“Mea culpa” vade retro!

Dopo il successo elettorale di Salvini in Umbria è necessario, ancora più di prima, interrogarsi sul perché di questa vittoria schiacciante. In questo post Lorenzo Merlo prova a dare una risposta, sostanzialmente ricordando che le premesse c’erano tutte da parecchi anni e che Salvini non fa che raccogliere a piene mani ciò che tutti noi abbiamo purtroppo seminato. Condividiamo la preoccupazione di chi è costretto a registrare ancora una volta che nessuno di coloro che si sono proposti al voto è in grado di fare un minimo di autocritica: la bomba del liberismo è innescata da tempo e nessuno mostra di accorgersene, né i vinti né soprattutto i vincitori (la Redazione).

“Mea culpa” vade retro!
di Lorenzo Merlo

Ieri, il giorno dopo le lezioni in Umbria, abbondantemente vinte dal Centrodestra salviniano, Massimo Giannini (il direttore di Radio Capital), in un video di Repubblica (https://video.repubblica.it/politica/regionali-umbria-giannini-sfonda-l-ultradestra-la-sinistra-deve-imparare/346812/347397?ref=vd-auto&cnt=1), non dice, non capisce o non ammette che Salvini è solo uno che raccoglie gli umori e li fa materia o voti.

Umori che come i licheni chiedono tempo e condizioni idonee per affrancarsi entro le persone.

L’incapacità di dialogare con gli elettori da parte dei giallorossi – basta prego, di chiamarli centrosinistra o sinistra – è palese. Se il M5S si salvava fino a poco fa, soprattutto grazie alla voce di Di Battista (del quale mi piacerebbe conoscere la posizione nei confronti del suo stesso partito), l’apporto del Pd su questo tema ha del tragicomico. Ancora oggi, nel video citato, il giornalista ex-Repubblica cita tra i fattori che hanno generato la vittoria salviniana, la distanza del suo partito dagli elettori. 

Donatella Tesei e Matteo Salvini

Giannini e con lui tutto il popolo impaurito che rappresenta, non comprende che la “terribile propaganda di Salvini fondata sulla paura” non è per nulla il primo richiamo al quale molti italiani rispondono con piacere. 

Come l’automobilista stressato e frustrato in coda non potrebbe che vedere bene una promessa di una vita più scorrevole, così certi italiani – e per nulla fascisti, razzisti, fondamentalisti cattolici – percepiscono l’eventualità di vedersi liberati dai labirinti della burocrazia, dalla sottomissione ultranazionale, da una situazione sociale che come Salvini considerano priva di uno standard di ordine accettabile. L’elenco è lungo e praticamente tocca tutti i reparti istituzionali, in quanto tutti sono alla decadenza. Quegli italiani vedono, con Salvini, la dimensione invasiva della migrazione e ritengono, come il leader leghista, che è la quantità a creare il problema e insieme il disinteresse fraudolento della cosiddetta Unione europea.

Considerazioni elementari. Tutti sottoscriverebbero per gli stessi miglioramenti se a sventolarli fossero leader di altre posizioni parlamentari. Significa che si sta dando la caccia al demonio, che non si sta perseguendo alcuna linea politica idonea ai tempi. Che gli accoliti giallorossi non sono che combattenti contro il nemico demoniaco, fascista e nazista che loro stessi hanno sì dipinto facendo leva sul richiamo di ideologie fuori tempo, sulla paura che queste provocano in tutti, leghisti inclusi. Forse, solo gli estremisti ideologici, che pure ci sono, sarebbero disponibili ad optare per nuove leggi razziali e repressive. 

Come per gli afghani che abbracciarono l’avvento dell’Isaf, la forza multinazionale a causa dell’ordine che questa prometteva di portare dopo anni di sharia talebana, gli elementi di disponibilità generalizzata alla riduzione della democrazia che osserviamo in casa nostra, italiana o europea, corrispondono ad un’esigenza similare, spesso chiamata esasperazione. Per comprenderla, meglio vederla come il frutto di un seme che non è stato piantato da poco. Ma se si osserva questo potenzialmente preoccupante dato, a maggior ragione è da riconoscere che la vera riduzione democratica è in atto da anni a firma proprio di quei colori che Giannini certo può difendere ma soltanto nei confronti dei più imbevuti di una ideologia ormai evaporata. Il torchio antidemocratico, che avrebbe diverse voci da portare in elenco a se stesso, uno per tutti, l’articolo 18, si chiama liberismo. È questa la voce a cui riferirsi per comprendere su quale perno girano le faccende domestiche e non.

Dunque Giannini, esemplare esponente di un potere che teme di perdere il dominio politico-sociale-finanziario, non è che il portavoce di quel potere stesso, del suo status quo. La cui vera dimensione non è la disgregazione sociale che possiamo osservare da anni, bensì la sua deriva verso il gorgo esiziale di un mondo oltre che globalizzato economicamente, uniformato culturalmente. Un’industria che produce uomini programmati e programmabili a tavolino. A me è questo che fa terrore.

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“Mea culpa” vade retro! ultima modifica: 2019-10-29T04:00:42+01:00 da Totem&Tabù

24 pensieri su ““Mea culpa” vade retro!”

  1. 24
    paolo says:

    Nessuno può comandare: le clientele e i nepotismi decidono cosa convenga loro di più in ogni momento.
    Dappertutto! Sembrava anche al CSM, ma non se ne parla più

  2. 23
    Alberto Benassi says:

    chi comanda veramente nei vari uffici pubblici territoriali?
    gli assessori cioè i politici  o i dirigenti a capo degli uffici?

  3. 22
    Riva Guido says:

    Ve lo immaginate un dipendente pubblico che si sbatte per semplificare e ridurre la burocrazia al punto di sentirsi dire dal proprio responsabile “Bravo, veramente, adesso però lei non serve più: a casa!”. Io ogni tanto provo a immaginarlo, ma ogni volta mi dimostrano, con estrema disinvoltura, che nel Bel Paese non si vuol fare. Sono talmente tanti che non sanno più cosa inventarsi per giustificare la necessità della loro presenza. E poi questi votano, e sono milioni, chi se li fa riconoscenti può vincere facile.

  4. 21
    paolo says:

    Penso che le cose cambierebbero se si diminuisse gradualmente il nostro bisogno, da bravi individualisti come siamo noi italiani, di essere rappresentati politicamente.
    Molte sovrastutture scomparirebbero.

  5. 20
    Alberto Benassi says:

    Quando si parla di burocrazia è impensabile ritenere che un capo di governo o un ministro possano risolvere una situazione incancrenita come la nostra.Anche con la più buona volontà sono necessari direttori generali, quadri e impiegati disposti a collaborare.

    VERISSIMO
    spesso e volentieri si da la colpa al politico. Ma il politico passa mentre il funzionario resta e chi veramente conta e muove le fila è il funzionario a capo di questo o quell’ufficio. E lui se vuole non collabora, non firma e blocca tutto trovando mille difficoltà.

    Bersani si vanta ancora oggi di aver semplificato nel 1997 ma per chi si trova a dover lavorare con gli enti pubblici posso assicurarvi che non è cambiato sostanzialmente nulla perchè i soggetti di cui sopra continuano a richiedere documenti inutili se non già in loro possesso

    VERISSIMO !!
    si affoga tra mille documenti che sono la copia uno dell’altro, chiesti e richiesti mille volte. Basta una virgola storta e tutto si blocca.
     
    La burocrazia è un enorme potere in mano ai funzionari degli enti pubblici e non la mollano perchè minerebbe il loro potere.

  6. 19
    Giandomenico Foresti says:

    Quando si parla di burocrazia è impensabile ritenere che un capo di governo o un ministro possano risolvere una situazione incancrenita come la nostra.
    Anche con la più buona volontà sono necessari direttori generali, quadri e impiegati disposti a collaborare.
    Se ci fate caso molto spesso le leggi si limitano a fornire delle disposizioni di carattere generale, i problemi sorgono dopo e cioè quando queste leggi devono trovare applicazione pratica ed è lì che casca il somaro. Se non si interviene a livello capillare non potrà cambiare nulla.
    Bersani si vanta ancora oggi di aver semplificato nel 1997 ma per chi si trova a dover lavorare con gli enti pubblici posso assicurarvi che non è cambiato sostanzialmente nulla perchè i soggetti di cui sopra continuano a richiedere documenti inutili se non già in loro possesso, ti impongono dei software che invece di semplificare complicano perchè se non barri magari una casella inutile il programma non va avanti. Ci sarebbe da scrivere dei romanzi d’appendice sui balzelli della burocrazia.
    Ogni anno vengono pubblicate pagine e pagine per la compilazione della dichiarazione dei redditi e ogni anno, puntualmente, vengono accertati un numero di contribuenti pari al.. 2%? Quindi con quasi il 100% di probabilità di farla franca in caso di evasione. A cosa servono quindi tutte quelle istruzioni assurde per disciplinare delle norme che, tutto sommato, sarebbero molto più semplici?
    L’eccesso di burocrazia è tipico dei paesi in cui la capacità e soprattutto la volontà di controllare che le leggi vengano rispettate sia molto bassa. Siccome in Italia viviamo in una campagna elettorale perenne tutti hanno paura di scontentare gli elettori e quindi rinunciano, di fatto, al controllo (a prescindere dai toni roboanti tipici della campagna elettorale).
    Ecco quindi che la burocrazia viene utilizzata sia come bacino elettorale (costituito dai burocrati) sia come mezzo per disincentivare (si fa per dire) comportamenti disonesti (con effetto praticamente nullo perchè tanto tutti hanno mangiato la foglia e sanno che alla fine tutto si aggiusterà).
    Chi ci rimette sono gli onesti.
    Il problema è che l’italiano medio, vissuto in un clima in cui essere furbi è segno di vanto, continua a credere nella necessità dell’uomo forte, non capendo che sono la migliaia di piccoli comportamenti individuali quelli che possono fare la differenza.
    Personalmente non sono ottimista, almeno nel medio termine. Forse fra cent’anni qualcosa sarà cambiato ma non certo fra venti o trenta.

  7. 18
  8. 17
    Salvatore Bragantini says:

    Lorenzo,
    capisco anche io la tua prospettiva, solo che non la condivido, proprio come accade a te con la mia.
    Quanto al miglioramento delle condizioni di vita nel mondo, è evidente dai dati; rimando a un post apparso qui: https://www.gognablog.com/introduzione-a-factfulness/.
    La scienza sbaglia sì in continuazione, ma si corregge sulla base delle esperienze: è la sua grande forza, che supera le sue debolezze.
    Quanto all’esportazione della democrazia da parte degli Usa di GW Bush, sfondi una porta aperta; prima dell’invasione dell’Iraq scrissi un articolo per criticare quella pretesa assurda di imporre la democrazia (e quale…) con le armi, prevedendo i danni che avrebbe portato. Non bisognava essere profeti.
     

  9. 16
    lorenzo merlo says:

    La prima cosa – modo di dire (vuria mai) – che farei sarebbe abolire la pubblicità. Ovunque. Non in quanto contro essa ma in quanto essa contro la dignità della bellezza e dei lettori se di paesaggio e di media d’informazione si tratta.
    Per sostenersi le testate – liberate dai giornalisti – avrebbero un sostegno statale se ricavabile e le vendite.
    È un emblema di dove siamo arrivati per merito delle politiche che critico. E dentro quell’emblema c’è una cultura che aborro. C’è un’invasiva violenza – alla quale ci siamo assuefatti – che nessuno di noi accetterebbe se arrivasse vergine a trovarsela davanti.
    Non condivido quanto dici Salvatore ma capisco la prospettiva dalla quale il mondo appare come lo descrivi. Temo tu non sappia dove trovare la mia, dalla quale non sono il solo a traguardare. Non si tratta di presunzione becera e gratuita, bensì di osservazione. Se così non fosse le tue considerazioni non si esauribbero nella sola dimensione politica. E non solo parlando con me.
    Siamo immersi dalla nascita in una cultura che pur essendo parziale si rivende e rivendiamo come assoluta. Prendi la cosiddetta Scienza. Per tutti è il riferimento definitivo della verità. Per nessuno è solo una struttura creata con regole autoreferenziali. Prendi Bush e la sua esportazione della democrazia (un altro assoluto secondo molti). Tutti quelli che ne erano e ne sarebbero d’accordo sono gli esponenti della medesima cultura che ha eletto l’economia al centro dell’universo. In una parola non ne vedono la parzialità, quindi non sanno dare dignità almeno come ne pretendono a coloro che di quella cultura non sano che farsene. Riconoscere le prevaricazione della nostra cultura e più in generale quelle in campo nei contesti in cui ci muoviamo è un passo necessario per alzare il rischio di migliorarlo. Tirar fuori chiacchiere e distintivo è ribadire che le regole sono solo le nostre.
    Del progresso di cui parli non ne ho visto traccia in molti paesi del mondo. Negli stessi paesi ho spesso visto persone serene che campano con quello che hanno, che non piangono ciò che progetti di miglioramento che qualcuno potrebbe proporre gli garantirebbero. Non hanno l’ecografia? Muoiono di polmonite? La tv non l’hanno mai vista? Se fossero queste le domande che potrebbero sorgenti, ti confermo la metafora delle due prospettive.
    Non dico che scelte politiche farei perchè guardo allo spirito delle cose. Accetterei qualunque politica se ne vedessi cadere nella realtà qualche coriandolo rado, di quelli che fanno serenità non punti di pil.
    E, ne sono certo, lo spirito giusto non sta in una sola prospettiva.

  10. 15
    Alberto Benassi says:

    Cosa ha fatto Salvini per fargli credere di poterli liberare dalla burocrazia?

    Salvini non ha fatto nulla!
    Ma gli ALTRI che ad ogni intervista dichiarano che la burocrazia va semplificata e puntualmente  il giorno dopo che si entra in ufficio c’è un’altro adempimento da fare?
    Questi cosa fanno?
    Raccontano palle anche loro!
    Perchè anche loro, come Salvini,  sono solo asserviti a mantenere la loro poltrona facendo slogan da votazioni  e sono del tutto impossibilitati a poter fare qualcosa contro questo enorme potere che tiene tutti sotto scacco.
    Quello che sanno fare è raccontare la favola della semplificazione attraverso la digitalizzazione, ma non dicono che se non si riducono gli adempimenti questa è una presa in giro.

  11. 14
    Salvatore Bragantini says:

    Ciao Lorenzo.
    Con amicizia devo dirti che sottoscrivo in pieno quanto scrive Giacomo Govi. Chi critica deve onestamente domandarsi cosa potrebbe fare lui, se gli spettasse sbrogliare i nodi. Non dico cosa vorrebbe, ma cosa potrebbe concretamente fare. E ciò implica una fondamentale condizione; che questa sia una strada che l’elettorato accetterebbe, dando la maggioranza a chi la propugna e conservandogli il consenso… Finchè non si entra in questo maledetto tunnel della fattibilità, siamo al chiacchiere e distintivo. Che non vuol dire “La guida sono io”; tutt’altro, vuol dire semmai che la guida sei tu e dimmi cosa faresti!
    Tu scrivi: …”certi italiani – e per nulla fascisti, razzisti, fondamentalisti cattolici – percepiscono l’eventualità di vedersi liberati dai labirinti della burocrazia, dalla sottomissione ultranazionale, da una situazione sociale che come Salvini considerano priva di uno standard di ordine accettabile.”
    Cosa ha fatto Salvini per fargli credere di poterli liberare dalla burocrazia? Chiacchiere e distintivo ha fatto. E gli ha fatto credere di poter continuare ad evadere le tasse: il grande cancro della nostra Italia. E poi ricordiamo che ogni soceità moderrna ha bisogno, per funzionare decentemente, di un apparato burocratico: questo deve essere un aiuto e non un ostacolo, ma pensare di abolire la burocrazia è un’illusione velleitaria.
    Aggiungo che il Capitone indica negli immigrati il nostro problema, mentre il vero problema è l’emigrazione di tutti quei giovani che se ne vanno perché non vedono prospettive di apertura per le loro vite. Quanti di loro, secondo te, punterebbero su Salvini per una vita migliore?
    Per fortuna viene avanti una generazione che, anche se ora in parte se ne va, poi tornerà; essa ha un’idea del mondo ben diversa da quella che impera in queste contrade. A proposito, la cosiddetta Unione Europea ha realizzato alcune cose che chiunque abbia il senso della Storia deve riconoscere. Cito solo, fra i tanti, un aspetto in apparenza minore: proprio questo, l’aver dato vita alla prima generazione di cittadini autenticamente Europei. Che pian piano cambieranno la percezione, alimentata dal nostro isolazionismo provincialista, che la colpa sia sempre degli altri: Immigrati, Unione Europea e così via.
    Ho sentito qualcuno dire, in un dibattito politico: “Peggio di così non possiamo stare!”. Costui bestemmia e ignora gli enormi progressi nel tenore di vita che ci sono stati un tutto il mondo, e anche nella deprecata UE, negli ultimi decenni.
     

  12. 13
    lorenzo merlo says:

    Da noi stessi.

  13. 12
    Giacomo Govi says:

    Caro Lorenzo Merlo il filtro dovresti per primo toglierlo tu, scrivendo con più’ coraggio le tue idee.  Sempre che tu sia interessato a farti capire.  Se davvero non ti interessano le idee di Salvini, allora confermi del tutto il meccanismo che io ho descritto nel mio primo commento. Cioe’ e’ ben chiaro cosa e chi NON vuoi, chiamiamolo per esagerare ( ma neanche tanto ) il nemico; ma risulta del tutto oscuro  che cosa tu proponga e chi possa realizzarlo. Non abbiamo ancora potuto leggere di nulla di concreto su cui tu abbia espresso la tua approvazione, ma solo generici strali alle “università’ materialiste e positiviste”, o altre vuote affermazioni sulle “proposte-mantra” che tu, definisci impossibili.
    Insomma, abbiamo capito che per te il mondo e’ completamente da rifare. Da cosa e come inizierebbe Lorenzo Merlo?

  14. 11
    Alberto Benassi says:

    Se i nostri concittadini si bevono un Salvini come un mojito, la colpa non è del liberismo all’amatriciana

    sicuramente ci sarà tanta ignoranza e superficialità nei cittadini soprattutto quelli che appartengono alla gente più comune che non si fa tante domade filosofiche ma dice pane al pane e vino al vino, quelli che combattono e devono rinunciare molto per poter pagare una misera bolletta perchè il loro obbiettivo non è la vacanza esotica ma il dover/poetr pagare la bolletta.
    Sicuramente questi cittadini non appartegono alla elite e sono dei creduloni.
    Forse una certa politica si dovrebbe domandare come mai questi “cittadini beoni” che credono al “miccio che vola salviniano” perchè si sono allontanati e non ci credono più, sicuramente sbagliando, a chi dice di fare il loro interesse, ma in realtà spreme sempre i soliti che non si possono permettere studi di fiscalisti/commercialisti/legali mega galattici per eludere le tasse e quindi non scappano aprendo una sede all’estero.
    Forse una certa politica di “PRESUNTA sinistra” invece di rinchiudersi nei salotti bene , a bere mega vini e indossare sciarpe di kashmir, a fare discorsi alt …., dovrebbe scendere in strada e ritornare a parlare con la gente terra terra, che non ha tempo per farsi troppe domande perchè deve correre!!
    Gente che se sbaglia,  la paga!! invece altri anche se sbagliano vengono comunque premiati con liquidazioni milionarie.
     
     

  15. 10
    lorenzo merlo says:

    Ciao Salvatore. Il titolo del pezzo è Mea culpa vade retro e questo basterebbe per un’interpretazione delle righe che lo compongono.Senza nulla togliere alla mia incapacità di scrivere, il fraintendere di qualcuno è relativo al filtro con il quale le si leggono quelle righe. Prendere coscienza di quel filtro è cosa buona per sé e per il mondo, per l’educazione e l’esempio che potremo dare al prossimo. Il processo è lungo, l’importante è incamminarsi.
    Non mi interessa nulla di quanto dice Salvini e C. Il mio sguardo, sempre nel suo piccolo, non è politico, è antropologico, psicologico, filosofico. Onde lunghe sulle quali si formano eccitate le piccole.
    Dunque, in tema di governo vero, vedo che lo status quo è canceroso, che le proposte sono mantra in auge dal 1970 sulla (impossibile) riduzione della disoccupazione, sulla (impossibile, in quanto strutturale) riduzione del debito e via dicendo.
    Intanto le istituzioni perdono accredito ed efficienza, le infrastrutture perdono i pezzi, le riforme sono attorcigliate da una garrota burocratica e spocchiosamente democratica. La cosiddetta  unione è certo un bel progetto, ma i suoi difetti se li avesse mostrati qualunque altro progetto umano privato e pubblico, sarebbe stato archiviato da tempo, almeno in attesa di tempi più idonei. Ed eventualmente non saremo noi italiani a segnalarli. Dovranno essere i tedeschi, i francesi, ed eventualmente gli americani.
    Ma anche questi sono tutti povera gente il cui farfugliare incide poco e niente sullo stato delle cose della cosiddetta. La cui opera più europea è stata quella di sottoscrivere la distribuzione dei migranti. Pochino, vista l’età e l’ovvietà della questione se avesse in sé che i suoi confini lambiscono il Mediterraneo.
    La mente economica dell’unione dimostra da sola la sua insufficienza a divenire anche sociale, umana. Diverso sarebbe potuto essere il contrario. Ma tutti coloro che si sono formati nelle università materialiste e positiviste non hanno idea di quanto poco la loro intelligenza possa penetrare la sottile superficie di un corpo enormemente più grande. Che neppure sanno esistere. Intanto mille lire acquistano la metà di quanto può un euro.
    Dunque un’azione, una parola, un segno che risvegli l’idea di un cambiamento di quello status canceroso – indipendentemente da chi la pronunci –  mi alza l’attenzione. Chiacchere e distintivo corrisponde a la guida sono io. Alludono entrambi a uno che ha il diritto e a un altro che ha il dovere. Fai tu.

  16. 9
    Christian T. says:

    A me fa terrore il fatto che un terzo/metà dei votanti (non degli elettori nè tantomeno degli italiani), con tutti i mezzi di “emancipazione” disponibili nel 2019, caschi nella trappola della demagogia più pura [Degenerazione della democrazia, per la quale al normale dibattito politico si sostituisce una propaganda esclusivamente lusingatrice delle aspirazioni economiche e sociali delle masse, allo scopo di mantenere o conquistare il potere].
    Sono tutti li a sperare di essere salvati dal primo “grande attore” che passa…
    vi consiglio la lettura di -Mussolini Grande Attore- di Camillo Berneri, per cercare di capire i mali che ciclicamente affliggono il popolo italiano
     

  17. 8
    Matteo says:

    Il 50% del PIL in mano pubblica…credo che neanche i campioni del giornalismo-verità del Il Giornale e Libero riescano a scrivere una cosa del genere senza sfancularsi da soli!
     

  18. 7
    Salvatore Bragantini says:

    Salvini è un pallone gonfiato dai social media con abbondanti e pericolosi legami con i più retrivi ambienti russi. Il disegno di chi gonfia il pallone è di rendere inoffensiva l’Unione Europea.
    Non è una “COSIDDETTA” Unione, caro Lorenzo, ma la più ambiziosa operazione politica che si sia vista negli ultimi secoli. E che nonostante tutti i suoi errori e i connessi lamenti è la sola risposta possibile al mondo come è oggi. Qui è Rodi, e qui saltare bisogna. Il resto sono solo chiacchere e distintivo!
    L’elettorato umbro, fatto di poche centinaia di migliaia di elettori, ha dato un segnale, preoccupante per la pericolosità del personaggio, ma sempre un segnale. Se i nostri concittadini si bevono un Salvini come un mojito, la colpa non è del liberismo all’amatriciana, ma della comune tendenza a dar sempre la colpa di tutto a “qualcun altro”. Oggi la Ue e i migranti.
    Salvini prima voleva uscire dall’euro, oggi ha capito come la pensano gli elettori e tace.
    Una domanda a Lorenzo: tu cosa ne pensi delle proposte di Salvini in tema di governo vero, non di chiacchere sui migranti? Secondo te esistono, regalie fiscali a parte, e se esistono come le valuti?

  19. 6
    Giacomo Govi says:

    Non si capisce quale sia la critica a Giannini. Di pensarla diversamente da Merlo? Altrettanto strano e’ l’atteggiamento di chi nell’introduzione, ha un tono di rimprovero per chi “non ha colto le premesse, e Salvini raccoglie quello che si semina”, paventando un disastro imminente (“preoccupazione”).  Ma non e’ il risultato che vi soddisfa? Semmai saranno gli altri che si preoccuperanno. 
    Quanto Merlo scrive non e’ altro che un malcelato compiacimento per la vittoria elettorale della sua parte, secondo le solite piccinerie italiche delle infinite, esasperanti guerre tra parrocchie. In cui quello che conta non e’ tanto che cosa e come, ma contro di chi.  Questo purtroppo vale per gran parte dell’elettorato italiano. E’ un fatto culturale, figlio delle generazioni del parlamento diviso tra DC e PCI, con l’MSI a guardare. Bisogna aspettare che le rispettive generazioni spariscano per dare una pulita. Ma intento ci si rassegna a questo scontro di balle contro balle, rigorosamente privo dell’uso della testa.  Quella non serve, se ci si industria per indicare il nemico di turno. Che da qualche anno e’ l’Europa, la Finanza, le Elites e via dicendo.  Il Liberismo e’ citato a sproposito e non si vede come le ricette di Salvini possano difendere i cittadini dalle suoi presunti orrori.  Perche’, invece di parlare per slogan, non ci elencate in modo leggibile e razionale le proposte di Salvini che ritenete valide, nei temi ‘caldi’ citati?

  20. 5
    Giandomenico Foresti says:

    In effetti il “liberismo in salsa italica” credo che col vero liberismo poco c’azzecchi.
    Forse l’unico vero liberismo è quello di cui godono certi top manager, e non sono nemmeno pochi, che beccano soldi a badilate mandando pure sul lastrico, o quantomeno non aiutando a crescere, i gruppi economici che si trovano a dirigere.
    Spesso mi chiedo perchè in Italia non succede quello che succede in altri paesi, tipo Cile o Hong Kong, ma la ragione credo sia abbastanza semplice e risiede nel fatto che non siamo ancora alla canna del gas perchè, appunto, fra rendite di posizione, statali intoccabili, baby pensionati, lavoro nero, ecc., anche chi non ha un lavoro di rif o di raf i soldi da qualche parte li trova.
    Non so ancora però per quanto..

  21. 4
    Marco Lanzavecchia says:

    E l’ho toccata davvero piano. 

  22. 3
    Marco Lanzavecchia says:

    In uno stato dove metà del PIL è sotto la mano pubblica, dove esistono corporazioni, rendite di posizione, statali intoccabili, taxisti pure e una situazione complessivamente sovietica mi chiedo come si possa parlare di “danni del liberismo” senza mai averne visto manco l’ombra di sfuggita. A meno che si consumino quantità industriali di LSD, O si sia seguaci della medicina omeopatica. O si sia un cazzaro totale. Tutte e tre le cose penso nel caso dell’estensore di questa illeggibile accozzaglia di minchiate sesquipedali.

  23. 2
    Paolo Panzeri says:

    Il mio professore siciliano di filosofia ci diceva sempre (cerco di scriverlo) :
    Res Generalia non sunt Umpiccicatoria.
    Ora il segreto è parlare solo di umpiccicatoria, così tutti stanno attenti.
    A proposito, che fine ha fatto il Venezuela?

  24. 1
    Matteo says:

    Che il liberismo economico (ma meglio forse sarebbe parlare di capitalismo tout court e della sua evolzione) sia il nemico mi pare evidente da tempo.
    Che la soluzione possa essere il sovranismo o il regionalismo mi pare proprio assurdo. Storicamente anzi, tutto ciò che si è richiamato alla realtà locale come fonte salvifica e programmatica – da “Blut und Boden”, a Pinochet fino fino a Salvini e alla sua flat tax, si è sempre rivelato come il servo più prono dell’asservimento dell’uomo al capitale. E pare ora anche il più efficace!
    E’ inutile aver paura dell’omologazione culturale: che ci piaccia o no è in atto da sempre e con l’aumento della popolazione è una necessità; è già una realtà.
    Ormai posso andare in tutte (o quasi) le nazioni del mondo e trovare quasi tutto quello che trovo nel raggio di un chilometro da casa mia e da tutte le nazioni posso comunicare istantaneamente con casa mia.
    Il punto, credo, è quale cultura vogliamo che si diffonda e quali valori la fondano.
    “Padroni a casa nostra” era uno degli slogan fondamentali del NSDAP e Salvini non è certo meno intelligente del suo fondatore

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