L’ultima elifollia: l’eli-bike

L’ultima elifollia: l’eli-bike

Nell’ambito della Sagra della Mela, domenica 11 ottobre 2015, Villa di Tirano ha organizzato (per la nona volta) Mela-pedalo, “un’emozionante discesa in mountain bike lungo la vecchia mulattiera militare che percorre il versante retico sopra Villa”, con partenza dal Col d’Anzana 2224 m.

Caratteristico di questa iniziativa, in sé simile a tante altre sull’arco alpino e catena appenninica, è stato l’accesso al Col d’Anzana: con 60 euro si aveva diritto al trasporto di un passeggero e della sua mountain-bike.

Francamente non ho parole, perché ancora una volta la realtà ha superato la fantasia. Non bastavano l’eliski e l’eliturismo. Ecco creata la nuova specialità: Eli-bike!
La mia fantasia galoppa a prevedere futuri accadimenti, del tipo eli-mushrooming (raccolta funghi), eli-fishing (pesca), eli-hunting (caccia)…

Eli-bike-12088100_10207943152160547_1820238706829068576_n
Il primo a ritrovare la parola (scritta) è stato Giuseppe Miotti, che ha commentato su facebook: “Complimenti per la valorizzazione del territorio e dei nostri prodotti: nel modo più aggressivo e meno sensibile possibile”. E, con il suo account: “La stupidità al potere!!! Ecco come si valorizza il territorio e la tipicità dei nostri prodotti. Per fortuna ci sono realtà come il Comune di Forcola che stanno con molto successo andando nella direzione opposta. Imparate dalla Pro Loco La Caurga”.

Questo giudizio è stato prontamente confutato da Fulvio Santarossa, 37 anni, vice presidente della Pro Loco Villa di Tirano.
L’intervento di Santarossa è abbastanza conciliante (i neretti sono nostri):
Tengo a precisare che l’iniziativa, che si svolge oramai da 9 anni, dà la possibilità per chi lo volesse di salire in bici o con altro mezzo dalla Svizzera verso il col d’Anzana (bontà loro, NdR), per partecipare all’iniziativa. Ciò ha dato un forte impulso alla manutenzione dei sentieri e delle mulattiere, ed ha inoltre stimolato nei proprietari privati la ripresa di attività agrosilvopastorali precedentemente abbandonate; ha garantito un miglioramento della viabilità di accesso e un recupero del patrimonio edilizio abbandonato.
Concordo sul fatto che l’elicottero non è il mezzo più soft per queste iniziative, tuttavia tengo a precisare che se vogliamo valorizzare il territorio, dovremmo dare la possibilità di poterlo fruire dai turisti secondo le proprie attitudini. Le confermo che il col d’Anzana viene frequentato per tutta la bella stagione da turisti in mountain bike che poi lasciano un soldino sul territorio, quindi secondo me è giusto rispettare l’ambiente, ma anche renderlo fruibile a chi può lasciare un soldino (saper vendere il territorio senza deturparlo come fanno in Alto Adige). Così si possono finanziare anche le manutenzioni delle nostre montagne e alcune attività economiche legate al turismo. Esistono forme di utilizzo delle nostre montagne meno invasive, trekking ed escursionismo, che tuttavia non sempre garantiscono ritorni economici adeguati (mi spiego meglio, chi fa escursionismo a volte si porta il panino da casa con la coca cola, questi appassionati della mountain bike si fermano sempre a mangiare un piatto di pizzoccheri e un bicchiere di vino valtellinese).


Francamente come organizzatore della Sagra non mi sento uno “stupido al potere”, anche perché lo faccio in modo del tutto gratuito (da oltre 15 anni), con passione, convinzione e ascoltando i pareri della gente, senza esercitare attività di comando su altri volontari come me. La nostra Sagra ha inoltre altre attività che cercano di promuovere i prodotti agricoli della nostra valle in collaborazione con istituzioni, associazioni e aziende che anno dopo anno condividono il nostro modo di fare. Per fortuna che c’è la Sagra della Mela, io direi. La invito prima di esprimere generiche contestazioni e facili giudizi, di venire a conoscerci e di capire fino in fondo cosa è la nostra sagra, e quindi evitare di denigrare iniziative messe in piedi da gente come voi, cioè da comuni valtellinesi; magari scopre che abbiamo gli stessi ideali, magari ci può aiutare a migliorare, magari trova delle idee da condividere. Infine penso che possiamo imparare gli uni dagli altri, ma prima di tutto sarebbe corretto imparare a conoscere bene prima di giudicare
”.

Il carico delle mountain-bike. Foto: Giuseppe Braga
Eli-bike-GiuseppeBraga-12144862_909723052416991_6431952802202922085_n

Giuseppe Miotti risponde sollecito: “Non ho proprio niente con la bike e con l’indotto turistico che porta, ci mancherebbe altro. Conosco molto bene il vostro territorio e non ho nulla neppure contro le strade agro-pastorali che, come dice Lei, hanno consentito il recupero di molti nuclei, recupero fra l’atro fatto bene. Quello che trovo fuori luogo è il diseducativo uso dell’elicottero a scopi ricreativi. E sono convinto che la vostra sia stata una sottovalutazione del problema per eccesso di entusiasmo. Mi riferisco alla generica concezione che si ha dell’uso di tali mezzi “d’assalto” come elementi di richiamo. In Alto Adige quasi di certo si guarderebbero bene dal proporre un elibike per le loro manifestazioni. Quindi nulla da dire neppure nei confronti della sagra, quello che mi piacerebbe in queste manifestazioni è un occhio di attenzione in più al messaggio. Ma è un mio pensiero”.

L’arrivo in elicottero al Col d’Anzana. Foto: Giuseppe Braga
Eli-bike-GiuseppeBraga-12143262_909723209083642_6174597816276244767_n

Considerazioni
In effetti, con partenza alle 10 di mattina, la comitiva si è poi ritrovata, dopo l’emozionante discesa, al rifugio dei Cacciatori a Lughina 1600 m. Noi non crediamo, francamente, che solo coloro che possono spendere 60 euro di elicottero possano permettersi un pasto caldo al rifugio. Qualche “soldino” lo lasciano anche loro. Certo, è più probabile che un buon numero di eli-biker lasci sul terreno una buona quantità di soldini che altrimenti non si sarebbe vista…

Giuseppe Braga, selfie
Eli-bike-GiuseppeBraga-12074802_909722892417007_211126698475309819_n

Se qualunque territorio dovesse essere lasciato alla libera fruizione dei turisti secondo le proprie attitudini, allora mi domando perché mai non ci siano il posteggio e il campeggio selvaggi, perché mai si facciano i Parchi e magari anche perché esista la raccolta dei funghi regolamentata o il divieto di costruire dove si vuole ciò che si vuole. E solo per citare le prime regole che vengono in mente.

Che in Alto Adige, pur non esente da qualche obbrobrio recente, si sia deturpato il territorio più che in Valtellina o nel Livignasco, è decisamente opinabile: chissà perché la gente pensa esattamente il contrario.

Discesa dal col d’Anzana. Foto: Pollini, Sondrio Eli-bike-ColdAnzana-fpa116959

 

Filmato del 2013

 

0
L’ultima elifollia: l’eli-bike ultima modifica: 2015-10-17T05:44:50+02:00 da GognaBlog

27 pensieri su “L’ultima elifollia: l’eli-bike”

  1. 27
    Popi Miotti says:

    Miii… Marcello!! Nessuno deve fare un passo indietro da questa “linea del Piave” (del fiume o del torrente di casa). Tu fai quello che ho sempre pensato dovesse fare una guida: comunicare che la montagna non è un parco giochi, far capire cosa c’è dietro certe scelte e dietro l’alpinismo, mettere in contatto con l’ambiente insegnandone il rispetto. Capire che dobbiamo (e spesso neppure ci costa) fare un passo indietro o anche solo fermarci un attimo a riflettere è un gesto di grande maturità e di mente lucida. Purtroppo in molti vive ancora l’obnubilante mito un po’ machista (e anche un po’ becero) dell’espansione e della crescita: bisogna andare avanti, sempre più avanti, ma dove esattamente nessuno lo sa. E chi vuole proporre ed esplorare dimensioni e direzioni differenti è visto quanto meno come un oscurantista. Per fortuna che ci siete voi a ristabilire un po’ di equilibrio.

  2. 26

    Popi Ciao,
    miii davvero quanto scriviamo, hai ragione. Ah, ah…
    L’idea del pullmino+200m di salita è buona ma il fatto è che le bici da downhill in salita (anche se breve) sono dei veri cancelli, non vanno neppure se le spingi, e i bikers amanti della discesa hanno gambe sovente di budino, quindi…
    Sarebbe come dire a uno sciatore su una pista di salire, anche poco, usando le pelli. Ti direbbe se sei scemo. Anche perché ha già pagato lo skipass. Ma è l’inutilità di quella fatica che lo stupisce e lo atterrisce.
    La nostra battaglia si svolge contro al muro di gomma dell’imbecillità e della “società facile” e quindi è perlopiù vana, ma facciamola! “Sabotiamo” (di Deluchesca recente memoria) le iniziative di chi non pensa al futuro e crede che l’uomo non faccia parte della Natura solo perché può comprarsela. Secondo lui.
    Come te sono una guida alpina (abbiamo fatto assieme qualche corso nei lontani ’80s) e l’heliski non mi piace a livello ideologico. L’ho fatto qualche volta, e guarda che sciare nella polvere mi piace da morire -a chi non piacerebbe?- , ma proprio per questo ho capito che è sbagliato e distrugge quello che la natura montana può dare a chiunque in termini di educazione, rispetto del prossimo, insegnamento ai giovani e cose così. Mica cazzate!
    Molti nostri colleghi lo amano e lo propongono. Non mi scandalizzo perché molti di loro (e mi dispiace dirlo) hanno vedute corte e cervello non molto ingombrante. Insomma nella scatola cranica gli avanza dello spazio. Saranno nati così.
    Ma proprio questa differenza può essere vista come una ricchezza. Visto che è il cliente a scegliere alla fin dei conti. I nostri colleghi heliscivolatori hanno clienti danarosi, spesso sbruffoni e dal SUV luccicante, di quelli che credono di essere dei fighi della madonna perché volano su un frullatore e si mettono giacche a vento da 1200€, pasteggiano a Dom Perignon dopo la discesa, cambiano sci ogni settimana, credono che il berlusconismo ci abbia fatto bene… E invece no! Io questi clienti li evito e quando incappo in loro divento insopportabilmente critico nei loro confronti facendogli notare le loro deficienze. Intendiamoci, sono anch’io ricco sfondato, quindi non è che dica così perché li invidio, ma proprio perché l’avere un grasso conto in banca non autorizza nessuno a rovinare l’arca su cui navigo anche io con la mia famiglia. Il pianeta Terra, insomma. I clienti che vengono con me cerco di informarli prima su com’è la guida che hanno scelto (gran brutto carattere) e se non ci riesco succede che se non ci intendiamo alla prima, ciao, ognuno per la sua strada dopo la prima esperienza. Io sono una guida che ai clienti dice chiaro e tondo che se mi pagano ho la dannata pretesa che alla fine della giornata abbiano imparato qualcosa sull’alpinismo, il camminare, lo sci, arrampicarsi o semplicemente contemplare e sui luoghi dove queste cose si fanno insieme. E il lavoro non mi manca, segno che le persone autentiche (anche ricche, ma poi chi se ne frega dei soldi altrui) ci sono. Miiiiiiii, ma quanto scrivo. Ciao

  3. 25
    Popi Miotti says:

    Miiii… ma quanto scrivete! Volevo solo aggiungere che al Col d’Anzana ci sia arriva quasi in auto salendo da Brusio/Cavaione lungo la Val Saent che è appena dopo il confine svizzero di Campocologno e a due passi da Villa di Tirano. Magari con accordo del Comune di Brusio si poteva usare un pulmino per fare navetta fino a Pescia Alta 2055 m e da li con breve pedalata raggiungere il Col d’Anzana (200 m di dislivello) per poi piombare su Villa di Tirano. Ovviamente veniva a mancare il colpo di teatro, lo spettacolo prepotente del velivolo che s’impone sull’Alpe e sulla mente e poi, insomma, suvvia, 200 m di dislivello su un sentiero fra i pascoli per un “biker” sono veramente troppi!

  4. 24
    Marcello Cominetti, alpinista says:

    Il Lombroso, sul selfie di tale Giuseppe Braga, trarrebbe delle conclusioni che la direbbero lunga sull’educazione di tipi così. Merlo sfoggia giustamente l’etica del rispetto, ma a questi ( eli) ciclisti per modo di dire c’è da sperare che si buchino le gomme.

  5. 23
    Egidio Bona says:

    L’uso (o l’abuso?) dell’elicottero per attività ludiche di gente che “non vuole fare fatica” è profondamente sbagliato. Chi non vuole faticare in salita se ne stia a casa o pratichi sport di pianura. Questo mezzo va utilizzato in montagna solo per le emergenze e per trasporto materiali edili e rifornimenti ai rifugi.

  6. 22
    GIANDO says:

    Lorenzo, ciò che dici è giusto ed effettivamente, alla base di tutto, ci vorrebbe l’educazione. Al tempo stesso ci vuole poco tempo per fare dei danni, i quali, spesso e volentieri, ci mettono molto tempo per essere sanati.
    E’ il caso, tanto per fare un’esempio, di una pista da sci, la quale può essere creata in poco tempo ma per la cui riconversione a bosco ci vogliono anni.
    Comunque, aldilà di tutto, quello dell’elicottero è un tipo d’impatto subdolo, differente da altri che lasciano un segno importante e ben visibile. L’utilizzo dell’elicottero rappresenta per me l’estrema degenerazione (attuale, perché il futuro potrebbe riservarci di peggio) di una cultura nei confronti non solo della montagna ma più in generale dell’ambiente naturale, secondo la quale gli spazi al di fuori della città non vengono più percepiti come contesto in cui instaurare un rapporto, e perchè no, anche un confronto, leale bensì un luogo di mero divertimento, oserei dire becero perché privo di un minimo di rispetto per la natura e per coloro i quali la pensano diversamente.
    Il divertimento è come la libertà, essere liberi non significa fare ciò che vogliamo. Tutto deve svolgersi nel rispetto di determinate regole non necessariamente scritte. Allo stesso modo divertirsi non vuol dire, per forza di cose, adrenalinizzarsi o, comunque, godere dei sensi a 360 gradi. Anche il divertimento comporta rispetto perchè divertirsi alle spalle altrui va bene solamente se c’è condivisione da parte di chi subisce.
    Io rispetto, come credo la maggioranza di chi scrive su questo blog le opinioni altrui, ma chi utilizza l’elicottero per tutte le citate attività porta rispetto per coloro i quali cercano ancora uno spazio in cui poter vivere, anche solo per qualche giorno, in maniera differente? Secondo me no.
    E allora dico, lasciamo la tecnologia alle città, compresa quella utile ad un certo tipo di divertimento, e lasciamo gli spazi naturaii, cioè quelli poco o per niente urbanizzati liberi il più possibile da una tecnologia ad uso e consumo del solo divertimento, perchè il divertimento, mi spiace per chi non lo comprende, consiste già nel passare del tempo in un contesto poco o per nulla antropizzato.
    Se tutto ciò può essere compreso con l’educazione bene se no ci vorrebbero dei divieti, perché le cose o si capiscono con le buone o si capiscono con le cattive.

  7. 21
    Alberto Benassi says:

    che ci voglia tempo delle idee altrui e che gli si debba dare tempo per capire mi sta bene, è giusto.

    Ma che possa esprimere la mia contrarietà, la mia diversa idea, mi sembra altrettanto sacrosanto .

    Ammirevole la tua apertura con chi la pensa diversamente. Comunque non per essere prevenuto, ma non sempre il rispetto incontra rispetto. Tante volte c’è chi se ne approfitta.

  8. 20

    È possibile in un consesso di posizioni differenti godere dell’ascolto di chi non condivide? Normalmente no. Anzi. Normalmente le fazioni si irrigidiscono, i luoghi comuni prendono il posto della sostanza, l'”opportunità” umama di reciproco rispetto ovvero di amore è perduta.
    Tuttavia provo a chiederlo.

    A sostegno del tentativo, faccio presente che le posizioni avverse alla mia, qualunque siano, ha per me la sua ragion d’essere, di pari dignità alla mia stessa. Come fossimo punti nell’universo, lo osserviamo solo da dove possiamo. Credere che uno – il mio – abbia più diritto degli altri – i vostri – si allontana dalla pratica del rispetto ovvero dell’amore.

    Dunque ogni considerazione che genera scontro tende a sostenere che ci sia un traguardo dell’universo più giusto di altri. Ogni considerazione che attribuisce pari dignità all’altro, riconosce invece che siamo elementi di un solo organismo.
    E questo è il punto.

    Chi ne ha consapevolezza non potrà operare contro la Terra.
    Chi non ce l’ha potrà operare contro la Terra senza riconoscere la portata (breve, media, lunga) della propria azione. Cioè credendo di fare e pensare innocuamente.

    In altre parole, finché guardiamo alle cose da dentro la prospettiva antropocentrica, non possiamo che adottare unità di misura di breve raggio. Le stesse che adottavano gli industriali scaricando liquami nei fiumi; quelle che seguono gli architetti credendo che realizzare spazi razionali sia più opportuno che funzionali ed estetici; quelle dei medici, inadatti per formazione a cogliere l’origine di malesseri e malattie; quelle dei bikers contenti dei loro rischi alla faccia di generazioni di uomini e dei loro selciati e mulattiere demolite dai passaggi.
    L’elenco è lungo e temo ognuno possa contribuire ad allungarlo, bikers inclusi.

    Adottando invece una prospettiva ecocentrica la realtà si trasforma.
    Non appare più giusto ed innocuo compiere azioni per il diritto di divertimento, di tempo libero, di libero arbitrio, di ingenuità. Non appare più giusta ed innocua una scelta soltanto perché a noi non fa danno o non fa danno agli uomini.
    La prospettiva ecocentrica toglie dal centro del proprio interesse l’interesse umano. Mette al centro tutti gli esseri senzienti; non ritiene l’uomo essere superiore agli altri e non crede debba dominare la natura; non ritiene che l’umanità sia composta da molti individui, crede invece che i molti individui siano espressioni di un solo corpo, il cosmo; che danneggiare, pensare, fare ad interesse di una parte sia inopportuno come bacchettare la mano perché ha svagliato a lanciare la palla.

    Chi trova innocuo e giusto l’elibike, l’elisci, il turismo gratuito, non assumersi la repsonsabilità di tutto, certamente ne ha diritto, ma altrettanto inziando a porsi alcune questioni, a breve non ne vedrà gli effetti, ma i suoi figli sì. La Terra è nostra o anche loro?

    Non è dunque colpevolizzando ma accettando, legittimando l’altro che questi potrà – più facilmente – restare in relazione con chi la pensa diversamente e dunque avviare il prorpio aggiormaneto. Partendo da sé e non cercando di convincerlo con un’idea nostra.

    Oltre che rispetto ci vuole tempo, come noi l’abbiamo avuto per sostenere le nostre posizioni.

    Grazie per l’attenzione.

  9. 19
    GIANDO says:

    Spero di sbagliarmi ma prevedo un futuro utilizzo dell’elicottero anche per coloro che non vogliono sbattersi a fare le doppie. Scali una vetta e poi.. Perché stare lì a calarsi in doppia (che magari non lo si sa nemmeno fare..)? Tanto ci pensa l’elicottero!

  10. 18
    Michele Comi says:

    Aggiungo qui di seguito segnalazione fatta la scorsa estate, trattasi di heliminerals… Mineral helicopter charters.
    Questa è inarrivabile. Gli insigni Professori Sigismund e Grazioli, pilastri della ricerca mineralogica in Valmalenco, si staranno rivoltando nella tomba. Non si tratta dell’iniziativa di qualche collezionista che, barando con se stesso, utilizza l’elicottero per rapinare qualche gemma senza fatica, illudendosi d’esser bravo quando non fa che annientare il fondamento che rende speciale l’andar per minerali: il cammino. L’opuscolo di fresca stampa della Comunità Montana Valtellina di Sondrio che presenta le manifestazioni turistiche estive proponeva tre date 8, 15 e 16 agosto con “escursioni” con elicottero alla ricerca di minerali (Val di Scerscen e Corna Rossa-Cassandra). Chi le organizza? L’Istituto Valtellinese di Mineralogia!!! Com’è possibile? Tra l’altro, mi risulta che la Val di Scerscen rientra nelle aree protette SIC-ZPS, interdette al volo per finalità turistiche-sportive…
    Michele Comi, da facebook 18 ottobre 2015 alle ore 20.11

  11. 17
    Umberto Vesco says:

    Eli-hunting già attività praticata da anni in val di Susa: i cervi pesano…
    Umberto Vesco, da facebook 18 ottobre 2015 alle ore 3.40

  12. 16
    Marco Esse says:

    Ecco: https://www.facebook.com/VisitChampolucValDAyas?fref=nf Cito: “La Valle D’Aosta in bicicletta e oltre!!!! Escursione in Mountain Bike e volo in elicottero… l’ultima esperienza firmata Ayasmb. Percorsi facilissimi ma affascinanti. Val d’Ayas, la valle dei castelli!”
    Marco Esse, da facebook 17 ottobre 2015 alle ore 21.40

  13. 15
    Massìno says:

    Una discesa te la godi davvero se ti sei fatto la salita. Se no è come farsi un giro con la giostra. Più o meno penso la stessa cosa dello sci da discesa. Farsi portare su da una macchina (elicottero o funivia ) non mi da soddisfazione. Preferisco stare in pianura se non riesco.

  14. 14
    Alberto Benassi says:

    La gente oggi ha talmente tanto che non sa più come divertirsi. Si annoia. Ha bisogno di esagerare con le cazzate più assurde. Il problema è che queste cazzate fanno danno enormi. Speriamo in una bella terza guerra mondiale che rada tutto al solo. Forse allora ritorneremo a meravigliarci e ad apprezzare le cose più semplici.

  15. 13
    Alberto Benassi says:

    Matteo Cardi,, l’elicottero è sbagliato. Bisogna usare le gambe non l’elicottero.

  16. 12
    Matteo Cardi says:

    Giuro che non capisco che diavolo dite… cosa c’è di sbagliato nell’eli-bike?
    Matteo Cardi, da facebook 17 ottobre 2015 alle ore 15.29

  17. 11
    Michele Roscini Vitali says:

    Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio : l’heli bike non è da condannare dipende da dove viene fatto !!! Se parliamo delle alpi dove con un po’ di fatica si raggiungono lo stesso i sentieri , ci sta ma se invece lo pensiamo in posti sperduti nel nulla tipo nuova zelanda perchè condannarlo mi sembra che ci sia tanto estremismo in tutti voi.
    Michele Roscini Vitali, da facebook 17 ottobre 2015 alle ore 14.52

  18. 10
    Marcello Cominetti, alpinista says:

    Grazie dei chiarimenti.
    Ciao, marcello

  19. 9
    Gianluca Riccardi says:

    La montagna è sudore. Si sale e si scende. La fatica è quella situazione psicofisica,che ci mette in comunicazione con noi stessi. Ma non c’è “tempo”. Il divertimento prima di tutto. Mordi e fuggi. L’alpinismo vero è scomparso, con qualsiasi strumento si affronti la montagna, basta sia veloce!!!
    Gianluca Riccardi, da facebook 17 ottobre 2015 ore 11.48

  20. 8

    Santa pazienza 🙂 La questione Blade Runner vs Banff.it vs Gogna Blog è ULTRA-nota. Quest’estate se ne è parlato LUNGAMENTE in vari commenti ed Alessandro Gogna ha spiegato lo stato delle cose, che direi sono evoluzione rapida dato che il sito è in rifacimento in questi giorni, tant’è che i link agli sponsor oggi non ci sono.

  21. 7
    Alessandro Gogna says:

    Caro Marcello, scusa se rispondo a entrambe le tue domande.
    La prima, quella più spinosa, riguarda il fatto che Blade Runner sia (stato) sponsor di BanffItalia.
    Sottolineo il fatto che a questa domanda ho già risposto almeno un’altra volta su queste pagine, cioè che questa non è la prima volta.
    Ognuno ha le sue pecche, accettare questa sponsorizzazione è stato un errore e sono il primo a riconoscerlo. Ha anche provocato serene discussioni al nostro interno. E’ pur vero che Blade runner non ha mai organizzato eliski sulle Alpi, è pur vero che in Canada e sulle Montagne Rocciose fare eliski ha ben altre origini e necessità. Ma rimane altrettanto vero che il nostro è stato un errore.
    Per cui sono ben lieto di annunciare che questo accordo sta giungendo al termine annuale. E che è solo questione di giorni (tempi tecnici) per eliminare definitivamente quel logo dalle nostre pagine.
    La seconda: come abbiamo fatto a non accorgerci dell’eli-bike? I casi sono due: o eravamo tutti ignoranti perché non andiamo in montagna con la stessa tua frequenza, oppure c’è un sacco di gente che ha fatto come te, sapeva e non scriveva. In ogni caso, meglio tardi che mai.

  22. 6
    Marcello Cominetti, alpinista says:

    Tuttavia c’è una cosa che mi tormenta per due motivi. E le mie domande (due) sono rivolte rispettivamente a:
    1) Alessandro Gogna, sai bene che sono pienamente d’accordo sull’opporsi alle pratiche elituristiche, motoslitte e similia. Sono stato socio di MW e anche se non lo sono più (idiosincrasia verso le tessere, che vuoi farci) credo di condividere in gran parte i suoi ideali. La domanda è: come mai questo tuo bel sito ha tra i partner BLADE RUNNER che è una storica agenzia venditrice di heliski, catskiing e cose così?
    2) Tutti quelli che stanno leggendo e che magari bazzicano queste a volte deliranti (mi ci metto anch’io) pagine. La domanda è: ma non ve eravate mai accorti? Voi che spaccate il capello in quattro, voi che vi calate sovente da professori nel profondo di ogni argomento qui affrontato, voi che sovente parlate e scrivete, per sentito dire, voi supercompetenti, voi turisti che. Prendono la funivia con le infradito, e ce ne sarebbe ancora per i beati….
    Ma cazzo, me ne sono accorto solo io che del web sono ignorante, lontano e mi stò sui coglioni quando prendo la parola qui, ma è solo perché non resisto di fronte a certe assurdità.
    Mi spiego ciò nei miei stessi confronti perchè passo la maggior parte de l tempo in montagna, meno male.
    Però ora pretendo delle risposte. Un abbraccio a tutti. Marcello

  23. 5

    Sig. Santarossa, quello che preoccupa chi vede una degenerazione della sobrietà del semplice (e faticoso, per questo rigenerante e educativo) andar per monti utilizzando mezzi meccanici invasivi come l’elicottero, sono proprio le sue “passione e convinzione”.
    Ogni sistema drogato prima o poi collassa, i fatti lo insegnano. Stiamo tutti a vedere.
    Infine: in Alto Adige queste cose non succedono più da anni e anni, mi creda. La saluto…dall’Alto Adige/Suedtirol, appunto. Mc

  24. 4
    Alessandro Romelli says:

    Sono un nativo della Valle di Scalve e sono anche un appassionato di Mountain Bike. Davanti a questa notizia ripenso immediatamente a una frase di Walter Bonatti letta giusto ieri: “l’orizzonte va coltivato, non va consumato..”. Lo stesso dei desideri. Se mangiamo la montagna, poi cosa sogneremo? La montagna è bella perché non siamo noi, non è il mondo di tutti i giorni, per questo ci riempie l’anima. Riempiamola di noi, del nostro rumore e della montagna non resterà più nulla. Svuotiamoci invece del nostro pieno e lasciamoci riempire dal suo vuoto. E troveremo anche noi stessi…
    Alessandro Romelli, da facebook 17 ottobre 2015 alle ore 9.02

  25. 3
    Guido Azzalea says:

    L’eli-bike c’è almeno da 5 anni.
    Guido Azzalea, da facebook 17 ottobre 2015 ore 8.29

  26. 2
    Fabio Paesani says:

    I turisti, secondo le proprie attitudini, se non ce la fanno con le gambette, devono restare dabbasso.

  27. 1

    L’eli-hunting, ovvero l’utilizzo dell’elicottero per la caccia non è una fantasia, ma è già successo. In inverno in Dolomiti. D’altro canto non sono questi accadimenti a preoccupare seriamente dal punto di vista dei numeri, perchè negli ultimi anni si sta diffondendo nella popolazione anche montana una cultura piuttosto contraria (diciamo fifty-fifty). L’elicottero di cui parlo, non portava i cadaveri di pericolosi orsi sballati, o di lupi assassini di bestiame, o di cinghiali urbanizzati (e quindi impazziti come il 99% degli umani che abitano le metropoli), ma di bestie che vivono (anzi sopravvivono a stento) in alto tra le crode, e non mi pare certo dando fastidio a nessun dabbasso. No, questo triste utilizzo dell’elicottero come elitrasporto delle bestie cacciate è un caso spero davvero limite che rimarrà tale, perchèq uesto “modo” è tabù anche tra molti cacciatori. Non more comments, a parte proporvi la visione di episodio dal film “ghost dog”:

    https://www.youtube.com/watch?v=cgeuC0cihCE

    No, è l’utilizzo dell’elicottero come “facility”, mezzo di trasporto per attività ludiche come quella di questo eli-bike, come l’eli-ski, che sono a potenziale grande diffusione, proprio perchè segue, erroneamente, i “turisti secondo le proprie attitudini” (come dice la persona della pro loco).
    Ma è proprio questo l’errore madornale: pensare ad una economia del territorio che segua le attitudini di una impostazione di competizione (massificata per altro con mostruosa amplificazione degli effetti collaterali). Ma ci potrà essere, per un rifugio alpino, per l’economia montana in generale, un “modello di business” diverso ?!

    Tornando a bomba, vorrei condividere una piccola tassonomia dell’utilizzo dell’elicottero per le attività ludiche, così come già praticata in Italia, riportando fatti accaduti:

    1. Eli-ski: sempre al primo posto delle figate, si portano in quota gli “scialpinisti” che sbarcati dall’elicottero discendono a valle con gli sci o tavole che siano.

    2. Eli-rifugismo: sei dirigente CAI…, vuoi andare a mangiare la polenta in rifugio ma non c’hai voglia di sbattoni e vuoi portarci anche tua nonna ? No problem! Salta in carrozza, il pranzo è servito alla gita sociale per festeggiare la community-de-noartri! Scherzi a parte sta cosa dell’elitrasporto ai rifugi per motivi non seri sta prendendo campo di brutto (fatti accaduti spesso anche in rifugi raggiungibili in meno di 900md).

    3. Eli-bike: mi giunge nuova, ma le potenzialità sono grandiose, visto che la mountain-bike e sue lussuose derivazioni oleo-dinamiche sta prendendo campo: sulle colline che frequento sono “loro” ad essere gli abitanti della domenica. Escursionisti sono minoranza.

    4. Eli-parapendio: stesso concetto dell’eliski, le persone vengono portate su un cucuzzulo con elicottero e da qui si buttano. Fatti succesi.

    5. Eli-caccia: ho già detto.

    6. Eli-panoramismo: il termine l’ho inventato al momento, non mi è riuscito felice: è il trasporto di persone attorno alle vette così, per far godere dell’ “adrenalina” di un volo in elicottero, fare due selfie e via. Non è ipotesi fantasiosa, ma è proposto da agenzie matrimoniali (no, non mi riferisco alla “grande bellezza” dei fatti romani con lanci di rose sulla plebe…), e qui nella mia metropoli sul mare posso garantire di aver visto l’estate scorsa svolazzare microelicotteri privati a far foto panoramiche a qualcosa come meno di 100 md max sopra la testa dei cittadini.

    Dimentico qualche altra figata ?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.