Marmo, morte e distruzione

Sono in totale quattro (più editoriale in copertina) le pagine dedicate dal quotidiano La Nazione del 30 agosto alle Alpi Apuane. Non era mai successo che su un quotidiano diffuso a livello nazionale il problema Apuane fosse trattato con tanto rilievo. Per questo motivo abbiamo ritenuto importante dare all’editoriale il rilievo che merita. Paolo Marchi (di Salviamo le Alpi Apuane) commenta: “… finalmente, un giornalista, Marzio Pelù, dice veramente come stanno le cose in relazione alla monocultura del marmo… Sono rimasto letteralmente impressionato per quanto viene affermato. Noi di Salviamo le Alpi Apuane, assieme ad altri amici, gruppi e associazioni, sono anni che ripetiamo, informiamo, consigliamo, dicendo le stesse cose che vengono scritte stamani“.

Marzio Pelù
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Marmo, morte e distruzione
di Marzio Pelù (dalla rubrica Buona domenica, editoriale di La Nazione 30 agosto 2015)

Oggi avremmo voluto scrivere di ciò che di bello ha dato la nostra terra in termini culturali: in particolare, del musicista Dante Fermo Marchetti al quale la città di Massa (leggi: il concittadino Franco Frediani con altri amici) ha finalmente dedicato una lapide; e del professor Alberto Dell’Arsina e della necessità di celebrare a dovere la sua storica Scuola di Musica magari in quelle stesse sale di Palazzo Ducale dove per decenni si sono svolti i saggi di centinaia di giovanissimi massesi. Ma la cronaca ci impone altre scelte.

Stavamo lavorando proprio a un servizio sulle cave e sulle Apuane, quando è arrivata la tragica notizia della morte di un operaio a Colonnata. Così alle pagine 4 e 5 si sono aggiunte la 2 e la 3 che raccontano dell’ennesimo infortunio in una cava di marmo: il 1.258° negli ultimi dieci anni (significa uno ogni tre giorni, NdR). Sì, avete letto bene: milleduecentocinquantotto infortuni in dieci anni, otto dei quali mortali. L’ultimo, quello al ieri (a Brunello Maggiani, NdR).

Forze politiche, sindacati e imprese devono stringere un nuovo patto per la sicurezza e devono tornare ad affrontare il tema con serietà e zelo, con impegno prioritario e costante” ha detto il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, appena appresa la notizia.

“Un nuovo patto”, quindi, ha detto il governatore Rossi. Io faccio questo lavoro da vent’anni e da vent’anni sento parlare di “patti”, “protocolli”, “accordi”… ma non è mai cambiato mai nulla! Non è che bisogna ripensare radicalmente il sistema-cave?

Come si fa, ancora, a non vedere che è un sistema che, così com’è strutturato, causa morte (come potete leggere qui a fianco…) e distruzione (alle pagine 4 e 5)? E che oltretutto non genera beneficio comune alcuno? Infatti, a quanti giova? Se il prezzo da pagare è così alto, fra vite umane spezzate o rovinate (c’è chi muore, ma c’è anche chi perde braccia e/o gambe in quegli infortuni e magari nemmeno si viene a sapere, non dimentichiamolo), fra montagne irrimediabilmente distrutte e fiumi uccisi dalla marmettola, equilibrio idrogeologico perduto forse per sempre… vale davvero la pena continuare così? Ma perché? E per chi?

È ancora sostenibile, nel 2015, sventrare le montagne (s)vendendole a blocchi che non vengono ormai più nemmeno lavorati nel territorio che beatamente se ne priva come se niente fosse? Possibile che un settore straricco come quello lapideo non debba rendere quantomeno benestante la popolazione che subisce quotidianamente incalcolabili danni umani, sociali e ambientali?

Possibile che gli enti locali (res publica, ricordate?!?) si ostinino a non pretendere di più da chi “detiene” le nostre montagne, in modo da pretendere di meno dai normali contribuenti?

E soprattutto: possibile che nel 2015 si muoia ancora di lavoro?

Domande, domande, domande che resteranno, come sempre, senza risposta. Intendendo per risposta qualcosa di concreto. Non l’ennesimo “patto”.

Ai posteri l’ardua sentenza, verrebbe da dire. Ma i posteri sono i nostri figli e i nostri nipoti. E lasceremo loro soltanto macerie. In tutti i sensi.

marzio.pelu@lanazione.net

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Marmo, morte e distruzione ultima modifica: 2015-09-09T06:00:38+02:00 da GognaBlog

10 pensieri su “Marmo, morte e distruzione”

  1. 10

    Essere sulla cima della Pania della Croce con i ramponi che fanno crick sul ghiaccietto e vedere il mar Tirreno lassotto luccicare al sole, fa sembrare le piramidi robetta, al confronto… 🙂

  2. 9
    Alberto Benassi says:

    “…….queste sarebbero state montagne come ce ne sono a centinaia, e infinitamente inferiori come valore paesaggistico rispetto alle Dolomiti o all’Himalaya“.

    Caro Sig. Giuseppe Baccioli, invece di guardare sempre e solo il tuo portafoglio hai provato, magari salendo qualche cima apuana, a guardarti intorno……Cosa vedi?

    “Sotto i piedi la neve , da una parte le montagne, dall’altra il mare” . Hai mai provato a vedere questo….?

    Come fai a dire che sono montagne come tante altre e infinitamente inferiori…..INFERIORI????

    Caro Sig. Baccioli queste sono montagne UNICHE !! Di una belle unica.

    Quando la miopia è totale si ragiona come te Sig. Baccioli. Gente come te Sig. Baccioli che non sa cosa sia la bellezza.

  3. 8

    «Cave, valore estetico come le Piramidi» !
    .
    Intervista al “National Geographic” ? No pare non essere uno scherzo.
    Le parole di Giuseppe Baccioli raggiungo inaspetatte vette parossistiche (vedi bell’articolo di David Chiappuella: http://iltirreno.gelocal.it/massa/cronaca/2015/10/11/news/escavazione-selvaggia-il-caso-e-sempre-piu-nazionale-1.12248350).
    Interessante questo passaggio:
    «Negli ultimi cinquant’anni -scrive Daniela Cavini su “Sette”- è stata estratta la stessa quantità di marmo che è stata prelevata nei precedenti duemila. Si sa che nel 1950 cadevano 195.000 tonnellate di marmo l’anno, ed oggi si parla di milioni. Oggi l’affare che sta smontando le montagne è quello della polverizzazione delle scorie».
    .
    Quindi si se la montagne si potesso mangiare, ne faremmo polvere e ce la mageremmo, noi uomini-virus di sto pianeta, direbbe Werner Herzog. potremmo addirittura arrivare a questo un domani: le pialliamo per mangiarcele, per farne dentifricio o proteine commestibili magari, le montagne, ce ne faremo vestiti magari (http://blog.startupitalia.eu/veromarmo-fili-pari-alice-zantedeschi/) e godremo della bellezza della pietra stagliuzzata, avanzi del cadavere di cui ci siamo nutriti.
    Una realtà orrorifica.
    .
    Tra le motivazioni del capitalismo glocal poteva esserci di tutto e di più, ma la motivazione ESTETICA poi, è guizzo geniale, colmo stupefacente! L’etica è ribaltata ad arte ed al solito mi salta in mente la povera Leni Riefenstahl… mi farebbe piacere cosa ne pensa Franco Barattini (http://www.banff.it/il-capo-the-chief/) di tutto questo.
    .
    Ma subito tralasciato l’istante di “imbarazzo”, la mossa tocca a noi ed è questa:
    Si! CAVALCHIAMO L’ONDA!
    Si! SIAMO D’ACCORDO!
    Diciamo anche noi “ambientalisti” che le Cave delle Alpi Apuane, sono valore estetico come le Piramidi! Facciamone la nostra bandiera, peroriamo la causa delle Apuane come patrimonio dell’umanità, UNESCO e chi ne ha pià ne metta! Come le Piramidi!
    Poi quindi, subito fuori dalle palle le ruspe!
    .
    Le cave sono come le piramidi!
    LE CAVE SONO COME LE PIRAMIDI!
    QUINDI:
    .
    Staremo a guardare la pietra intagliata con gli occhi pieni di meraviglia, nel silenzio della montagna sanguinante di marmo. Un silenzio di tomba, perchè la macchine scavatrici non ci saranno più. Incubo del passato. Ora solo turisti a fotografare gli scorci squadrati, cineasti a vivisezionare i monoliti imbronciati.
    I nostri occhi pieni di appagamento però. La contemplazione egoica del creato, direbbe un mio vecchio amico.
    La grande bellezza.

  4. 7
    Rosalba Lepore says:

    Se non ci fossero state le cave con il bianco dei ravaneti, gli squarci nella montagna opera dell’uomo, queste sarebbero state montagne come ce ne sono a centinaia, e infinitamente inferiori come valore paesaggistico rispetto alle Dolomiti o all’Himalaya“.
    Citazione di Giuseppe Baccioli, ex presidente di Assindustria Massa Carrara, intervista al National Geografic Magazine.
    Rosalba Lepore, da facebook 17 ottobre 2015 alle ore 23.36

  5. 6
    Fabio Baroni says:

    Molto si sta muovendo -immensamente di più di quanto appare sui giornali – nelle Alpi Apuane. Cambia la prospettiva: forte e compatto il fronte ambientalista (salvo le solite, solitarie fughe in avanti o qualche estremismo inutile) forte, ovviamente, ma, per la prima volta, preoccupato il fronte delle cave. Non era mai stato così. Si muovono magistratura, giornali, sindaci, la stessa politica ma, anche, oggi, una parte della popolazione. Non c’è più il tabù. A 5 anni dalla nascita del movimento Salviamo le Apuane è una grande soddisfazione.
    Fabio Baroni, da facebook 10 settembre 2015

  6. 5
    rosalba lepore says:

    Un intero territorio modellato, costruito, sfruttato, adattato alla monocoltura del marmo. Un’intera popolazione tenuta sotto scacco da un’attivita’ estrattiva che fa della sua storicità il laccio mortale con il quale tiene sogiogati i cittadini , da sempre in lotta per la conquista di un posto di lavoro. L’oro bianco ha fatto della provincia di Massa Carrara una delle ultime province d’Italia per quanto riguarda gli indicatori della ricchezza pro capite, della cultura, delle infrastrutture, della qualita’ della vita: Una zona di confine , bordeline per la legalità, dove gli intrecci micidiali tra poverta’ economica, anemia culturale, disistima e crescita dell’omertà e della cultura dell’illegalità, hanno favorito attività impattanti e pericolose come i rifiuti, i trasporti, le cave, l’industria chimica.

  7. 4

    Anch’io sono totalmente d’accordo con quanto dice Eros Tetti. Ed è la parola “lapideo” di Marzio Pelù, che mi ha fatto ragionare sull’assurdità di questo sfruttamento “minerario” nostrano.
    .
    Tutto questo inferno di marmo e di miseria a cosa serve infine ?
    A fare lapidi “made in Italy” ?
    A fare arredamenti d’interno per miliardari degli emirati arabi o Russia che sia ?
    .
    Nel lungo termine, ancora una volta bisogna iniziare na lotta culturale sull’eliminare la “causa” cioè divulgare una cultura che stigmatizzi l’utilizzo della pietra (preziosa), il marmo in questo caso, per la decorazione di manufatti umani, che ha come “effetto” un’assurdo assassinio di pietre e minatori. Un pò come l’animalismo, cioè un movimento che propone l’etica della protezione delle specie animali viventi, è necessario anche un “pietrismo”: l’etica della protezione degli esseri inorganici: le pietre, l’aria, l’acqua.

  8. 3
    Alberto Benassi says:

    Sono apuano qui abito, vivo, arrampico, cammino.

    Come non essere d’accordo con Eros Tetti.

    Mi viene da piangere a vedere queste stupende montagne , questi bellissimi luoghi ogni giorno subire una devastazione continua.

    La nostra terra è stata Svenduta ai Bin Laden.

    il problema che questa gente apuana non ci crede.

  9. 2
    adriano campardo says:

    Pienamente in sintonia con Eros Tetti, uno sguardo, il suo, lucido e reale sulla devastazione continua ed incessante di questo territorio:
    Questo tutto a vantaggio di poche persone…e i cavatori rimasti che la difendono come indispensabile per vivere.
    Non è cosi, cosi per pochi soldi si stanno fottendo il futuro e la salute dei propri figli.

  10. 1
    Eros Tetti says:

    Una riflessione a caldo dopo l’ennesimo incidente alle cave, uno sfogo dettato dalla frustrazione di vedere l’ennesima famiglia violentata da questa economia barbara con sempre maggior convinzione dobbiamo uscire da questo “cul de sac”.
    La prima volta che vidi la gamba di fico al museo del marmo di Fantiscritti rimasi letteralmente scioccato, provai con enorme sforzo ad immaginarmi come potesse esser possibile che un essere umano dopo aver perso la sua gamba sotto un blocco di marmo, potesse sostituirla con una gamba di legno di fico per poter poi tornare a lavorare in quell’inferno bianco. Tutta la settimana successiva non potei far altro che pensare a questa cosa e a quanto attorno ai 0 cavatori si sia cercato di dipingere un superuomo che andava oltre ogni umana aspettativa.
    Uomini in grado di camminare per ore per arrivare su un luogo di lavoro che non era certo riposante, a chi andava meglio se ne stava tutto il giorno seduto a sbozzare a mano con un pesante martello un blocco di marmo, altri tagliavano la montagna mentre altri ancora facevano scendere i ciclopici blocchi per vie di lizza dalle pendenze improponibili trascinandoli su tronchi insaponati al ritmo di canti singhiozzanti che sincronizzavano il laborioso gruppo. Nel secolo scorso su queste montagne abbiamo visto dei lavori forzati che hanno forse avuto eguali solo nella costruzione delle faraoniche piramidi egiziane, lavori che hanno massacrato a mio avviso buona parte della nostra cultura che era primariamente legata al bosco, ai campi e ai pascoli. Un’industrializzazione della montagna che ci ha regalato quella devastazione visibile anche da decine di km nello spazio…
    Tutto questo tribolare ha nel tempo arricchito solamente poche famiglie che si sono fatte sempre più potenti ed influenti e di fatto, a noi che viviamo e vivremo qui, ha lasciato solo danni di ogni tipo dalla corruzione fino alla non indifferente devastazione ambientale che oltre a distruggere il paesaggio, protetto dal nostro amato articolo 9 della costituzione, ha avvelenato le falde acquifere bene primario che ci ha permesso di vivere su questo territorio per millenni.
    Oggi questo mio popolo dannato ha perso un altro dei suoi figli, lo ha perso tragicamente nel lavoro alle cave cadendo da oltre 10 metri e a quanto riporta qualche quotidiano pare che stesse lavorando senza alcuna protezione. Su La Nazione del 30/08/2015 si riporta inoltre che negli ultimi dieci anni ci sono stati circa 1258 infortuni alle cave di cui 8 mortali, si avete capito bene, un numero disarmante se pensiamo che sicuramente molti saranno stati anche incidenti gravissimi. Una strage silenziosa, una tortura accettata da troppi con troppo silenzio.
    Perdonate questo mio sfogo, ho 38 anni e sono veramente deluso di come ci è stato consegnato questo territorio dalle generazioni che ci hanno preceduto, soprattutto le generazioni che hanno governato gli ultimi decenni, le stesse che ancora oggi vorrebbero rifare un’immagine a questo lavoro che non ha mai avuto nulla di umano, un lavoro che ha trascinato questo paradiso in un inferno fatto di sofferenza, morte, mafia, marmo e marmettola. Qualche politico “presuntuoso” ha pure avuto il coraggio di stravolgere il piano paesaggistico per mettere riferimenti su una presunta identità legata all’escavazione. Bene a questi esseri disdicevoli oggi dico solamente che questa è solo l’identità a cui volete condannarci, l’identità di un popolo schiavo che per due briciole si lascia distruggere un ambiente che non ha eguali al mondo, un ambiente prezioso ma soprattutto la nostra casa.
    E’ da qui che il nostro popolo deve ripartire dicendo no a questa dannazione che ci mangia il futuro, dicendo no al tormento che i nostri avi hanno subito alle cave, dicendo no a tutto questo raccapricciante teatrino che si sta imbastendo per rifare l’immagine ad un’economia fatta di morte, sfruttamento e devastazione.
    In ultimo chiudo parlando direttamente ai sindacati che tanto si sbracciano per difendere l’attività di cava ma forse troppo poco fanno per difendere il nostro popolo. Dopo aver visto il teatrino imbastito dal sindacalista delle Fillea CGIL Venturini, che ha attaccato la Sindaca di Fosdinovo Camilla Bianchi, che difende il suo territoio dal devastante passaggio dei camion delle cave. Una Sindaca che sta scommettendo su un futuro diverso fatto di economie durevoli e basato sulla nostra vera identità quella agricola, dell’ospitalità, dell’artigianato di qualità e dell’enogastronomia.
    I sindacati oggi, soprattutto in questo territorio, se veramente difendono i lavoratori ed il lavoro dovrebbero innanzitutto cominciare a pretendere una riconversione economica del territorio perché non vogliamo più essere schiavi del marmo, non vogliamo più condannare questi luoghi meravigliosi alla devastazione, non vogliamo essere impoveriti e sottomessi ad una monocultura sfrutta da pochi e da multinazionali, ma soprattutto non vogliamo più aver bisogno gambe di fico per avanzare in questo incerto mondo.
    Eros Tetti (da facebook, 30 agosto 2015)

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