Lo “scempio” del “parco giochi” boulder

La scorsa primavera su facebook sono circolate immagini tristemente esplicative di come si possa massacrare un bosco in nome di un’attività per nulla impattante come quella del bouldering.

Il Boulder Park è il primo intervento di Valdaonexperience (www.valdaonexperience.it), un piano pluriennale di sviluppo del turismo outdoor in Valle di Daone, per farne un riferimento per quanti amano lo sport nella natura – climbers, trekkers e bikers.
Nell’ambito di questo “progetto di sviluppo” della valle, nella primavera 2016 si è dato il via alla devastazione del bosco, con taglio alberi, spianamenti enormi, pulizia integrale dei sassi con idropulitrice, indicazione degli stessi con numeri e top con puntellamento di targhette metalliche. Ovvio il piazzamento di cartelloni e striscioni sponsor fissi, più il posizionamento di panche e tavoli nell’area.
Hanno praticamente reso irriconoscibile la zona per farla assomigliare a una palestra a cielo aperto.

GraMitico 2014, il boulder meeting in Valle di Daone
Tutto è nato con l’edizione del primo GraMitico, il raduno boulder che si è tenuto in Valle di Daone (TN) il 13 e 14 settembre 2014. Presenti i due grandi campioni Jacky Godoffe e Christian Core, l’evento radunò quasi 200 partecipanti.

L’edizione 2014 di GraMitico
ScempioParcoGiochiBoulder-Gramitico+ValDaone-2014-FotoAngeloDavorio-Daoneclimbing.com

Planetmountain riferì a suo tempo che “il meeting è stato l’occasione per fare conoscere ai tanti appassionati di questa giovane disciplina il nuovo Boulder Park voluto dalla Amministrazione Comunale di Daone in località Plana e realizzato grazie anche al sostegno finanziario della Comunità di Valle delle Giudicarie e del Consorzio Turistico Valle del Chiese.
In quest’angolo di foresta ai piedi della cascata di Lert, infatti, sono stati puliti una trentina di massi, è stato livellato il terreno alla base dei blocchi con trucioli di larice, si sono rimossi ostacoli pericolosi, tracciati sentieri di collegamento tra le diverse aree. Si è lavorato, insomma, per creare un’area attrezzata adatta ai tanti sportivi che solitamente praticano questa disciplina nelle sale boulder urbane e vogliono provare l’emozione di scalare su blocchi in granito; per accogliere le famiglie, anche con bambini; per avvicinare a questa pratica sportiva quanti ne sono affascinati incrementando le presenze turistiche con l’attenzione, però, a ridurne l’impatto sulla natura.

I blocchi di granito, il bosco, i ruscelli che scorrono ai piedi dei massi creano un ambiente di favola, un vero e proprio paradiso, ideale per una vacanza all’insegna dello sport nella natura. Il Boulder Park sarà completato nella prossima primavera con percorsi segnalati che porteranno grandi e piccoli a scoprire passo per passo tecniche, movimenti ed equilibri del muoversi sulla roccia. E, accanto a questi, saranno realizzati anche alcuni servizi come aree sosta, toilette, segnaletica in loco e in avvicinamento, perché l’area si caratterizzi quale punto di incontro e condivisione”.

 

 

GraMitico Valdaone 2015
Dal 11 al 12 luglio 2015 la Valle di Daone ha ospitato la seconda edizione di GraMitico, con la partecipazione di più di 400 climbers e la presenza di campioni come Marzio Nardi, Roberto Parisse e Roberta Longo.

L’evento è stato voluto dalla Pro Loco di Daone e dal Comitato Speed Rock in partnership con il Comune di Valdaone, promotore del progetto Valdaonexperience che si propone di “valorizzare” la valle e tutte le numerose attività che offre: “Vorremmo fare scoprire la bellezza del boulder nella natura a chi lo pratica nelle sale delle grandi città facendo scoprire il tocco del granito, l’aria fresca del bosco, la musica delle cascate”. Da qui la nascita del Boulder Park La Plana, in cui sono stati segnalati tre circuiti di blocchi con diverse difficoltà tra cui il Sentiero della Lince per i più piccoli. Negli intenti del progetto si vuole gradualmente creare un’area attrezzata con il doppio obiettivo di facilitare e incrementare la pratica ma allo stesso tempo ridurne l’impatto sulla natura, perciò sono state sistemate le aree di caduta per facilitare la posa dei crashpad ed eliminati gli ostacoli pericolosi in modo da rendere l’area accessibile a boulderisti di tutte le capacità ed età.

Il problema è che, a nostro avviso, quanto i boulderisti che praticano sono davvero rispettosi dell’ambiente, tanto lo spianamento e l’adattamento alle esigenze di sicurezza sono l’esatto contrario.

 

 

L’edizione 2015 di GramiticoScempioParcoGiochiBoulder-Gramitico+ValDaone2015-ArchScempioParcoGiochiBoulder-Gramitico2015

Primavera 2016: confrontare con la foto sopra per il taglio degli alberi
ScempioParcoGiochiBoulder-Gramitico+ValDaone2016FotoMicheleGuarneri

GraMitico Valdaone 2016
La logica del progetto è ben riassunta in questa pagina:
http://www.valdaonexperience.it/boulder/arrampicata-x/boulder-park-la-plana/gramitico-2016/ in occasione del terzo Gramitico che si è tenuto il 2 e 3 luglio 2016. Ecco alcune affermazioni:

“Hai conosciuto il bouldering nelle sale indoor della tua città? Gramitico è l’occasione di scoprire la magia dell’arrampicata sui massi di granito tra abeti e cascate del nuovo Boulder Park della Foresta di Plana”.

ScempioParcoGiochiBoulder-Gramitico+ValDaone-guida

Il Boulder Park è un vero parco giochi per gli appassionati dell’arrampicata boulder: decine di massi di stupendo granito sono stati puliti, il terreno livellato e liberato da ostacoli, tracciati sentieri nella foresta, segnati percorsi anche per principianti e bambini, arredate aree di sosta”.

E’ stata fatta accurata catalogazione dei massi, tutti di modeste dimensioni, non più alti di 3-4 metri. Attualmente vi sono 14 zone con circa 600 blocchi puliti e ben accessibili: Occhio d’Aquila, Plaz, La Plana, L’occhio del ciclope, Cascata, Curva Lago, Diciotto Dodici, Fiume, Subacqueo, Doss dei Aser, SS, Mr. Nice, Nudole.

Anche la terza edizione dell’evento è stata un successo. Alle 14 del 2 luglio il sole ha fatto finalmente capolino e si è fatto sentire scaldando in poche ore i blocchi del Boulder Park La Plana. Nel primo pomeriggio tutti i boulderisti si sono radunati al boulder park e, crash pad in spalla e magnesite alla mano, hanno iniziato a esplorare l’area e a mettersi alla prova sui sassi di granito che contraddistinguono il territorio.

La giornata è poi proseguita al campo base in località Limes dove gli iscritti a GraMitico hanno decretato i vincitori del contest The Magic Line 2016. Ad aggiudicarsi la vittoria è stato il duo Jenny Lavarda – Riccardo Vencato.

Il boulder meeting GraMitico si è confermato ulteriormente come occasione per avvicinare tutti all’arrampicata su blocchi in un contesto outdoor, spaziando tra top, beginner, no big, family e kids.

 

ScempioParcoGiochiBoulder-Gramitico+ValDaone-DAONEBoulder

 

Come viene ben spiegato in http://www.valdaonexperience.it/boulder/arrampicata-x/boulder-park-la-plana/, il Boulder Park la Plana, situato a 12 km da Daone, progressivamente si sta adeguando con lavori di adattamento alle famiglie e ai bambini, oltre che ai boulderisti, con l’obiettivo dichiarato di “incrementare le presenze turistiche con l’attenzione a ridurne l’impatto sulla natura”.

Dunque nuova segnaletica, un’idonea sentieristica, sistemazione della base blocchi così da rendere più facile e sicuro l’utilizzo delle attrezzature e tecniche di assicurazione anche per chi  è uscito poche volte dalle sale indoor o per chi è poco esperto; poi aree sosta, toilette, itinerari di collegamento tra i blocchi, tracciati con diverse difficoltà.

Le reazioni
Su facebook, chi maggiormente si dà da fare per difendere l’operato di ruspe e motoseghe è Angelo Davorio: “Già 10 anni fa la foresta era stata usata per il taglio legname, ma pochi se ne erano accorti… il Trentino vive di vendita legname che si voglia o no, resta cmq una fonte rinnovabile… Bisogna farsi un bel giro nel bosco, se il bosco è lasciato a se stesso fa schifo. Questa foto mi ricorda la prima foto della falesia di Lert alta dopo il taglio legna: i commenti erano “avete fatto un raduno di fuoristrada?“. Bene, dopo 6 anni che nessuno va a scalare là, basta andare a vedere come si è ripreso il bosco…”.

ScempioParcoGiochiBoulder-IMG_3796

Molti, tra i quali anche Stefano Tononi, sostengono che “C’è comunque modo e modo di attingere risorse dal bosco”. E Davorio ribatte: “Certo, ma dubito che la forestale che gestisce i boschi da sempre e conosce il territorio faccia le cose a cazzo… Io mi preoccuperei di più dei lavori da Pieve di Bono a Lardaro località Forti (svincolo Daone) per creare una bretella stradale, lì si che hanno disboscato e verrà sversato cemento a go go, ma in questo caso nessuna lamentela…”.

Ste Mont: “Sì, vabbè, alberi pluricentenari segati anche se ben distanziati, i medi doppi van bene lì dove stanno, un micro clima distrutto; al posto del fresco e ombra nel “bouder park” ci sarà la valle della morte… Sotto l’elefante è successo l’anno scorso e quest’anno… oleeeeeee!”.

Ribatte Davorio: “Dubito sui pluricentenari, nelle due guerre e durante i lavori era tutto pelato soprattutto la zona di Manon…”.

Il dialogo tra i due va poi nella direzione di andare a contare i cerchi dei tronchi, per capire se si tratta di alberi centenari.

Sistemazione a trucioli alla base dei massi
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Valdo Chilese conferma che altri alberi pluricentenari sono stati abbattuti in quantità, mentre Tommaso Brentari commenta la grandezza dei tronchi abbattuti e parcheggiati ancora in loco.

Stefano Punto a Capo: “Ho visto pure io la situazione, ma cosa vuoi farci è un anno che ne sono a conoscenza. Più di una volta ho espresso il mio parere e detto della condizione di sporcizia della zona causata dai loro cartelli, ecc., ecc.; ma solo belle parole e niente altro, vedrai che quando arriverà il momento in cui salterà fuori il cash per il raduno si attiveranno tutti per far piazza pulita prima dei soldi poi, forse, della merda lasciata lì da un anno a questa parte”.

Giulia Bertoloni: “E’ davvero molto triste, soprattutto nel tanto “ben dipinto” Trentino. Come dice Stefano Tononi ci sono modi e modi di utilizzare la risorsa bosco. Le risorse vanno utilizzate nel modo corretto e rispettoso dei microambienti e macro ambienti. Di sicuro questo scempio è stato fatto senza tenere conto di queste peculiarità dell’ambiente boschivo. Ehi, ma siamo in Italia, dove gli inceneritori vengono definiti ecologici! Povera Plana”.

ScempioParcoGiochiBoulder-IMG_3866

Manuele Gecchele: “Da conoscitore del mondo forestale e agricolo posso confermare che ormai gli alberi sono quasi oro e prima di effettuare dei tagli sono effettuate parecchie valutazioni… Soprattutto per zone particolari come la Val Daone… Supporto pure io il “non radere al suolo il bosco”, ma una corretta gestione della zona porta solo benefici… Ovviamente il tutto va sempre e comunque fatto nel rispetto della natura e dei suoi abitanti (che non siamo noi). A volte basterebbe piantarne tre di piccoli al posto di uno anziano… Come fanno in Svezia…”.

Ribatte Stefano Punto a Capo: “Quindi il fatto che io oggi passando ho trovato una plana disastrata, dove ci sono resti di rami, striscioni, sentieri impraticabili, e uno spiazzo che a voler vedere è pari al parcheggio delle auto disboscato… è stato frutto di parecchie valutazioni??? Io credo che le valutazioni siano state fatte più sul denaro che sulla salvaguardia del territorio. Il fatto che questa non sia casa nostra, non sia territorio nostro è un grosso errore perché io sono italiano e ho tutto il diritto di dimostrare il mio disappunto. Spero solo che quest’anno tutti i vari gruppi assidui frequentatori della valle si uniscano per cercare di trovare una soluzione accettabile e basta con questa è casa nostra e decidiamo noi”.

Per Valdo Chilese “la verità è che più lavori fanno più soldi prendono e del risultato non gliene sbatte un fico secco, anzi! L’importante è fatturare. Si tratti di alberi, roccia o acqua. La Plana oggi è lo specchio di questo modo di agire. Quando poi il sindaco dice che la valle è loro e che ne fanno quel che vogliono… beh, si commenta da sé il livello di culturale dell’amministrazione comunale”.

Tommaso Brentari: “Comunque sì, hanno esagerato… irriconoscibile…”.

Giordano Mazzini definisce i lavori per il terzo Gramiticouno scempio perpetrato in Val Daone, la trasformazione di un bosco in un parco giochi per arrampicatori.

ScempioParcoGiochiBoulder-WhatsApp-Image-20160629 (10)

Giordano Mazzini: “Chi pulisce blocchi è molto rispettoso, c’è una forte etica.
Semplicemente, con fondi pubblici, certi personaggi hanno convinto l’amministrazione che bisogna avvicinare l’arrampicata in ambiente a quella in palestra, per attrarre gente.
Hanno completamente pulito con idropulitrice i blocchi, piazzato piastrine con i numeri sui blocchi, installato segnaletica, panche, tavoli, riempito di cartelloni degli sponsor e, cosa peggiore, disboscato ampiamente e senza logica per l’arrampicata (le foto mostrano una striscia 10×30 m di disboscamento). Non è più un bosco in una zona wilderness, ora è solo un parco giochi. Tutto ciò allontanerà gli arrampicatori, oltre a farli incazzare
”.

Pi Oelle fa una battuta: “Andiamo a farci i rave… ora che c’è spazio!”.

Alessandro Solero: “Non sono dell’ambiente boulderismo (quindi non so il vostro pensiero) però non mi sembra una cosa così grave…

Giordano Mazzini: “Lo è… Il bouldering è tra le attività meno impattanti in assoluto e chi dedica il proprio tempo per sé e per gli altri a pulire blocchi e aree mai farebbe una cosa del genere.
Qui stanno rovinando un luogo che è frequentato solamente da arrampicatori. Stanno spillando dei soldi per lo “sviluppo” di una zona che alla fine si ritroverà senza affluenza proprio per i lavori che stanno compiendo
”.

Alberto Ziggiotto: “Sono stato anch’io ieri, c’è stato molto sarcasmo e disprezzo da parte di tutti per i lavori svolti. A parole si scherzava ma in realtà ci faceva veramente schifo. Spero che dopo tre anni di questa politica siano arrivati un po’ di soldi di turisti boulderisti in più in valle. Se no, magari, sarebbe meglio cambiare politica”.

Più lapidari sono Serena Solai (“Sono sconcertata… uno schifo”), Alessio Conz (“Quando nel West iniziano a costruire ferrovie i pionieri si spostano”) e Andrea Gennari Daneri (“Una graMitica puttanata”).

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Lo “scempio” del “parco giochi” boulder ultima modifica: 2016-07-12T05:58:25+02:00 da GognaBlog

42 pensieri su “Lo “scempio” del “parco giochi” boulder”

  1. 42
    Tiziano says:

    Come al solito tutti bravi a fare i conti nei luoghi altrui!!!
    Ritengo che le uniche decisioni vadano sempre lasciate a chi i luoghi li vive tutto l’anno e non a chi i luoghi li usa come parco giochi,
    e non mi riferisco certo ai boulderisti!
    Ma a chi pretende di dettare legge negli altrui luoghi.

    Troppo facile vivere in città e criticare le decisioni di chi vive in montagna, collina o mare che sia!!!

  2. 41
    Antonio Arioti says:

    Mah.. Ho la sensazione che su concetti come “luogo” e “non luogo” ci si perda facilmente. Bellissimi concetti, tanto di cappello, ma a livello pratico..
    Le falesie sono dei non luoghi? Forse nel 2016 ma a metà degli anni ottanta, quando si praticava il “free-climbing” (…), erano dei potenti centri di aggregazione (per i frequentatori ovviamente).
    Che dire, difficile dare ragione a Tizio o a Caio. Mi piacciono le ultime parole di Alberto anche se mi rendo conto che quando si hanno delle responsabilità difficilmente si fanno contenti tutti. In ultima analisi ci sarà sempre qualcuno che dovrà decidere di fare o di non fare. Se farà sbaglierà e se non farà sbaglierà comunque.
    Nel caso specifico sarebbe stato meglio non fare? Mi astengo, non conosco il luogo/non luogo.

  3. 40
    Alberto Benassi says:

    Luca io non li definirei “ghetto” . Anche un ghetto credo abbia un anima, anche se certamente non è un bel posto.
    Invece certi luoghi trasformati dalla mano dell’uomo, con la presunzione di migliorarli, o come oggi usa dire: VALORIZZARLI; diventano dei “non luoghi” perchè gli viene tolta l’ anima, gli viene tolta l’originalità. Luoghi freddi, tutti uguali, preconfezionati. Privati di quella sensazione primordiale che invece dovrebbero trasmettere.
    Sono d’accordo con Alessandro. Lui è bravo e con poche parole è riuscito a spiegare ottimamente quello che anchio penso.
    Stessa cosa per certi sentieri, dove per perdersi bisognerebbe essere ciechi.
    Soluzioni?
    Non è facile trovarne. L’uomo dove arriva , modifica e spesso e volentieri fa danni.
    Forse bisognerebbe sempre mettersi in secondo piano e cercare l’ armonia, la simbiosi con il luogo e non lo scontro. Cercare di respirarne le sensazioni che emana e non sottometterlo.

  4. 39
    Luca Visentini says:

    La falesia di Erto, per esempio, è stata secondo me per un bel po’ di tempo un luogo, di avventure, di passione, di trasformazione. Adesso, con le sue targhette normalizzatrici e i gesti ripetuti all’infinito, mi sembra più un ghetto, se non proprio un non luogo.

  5. 38
    Michele Comi says:

    Ciao Sandro, non conosco e non commento il caso specifico. Riguardo alla tua affermazione perentoria: “La mia opinione è che le falesie di arrampicata sportiva (tutte) siano un “non luogo”, credo valga la pena tentar di comprendere e distinguere se gli interventi vengono proposti come un’aggressiva ed effimera strategia di marketing che propone il consumo di territorio tramite occasioni ed offerte come un prodotto di consumo qualunque, oppure si tramutano in strumento di conoscenza di una realtà complessa (storica, culturale, paesaggistica, antropica) in cui sono inserite. Un saluto Michele

  6. 37
    Alessandro Gogna says:

    La mia opinione è che le falesie di arrampicata sportiva (tutte) siano un “non luogo”, come pure le vie ferrate, le piste ciclabili e ogni genere di opera per il pubblico. Non ci sono due pesi e due misure, come vedi. I sentieri in genere “rischiano” di esserlo (occorre vedere come sono segnalati, trattati, gestiti). Certamente sono “luoghi” i sentieri attrezzati (di guerra, di caccia, ecc.).
    Ai tempi dei Romani non potevano esserci dei non-luoghi (per definizione, vedi Augé: il loro concetto di ludico era più sul versante gladiatori…). Può un non luogo tornare a essere luogo? Probabilmente sì, ma non ne sarei così certo. Pensiamoci.

  7. 36
    GIANDO says:

    Scusate, in alcuni punti mi sono un po’ incasinato fra luogo e non luogo però credo di aver reso l’idea.

  8. 35
    GIANDO says:

    A prescindere dall’essere o meno d’accordo sul concetto di luogo-non luogo, che comunque mi piace, quantomeno da’ un’idea, siamo sempre nell’ambito di valutazioni molto soggettive. La storia non è un qualcosa di statico bensì di dinamico, in continuo movimento. Il supermercato di oggi potrebbe essere un monumento storico fra 500 anni.
    Le falesie di Lumignano e Massone, tanto per dire, sono luoghi o non luoghi? Chi decide se la ferrata delle Mesules è un luogo e la Fantastici 4 un non luogo? Lo stabiliamo oggi coi criteri attuali. Anche i Romani avranno avuto dei non luoghi che però oggi sono considerati luoghi in quanto storici.
    Sicuramente Augé mostra originalità di pensiero però ho la sensazione che alla fine tutto si torni sempre al solito e desueto concetto di “società moderna devastatrice di tutto”, come se le civiltà passate siano state degli stinchi di santo.
    Cercando di essere pratico e di andare al nocciolo della questione, io ritengo che tagliare un albero sano per consentire l’accesso a un masso da bouldering non sia una cosa buona mentre tagliare un albero marcio per lo stesso motivo non sia poi così deprecabile. Tornando a bomba, sono stati fatti dei lavori un tanto al chilo pur di creare un parco giochi oppure il parco giochi è stato creato su un’area che già di per sè avrebbe necessitato di un’opera di restauro (termine non corretto ma che rende l’idea)? Fermo restando che c’è chi non vorrebbe restaurare nulla e lasciare che la natura faccia il suo corso non solo nei non luoghi ma anche nei luoghi.
    Però, ribadisco, non mi pare che fino ad ora si sia dialogato in questi termini.

  9. 34
    Lusa says:

    Per approfondire il concetto leggasi
    http://paesaggimutanti.it/node/198
    (vi è anche chi smonta il concetto del non luogo)

  10. 33
    Alessandro Gogna says:

    Da wikipedia (voce “non luogo”)
    Marc Augé definisce i nonluoghi in contrapposizione ai luoghi antropologici, quindi tutti quegli spazi che hanno la prerogativa di non essere identitari, relazionali e storici. Fanno parte dei nonluoghi sia le strutture necessarie per la circolazione accelerata delle persone e dei beni (autostrade, svincoli e aeroporti), sia i mezzi di trasporto, i grandi centri commerciali, gli outlet, i campi profughi, le sale d’aspetto, gli ascensori eccetera. Spazi in cui milioni di individualità si incrociano senza entrare in relazione, sospinti o dal desiderio frenetico di consumare o di accelerare le operazioni quotidiane o come porta di accesso a un cambiamento (reale o simbolico). I nonluoghi sono prodotti della società della surmodernità, incapace di integrare in sé i luoghi storici confinandoli e banalizzandoli in posizioni limitate e circoscritte alla stregua di “curiosità” o di “oggetti interessanti”. Simili eppure diversi: le differenze culturali massificate, in ogni centro commerciale possiamo trovare cibo cinese, italiano, messicano e magrebino. Ognuno con un proprio stile e caratteristiche proprie nello spazio assegnato. Senza però contaminazioni e modificazioni prodotte dal nonluogo. Il mondo con tutte le sue diversità è tutto racchiuso lì.
    Per leggere tutto clicca https://it.wikipedia.org/wiki/Nonluogo

  11. 32
    Lusa says:

    [trasformare un luogo con una sua personalità in un “non luogo”]

    Il luogo non ha una sua personalità (la personalità può essere riferita esclusivamente agli individui), quindi non si può parlare di personalità riferita ad un luogo. Semmai si può parlare di caratteristiche.
    Ed ogni luogo ha delle caratteristiche uniche. Se in un determinato luogo i massi hanno il muschio ed attorno a questi massi crescono alberi, ecc, ecc., il luogo ha queste determinate caratteristiche. Ripulendo i massi dal muschio e tagliando gli alberi che crescono attorno ai massi, vengono alterate le caratteristiche, ma rimane sempre un luogo (con caratteristiche diverse) causate dall’intervento umano.
    Ma siamo sempre noi individui a dare valore al luogo e a dare uno scopo al luogo. Scopo ludico? Tutte le vie ferrate sono a scopo ludico. Tutte le vie alpinistiche con infissi i chiodi sono a scopo ludico. Rifugi, bivacchi costruiti a scopo ludico. Quanti “non luoghi sono stati creati” a proprio uso e consumo.
    Quindi ogni luogo rimane un luogo anche senza le caratteristiche “originarie”. I “non luoghi” albergano nella metafisica.

  12. 31
    GIANDO says:

    Mi piace il commento di Alessandro. Il “luogo con una sua personalità” trasformato in un “non luogo” a scopo ludico” è sicuramente geniale.
    E’ vero, sovente si ha la tendenza a trasformare l’ambiente naturale adattandolo, per così dire, alla vita civile. Credo che possano esservi diverse ragioni, anche economiche certo, ma non solo. Per esempio lo stesso aumento della popolazione comporta una trasformazione di luoghi perchè la gente non chiede solamente cibo e abitazioni ma anche divertimento. Le persone, in poche parole, richiedono spazi ed è pressochè inevitabile, non dico giusto ma inevitabile, che vi sia una richiesta di beni e servizi che siano simili a quelli rinvenibili in un contesto cittadino. Spesso le persone hanno poca fantasia e, a mio avviso, i ragazzi di oggi ne hanno meno di quelli di ieri, forse perchè hanno troppo e quindi hanno meno possibilità di esercitarsi.
    A me però piace riflettere a 360 gradi, non necessariamente per trovare delle soluzioni (a volte impossibili) ma semplicemente per cercare di capire. E allora mi domando chi possa stabilire a priori, e con quali parametri, se un luogo abbia o meno una sua personalità e se, una volta modificato, la perda o piuttosto l’acquisisca.
    Sto’ facendo un ragionamento di carattere generale, non riguardante necessariamente il luogo in oggetto. Il Trentino lo conosco discretamente, un po’ meno l’Alto Adige e, quindi, mi sento di dire che, aldilà di strutture brutte ed evitabili, vi sia, in linea di massima, una certa attenzione per il territorio. Quand’ero piccolo ricordo luoghi che secondo me non avevano nessuna personalità, erano sporchi, lasciati andare, ma ciò non significa che i ragazzi di allora, all’epoca più grandi di me, non potessero trovare occasione per divertirsi. La zona del Colodri, per es., non era certamente curata come lo è stato in seguito dopo il boom dell’arrampicata sportiva.
    Oggi molti di questi luoghi hanno a mio avviso più personalità di prima, pur con la costruzione di qualche manufatto.
    Ciò che voglio dire è che l’attribuzione di personalità ad un luogo è puramente soggettiva, perché gliela conferiamo noi. Una pianta o un sasso non sono in grado di attribuirsi una personalità, proprio perché, lo dice il termine stesso, non sono persone. Ne consegue che, prima di iniziare delle opere di modifica bisognerebbe, a mio avviso, porsi questa semplice domanda: quel luogo su cui vogliamo mettere le mani ha o meno una sua personalità? Ma non è finita, sarebbe troppo semplice così. Quali sono i parametri di riferimento? E qui casca l’asino perché per alcuni la natura non dovrebbe mai essere toccata, a prescindere, mentre per altri potrebbe essere violata a determinate condizioni.
    La valle del Sarca pullula di vie d’arrampicata. Chi le ha chiodate? Tutti a prendersela con non si sa bene chi ma quando viene toccato qualche personaggio noto che magari ha aperto centinaia di vie ecco la levata di scudi da parte della comunità degli arrampicatori. A me, sinceramente, di vedere quella marea di spit sulle pareti della Valle del Sarca non piace, ritengo che diversi luoghi con una propria personalità siano stati traformati in non luoghi a scopo ludico. E chi ha fatto tutto ciò, non certo l’amministrazione pubblica.
    In buona sostanza non vorrei che si usassero due pesi e due misure.
    Pertanto, tornando ai nostri beneamati parametri, chi e come vengono determinati? Se parliamo di personalità, e quindi di una qualità che solo noi esseri umani possiamo stabilire, e per di più soggettivamente, non possiamo che basarci sul criterio della frequentazione. Se un luogo, curato o meno, viene frequentato significa che ha una sua personalità, quantomeno che ha una personalità spendibile in termini di confronto con l’essere umano. Il parco giochi di Daone, prima dei lavori, aveva una sua personalità? Era frequentato oppure era lasciato andare? Queste sono le domande che dobbiamo porci perché in caso contrario non dovremmo piantare neanche un chiodo e non dovremmo nemmeno pulire con lo spazzolino da denti le tacche sporche di terra per migliorarne la possibilità di presa. Cioè, in pratica non dovremmo fare nulla, perché qualsiasi azione, anche la più piccola, violerebbe la sacralitù del luogo.
    Onestamente, forse non ho letto bene l’articolo e i commenti e se così fosse mi scuso, non mi è parso di rinvenire alcunché riguardo alla frequentazione di quella zona ante lavori.
    in conclusione non ho ancora capito, dal punto di vista pratico e tralasciando, quindi, le questioni ideologiche che ciascuno di noi aggiusta a seconda delle circostanze, se il luogo in oggetto avesse più personalità prima oppure oggi, secondo i parametri sopra citati. Perchè in caso contrario parliamo di niente.
    Se poi uno mi dice che possono esserci altri modi, probabilmente migliori, per conferire o lasciare ad un luogo una sua personalità sfonda una porta aperta. Come ho scritto, forse un giovane potrebbe trovare più divertente pulire i massi da solo, sempreché lo faccia.
    Insomma, la questione è un po’ più complessa e va affrontata con cognizione di causa, mettendo da parte le questioni ideologiche che inevitabilmente costituiscono un punto di partenza.
    Alessandro, vorrei essere chiaro, non sto’ mettendo in discussione né l’articolo né le tue considerazioni, che come hai potuto vedere apprezzo e a livello generale condivido, semplicemente, con riguardo al caso specifico ci ho capito poco mentre altri (a parte Stefano Michelazzi) sembrano aver capito tutto senza però arrivare, stringi stringi, a fornire un contribuito veramente significativo per una migliore comprensione di quanto accaduto.

  13. 30
    Alberto Benassi says:

    Per chi ama stare nella natura, dovrebbe essere un regola primaria quello di rispettare la “personalità di un luogo” .
    Altrimenti tutto si riduce al solo uso. I luoghi vanno “vissuti” non consumati.

  14. 29
    Alberto Benassi says:

    Alessandro ai ragione.
    Trasformare un luogo in un “NON LUOGO” cioè in uno spazio senza la sua personalità , che la natura gli aveva dato , non è una cosa da poco.
    E’ fare un danno veramente grande.
    Un danno al luogo ma anche alle persone che lo andranno a frequentare.
    Questa cosa un pò mi ricorda una pubblicità che invitava a vivere 24 ore su 24 nel luogo “felice” del supermercato…appunto un luogo senza (a mio avviso) personalità.
    Eppure il protagonista della pubblicità era felice…
    Sarà..??

    Minestra preconfezionata, ai vari gusti (quali gusti poi??) che compri al supermercato. Questo oggi ti vogliono offrire.

  15. 28
    Alessandro Gogna says:

    Caro Giando, come sempre ho seguito lo svolgersi dei commenti, anche di questo post. Lo “scempio” in questo caso è riferito non al danno ambientale in se stesso (probabilmente molto relativo, forse nullo) ma all’insieme dei lavori per trasformare un luogo con una sua personalità in un “non luogo” a scopo ludico. Taglio delle piante, sistemazione artificiale delle basi dei massi, idropulitura, ecc. hanno snaturato una realtà silvestre riducendola a “bene” da supermercato. Tutto qua. E’ poco?

  16. 27
    GIANDO says:

    Io non sono un amante dei parchi giochi. Cioè non sono un amante di quelli fatti in mezzo alla natura. Nonostante ciò, e non avendolo visto, ho provato a cercare un po’ di foto in giro ma non mi pare sia stato fatto chissà quale scempio. Poi si può sempre far meglio, tutto si può far meglio.
    Ciò su cui m’interrogo semmai è un altro aspetto. M’interrogo cioè sull’utilità di questi lavori per i fruitori. Non voglio dire che in ballo ci siano sempre le solite storie, credo anzi che di fondo ci sia del buono (forse sarò un romantico). Il problema è che questo buono potrebbe soffocare la fantasia. Forse un giovane potrebbe trovare più divertente muoversi in un terreno d’avventura piuttosto che in un parco giochi. Poi è chiaro che se se lo trova a disposizione non ci sputa sopra e si diverte.
    Qunad’ero piccolo preferivo giocare coi mattoncini di lego sfusi piuttosto che con quelli preventivamnete predisposti per costruire una casa. Forse un giovane preferirebbe trovare dei massi al grezzo ed eventualmente provare a pulirseli lui ma potrei anche sbagliarmi.

  17. 26
    Sebastiano Motta says:

    Sbaglierò, ma accostare motoseghe, idropulitrici e ruspe a seghetti e spazzole? Siamo sicuri che il paragone regga?

    Targhette/frecce/scritte: è vero che ci sono tante aree dove sono usate, come è vero che ce ne sono altrettante dove NON lo sono. In passato in certi posti si usava fare scritte enormi. Quale scelta è più rispettosa? Davvero con la qualità delle guide che abbiamo oggi (foto dei massi con il tracciato dei problemi, video, ecc.) è indispensabile mettere targhette o altro?

    Quello che preoccupa non sono tanto i climber “selvaggi”, che sicuramente sapranno dove rifugiarsi se non gradiscono i “boulder park”, quanto piuttosto la nuova generazione di arrampicatori nati sulla plastica (cosa che di per sé non è certo una colpa): li vogliamo educare a credere che la pratica all’aperto debba adeguarsi a quella sul sintetico?

  18. 25
    Alberto Benassi says:

    “Targhette: in moltissime aree del mondo è in uso segnare circuiti con frecce verniciate. Se vogliamo andare a cercare pulci, è forse meno impattante una freccia verniciata che devo continuare a ripassare o una targhetta di 4 cm di diametro rivettata?”

    ma quali pulci. il fatto che lo facciano in altre parti del mondo non è una giustificazione.

    è forse meno impattante…??

    scrivere, verniciare sulla roccia non si fa e basta, è una bruttura.

    Si trovano altre soluzioni.

  19. 24

    Fabrizio Roveda, i miei commenti non erano in termini assoluti e l’ho asserito più volte (basta rileggere) ma credo sia sacrosanto non confondere dissesti veri e propri con operazioni atte ad altro scopo, ovvero tutto l’ìopposto. Il pdf presente nella pagina che ho linkato illustra abbastanza generalmente ma piuttosto chiaramente diversi tipi di intervento di questo genere.
    In materia forestale (se ne parli significa che la conosci meglio di me che ho imparato da semplice appassionato il quale negli anni ha avuto modo di conoscere diversi tecnici in materia), sai benissimo che coesistono diverse “filosofie” e saprai anche che a livello regionale vi sono diversi tipi di intervento.
    Drus, Cima Una, ed altri esempi di crollo in quota non sono ovviamente riferiti ad infiltrazioni arboree, semplicemente perché a quelle quote non ci sono proprio piante di questo genere ma a terreni di bassa quota . Anche la teoria del cedimento del permafrost, avrai probabilmente letto, in questi ultimi tempi sta essendo contestata da alcuni tecnici, personalmente la vedo come una teoria valida ma come detto, sono un appassionato e non un tecnico…
    Sul Pino nero d’Austria hai ragione infatti se leggi bene, il paragone è riferito alle tecniche di rimboschimento in generale in Tirolo e Carso non alla Val Daone, sta di fatto che nella limitrofa Valle del Chiese che delimita il settore granitico dell’Adamello e lo separa dai calcari delle Alpi di Ledro, il terreno è prettamente calcareo o simile e diversi ghiaioni furono bonificati all’epoca…

  20. 23
    Fabrizio Roveda says:

    Per Stefano Michelazzi,
    – che le radici delle piante inserite nelle fessure delle rocce provochino dei cedimenti e crolli è sicuramente vero, anche se ritengo in misura marginale, in quanto i cicli geologici ed i cambiamenti climatici ( cicli termici, gelo/rigelo, permafrost) siano tra le cause principali di crolli anche importanti, ricordo alcuni: i Drus, il versante Brenva, il versante Est del Rosa, la cresta del Leone e Hornli del Cervino, la Thurwieser e molti altri nelle Dolomiti, non certo causati dalle radici.
    – vero che oggi si raccoglia molta meno legna nei boschi, ma questo non implica necessariamente che esso vada incontro a mancata crescita e sviluppo, infatti i boschi più in equilibrio son quelli disetanei, quelli cioè che ospitano individui di età diversa appartenenti anche alla stessa varietà: piante giovani coesistono con quelle mature e gli esemplari vetusti che muoiono e crollano a terra costituiscono una necromassa estremamente utile (NON dannosa) per l’ecosistema forestale, venendo considerato un parametro essenziale per una gestione forestale corretta.
    Peraltro basterebbe pensare a tutte quelle aree boschive in luoghi impervi montani ove l’intervento dell’uomo è stato inesistente o è cessato parecchi decenni fa, ove la competizione tra le specie arboree è lasciata svilupparsi naturalmente, i boschi non sono assolutamente in condizioni critiche pur in assenza di interventi dell’uomo e godono di buona salute nella Wilderness….esempio la Riserva Integrale della Va Galinera e Val Rabbia in Adamello o la Val Grande sopra Verbania ove è vietato anche solo a percorrerla senza permesso.
    – il Pino Nero d’Austria, alligna su substrato calcareo/dolomitico, non essendo una specie acidofila, avrebbe dei problemi ad attecchire sul suolo “acido” tipico delle rocce granitiche della Val Daone.

  21. 22
    angelo seneci says:

    Fino ad ora mi sono tenuto lontano dalle polemiche relative al Boulder Park “La Plana”, confinate a scambi di post sui social, mi decido a prendere posizione solo di fronte all’esempio di disinformazione che è l’articolo apparso su GognaBlog.
    L’articolo in questione apre con il classico titolo scandalistico ” Scempio del Parco Giochi Boulder.”
    Vorrei in primis capire perchè un parco giochi debba essere considerato uno scempio, forse qualcuno ha perso di riferimento la realtà o forse cerca di attirare traffico sul proprio blog ?
    Comunque lasciamo a dopo le valutazioni nel merito e spiego la mia accusa iniziale di disinformazione.
    Nelle prime dieci righe si danno notizie completamente false basate sui post apparsi, e più sotto riportati, sulla pagina FB Valdaone Climbing, parlando di ” massacro del bosco, taglio di alberi, spianamenti enormi….”.
    Bastava leggere il post del Sindaco di Valdaone Ketty Pellizzari – data 27 giugno 2016 – per vedere confutate la maggior parte di queste notizie ed avere tutte le spiegazioni sull’intervento.
    Invece del post del Sindaco non vi è traccia nell’articolo mentre si riportano tutti i post di contrari anche quelli più beceri ed insulsi.
    Interessante modo unidirezionale di fare informazione!
    Per chi vuole una informazione un po’ più oggettiva allego alla fine la risposta del Sindaco.
    Veniamo ora al merito delle critiche.
    Centinaia di alberi tagliati per fare posto al Parco Giochi per arrampicatori: il taglio del bosco non è stato fatto in funzione del Boulder Park, è parte della normale gestione forestale.
    Spianamenti enormi: ci si è limitati a rimuovere i massi e le ceppaie più pericolosi in caso di caduta, non sono stati fatti movimenti terra.
    Trucioli alla base dei blocchi e lungo i sentieri: sono i residui del taglio triturati e distribuiti alla base dei massi per contenere la crescita di erbe e rovi in modo naturale e livellare il terreno, accelerando solo quanto accade in modo naturale in qualsiasi bosco, nessun apporto di materiale estraneo.
    Pulizia dei blocchi con idropulitrice: quale è la differenza di impatto tra un getto d’acqua in pressione ed una spazzola metallica ?
    Faccio presente che nell’area del Boulder Park gli interventi sono stati soggetti a progettazione da parte di un professionista, a tutti i passaggi autorizzativi istituzionali richiesti, incluse le valutazioni paesaggistiche ed ambientali, mentre nel resto della valle gli stessi soggetti che parlano di “massacro” continuano a rimuovere muschi e licheni da nuovi blocchi, spostare sassi, tagliare cespugli e piccole piante e creare piazzole alla base dei blocchi senza richiedere la minima autorizzazione e tanto meno preoccuparsi dell’impatto ambientale.
    Targhette: in moltissime aree del mondo è in uso segnare circuiti con frecce verniciate. Se vogliamo andare a cercare pulci, è forse meno impattante una freccia verniciata che devo continuare a ripassare o una targhetta di 4 cm di diametro rivettata?
    Per favore parliamo di qualcosa di più serio.
    Ma penso che la sostanza sia altra: non si vuole il Boulder Park proprio perchè rompe il giocattolo di una tribù che ha deciso regole e filosofie e si è autoproclamata guardiana del tempio.
    Ma intanto decine di migliaia di nuovo appassionati scoprono l’arrampicata nelle sale indoor e giocano un altro gioco, senza tante sovrastrutture mentali.
    Il Boulder Park è pensato per loro, per fare scoprire la bellezza di una vacanza sui blocchi di granito della Valle di Daone, nel modo più agevole, piacevole e sicuro possibile.
    L’apprezzamento che ha ricevuto dalle famiglie, ragazzi ed accompagnatori, che hanno potuto conoscerlo in occasione di Gramitico conferma la bontà della strada.
    Chi vuole continuare a coltivare i propri stili di vita alternativi ha a disposizione decine di altri siti in tutta la valle.
    Voglio però ricordare che se non si riesce a fare vivere l’arrampicata ed il boulder come una vera opportunità economica per il territorio, ma solo come un problema di traffico, parcheggi, rifiuti, invasione delle proprietà private, la conclusione finale sono i divieti che spesso hanno coinvolto anche località di eccellenza.

    post del Sindaco di Valdaone sulla pagina FB Val Daone Climbing del 27/06/16

    Ketty Pellizzari
    27 giugno alle ore 20:33
    Il Boulder Park La Plana è ritornato pienamente fruibile dopo i lavori di ripristino successivi al taglio del bosco: si sono rimosse le ramaglie, ripristinato i sentieri e le aree di sosta attorno ai blocchi. A proposito di taglio i piani forestali comunali e la gestione dell’uso civico sono risorse e diritti storici radicati nella nostra gente che non possono essere messi in discussione da persone che non si prendono neppure la briga di capire cosa sta alla base e quale cura e attenzione vi sia nella programmazione dell’utilizzo del bosco.
    Il Boulder Park La Plana è un tassello del progetto di Sviluppo del Turismo Outdoor in Valle di Daone – Valle del Chiese – Trentino. L’obiettivo è di creare uno spazio dedicato ai nuovi appassionati che scoprono e praticano il boulder nelle sale indoor che vogliono trascorrere qualche giornata all’aria aperta praticando una bella attività sportiva in modo agevole, piacevole ed il più possibile sicuro. Il progetto di valorizzazione del Boulder Park “La Plana” si rivolge a loro.
    I risultati ci confortano: dalla realizzazione del Boulder Park l’affluenza è aumentata e soprattutto abbiamo visto arrivare sempre più famiglie, anche straniere. La stragrande maggioranza degli appassionati che abbiamo incontrato ha apprezzato il lavoro ed il progetto.
    Non pretendiamo di trovare tutti concordi ma ci aspettiamo che le critiche non si basino su notizie false o sentimenti di rivalsa di qualche arrampicatore che forse riteneva l’area una sua proprietà. 
    Per chi ama il lato selvaggio del boulder, cercare i massi, pulirli e salirli la Valle di Daone è piena di altre opportunità, ma ricordiamo che questo deve avvenire nel rispetto delle proprietà private, delle leggi anche provinciali e delle ordinanze pubbliche. Il nostro territorio è davvero esteso e di opportunità di sentirsi soli e selvaggi in mezzo alla natura ce ne sono in molte zone della nostra valle. 
    A chi mette in dubbio la potenziale affluenza turistica vorremmo porre una domanda: definireste “turista” chi arriva con cibo e vettovaglie da casa, si accampa dove più gli aggrada e se ne va come è venuto? Noi sinceramente no, ma sicuramente è un ospite: assolutamente gradito quando apprezza e rispetta il nostro territorio; al momento tollerato se se ne frega di quello che lascia, ricordini vari e immondizie o magari si sente il Cristoforo Colombo cittadino che deve indottrinare le popolazioni indigene ignoranti, che secondo lui si fanno abbindolare da persone che la pensano in modo diverso da lui…. a Colombo vorremmo dire che abbiamo un cervello anche da queste parti e le grasse risate che si fa sui suoi post ci confermano solo di aver preso la direzione giusta.
    Non ambiamo ad affluenze da Campiglio, non vogliamo scimmiottare nessuna realtà di quel livello, ma attrarre un turismo sostenibile e adeguato alla nostra realtà e alle nostre possibilità che possa diventare una forma di reddito accessorio per i nostri giovani o per le nostre famiglie. Non abbiamo intenzione di fare altri boulder park, ma stiamo realizzando interventi di altro tipo in altre zone come Nudole e Lert.
    Il Boulder Park è stato soggetto a tutti i passaggi autorizzativi istituzionali richiesti, incluse le valutazioni paesaggistiche ed ambientali, cosa che non ci risulta avvenga per le altre aree boulder scoperte e valorizzate spesso da chi accusa di scarsa attenzione all’ambiente i lavori alla Plana. 
    Chi si indigna per una placca sul sasso forse dovrebbe alzare gli occhi al cielo e vedere davvero questa nostra valle che noi amiamo tanto, ancora integra, dove il tempo si è fermato a causa di tre sbarramenti di cemento e una ragnatela di alta e media tensione che hanno cambiato il volto al nostro territorio (avete presente la Val di Fumo? La valle di Daone era tutta così!), hanno compromesso uno sviluppo turistico ormai attualmente impensabile e per certi versi noi diciamo meglio così! Meglio così per dare vero senso alla sostenibilità, perché quello che noi vorremmo è solo dare una piccola possibilità a chi vuole restare qui, a chi, nonostante il sentirsi la periferia della periferia, il vedere la progressiva mancanza di accessibilità ai servizi pubblici che ci fa essere trentini di serie B, a chi – dicevamo – vuole comunque provarci.
    Abbiamo riflettuto molto se fare questo post, leggendo alcuni commenti nei giorni, mesi scorsi ci siamo spesso morsi la lingua…o meglio fermato la mano per non rispondere ad affermazioni che includono espressioni quali “magna, magna”; “speculazione”; “disboscamento assurdo” ed evidenziano preconcetti vuoti.
    I nostri ragazzi, i nostri volontari che stanno dando l’anima e regalando il loro tempo libero alla riuscita di GraMitico sono stati i primi a dirci di lasciar perdere, di non rispondere, i social sono diventati come le chicchere al bar e se questa frase vi richiama una citazione di Umberto Eco ci avete azzeccato…ma è proprio per loro, che ci stanno mettendo così tanto entusiasmo, che lo facciamo e per i molti appassionati che leggono in questo gruppo e che magari apprezzano il fatto di sentire tutte le campane.
    Vi invitiamo a visitare le pagine: @valdaonexperience; @comunedivaldaone; @GramiticoValdaone
    Si può non essere d’accordo su un intervento ed è giusto mettersi sempre in discussione e domandarsi ogni giorno se si sta facendo la cosa giusta, soprattutto per noi che abbiamo la responsabilità di gestire risorse pubbliche, ma anche in contesti come questi, dove pare tutto sia permesso, il rispetto per il lavoro e il pensiero degli altri crediamo sia dovuto e necessario.
    Noi aspettiamo tutti il prossimo week end – in occasione di GraMitico 2016 – e vi invitiamo a scoprire questo giardino dell’arrampicata che l’Amministrazione Comunale di Valdaone mette a disposizione degli appassionati dell’arrampicata boulder.
    Il Sindaco Ketty Pellizzari per l’Amministrazione Comunale di Valdaone

  22. 21

    No Alberto non hai detto una minchiata, solo che l’alleggerimento, il quale di conseguenza permette la consolidazione, non si fa soltanto in casi di terreni già in parte franati.
    Un paio di mesi fa accompagnai in una verifica per la valutazione di un bosco che appare appesantito e potrebbe essere causa di futuri smottamenti (peraltro nei dintorni non molto distante sono già occorse due frane piuttosto corpose, una delle quali ha obbligato a cambiare il tracciato della sottostante strada…) e quasi sicuramente sarà conveniente intervenire in quel senso per prevenire eventuali smottamenti…

  23. 20
    Livia Z says:

    Stefano Michelazzi forse la “vetrina dei sapori e del turismo verde” non è la fonte più affidabile per continuare a difendere questi famosi disboscamenti anti-frana. Se vuoi documentarti su canali più scientifici, ti consiglio di leggerti http://www.aiia2011.unimi.it/chiave/memorie/27.pdf che parla appunto di un taglio in cui si formano “buche” nella volta forestale, come in plana, dove la preoccupazione non è quella di rimuovere alberi ma di sperare che quelli che restano riescano a garantire la stabilità. Oppure http://www.sisef.it/forest@/contents/?id=efor0388-0030420
    Perché si continui a parlare di frane in quel settore mi sfugge.
    Ho delle perplessità anche riguardo ai terribili aghi di pino, nuova piaga dei suoli forestali, soprattutto visto che in plana c’è l’abete rosso, specie che si rinnova (nasce spontaneamente senza essere piantato) con maggiore facilità rispetto ad altre specie https://books.google.it/books?id=FvvKMjXxt3IC&lpg=PA171&dq=rinnovazione%20abete%20rosso&hl=it&pg=PA164#v=onepage&q&f=false
    Se vuoi preservare l’area boulder devi accettare il compromesso di tagliare in modo da garantire l’ombreggiamento dei massi. Se si vuole creare un’area picnic allora avanti così.

  24. 19
    Alberto Benassi says:

    Esboscare credo che serva più ad alleggerire un terreno che a consolidarlo. Ad esempio un terreno già in parte franato.

    Ma posso aver detto una minchiata.

  25. 18

    Alessandro, il progetto Sylvamed o meglio il pdf allegato l’ho inserito in quanto vi si possono trovare le spiegazioni sul perché in diversi casi è necessario esboscare per consolidare i terreni invece di rimboschre (tutte e due le pratiche peraltro evidenziate nel pdf).
    La Plana non ne aveva certamente bisogno (la Plana comunque non è un grande plateau ma un terrazzo più piano rispetto alle pendenze del territorio limitrofo delimitato dal torrente dove un tempo si raccoglievano le greggi per questo motivo Plana… ) ed io mai l’ho scritto…!
    Nel mio primo intervento ho specificato: (non considero il Gramitico una pezza ma è riferito ad altri “scempi” che scempi non sono…), in quanto il mio discorso sulla bonifica a esbosco è riferito ad altri esempi che possono venir a torto giudicati malamente. Quindi un discorso più ampio partendo da questo articolo.

  26. 17
    Alessandro Gogna says:

    Ho letto con attenzione quanto suggerisce Michelazzi tramite il link http://www.agriligurianet.it/en/impresa/politiche-di-sviluppo/progetti-europei/sylvamed.htm.
    A me sembra che il progetto Sylvamed sia abbastanza “sospetto”, e mi riservo di approfondire.
    In ogni caso, i massi della Plana nulla c’entrano con tali studi o progetti, visto che, come già suggerisce il nome, non sorgono su un pendio.

  27. 16

    evidentemente il mondo forestale è composto di gente che si basa su progetti stile corbelleria:
    http://www.agriligurianet.it/en/impresa/politiche-di-sviluppo/progetti-europei/sylvamed.html
    Questo uno dei tanti progetti. Studia Agh invece di scrivere è meglio…!

  28. 15
    Agh says:

    Dire che bisogna disboscare per evitare le frane è una corbelleria che finora non avevo mai sentito. Da che mondo è mondo, salvo casi particolarissimi, è esattamente il contrario: i boschi consolidano i versanti. Le frane sono innescate da numerosissimi fattori, spesso concomitanti: anzitutto quelli geologici, idrogeologici, morfologici etc. Ma è principalmente l’azione dell’acqua (dilavamento/erosione), e del ghiaccio in inverno, che disgrega la roccia, non gli alberi! Ma qui quel che conta sono gli appalti: se un lavoro costa 10 perché non farlo costare 100, visto che quasi sempre è finanziato dall’ente pubblico? Quindi vai coi sbancamenti, disboschi e chi più ne ha più ne metta

  29. 14

    C’era una volta un povero gnomo con il cappello verde, che offriva il suo operato assieme alla Proloco per promuovere ecologicamente la val Daone, Scurlaplokc raduno non competitivo, ecosostenibile, dove i bulderisti vennero dall’Italia e scoprirono che la natura è grande e potevano essere utili nella pulizia del territorio, sporcato da picnickari. Ma in quel mare di blocchi si aggirava già uno squalo pronto a giocarsi l’ecologia per soldi.
    Spero che i ciarlatani poco sensibili ed opportunisti ritornino nel limo da dove sono usciti.
    E la meritocrazia trionfi. E i soldi vengano spesi per progetti ecosostenibili condivisi.
    Chi ha orecchie per intendere intenda e gli altri nel camper che funziona a petrolio.
    Ringrazio tutti i top Climber che non sanno, o che se sanno si fanno solo esclusivamente gli affaracci propri.
    Grazie Alessandro x tirare fuori ancora una volta i ragni dai buchi.

  30. 13
    Antonio Arioti says:

    Mi associo a Marco, grazie Stefano.

  31. 12
    Marco Benetton (Blitz) says:

    A prescindere dalle posizioni che ciascuno ha, vorrei dire un grande GRAZIE a Stefano Michelazzi per l’ interessantissima spiegazione sulle dinamiche del bosco e l’ interazione tra le piante ed i diversi tipi di terreno e come causano o prevengono le frane

  32. 11
    alberto z says:

    Beh, si parlava di placchette sui massi, in falesia ci sono dappertutto, nelle aree boulder ( a parte sul masso di gioia a varazze) io non le ho mai viste.
    Non sarò un giramondo, ma tra svizzera, austria e italia, le placchette le ho viste solo a daone.
    Poi mi sono chiesto, tra tutte le piante che si potevano tagliare, perchè tagliare le piante che fanno ombra a molti boulder e che mantengono fresca l’area, in ottica commerciale ( boulderpark) non mi pare abbia molto senso, forse il comune poteva opporsi.
    Alcune linee sono diventate veramente inaffrontabili senza l’ombra delle piante.
    Possiamo parlare di taglio per proteggere dal dissesto in molti posti della valle ma forse non in plana, io nn sono un tecnico ma di distacchi e frane sul piano non penso ci possa essere molto rischio.
    Come diceva Michelazzi, magari si potevano fare interventi meno invasivi e più oculati, aggiungo, magari sentendo i ragazzi che puliscono e mantengono puliti i bouder, ricordiamoci che sono loro a dare vita ai settori boulder nei quali noi giochiamo.
    Se non ci fossero loro ci sarebbero solo dei sassi sporchi mai saliti sparsi per la valle.

  33. 10

    Livia Z il confronto è sempre una risorsa e mi pare che su questo blog il confronto non manchi… Di frane causate dalla crescita di piante sulle pareti che fino a qualche anno fa erano totalmente pulite in quanto risorsa per il taglio te ne posso mostrare diverse, alcune con tanto di radici che continuano a lavorare e staccheranno ancora porzioni di roccia… Qui foto non si possono incollare altrimenti di foto ne ho qualcuna che dimostrano la situazione. Non è comunque così anomalo o raro questo fatto.
    In quanto all’età delle piante tagliate basta contare gli anelli ed il gioco è fatto… un fusto largo non significa pianta antica e questo per diversi motivi : posizione favorevole, stagioni miti, ecc.
    Le piante tagliate erano relativamente giovani e come detto, se la forestale ha dato il permesso, significa che non c’erano veti sul loro taglio che trent’anni fa sarebbe stato normale, oggi malgrado in quei luoghi sia ancora possibile riscaldarsi a legna, il taglio per ragioni di comodità non avviene più, costa meno fatica e meno denaro utilizzare il gas, la legna accende magari qualche caminetto ma più o meno tutti hanno gli impianti in casa…
    Le piante che si soffocano a vicenda sono un bel problema invece… il terreno rimane senza luce, si ricopre di uno strato di fogliame o aghi in questi casi anche piuttosto corposo, non assorbe più acqua si disidrata e il marcire del fogliame crea uno strato di humus che continua a crescere rendendo il terreno sottostante, sabbioso. Se provi a scoprirlo e lasciarlo asciugare te ne rendi conto molto facilmente. Il terreno sabbioso non arresta più l’acqua che si crea dei canali di scorrimento provocando spesso frane e/po smottamenti di piccole o anche grandi dimensioni. Ovviamente il tutto va riferito alla situazione localizzata e non si può riferire a qualsiasi condizione infatti i rimboschimenti a protezione ne sono una conferma, anche se le piante idonee non sono tutte per il rimboschimento in questione…
    In Tirolo (Trentino compreso e zona del Chiese in primis ) e sul Carso già ai tempi di Maria Teresa venne creato un sistema di rimboschimento a Pino nero d’Austria che colonizzava i ghiaioni rendendo solido quel tipo di manto, poi dopo la fine della Prima Guerra i programmi non vennero portati avanti con conseguenze di vario tipo. Quindi colonizzare il terreno per solidificarlo è pratica antica, non è così antico il dissesto idro-geologico causato dall’uomo che consiste perlopiù nello spostamento degli alvei (altre cause sono localizzabili) magari per l’utilizzo a scopo idroelettrico…
    Se fai un giretto pochi metri sopra al Gramitico vedi ben che dissesto, causato dalle dighe e da diverse strutture per lo sfruttamento idroelettrico… quelli sì che sono scempi e qualcuno ancora in fase di ampliamento…

  34. 9
    Livia Z says:

    L’abbandono delle tradizionali pratiche (da pascolo a foresta) può provocare un appesantimento dei versanti ma da qui a provare che le radici di un abete siano causa di frane ce ne corre. Se la situazione fosse così allora non capisco come mai i versanti montani vengono tenuti assieme da boschi che non vengono mai tagliati e chiamati “di protezione”. Quindi paralare di disboscamenti controllati mi sembra infondato. La presenza di alberi centenari non si può escludere solo perché un tempo l’area era pascolata, i pascoli alberati infatti erano comuni in montagna, dove sporadiche enormi pianti davano riparo a uomini ed animali. Queste piante sono spesso visibili in boschi di recente formazione, enormi alberi che si sono potuti accrescere così perché nati in ambiente aperto e non certo aberrazioni climatiche. Il presunto soffocamento non è un problema per le piante stesse, che se la cavano competendo per la luce.
    La situazione si presta a numerose interpretazioni, per evitare di arroccarsi nelle polemiche sarebbe utile potersi confrontare, riconoscendo che le risorse naturali hanno valori diversi a seconda di chi ne fruisce, ma che la fruizione di un bene pubblico da parte di tutti dovrebbe essere un presupposto fondamentale.

  35. 8
    Valdo Chilese says:

    Dati e fatti a vostra disposizione presso localita’ Plana, Daone

  36. 7

    VALDO CHILESE leggi meglio, disboscamento e riscaldamento climatico non sono riferiti a Gramitico è pure specificato ma ad una problematica esistente anche in quella valle.
    Se hai notizie sulle “malefatte” del comune scrivilo e dettaglia perché altrimenti sono parole… personalmente non ho dati ma sarei interessato a conoscerli nel caso…

  37. 6
    Valdo Chilese says:

    Bello tirar fuori il riscaldamento climatico per giustificare il disboscamento….clap clap clap….ma di cosa stiamo parlando ragazzi???? Pericolo di crolli in “Plana”?? Secondo voi perche’ si chiama “Plana”?? Perche’ e’ un pianoro o perche’ e’ una riva impervia e scoscesa? Cambiate geologo!
    I lavori in Plana sembra siano stati fatti banalmente per dar lavoro alle imprese locali, cosa correttissima se fosse il “MEZZO” per ottenere qualcosa, ma se diventa il “FINE” porta solo degrado.
    Sembra che l’intento del comune NON sia stato quello di aumentare l’afflusso di boulderisti.
    Altrimenti non sarebbe andata cosi’….no?

  38. 5

    Certo Alberto di soluzioni diverse ve ne sono, non a caso dico: “Se una critica può starci, è che si poteva creare lo stesso l’area con dei lavori di ripristino un po’ più soft che non diano l’idea di un parco divertimenti alla Gardaland”
    Non credo però che sia questo il danno se di danno si tratta… L’articolo riporta commenti scandalizzati di chi a Machaby ci va e non critica… se questo è il problema allora stiam freschi (ah no l’ombra non c’è più han tagliato le piante…).
    Dissesti si possono considerare quelli che riporta l’articolo sulle falesie della val di Sole con prese di “plastica” inserite su muri naturali e disgaggi vari di dubbia utilità oltre che finanziamenti poco chiari come si può dedurre ed una ferrata costruita all’interno di una zona parco… ma non ho letto molti commenti in quel caso… che sia un po’ il risultato di piccole invidie?
    Per disboscare in situazioni come quella si devono chiedere i permessi alla forestale che ispeziona e da il suo parere (te lo dico per esperienza diretta…) , se hanno permesso il taglio significa che non è poi tanto impattante, ma ammissibile nei limiti delle normative.

  39. 4
    Alberto Benassi says:

    “Le targhette sui muri… embeh? Non è che in altre falesie non si sia mai fatto, anzi… meglio qualche targhetta che scritte a pennarello che si cancellano e si devono riscrivere spesso… ne conosco più d’una che sembrano i muri dei writers piuttosto che tiri d’arrampicata”

    Stefano, quello di scrivere o mettere targhette con i nomi delle vie è un’usanza che è vecchia di decenni. Anche sulle vie lunghe, non solo sui massi. E non avviene certamente solo in Val Daone.
    Un esempio su via lunghe la parete di Machaby in valle d’Aosta con le targhette di alluminio con: nome, lunghezza, difficoltà massima e obbligatoria e tanto di direzione della via quando questa si incrocia con altre.

    Se proprio lo vogliamo fare, credo si possa ovviare mettendo un cartello nei pressi, alla base posizionato su un paletto di legno con foto della struttura, tracciato, nome e difficoltà.
    Ma scrivere, incollare o rivettare placchette sulla roccia , per me è una vera bruttura.

  40. 3

    Vivo in fondo valle, frequento la Val Daone da anni e anni anche perché il posto più comodo in zona Adamello per arrampicare su granito, a volte ci lavoro sulle vie di roccia altre volte lungo i percorsi escursionistici e per un periodo ho lavorato sul percorso storico della Grande Guerra per il consorzio che se ne occupa. Direi di conoscere piuttosto bene l’ambente.
    Piante centenarie mai viste!
    Quei luoghi fino a 30/40 anni fa erano adibiti a pascolo e taglio, durante la prima guerra, le trincee che ora sono diventate invisibili quasi, erano in posizione strategica e quindi con visuale perfettamente pulita, i massi che sono stati ripuliti fino a qualche anno fa non serviva tanto lucidarli, ci pensavano capre e pecore a mangiarsi il muschio… oggi la pastorizia e l’allevamento bovino sono ridotte ai minimi termini o scomparse del tutto quindi il bosco sta crescendo di nuovo ma… se vi fate un giretto da quelle parti non soltanto a far merenda sul prato, guardandovi invece attorno ed osservando ciò che sta accadendo, vi accorgerete che le piante, probabilmente a causa dell’innalzamento dell temperature, stanno crescendo a dismisura tanto da soffocarsi l’una con l’altra (di questo “fenomeno” ne parla già Pietro Metastasio nel 1761, anche se all’epoca la situazione era più un’osservazione di rari eventi che una realtà d’attualità come invece oggi è!!!). Negli ultimi dieci anni di crolli in valle ce ne sono stati diversi alcuni anche piuttosto importanti e spesso a causare i distacchi rocciosi sono le radici delle piante che s’insinuano nelle fessure e spaccano gli strati, Questo non succedeva fino a qualche anno fa visto che di piante su quegli appicchi non ve n’erano…
    Diverse zone anche più in bassa valle sia trentina che bresciana stanno correndo ai ripari con disboscamenti controllati che diano aria alla selva e prevengano i distacchi del terreno.
    Le targhette sui muri… embeh? Non è che in altre falesie non si sia mai fatto, anzi… meglio qualche targhetta che scritte a pennarello che si cancellano e si devono riscrivere spesso… ne conosco più d’una che sembrano i muri dei writers piuttosto che tiri d’arrampicata… e poi le tacche sporche di magnesio di tutte le aree boulder nel mondo? Solo qui deturpano?
    Il turismo in valle ha beneficiato di queste opere, prima non ci veniva nessuno o molto pochi, oggi ci sono diversi boulderisti che visitano la zona la quale offre diversi settori in questo senso.
    Se una critica può starci, è che si poteva creare lo stesso l’area con dei lavori di ripristino un po’ più soft che non diano l’idea di un parco divertimenti alla Gardaland ma per il resto non è stato fatto niente di più di altre aree di questo tipo, vedi Pietramurata ad esempio o i diversi parchi avventura che le piante le usano come pali per i cavi e i ponti…
    Direi invece che il comune di Daone malgrado vi potessero essere altri sistemi di sfruttamento del territorio molto più invasivi e deturpanti, ha scelto di optare per un utilizzo turistico del suo territorio, senza ampliare le strade d’accesso, senza costruzioni selvagge di varia natura e cercando per quanto possibile di non essere impattante.
    Poi è chiaro che c’è chi parla senza aver visto nulla (vedi alcuni commenti di personaggi che non ci sono mai stati in valle) e commenti di chi vorrebbe mantenere l’ambiente senza alcuna variazione, posizione più che giusta, anche se a volte si deve considerare che l’inquinamento di varia natura ha portato a quei fenomeno che ho descritto ad inizio post e quindi se i danni li abbiamo fatti e li stiamo portando avanti magari metterci ogni tanto una pezza non è certo un male (non considero il Gramitico una pezza ma è riferito ad altri “scempi” che scempi non sono…).
    Sinceramente mi sconvolgono ben di più esempi di strade invasive con asfaltature inutili e “selvagge”, impianti sciistici assurdi(Val Giumela, Folgaria, Polsa-San Valentino ecc.), dei quali anche il Trentino non è indenne…

  41. 2
    paolo panzeri says:

    Però!
    Si vede che per vivere in libertà il piacere dello stare nella natura …………. bisogna attrezzarla ……………..

  42. 1
    Alberto Benassi says:

    “Alessandro Solero: “Non sono dell’ambiente boulderismo (quindi non so il vostro pensiero) però non mi sembra una cosa così grave”

    è già !! non è mai così grave…

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