Manitua

Riprendiamo qui, pubblicato a suo tempo (28 settembre 2010) su iBorderline, un bel post di Carlo Caccia sull’improvviso successo che ebbe nell’estate 2010 la via Manitua sulla parete nord delle Grandes Jorasses. Lo facciamo perché lo riteniamo un bellissimo esempio di come andrebbe sempre fatta la comunicazione alpinistica.

Tre francesi, tre catalani e tre grandi salite
di Carlo Caccia

A volte, per scatenare l’immaginazione, basta una didascalia. Sentite questa, ad esempio: «Grandes Jorasses, parete nord: un mito nella storia dell’alpinismo e anche il simbolo di un certo modo di intendere l’alpinismo stesso, attività dalle forti componenti psicologiche ed emotive e, proprio per questo, sempre vivo e vitale. Come i suoi due grandi protagonisti, la montagna e l’uomo» (La montagna. Grande enciclopedia illustrata, Istituto Geografico De Agostini, Novara 1975-77, vol. I, p. 20). E il mito, quel mito continua: dalla “corsa” degli anni Trenta del Novecento, chiusa col sigillo di Cassin, Tizzoni ed Esposito, la parete regina del Monte Bianco non ha perso una briciola di smalto. Anche perché lassù, verso le Punte Walker, Whymper e Croz, si levano itinerari grandiosi: monumenti alpinistici che, con la loro manciata di ripetizioni, si contendono periodicamente la luce dei riflettori.
Nel 2007, ad esempio, l’attenzione fu soprattutto per la Serge Gousseault e per No siesta, ripetute tre volte ciascuna mentre pochi mesi fa, grazie a Sébastien Bohin, Sébastien Ratel e Cédric Périllat, è stata Manitua a far parlare di sé. E oggi è ancora lei, la “supervia” (1100 m, 6c, A3+ e 70°) firmata in solitaria dall’8 al 10 luglio 1991 sullo Sperone Croz dal visionario Slavko Svetičič, a meritare più di qualche riga. Il perché è presto detto: durante l’estate scorsa, da sette che erano, le ascensioni di quel capolavoro sono passate a dieci. Le danze hanno preso il via in luglio quando, in due giorni, Manitua è stata salita dai francesi Frédéric Gentet e Stéphane Roguet. Tra il 25 e il 27 agosto è stato quindi il turno di un altro francese, Hélias Millerioux, con il catalano Ferrán Martínez mentre nei primissimi giorni di settembre, come due lampi, sullo “scudo” dello Sperone Croz sono passati Oriol Baró e Sidarta Gallego, anche loro catalani.

Il grande numero di vie sulla parete nord delle Grandes Jorasses. Manitua è quella segnata un arancio sulle sperone Croz

La lista completa delle salite di Manitua, compilata con l’aiuto di Agustín Castiella e Ferrán Martínez, è dunque la seguente:

1ª. Slavko Svetičič (Slovenia) in solitaria, 8-10 luglio 1991;
2ª. Jacek Fluder, Janusz Golob, Stanislas Piecuch e Bogdan Samborski (Polonia), 7-11 marzo 1993 (prima invernale);
3ª. Marek Holeček e Tomáš Rinn (Repubblica Ceca), 1997;
4ª. Viktor Igolkin e Yuri Oleynikov (Russia), fine giugno 1998;
5ª. Sergey Tarassov e Vladimir Starov (Russia), luglio 1998, in tre giorni (subito dopo, in due giorni e mezzo, gli stessi hanno messo a segno anche la quinta salita di No siesta);
6ª. Benoît Drouillat, Pascal Ducroz (Francia) e Vanessa François (Belgio), 19-24 febbraio 2008 (seconda invernale e prima femminile);
7ª. Sébastien Bohin, Sébastien Ratel e Cédric Périllat (Francia), 16-19 marzo 2010 (terza invernale);
8ª. Frédéric Gentet e Stéphane Roguet (Francia), luglio 2010, in due giorni;
9ª. Hélias Millerioux (Francia) e Ferrán Martínez (Spagna), 25-27 agosto 2010;
10ª. Oriol Baró e Sidarta Gallego (Spagna), settembre 2010.

Da notare le ben tre ripetizioni invernali, il decennio di “silenzio” tra le due salite realizzate nel 1998 in occasione del campionato russo di alpinismo e quella (invernale) del 2008 e, infine, le nazionalità dei ripetitori tra cui figurano ben otto francesi (arrivati però “in ritardo”, quattro salite), quattro polacchi (una salita), quattro russi (due salite), tre spagnoli (due salite), due cechi (una salita) e una belga.

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Manitua ultima modifica: 2017-06-16T06:02:36+02:00 da GognaBlog

2 pensieri su “Manitua”

  1. 2
    Fabio Bertoncelli says:

    Ammetto di essere all’antica (mi sono formato sulle stupende guide di Gino Buscaini), però tutte quelle vie, a brevissima distanza l’una dall’altra, mi sembrano in numero esagerato.
    Per esempio, che significato ha la n. 1?
    Che differenza esiste tra la 27 e la 28? Una non è una variante dell’altra?
    Comunque, si tratta pur sempre di alpinismo classico, il mio preferito.
    … … …
    In compenso, suggerisco a chi ne sia capace di percorrere il filo dello spigolo che scende proprio dal punto culminante della Punta Margherita, tra luce e ombra. Auguri!

  2. 1
    Paolo panzeri says:

    Anche qualche italiano è andato oltre le grandi difficoltà senza arrivare sulla cima per il cattivo tempo …….. E scendendo….
    Ma non vogliono che si dica: via non completata!

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