manuali CAI di arrampicata libera (attrezzatura falesia) e norme sui materiali. In rete è poi possibile reperire molteplici articoli e studi sulle resine e sul posizionamento dei fitoni, fenomeni di ossidazione etc.
    Io comunque mi sento di ringraziare sempre e dovunque chiunque (Guide, Istruttori e non) che gratuitamente, spendendo i suoi soldi e nulla pretendendo in cambio, pulisce falesie, costruisce gradini, sostituisce materiali e rende possibile a noi climber l’attività; lo fa senza pubblicità, senza finalità materiali, senza bla bla, pratica molto diffusa in Italia che nasconde sempre fini di convenienza economica.

  3. 22
    Alberto Benassi says:

    un chiodo a fessura…?? che schifo non regge una mosca!
    Per poi vedere che tutti si attaccano ad attrezzi alieni fissati con la resina che nulla a che fare con un atto naturale che è la scalata e la roccia viene inquinata da questa sostanza chimica che è la resina.
    Tutti si attaccano, nessuna si preoccupa di vedere, controllare, valutare se questi aggeggi sono sicuri. Lo si da per scontato.

    Ma la scusa è che “ORAMAI E’ UNA FALESIA”

  4. 21
    Alberto Benassi says:

    è il risultato della modernità, della montagna mordi e fuggi, del tutto preconfezionato, della minestra già bella e pronta.
    Questo è quanto abbiamo seminato e questo è quello che ri raccoglie.
    Tutti inquadrati, tuti normati. Del resto nessuno vuole faticare a pensare. Conta solo il chiappa e tira.
    Stamo ammazzando l’anima di questa bellissima attività.

  5. 20
    lorenzo merlo says:

    È quanto ci dice Teo che conta.
    Conta perché nel messaggio di ogni intendimento normativistico, per quanto lodevolmente compiuto, si erge un mattoncino culturale che ci separa da noi stessi.
    È attraverso l’assunzione di responsabilità che possiamo realizzare una vita di soddisfazione e bellezza.
    Attraverso la delimitazione e determinazione di responsabilità, ci avviciniamo invece a contesti alienanti, mortificanti, umilianti.
    Tutti humus del malessere.

  6. 19
    Teo says:

    Ed ecco che anche le norme UNI (citate nelle Linee Guida) stanno per invadere uno dei pochi spazi rimasti ancora liberi. Norme, normette, normucole, linee guida e linee di buone prassi e chi più ne ha più ne metta. Già mi immagino il povero chiodatore con la Linea Guida in una mano (o, meglio, sullo Smartphone) e il trapano nell’altra prima di infiggere il fix nella roccia..dunque..vediamo..”cosa dice il punto 5.1.3. sottopunto 5.1.3.a. valutazione della bontà con la roccia mediante esame visivo seguito dal punto 5.1.3.b con il martello (certificato ovviamente). Battere la pietra con 4 colpi ritmati, intervallati da due più lunghi. Se il suono è buono si può procedere” . il problema è capire cosa si intende per suono buono (ma questo sarà presto normato). Ovviamente si spera che il chiodatore non sia sordo, ma per questo verrà fatta una visita specialistica preventiva da otorino. Non sia mai che poi il chiodatore avesse un deficit uditivo e che quindi non avesse saputo valutare bene il suono..
    Poveri noi!!

  7. 18
    Alberto Benassi says:

    Sefano, nell’ambito dell accompagnamento professionale certo che ha tutti i diritti di dirlo. La guida E’ l’unico professionista !! .
    Però prima di essere guide si è uomini , come prima di essere caiani si è uomini.
    Non è il “diritto professionale” su cui discuto, è un certo modo (di qualcuno) di pubblicizzarlo un pò a spese di chi professionista non è, buttandogli un pò di fanghetto addosso, ma che comunque ci mette il massimo dell’impegno, della serietà e della disponibilità.
    Poi gli errori si fanno tutti.

  8. 17

    Caro Alberto, “qualche guida” ha tutti i diritti di dirlo nell’ambito dell’accompagnamento professionale come cita la normativa. Non lo dice come vedi dove non è prevista esclusività (vedi ad esempio le succitate linee guida ALSI).
    Non capisco poi come mai, proprio operatori del sodalizio (leggasi CAI), si preoccupano dell’esclusività relativa alla legge 6/89, visto che la stessa legge sta comoda proprio al CAI , unica realtà dilettantistica alla quale è permesso operare in ambiente… direi un controsenso no…???

  9. 16
    Alberto Benassi says:

    Stefano di scandaloso non c’è nulla , anzi direi che quest testo è fatto bene e molto utile.
    Grazie per averlo messo a disposizione di tutti. Il problema della cattiva e pericolosa attrezzatura è evidente in molte falesie super frequentate. E questi pericoli sono decisamente subdoli perché le persone partono dal principio (sbagliato) che fix e fittoni resinati (soprattutto) essendo tali sono sicuri. Invece si assiste a parecchi ancoraggi , comprese le soste, anche di calata, che sono ballerini perché installati senza gli opportuni accorgimenti.

    Quello che mi lascia perplesso è che ogni tanto da “qualche guida” si sente dire “noi siamo gli unici” . Non vorrei che prima o poi qualcuno facesse in modo e maniera che questo “unici” diventasse una realtà sempre e dovunque.
    Già in Abruzzo si è provato ad imporre la guida per poter fare un certo tipo di attività.
    Siamo un paese strano e certe leggi, perché fa comodo a qualcuno, nascono come i funghi da un giorno all’altro.
    Vedi l’ultima della disdetta delle polizze RCA .

  10. 15

    E’ estremamente deludente osservare due cose:
    1- la capacità di lettura di un testo non sempre ne indica anche la comprensione.
    2- l’incapacità a riconoscere una tutela per l’usufruitore da parte del costruttore
    Il testo è una linea guida per la Guide Alpine, le quali che piaccia o meno conta nulla, sono una figura di riferimento professionale e di conseguenza tra i pochissimi soggetti (figure tecniche) che possono partecipare o comunque operare nell’ambito di bandi di gara pubblici e quindi attivati da PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI (ribadito decine di volte nel testo, quindi nulla a che vedere con opere dilettantistiche se non come possibile riferimento non obbligatorio!).
    Anche su questo blog si è parlato più volte delle condizioni di pericolosità in cui versano moltissimi siti sul territorio nazionale ed i commenti non mi sembravano incitare alla libertà di spaccarsi la testa o crepare a causa di uno spit troppo vecchio o (spessissimo come dimostrano decine di interventi in proposito dalla Sicilia alla Valle d’Aosta) di materiale inadeguato o ancora “non tirato” o ancora di resinati “ballerini” o mal sistemati ecc. ecc. Per non parlare delle soste… e ricordiamo la Guida austriaca che si è massacrato in Sicilia un paio d’anni fa ed è in coma permanente a causa del crollo di una sosta fatta male.
    Il Collegio Nazionale delle Guide Alpine italiane ha voluto specializzare i propri professionisti con una specializzazione dedicata affinché le garanzie che questi danno quando viene loro affidata una chiodatura o ri-chiodatura da un soggetto terzo, siano le massime possibili al momento (non a caso la conclusione del testo è piuttosto chiara su questo).
    Non credo sia più possibile, visto il numero di frequentatori attuali delle falesie e dei siti che ospitano vie ferrate (che sono dieci volte in più rispetto al “c’era una volta”…) , trovarsi davanti a distanze mortali tra gli ancoraggi (“chi vola vale” oggi deve concludersi con “ma non si ammazza” non come un tempo…), o a materiali non idonei i quali per loro natura ovvero essendo intrusi nella roccia, non possono essere facilmente controllati come può esserlo un chiodo da roccia. e quindi sfuggono al controllo visivo del fruitore che deve fidarsi del chiodatore e mettere la propria vita nelle mani di un perfetto sconosciuto.
    Le linee guida ALSI sono uno strumento che sintetizza le esperienze derivate da anni di lavoro e di conoscenza della situazione sia da un punto di vista tecnico che professionale che sportivo, non tralasciando anche la parte relativa al rispetto del territorio (spesso si trovano falesie dove si è combinato di tutto e di più nell’ambiente circostante ed anche questo blog ha riportato alcuni casi).
    Sono uno strumento dedicato al professionista utile a chiunque (non a caso non sono secretate ma proposte liberamente a chiunque volesse usufruirne).
    Quindi? Quali sarebbero le critiche? Se l’avesse scritto Pinco Palla andava bene (già letti alcuni buoni propositi e tentativi di indirizzo, su questo blog, fatti da dilettanti) se lo fanno le Guide Alpine è scandaloso?
    Visto appunto che il documento è proposto liberamente a chiunque e senza chiedere nulla in cambio (‘ste Guide che vedono solo i soldi eh…!?) sarebbe piuttosto il caso di esserne felici perché chiunque volesse chiodare per conto proprio ora ha a disposizione uno strumento tecnico su cui basarsi . Eh sì… si può ancora chiodare senza essere Guida… e basta leggere la prima parte del testo dove si dovrebbe comprendere bene che le Guide Alpine stesse fanno il punto sulla NON-definizione di impianto sportivo per le falesie allo stato attuale, in quanto definizione che non descrive in questo caso, le condizioni delle falesie stesse e si rischierebbe la chiusura o l’obbligo di omologazione.
    Buona rilettura!

  11. 14
    Alberto Benassi says:

    “Benassi, mi spiace dirtelo ma la legge dice giustamente “unici professionisti” perché le Guide Alpine lo sono mentre gli Istruttori del Cai, della UISP e della parrocchia sono dilettanti. La differenza legale giocherebbe quindi a favore di questi ultimi semmai, quindi Istruttori del Cai & C. non scaldatevi, perché stavolta non serve.”

    Marcello, hai perfettamente ragione. Nessuna contrapposizione. Faccio l’istruttore CAI dal 1984 e so benissimo quali sono i nostri difetti e limiti. Però di passione credo di avercene messa tanta .

  12. 13
    Giuseppe says:

    Alla fine per la guida alpina si tratta di portare a casa il pane quotidiano. E farà qualunque cosa per salvaguardare il suo onesto compenso. Bisogna vedere in quanti siano disposti a pagare , molto più che un corso cai, o molto più per una chiodatura, spesso con caratteristiche di rischio simili.

  13. 12

    Da Guida Alpina ma anche “uomo libero” l’uscita di questo papiro mi ha dato molto fastidio. Secondo me serve come linea guida a un eventuale giudice che debba venirsi a trovare con qualcuno che, caduto da una falesia o da una ferrata, abbia denunciato l’attrezzatore e pretenda un risarcimento.
    D’altronde la depenalizzazione di alcuni reati (come la diffamazione p.es.) hanno solo apparentemente reso più lieve un reato che ha del grottesco, ma hanno dato la possibilità al danneggiato di rifarsi in sede civile chiedendo molti più soldoni.
    La vedo come l’ennesima americanizzazione, dove qualcuno deve essere colpevole e deve quindi pagare.
    E’ una vera tristezza, ma forse sono ormai di un’altra generazione e per i miei figli tutto questo sarà normale, ma non mi sembra proprio…
    Il fatto che le linee guida siano state redatte dalle Guide Alpine da ancora più importanza all’uso in sede processuale che di suddette linee ne potrà fare un magistrato o gli avvocati. Benassi, mi spiace dirtelo ma la legge dice giustamente “unici professionisti” perché le Guide Alpine lo sono mentre gli Istruttori del Cai, della UISP e della parrocchia sono dilettanti. La differenza legale giocherebbe quindi a favore di questi ultimi semmai, quindi Istruttori del Cai & C. non scaldatevi, perché stavolta non serve.
    Manuel Capa ha fatto un tale minestrone che quello che beve la mattina sembra lui. Mi associo a Guido Azzalea: buone arrampicate, vediamo di non farci male e sbattiamocene un po’ i coglioni, che fa bene.
    Dopo la scalata una bevuta ci stà pure! Salute.

  14. 11
    Giandomenico Foresti says:

    Era meglio allora. Concordo con Marcello.
    Va però evidenziato che forse “allora” c’era un diverso modo d’intendere e di volere. Faccio un esempio, Falesia di Badolo.
    La suddetta falesia, che si trova su un terreno privato ancorchè rientrante nella Riserva Naturale del Contrafforte Pliocenico, cominciò ad essere attrezzata negli anni cinquanta e prima della fine dei settanta inizio ottanta venne utilizzata come palestra (allora molte falesie venivano chiamate così). Parecchi anni fa un tale si fece male (non so in che misura ma non credo grave) ed intentò una causa nei confronti del proprietario del terreno, il quale ovviamente non c’entrava una mazza.
    Per diverso tempo la falesia venne formalmente chiusa (formalmente perchè in realtà la gente andava ad arrampicare ugualmente). Finalmente tutti i soggetti interessati hanno trovato un accordo e da un po’ di anni (ma non poi tanti) sia delle vie sia della relativa attrezzatura se ne fa carico il CAI di Bologna. Lavoro egregio, in certi casi forse eccessivo, ma comunque tanto di cappello.
    Cosa ho voluto dire? Che l’avventura va vissuta con la giusta consapevolezza. Se uno cerca l’avventura deve essere disposto ad accollarsi oneri e onori perchè se poi intenta cause a destra e manca per imbertarsi dei soldi significa che non ha capito niente.
    Purtroppo a fronte di una crescita tecnica stiamo assistendo ad una decrescita morale e ad una massiccia deresponsabilizzazione.
    Alla fine ci finiscono in mezzo tutti, sia i buoni sia i cattivi, e se un giorno si arriverà alle falesie a pagamento sapremo di chi è la colpa.

  15. 10
    Alberto Benassi says:

    “della tal guida e del tale istruttore e di come fanno bene ( o male ) il lor lavoro!”

    Perfetto non c’è nessuno ! Manco Dio visto che ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza.

  16. 9
    manuel capa says:

    perfetto, hai espresso il punto cruciale del tuo discorso: la non esclusività delle guide alpine in ambito di accompagnamento e/o insegnamento ! fai aprire al buon Gogna ( santo subito! ) un altra discussione in merito e si potranno passare ore e giornate a parlare ( e sparlare ) della tal guida e del tale istruttore e di come fanno bene ( o male ) il lor lavoro!

  17. 8
    Alberto Benassi says:

    Quello che ha chiesto i soldi al mio amico è una guida alpina !!
    Ma forse voleva fare solo dell’ironia…

    “non basta comprare il chimico per fare un buon lavoro, anzi! ”

    Su questo non ci sono dubbi ! basta vedere certi lavori fatti con fittoni resinati che dovrebbero essere a prova di bomba ed invece si muovo. Sono una fonte di grave e subdolo pericolo perchè le persone ci si affidano totalmente visto che è un fittone resinato e si da per scontato che è sicuro.

    “punto secondo: non lo sei? vai avanti a chiodare ed attrezzare come hai sempre fatto! ”

    Su questo ci puoi scommettere.

    “però la questione è che si sparla così a caso ”

    Può anche darsi che si sparli, ma da cosa nasce cosa. E poi dal momento che si pubblica e ci viene dato il diritto di espremire una propria opinione, non vedo perchè non si possa farlo.
    Anche perchè si scrive questo:

    “L’arrampicata su roccia, in falesia come in montagna, è attività che compete in via professionale esclusivamente alle Guide alpine, unici professionisti abilitati dalla legge nazionale (la n° 6 del 2 gennaio 1989) ad accompagnare e a insegnare le attività dell’alpinismo.”

    Se non sbaglio la legge da certe possibilità (non tutte) anche al CAI e non solo alle guide.

    Quanto al bere al mattino, si devo smettere di bere acqua. Dovrò passare ad un cognacchino.

  18. 7
    manuel capa says:

    il fatto che a qualcuno dia fastidio che un collegio nazionale fornisca delle linee guida per i suoi associati mi fa parecchio sorridere…
    punto primo: sei un associato?bene, entra nel merito del testo e fai le tue proposte di modifica al tuo collegio riguardo a ciò che non condividi.
    punto secondo: non lo sei? vai avanti a chiodare ed attrezzare come hai sempre fatto! a me non importa nulla se domani l’ordine dei dentisti decidesse di rivedere le norme deontologiche del proprio statuto.
    molto più probabilmente però la questione è che si sparla così a caso , perchè in realtà questo è il vero sport nazionale, anche su questo blog, ( ahimè! )
    personalmente credo ci sia da imparare da tutti, sempre. in questo campo ( attrezzatura sistematica di falesie e percorsi attrezzati ) non basta comprare il chimico per fare un buon lavoro, anzi!
    nota a parte: se si vuol fare dell’ironia sul ruolo della guida alpina, facciamola bene almeno… non mi pare che i principali fruitori di falesie e percorsi attrezzati siano guide alpine con clienti!
    e, comunque, bere al mattino fa male!

  19. 6
    Fabio Bertoncelli says:

    Si può correre in libertà su qualche carraia in campagna. Per esempio, io a volte corro nel parco di Villa Sorra, a pochi chilometri da casa mia, lungo una pista nel bosco presso le rive di uno stagno, gustandomi la vista di paperotte nell’acqua e magari di una lepre che saltella qua è là.
    Oppure si entra in una palestra, ovviamente a pagamento, con le macchine della Tecnogym.
    Ecco, la differenza è questa. Certamente la Tecnogym è più efficiente. Ma io continuo a preferire lepri e paperotte.

  20. 5
    Alberto Benassi says:

    per quanto mi riguarda nessun problema a mettere i soldi. Mi sembra più che giusto contribuire dal momento che mi diverto grazie al lavoro degli altri.

    Sempre che non succeda come ad un mio amico che arrivato in una falesia, gli fu chiesto un contributo che lui prontamente diede.
    Gli fu risposto piuttosto sprezzamente, che con quei soldi si era appena pagato il sentiero di accesso.
    Se fossi stato il mi sarei ripreso i soldi e me ne sarei andato.
    Non sono una guida ma anche io ho speso un pò del mio tempo e soldi a sistemare siti di arrampicata.

  21. 4
    Guido Azzalea says:

    Premetto che sono assolutamente contrario alle cosiddette “falesie certificate”,per quelle ci sono i muri indoor ma dal momento che io e alcuni miei colleghi guide alpine come me in VDA sono più di 40 anni che provvediamo a ripristinare siti di arrampicata a nostre spese ( giornate di lavoro e materiali certificati ). Ora fa piacere a tutti credo arrampicare in una falesia con fix inox o resinati nuovi,senza contare la pulizia dei tiri da erba e terra. Non vedo cosa ci sia di così offensivo se ogni arrampicatore lasciasse 50 centesimi o 1 euro in una cassa.”Denaro” che sarebbe utilizzato per altri lavori di chiodatura o richiodatura per altre falesie.Buona scalata a tutti.

  22. 3
    Alberto Benassi says:

    a quando l’obbligo di chiedere il PERMESSO alle guide alpine per andare a scalare ?

  23. 2

    Era meglio allora.

  24. 1
    Fabio Bertoncelli says:

    Prima o poi arriveremo alle falesie a pagamento. O ne esiste già qualcuna?
    Tremo al pensiero di quando bisognerà pagare il biglietto per arrampicare sulla mia cara Pietra di Bismantova. Come al cinema.
    … … …
    Ah, la libertà di una volta! Si partiva per l’avventura. E il rischio incombente esigeva di usare la testa. Altrimenti eri spacciato.
    Era meglio allora o è meglio adesso? Mah…

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