Messaggio nel giorno della Brexit

Messaggio nel giorno della Brexit
di Brian Eno
(pubblicato su diem25.org il 3 febbraio 2020)

Ai miei amici europei
Volevo solo dirvi che, sebbene il mio paese abbia fatto la scelta folle, infantile e quasi certamente suicida di lasciare l’Europa, io rimango fiero d’essere europeo e orgoglioso del grande esperimento sociale che l’Europa Unita rappresenta.

Per ciò che mi riguarda, io sono ancora in Europa, ed è proprio lì che voglio stare. Il Regno Unito (curiosamente Brian Eno non scrive UK bensì England, NdT) adesso ne è fuori e saranno le prossime generazioni a giudicare i risultati.

Brian Eno

Ma vi sto scrivendo perché voglio raccontarvi quel che è successo in Gran Bretagna (anche qui Eno scrive England, NdT) .

C’erano tutti gli ingredienti sistemici dei quali probabilmente siete al corrente:
– una stampa corrotta e mendace di proprietà di un pugno di individui ricchissimi;
– l’assurdo e ben alimentato ricordo illusorio del nostro passato Impero;
– un sistema d’informazione che concentra l’attenzione sulle vicende politiche di intrattenitori come Trump e Johnson, in genere amplificandole;
– i social media che tendono a estremizzare ciò che dovrebbe essere materia di compromesso;
– una serie di mediocri leader politici che sembra non capiscano nulla di alcuno di questi temi.

Ma c’è stato anche dell’altro, che è proprio il punto di questa lettera: e quelli di noi che si definiscono liberali o socialisti o democratici non gli hanno dato molto peso. Molti di noi non si sono accorti che la condizione della gente che lavora ogni anno era più sofferta. E non ci siamo accorti che la stampa suggeriva continuamente che la responsabilità di quella condizione era proprio delle vittime, immigrati, poveri, operai, insegnanti, stranieri… e soprattutto dell’Europa Unita.

Non vi abbiamo prestato attenzione perché comunque noi non ce la passavamo male, tutti noi con gli iPhone, le app, gli account Amazon, i voli economici per spiagge esotiche e altri modi di sprecare il tempo. E intanto c’era una rivoluzione in atto.

Abbiamo mancato di riconoscere la rivoluzione perché abbiamo sempre pensato di essere NOI i rivoluzionari. C’era una rivoluzione e noi avevamo il culo sprofondato in poltrona guardando Netflix.

Brian Eno nel 1974

Temo fortemente che anche i vostri Paesi ben presto dovranno fronteggiare le campagne per l’Exit, quando già non stia succedendo.

L’Europa è un bersaglio facile per i politici ambiziosi: vuoi diventare un pezzo grosso in politica? Identifica un problema, danne la colpa all’Europa e poi galoppa a cavallo del nazionalismo con tutto l’aiuto che i media potranno darti (e state pur certi che te lo daranno).

Quindi vi prego, cari amici europei, non fate anche voi i nostri stupidi errori. Non limitatevi a ridere di gente come Trump, Johnson e tutti gli altri, perché presto vi metteranno in trappola. Se vogliamo la sopravvivenza di un’Europa Unita, c’è bisogno di difenderla fin da subito. Parlandone. Pensandoci. Per migliorarla e farla funzionare.

Buona fortuna a voi nella speranza di reincontrarci nel giro di una generazione o due.

Brian Eno, all’anagrafe Brian Peter George St. John le Baptiste de la Salle Eno, è nato Woodbridge (contea di Suffolk, Inghilterra) il 15 maggio 1948. Musicista, compositore e produttore discografico, è considerato uno dei più importanti autori moderni. E’ ricordato soprattutto per essere stato l’inventore della musica d’ambiente.

Brian Enoè consigliere di DiEM25, acronimo per Democracy in Europe Movement 2025 (Movimento per la democrazia in Europa 2025), movimento paneuropeo fondato dall’ex-Ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ora presente in 13 paesi: Italia, Grecia, Francia, Regno Unito, Polonia, Portogallo, Slovenia, Bulgaria, Germania, Austria, Irlanda, Spagna e Danimarca. Il progetto è stato ufficialmente presentato il 9 febbraio 2016 al teatro Volksbühne a Berlino, e in seguito a Roma il 23 marzo dello stesso anno.

DiEM25 – European Spring è il primo partito transnazionale al mondo e ha l’obiettivo di creare in Europa una terza via politica tra l’europeismo dell’austerità a guida neoliberista e il sovranismo antieuropeista dei nuovi populismi nazionali.

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Messaggio nel giorno della Brexit ultima modifica: 2020-02-09T04:00:00+01:00 da Totem&Tabù

23 pensieri su “Messaggio nel giorno della Brexit”

  1. 23
    lorenzo merlo says:

    E la si inveterebbe diversa assai, l’attuale fa acqua per tutti anche per chi la vuole salvare a tutti i costi, come se una vita più parca fosse demoniaca.

  2. 22
    Salvatore Bragantini says:

    A beneficio di tutti, riporto la risposta di varoufakis, certo non tenero con la Ue, che rende chiaro a tutti che se la Ue, pur da migliorare, non eistesse, bisognerebbe inventarla. Abrazos a todos:
    Dear Brian, You ain’t going anywhere. We have you in our hearts – not to mention DiEM25. On Brexit day, on behalf of DiEM25, I sent you, our comrades in Britain, the following: By leaving us, you are making us sadder, poorer and more prone to the errors that made so many of you vote for Brexit.
    The only solace I take from your departure is the thought that Brexit will convince you that a European Union should be invented even if it did not exist. And that it will convince us, on the Continent, to democratise properly the one we have so as to serve our people’s needs and, yes, to lure you back as well.
    Nothing ended. The struggle for Britain, France, Germany, Greece, Europe more broadly has not even begun yet. Let’s enjoy it!
     
     
     

  3. 21
    lorenzo merlo says:

    Ricerca umanista non d’interesse.

  4. 20
    Matteo says:

    Se alla ricerca non anteponi preconcetti sei certo di fare cazzate.
    Certo, non ab minchiam, ma fondati dall’esperienza mediata dall’intelligenza.
    Per esempio sono sicuro che qualunque razzismo sia falso, perché ho visto che il colore della pelle non ha alcuna influenza sull’intelligenza (né sulla sua mancanza); se la definizione di razza è basata su una religione (in negativo e in positivo) la cosa diventa ancora più stupida, ed è ben noto come vada a finire.
    Il nazionalismo è stato quello che ha ammazzato milioni di uomini perché un imperatore ci teneva tanto, per ragioni di prestigio, ad avere una flotta di un terzo del tonnellaggio di quella dell’imperatore suo dirimpettaio e che non gli serviva a nulla, perché il suo impero era terrestre.
    Quanto al sovranismo, variante del nazionalismo (screditato dai trent’anni cui accennavo prima) basato sul “padroni a casa nostra”, mi lascia molto, molto diffidente, considerando che le peggiori porcate, sia ecologiche che sociali, le ho viste fare proprio a casa propria dai migliori campioni di tutte le razze.
    Quindi che le cose non vadano benissimo è certo, che la ricerca delle soluzioni debba essere senza preconcetti non credo proprio!

  5. 19
    lorenzo merlo says:

    Sì, certo.
    Rendo esplicito.
    Come si fa a parlare a priori di cibo avariato stando fuori da preconcetti.
     
    Se alla ricerca non anteponi preconcetti  non ci sono preclusioni di sorta.

  6. 18
    Matteo says:

    “Come si fa a parlare di cibo avariato senza adottare preconcetti?”
    Beh, francamente il cibo avariato non è un preconcetto, al massimo si può discutere fin quando è accettabile (edule) e da dove inizia a essere avariato.
    A meno di definire preconcetti la diarrea (se va bene) o l’avvelenamento.
     

  7. 17
    Roberto Pasini says:

    Mi riferisco alla sezione Fascismo del sito in questione e ai suoi contenuti. Il giudizio storico e i milioni di morti non sono un’invenzione sionista. Poi ognuno si accompagna con chi crede. Grazie al sacrificio di molti viviamo in un regime di libertà, anche se con molti difetti, ma ci sono dei limiti di verità e di buon gusto. Comunque la finisco qui perchè si va su terreni che mi provocano sofferenza e anche un po’ di indignazione.

  8. 16
    lorenzo merlo says:

    Chiaro per nulla.
    Come si fa a parlare di cibo avariato senza adottare preconcetti?

  9. 15
    Roberto Pasini says:

    Merlo, discutiamo pure di cambiare la UE e delle ragioni del rinascente nazionalismo senza preconcetti, ma Fascio è Fascio e Antisemita è Antisemita anche se si presentano mascherati EreticaMente. Chiaro di cosa parlo vero? Già visto e già provato con orrore. Quindi per favore non legittimiamo, spero ingenuamente e in buona fede, con la scusa del pensiero critico chi cerca di riproporre cibo avariato che è già costato milioni di morti.

  10. 14
    Giacomo Govi says:

    Allora. Eno parla di Brexit e di uscita dalla UE. Piaccia o no, si rammarica dell’uscita di UK dalla UE. “Questa” o “quella” e’ una lettura forzata, per cercare di tirare Eno per la giacca e portarlo nella propria parrocchia.  “Questa” UE ha instituzioni democratiche dentro le quali un partito come DiEM25 ha la possibilita’ di far sentire la sua voce.  Ed e’ quanto corrispondeva alle intenzioni di Eno. 
     

  11. 13
    lorenzo merlo says:

    Il potere cinese, con lo strascico di quello russo, indiano, pakistano, turco, eccetera fondato su una mentalità di affermazione e riscatto dall’egemonia occidental-americana, su un costo del lavoro economicamente vantaggioso e sui diritti individuali alttrettanto utili alla corsa mondiale, non avranno troppo di che temere da un’Europa Unita, e neppure dalla potenza finanziaria occidentale.
    Con quest’ultima ci saranno (ci sono?) tavoli segreti per scongiurare conflitti che davvero in poco tempo ribalterebbero le prosettive su come va il mondo sulle quali ci siamo adagiati.
    Dunque si ripeta o non si ripeta l’errore degli inglesi, la bilancia da guardare è un’altra.
    I nazionalismi divengono cosa marginale da un lato e necessaria dall’altro.
    Marginale perché sulla bilancia mondiale non fanno peso.
    Necessaria perché sono la reazione ad una azione democratica che ha dimostrato da più propsettive il suo fallimento.
    Più che dagli al fascista, sarebbe opportuno assumere in toto il valore di quella reazione, studiarlo, riconoscerlo nella sua necessarietà per arrivare forse a compiere scelte di contenimento.
    Chi non viene riconosciuto, colui che viene delegittimato, umiliato, privato di dignità è un molla che a un certo punto rilascia la potenza.
    Senza più pensare.
    Tanto non conta niente.

  12. 12
    Matteo says:

    Brian Eno non è per questa europa e non ci piove.
    D’altra parte, nemmeno io sono per questa Europa né per questa società.
    Ma Entrambi ci troviamo in questa Europa e in questa società e pare proprio che entrambi si sia d’accordo che è meglio tenersi questa Europa e cercare di salvare il “grande esperimento sociale che l’Europa Unita rappresenta”
    Anzi il finale è ancora più accorato, se si pensa che viene da chi non si riconosce completamente in questa Europa: “vi prego, cari amici europei, non fate anche voi i nostri stupidi errori. Non limitatevi a ridere di gente come Trump, Johnson e tutti gli altri, perché presto vi metteranno in trappola. Se vogliamo la sopravvivenza di un’Europa Unita, c’è bisogno di difenderla fin da subito. Parlandone. Pensandoci. Per migliorarla e farla funzionare.”
    D’altra parte i nazionalismi li abbiamo già provati anche troppo e non è mica andata troppo bene!

  13. 11
    lorenzo merlo says:

    Non pensare più a quello che penso. Non ci prendi. Ma proprio tanto. E comunque Eno non è per questa Europa. perché vorrebbe modificarla? 

  14. 10
    Salvatore Bragantini says:

    Lorenzo,
    parli di pensiero unico, di regime, sei contro le istituzioni interstatali e del loro intento irregimentativo. Sempre slogan sono. 
    A differenza di Eno, tu sei contro l’Europa che c’è, e ti ripari dietro lo slogan di una terza via politica tra l’europeismo dell’austerità a guida neoliberista e il sovranismo antieuropeista dei nuovi populismi nazionali.
    Io invece leggo sul loro sito che Diem 25 vuole “riparare l’Europa, per farla divenire un regno di prosperità, pace e solidarietà condivise fra tutti gli europei, Dobbiamo agire in fretta prima che la Ue si disintegri”. Parole che condivido. Tu invece, a differenza di Eno, lodi la Gran Bretagna che la vuole disintegrare, ma che invece disunirà il Regno Unito. Cose che capitano a chi si lascia ipnotizzare dagli slogan…
    .

  15. 9
    lorenzo merlo says:

    Ho riletto me stesso e non mi pare siano slogan.
    Posso sbagliare.
    Non è razionalmente che si cambiano le idee.
    I tabagisti smetterebbero domani.
    Trovo slogan il trito e ritrito – nessun altra idea? – del dagli ai nazionalisti appena uno non si allinea al pensiero unico.
    Trovo impossibile delegare a costoro e a chiunque senza idee le mie speranze.
    Trovo esplosivo che l’ex più grande partito di sinistra d’Europa necessiti di pochi giovani sorridenti che ignari di tutto celebrano la rivoluzione a favore del regime.
    Neppure è slogan richiamare il drammatico significato esistenziale della globalizzazione delle menti. Processo peraltro già avviatosi nel primo capitalismo. I pastori sardi suicidi alla Fiat, erano allora il costo umano di un processo economico considerato di maggior valore di qualunque vita.
    Non scrivo per vanità, per paura.
    Se ad oggi è necessario definire guinzaglio forse abbiamo preso bivi talmente lontani nel tempo che ritrovarli non spetta che a noi stessi.
    Se mancano spunti puoi partire da sovranità (di qualunque tipo) perduta.
    L’interpol in quanto istituzione interstale.
    Eno rimpiange un’Europa che non è l’attuale.
    Le righe conclusive indicano un’Europa altra, non fondata sull’architettura attuale.
    E avrà le sue ragioni nazionali per rimarcare la responsabilità degli inglesi.
    Come me per esempio che non potrò dimenticare chi davanti al crescente disastro eistenziale, si chiede ancora cosa c’entra l’Europa, la Globalizzazione, il Pensiero unioco, ecc.
    Su un’altra Europa, non non sia evanescente in tutto e in tutto separata tra i suoi componenti sarebbero d’accordo tutti.
    Purché non scoprano l’intento irregimentativo che essa ha in serbo.

  16. 8
    paolo says:

    Un po’ di numeri di abitanti per ragionare coi piedi per terra.
    Cina 1.400.000.000
    EU 500.000
    USA  300.000, ma ha un politica sull’immigrazione, almeno dell’intelligenza, molto evoluta
    Russia 230.000, ma è la più estesa e ricca di risorse naturali
    India 1.400.000.000
    Se l’intelligenza evolutiva si trova nel 5% degli abitanti, allora sarà dura per noi occidentali se non ci accordiamo bene bene e lavoriamo insieme, oltre a pensare insieme.
    Quelli che fanno come gli UKappini mi sembrano degli illusi ignorantotti.
    Un esempio è il Giappone da decenni bravo, ma statico.

  17. 7
    Giacomo Govi says:

    Lorenzo, ma se hai opinioni cosi’ solide, non puoi argomentarle? Non fai altro che postare sequenze di slogan… Abbiamo capito quale e’ la tua parrocchia. Ma qui l’idea e di discutere. Altrimenti che interesse credi ci possa leggere a leggerti?
    Dici:”L’unico occhio che gli ha permesso di vedere chiaramente il guinzaglio nel quale si erano cacciati.
    Doveva restare CEE, e di fatto lo è rimasta.Niente funziona come stato europeo. Anche l’Iterpool funzionava e poteva essere migliorata.”
    Quale sarebbe il guinzaglio? Cosa significa per te Comunita’ Economica Europea? Cosa non funziona? Che c’entra l’Interpol?
    Poi pare piacerti molto :”“… una terza via politica tra l’europeismo dell’austerità a guida neoliberista e il sovranismo antieuropeista dei nuovi populismi nazionali”.
    Potresti spiegarcelo per favore ? 

  18. 6
    lorenzo merlo says:

    Culminare nel nazionalismo è uno spauracchio che può intimorire molti e che altri trovano banalmente populistico. 
    I soldatini del pensiero unico non conoscono né confini né cosa contenevano. Il culmine è la globalizzazione del modello, la perdita delle identità, humus della disperazione. 
    “… una terza via politica tra l’europeismo dell’austerità a guida neoliberista e il sovranismo antieuropeista dei nuovi populismi nazionali”.

  19. 5
    Salvatore Bragantini says:

    Da non fraintendere: Eno è disperato perché il suo Paese è uscito da questa Unione Europea. Vedo che tu invece approvi la Brexit. Sei dunque tu che continui a fraintendere, o a volerlo fare, ovviamente padronissimo di farlo, ma non di voltare le carte in tavola.
    Chi mai si riconoscerà in uno Stato europeo? Per cominciare, lo faranno e lo stanno già facendo i milioni di giovani che in Europa ignorano i confini e si muovo liberamente non sapendo nemmeno dove i confini sono, o erano. Le moltitudini unite da m,atrimoni e amicizie senza barriere nazionalistiche, sono loro l’Europa che chiaramente tu non vedi: o forse la temi?
    Concludi scrivendo: Ed econonomicamente, come Europa o singoli Stati con la Cina e altro di asiatico non c’è partita. C’è una bella differenza fra quello che possono fare i singoli Stati europei davanti a Usa e Cina – poco davvero – o la Ue, che invece può fare molto.
    E lo farà: sarà un mondo ideale? No, ma certo sarà molto migliore di quello che ci propinerebbero i nazionalismi europei di cui pari dimenticare gli splendidi risultati nel XX secolo.
     
     

  20. 4
    lorenzo merlo says:

    Eno si appella a du un EU che non è quella in corso.
    «DiEM25 – European Spring è il primo partito transnazionale al mondo e ha l’obiettivo di creare in Europa una terza via politica tra l’europeismo dell’austerità a guida neoliberista e il sovranismo antieuropeista dei nuovi populismi nazionali».
    QUESTA UE non ha nulla che vedere con quella in essere.
    Da non non fraintendere.
     
    Gli inglesi saranno ora criminalizzati, ma hanno in dote il senso dell’indipedenza di se stessi. L’unico occhio che gli ha permesso di vedere chiaramente il guinzaglio nel quale si erano cacciati.
    Doveva restare CEE, e di fatto lo è rimasta.
    Niente funziona come stato europeo. Anche l’Iterpool funzionava e poteva essere migliorata.
    Chi mai si riconoscerà in uno stato europeo?
    Ed econonomicamente, come Europa o singoli Stati con la Cina e altro di asiatico non c’è partita.

  21. 3
    Salvatore Bragantini says:

    Che poi, come ogni altra organizzazione, essa possa e debba miglioraare il proprio assetto istituzionale e il modo di funzionamento, è un’altra storia.

  22. 2
    Salvatore Bragantini says:

    Eh no, da non fraintendere: fa riferimento proprio a QUESTA EU!
    Lui che è costretto a lasciarla, giustamente la rimpiange e invita a non cadere negli stessi errori di demonizzazione della EU che han portato il Regno Unito ad ad attribuire i propri problemi, reali o ingigantiti, alla EU per alla fine uscirne. Magari a qualcuno suona familiare, su una china del genere c’eravamo messi anche noi…
    Eno parla di England anziché di Regno Unito perchè l’uscita dalla EU è il trionfo del nazionalismo inglese; delle altre aree, solo il Galles ho votato per l’uscita: Iralnda del Nord e Scozia han votato per restare e ora si trovano sbattute fuori per il prevalere numerico dell’inghilterra e del suo nazionalismo, che rischia di disunire il Regno Unito.
    Il messaggio di Eno è inequivocabile. Proprio non è il caso di fraintendere!
     

  23. 1
    lorenzo merlo says:

    Da non fraintendere: non fa riferimento a questa EU.

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