L’inganno della sostenibilità

Il 7 ottobre 2019, a pochi chilometri in linea d’aria dal ghiacciaio Planpincieux che da quasi due mesi minaccia di crollare, la funivia Skyway del Monte Bianco ha lanciato a Courmayeur l’iniziativa Save the glacier, un progetto che prevede una serie di ‘gesti quotidiani’ a favore dei 30 ghiacciai del Monte Bianco. Da notare che con lo stesso nome (Save the glaciers, al plurale) ci fu un’iniziativa della multinazionale Unilever che ebbe una durata di cinque anni tra il 1999 e il 2003 e operò su più ghiacciai delle Alpi). La prima operazione di Save the glacier si è svolta ai primi di ottobre con la pulizia della zona del Grand Flambeau dai residuati di vecchi impianti dismessi che sono riemersi dal ghiaccio. “Per preservare i ghiacciai – spiega Federica Bieller, presidente di Skyway Monte Bianco – servono le buone azioni di tutti: privati e aziende, delle persone che vivono ai piedi di questa montagna e di coloro che vivono dall’altra parte del mondo, perché l’ecosistema è circolare“.

Courmayeur (Aosta), 7 ottobre 2019. Conferenza stampa presentazione del bilancio sostenibile Skyway 2018.

Il programma rientra nella strategia adottata dall’azienda attraverso un bilancio di sostenibilità, che nella presentazione è stato definito orgogliosamente il primo in Italia per una società di impianti di risalita.

Skyway Monte Bianco rendiconta nel proprio bilancio di sostenibilità i risultati conseguiti nei primi tre anni di attività e delinea una “strategia sostenibile” per il futuro. Tra le iniziative segnalate figurano l’installazione di un punto di ricarica e ricovero per le bici elettriche, la formazione dei dipendenti alla “nuova visione aziendale” e l’installazione di punti di distribuzione dell’acqua gratuiti. A noi francamente non sembrano obiettivi che possano davvero incidere sul futuro dei ghiacciai. Nel bilancio per fortuna si parla anche di riduzione dei consumi energetici, delle emissioni dei principali gas ad effetto serra, dei consumi dell’acqua e della produzione di rifiuti. Tutto questo nel quadro dei Sustainable Development Goal indicati dalle Nazioni Unite all’interno dell’agenda per lo Sviluppo Sostenibile 2030.

Quando si parla di investimenti in montagna – precisa l’assessore ai trasporti, Lugi Bertschysi pone il problema del confine tra infrastruttura e territorio: siamo convinti che non si possa fermare lo sviluppo in un settore così importante e che si debbano fare degli investimenti con il buon senso, facendo attenzione dei segnali che l’ambiente ci trasmette“.

Courmayeur (Aosta), 7 ottobre 2019. Conferenza stampa presentazione del bilancio sostenibile Skyway 2018.

Secondo l’assessore all’ambiente Albert Chatrian le sfide ambientali esigono una “strategia comune equilibrata”. Ricordando che la Valle d’Aosta, attraverso un ordine del giorno del Consiglio regionale, si è posta ambiziosi obiettivi riguardanti il fossil free, Chatrian ha precisato che la regione “può fare la sua parte nella riduzione delle emissioni, ma la nostra sfida sono gli adattamenti ai cambiamenti climatici“.

La nostra impressione è che queste siano parole che non vadano certamente oltre la foglia di fico offerta dall’idea della sostenibilità. Vi ricordate quando Mario Monti, dopo la legge Fornero, presentò le grandi riforme che avrebbero fatto svoltare pagina all’Italia? Si trattava di questioni riguardanti solamente i taxisti e i farmacisti. Se ne parlò per un mese e non si concluse nulla…

L’inganno della sostenibilità
di Nicola Pech
Capitalism, time for a reset. Così titola il Financial Times, bibbia del capitalismo globale, con una sovracopertina di quattro pagine a settembre 2019. Segue un editoriale del Direttore Lionel Barber in cui, dopo aver celebrato i meriti dell’economia di mercato che, a suo dire, avrebbe contribuito alla diffusione del benessere, si auspica che il capitalismo sia in grado di rifondarsi per non soccombere, riducendo la forbice delle disparità sociali e l’impatto sull’ambiente.

In sostanza dunque la questione pare posta in questi termini: sono evidenti i segnali di crisi dell’economia di mercato, clima e disuguaglianze sociali in primis, ma solo chi ha creato il problema è in grado di risolverlo. Basta porre qualche correttivo e tutto magicamente si aggiusterà. Ed è così che ambiente e sostenibilità, variamente combinati, sono diventate le due nuove parole d’ordine, i due elementi decorativi e i due grimaldelli con cui le aziende pensano di aprire tutte le porte, di cavalcare le nuove tendenze del business “pulito”. In un mercato globale saturo, quella della Green Economy sembra un’opportunità imperdibile e tutti, dalle auto alle compagnie petrolifere, dalla moda alle banche, si attrezzano per non lasciare nulla sul campo. I governi sostengono la Green Economy sia con investimenti pubblici sia con una politica di incentivi fiscali e i fondi di investimento hanno fiutato l’aria e dirottano grandi quantità di denaro verso aziende che possono fregiarsi di una qualsivoglia patacca che attesti la sostenibilità del proprio business.

Finanza e marketing si adeguano e tutte le grandi aziende raccontano nel proprio bilancio di sostenibilità quanto sono belle e buone e quanto contribuiscono al bene del Pianeta, quando in realtà l’obiettivo continua a essere la massimizzazione dei profitti, con buona pace della collettività.
Gli house organ aziendali si riempiono di buoni propositi spesso vuoti di senso e di contenuti quando non addirittura contraddittori, e l’etica diventa un ottimo strumento di marketing. “Si fa etica un po’ come si fa pubblicità: si vende bene, e consente di attirare l’attenzione del grande pubblico (Michela Marzano)”.
Come per incanto, le compagnie petrolifere diventano alfieri della transizione energetica e le funivie diventano i difensori della “Montagna Sacra per proteggerla per le generazioni future e renderle onore con il nostro operato sostenibile” con programmi dai nomi altisonanti come Save the Glacier.
Siamo ai confini della manipolazione e del raggiro: nessun cambio di rotta è possibile con questi presupposti. Se non si ha l’onestà intellettuale di opporsi al paradigma della crescita e dei consumi infiniti e di proporre un modello alternativo, con una politica al servizio degli individui e dei loro bisogni e non dei profitti di pochi, la sostenibilità rimarrà un concetto vuoto, buono solo per vendere un prodotto o un servizio in più.

Ultime notizie
(da repubblica.it 1 ottobre 2019)
Un nuovo crollo è avvenuto nella serata del 30 settembre 2019 dal ghiacciaio di Planpincieux, sopra Courmayeur. La mole di neve caduta è ancora da stimare ma potrebbe aggirarsi sui 3-4 mila metri cubi, che è una porzione considerata piccola dagli esperti e in linea con i distacchi che frequentemente si verificano dai ghiacciai. Resta invece in bilico la massa imponente di 250 mila metri cubi, che ha portato alla misura precauzionale della chiusura della strada che attraversa la Val Ferret.
Una profonda crepa ha isolato, all’interno della gigantesca massa, una porzione frontale di circa 25 mila metri cubi che scivola verso valle a una velocità di quasi un metro al giorno e che potrebbe staccarsi da un momento all’altro. Secondo le previsioni dei modelli studiati dai tecnici tuttavia non arriverebbe al fondovalle ma si sgretolerebbe prima contro le rocce.

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L’inganno della sostenibilità ultima modifica: 2019-11-04T05:22:12+01:00 da GognaBlog

50 pensieri su “L’inganno della sostenibilità”

  1. 50
    Matteo says:

    Fabio, chi ti ha storpiato si firma con nome e cognome e tu ti incazzi.
    Io non ti ho storpiato, ma al massimo ho fatto una crasi tra il tuo cognome e quello di Crovella (i due che avevano inutilmente preso cappello) per sdrammatizzare.
    Quanto a Cazzeo, non mi offende affatto, mi hanno chiamato così; ma facevano le fusa.
    Comunque sei una continua conferma che nomen omen: “Che cosa posso dirvi? Andate e fate, tanto ci sarà sempre,/lo sapete, un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate!

  2. 49
    Fabio Bertoncelli says:

    Matteo, ti racconto una storia: c’è un tale che non ha neppure la compiacenza di presentarsi col  cognome. Poi c’è un altro che invece lo fa; a questo tizio viene storpiato il cognome: tu lo consideri un segno di “affetto”. Hai presente la morale dei due pesi e delle due misure?
    Inoltre, ti dice niente “Kossiga” con la kappa? Sí, eh? Quanti bei ricordi!
    Hai capito, Cazzeo? 😆😆😆
     
    E con questo vi saluto, tu e Luca.
     

  3. 48
    Matteo says:

    Da vituperato anonimo (ma chi deve mi conosce bene), vorrei spezzare una paglia -una lancia sarebbe eccessiva e poi mi accusereste di violenza verso gli animali- in favore del nordesticolo Visentino, contra i seriosi Crovoncelli: scrivere “Bertoncello scherzoso” e “Karalucia”  non è mancanza di rispetto, maleducazione o provocazione…parrebbe fin quasi affettuoso, piuttosto!
    Dovendo alterarmi, lo farei per chi definisce “tema davvero innocuo” la sostenibilità e la crisi ambientale o chi la minimizza, pensando che sia una bufala innocua. Ma non lo farò.
    Che venga il diluvio e faccia giustizia (anche se spiace un po’ per i figli e per chi non c’entra nulla) 

  4. 47

    Dai  che abbiamo reso Visentini sostenibile. 
     
    D’accordo su Roger.

  5. 46
    Luca Visentini says:

    Roger, Roger!
    E Fortebraccio, e Andrea Pazienza, e il Male… E un po’ di controcultura per quanto posso, quando imperversano non i contributi ma le banalità.
    Voglio bene a Gogna, volevo bene al suo blog. Poi arriva uno che spaccia il suo pensiero per oggettivo, tipo il malore attivo di D’Ambrosio. Un altro che: “Chapeau!” o “Chabod!” o “Boh!” (insomma il caiano). E un altro ancora che i torinesi non ce l’avevano duro come i lombardi.
     
    Vogliamo discutere? Ci sto. Vogliamo sparare cazzate? Le sparo – e con molta meno frequenza di voialtri – anch’io.
     

  6. 45
    Fabio Bertoncelli says:

    Luca, non travisare quanto ho scritto e non fare il finto tonto: era ovvio a chiunque che il mio invito era in termini assolutamente scherzosi.
     
    Luca, non storpiare il mio cognome. È una elementare questione di educazione. 
     
    Luca, non storpiare il nome della mia compagna di vita. È controproducente per te: rivela il tuo animo.
    … … …
    Ti ripeto l’invito di Carlo: se non sei in grado di sostenere una discussione in tono educato – o almeno civile – taci.
    Ciao.

  7. 44
    Carlo Crovella says:

    Di Luca Visentini: pietà
    Se ti infastidiscono le idee e i commenti espressi, nonché lo stile con il quale sono espressi (non solo da me, ma da molti altri, ciascuno a suo modo), non infliggerti la punizione di venire a leggerci.
    Oppure accetta le idee e gli stili ddiversi dai tuoi e partecipa in modo costruttivo al dibattito.
     

  8. 43

    Roger o David? 
    Questa è più difficile.

  9. 42
    Luca Visentini says:

    Bertoncello scherzoso: m’inviti a litigare, litigo, e ancora hai da ridire? Santa donna davvero, la Karalucia!
     
    John, non Paul
    Keith, non Mick

  10. 41

    Sostenibile significa consumare senza esagerare. La sostenibilità massima c’è solo con l’inattività totale o la morte. Ma il pianeta è forte  le merde siamo noi.

  11. 40
    Sebastiano Motta says:

    “… ho immesso nell’atmosfera, con grande rimorso, il carbonio prodotto dai 30/35 litri di benzina consumati”
    Bensinskam?
     

  12. 39
    Alberto Paleari says:

    Ieri era bello Marcello. Per andarvi a arrampicare ho immesso nell’atmosfera, con grande rimorso, il carbonio prodotto dai 30/35 litri di benzina consumati. Ma qui in Ossola piove da quindici giorni e non ne potevo più. La sostenibilità, o sviluppo sostenibile che dir si voglia, è una cavolata. Lo sviluppo non può provenire che dall’aumento dei consumi, e aumentare i consumi significa consumare più natura. 

  13. 38
    Alberto Benassi says:

    La crisi non è solo economica, ma valoriale, sistemica.

    è vero!
    A Napoli di recente si sono incazzati  di brutto per un rigore mancato. E’ stato gridato: un’ offesa alla “dignità”  della città.
    Per tutti i problemi, quelli veri: lavoro, inquinamento, sporcizia, violenza, invece?
    Tutti zitti.
    Che gli frega alla gente del problema dell’invasione della plastica, della cultura dell’usa e getta , dal momento che il 90% delle persone apre il finestrino e getta tutto per la strada.  Appunto “usa e getta” pratico no!!
     
     

  14. 37

    Trattasi di litigio lieve, sempre decente e direi anche rispettoso. Ci sta, dai. Il dente sempre avvelenato di qualcuno non inquina l’atmosfera da tavola rotonda-banco del bar che si viene a creare intorno a ogni articolo. Non so come la pensiate ma la frequentazione del gognablog per me è anche legata alle condizioni meteo, al raffreddore, al tempo a disposizione e all’umore del momento e infine all’importanza dell’argomento. Per chi non è abitudinario (l’abitudine uccide il piacere) si può frequentare il gognablog a cazzo, che va bene lo stesso. Chi da fastidio, indipendentemente dalle idee manifestate, sono gli anonimi, quelli che si danno un nomignolo spesso patetico. Anche io mi firmo Ringo Starr al solo scopo di rompere i coglioni agli anonimi, ma loro sanno che gli faccio un favore che li farà uscire dall’insicurezza. 
    Ci sono vocaboli che periodicamente ci permeano l’esistenza a seconda della convenienza del momento di chi crede di stabilire una moda o un modo. Sostenibilità è uno di questi ultimi. A Finale piove.

  15. 36
    lorenzo merlo says:

    Ciao Alberto.
    La crisi non è solo economica, ma valoriale, sistemica.
    Ogni intervento politico ha il sapore del palliativo e il carattere dell’usa e getta.
    La lungimiranza è affogata nell’individualismo liberistico.
    La modernità ha buttato il bambino con l’acqua sporca e ora il suo popolo destinatario arranca sui suoi franosi calanchi.
    Riescono a risalire verso una salvezza apparente solo alcuni, aiutati da chi manovra il gioco.
    Dalla stanza dei bottoni non si odono le urla degli spiantati, privati di se stessi, prima che di tutto il resto, che scivolano giù, ammucchiandosi nel becero populismo, come dicono alcuni.
    Finché non ci saranno le condizioni per riscoprire la ruota, il mucchio crescerà e con esso il rischio che tutto s’incendi.

  16. 35
    Alberto Paleari says:

    Forse è questo il motivo per cui esistono i blog: il litigio fra chi vi partecipa. Io non ci sono abituato, forse perché partecipo molto sporadicamente solo a quello del Gogna. Ma in questo post (non so se dice così) non dovevamo parlare dei cambiamenti climatici? Il mio pessimismo viene dal fatto che tutti siamo disposti a parlarne ma pochi, e meno che mai i governanti del mondo, o anche solo dell’Italia, sono disposti a fare qualcosa. Vedi per esempio, solo per dire l’ultima, la legge sulla tassazione della plastica: si fa, non si fa? Intanto Trump esce dagli accordi di Parigi. Se il governo proponesse di aumentare il prezzo della benzina di mezzo euro al litro per finanziare col ricavato i trasporti pubblici voi ci stareste? Forse sì, ma sono sicuro che quel governo cadrebbe il giorno dopo. 

  17. 34
    Fabio Bertoncelli says:

    Luca, permettimi di parlarti con franchezza, del tutto senza spirito polemico.
     
    Scusami, ma non ti rendi conto dell’astio che provi verso tante persone? Noi possiamo benissimo disinteressarcene; cosí faccio io e ritengo che cosí facciano tutti gli altri.
    Ma tu? Non si può vivere con spirito rancoroso: ci si avvelena l’esistenza. Se ci si esprime cosí in un semplicissimo blog di montagna, tanto piú in questa discussione dal tema davvero innocuo, chissà che cosa potrebbe scatenarsi per le cose davvero importanti della vita. Alla fine però ci rimetterai tu.
     
    Ripeto: senza spirito di polemica. Riflettici. 
    Ciao.

  18. 33
    Ringo Starr says:

    Visentini concordo con te quasi su tutto. Sei un idolo! Anche se mi fai l’effetto di un granchio nelle mutande, ma è un problema mio. Vorrei vedere…
    Anch’io dico w le molotov ma non w gli alpinisti-molotov. A quelli chiedo: pietà. 
    Quando mi girerà mi firmerò Paul Mc Cartney, forse non ti ricordavi che i Beatles erano 4? E poi non storpiarmi il cognome. Le r sono due. Baci.

  19. 32
    Luca Visentini says:

    Ringo Star ha fatto outing? Come se già dal commento del 28 ottobre al post “le cosiddette Alpi del Sole” non lo si fosse capito (ma bastava la scelta di un Beatle che non fosse Lennon o Harrison a disvelarlo): “Seduto al sole di una ormai lontana primavera, con il mio amico Stefano Debenedetti dopo una ripida scialpinistica, prendevo, fortemente istigato da lui, la decisione di dedicare tutta la mia vita all’alpinismo facendo, tra l’altro, la guida alpina lasciando per sempre la città.  Come non ricordare, grazie alle atmosfere risvegliate da questo racconto, quei bei momenti al Gias delle Mosche?”. Insomma, dello stesso “Io so io e voi non siete un cazzo” c’era l’immancabile rivendicazione professionale, la conoscenza dell’importante di turno e mancava solamente il recapito dal fondo della Fossa delle Marianne. Lo avevamo sgamato.
    Dell’umorismo parrocchiale di Bertoncelli e della sua retorica stucchevole, dei suoi luoghi comuni: pietà.
    Dell’incomprensibile Paolo (a parte il “c’è chi ce l’ha duro e chi non ce l’ha duro”) e del pensiero oggettivo di Crovella: pietà.
    Cristo (commenti ricorrenti al Gognablog): pietà.
    Abbasso Jovanotti, viva le molotov!

  20. 31
    paolo says:

    Allora ….
    Le stelle si allontaneranno sempre più, il sole si spegnerà e il buio esisterà.
    Dai, se un extraterrestre molto longevo si fosse seduto sulla luna e avesse guardato la terra, non dentro il mare, dalla nascita della vita (gli bastava mettere una fotocamera digitale con uno scatto ogni 1000 anni), avrebbe visto che la più grande “civiltà” è stata quella dei dinosauri, noi siamo quasi 10 scatti, un suo attimo.
    La classe di esseri viventi più pesante è quella delle formiche.
    Noi siamo 8 miliardi? Gli uccelli 500 miliardi!
    E i topi periodicamente proliferano infestando, poi scompaiono (si auto regolano?)
    E il mare è grande.
    Dai che va bene, noi possiamo ancora fantasticare con la pancia abbastanza piena. 

  21. 30
    Fabio Bertoncelli says:

    Ragazzi, forse è meglio se continuiamo a parlare di montagna e a litigare tra di noi. Visentini, dove sei? 😂😂😂

  22. 29
    Fabio Bertoncelli says:

    È ora di tirare le somme. E allora, volendo usare una similitudine semplice semplice ma molto efficace, vi dirò che a questo mondo è come se la Natura avesse distribuito dieci fette di torta per campare. Ma noi siamo in undici, contando tutti gli esseri viventi, per cui ci si scanna; uno rimane a bocca asciutta e muore. Però prima o poi muoiono pure gli altri, dal primo all’ultimo. Fine della storia. E fine di tutto.
    La morale è questa: il male non deriva dall’uomo bensí dalla Natura, che è matrigna e non madre. La cattiveria è tutta sua, non nostra; noi siamo le vittime, non i colpevoli. Anche se eliminassimo l’uomo, il Male continuerebbe a imperversare sugli altri disgraziati.
    … … …
    Consiglio a tutti di leggere questo brano, e di meditarci sopra: «Dialogo della Natura e di un Islandese». Lo scrisse un “certo” Giacomo Leopardi, celebre per il suo pensiero funesto. Termina cosí:
    «[…] Ma poiché quel che è distrutto patisce; e quel che distrugge, non gode, e a poco andare è distrutto medesimamente; dimmi quel che nessun filosofo mi sa dire: a chi piace o a chi giova cotesta vita infelicissima dell’universo, conservata con danno e con morte di tutte le cose che lo compongono?».
    Il povero islandese, dal passato errabondo alla ricerca vana del perché della vita, alla fine viene mangiato da due leoni, che di lí passavano per caso. 
     
    A me, mi ha rovinato Leopardi… 😢😢😢  😂😂😂
     

  23. 28
    Ringo Starr says:

    Trovo Paleari estremamente positivo e realista. Chi, leggendo le sue parole, si tocca i coglioni, è un quaquaraquà totalmente privo del senso del reale. Del resto la storia è piena di “reset” naturali (diluvi, eruzioni, terremoti, epidemie, piaghe…) e artificiali ( le guerre) che mi sembra ottuso non considerare. 
    Il mio vero nome è Marcello Cominetti e ho preso una doppia identità al solo scopo di prendere per il culo chi si da nomignoli patetici. Peace and love.

  24. 27
    Ringo Starr says:

    Si, io mi auguro un Diluvio Universale. Ho insegnato ai miei figli a nuotare nelle onde. Solo chi sa usare le mani si salverà e neppure il soccorso alpino potrà fare qualcosa perché tutte le automobiline gialle e i gilè di plastica affonderanno tra i flutti. Si salvi chi può!

  25. 26
    lorenzo merlo says:

    L’idea è che ricchi dell’eperienza distruttiva si possa avviare un paradigma più a misura d’uomo.

  26. 25
    Alberto Benassi says:

    Solo la catastrofe permetterà di ripartire dalla ruota.

    dunque evviva l’apocalisse…
    la catastrofe pulirà il mondo…da chi? 
    saprà scegliere tra buoni e cattivi ?

  27. 24
    Fabio Bertoncelli says:

    POST SCRIPTUM
    Pure la mia cara Lucia – amata da una vita – considera il mondo come un posto crudele, giudica malvagio l’uomo, spera in un Diluvio Universale che ripulisca la Terra dalle nostre cattiverie. Tuttavia ciò non le impedisce di fare la volontaria alla Croce Blu, con un impegno e una passione che mi lasciano sbalordito. Perciò c’è ancora speranza, anche per il nostro buon Paleari. 😊😊😊
     
    PP.SS. Non dite nulla a Lucia, altrimenti si arrabbia. 😂😂😂

  28. 23
    Fabio Bertoncelli says:

    Insomma, qui si spera in un nuovo Diluvio Universale.
    Io però non sono affatto d’accordo: sono pessimista per natura, ma non cosí pessimista.
     
    Statemi tutti bene. E, almeno per oggi, cercate di non suicidarvi. 😂😂😂

  29. 22
    lorenzo merlo says:

    Come gli ufficiali ai soldati col bromuro, i colletti invisibili  stanno distribuendo sedativi a tutti noi.
    La società dello spettacolo, gli incentivi, la carriera, la liquesfazioe di identità, valori, tradizioni ne rappresentano alcuni loro caposaldi strategici.
    La chirurgia, le trasfusioni, i farmaci allopatici, tutti buoni nel breve, saranno micidiali nel lungo.
    Il sistema immunitario ne richiederà sempre più, anche fisicamente vertiginosamente ci allontaniamo dalle doti d’origine.
    L’indipendenza di pensiero si riduce e così la possibilità di ricomporre la collana della saggezza che la post-modernità non ricorda neppure di avere spezzato.
    I sussulti individuali di chi osserva questa realtà non sono sufficienti a creare complicità operative per fare alcunché.
    L’opulenza ci ha mangiato l’intelligenza al punto che il portafoglio è in cima alla classifica dei beni da difendere.
    Solo la catastrofe permetterà di ripartire dalla ruota.

  30. 21
    Nicola Pech says:

    Anche partendo dall’assioma che, come scrive il Daidola, il sovraffollamento globale sia la radice di tutti i mali, come pensiamo di risolverlo? Con un ente sovranazionale addetto al controllo delle nascite? Con degli incentivi in denaro a chi non figlia? Con un sterminio di massa?

  31. 20
    Alberto Benassi says:

    Quella di Paleari sembra di leggere la trama di un classico film catastrofico dove mancano solo gli alieni.
     

  32. 19
    Riva Guido says:

    E se i Comunisti riprendessero a mangiare i bambini? Da qualche parte bisogna pur cominciare.

  33. 18
    Fabio Bertoncelli says:

    Rispondo ad Alberto Paleari.
    È ciò che temo pure io. Però attendersi che accadrà quel po’ po’ che hai elencato non lo definirei proprio “ottimismo”. 🤔🤔🤔
    Io, per quanto mi riguarda, lo chiamo pessimismo estremo. 😱😱😱 Ma spero di sbagliarmi.
    Una cosa però è certa e si dimostra come un teorema: se non provvederemo noi a regolare la popolazione terrestre, prima o poi ci penserà la Natura. A suo modo.

  34. 17
    Alberto Paleari says:

    Io sono ottimista, non penso che l’umanità scomparirà a causa dei cambiamenti climatici. Ci saranno catastrofi naturali che nemmeno immaginiamo, epidemie, migrazioni di  centinaia di milioni di persone, guerre, anche atomiche, con miliardi di morti e non ci sarà bisogno di politiche di denatalità perché la popolazione mondiale diventerà meno di un decimo di quella attuale. I pochi sopravvissuti avranno tutto lo spazio che vorranno e fra dieci o quindicimila anni riusciranno a inventare di nuovo la ruota. 

  35. 16
    Fabio Bertoncelli says:

    Io invece propongo di usare “sheepsticazzi” in italiano, anziché “appecorato/i”: è piú “cool”.
    Da segnalare all’Accademia della Crusca come neologismo. Marcello, l’hai inventato tu: ci pensi tu?

  36. 15

    Eh, si. Gli slogan in inglese vengono partoriti da agenzie pubblicitarie milanesi su commissione. Non c’è anima né sostanza. Hanno bisogno di eserciti di ignoranti passivi e appecorati per esistere. I ghiacciai si sciolgono perché fa caldo. Ci sono state ere più fredde e altre più calde, embé? Siamo in una più calda, risparmiamo in vestiti, riscaldamento in casa  ecc. Cerchiamo di vederne i vantaggi. Scusate se ho chiamato il Global warming col termine “caldo”. Come si dirà in inglese appecorato? Sheepedd? Sheepered? Sheepface? Sheepsticazzi?

  37. 14
    Luciano pellegrini says:

    Grazie del commento Marcello. Da perdente, cerco di difendere la lingua italiana. Ormai l’esterofilia dilaga, tutti abbiamo studiato ad Oxford. Sembra che l’abitudine, di proporre eventi con manifesti ed articoli con parole in lingua inglese, faccia aumentare il numero di persone. Ho provato a chiedere ai presenti la traduzione… risultato… la maggioranza partecipa da ignorante, va per farsi notare. 

  38. 13

    Sostenevo che la patacca UNESCO alle Dolomiti non andava attribuita molto prima che accadesse.  Infatti un famoso geologo politicante teneva sermoni in varie valli prediligendo la Val Badia perché  veniva ospitato e riverito, in un bell’albergo a 4 stelle. A quei sermoni andavo sempre e, avendo visto l’effetto UNESCO in altre zone montuose del pianeta, mi auguravo che tutto naufragare. Con quel geologo ho anche discusso e litigato  ma si capiva che era al soldo di chi aveva interessi personali. 
    Pellegrini, sul resto non ho capito gran che.

  39. 12
    Luciano pellegrini says:

    Save the glaciers = salva i ghiacciai
    Sustainable Development Goal = obiettivo dello sviluppo sostenibile
    Per quanto riguarda Jovanotti, qualcuno dovrebbe prendere dei provvedimenti. Si è molto commentato su questa persona. La mia idea è togliere il riconoscimento UNESCO ALLE DOLOMITI.

  40. 11
    paolo says:

    Ho letto di recente che lì da anni è stata installata una stazione sperimentale di misurazione dei movimenti dei ghiacciai e che fino ad ora è stata finanziata la sua continuità.
    La presenza di docenti e ricercatori ora è in dubbio per il mancato rinnovo dei finanziamenti?
    E’ questo il vero motivo della preoccupazione ?
    O si sta sfruttando una opportunità “pericolosa” per continuare ad avere finanziamenti ?
    Magari qualcuno non crede in tutto questo. Io non capisco più.

  41. 10
    lorenzo merlo says:

    Apprezzo molto la voce che urla la questione demografica in senso di eccedenza, non di deficienza.
    Questione nota a chi si occupa di ecologia profonda.
    In un lago nasce una ninfea. Ogni giorno ne nascono il doppio delle nate il giorno prima. Se in 100 giorni le ninfee coprono l’intera superficie, quanti giorni aveva impiegato a coprire la metà.
    Meno nota a chi si occupa della politica a corto raggio e lunga poltrona.
    Suerte.

  42. 9
    Paolo Gallese says:

    Io non credo siate tutti stufi di questi articoli. Penso si sia tutti incazzati di fronte a mille parole come queste ripetute magari in contesti dove fanno venire i brividi. E si sia consapevoli che la massa se ne infischi, comportandosi vacuamente in modo sostenibile (o presunto tale) ma ben attenta a difendere i suoi consumi e il benessere personale (vero o presunto).
    C’è la sensazione generale che parole come queste non servano.
    Va bene. Ma è sempre meglio ripeterle che non riportarle affatto.
    E quanto ne siate drammaticamente coinvolti lo dimostrano proprio i commenti: accalorato, circostanziati, a volte esagerati, ma gridati con tristezza.
    È già qualcosa.

  43. 8
    giorgio daidola says:

    Sono arcistufo di questi inutili articoli e dibattiti che non vogliono o non sanno andare alla radice del problema, senza risolvere il quale la catastrofe è assicurata. La radice di tutti i mali, lo dico ancora una volta, è il sovraffollamento globale (non quello di un singolo paese). Se non lo si risolve la catastrofe è assicurata. Si tratta solo di tempo e di possibili auspicabili autoregolazioni, per fortuna già in atto nei Paesi dove si consuma di più, nei cosiddetti Paesi ricchi. Non basteranno mai, ammesso che li si applichi davvero, i comportamenti virtuosi alla Greta per evitare il degrado che è sotto gli occhi di tutti. Prima o poi la pentola del formicaio insostenibile salterà. In barba alle meraviglie della tecnologia e ai pomposi bilanci di sostenibilità, veri o fasi che siano. Chi si propone alfiere di comportamenti sostenibili non dovrebbe continuare a ignorare o a far finta di ignorare la causa prima di tutti i mali. Mi ricorda purtroppo i politici di ogni sponda che, per prendere voti e/o per ignoranza, propongono ricchi bonus a chi fa più figli. In un paese come l’Italia che ha una densità di popolazione per chilometro quadrato ben oltre i limiti della sostenibilità nelle sue diverse declinazioni. Come ben dimostrano le adunate alla Jovannotti con l’imprimatur del WWF da un lato e la ricerca isterica di wilderness dall’altro. Un trionfo dell’ignoranza in entrambi i casi. Che pena.

  44. 7
    Ulisse says:

    Visto che in tutti i simposi in merito, si fa solo un buon esercizio di fine inutile dialettica , ma no si arriva mai a dire: stop, basta, siamo andati oltre, sara’ il tempo e gli eventi purtroppo drammatici, a farci ritrovare  senno e discernimento😥ma ritengo che sia gia’ troppo tardi..

  45. 6
    Ringo Starr says:

    Appoggio il commento 3 di Govi. Mi sembra che alla fine questo tipo di articoli lascia quello che trova. Vedi anche gli scarsi commenti sui due anti-Jovanotti. 

  46. 5
    paolo says:

    Le persone della massa spendono i loro pochi denari, muovendo una massa di denaro enorme, dove i pochi con tanto denaro danno loro possibilità allettanti di essere riconosciuti (l’auto, il telefonino, le vacanze, il vestito, la mostra, il club, il corso, lo sport,…)
    Secondo me non c’è modo di cambiare il nostro sistema democratico consumista dall’interno.
    L’assenza, la non partecipazione e l’indicare obiettivi culturali globali… forse potrebbero accendere qualche luce diversa nelle masse.
    Forse bisognerà aspettare un evento catastrofico.
    Però delle persone intelligenti continuano a pensare e a inventare: qualcuno per rendere realizzabile un sistema basato sull’elettricità poco inquinante lavora sulla fusione e sui supercondensatori, non su sistemi limitati come le batterie e l’energia verde…. anche se questi inquinatori di ultima generazione fan girare tanto denaro (vedi musk).

  47. 4
    Carlo Crovella says:

    Per me occorrerebbe fare piazza pulita di tutte le manifestazione di “modernità”.
    Al rifugio Torino, negli anni ’30, Gervasutti & C salivano a piedi.
    Non c’è tutto ‘sto bisogno di far salire lassù carovane di umani: è solo una questione di business.
    Per altre mie ricerche storiche, ho scoperto che, nei primi anni ’60, aleggiava l’ipotesi di costruire una funivia che, in più tronconi, avrebbe raggiunto la vetta del Gran Paradiso partendo dalla Valnontey (Cogne). Vi immaginate che degrado ci sarebbe oggi sul Ghiacciaio della Tribolazione?
    Per fortuna il Parco del G.Paradiso, allora diretto dal “ferreo” Videsott, resistette con successo e oggi sulla Tribolazione possiamo godere di una montagna ancora (abbastanza) al naturale.
    Questo è il modello cui bisognerebbe tornare in ogni angolo delle Alpi.

  48. 3
    Giacomo Govi says:

    L’articolo quotidiano ‘contro il sistema’, dal contenuto tutto ‘facilmente’ giusto, ma rigorosamente senza proposte concrete. Le aziende green sono una patacca, serve un paradigma non basato sulla ricerca della crescita.  Va bene.  Ma la nobile protesta ad un certo punto deve rimboccarsi le maniche e generare delle proposte politiche che vadano oltre i sermoni. Sara’ mai possibile leggerle? 
    P.S. speriamo che Lorenzo Merlo con il ‘grande leader’ non abbia in mente Salvini

  49. 2
    lorenzo merlo says:

    Belle domande Paolo.
    A mio parere.
    Più che il denaro, l’avidità.
    La stessa che conduce dipendenze.
    E la paura.
    Quel tipo di paura che solo lunghe ricerche raffinate su se stessi sono in grado di scovare e smascherare.
    Se si guardano i vizi capitali si trova molto del necesario per comprendre il mondo.
    Promuovere le consapevolezze per riconoscerne la portata è una via possibile ma in termini di messaggio nella bottiglia.
    E comunque non si tratta di divenire santi ma di ridurre la vulnerabilità e alzare l’equilibrio.
    Poi opulenza, culto della personalità, edonismo, individualismo, accumulo.
    In pratica tutti i servizi di mamma modernità.
    Un’onda lunga che le frenetiche ochette correttive non possono smorzare.
    Deve infrangersi sulla scogliera.
    Poi saremo nelle condizioni di ripartire.
    La sola alternativa è un grande leader.
    Un leader muove i popoli a una velocità altrimenti impossibile.
    Ma insieme a lui ci sono le mode, gli estremisti e i dogmi.
    Si tornerebbe da capo nel rispetto del ciclo dell’avanguardia.
    Non ci resta che noi stessi.
    Lì possiamo molto.
    Tutto.

  50. 1
    Paolo Gallese says:

    A volte mi domando sinceramente quali saranno i paradigmi di cambiamento culturale necessari ad intraprendere rotte diverse di sviluppo e di vita. Me lo chiedo con preoccupazione dal momento che il fattore fisso del gioco, per ora, resta il denaro. E il denaro lo hanno in pochi.
    Una qualche sorta di possibile inversione di tendenza può venire da un cambiamento di pensiero collettivo profondo. Ma, dal momento che all’orizzonte un cambiamento del genere appare lontano, quali sono gli elementi necessari ad innescarlo?
    Ovviamente nel lungo periodo, perché fenomeni sociali profondi hanno bisogno di decenni di lenta e travagliata maturazione.
    Mi domando quali siano questi fattori, per dare un senso al mio lavoro di divulgatore, mio e del gruppo in cui lavoro. Su cosa tentare di agire, su quali leve puntare per contribuire a smuovere, in piccolo, anche soltanto uno di questi fattori?
    Naturalmente con l’obiettivo di essere un piccolo tassello di un meccanismo positivo variegato e portato avanti da gente con più mezzi di noi.
    Il “sistema” ci ha traditi tutti? (Da storico mi viene da dire con ironia, ben chiaro: è sempre stato così fin dalla nascita di Uruk in Mesopotamia).
    Bene, cosa servirebbe per provare a cambiarlo? Non è una domanda retorica, dal momento che noi ci troviamo a vivere una svolta epocale pari a quella del Neolitico.
    Che strada dobbiamo battere?

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