L’ultimo vallone selvaggio

L’ultimo vallone selvaggio
(presentazione a L’ultimo vallone selvaggio, in difesa delle Cime Bianche, di Annamaria Gremmo e Marco Soggetto)

A volte cedo allo sconforto e penso che occuparsi di ambiente, difenderlo perché lo si ama e credere con forza in questa missione sia come assistere al capezzale un malato terminale. Alcuni ambienti sono assai compromessi, negli ultimi decenni l’uomo come un ragno impietoso ha pazientemente tessuto la tela di una lenta distruzione, sempre mascherata in piccoli interventi apparentemente insignificanti ma che sommati assieme stravolgono la natura stessa di un luogo, declassandolo a non-luogo. Altri ambienti invece corrono il pericolo di essere “terminati” con grandi e costose opere che ne determinano la fine in pochi mesi di lavoro.

E questo è proprio il caso del Vallone delle Cime Bianche, al momento intatto ma purtroppo già iscritto, come gli inconsapevoli malati del racconto Sette piani di Dino Buzzati, al piano ospedaliero dei malati terminali.

L’uomo però a volte trova insospettabili energie nella lotta per ciò che ama: dunque, come parenti addolorati e apprensivi accanto al congiunto, non dobbiamo mai perdere la speranza che si verifichi un mutamento di direzione e che la nostra società finalmente si ritrovi in toto ad apprezzare ciò che è naturale e a scartare ciò che sarebbe irrimediabilmente compromesso per nostra colpa.

La battaglia è prima di tutto culturale, anche se le armi legali devono essere affilate e ben attive. Un buon spunto lo sta dando in questo momento la lotta per affermare a livello giuridico il principio dei Beni Comuni, ma purtroppo in Italia siamo ancora ben distanti e la maggior parte pensa ancora che la “valorizzazione” di alcuni luoghi possa tradursi in un bene economico per coloro che questi luoghi abitano. Gli investimenti, anche se a parole promettono, sono in realtà fatti solo per l’interesse dei pochi investitori: e ciò che prima era un Bene Comune di supremo interesse, dopo i lavori e durante lo “sfruttamento” è un qualcosa che non ha alcuna personalità, è solo denaro che scorre, nel flusso dei debiti e dei crediti. Qualcosa su cui il primitivo “proprietario” ha perso ogni diritto e potere. Perché ci si adagia su queste false promesse e si dimentica di fare la vera politica, quella delle comunità ben inserite in un ambiente pressoché intatto che conservi la sua benefica essenza e quelle attrattive per cui è unico a mondo.

L’amore che si legge e si percepisce in quest’opera è immenso. C’è un afflato così grande verso questo solco vallivo privo di strutture e dominato dalle tre bellissime Cime Bianche che non si sente mai il desiderio di situarlo, di paragonarlo a qualcosa d’altro. Perfino il Cervino, del tutto prossimo al vallone, lo si intravvede quasi per sbaglio in una sola fotografia, perché il Vallone delle Cime Bianche non ha alcun bisogno dell’aiuto di fratelli maggiori per essere se stesso. Colpisce la scelta di stampare, in un libro tutto a colori, alcune immagini in bianco e nero, quelle relative all’unico punto già compromesso dai lavori e intaccato dal mega-progetto demenziale che incombe sul letto di questo malato-sanissimo.

Chi ha avuto la fortuna di salire e scendere in quei luoghi non può pensare che gli impianti non lo distruggano radicalmente. Per lui non c’è soluzione intermedia: o salute o morte. Anche la cultura della gente, già assai compromessa, ne subirà un colpo definitivo. Quando ci si accorgerà di questo delittuoso inganno sarà troppo tardi. E la Rocca di Verra, le Cime Bianche, il Grand Tournalin e la Becca di Nana assisteranno impotenti. Chi, come me, si è trovato in quel vallone o nei dintorni immediati, a salire da solo o con qualche compagno, qualche volta ad arrampicare, non può che urlare il proprio amore e la propria indignazione, scongiurando chi vive al di sotto di rigettare quel progetto e considerarne altri del tutto diversi e finora colpevolmente trascurati se non insabbiati.

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L’ultimo vallone selvaggio ultima modifica: 2020-01-18T05:30:31+01:00 da GognaBlog

14 pensieri su “L’ultimo vallone selvaggio”

  1. 14
    Annamaria Gremmo e Marco Soggetto says:

    La serata al CAI Milano del 31 gennaio 2020 è stata davvero molto partecipata e sentita: moltissima gente, molta energia, lungo dibattito alla fine, numerossimi messaggi positivi e di incoraggiamento a continuare.
    Erano presenti anche il Presidente CAI Lombardia e il portavoce del Comitato Tutela Alpe Devero: hanno fatto due ottimi interventi.
    Nel frattempo, dopo l’uscita di questo post, ci sono stati recentissimi sviluppi in Regione Vda: hanno approvato il bilancio e con esso (con un voto di scambio probabilmente) hanno approvato l’ennesimo studio di fattibilità (pazzesco, dato che l’ultimo del 2015 era costato 250.000 di soldi pubblici ed aveva già dato il via libera all’opera). Alcuni partiti che sino ad ora si erano professati a totale difesa del Vallone hanno preferito approvare questo emendamento di “studio di fattibilità” di un impianto in una zona PROTETTA (questa decisione a loro parere apre la Regione al dialogo con i “cittadini”) piuttosto che combattere per stralciare totalmente la proposta di collegamento funiviario dal Defr (giustificando tale posizione dicendo che comunque non ci sarebbero stati i numeri sufficienti per stralciarlo e che le dichiarazioni di “principio” in sostanza non pagano …).
    Risultato: faranno le valutazioni e le decisioni saranno prese entro fine 2021. Non è una grande notizia, anzi. I grandi fautori del Collegamento Bertschy e Chatrian probabilmente si stanno sfregando le mani. Per loro è l’avvio del progetto, servito probabilmente su un piatto d’argento. Nessuno di loro cita la ZPS (stranamente…).
    Noi non molliamo.

  2. 13
    Roberto Pasini says:

    Molte persone ieri sera al CAI Milano, desiderose di fare qualcosa di concreto in difesa del Vallone delle Cime Bianche. La battaglia non sarà facile. In Valle il progetto dell’impianto gode di molti consensi. E’ tuttavia incoraggiante il precedente del successo della marcia silenziosa  dei 6000 di settimana contro il progetto di riduzione del Parco della Lessinia che ha portato al ritiro della delibera della regione Veneto. La testimonianza di chi è impegnato nella difesa dell’Alpe Devero ha fornito utili indicazioni su come procedere. Gli organizzatori hanno indicato i prossimi passi:
    1. Continuare ed estendere l’attività di informazione sul problema, poco conosciuto al di fuori della VdA
    2. Creare un comitato coinvolgendo più associazioni e allargare il più possibile il consenso e la mobilitazione
    3. Raccogliere fondi attraverso internet
    4. Iniziare una battaglia legale affidandosi ad uno studio legale e utilizzando tutti gli spazi consentiti dalla legislazione nazionale ed europea
    5. Studiare la fattibilità di azioni a grande visibilità come la marcia per la Lessinia
    Chi è interessato potrà seguire gli sviluppi ulteriori sul sito varasc.it
    Intanto chi vuole può andare a visitare questo posto bellissimo. Attenzione però alle valanghe. Se non si conosce bene il terreno è forse meglio aspettare la primavera e il disgelo. 

  3. 12
    GognaBlog says:

    La sera del 31 gennaio 2020 nella sede del CAI Milano, gli autori Annamaria Gremmo e Marco Soggetto presenteranno il libro “L’ultimo vallone selvaggio”, dedicato al Vallone delle Cime Bianche.
    Nel corso della serata sarà possibile discutere su ciò che si fa e si può fare per preservare il vallone intatto.
    Qui sotto è il link al quale è possibile scaricare la locandina dell’evento:
    https://drive.google.com/file/d/1-9-buiIA8-EM4ZmuIzGtevxEoK2bMM7x/view?usp=sharing
    Questa è la scaletta della serata:
    “Il problema delle Cime Bianche”: slideshow a cura di Marco Soggetto. Con una breve presentazione, Marco introduce il Vallone nella sua unicità e il problema che incombe su di esso.
    Segue video di due minuti: “CIO’ CHE È GIA’ SUCCESSO E NON PUO’ ESSERE CAMBIATO”, che mostra la triste e irreversibile condizione ai due Colli.
    Introduzione al video seguente a cura di Annamaria Gremmo.
    Secondo video: “IL PARADISO DELLE CIME BIANCHE” a cura di Annamaria Gremmo e Marco Soggetto. Un breve video che porta il pubblico dentro al Vallone, nei suoi angoli più belli, durante le quattro stagioni, attraverso le immagini di innumerevoli salite.
    “L’importanza di preservare il paesaggio naturale e culturale: da Saint Jacques al Colle Nord”, a cura di Francesco Sisti. Una proiezione di circa 20 immagini commentate dal fotografo e filtrate attraverso la sua sensibilità.
    Introduzione al video: “WINTER TALE: Tracce”, a cura di Marco Soggetto e Annamaria Gremmo. Un video interamente inedito di tre minuti porta il pubblico a scoprire la salita invernale nel Vallone.
    Introduzione al quarto video: “Cime Bianche. Il giardino segreto” a cura di Annamaria Gremmo. Un video di due minuti porta il pubblico a scoprire il Vallone attraverso una prospettiva diversa: quella dei suoi stupendi fiori alpini.
    Lettura della famosa “Preghiera” di Jane Goodall, a cura di Annamaria Gremmo, e introduzione all’ultimo video.
    Video “CIME BIANCHE un progetto fotografico di Conservazione”, un video che in due minuti riassume il progetto fotografico e presenta il volume a esso dedicato.
    Conclusione della serata: domande, discussione.

  4. 11
    Roberto Pasini says:

    Dove si può scaricare una locandina/invito dell’evento del 31 a Milano? Vorrei metterne una copia nella palestra che frequento (Rockspot di Via Fantoli).

  5. 10
    Varasc.it says:

    Realizzare il collegamento tra i comprensori di Cervinia e Monterosa”.
    Un giorno infausto, per chi ama il Vallone delle Cime Bianche e ha a cuore la sua conservazione.
    Oggi pomeriggio la Seconda Commissione del Consiglio Valle ha approvato il “Documento di Economia e Finanza Regionale (DEFR) per il triennio 2020-2022”:

    https://www.bobine.tv/…/valle-aosta-regione-autonoma-comm…/…

    Qui su Varasc.it ne avevamo già parlato, ai primi di gennaio. Questo è il documento programmatico che, a pagina 100, prevede ipso facto la costruzione di un impianto funiviario attraverso l’intero Vallone delle Cime Bianche.
    Viene qui riproposto, brevemente, per sottolineare la gravità di questo nuovo passo – il primo, probabilmente, verso l’attacco inaudito a una zona protetta e a un ecosistema alpino di raro valore, ancora perfettamente intatto e ben custodito.
    Probabilmente, ironia della sorte, con denaro pubblico.
    Parleremo anche di questo nuovo sviluppo il 31 gennaio alle ore 21.00, ospiti del CAI Milano, e in tutti gli appuntamenti successivi.

    Fate girare la voce, leggete e condividete, è importante che tutto ciò si sappia.

    “Parlarne, farne parlare, non permettere che questo scempio possa passare sotto silenzio”.

  6. 9
    Giorgio Vittorio Dal Piaz says:

    Benemerita iniziativa, Alessandro, sollevare il problema attraverso il libro di Gremmo & Soggetto; ottima la tua presentazione.
    La battaglia probabilmente è persa perché molti operatori locali pensano ad un vantaggio economico attuale, dimenticando cosa il climate warming prospetta per i loro nipoti (se la cosa interessa se ne può parlare). 
    (Scusami se con taglia e cuci ho cambiato spesso corpo, font e colore, ma non so fare di meglio: se vuoi e puoi, fallo tu)
    Oggetto : Vi segnalo un convegno sull’argomento (2019)
    Sabato 29 Giugno dello scorso anno si è tenuto nel salone Monterosa di  Ayas-Champoluc il convegno
    “VIVERE LE ALPI … E IL LORO FUTURO cos’è cambiato, cosa cambia”
    Aggiornamento Nazionale CAI TAM 2019
    CAI TAM – Commissione Centrale per la Tutela dell’Ambiente Montano
     
    In collaborazione con TAM LPV (area ligure, piemontese, valdostana) e Gruppi Regionali CAI Valle d’Aosta, Piemonte e Liguria.
    Perfettamente organizzato da Marcello Dondeynaz
    Allego stralcio della locandina con il programma

    PROGRAMMA CONVEGNO
    9.00 ACCOGLIENZA E REGISTRAZIONE PARTECIPANTI
    9.25 SALUTI ISTITUZIONALI
    Vincenzo TORTI, Presidente generale del CAI
    9.40 VIDEOMESSAGGIO DEL MINISTRO DELL’AMBIENTE (in attesa di conferma)
    9.45 INTRODUZIONE
    Marcello DONDEYNAZ, Commissione CAI TAM LPV
    10.00 CAMBIAMENTI CLIMATICI, QUANTO TEMPO ABBIAMO?
    Antonello PROVENZALE, CNR Istituto di Geoscienze e Georisorse Pisa
    10.20 L’EVOLUZIONE DEL TURISMO E DEL MERCATO DELLO SCI SULLE ALPI.
    Enrico CAMANNI, scrittore, giornalista, alpinista.
    Massimo GIRARDI, Presidente dell’Associazione Transdolomites (TN)
    10.50 I CONTI ECONOMICI E AMBIENTALI DELL’INNEVAMENTO ARTIFICIALE.
    Vanda BONARDO e Claudia APOSTOLO, Legambiente Alpi
    11.20 COORDINATE GIURIDICHE DELLA DIFESA DELLA NATURA E DEL PAESAGGIO.
    Bruno TONOLETTI, professore ordinario di Diritto Amministrativo all’Università di Pavia
    11.40 DAL VALLONE DELLE CIME BIANCHE AL CIRCO DI VERRA: PROSPETTIVE DI UN GEOPARCO.
    Giorgio Vittorio DAL PIAZ, già professore ordinario di Geologia all’Università di Padova, Accademia delle Scienze di Torino
    12.00 IL COMPLESSO DEI “MICASCISTI ECLOGITICI” DELLA VALLE DEL LYS: UN’UNITÀ GEOLOGICA DI ESTREMO INTERESSE SCIENTIFICO.
    Roberto COMPAGNONI, Professore emerito di Petrografia all’Università di Torino, Accademia delle Scienze di Torino
    12.20 DAI BERGSTEIGERDÖRFER IN AUSTRIA AI VILLAGGI DEGLI ALPINISTI IN ITALIA.
    Liliana DAGOSTIN, Club Alpino Austriaco Alleris PIZZUT, Consigliere Centrale Club Alpino Italiano
    12.50 DOMANDE
    PAUSA BUFFET
    14.15 COMUNICAZIONI DALLA MONTAGNA ITALIANA,
    CON 8/10’ A INTERVENTO DIBATTITO E APPROVAZIONE DOCUMENTO
    AGGIORNAMENTO
    16.30 CONCLUSIONI
    Filippo DI DONATO, Presidente CCTAM
    Domenica 30: “Sentieri per conoscere il Vallone delle Mie Bianche”, escursione da St Jacques al Colle delle Cime Bianche
     
    DOCUMENTO CONCLUSIVO
    del convegno “VIVERE LE ALPI … E IL LORO FUTURO”
     
    A conclusione del Convegno pubblico, svoltosi a Ayas/Champoluc il 29 giugno 2019 a cura
    del Club Alpino Italiano – Commissione Centrale Tutela Ambiente Montano, gli Operatori CAI e il Pubblico riuniti esprimono il proprio pensiero e convengono su quanto segue:
    – La progressiva e costante evoluzione dei cambiamenti climatici produce già, e in futuro causerà ancor di più, documentati effetti negativi sul delicato “sistema” delle Alpi.
    – Le popolazioni residenti sulle Alpi svolgono la fondamentale funzione di presidio del territorio, sovente in una situazione socio-economica di marginalità, specie nelle aree di media montagna. Sulle Alpi si svolgono innumerevoli attività del tempo libero, escursionistiche, alpinistiche, sportive, ricreative e rigenerative ancora soggette a forte stagionalità.
    – Le attività legate agli sport invernali, che hanno rappresentato e rappresentano ancora un modello di sviluppo fortemente sostenuto da finanziamenti pubblici, stanno subendo in maniera evidente gli effetti negativi dei cambiamenti climatici, in primis per quel che attiene a tempi e quantità delle precipitazioni nevose.
    – Per fronteggiare tale situazione si stanno realizzando impianti di risalita a quote progressivamente maggiori, associandovi impianti d’innevamento artificiale e relativi bacini di raccolta e accumulo delle acque.
    – Stanno consolidandosi nuove modalità di fruizione della Montagna attraverso la promozione di attività e manifestazioni di largo impatto mediatico a sfondo
    spettacolare, volendo replicare in quota le attività ludiche tipiche delle metropoli.
    – In una logica di puro marketing aggressivo, sono in costante e progressiva fase di progettazione e/o realizzazione impianti di collegamento a fune fra i vari comprensori secondo una logica antitetica allo sviluppo sostenibile (Cime Bianche, Avvicinare le Montagne, Comelico, Corno alle Scale, Campo Felice, ecc).
    – Questa progressione in alto, in lungo e in largo impatta e frammenta habitat di elevato pregio naturalistico e conservazionistico, di fatto impoverendo il valore del Patrimonio Naturale insito ed espresso da quei luoghi.
    – Insistono, infatti, sulle Alpi e sull’Appennino numerosi e differenziati Siti della Rete europea Natura 2000 la cui funzione primaria è la conservazione della biodiversità animale e vegetale.
    Richiamano con determinazione quanto riportato nei documenti statutari CAI e nelle linee d’indirizzo e di autoregolamentazione CAI “Nuovo Bidecalogo” in materia di ambiente e tutela del paesaggio, in particolare il punto 1) la montagna e le aree protette, 2) il territorio, il paesaggio, il suolo e il punto 4) il turismo in Montagna.
    Richiedono un impegno sempre maggiore del Governo, delle Regioni e dei Comuni per la messa in atto di politiche del Territorio, nello specifico per quello alpino e quello appenninico, che siano in linea e facilitino il raggiungimento degli obiettivi derivanti da Trattati e Convenzioni internazionali volti a garantire la conservazione e la corretta gestione degli ecosistemi montani. In tal senso il CAI è impegnato, quale aderente,all’interno dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile con gli obiettivi strategici di Agenda 2030 e i punti della Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS).
    Ritengono urgente una revisione delle politiche di ulteriore aggressione, consumo e banalizzazione della montagna, rispettando anzitutto le norme speciali di tutela e operando per imboccare nuove strade di valorizzazione delle Terre Alte, della loro cultura, dei loro prodotti, dell’ambiente, del paesaggio, delle unicità e delle risorse durature che ogni valle può vantare.
    Sollecitano la valorizzazione dei Servizi ecosistemici forniti dalla montagna, di cui al collegato ambientale della Legge 221/2015.
    Si rivolgono al Consiglio Direttivo Centrale del CAI, al Consiglio Centrale di Indirizzo e Controllo e ai Direttivi dei Gruppi Regionali, affinché, attraverso l’impegno dei Soci, delle Sezioni e degli Organi Tecnici sia esteso il monitoraggio del territorio alpino, con un processo di coinvolgimento delle comunità locali, per prevenire nuovi progetti distruttivi e affinché, prendendo spunto dalle numerose “buone pratiche” diffuse sul territorio, quasi sempre grazie all’impegno diretto di Giovani, si operi per una Montagna espressione di coesione sociale e territoriale, fonte di qualità di vita e dignità per chi vi abita, occasione di incontro e scambio con chi la frequenta.
     
    Ayas/Champoluc , 29 giugno 2019
     
    Mi ero occupato del vallone nel seguente volume:
    DalPiaz G.V., 1992. Le Alpi dal M. Bianco al Lago Maggiore. II Volume: 
    97 escursioni a piedi. GuideGeol. Regionali, BE-MA Milano, 209 pp., 113 figg.
    Itinerario L13 –Da St. Jacques al Colle delle Cime Bianche: un vallone da salvaguardare con un parco naturale.
    “Lungo, ampio ed ancora incontaminato, il vallone delle Cime Bianche si estende a NW di St. Jacques fino allo spartiacque tra la Valle d’Ayas e la Valtournenche. Questo magnifico ambiente naturale rischia di essere distrutto poiché è il segmento mancante di un gigantesco carosello di impianti sciistici che, se completato, potrebbe collegare Alagna Valsesia a Cervinia, attraverso le alte valli di Gressoney e d’Ayas”.  
    Concludendo l’intervento a Champoluc, avevo detto “rimane attuale quanto scritto nel 1992 a p. 139 della guida” : 
    “Confidiamochesia difesa la sua preziosa verginità con la creazione di un parco naturale; la sua salvaguardia è richiesta dai fenomeni geologici e naturalistici di straordinario interesse presenti nella zona”.
    Il vallone delle Cime Bianche può essere un geositodi grande pregio della Valle d’Aosta, regione che a sua volta occupa un ruolo molto importante nella geologiae nella storia geologica delle Alpi occidentali.

  7. 8
    Alberto Benassi says:

    Quello che mi domando è come certi personaggi, che sono nella catena comando, non riescano a capire che preservare la naturalezza di  certi luoghi, oramai rari per non dire unici, è una ricchezza per per tutti.
    È un patrimonio comune da tramandare alle prossime generazioni.
    Invece vedono solo la speculazione che possono fare.
    Solamente  miopia  ed egoismo.

  8. 7
    Roberto Pasini says:

    Bisogna che qualcuno che ha conoscenza diretta della faccenda prenda in mano il pallino e ci guidi con indicazioni concrete su cosa possiamo fare. Penso ci sia una grande disponibilità tra i lettori a impegnarsi per questa giusta causa. Come è stato detto ci vorrebbe anche un piano per creare consenso e pressione. Se davvero il pericolo è imminente sarebbe un peccato che la cosa fosse lasciata cadere dopo il lancio iniziale. Io direi davvero “Litigare meno (vedi 200 interventi sul tema PM) e agire di più” . Qualche persona di buona volontà si faccia dunque avanti e molti di noi lo seguiranno. Ne sono sicuro. Per evitare di intasare il blog si potrebbe anche creare un link esterno per gestire la parte organizzativa. Forza.

  9. 6
    Egidio Bona says:

    Complimenti ad Anna Maria Gremmo e a Marco Soggetto per il loro impegno per cercare di preservare questo splendido vallone. Se il progetto di realizzazione degli impianti andasse in porto, sarebbe l’ennesima sconfitta per l’ambiente naturale della montagna che troppi, a parole, solo a parole, affermano di voler tutelare comportandosi in realtà in modo contrario.  

  10. 5
    Paolo Sebastiani says:

    Chi deve decidere e quando lo farà? Possiamo  andare da lui a testimoniare con una grande mobilitazione? C’è già in corso una raccolta di firme? Le associazioni ambientaliste se ne stanno occupando? 

  11. 4
    Darinka Gostisa says:

    Ho già visto morire la conca del Breuil, con la costruzione del muraglione paravalanghe dopo la distruzione di alcuni edifici situati in zona valanghe. L’assurdità dei fatti non ha bisogno di essere commentata. Cervinia non è mai stata un esempio di rispetto dei luoghi, ma la conca del Cervino è ancora nei miei pensieri per i prati punteggiati di genziane e alla sera per i fischi delle marmotte e i campanacci delle mucche nel canale sotto al Plain Maison. Si sciava lungo due sole direttrici, rispetto all’unica funivia che saliva al Plateau Rosà : i pianori sotto al colle del Teodulo e l’unica pista lunga più di 10 km che tornava a valle dal Ventina. Non vado più al Breuil. Da 25 anni preferisco la valle di Ayas…dove si trova anche il vallone delle Cime Bianche. Appunto 

  12. 3
    Matteo says:

    In realtà non è selvaggio perché abbondantemente antropizzato da molto tempo, con i resti di una cakchera del 1700, alpeggi purtroppo in avanzato stato di distruzione, un bivacco, sentieri. Però è una antropizzazione “dolce” e il vallone è sempre solitario e bellissimo anche in pieno agosto, perché impone chilometraggi e dislivelli importanti.
    Consiglio a di percorrerlo tutto in una bella giornata d’estate fino al colle superiore. E’ una bellissima gita e permette di toccara con mano (con una certa brutalità) cosa diventerà se il progetto andasse in porto

  13. 2
    Enri says:

    Il vallone e’ certamente da preservare, ancor piu’ in un’area che invece non lo e’ piu’, tra l’altro in zona si era letto che sarebbe stato realizzato anche il collegamento plateau rousa-piccolo cervino con funivia, quindi sarebbe davvero da fare il massimo per evitare che gli ultimi angoli selvaggi di questa zona, comunque splendida, finiscano sotto i ferri degli skilift…
    cosa si puo’ fare concretamente?

  14. 1
    Alberto Benassi says:

    già…”L’ultimo vallone selvagio” mica è ammissbile che ci possa ancora essere un vallone selvaggio nella nostra civilissima società della crescita .
    Quindi sotto alla conquista di questa landa ancora desolata, civiliziamola. Facciamola entrare nel meccanismo della crescita del PIL.
    Questo meccanismo economico che non si accontenta, che fagocita tutto, che non è disposto ad avere un limite.
     

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