Modello Dubai

Ci stiamo, ahimè, abituando a stagioni nevose sempre più “bislacche” e imprevedibili. Complessivamente, però, sempre meno nevose, quanto meno in termini di utilizzazione sciistica. Peccato perché la neve ha un qualcosa di magico e rende le montagne ancora più belle.

Sci di pista: in arrivo il modello Dubai?
di Carlo Crovella

Se vado indietro nella mia memoria, il primo ricordo della neve risale intorno ai miei 5 anni. Di sicuro l’ho incontrata anche prima, ci sono delle testimonianze fotografiche di mio padre in tal senso, ma il ricordo della sensazione di magia collegata alla neve si inserisce in un episodio specifico.

Ancora a metà degli anni ’80 si registravano episodi di “Caos Bianco” tali da conquistare la prima pagina dei quotidiani

A metà degli anni ’60, in quella fase di transizione fra inverno e primavera (fine marzo), mi trovavo in Valle Stura di Demonte, nelle alpini cuneesi. Ovviamente ero al seguito dei miei genitori.

Mio padre partecipava a una gita in sci con altri soci dello Ski Club Torino. Il pernottamento della comitiva era previsto in un alberghetto di fondovalle, credo fosse Pietraporzio.

Alla sera, dopo cena, ha iniziato a nevicare, in modo tenue: gli sciatori del gruppo auspicavano un nevicatina notturna, giusto per mettere giù una spolverata di fresca e rendere ancora più divertente la gita del giorno dopo.

Invece quando mi sono svegliato al mattino ho subito capito che eravamo in un “altro” mondo, in un mondo fiabesco. Silenzio totale, con quella tipica atmosfera ovattata che segue alle grandi nevicate. Siamo usciti e non si vedevano più le auto parcheggiate davanti all’alberghetto: tutte sommerse in una favola bianca. La neve superava di una buona spanna il tetto delle auto: in una notte erano venuti giù quasi due metri. Sono rimasto senza fiato e il ricordo non si dileguerà mai più. E’ lì che mi sono innamorato della neve.

Il Parco del Valentino (Torino) completamnente innevato (anni ’70)

Le stagioni attuali sono diverse, molto diverse. Gli scialpinisti, per ora, riescono ancora a cavarsela, adattando i loro programmi alle condizioni. Negli ultimi anni mi è capitato di realizzare in pieno inverno gite classificate come primaverili (per l’esiguità di neve a inizio stagione) e di fare poi gite invernali nei mesi primaverili, al seguito di pesanti precipitazioni alla fine della stagione.

Diverso è il discorso per i pistaioli. Non che me ne preoccupi più di tanto, ma il fenomeno è degno di alcune riflessioni. L’utilizzo dei cannoni sparaneve sembrava costituire la soluzione inattaccabile anche in assenza di precipitazioni naturali. Ma che tristezza vedere le piste ridotte a nastri bianchi in mezzo ai prati secchi e giallastri!

Però anche i cannoni potrebbero incorrere in una crisi strutturale, come aveva già ipotizzato oltre 20 anni fa su Dimensione Sci Luca Mercalli (meteorologo che vanta una importante notorietà mediatica), perché il rialzo generale delle temperature potrebbe ostacolare sempre più l’attività di “sparare” neve all’aperto.

Allora quale possibile evoluzione per le piste da sci? Il rischio è che, anche da noi, si diffonda a macchia d’olio il modello Dubai, dove è stato costruito un palazzetto artificiale per lo sci al coperto. Dentro al palazzetto la temperatura è tenuta artificialmente bassa e questo consente l’utilizzo dei cannoni sparaneve anche in prossimità del Golfo Persico. Trecentosessantacinque giorni all’anno. Che spreco di energia!

Cannoni in Val Giumela. Foto: Alessandro Ghezzer.

Il timore che il modello Dubai possa coinvolgerci ha già dato qualche segnale di una certa consistenza. Tempo fa è stato annunciato il progetto di uno Skydome nel territorio del comune di Arese, a due passi da Milano. Dal sito de Il sole 24 Ore (20 novembre 2018) si rintraccia la descrizione del progetto: “Tre piste da sci indoor all’interno del primo impianto “al chiuso” in Italia e uno dei pochissimi in Europa. Ci sarà inoltre un ristorante le cui vetrate si affacceranno sulla zona dell’arrivo, un’area commerciale con diversi negozi legati agli sport invernali e un albergo a quattro stelle con un centinaio di camere”.

Ma non è l’unico programma con caratteristiche del genere. Dal sito MilanoToday del 19 novembre 2018 si legge la descrizione di un altro progetto, questa volta a Selvino, sempre in Lombardia, ma nella Bergamasca: “Sarà la prima pista al mondo a venire inserita in un contesto alpino ad una quota di 1.000 metri s.l.m. e avrà una delle più grandi piste indoor al mondo, sia per lunghezza che per dislivello e sarà, quindi, adatta ad ospitare eventi e gare di livello internazionale. Sarà la prima struttura ipogea al mondo per la pratica di sport invernali e ospiterà la prima palestra di arrampicata su ghiaccio utilizzabile tutto l’anno in Italia. Sarà la più completa struttura indoor-outdoor per offerta e divertimenti sportivi, comprese strutture per la pratica di sport all’aperto”.

Riassumendo: non solo si scierà al coperto, ma anche “seminterrati” o addirittura “in cantina” (struttura ipogea). Anche i ghiacciatori ne potranno beneficiare con la palestra a loro riservata e utilizzabile (udite udite!) tutto l’anno.

Io sono affranto da come l’umanità si stia discostando dal modo naturale di vivere, cioè dallo stile di vita coerente con la Natura. I problemi oggettivi, a livello planetario, sono ben altri, ma anche la stagionalità delle attività in montagna ha una sua “ratio” che deve essere coerente con le leggi della Natura. Sciare è bello quando c’è la neve naturale e magica, mentre d’estate è più sensato fare altro, arrampicare, camminare, al limite far rimbalzare i sassi sulla superficie dei laghetti in quota… Sciare d’estate è una forzatura già sui ghiacciai attrezzati a tal scopo, a maggior ragione se costruiamo apposite strutture indoor.

Tristi nastri bianchi all’Alpe di Siusi

Il rischio di creare un mondo “contronatura” vale non solo per le attività della montagna, ma per tutte le sfaccettature della realtà umana. Stiamo condannandoci a vivere in una prigione sotterranea: anziché sciare all’aperto, quando è la stagione giusta (preservandone le condizioni climatiche), con l’aria fresca che ci sferza il viso, siamo, anzi “loro” sono felici di sciare chiusi in un palazzetto, magari a Ferragosto.

Mi torna in mente un racconto di fantascienza del noto autore Isaac Asimov: Profondità (noto anche come “Abisso”), dove gli esseri alieni, abitanti di un pianeta lontano dal nostro, per sfuggire alle condizioni inospitali della superficie (a causa dello spegnimento della stella che corrisponde al nostro sole) hanno scavato delle caverne verso il nucleo del pianeta, creando una vita completamente “sotterranea”. Intere generazioni, vivendo fino a 1.200 km di profondità, non hanno mai visto la superficie e la conoscono solo grazie a resoconti e documenti.

Si ridurrà così anche lo sciatore del futuro? E dopo lo “sciatore ipogeo”, il destino coinvolgerà l’intera umanità?

Che tristezza! Nell’immediato, al fine di conoscere meglio le problematiche delle precipitazioni nevose, torna utile leggere l’articolo scritto nel 1998 da Luca Mercalli (le cui previsioni meteo, rintracciabili bisettimanalmente sul sito nimbus.it, sono molto apprezzate da alpinisti e scialpinisti).

Neve, che ne sarà?
di Luca Mercalli
(pubblicato su Dimensione Sci, annuario di sci della Rivista della Montagna, dicembre 1998)

Il Lago di Valsoera è incastonato a 2400 metri in un remoto angolo del massiccio del Gran Paradiso (versante piemontese, NdR). Di qui passano pochi escursionisti, ma i guardiani della diga vivono tutto l’anno protetti da una piccola casa abbarbicata alla roccia. Al mattino del 14 marzo 1972 gli uomini di turno, valligiani temprati da molti inverni, erano terrorizzati. Del loro rifugio, solo il colmo del tetto e le antenne emergevano da un deserto bianco che da oltre un mese non faceva che crescere in continuazione, alimentando la prospettiva di rimanere sepolti vivi.

Luca Mercalli nel 2015. Foto: Stefano Colarieti

La misura del manto di fiocchi al suolo forniva lo straordinario valore di 8,5 metri di spessore: i guardiani ancora non sapevano che questo semplice numero, scritto con una biro su un quaderno a quadretti, era destinato a rimanere in evidenza negli annali della meteorologia alpina.

L’inverno 1971/72 riversò a Valsoera un totale di 15,5 metri di neve e su tutte le Alpi Occidentali conquistò il primato di nevosità del ventesimo secolo. Si apriva un decennio cli grandi nevicate, che vide altre stagioni da oltre 10 metri nel 1973/74, 1976/77, 1977/78.

Ski-lift e seggiovie giravano a pieno regime, e ovunque ci fos­sero pascoli accessibili si costruivano nuovi comprensori o si am­pliavano quelli esistenti. In questa selva di piloni e funi d’ac­ciaio, nessuno si curò della variabilità del clima. A chiarire le idee ci pensò l’inverno 1980/81, con una lunga sequenza di gior­nate serene. Le piste rimasero coperte d’erba ingiallita mentre l’audience delle previsioni meteo cresceva di giorno in giorno.

Tristi nastri bianchi all’Alpe di Siusi

In un’alternanza di anni più o meno bianchi, si tirò avanti fino al 1989, e poi al 1990, altri anni neri nella storia dell’industria turistica invernale. Ormai era chiaro che il rischio legato alla variabilità della comparsa della neve naturale non poteva esse­re trascurato in un sistema che macinava miliardi di lire (ma anche di franchi e di scellini), e si aprì l’era dell’innevamento programmato.

Altro denaro, altri cantieri, scavi, tubazioni, e addirittura piccole dighe, per disporre dell’acqua da “sparare” che d’inverno, in montagna, è sempre poca. Per non parlare del para­dosso energetico di bruciare petrolio per produrre tanti kilowatt/ora da trasformare in cristallini di ghiaccio buttati ai quattro venti. Ma il problema della disponibilità di neve sembrava risolto e si guar­dava al cielo con il fare sprezzante di chi è stato più furbo.

Poco dopo, le immagini televisive che dai vari campionati in Sierra Nevada, nelle Rockies canadesi piuttosto che nel­l’Hokkaido giapponese, mostravano ora pioggia battente, ora le primule in fiore in pieno inverno, ridimensionarono anche la potenza di fuoco dei cannoni.

Nonostante queste delusioni, è curioso constatare come l’in­dustria del turismo invernale, almeno quella alpina, e la co­munità scientifica dei climatologi, abbiano avuto solo pochi e tiepidi approcci.

Tristi nastri bianchi all’Alpe di Siusi

Dal canto loro, gli studiosi andavano avanti, analizzando le nevicate del passato ed elaborando modelli di si­mulazione per il futuro.

Ormai oggi (fine anni ’90, NdR) si può affermare con un buon margine di affidabilità che l’innevamento alpino si sta ri­ducendo. Non solo perché si fanno frequenti gli anni in cui nevica poco, ma anche perché l’aumento della temperatura del pianeta – sia esso naturale o causa dell’effetto serra generato dall’inquinamento antropico – riduce la durata della neve al suolo, tanto quella caduta dalle nubi quanto quella sparata dai cannoni.

E’ proprio di questi giorni la chiusura di una ricerca elaborata dalla Società meteorologica subalpina con il sostegno dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, che ha conside­rato oltre 1.200.000 dati giornalieri di altezza della neve misu­rata in 60 località del Piemonte e della Valle d’Aosta dai primi anni del secolo a oggi. Emerge che, a partire dal 1981, esiste una netta evidenza di riduzione della nevosità.

Ben 12 degli ultimi 17 anni presentano infatti, a tutte le quo­te comprese tra la pianura e i 2700 metri, un innevamento in­feriore alla media del trentennio precedente. Assumendo per esempio la serie di Bardonecchia, vediamo che la quantità me­dia di neve che cade in un anno è passata dai 257 centimetri del periodo 1961-1981 ai 191 cm del periodo 1981-1996, con una riduzione del 26%.

Tra questi anni magri non sono mancati veri e propri estre­mi negativi, con gli inverni “neri” del 1981, 1989 e 1990, que­st’ultimo con un totale di neve caduta di soli 75 centimetri. Il periodo delle feste natalizie, che tradizionalmente assicura il maggior gettito economico, è spesso esposto a un forte rischio di scarso innevamento, come avvenuto nel 1980, 1987, 1988, 1989 e 1991, anche se non mancano recenti eccezioni positive, come il bianchissimo dicembre 1996.

Dubai (Golfo Persico): sci al coperto

I cannoni non servono
L’aumento delle situazioni estreme è d’ altra parte una delle evo­luzioni climatiche attese in futuro, che aprono una fase di “trop­po o troppo poco” difficile da gestire sul piano economico.

Non è possibile dire di quanto si scalderà l’atmosfera nei prossimi 100 anni. Da 1 a 4 gradi, a seconda delle regioni e delle stagioni. Ma il segno più, è sicuro. Una ricerca condotta dal centro studi della neve cli Météo-France già nel 1994, presentava i potenziali effetti di un aumento termico medio di 1,8°C  a 1500 metri di altitudine: la durata dell’innevamento si potrebbe ridurre di 30-40 giorni per anno, passando per esempio da 174 a 132 giorni nella regione del Monte Bianco e da 100 a meno di 60 giorni nei massicci meridionali.

E i cannoni diverrebbero peraltro inservibili per mancanza di freddo. A conclusioni simili è giunto anche il rapporto Proclim, da poco concluso a cura dell’Accademia delle scienze svizzera, che vede nella diminuzione dell’innevamento alle quote medie, un grave danno economico al sistema turistico elvetico.

Nel futuro di un clima più caldo, le alte quote potrebbero cavarsela meglio, e – secondo alcuni modelli numerici – veder addirittura aumentare le nevicate.

In questo scenario, i comprensori più elevati sarebbero favoriti, ma non si può trascurare a quante e quali pressioni verrebbe sottoposto il delicato am­biente alpino della fascia superiore ai 2500 metri, nonché ai nuo­vi problemi di sicurezza che si verrebbero a creare spostando tut­ta la popolazione degli sciatori in luoghi dove i pericoli oggetti­vi sono più numerosi e difficili da affrontare.

Dubai (Golfo Persico): sci al coperto

Per lo sci alpino si apre dunque un periodo di profonda riflessione, resa ancor più delicata dall’incertezza con la quale si devono considerare le pre­visioni sull’evoluzione del complesso, e ancora poco conosciu­to, sistema atmosferico.

Ma non per questo gli operatori turisti­ci (e gli investitori di denaro, tanto più se pubblico) devono re­stare con la testa nel sacco e sperare che il cielo faccia ciò che es­si si aspettano.

Sarebbe come se un malato di cancro, ignorando i primi sin­tomi, si rifiutasse di sottoporsi a esami medici sperando in un malanno temporaneo.

La cura non consisterà certo nel far nevicare dove il clima non lo consentirà, ma si tradurrà in una pianificazione antici­pata che guarda lontano, al fi­ne di attutire il colpo che po­trebbe stordire la fragile economia delle comunità di montagna.

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Modello Dubai ultima modifica: 2020-02-16T05:56:23+01:00 da GognaBlog

118 pensieri su “Modello Dubai”

  1. 118
    Matteo says:

    Ho premesso che era una valutazione “spannometrica” ma ritengo indicativa.
    Comunque, sempre indicativamente bassa stagione Bobbio Valtorta 28€, Courmayeur 50€,  Courmayeur+ Mont Blanc 60€. Magari non sarà proprio proporzionale, però per una sola pista di 100m devono pagarmi loro!
    Dal punto di vista tecnico, hai voglia a coibentare una sala piena luci, motori (quello della seggiovia lo terrei in zona non raffreddata, però!) e gente che fa su e giù, entra e esce e vuole la cioccolata calda nel open space riscaldato

  2. 117
    Giuseppe Balsamo says:

    Che differenza c’è, in linea di principio, fra arrampicare sulla plastica in una palestra e sciare in uno “skidome” ?
    (Domanda volutamente provocatoria alla quale ha già risposto col suo usuale pragmatismo Cominetti – vedi commento 45).
    Quanti sono, in Italia, a praticare l’arrampicata indoor ?
    Questo per dire che è difficile valutare i gusti della gente. Troppo facile farsi dei preconcetti in base ai nostri (gusti).
     
    Il ragionamento “proporzionale” di Matteo (commento 106) non mi convince.
    Se fosse così, il giornaliero che dà accesso a un comprensorio di 100Km di piste dovrebbe costare 10 volte quello per 10Km di piste. E’ davvero così, oppure nella formazione del prezzo diventano predominanti altri fattori oltre alla lunghezza delle piste ?
     
    Paolo (commento 110), credo che tu sappia che la potenza richiesta per scendere da 20 a -2 gradi è richiesta finchè devi scendere.
    Quando sei a regime ti serve solo quella necessaria per compensare le perdite, più l’eventuale potenza in entrata nel sistema.
    Per le perdite, 0KW se sei stato bravo a coibentare 🙂
    Come altre entrate mi vengono in mente: l’energia che fa girare il motore dell’impianto di risalita, quella per l’illuminazione e quella bruciatadal metabolismo delle persone presenti all’interno dell’impianto. Fattori presenti solo durante l’orario di apertura.
    Poi bisogna produrre la neve, che immagino si sciolga molto meno rapidamente di quella all’esterno.
     
    Insomma, sono d’accordo con Pasini. Per fare ragionamenti precisi bisognerebbe vedere i bilanci d’esercizio.
     
    A proposito di Danimarca, vi segnalo questo link
    http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/rifiuti_e_riciclo/2019/10/07/inaugurata-pista-da-sci-sul-termovalorizzatore-di-copenhagen_6c43b07d-425c-47ba-b087-eecc1f88cf86.html
    Artificiale per artificiale, questa soluzione consente di sciare sulla plastica a temperatura ambiente. Siamo di fronte alla pista del futuro ?
     
    P.S. Bertoncelli, io al Passo del Lupo ci vado tutti gli anni appena chiudono gli impianti e di solito trovo il parcheggio vuoto.
    Difficilmente incontro qualcuno. Solo qualche occasionale scialpinista con il quale mi fermo volentieri a chiacchierare perchè entrambi non abbiamo fretta.
    Spero di andarci anche quest’anno, ma soprattutto spero di trovare ancora un pò di neve, per potermi divertire un pò anch’io.

  3. 116
    Roberto Pasini says:

    Caro Fabio diciamo per rimanere ottimisti che c’è anche di peggio in giro per il mondo rispetto al nostro piccolo Regno di Danimarca. Almeno noi abbiamo tante cose belle da proteggere e un po’ di gente di buona volontà in giro c’è e non siamo proprio da buttare via quando smettiamo di  litigare sul nulla e ci concentriamo sulle cose da fare, come sta accadendo da qualche giorno anche qui. Buona serata. 

  4. 115
    Fabio Bertoncelli says:

    Caro Roberto, ho letto il tuo precedente commento, rimanendo basito.
    Mi sono detto: “C’è del marcio nel Regno di Danimarca.”
     

  5. 114
    Roberto Pasini says:

    Per rimanere in Italia probabilmente  bisogna distinguere progetti come Selvino e Agrate. A Selvino probabilmente prevale l’aspetto “pacchetto” “gita economica fuori porta” con anche un po’ di natura, anche se miserella. Arese era un’altra cosa. Puntavano forse sull’aspetto Parco giochi, non a caso l’architetto è uno che fa anche Acquapark. C’è però un’altra componente che è quella dell’allenamento. Io non so se possa valere anche per lo sci ma vale per la bici. A Milano c’è un numero veramente elevato di appassionati che mantiene un certo numero di palestre specializzate nella bici e nel triathlon. Ne conosco alcuni. Professionisti, manager, magistrati ….di mezza età, gente che va veramente forte e che si allena di brutto indoor sacrificando albe, intervalli, serate sulla bici al chiuso su bici fantascientifiche con gli schermi che simulano i percorsi. Io non riesco a capire, ma anche uno dei miei ex compagni di corda, che si è dato alla bici, dice che o fai così o poi il sabato resti indietro. Non so se esiste nelle aree urbane una fascia così anche per lo sci ???Gente competitiva, che non bada a spese e disposta a pagare anche abbonamenti pesanti. Forse puntavano a un target di questo genere? Non c’entra ma per dare un’idea dei numeri la sola palestra dove vado ad arrampicare io indoor ha circa 10.000 iscritti!!!

  6. 113
    Carlo Crovella says:

    Mah… può darsi benissimo che la mia sensazione sia priva di fondamento… però se guardate la foto di copertina vi invito a ragionare su cosa può spingere delle persone a spendere soldi per sciare su delle “tristi” strisce di neve artificiale in mezzo ai prati stopposi… se qualcuno è così incomprensibilmente scriteriato (secondo i miei canoni) da spendere 30-40 euro per sciare su quelle strisce, possono benissimo esistere degli “scriteriati” che spenderebbero 30-40 euro per sciare in un capannone ma con annessi benefit (centro commerciale, spa, cinema, miniclub per bimbi ecc). Ciao!

  7. 112
    Matteo says:

    “io continuo a essere convinto che c’è una bella fetta di pistaioli”
    Io non credo proprio Carlo…vabbè cannibali, però è una pistina di 100 m: anche il più idiota paga il biglietto una volta, fa su-e-giu per due ore e poi non torna.
    In questo senso il costo è fuori target; forse sopravvive a Dubai, dove è pieno di turisti che nel pacchetto si trovano anche quello oltre il luna-park Ferrari

  8. 111
    Carlo Crovella says:

    In un’ottica di contributo concettuale, segnalo che il giornaliero nel comprensorio Vialattea (Sestrieres ecc) costa 46 euro, cui si possono aggiungere altri 10-20 euro (non ricordo) per l’estensione internazionale fino a Monginevro. A Cervinia mi pare di aver sentito che si oltrepassano abbondantemente i 50 euro/giorno, raggiungendo i 75 per l’estensione fino a Zermatt. Insomma le indicazioni che avete fornito circa i prezzi dei giornalieri degli skidrome non sono così fuori range. A chi mi obietta “per’ vuoi mettere sciare all’aperto, magari con la vista sul Monte Rosa, rispetto a sciare in un simil-capannone…?”, rispondo che condivido profondamente l’osservazione, ma sottolineo che essa vale per noi che siamo indiscutibili amanti dell’outdoor. Invece io continuo a essere convinto che c’è una bella fetta di pistaioli che addirittura preferirebbero una location vicina a casa, senza incertezze meteo e con annessi centro commerciale, centro benessere e cinema… chissà… vedremo cosa uscirà fuori dall’esperienza di Selvino. Buona serata a tutti!

  9. 110
    paolo says:

    Chi ha l’aria condizionata in casa può provare a ragionarci.Deve immaginare quanti condizionatori e quanti Kw ci vorrebbero per scendere dai suoi 20 gradi a meno 2 gradi, ma anche quanti soldi dovrebbe spendere in elettricità e impianti.
    40 Kw/h ? ogni giorno per un anno ? 300.000 Kw da pagare ?
    Anche se divido per 10 o 20 è una bella spesa per tre stanze.Devo aggiungere che per molti l’elettricità è “pulita”, ma loro non pensano mai a cosa costi la sua produzione in denaro e inquinamento e poi cosa fare per stoccarla: ci vogliono il peggio del peggio, le batterie.
    Ma io sbaglio tutto, il mondo ci crede.

  10. 109
    Roberto Pasini says:

    Matteo, conosco molto, ma molto bene come funziona la partita qui da noi. Però questa è la minestra che passa il convento…magari in mezzo alla brodaglia viene fuori qualche pezzettino di patata o di carota. “Ravaniamo nelle tenebre rimanendo fedeli alla luce” come dice il poeta🙀

  11. 108
    Matteo says:

    Roberto, benedetta ingenuità
    “bisognerebbe mettere le mani in un bilancio”  si perché c’è sicuramente da fidarsi dei bilanci previsionali…
    “A Selvino … avranno fatto sicuramente uno studio di fattibilità anche economica.”  di questo poi saremo veramente certi!
    “L’impatto ambientale devo averlo fatto per forza”  non mi viene in mente neanche un parcheggio senza VIA in Italia, in effetti, nono! Neanche uno…comunque temo che al massimo ti dia la volumetria e quante piante vogliono tagliare 
    Certo che da voi in Finlandia state proprio bene!

  12. 107
    Roberto Pasini says:

    Matteo & Giuseppe: bisognerebbe mettere le mani in un bilancio. Se fosse in Italia sarebbe un attimo ma Germania e Olanda non saprei. Chiederò. A Selvino visto che sono così avanti avranno fatto sicuramente uno studio di fattibilità anche economica. L’impatto ambientale devo averlo fatto per forza per ottenere l’approvazione. Ci vorrebbe un canale in Regione.

  13. 106
    Matteo says:

    100 m di pista = 40 €
    10000 m di pista = 4000 €
    Ovviamente è un calcolo altamente spannometrico, ma l’ordine di grandezza del rapporto dei costi te la dà. E secondo me ti da, di riflesso, anche un’idea del rapporto di impatto ambientale.
    Comunque pensare che gli skydome possano influenzare la frequenza degli impianti classici è come sperare che con tante piscine attorno a Milano, Rimini si svuoterebbe.
    Rispondendo a qualcun altro, evidentemente skydrome veniva da una lettura affrettata, però per assonanza a autodrome non era poi così assurdo!

  14. 105
    Giuseppe Balsamo says:

    Matteo, grazie per la risposta.
    E’ una tua opinione, quindi.
    Peccato non avere dati precisi.
    Hai preso come riferimento Dubai, che è l’impianto con il prezzo più alto (a me il costo del giornaliero, al cambio, è venuto 77 euro e non 85, ma sposta poco). Ma senza sapere cosa concorre a formare il prezzo è difficile fare dei ragionamenti definitivi. Ad AlpenPark Neuss e SnowWorld Amsterdam siamo a 42 euro, la metà di Dubai, e ci sono altri impianti con prezzi ancora più bassi.
    Quindi ?
    Quindi io mi limito a dire che questi prezzi non mi sembrano fuori target per chi vuol trascorrere una giornata sulla neve, anche fuori stagione, in un ambiente totalmente artificiale – certo – ma che offre comunque un pacchetto completo a breve distanza da casa.
    Il confronto con comprensori sciistici che dispongono di chilometri di piste a mio parere non ci sta. L’offerta proposta da uno “skidome” è (necessariamente) diversa.
    Su quali termini è basato il tuo confronto con Cervinia e i 10Keuro equivalenti ?
    Quanto al “finanziamento necessario per la costruzione, avviamento e conduzione” o è a “fondo perduto” o deve rientrare nel tempo con gli incassi, quindi dovrebbe concorrere al prezzo nel giornaliero.
    A questo punto, la domanda vera secondo me dovrebbe essere: “quanta gente c’è che, a questi prezzi, sarebbe disposta a sciare in uno skidome invece che all’aperto (ma comunque su neve artificiale) e che costo ambientale avrebbe ?”
    Insomma, lungi da me fare il promoter di questi impianti :), che dal punto di vista puramente “etico” ritengo aberranti come ritengo eticamente aberrante innevare artificialmente una pista all’aperto, ma mi piacerebbe guardarci dentro più a fondo, conoscere i costi di gestione, gli ammortamenti, che tipo di gente li frequenta, quanti accessi fanno in un anno, eccetera. Se fossi un politico o un gestore di piste andrei sicuramente a visitarne qualcuno.
     
    “Pancia” a parte, siamo davvero sicuri che, in un’ottica di cambiamento climatico dove le condizioni favorevoli allo sci sono destinate a salir sempre più di quota, gli “skidome” non siano un’alternativa percorribile rispetto all’apertura di nuovi impianti a quote più alte o all’utopico abbandono della pratica dello sci in pista ?

  15. 104
    Roberto Pasini says:

    Forse abbiamo lavorato tanto in passato, magari anche il sabato e la domenica rinunciando alla montagna….sniff.
    Ho fatto ieri sera una ricerchina sui tre progetti italiani. Trovate i risultati nel post di oggi sulle stazioni fantasma.
     
    Ho guardato qualche website degli skidome segnalati dal sito individuato da Balsamo. La maggior parte sono in Europa e nei paesi Arabi (parchi gioco per ricchi). Non ci sono dati sul consumo energetico. Alcuni di quelli olandesi,anche belli, si vede la mano dell’architetto, dicono di essere totalmente green 100% e di usare solo rinnovabili (in linea con una certa cultura del paese) ma non c’è ci sono evidenze. I crucchi tacciono su questo aspetto. Ne hanno tanti e alcuni davvero brutti all’esterno, tipo capannone industriale. Sui numeri del business bisognerebbe vedere i bilanci, ma non so come fare. Vengono venduti in rete anche da agenzie italiane di viaggio. Sono di fatto dei parchi gioco con alberghi e altre amenità. I prezzi del pacchetto mi sembrano nella fascia mass market.
     
    Ho trovato un’intervista interessante ad un imprenditore che ha aperto un megacentro nel New Jersey, il Big Snow Resort. Dice che il centro vuole promuovere lo sci esterno, fornendo un’opportunità di allenamento durante la settimana e un terreno di addestramento prima di uscire, un po’ come le palestre di climbimg indoor. Questa è almeno la “value proposition” come dicono i markettari. Quindi sviluppo e non sostituazione. non riesco a incollare il link, quindi chi è interessato può cercarlo in rete.
     
    Buona giornata a tutti
     

  16. 103
    Matteo says:

    Uno in appennino, l’altro in Resegone…Ma porca padella, non c’è nessuno che lavora di mercoledì? 
    Per Giuseppe Balsamo: no, non ho dati reali, ma conoscendo un minimo di fisica è chiaro che il costo energetico è decisamente alto.
    Per non parlare del finanziamento necessario per costruzione, avviamento e conduzione.
    Il che è confermato dai costi (però occorre guardarli bene): a Dubai, dove il combustibile è regalato, il giornaliero per una pistina di un centinaio di metri costa l’equivalente di 85€…e come se a Cervinia facessero pagare 10000€ il giornaliero. 
    Non credo che una cosa del genere possa funzionare, se non come “stranezza” in un posto di vacanza da cui è totalmente avulsa, come Dubai appunto.
     

  17. 102
    Roberto Pasini says:

    Tutto gratis no. Hai usato un’auto, consumato benzina, consumato il manto stradale, forse bevuto un caffè e una birretta, consumato scarpe, abbigliamento e attrezzatura.  Loro, partecipando ad uno dei tanti riti collettivi che ti fanno sentire protetto e rassicurato rispecchiandoti negli altri membri dell’orda (Totem e Tabù) hanno sicuramente prodotto più reddito e lavoro di te, contribuendo maggiormente al PIL nazionale e forse anche inquinando un po’ di più senza esserne consapevoli. Complessa è la nostra specie, caro Fabio, cambiano i riti ma la sostanza non cambia. Siamo tutti  uguali, con lo stesso bagaglio di bisogni, ma i bisogni hanno pesi diversi e quindi generano comportamenti sociali e di consumo diversi e reciprocamente non riusciamo a capirci. Avrai sicuramente chiesto nella tua vita a qualcuno cosa pensava di chi rischia la pelle in montagna per puro diletto nel tempo libero. Mia madre me lo chiedeva sempre: ma perché non giochi a tennis? Spero di non sollevare con questa un po’ malinconica riflessione notturna da insonnia senile il solito carnevale. Pieta’ . Anche confidarsi in un blog è un rito collettivo che per esempio mia moglie non capisce. Mi dice sempre che sono matto e che corro anche dei rischi.PS. Ieri ho fatto da solo il percorso della Resegup sopra Lecco. 3 escursionisti incontrati. Alla gara partecipano 1500 persone. Mi sono chiesto che casino deve essere nel canalone prima della vetta. Così è. 

  18. 101
    Fabio Bertoncelli says:

    Oggi ho fatto una lunga escursione sul mio Appennino. Non ho incontrato anima viva.
    Al ritorno, per curiosità, sono passato in auto al Passo del Lupo e al Lago della Ninfa: un’orda di sciatori. Ci saranno state almeno cinquecento automobili parcheggiate. A tutta questa gente piace davvero l’ammasso? È l’unico godimento in montagna che conoscono? Non sentono il desiderio di una escursione solitaria con gli sci da fondo? Di una gita con le ciaspole? Di una passeggiata senza ciaspole, mano nella mano – romanticamente – con la propria amata? Di una visita ai vecchi borghi d’Appennino? Di vagabondare tra i tanti laghi e laghetti? Di visitare il santuario medioevale abbarbicato a San Pellegrino in Alpe? Di visitare l’altrettanto bello – e solitario – eremo della Madonna del Faggio nell’Appennino Bolognese? Di vagare per boschi, senza meta, con la speranza di un incontro con qualche animale?
    No, niente di tutto questo: tutti in fila sulle piste di neve artificiale del Passo del Lupo. È questo che vogliono? Allora si meritano davvero gli stadi della neve.
    … … … 
    Però vi ho raccontato una bugia: non è vero che non ho incontrato nessuno. Ho incontrato un capriolo: vagava libero nei boschi.
     
    N. B. Tutto gratis. 😂😂😂
    Tra le meraviglie dei boschi e sui monti solitari non si paga un euro: incredibile ma vero.
     

  19. 100
    Roberto Pasini says:

    Il render del progetto è in internet. Aggiungo un’informazione per i non Lombardi. Selvino è un piccola stazione a 1 ora da Milano, sotto i 1000 metri, 3 impianti e un giornaliero a 15 €. Cosa davvero per famiglie.  In questo caso il progetto è sostitutivo di una probabile condanna a morte più che di alleggerimento. Probabilmente fa parte di un’idea di offerta alternativa (ciaspole, escursioni nella natura, etc). E sperano di attirare pubblico popolare da Milano e Bergamo costruendo questo centro. Non ho idea di quale business plan ci sia dietro e non conosco i numeri ma a fiuto ho molti dubbi. Vedremo se trovano un finanziatore.

  20. 99
    Roberto Pasini says:

    A Selvino è stato approvato un progetto integrato di Skidome il mese scorso. Non hanno tuttavia i soldi e sono alla ricerca di finanziatori. “Il progetto offre circa 40.000 metri quadrati di spazio coperto per la pratica degli sport invernali al cui interno trovano spazio più piste da sci fruibili, uno snowpark e la prima palestra di arrampicata su ghiaccio al coperto in Italia, utilizzabile per 365 giorni “

  21. 98
    Giuseppe Balsamo says:

    Una domanda per Matteo, inerente al commento 94.
    Perchè, relativamente agli skidome, parli di “impatto ecologico insopportabile” ?
    Hai qualche dato a tua disposizione del quale puoi fornire la fonte, o quanto hai espresso è una tua opinione ?
    Di primo acchito anche a me verrebbe da dire che questo genere di impianti debba avere costi di gestione spropositati, ma i prezzi dei giornalieri mi raccontano una storia diversa. E non credo che i gestori lavorino in perdita.
    Mi piacerebbe capirne di più.

  22. 97
    Fabio Bertoncelli says:

    A proposito di “inutilità dannosa”
    “Gullich” ha scritto due commenti nella discussione sul Vallone delle Cime Bianche. In questa ne ha scritti finora ben sedici, oltre a quelli che gli sono stati giustamente censurati per offese e volgarità. Del livello di “utilità” di questi sedici ognuno può giudicare da sé. 
    Ah… povera e innocente coerenza, dove mai sei finita?
     

  23. 96
    Gullich says:

    signori, io getto la spugna.
    l’ultima sortita sui 4 mln e non 5 mi he definitivamente steso (e convinto che se ci estingueremo a breve, finalmente gli opossum e i koala potranno tirare un sospiro di sollievo).
    a parte che ritenere inferiori e cannibali 4 milioni invece che cinque non mi pare una gran differenza, l’idea che si continui a ragionare in termini di cementifici e spreco di risorse giusto per lasciare le piste gobbute ai pochi eletti mi sgomenta.
     
    in via simmetrica potemmo fare enormi colate di cemento appena fuori genova e fare tante belle piscine comode per chi cerca sdraio ombrellone e gin tonic, cosi portofino e cinque terre rimangono libere per i nuotatori a cristiania.
     
    direi che siamo scesi abbondantemente sotto la soglia dell’inutilita dannosa. 
    ed è sintomatico di questo il fatto che il post sulle cime bianche, dove gallese ha dato una bella lezione a tutti, sia fermo a 10 repliche.
     
    state bene e divertitevi

  24. 95
    Sebastiano Motta says:

    “finanziamenti a fondo perduto e/o agevolati per investimenti in skidrome”

    Precisato che si parla di “ski dome”, o al limite “skidome” (mentre non mi risulta che “skidrome” abbia qualche significato), è veramente un’idea geniale!
    Consumo di suolo e cementificazione per costruire parchi gioco ad altissimo costo energetico: un vero toccasana per l’ambiente!

  25. 94
    Matteo says:

    Di Skydrome non vorrei nemmeno sentir parlare, considerando l’impatto ecologico insopportabile.
    Per il resto la vedo dura.
    Solo pochi giorni c’è stato il civile intervento dell’allenatore di sci di Cortina, che assaliva chi non era d’accordo con il nuovo mega collegamento, accusandolo di voler gettare sul lastrico l’economia di montagna (della “povera” Cortina d’Ampezzo, si noti).
    Per fortuna è prontamente sparito, ma pensa la reazione alla tua proposta!
    Forse ma forse potrebbe funzionare con una (robusta) defiscalizzazione a carico di chi non batta le piste.
    Comunque mi pare una linea troppo contro il mainstream per essere adottata a meno di trovare qualche ricco innamorato che ci butta dei soldi per provare, come suggeriva Gasparini. I risultati potrebbero essere sorprendenti, in effetti.

  26. 93
    Carlo Crovella says:

    Precisato che i fruitori della montagna innevata (fonte Pasini) risultano essere 4 milioni e non 5 come frettolosamente citato in un recentissimo commento (la differenza di 1 ml è significativa: 20%), l’idea che sto esprimendo ha appena preso corpo e quindi è grezza e balbettante, come tutte le idee iniziali (Pasini concorda, vedere piu’ sotto). A grandi linee, l’idea potrebbe essere: a monte di tutto (scusate il gioco di parole) un mix fra: 1) finanziamenti a fondo perduto e/o agevolati per investimenti in skidrome e/o riconversione di piste di superficie da piste piatte in piste gobbute; 2) tassazione specifica per piste mantenute con impostazione moderna (piste piatte per intenderci). Non scandalizzi questa ultima tesi: hanno inventato la plastictax (anche se entrerà in vigore fea qualche mese), si puo’ immaginare una “skitax” che pensi sulle piste piatte. A questo punto (ovviamente ci vuole un po’ di tempo) potremmo avere un mercato diviso in due macro segmenti: a) skidrome+residue piste “piatte” di superficie; b) stazioni oldstyle o partizioni di stazioni riconvertire all’oldstyle. Tra l’altro faccio notare che questo disegno risponde anche ad un quesito posto, giorni fa, da Gasparini: lui vagheggia l’intervento di un miliardario mecenate (ha citato Alessandro Benetton) per finanziare le stazioni oldstyle, io penso invece a misure di politica economica e fiscale. A quel punto (cioè con un mercato segmentato in due) gli sciatori sceglieranno in piena libertà. La mia speranza è che chi cerca “altro” (ovvero socialità, mangiate, impegni atletco…) si senta sempre più limitato dalla restrizione delle stazioni (o partizioni di stazioni) con le piste piatte e, viceversa, possa scoprire che in fondo in uno skidrome prossimo alle metropoli trovi quello che gli piace, in modo più comodo e magari più economico (rispetto alle grandi stazioni attuali). Piano piano ci sarà, o meglio potrebbe realizzarsi, uno spostamento  fisiologico di fette di quei 4 milioni dalle attuali piste piatte verso ipotesi alternative (es: skidrome). In superficie resterebbero sempre più piste gobbute a disposizione di chi le ama. L’idea è che si scemi progressivamente l’afflusso sugli impianti. L’idea è in fieri, ma almeno è una proposta operativa e non solo parole a vanvera. Spero che almeno Pasini apprezzi lo sforzo. Buon pomeriggio a tutti!

  27. 92
    Roberto Pasini says:

    Premesso che gli skidrome certamente non possono alleggerire più di tanto la pressione, soprattutto in un paese subalpino e salvo disastri ecologici che nessuno si augura, il tema è interessante per le sue connessioni con l’influsso della “modernità” anche nel mondo della montagna. Un altro tema che sarebbe bello qualcuno approfondisse in proposito è quello del digitale. I dati che emergono dal sito segnalato da Balsamo sono da approfondire, ad esempio mi ha colpito la distribuzione territoriale, ma mi propongo di guardare meglio. Sarebbe interessante anche capire il modello di business su cui si fondano. Magari qualcuno ha notizie. Io mi sto interessando delle palestre indoor di arrampicata perchè mi piacerebbe scrivere un contributo sulla loro evoluzione. Da quello che ho capito finora per potere reggere una certa dimensione e certi costi (ad esempio dei tracciatori fissi, altrimenti scatta la noia, autobelay di ultima generazione etc) bisogna avere un giro di frequentanti a vario titolo non piccolo ( superiore alle 5000 persone). Gli skidrome devono avere costi molti alti sia di ammortamento che di gestione, più ancora degli stadi del ghiaccio. Approfondiamo.
    Se volete commuovervi leggete questo libricino svizzero (si trova su Amazon a 10 €) “L’ultima neve “di Arno Camenisch. (nostalgia bella e dolce, senza rimpianto triste o rancoroso)
    Paul e Georg gestiscono in un paesino sperduto dei Grigioni uno skilift che, grazie alle loro cure, funziona ancora bene nonostante l’età. Certo però che un impianto sciistico senza neve non ha ragion d’essere e quindi loro aspettano, aspettano i fiocchi che non hanno nessuna intenzione di cadere.
     

  28. 91
    Gullich says:

    Ma Crovella ha fatto qualche seria indagine (statistica, di mercato, siociologica) per stabilire che l’uomo scivolante vede l’unica e dogmatica bipartizione che rgli propone o forse l’essere sciante è un mix di fattori ed esigenze? 
     
    perche mi pare un pelino semplicistico dire che cinque milioni di praticanti amano la salsiccia sulla pista, la socializzazione  ione e la pista piatta e quondi fuori dalle palle al centro commerciale e poce migliaia di eletti gradiscono solo gobbe.
     
    magari è un po a capocchia il presupposto.
     
    un po come sostenere che chi scala si divide solo fra tiratori di spit e posizionatori di friend, quindi spitdromi per i primi vicino all’esselunga e falesie wild per i secondi.
     
    possiamo fare, almeno una volta al mese, una discussione sensata?
     

  29. 90
    Carlo Crovella says:

    dimenticavo, sempre con riferimento a quanto mi ha chiesto il commento 88: gli sikidrome sarebbero la soluzione per una tipologia di sciatori completamente opposti rispetto a me. per tale motivo non ci andrei mai, ma perchè io cerco altro, non quello che verrebbe offerto negli skidrome. Figurati che praticamente è dai primi anni ’80 non frequento neppure le attuali stazioni sciistiche di superficie, tranne un paio di sciate all’anno ma scegliendo i giorni con poca affluenza (tipo Natale, quando tutti stanno a mangiare). Prendo le mie pelli di foca e risalgo boschetti innevati: conosco luoghi che, seppur stretti fra Sansicario e Sestriere (entrambi della Via Lattea), sono completamente privi di umanità. Certe volte non incontro un essere umano pur stando tutto il giorno a meno di un km dalle piste! Il proble,a come hom detto mille volte, non è trovare la soluzione alla mia sociopatia (come ipotizzato da altri), perché io me la cavo benissimo e so trovarmi i posti isolati sia d’inverno che d’estate. Il problema è che la montagna sta scoppiando perché assalita da un numero ingovernabile di cannibali. Prima o poi si arriverà alla resa dei conti.

  30. 89
    Carlo Crovella says:

    commento 88: certo che l’ho scritto io, perchè lo penso davvero e mi auguro che accada per un’evoluzione del mercato. Si potrebbe dividere il mercato dello sci in due macro segmenti. Da un lato lo sci “comodo” (piste piatte ecc ecc ecc) negli skidrome, dove si dirigerebbero gli individui che cercano cose tipo socializzazione, giornata in famiglia, mangiate ecc. Dall’altro lato, stazioni oldstyle su neve naturale, con skilift a strappo e seggiovie monoposto e piste gobbute, non necessariamente piste solo “nere”, ma senza la fresatura dei giorni nostri. I frequentatori si dividerebbero fisiologicamente fra i due segmenti, senza dover “imporre” nulla dall’alto. Chi ama una certa cosa, la troverebbe negli skidrome, chi ama altre cose le troverebbe in superficie nelle stazioni oldstyele (in questo concetto c’è il collegamento con Gasparini). Viva il derapage!

  31. 88
    Sebastiano Motta says:

    Crovella, lascia stare l’articolo di Gasparini e permettimi di insistere: sei tu (non Gasparini) che al commento 72 hai scritto:
    “piste più severe (gobbute e non piatte), skilift a strappo e seggiovie monoposto (anziché comodose, con imbottiture e pannello antivento)”
    Quindi se credi che questa sia una soluzione, allora come pensi di metterla in pratica? Apri tu una stazione con queste caratteristiche? Oppure bisogna convincere/obbligare gli operatori della Via Lattea, o del Dolomiti Superski, a smantellare tutto? Qual’è il tuo piano?
    —–
    Poi, anche se penso di sapere già la risposta, avrei un’altra curiosità: visto che credi che gli ski dome siano una soluzione, tu saresti disposto ad andarci a sciare?

  32. 87
    Roberto Pasini says:

    Qualcuno sa che fine ha fatto questo progetto del 2010 di un imprenditore spagnolo in Alto Adige che poi è fallito e ha messo in vendita gli impianti (per una cifra molto bassa) e perchè è fallito?
    In Alto Adige ha preso vita lo slow ski, ovvero piste da sci a numero chiuso. Infatti, il comprensorio della Val Venosta ‘Latsch Pure Nature Ski’ riapre i battenti dopo 6 anni con un nuovo concetto destinato a fare breccia nel cuore dei puristi dello sci. Dal 25 dicembre, sulle piste del comprensorio, è previsto un massimo di 800 accessi al giorno. “Pure Nature Ski vuole essere il luogo prescelto da chi ama vivere la giornata o il weekend gestendo il proprio tempo secondo i propri ritmi e che non vuole essere succube dei meccanismi esterni e della massa – afferma Jaime Lorenzo Blanco, presidente del comprensorio – Abbiamo promosso questa nuova visione, unica nel suo genere in Alto Adige, adottando delle misure di limitazione al numero di accessi giornalieri, evitando così anche problemi di traffico e disagi per gli abitanti di Laces e Tarres”.  Pure Nature Ski conta 6 piste di livello medio, 4 impianti di risalita e Ski Safari per 10 persone che raggiungono quota 2600 m. Gli sciatori più esperti potranno avventurarsi anche nel freeride scendendo dal dislivello massimo di 1400 metri.
    Tanto per scherzare: climer qualsiasi..se provi a schiodare sotto il 6b (l’ultima spiagga ormai) organizzo una spedizione punitiva da Milano di noi polli e cannibali del giurassico armati di lunghi e nodosi crovelli.!?! Alla faccia del dialogo e del buonismo.o)

  33. 86
    Un climber qualsiasi says:

    Crovella è un grande e mi ha dato un ottima idea: da domani vado a schiodare tutti i tiri in falesia sotto all’8a, che non se ne può più di tutti questi cannibali che salgono a malapena i 7a o i 6b, noi forti non vogliamo più avere questi rompiballe che girano per le falesie e che non gliene importa nulla della scalata, vengono solo perchè non sanno come trascorrere il weekend!
    Se poi vogliono venire lo stesso, che se le proteggano dal basso in stile trad, le loro viette.
    #piúfalesieperpochi
    (Sempre sperando che Ondra poi non schiodi tutti i tiri sotto il 9a, ne avrebbe pieno diritto..)

  34. 85
    Carlo Crovella says:

    ma dai! proposte ne ho fatte a iosa! per i dettagli rinvio ai commenti precedenti o di altri articoli. La sintesi è: montagna più severa, logisticamente parlando, più spartana, più scabra (sia d’inverno che d’estate). Quindi montagna più “scomoda”: in automatico si crea scrematura dei partecipanti (chi non ama la scomodità si dirigerà verso altri lidi). Se non si interviene, fra poco si estenderanno i divieti e i “numeri chiusi” imposti dalle autorità. Per es il numero chiuso al Gouter sulla normale francese al Bianco, mica l’ho imposto io. Fra qualche anno avremo un arco alpino a macchia di leopardo con zone colorate (sulla cartina) che indicheranno i vari “numeri chiusi” e divieti ecc. Quello sì che sarà un modello davvero”fascista”, cioè governato dall’alto! Il mio invece è un modello libertario: maglio scremare gli accessi in modo fisiologico e lasciare la piena libertà a chi sa fruire della montagna con consapevolezza. L’esempio calzante delle piste da sci gobbute è risolutivo: sono scomode per il 90% degli sciatori di oggi, molti si defilerebbero.

  35. 84
    Roberto Pasini says:

    Provaci ancora Sam. Questa mattina forse si vedono segnali di ritorno alla normalità. Grazie Balsamo, mi hai ridato speranza.
    Informazioni dalla svizzera
    Progetto Prosnow (dettagli in internet)
    Ridurre i costi dell’innevamento fino al 30%: è lo scopo del progetto pilota Prosnow, che viene testato in otto impianti di risalita in Austria, Francia, Italia e Svizzera.
    In buona sintesi si tratta di uno strumento che permette di sapere con un certo anticipo l’evoluzione del tempo e questo dato ha una notevole importanza per le stazioni di sci. Un impianto di risalita spende infatti circa 43mila franchi al giorno per l’innevamento artificiale.
    Deciso per l’inizio della prossima stagione invernale anche il numero chiuso per gli sciatori
    *** Notare l’effetto paradossale “scarsità” ben conosciuto dai markettari di cui abbiamo già parlato a proposito delle limitazioni nei parchi americani
    Gli impianti di risalita delle Jungfraubahnen, nell’Oberland bernese, vogliono limitare l’accesso alle piste del comprensorio di Wengen, Grindelwald e Mürren-Schilthorn ad un massimo di 17’800 sciatori al giorno. Ad annunciarlo sulle colonne del Sonntagsblick è il direttore della compagnia ferroviaria Urs Kessler.
    La misura ha spiegato Kessler al domenicale, non è solo di natura ambientale, ma anche e non da ultimo promozionale, visto che in base alle leggi del marketing un bene, rarefacendosi, aumenta di valore e interesse.
    La limitazione dei passeggeri della ferrovia è già stata introdotta nel 2009 ed oggi solo 5’500 persone al giorno possono accedervi nell’ambito di una misura che riduce il sovraffollamento turistico nelle giornate di bel tempo.
    Il numero chiuso per gli sciatori sarà introdotto  all’inizio della stagione 2020/21 e non toccherà i possessori di un abbonamento.
     
     
     

  36. 83
    gullich says:

    “Se non avete ancora capito le mie posizioni, significa proprio che il dibattito è inutile, perché tanto non leggete con attenzione: ma in questo senso l’impegno dovete mettercelo voi. ”
     
    Quando si dice l’apertura al dialogo e dal confronto :o)
     
    le pozioni non sono chiare, sono lapalissiani. personalmente non le condivido e trovo taluni argomenti imbarazzanti (tipo questo “Semplicemente mi auguro che le masse spariscano. O quanto meno cerco di contenerle in “recinti” in modo tale che siano il meno fastidiose possibili.”)
     
    quello che chiedo è, ferma questa espressione, dov’è la disponibilità al confronto?
    Perché alla fine se si vuole che qualche idea si trasformi in progetto supportato da un gruppo si dovrebbe elaborare una mediazione e poi una sintesi. Soprattutto se si indica il dialogo e si accusano gli altri di essere censori. 
     
     

  37. 82
    Carlo Crovella says:

    Tempo di mettere in linea il commento 80 e mi imbatto nei tre precedenti. rispondo al volo, prima di salutarvi.
    Commento 79: quelle delle piste vecchio stile con impianti vbecchio stile è tesi avanzata anche da Gasparini nell’articolo di qualche giorno fa. rinvio all’articolo e ai relativi commenti. Gasparini proporrebbe ciò per alcune stazioni secondo un modello che lui chiama slowski. a me piacerebbe che si estendesse molto di più.
    Commenti 78 e soprattutto 77: l’hastag #Piùmontagnaperpochi non è uno slogan vuoto e fine a se stesso, ma (come peraltro ripetuto a iosa) è la sintesi di una posizione politica che spinge verso il ritorno ad una montagna più spartana, più severa, più scomoda. (cioè meno rifugi, meno spit, meno indicazioni, meno piste piatte ecc ecc ecc). I cannibali NON amano la scomodità e quindi una montagna più scomoda in automatico produrrà una scrematura dei frequentatori. Sono 10 anni che scrivi di queste cose e qui sono almeno 6 mesi che ne parlo sistematicamente. Se non avete ancora capito le mie posizioni, significa proprio che il dibattito è inutile, perché tanto non leggete con attenzione: ma in questo senso l’impegno dovete mettercelo voi. A ri-ciao!

  38. 81
    lorenzo merlo says:

    Voto 78 – Christian T.
    C’è tutto.
    Non serve altro.

  39. 80
    Carlo Crovella says:

    Guardate i commenti 69 e 63, tanto per citare i primi che si incontrano scendendo dall’alto, e ditemi che non sono attacchi personali! La sottile differenza poi fra bollare direttamente un’idea (come fascista, sociopatica ecc) e bollare il fatto che tale idea porti a una concezione negativa (fascista, sociopatica ecc) è un differenziazione da fine giurista, ma all’atto pratico poco cambia. Sempre un tentativo di censura è, o di negativizzazione di certe posizioni. Concordo sull’opportunità che, nello spazio commenti, ci si debba comportare come ospiti in casa d’altri. Quindi rispetto per tutti, reciprocamente, senza neppure frasi quali “quelle posizioni sono il peggio del Gogna Blog” (mi pare commento 63), ecc. Altrimenti i più illiberali sono quelli che, in nome del riformismo più illuminato, subissano di fischi le idee a loro non congeniali. Se non superate questa impostazione, il dibattito di fatto non esiste: magari si scrivono fiumi di parole, ma trattasi di dialogo fra sordi e quindi non produce nulla, come se non esistesse. Perdiamo l’opportunità di un confronto che potrebbe essere invece intelligente e costruttivo. Nello specifico: in prima battuta anche io sarei per la libertà in montagna, ma dati i numeri umani ormai in gioco certe regole occorre immaginare di posizionarle. Altrimenti si arriverà ad una situazione in cui, dall’alto, imporranno i divieti d’autorità. Trovo fondato il paragone con le spiagge sarde o le città d’arte: le hanno sporcate, danneggiate, rovinate??? E ora c’è il gendarme che ti chiede soldi per accedere e, oltre un certo numero, non ti fa proprio passare. Non sarebbe meglio “gestire” intelligentemente questo fenomeno, indirizzando fette di fruitori verso (per esempio) ipotesi alternative come gli skidrome? Buona giornata a tutti, io ho altri impegni pressanti di lavoro e non penso di tediarvi maggiormente. Ciao!

  40. 79
    Sebastiano Motta says:

    Crovella, sarei curioso di sapere con quali argomenti vorresti convincere i gestori delle piste a non batterle, e a sostituire gli impianti esistenti con skilift a strappo e seggiovie da fachiri… il tutto condito con la prospettiva di avere minori guadagni.

    Il numero chiuso può essere una soluzione per preservare aree delicate, ma occorre ricordare a chi vorrebbe applicarlo su più larga scala che anche essi potrebbero finire fra gli esclusi.

  41. 78
    Christian T. says:

    Un illustre conterraneo di Crovella diceva queste semplici parole…..quando nasce questo nuovo verbo, cioè, non saimo tutti uguali, alcuni hanno diritti altri no. Dove questo verbo attecchisce alla fine c’è il lagher, questo io lo so con precisione…P.Levi
    Proposta ai sostenitori di #Piùmontagnaperpochi, iniziate a dare il buon esempio e noi vi seguiremo! Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti !

  42. 77
    gullich says:

    ma la singolare idea di dibattito crivelliamo qual’è: più montagna per pochi e poi? 
    esiste un confronto ho quello è l’hashtag e non si discute. perchèp mi sfugge un pò la disponibilità a confrontarsi di uno che da 40 anni non si pmuove dalle proprie idee, e lo rivendica come valore, e che da mesi ripropone identico lo stesso post e lo stesso teorema. 
     
    se poi vi divertite così, fate pure. 

  43. 76
    Roberto Pasini says:

    Spazio dei commenti come opportunità di dialogo: Mission Impossible. Meglio aspettare la prossima stagione della Fiction: chissà?

  44. 75
    Giuseppe Balsamo says:

    Secondo questo sito, https://www.skiresort.it/strutture-sciistiche-indoor/ in tutto il mondo le strutture per lo sci indoor (i cosiddetti “skidome”) sarebbero 104. Nessuna si trova in Italia.
    Il numero in sè mi ha parecchio sorpreso.
    Non ho trovato cifre sull’impatto ambientale di questi impianti al coperto per provare a confrontarlo con quello degli impianti “tradizionali”, però un’idea approssimativa ce la può dare il costo del giornaliero.
    Per curiosità ho controllato alcuni fra i primi della lista:
    AlpenPark Neuss (Germania) adulti domenica alta stagione: 42 euro (https://www.alpenpark-neuss.de/erlebniswelten/tickets.html)
    Ski Dubai (EAU) adulti: 77 euro (EUR/AED=0,25) (https://www.skidxb.com/slope)
    Snozone Milton Keynes (Inghilterra) adulti domenica alta stagione: 72 euro (EUR/Pound=1,20) (https://www.snozoneuk.com/miltonkeynes/passes/)
    SnowWorld Amsterdam (Olanda) adulti: 42,5 euro (https://snowworld.avayo.nl)
     
    Confronto da pendere con le molle, ma non mi sembra che siano così distanti dai costi degli skipass “nostrani”. Se qualcuno con più tempo di me ha voglia di approfondire, si accomodi.Mi permetto una piccola considerazione personale sullo “spazio dei commenti”.
    A mio parere (per quel che vale) lo “spazio commenti” è una parte importante del blog. Mi piacerebbe che rimanesse aperto e “libero”.
    Certo, sarebbe meglio usarlo con cura. Come si fa quando si è ospiti in casa d’altri, anche solo per rispetto verso il “padrone di casa”.
    Il dibattito aiuta a crescere, e secondo me crescere vuol anche dire imparare a comunicare le proprie idee senza far ricorso all’attacco personale. O, parimenti, evitare di rispondervi quando è rivolto verso di noi.
     
    Vietato vietare! 🙂

  45. 74
    Matteo says:

    Non mi pare che qualcuno abbia bollato un’idea come fascista, sociopatica ed elitaria [a proposito, elite ha una elle sola e così elitario], ma al massimo come frutto di un modo di pensare che, estremizzato, porta a.
    Detto questo penso che il tentativo di limitare la fruizione è destinato a non funzionare per almeno due motivi.
    Il primo è che operare ex lege, oltre a essere piuttosto difficile, ha dimostrato storicamente parecchi ambiti diversi di non funzionare o funzionare generando storture peggiori, vedi dal proibizionismo.
    Il secondo motivo è che tutta la società è fondata sull’aumento indefinito del consumo. Tutte le politiche sono volte ad aumentare l’accessibilità e la frequenza e mi pare improbabile una svolta a 180°. Se si mettesse il numero chiuso sugli impianti, subito dopo verrebbero erogati aiuti per costruirne altri, peggiorando la situazione generale…mica vorrete far morire di fame i poveri abitanti della montagna e spopolare le montagne, voi che abitate in città!
    Credo proprio che l’unica possibile via d’uscita sia quella dell’educazione. Ovviamente difficile e impegnativa. Soprattutto se ci si ritiene ontologicamente superiori ai polii e ai cannibali, che per il fatto stesso di esserlo non possono arrivare a capire o desiderare qualcosa di diverso.

  46. 73
    Alberto Benassi says:

    Perché questa proposta non potrebbe andar bene anche per la montagna?

    perchè la montagna è un luogo di  LIBERTA’ !!!
    E tutti dovremmo difendere questo principio.

  47. 72
    Carlo Crovella says:

    Forse è meglio che si annulli lo spazio dei commenti. Non solo di questo articolo, ma di tutti gli articoli. Tale spazio dovrebbe funzionare da terreno di dibattito, ma se non fate altre che stroncare ogni idea e ogni tesi come fascista, sociopatica, élittaria ecc, il dibattito non può proprio decollare… allora inutile dibattere.
    Al di là dei tecnicismi sul tema specifico (piste da sci), da tempo io sono fortemente convinto che ci sia troppa gente in montagna, sia d’estate che d’inverno. Da una decina di anni circa mi sono impegnato in un’azione politica che ho riassunto sotto il brand (anzi, oggi si dice l’hastag) #Piùmontagnaperpochi: articoli, interventi, conferenze, libri ecc che comprendono anche questo messaggio (l’altra settimana ho tenuto una conferenza con una sala piena: il tema non è solo di “mio” interesse). La soluzione generale è il ritorno, sulle montagne, ad una logistica organizzativa più severa, spartana e scabra. Inevitabilmente produrrà una scrematura nei frequentatori. Meno rifugi e quelli che restano più “vintage”, meno chiodi e spit, meno cartelli e informazioni di supporto, ecc. Nello specifico delle piste da sci: piste più severe (gobbute e non piatte), skilift a strappo e seggiovie monoposto (anziché comodose, con imbottiture e pannello antivento). Basterebbe questo e subito una bella fette di gente non si farebbe vedere. E’ un’impostazione fascista, antidemocratica, sociopatica? Bene, non seguitela. Però alla fine si arriverà davvero al numero chiuso anche sulle piste, con i gendarmi che non vi faranno accedere se non avete prenotato (per la cronaca, questo rischio a me interesse relativamente poco, perchè non frequento l’ambiente delle piste, al massimo scio un paio di volte l’anno per “togliermi la voglia”, scegliendo giornate con poca affluenza, tipo il giorno di Natale quando tutti sono a tavola…). Viva il derapage!

  48. 71
    Fabio Bertoncelli says:

    A lungo tacque il Budda. Infine disse, con indifferenza: “Alla vostra domanda non c’è risposta”.
    … … … 
    A lungo tacque il Drugo. Infine disse, con indifferenza: “Il conte Mascetti almeno era simpatico”.
     
    Cosí parlò Zarathustra.
     

  49. 70
    Drugo Lebowsky says:

    Il conte Mascetti almeno era simpatico.

  50. 69
    Giacomo Govi says:

    Una discussione già’ vista e rivista, come tutte quelle che si avvitano attorno alle idiosincrasie di Crovella. Massettini se ne faccia una ragione: leggera’ qualcosa che lo perturbera’.
    L’articolo contiene effettivamente un aneddoto buono per una chiacchierata al caffe’.  Ma pensare che gli ’stadi della neve’ possano avere sufficiente sviluppo da proporre una alternativa alla montagna e’ nella più’ indulgente delle considerazioni, una ingenuità’.  Il movente, banalmente ovvio, che porta la gente in montagna non e’ ( solo ) lo sci in se, ma e’ la vacanza ( anche solo di un giorno ) in toto: fuga dalla citta’, location, vita all’aria aperta, gastronomia, socialità’, eccetera.  Sarebbe come pensare che le spiagge dell’idroscalo a Milano, o sulla Senna a Parigi possano ridurre l’affollamento in Costa Azzurra. 
    Aggiunta doverosa: L’ idea di Crovella, e forse di altri, di pensare di confinare le persone che egli disprezza in siti commerciali intorno alle citta’, per evitare di disturbargli il suo passatempo preferito ( di questo si parla ) , per quanto modesta serietà’ le venga attribuita, e’ inaccettabile. Notare che, secondo quanto leggiamo, nasce in un contesto ideologico fortemente antisociale e con tratti visibilmente sociopatici. Curiosamente, qualcuno non solo apprezza, ma riesce perfino ad invocare l’estromissione di chi dissente. GognaBlog ( suo malgrado ) al suo peggio. 

  51. 68
    Roberto Pasini says:

    Ehh caro Crovella privilegi dell’eta’ e dei 46 anni di lavoro senza interruzioni.
    1. Numero chiuso/prenotazioni sulle piste: è da approfondire. C’è il tema degli incidenti che colpisce molto e potrebbe indurre a regolazione degli afflussi. Non so c’è da pensarci ancora.
    2. Non battere e lasciare le cunette: quando ancora sciavo a Celerina non battevano la Lagalb che era però attrattiva per chi voleva far vedere quanto era brava e la trovavo anche allora affollata. Temo sia dura convincere i gestori a non battere tutto. Magari trasformano le cunette in un plus distintivo. Ci sono poi i temi della responsabilità di cui qualcuno ha parlato. 
    3. Skydrom extraurbani: come ho già detto ho conosciuto espatriati a Dubai. Il posto non l’ho visto personalmente ma ho visto il Ferrari Park dove adesso hanno aperto la palestra di climbing più alta del mondo. In quel contesto folle, dove l’energia non costa niente e usano schiavi a basso costo per la gestione ci può stare ma non lo vedo attrattivo ad Arese, almeno ancora per un po’. Non pensa che nessuno voglia rischiare il grano in un impresa del genere. Le pistine di plastica che hanno provato alla montagnola di San siro in passato sono state temporanee e folkloristiche. Sto facendo un’inchiestina sulle palestre indoor e mi dicono che una quota dei giovani non bassa vuole anche uscire, farò sapere. Però continuiamo ad approfondire. Le idee all’inizio sono come i bambini, goffe e impacciate, non vanno segate subito perché non completamente mature,  se le fai crescere possono stare in piedi e magari diventano pure popolari.

  52. 67
    Carlo Crovella says:

    Ritorno al blog dopo ore o forse giorni (non ricordo neppure) di assenza, non per motivi aulici come Pasini, ma per onorare i miei pressanti impegni professionali. Registro però (concedetemelo) che non sono l’unico “aristocratico” della montagna: cio’ mi fa piacere e, per condividere davvero il blog, occorre che ci sia il reciproco rispetto. Altrimenti inutile avanzare idee, tanto gli uni cassano quelle degli altri e viceversa. Sul numero chiuso gli esempi stanno allargandosi a macchia d’olio anche in montagna, se consideriamo in particolare quella estiva. Il pretesto è l’obbligo della prenotazione in un rifugio: vedi Gouter al Bianco (con tanto di gendarmi della Brigade Blanche che non ti fanno passare se non hai la prenotazione) o la Carrel al Cervino (circa la quale si è parlato in questo blog nell’agosto scorso). Si potrà estendere alle piste da sci? Dubito. Ci sono troppi interessi economici in gioco: nessun politico si contrappone a tali interessi. Allora come si potrebbe creare una scrematura fra gli sciatori? Due idee, le ho gia’ avanzate entrambe. La prima, a latere dell’articolo di Gasparini, e’ far tornare tutte le piste a gobbe anni ’70. Non è neppure necessario obbligare all’uso di sci lunghi e stretti, quelli di allora: manteniamo pure gli sci sciancrati, ma se le piste da piatte come biliardi tornano a gobbe, la maggioranza degli attuali pistaiolli non ci va più. E’ un modo implicito di inserire il numero chiuso. Seconda idea quella di costruire diversi ski drome prossimi alle grandi metropoli. Qui non si tratta di “deportare” i pistaioli nei lager, ma di offrire loro dei contesti a poca distanza da casa. È infatti riconosciuto anche da Pasini che molti dei 4 milioni cercano “cose” tipo socializzazione, giornata in famiglia, mangiata, impegno atletico… cioè cose che non necessariamente si trovano solo in montagna. Le possono trovare in questi “centri commerciali” a pochi km dalle città. Non è un’idea fascista perché non c’è l’obbligo di andare lì, ma la speranza è che una bella fetta di pistard si indirizzi spontaneamente li’ (per comodita’ o risparmio ecc) alleggerendo i veri posti di montagna. Infine preciso che sbagliate a mettermi in bocca tesi del tipo scialpinismo=buoni vs pista=cattivi. Purtroppo i cannibali ci sono in tutti i risvolti della montagna e infestano anche lo scialpinismo. Anzi se facessero degli ski drome che comprendono anche percorsi scialpinistici indoor (su neve artificiale ovviamente)… quasi quasi li approverei, perché anche in questo caso la speranza è che molti si indirizzino spontaneamente li’ alleggerendo anche la montagna fuoripista. Buona notte a tutti!

  53. 66
    Roberto Pasini says:

    Massettini, trovo interessante la tua proposta di discutere il tema del numero chiuso. E’ da approfondire. Lasciamo però perdere accuse/ difese; noi/voi; milanisti e juventini, scapoli e ammogliati, giovani e veci. C’è un problema, ci sono delle idee di soluzione e si discute laicamente come trasformarle da idee a proposte e come eventualmente diffonderle e promuoverle. Numero chiuso: pensiamoci su e documentiamoci. So che alcuni parchi americani l’hanno adottata, mi sembra che i francesi vogliano adottarla per il Bianco (vedi ultima visita di Macron a Chamonix la settimana scorsa). Lanciamo un appello ai blogghisti di mandare informazioni se le hanno. Io provo a consultare le mie fonti. Tu magari prova ad articolarla un po’ di più o altri intervengano sul tema se hanno idee. Prendiamoci un momento di riflessione e poi ci torniamo sopra. Tanto il post rimane aperto o se qualcuno ha idee più strutturate potrebbe proporre un pezzo al boss. Sine ira et studio. Da persone civili e appassionate come siamo tutti fuori dal blog, ne sono convinto.

  54. 65
    antonio massettini says:

    non capisco, lanciate accuse di cose di cui a me sembra che vi macchiate voi, almeno alcuni di voi. mi sono permesso di intervenire perché io ho la sensazione che ci sia un tentativo di demonizzare gli altri da parte di chi pensa di avere idee illuminate: se un’idea piace a gullich, allora chi l’ha espressa è Dio in terra, se invece un’altra idea non piace a gullich, allora lui dice che si sparano cazzate a nastro. è questo modo di fare che a me da fastidio, molto fastidio, vi pregherei di correggervi. Giusto che tutti dicano la loro idea, ma senza gettare fango sugli altri. Lasciate spazio anche a idee che non vi piacciono: le giudicate idee fasciste? Lasciate perdere e gli altri supporteranno voi come voi sopportate loro. sul tema specifico, anche io preferirei meno gente in montagna, si vede che sono vecciotto ma la penso anchr io così. oggi in tv ho sentito che metteranno il numero chiuso in certe spiagge della sardegna. mi pare ci sia già in città come venezia. Perché questa proposta non potrebbe andar bene anche per la montagna?

  55. 64
    Roberto Pasini says:

    Riapro il blog dopo una giornata primaverile di corsa solitaria in montagna e resto sconcertato. “Coazione a ripetere”. Ma lo schema di questi conflitti da talk show non era stato superato? Che dispiacere! Dico questo non per buonismo ma perché mi sembra davvero uno spreco di risorse che potrebbero essere dedicate a discutere e promuovere soluzioni più concrete ai problemi che ci coinvolgono tutti quanti. Su cosa poi si discute? Su un auspicio? Va bene ognuno ha i suoi sogni di “contenimento” o di “redenzione” delle masse popolari come si diceva un tempo. Detto una volta, basta, passiamo al confronto sul “che fare”, tanto nessuno mediamente, dopo una certa età, cambia i modelli mentali sui quali ha fondato la sua vita, salvo eventi e illuminazioni particolari, come l’incontro con lo Yeti. Oggi l’ho cercato su Resegone manzoniano per chiedergli qualche dritta sul riscaldamento globale, pensando che il tema lo coinvolgesse, ma non si è fatto vedere. Ad maiora. 

  56. 63
    David says:

    Caro Massettini, da lettore silenzioso a lettore silenzioso, penso che la ricchezza di un blog aperto ai commenti sia la diversità di vedute, la diversità nel modo di esprimersi e la libertà di poter dire ed esprimere ciò che si pensa. Se questo blog deve diventare “proprietà” di un manipolo asserragliato sulle proprie posizioni allora forse perderà molti più lettori, a partire da me. Negli ultimi tempi io noto solo che c’è una persona che non fa altro che ripetere all’infinito lo stesso concetto, spesso con arroganza. E non entro nel merito delle affermazioni del suddetto che trovo piuttosto aberranti. Recinti, aristocrazia, eletti: ma di che cosa stiamo parlando?

  57. 62
    gullich says:

    @massettini, perché non provi invece ad interloquire sul tema del dibattito.
    Non ho dato del fascista ad alcuno, e continuare a ribattere su questo tema si chiama semplicemente flamming. 
     
    Ho detto che l’idea di considerare taluni (qualche milione di persone) minus habentes e rinchiuderli – perché almeno pochi possano godere di un ambiente meno affollato – è becera, pericolosa e senza senso.
     
    prova magari a spiegare perché invece una simile teoria sia utile all’ambiente e accettabile sotto il profilo umano e sociale. 
     
     

  58. 61
    antonio massettini says:

    a proposito di gullich, speravo ieri di aver chiarito che è fonte di fastidio il modo alla gullich di esporre le idee e mi rallegravo che ieri sera lui si dicesse intenzionato a non partecipare più a questo sito. Purtroppo oggi in questi commenti ha dato di nuovo dimostrazione di qual è il suo modo di fare: non capisce proprio che una bella fetta di lettori silenziosi trova disdicevoli questi episodi. Gullich, rinfacci agli altri di essere condizionati dal loro ego, ma tu lo sei più di tutti. Se uno esprime un pensiero diverso dal tuo, gli dai subito del fascista e se un altro te lo fa notare rincari la dose anche contro questo, oggi è successo proprio questo. Così non si può andare avanti, o ti correggi e dialoghi rispettosamente con tutto oppure è davvero meglio che te ne vai

  59. 60
    Matteo says:

    A ogni buon conto io ho letto il desiderata di Crovella come una boutade.
    il problema di questo genere di boutades è che poi magari un po’ si avverano e i risultati sono l’opposto di quanto sperato.
    E’ come dire “apriamo più centri commerciali, così i merenderos non rompono i quaglioni in montagna”…il problema è che li aprono davvero e  alla lunga finiranno per aprirli anche in montagna, quando avranno finito con la pianura (e qualcosa già s’è visto…). Per non parlar del costo ecologico generale, ovviamente

  60. 59
    gullich says:

    bertoncelli, invece che fare la verginella scandalizzata, leggiti il commento di Gallese alle cime bianche e vedi che quella è la via, non lo “inscatolare le masse ” del tuo protetto/alter ego Crovella.
     
    Ho contestato nel merito l’utilità di costruire nuove strutture energicamente insulse per far star bene i pochi fuori, ma evidentemente gli argomenti sul tema non sei in grado di identificarli né di replicare in maniera pertinente.
     
    quanto alla violenza e alla inammissibilità  di determinate affermazioni che prevedono l’identificazione di un numero di soggetti a noi inferiori e il loro inscatolamento, trovo che sia quanto di  peggio oggi una persona possa esprimere.
     
    e allora perché non inscatolare gli sci alpinisti in qualche pendiello  al chiuso e non seggioviizzare tutte le montagne fuori?
    Ma vi rendete ogni tanto conto della portata di ciò che esprimente o date fiato alle trombe sic et simpliciter … perchè non sta scritto in nessuna tavola della legge che scialpinista = buono e sciatore = cattivo. 
     
    L0’idea è fuori luogo e pericoloso, imho. l’uomo non lo so, non lo conosco ee non mi interessa, ma  giudico ciò che esprime. Quell’idea è autoritaria e pietosa. 
     
    Di recinti in cui iscrivere chi non è gradito è piena la storia, e non hanno mai portato a nulla mentre spesso hanno condotto alla barbarie (i curdi sono gli ultimi… non serve andare tanto in là).
     
    ps replico una tantum giusto perché non intendo far strumentalizzare quello che ho scritto, perché la tua assoluta vacuità neanche meriterebbe risposta. 
     
     

  61. 58
    Fabio Bertoncelli says:

    Quindi, se le parole hanno ancora un senso, il pensiero di Crovella “non è distante” da quello del nazismo? Ho capito bene?
     
    Perché, se ho capito bene, qui siamo entrati nella fantascienza. Al confronto Guerre stellari, in quanto a fantasia, è una sciocchezzuola. 
     
    Peggio, siamo alla criminalizzazione di chi osi pensare in modo diverso: “Fascista!”. Ultimamente però va molto di moda il razzista oppure, come nel caso presente, il nazista. D’altra parte, è ciò che succede da decenni nel nostro disgraziato Paese in campo politico per zittire l’interlocutore avverso; si risparmia pure la fatica di mettere in funzione il cervello per dibattere secondo logica.
    … … … 
    N. B.  E qualcuno non mi dica che sono andato fuori tema! Quando, del tutto a vanvera, equiparano le tue idee al nazismo, non c’è fuori tema che tenga. Non si può tacere. 
     

  62. 57
    Roberto Pasini says:

    Commento 37. Sarebbe bello avere un’app. tipo Blablacar per noi che andiamo in montagna. Non risolverebbe il problema ma ridurrebbe l’uso delle auto da parte nostra, ridurrebbe i costi e ci farebbe fare anche qualche nuova amicizia. Si potrebbe usare anche Facebook dove c’è già un gruppo per cercare compagni di corda. Io vado spesso da solo in giro o in due e mi vergogno di buttare tanta CO2. Condividere magari comprando anche ibride potrebbe essere già un piccolo contributo. C’è qualcuno bravo e volonteroso tra i giovani che potrebbe sviluppare questa idea? Io non sono capace. Magari potrebbe farci anche legittimamente qualche soldino vendendo l’app.

  63. 56
  64. 55
    gullich says:

    scrivere di fretta e il correttore del Mac sono indubitabilmente una combinazione letale. mi spiace per i refusi spero che si capisca comunque .
    e “ho sempre amato gli scritti di PAleari…” :O)  

  65. 54
    gullich says:

    Paleari for president!
    ho sempre atto i tuoi scritti e, in particolare, quell’ultima pagina su alp.
    A crivella sfugge un dato: le masse consumano e alterano, pesantemente il sistema. La visione che isolarle in un recinto consenta agli altri di vivere meglio, oltre che  avere risvolti etiche morali discutibili, è semplicemente inutile sotto il profilo pratico.
     
    Quei palazzetti produrranno calore, energia, puzzo, inquinamento, distruzione ambientale che porteranno via un’altro pezzo di neve agli sci alpinisti fuori.
     
    L’unica rivoluzione vera passa dal cambiamento, di usi costumi, abitudini ma soprattutto dalla consapevolezza degli individui che compongono le masse.
     
    Vorrei sommessamente far notare che una logica non distante, ovvero isolare e murare i diversi, coloro che vivono pensano o hanno costumi e abitudini diverse da noi  ha condotto ad uno dei periodi peggiori che abbia espresso la razza umana.
     
    Ci andrei piano con i palazzetti lager. 
     
    quanto all’abbandono, quando avrò tempo e voglia di scrivere e commentare lo farò. Ci sono giorni in cui veramente talune sortite mi fanno passare ogni velleità. 
     
    Mi piacerebbe raccontare l’approccio ad un problema della mia terra, i monti apuanni, che potrebbe essere paradigmatico anche per lo sci, ma devo trovare il tempo, la voglia e una modalità che consenta di non compromettere un ruolo pubblico di garanzia che quel problema mi pone. 
     
    state bene
     
     
     

  66. 53
    Alberto Paleari says:

    Portami con te nel mattino vivace.
     
    Ho comprato un paio di sci a coda di rondine larghi trenta centimetri, neri, si chiamano “Portami con te nel mattino vivace” (qualche centinaio di euro agli eredi del poeta per i diritti d’autore). Ho prenotato il fuoripista artificiale dei Grands Montets, voglio scendere a curve larghe, veloci, paraboliche, sotto la nevicata dei cannoni. 
    Migliaia di cannoni sparano neve artificiale anche con dieci sopra zero, la Nord delle Droites è in condizioni. Dalla “Verte”, versante Nant Blanc, ogni mezz’ora scende una valanga di tipo himalayano: un industriale californiano che produce biotecnologia la sta innevando per una discesa di sci estremo.
    La neve vera da qualche anno è scomparsa dal pianeta, si favoleggia che se ne trovi ancora a volte sulle montagne dell’Alaska e in Siberia. 
    Un giorno cominciarono a dirci che dovevamo consumare, consumare per sostenere l’economia. A furia di consumare abbiamo consumato tutto: petrolio, acqua, terreno coltivabile, adesso anche il freddo. Chi l’avrebbe detto che avrei avuto nostalgia del freddo? 
    Da giovane avevo paura delle valanghe, sentivo i bollettini. Adesso non so che cosa darei per una bella valanga di lastroni, veri lastroni di neve ventata, non polistirolo tiepido come oggi. Ma ormai sono vecchio, novantotto anni, ben portati mi dicono, grazie alle cellule staminali: quando si rompe un pezzo me lo cambiano, me lo posso permettere.
    Posso permettermi anche di sciare; sciare costa caro, è uno degli sport più esclusivi. Lo sci fuoripista e lo scialpinismo sono riservati a pochi super ricchi. Io non sono ricchissimo, ho speso tutto quello che avevo per un’ultima sciata.
    La neve dei cannoni è farinosa, leggerissima, perfetta, ma della vera neve non possiede l’odore. Ricordate, da bambini, l’odore della neve? Al mattino, prima ancora di uscire dal letto, prima di svegliarsi del tutto si capiva che era nevicato dall’odore della neve appena caduta, che entrava dalla finestra aperta dalla mamma per cambiare aria alla stanza.
    Entrava un’aria gelida, che ti faceva raggomitolare sotto le coperte, e quando avevi il coraggio di mettere fuori il naso sentivi l’odore della neve e capivi che era Natale.
    Scritto una ventina di anni fa o forse più per una rubrica che tenevo su Alp. Si chiamava “Candido”.
     

  67. 52
    lorenzo merlo says:

    Considerarsi altro da ciò che si osserva, non riconoscere se stessi in ciò che non va, ritenere di oggettivare e maneggiare ciò che abbiamo creato impedisce qualunque evoluzione individuale e quindi sociale.
    Riempire il mondo col proprio io e non riconoscere dignità a chi ugualmente fà, celebra una visione che ribaltata mai accetteremmo.

  68. 51
    Roberto Pasini says:

    Mi associo. Un peccato perdere un interlocutore come gullich. Però capisco. A volte il blog viene usato come sfogo. Può creare disagio per chi lo considera un’opportunità di dialogo e di scambio di informazioni oltre la propria rete di conoscenze. Succede anche da altre parti. Forse è intrinseco al mezzo. Si tratta di valutare da parte di ciascuno il bilancio profitti e perdite. Credo sia impossibile eliminare i disturbi, come nelle vecchie radio. Bisogna introdurre dei filtri personali.
    PS: nessuno ci aveva pensato: elisky in Pakistan. Questa è la vera alternativa al modello Dubai. Effettivamente è un po’ per pochi, ma che ci vuol fare signora mia, bisogna pur adattarsi e sempre  viva è l’Italia, un grande paese di creativi e di innovatori.

  69. 50
    Carlo Crovella says:

    Sono almeno 40 anni (cioè dai primi ’80) e segnatamente negli ultimi 10 circa per esplicita scelta politica (politica e non partitica) che applico quotidianamente i punti (e non solo quelli) indicati da Pasini. Sottoscrivo e anzi sono promotore di iniziative (nel mio caso contro l’eliski che in Piemonte è un cancro anche peggiore degli impianti), scrivo articoli, tengo conferenze, faccio leva su un “network” di conoscenze dirette ed indirette. Ricordo che a Torino siamo riusciti ad evitare le seconda ondata delle Olimpiadi, non solo per merito mio ma c’è anche il mio piccolissimo contributo di attivista. La differenza è che mi muovo in una direzione completamente opposta rispetto a quella di Pasini: lui vive nell’illusione di educare le masse, io già a 15 anni (1976) ero giunto alla conclusione che le masse non sono educabili, non solo in montagna, ma in tutti i risvolti dell’esistenza. Le masse o le muovi in modo sovietico (oggi diremmo alla cinese) oppure le titilli toccando la loro pancia, come fa abilmente la bestia di Salvini. A me non interessa né il primo né il secondo metodo. Semplicemente mi auguro che le masse spariscano. O quanto meno cerco di contenerle in “recinti” in modo tale che siano il meno fastidiose possibili. Per tale motivo accetto “obtorto collo” gli impianti esistenti (dove contenere le masse), ma mi batto come un leone contro al costruzione anche solo do un nuovo skilift, figuriamoci iniziative tipo Cime Bianche! Feedback: più di quanto immaginiate. L’altra settimana ho tenuto una conferenza su un gruppo montuoso che si affaccia sulla conca di Bardonecchia (nota stazione sciistica) e la paltea era molto interessata a scoprire un modo diverso di vivere la montagna innevata (con le pelli). sarà la massa che porterà il circo anche fuoripista o sarà il fuoripista che redimerà le masse? Mah. certo che, come ho scritto in un commento, se riuscissimo a inscatolare le masse a sciare dentro palazzetti artificiali, loro avrebbero comunque quello che cercano (socialità, divertimento, giornata in famiglia…) e noi, in superficie, saremmo di meno e inevitabilmente staremmo meglio.

  70. 49
    Matteo says:

    “Non vedo poi tanta differenza tra l’arrampicata indoor sulla resina e lo sci modello Dubai.” 
    Beh, da un punto estetico-filosofico forse non c’è molta differenza, da un punto di vista di impatto ambientale c’è la stessa differenza che passa tra una corsa campestre del UISP e tutto il circuito di F1!
    A Bertoncelli dico di non buttarsi così giù: tra te e Pozzo-Massettini c’è un abisso. Quella di Gullich era una battuta, cazzo!, una spiritosaggine e dichiarata in anticipo (c’è sempre qualcuno che ha bisogno di un’insegna al neon per capirle) e sono convinto che anche Carlo Crovella ha sorriso: praticamente sua moglie ha parlato di deserto antropico in mezzo al parcheggio del PAM, casualmente vuoto di macchine! 
    Che poi, voglio dire, se ti dicono che è una battuta e non la capisci, lascia perdere, stai zitto, no? Giusto per non far capire a tutti che non ci arrivi proprio!
    Quanto a Gullich contraccambio volentieri il saluto, ma lo sprono a ripensarci: non è mica necessario leggere e rispondere sempre a ogni intervento.
    Vale in realtà per tutti: dì quello che devi dire.
    Se ti rispondono a tono, replica; se ti contestano o ti domandano rispondi
    Se non ti interessa quello che ti scrivono, ti offendono o ti provocano o se reputi che sia una cretinata esiste sempre la possibilità di ignorare. 
    Io faccio così. Non si tratta di ignorare chi non la pensa come te, anzi (vedi i miei scambi con Merlo) e nemmeno evitare chi in qualche modo è scortese (vedi la diatriba con Cominetti sull’anonimato), ma di non curarsi di chi non ha nulla da dire. Qualche volta capiscono e si notano apprezzabili sforzi di miglioramento: per esempio… 🙂
    Oppure trovati un altro nick, perché spiacerebbe perdere il tuo contributo 

  71. 48
    Roberto Pasini says:

    Marcello, conosco qualche espatriato che è vissuto a Dubai per un pò e ha insegnato ai figli a sciare in quel posto. Avendo parlato con loro non credo che per noi italiani, almeno per ancora due o tre generazioni, salvo drammatici sviluppi, luoghi simili potrebbero sostituire l’ambiente outdoor. Anche se tutto può succedere. Come sarà l’andare in montagna alla fine del secolo (sembra lontano, ma il tempo corre terribilmente veloce nella percezione di ogni singolo uomo, a prescindere da quello che dicono i fisici sulla reale natura del tempo). Difficile a dirsi. Si andrà ancora in montagna a cercare quello che cercavano gli uomini cento anni prima (cioè noi) Quien Sabe diceva Gian Maria Volonte? In ogni caso non è questo è il problema che dobbiamo affrontare ora e qui.

  72. 47
    Alberto Benassi says:

    Gullich, non so come ti chiami veramente, ma può darsi che ci si conosca, come si augura Gogna, spero che tu ci ripensi. 
    Il problema è di chi si scandalizza. Gi cosa poi…?

  73. 46
    Roberto Pasini says:

    Christian T. Io penso che a Cortina come a Milano applicheranno il metodo Sala già utilizzato per l’EXPO ,che purtroppo è l’unico che funziona in Italia (come stiamo vedendo anche a Genova per motivi ben più drammatici):arrivare sotto, far scattare l’emergenza e togliersi così dalle scatole lacci, lacciuoli e magistrati vari. Ci sono molti rischi ma anche opportunità per le due città, come abbiamo visto a MI. L’EXPO ha comunque permesso alla città di fare un salto di immagine e ha lasciato anche cose concrete, insieme a qualche mausoleo inutile. Ma alla fine il grosso dei milanesi è stato dalla parte del sindaco perchè i risultati ci sono stati. Cosa si può fare per sfruttare almeno una parte delle opportunità (gireranno molti soldi di sicuro)? Io penso si debba stare addosso agli amministratori e cercare che facciano almeno alcune cose che possano rimanere come un patrimonio per la comunità. Io non conosco Cortina ma conosco Milano. Sala, se sarà rieletto dovrà comunque coinvolgere almeno formalmente il suo elettorato, che è prevalentemente costituito da una certa borghesia cittadina sensibile ad alcuni discorsi, magari anche solo perchè vuole farsi accreditare come cosmopolita e moderna e almeno in parte lo è. Ci saranno inevitabilmente iniziative pubbliche di confronto e di costruzione del consenso. Con alcuni amici dotati di competenze diverse stiamo ragionando di costruire un piccolo network, rispristinare alcune relazioni che avevamo nel passato con un certo giro politico magari turandosi il naso, dedicare un pò di tempo a studiare cosa vogliono fare e andare a rompere le scatole quando ci sarà l’opportunità. Magari non è molto, ma non dimentichiamoci che le Olimpiadi saranno una vetrina e in piena epoca di “narrazione” ambientalista. Gli amministratori possono fregarsene fino ad un certo punto del consenso. Certo bisogna investire un pò di energia e di tempo uscendo dal proprio guscio ma quali alternative ci sono se vogliamo lasciare a figli e nipoti non solo problemi ma anche qualcosa che possa durare ? Ciao e auguri se vivi a Cortina.

  74. 45

    Non vedo poi tanta differenza tra l’arrampicata indoor sulla resina e lo sci modello Dubai. La prima, oggi, non scandalizza più nessuno. Per la seconda, sarà solo una questione di tempo.

  75. 44
    Giuseppe Balsamo says:

    Sul piano concreto, personalmente io applico la resistenza passiva. Seguo i miei gusti ed evito di andare in luoghi montani per me troppo affollati, con troppi impianti, piste e neve “artificiale”.
    E’ un pò poco, lo so. Per questo ho il massimo rispetto di chi ha un atteggiamento più attivo del mio (purchè nell’ambito della legge).
     
    Non credo proprio che il cosiddetto “modello Dubai” da noi possa prender piede, nemmeno con il “neveplast”. Anche se sarebbe davvero buffo veder la gente sciare a ferragosto a fianco degli acquapark.
    Invece di partire dall’osservazione del clima e ragionare sugli sviluppi futuri, temo che si continuerà imperterriti con il sistema attuale.
    Quindi tutto il baraccone di impianti, cannoni, piste e relativi frequentatori inzierà a salir di quota, correndo dietro a quelle condizioni favorevoli che non si verificano più alle quote attuali.
    Altro ambiente naturale è destinato a sparire.

  76. 43
    antonio massettini says:

    per una volta tanto violo ancora la mia riservatezza, sia verso altri che verso di me, e dico che a me non manchera’ questo gullich: sono vecciotto e lo riconosco apertamente ma il suo modo di fare dibattito proprio è insopportabile. Strozzare le moglie o cazzate a nastro solo per citare le espressioni di oggi: non so dove lui viva abitualmente, ma sembra provenire  da una bettola dei peggiori camalli… Con disturbatori del genere è chiaro che si va facilmente fuori tema. Speriamo d’ora in poi di restare nei binari. Per fortuna la regia di Gogna alterna argomenti e stili ogni giorno, cosi se oggi non mi interessa, magari l’articolo di domani si’. Aspetto quello e non do fastidio rivelandomi maleducato e provocatore verso autori e lettori

  77. 42
    Christian T. says:

    Se vi può interessare  c’è pure, in fase di  progetto avanzato, questo nuovo impianto a Cortina (titolo del bando di gara, ca 15.000.000 €).
    Progettazione esecutiva e lavori di costruzione della nuova cabinovia Son dei Prade – Bai de Dones, nell ambito del piano degli interventi per assicurare la realizzazione dell evento sportivo delle finali di coppa del mondo e dei campionati mondiali di Sci Alpino, che si terranno rispettivamente nel marzo 2020 e febbraio 2021 a Cortina d’Ampezzo.

  78. 41
    Fabio Bertoncelli says:

    PROPOSTA
    Felice Pozzo, Antonio Massettini e Fabio Bertoncelli si impegnano a ritirarsi dal GognaBlog, con effetto immediato, per non turbare “gullich”.
    Va bene così?
    … … … 
    Chi altri si dovrebbe ritirare?
     

  79. 40
    gullich says:

    No Caro Alessandro (se posso…)
     
    l’umiltà o l’uditorio favorevole c’entrano poco. è, assai più banalmente, un problema di allocazione delle risorse, che sono poche e limitate nel tempo.
     
    Per professione passo già buona parte del mio tempo a scrivere, i temi su cui commento qui possono apparire faceti, ma mi coinvolgono invece profiondamente come essere umano e mi impegnano emotivamente e mentalmente.
     
    sono argoimenti che, in questa fase della mia vita, trovo fondanti e – alla fine. passare un pomeriggio a raccogliere idee e cercare di trasfonderle in un pezzo per poi finire nella solita caciara o per sollevare i commenti alla pozzo/massettini/bertoncelli nella mia personale gestione delle risorse finisce per essere fuori misura.
    ogni spunto o barlume di ragionamento (e nei miei ultimi commenti, in quelli di pasini, e di diversi altri o in molti pezzi, Gasparini in primisi, confivisibili o meno di riflessione seria ce n0era molta) finisce in un tritatutto banalizzante e autoestinguente ad opera di coloro che si sentono lesi da un’espressione tipo “cazzate a nastro”.
    Allora il ragionamento, molto banale, è cui prodest?
    le mie ore, come quelle di tutti, son 24 e più della metà son dedicate ad attività lavorative che mi piacciono assai ma meno di arrampicare, leggere o ascoltar musica…
    mi piace parlare interloquire in realtà che paiono ricettive. altrimenti, come diceva merlo per l’esperienza, è inutile. e l’inutile a questa età e in questa fase della mia vita, non poso più permettermelo.
     
    se però mi scappa qualcosa di carino a prescindere, magari te lo invio. 
     
    ferma e immutata la mia stima nei confronti del “papa nero” alpinista, persona e scrittore :o)
     

  80. 39
    Roberto Pasini says:

    Ma non si stava parlando di cose molto precise e specifiche: come contenere gli effetti devastanti della espansione del modello dominante dello sci pistaiolo in situazioni di riscaldamento globale; quali potrebbero essere delle alternative praticabili; come influenzare i comportamenti collettivi verso modelli diversi. Perche’ aprire continuamente filoni secondari relazionali ed emotivi che ci portano fuori strada? Sprechiamo tempo ed energie a coltivare il nostro io e a guardare il dito e non la Luna che pure è bella grossa e richiederebbe tutta la nostra attenzione di piccoli uomini che si arrabattano (polli, cannibali, aristocratici, riformisti, veci, toscani, lombardi….). Nella sala riunioni della società dove lavoravo c’era un grande cartello “Fight problems not people”: era un po’ la classica americanata, ma serviva.

  81. 38
    GognaBlog says:

    Caro Gullich, ti ribadisco il mio forte interesse che tu scriva qualcosa su un argomento a tua scelta. Parlo di articolo, non di commento. Qualcosa che sia una tua creazione, non una botta di rimando. Mi dispiace che tu non lo abbia ancora fatto “perché la piega e l’andazzo mi pareva non giustificassero l’impiego di tali energie”. Questo è praticamente come dire:
    “Se l’uditorio è intelligente e preparato allora mi produco, se non è intelligente ed è impreparato non vale la pena che io mi strapazzi; se l’uditorio è dalla mia parte, bene, altrimenti chissenefrega”. Questo vuole dire scegliere già in precedenza chi ti leggerà, non mi sembra ci sia alcun atto di umiltà nella tua proposta, e di solito è chi scrive che è al servizio del lettore, non il contrario. Non ti sembra di cadere in quegli stessi errori che tu definisci “crovelliani”?

  82. 37
    Giovanni Baccolo says:

    Perché avere la consapevolezza che l’uomo rappresenti una briciola della storia della Terra dovrebbe far riflettere ecologisti e catastrofisti? Immagino che la riflessione auspicata dovrebbe essere del tipo -l’uomo non conta nulla per il pianeta- e su questo possiamo anche essere d’accordo. Chi pensa che gli stravolgimenti ambientali siano un problema del pianeta sbaglia. La Terra e la vita hanno sopportato crisi ben peggiori rispetto a quella attuale senza battere ciglio. Basta una manciata di milioni di anni per superare la peggiore delle estinzioni. Chi di sicuro non ha a disposizione quel tempo siamo noi che proprio perché “nuovi” da un punto di vista geologico siamo anche estremamente fragili.
    Cambiando argomento (ma nemmeno troppo). Quanti hanno rinunciato a un giro in montagna perché troppo impattante da un punto di vista ambientale? Vedo tanta gente fare centinaia di km ogni fine settimana per poter stare all’aria aperta qualche ora. La cosa che più stride è che spesso quelle persone sono le stesse che invocano la protezione dell’ambiente, la riduzione dell’inquinamento, la montagna per pochi e quant’altro. Da qualche anno penso a queste cose e faccio molta fatica a trovare un compromesso che mi permetta di divertirmi in montagna con la coscienza a posto. Voi come fate?

  83. 36
    gullich says:

    @massettini – caro, se non sei in grado di comprendere la battuta sulle pelli di foca (scherzosa, era premesso,  riferita unicamente alla locuzione aulica e arcaica e un pò singolare fra coniugi in gita nella natura) , credo davvero che ti manchino i requisiti minimi di interazione fra esseri viventi.
     
    Tuttavia, stai tranquillo, poiché mi son rotto le palle – profondamente – di interagire con questa realtà penosa, che ad ogni sollevamento di idee si sente lesa nella propria rassicurante  rappresentazione crovelliana vi lascio al vostro tranquillo circolo reumatico di vecioti e seguo le tracce del monaco, spendendo meglio il mio tempo.
    Avevo in mente di scrivere qualcosa per il blog su questi temi, come avevo prefigurato a colui che lo gestisce qualche settimana fa, ma mi ero fermato perché la piega e l’andazzo mi pareva non giustificassero l’impiego di tali energie. 
    Negli ultimi giorni ne ho avuto piena conferma. 
    Un saluto a Matteo e Pasini che, da ultimo, ho apprezzato. 
    State bene 
     

  84. 35
    Felice Pozzo says:

    Caro antonio massettini, non ci conosciamo di persona ma con me sfondi una porta aperta su quello che hai scritto poco fa. Anche io sono dispiaciuto dai commenti dove si dice che altri “scrivono cazzate a nastro” e cose del genere. Se i temi degli articoli o le tesi esposte non piacciono, occorre passare oltre senza lasciare questi commenti. Per esempio l’articolo di oggi sulla via di misto a me non interessa per nulla, è una modo di fare montagna che mi è estraneo, sono anche io un vecchiotto come dici tu, antonio. Quando stamattina ho aperto il blog e ho visto tale articolo, non mi sono nemmeno messo a leggerlo, nemmeno i successivi commenti che riguardano temi a me estranei. Per fortuna che c’era l’articolo di ieri sulle piste da sci, ieri non ho letto il blog proprio perché ero a sciare, scialpinismo lontano dalle piste. Così la lettura giornaliera del blog non è andata perduta. Per questo mi spiace ci siano commenti così brutti: io non mi metto a commentare negativamente gli articoli che non mi interessano o che non condivido. Lascio perdere. Hai ragione che se non si corregge questo difetto che c’è nei commenti da un mese in qua, ci sarà un allontanamrnto dal blog di molti lettori silenziosi ma importanti

  85. 34
    Fabio Bertoncelli says:

    Caro Paolo, gira la testa, eh?
    E poi manca ancora l’anno dell’universo… 
     
     

  86. 33
    paolo says:

    Trovato oggi
    Qualche considerazione temporale (4), con riduzione a un anno, che magari fa ragionare, sopratutto i catastrofisti e gli ecologisti. Ho tralasciato l’anno della storia e quello della Civiltà.
     
    L’anno dell’Uomo
    Homo Sapiens                                              1 gennaio
    Prime raffigurazioni artistiche                    9 aprile
    Migrazioni Australia e America              28 maggio
    Apogeo pittura rupestre                           10 agosto
    Inizio civiltà                                                24 settembre
    Piramide di Cheope                                   17 novembre
    Fine Evo Antico                                          16 dicembre
    Fine Medioevo                                            26 dicembre
    Dichiarazione indipendenza americana 29 dicembre
    Seconda guerra mondiale                  31 dicembre ore 10
     
    L’anno dell’Ominide
    Comparsa Australopitechi                              1 gennaio
    Comparsa Homo erectus                              15 agosto
    Uso del fuoco                                                 15 novembre
    Comparsa Homo di Neanderthal               18 dicembre
    Comparsa Uomo moderno                         26 dicembre
    Presenza del solo Uomo Moderno           28 dicembre
    Inizio civiltà                                                 31 dicembre ore 2
    Inizio Storia                                           31 dicembre ore 12
     
    L’anno Fossile
    Comparsa Invertebrati                                      1 gennaio
    Comparsa Vertebrati                                         1 marzo
    Comparsa Piante terrestri                              12 aprile
    Comparsa Pesci                                              30 aprile
    Comparsa Foreste                                           4 maggio
    Comparsa primi vertebrati terrestri              12 maggio
    Comparsa Rettili                                                 1 luglio
    Comparsa Dinosauri                                           30 agosto
    Comparsa Mammiferi                                       5 settembre
    Comparsa Uccelli                                             29 settembre
    Comparsa Piante con Fiori                           30 ottobre
    Estinzione Dinosauri                                     21 novembre
    Diffusione grandi Mammiferi                      28 novembre
    Comparsa primi Ominidi                               27 dicembre
    Uso del Fuoco                                                  31 dicembre ore 16
    Comparsa Uomo di Neanderthal               31 dicembre ore 22
    Comparsa Uomo Moderno                          31 dicembre ore 23,15
    Inizio della Civiltà                                 31 dicembre ore 23,50
     
    L’Anno della Terra
    Forma attuale della Terra                               1 gennaio
    Primi Batteri                                                      1 aprile
    Inizio fotosintesi alghe                                     21 maggio
    Organismi multicellulari a cellule semplici  24 luglio
    Cellule con nucleo                                             11 ottobre
    Sviluppo animali                                              27 ottobre
    Vita terrestre vegetale                                    26 novembre
    Primi Dinosauri                                              14 dicembre
     Estinzione Dinosauri                                   26 dicembre
    Comparsa dei Primi Ominidi            31 dicembre ore 13,30 
     
    Sulla Terra i nostri progenitori sono apparsi qualche ora fa e per tutto il resto, a cominciare da noi Umani, si deve ragionare in minuti o secondi.
    E lo sviluppo socio-culturale che noi tanto amiamo quasi non esiste.
    Però noi nella nostra onnipotenza ci sentiamo centrali e fondamentali: forse dovremmo cambiare atteggiamento.
     
     
     

  87. 32
    antonio massettini says:

    Scusate il disturbo, leggo il blog da molto tempo e con me un gruppetto di amici, tutti vecciotti come me, segnalo che siamo disturbati, e mi pare di non essere isolati, dal taglio che ha preso l’ambiente dei commenti nell’ultimo mese circa, direi da quando hanno iniziato a scrivere personaggi come gullich o monaco o altri cosi’. Noi leggiamo gli articoli e non abbiamo mai sentito bisogno di scrivere commenti per pigrizia o per riservatezza, ma ci faceva piacere leggere oltre che gli articoli anche i commenti finché erano costruttivi e facevano riflettere. Da un mese ci sono dei commenti veramente spiacevoli e quello recentissimo di voler strozzare la moglie è solo l’ultimo della serie. Per questo mi sono deciso a fare questa segnalazione. Questo andazzo a noi sta dando molto fastidio, credo anche ad altri lettori che come noi sono vecciotti e quindi si allineano alle cose che per esempio a volte espone Crovella. Sarà che anche noi abbiamo iniziato ad andare in montagna in anni dove c’era poca gente rispetto a oggi. Sara’ che il clima dei social ci è del tutto estraneo e non capiamo la logica di certi commenti. Ma a qualcuno piace leggere anche articoli di quel genere, da vecciotti, mentre questo andazzo dei commenti proprio non piace. Per ora io continuo a leggere tutti i giorni il blog mentre un paio di miei amici si stanno già allontanando. Mi donando se non sia il caso di correggere questo difetto altrimenti il blog rischia di perdere dei lettori, magari silenziosi ma molto più numerosi di quei quattro soliti che fanno i commenti

  88. 31
    Gullich says:

    Per sorridere, se mia moglie in un posto del genere se ne uscisse letteralmente con  la locuzione “deserto antropico” credo la strozzerei con le pelli di foca 😁

  89. 30
    Roberto Pasini says:

    L’anno scorso Jonathan Safran Foer ha pubblicato un libro”We are the Wheather. Saving the Planet Begins at Breakfast” (tradotto in italiano un pò impropriamente “Possiamo salvare il mondo prima di cena”). Il tema è proprio quello della responsabilità individuale, di cosa ciascuno può fare con i suoi piccoli comportamenti quotidiani: può essere un effetto valanga, per fortuna in questo caso positivamente.

  90. 29
    Matteo says:

    “Certo che la felicità non può prescindere dal deserto antropico…Anche questo episodio mi convince sempre più che la montagna è bella se è per pochi”
    Credo che non ci sia nessuno qui e nessun amante della montagna che non sottoscriverebbe,
    Il problema però è che non siamo in pochi, ma anzi siamo decisamente troppi. 
    E per di più fermamente convinti che dovremmo essere di più (il PIL deve aumentare, le famiglie numerose devono essere sostenute, l’economia della montagna deve essere sostenuta, ecc.). E andrà sempre peggio.
    E’ inutile girarci attorno, c’è un contrasto di fondo che non è possibile sanare. O si inizia a riconoscerlo e a comportarsi di conseguenza o ci si illude o si fa demagogia.

  91. 28
    Roberto Pasini says:

    Dalla pagina Facebook di un membro del gruppo Quelli della montagna (purtroppo non riesco ad incollare la foto agghiacciante). Prima o poi si renderanno conto di aver fatto piani di business che non funzionano. Qui hanno speso più di 10 milioni. La gente non è stupida. Quando ci sono situazioni così non ci va più, perdi i clienti e hai speso inutilmente i soldi che avresti potuto destinare ad inventarti soluzioni diverse. Putroppo prima di cambiare modello molti devono sbattere il muso contro il muro.
    “Sabato 15 febbraio, ore 12, comprensorio sciistico Melette2000. Un sole quasi primaverile illumina gli impianti: la seggiovia a sei posti, fresca di inaugurazione (21/dicembre/2019), macina dislivello con una facilità disarmante. È perfetta. L’avveniristico design, sommato alla rapidità d’esecuzione con cui porta a termine il suo dovere, sono una miscela afrodisiaca che – anche se non lo ammetterebbe mai – sedurrebbe pure il più radicale degli ambientalisti.
    Il problema è che questo paesaggio genera anche un secondo sentimento: stupore. Uno stupore scomodo, suscitato da diversi fattori.
    Il primo è dato dalla funivia a sei posti le cui seggiole, a parte rarissime occasioni, rimangono sempre vuote. Sulle piste, come si può notare senza troppa difficoltà, non è presente anima viva (sottolineo ancora che la foto è stata scattata nel bel mezzo di un fine settimana dalle condizioni metereologiche ideali).
    Il secondo motivo di stupore è legato alle piste: artificiali. Lingue lattiginose in mezzo ad un panorama visibilmente brullo. Purtroppo non è il primo inverno carente di neve e la modesta altitudine del comprensorio di certo non aiuta: oscilla infatti tra 1420 e 1735 metri. La neve artificiale regna sovrana, con i suoi costi economici ed ecologici.”

  92. 27
    gullich says:

    @pasini – bell’intervento, grazie.
     
    possono essere idee, qualcuna magari un pò naif, ma sono un inizio.
     
    Lo sci è un’industria e non saranno pochi romantici a far desistere chi ha investito in quella direzione capitali e si aspetta ritorni.
     
    Così come il problema non è il ventenne pistaiolo, concordo, ma l’utente medio benestante (lo sci è ormai uno sport da ricchi) di mezza età che foraggia i mille rivoli finanziari di quella attività.
     
    A fine anno ho fatto un giro in val pusteria e un giorno ho avuto la malaugurata  idea di andare a sciare a plan de corones, ho smesso dopo poche per il puro delirio che ho trovato,  ma la bolgia infernale vedeva ben pochi ventenni  pistaioli quanto  parecchi miei coetanei che sciavano, taluni beatamente messaggiando o telefonando come oggi si fa in scooter o in auto.
     
    Premesso che personalmente ho ben poca fiducia nell’uomo, che ritengo animale destinato all’estinzione in breve tempo (geologico), sento il dovere di combattere contro questa folle mercificazione almeno per riguardo mio figlio.
     
    devo dire che il problema non è solo lo sci ma l’intera proposta di fruizione della montagna estiva o invernale (il mare, peraltro, non fa gran differenza): al lago di braies quasi non si vedeva la superficie,  tanti erano quelli che potremmo  definire  – con una qualche giustezza – cannibali; gente con cani, con passeggino, con biciclette, pochi  che si guardassero intorno conscio di dove era, eppure c’era uno splendido picchio rosso minore su un albero  sopra le teste dei più e c’è stato almeno un’ora a fregare sotto la corteccia di quel larice.
     
    Quale sia la modalità non lo so, credo però che i grandi cambiamenti accadano quando le persone fanno finalmente il collegamento, anche a livello individuale. Io ho smesso di mangiare animali quando ho iniziato ad interessarmi al problema (inizialmente per faccende esclusivamente etiche) e mi sono reso conto dell’impatto dell’industria alimentare sul pianeta così come mi sono reso conto della insensatezza di accarezzare il mio gatto e mangiare una salsiccia.
     
    C’è un bellissimo libro di Jonathan safran  froer, “se niente importa” che parla di questo ma può fra riflettere sui mutamenti sostanziali in alcune realtà distorte.
    Certamente la diffusione delle idee ha una parte importante, così come la conoscenza. e questo blog potrebbe dir la sua e in parte già la dice.
     
    Io credo che molti che sciano sereni il loro weekend che ritengono meritato dopo una settimana di lavoro duro neanche abbiano idea dei costi energetici, ambientali e di impatto che quella attività ha davvero.
     
    Peraltro ho anche poca fiducia nelle associazioni di settore. Ho smesso di fare l’istruttore chi una decina di anni fa quando mi sono reso conto che i corsi erano diventati una giostra di persone in cerca di emozioni, più che di soggetto che volevano imparare ad andar  per monti.
     
    Quanto all’ambientalismo, ho di recente toccato molto da vicino il mondo di quello aprano (terreno a cui tiene assai anche Benassi) e ne sono rimasto  sconfortato 
    Già confrontarsi sul tema a me pare importante. Ritorno sull’articolo di GAsparini, il cui ultimo commento mi ha colpito, poiché aldilà della distinzione un pò manichea aquile/polli conteneva spunti e riflessioni interessanti, che erano il vero tema su cui confrontarsi e che è un pò andato a farsi benedire in mezzo alle solite polemiche.
     
    Ed è per questo che dico che le sortite ala CRovela non aiutano, non perché ce l’abbia con lui che mi è personalmente indifferente, ma poiché ciò che scrive spesso finisce per allontanare dal problema e dal tema con uno schematismo ripetitivo ed esasperante (quanto inutile).
     
    state bene .
     
     

  93. 26
    Carlo Crovella says:

    Complice uno sciopero del settore francese dei trasporti (all’interno del quale sono compresi anche gli impianti di risalita francesi), sabato scorso 15/2 gli impianti di Monginevro sono rimasti silenziosi per tutto il giorno. Io e mia moglie siamo andati con le pelli in un vallone dalle parti dello Chaberton: percorso facile, anzi facilissimo, assolato, con una stradina basale trasformata in una pista del comprensorio di Monginevro. Questo vallone è normalmente invaso da moltissimi pistard che calano da un colletto laterale (raggiunto con gli impianti), magari calzando le pelli solo per la risalita della parte superiore del vallone (circa 350 m). Quando sono stato, sempre con le pelli, nello stesso vallone durante le scorse vacanze di Natale, ci saranno state almeno 200 persone (nel corso della giornata), forse persino di più. Sabato scorso, invece, ho contato 15 persone, compresi noi due, tutte salite dalla base. Silenzio assoluto. Io e mia moglie abbiamo approfittato della situazione particolare e siamo stati al sole fino ad ora tarda, abbarbicati su un isolotto roccioso in mezzo al vallone completamente innevato. Io mi sono dedicato ad uno dei mie passatempi preferiti, cioè analizzare con il binocolo le montagne circostanti  e annotare sul mio taccuino gli elementi che mi colpivano (una cornice qui, una traccia là…). Mia moglie, appassionata di lettura (non di montagna), aveva con sé un libro. Abbiamo lasciato scendere tutti gli altri e saremo stati lassù da soli per un’ora almeno, forse di più. Ad un certo punto mia moglie ha rotto il silenzio: “Certo che la felicità non può prescindere dal deserto antropico.” Abbiamo goduto, con profonda coerenza (e secondo i nostri abituali costumi), della montagna che quel giorno si rivelava consona ai nostri gusti: da decenni non siamo appassionati delle piste da sci e ci piacciono percorsi facili, ma molto poco frequentati. Anche questo episodio mi convince sempre più che la montagna è bella se è per pochi: una montagna massificata perde di valore e di piacere. Le masse… spostiamole verso altri luoghi, diamo loro in pasto altri bocconi, tanto quello che cercano non è strettamente legato alla montagna. Le famiglie? per stare insieme non hanno necessariamente bisogno di affollarsi sugli impianti da sci. Possono farlo altrove. Così per tutti gli altri. Infine preciso che da qualche anno sto spargendo questo tipo di concezione fra i miei contatti e, non ci credereste, ma riscontro un sostengo e un coinvolgimento che non vi immaginate minimamente. Viva il derapage! 

  94. 25
    Gullich says:

    @Pozzo dove hai mai letto un mio commento in cui si dice di cancellare uno scritto di crovella?
     
    fra la critica anche forte e la censura ci è una profonda differenza che immagino ti sia chiara. Mi pare di aver semplicemente sempre fatto ricorso alla prima e mai invocato la seconda.
     
    siccome poi le teorie dell’eletto contrapposto al cannibale spopolano ad ogni post come rimedio ai mali del mondo montano, ti pare eccessivamente osceno die in maniera un po brusca che forse non potrebbe a nulla e che uno come gogna potrebbe  utilmente veicolare e supportare linee di pensiero un po piu elevate?
     
    semmai è il tuo eletto che ogni tre per due invoca la sparizione di taluni

  95. 24
    Matteo says:

    Felice Pozzo, rimango basito dall’inutilità del tuo intervento e dal tono stupidamente aggressivo.
    Per una volta che nessuno si scaglia contro Crovella, che peraltro dice cose difficilmente contestabili (“che spreco di energia” e “sono affranto da come l’umanità si stia discostando dal modo naturale di vivere“) e cita Mercalli, riesci a immaginarti qualcuno voglia vietare e cancellare qualcosa. Ma dove? Ma chi?
     

  96. 23
    Roberto Pasini says:

    Move on. Il superamento del “modello standard” pistaiolo, o almeno in prima istanza il contenimento dei suoi più forti effetti devastanti è un problema complesso. Ci sono in gioco interessi enormi, grossi investimenti da ammortizzare e numeri rilevanti di persone. Ricordo in proposito che la parte prevalente dei 4 milioni non sono il “ventenne pistaiolo” ma il mercato famiglia, quindi la gente “normale” che non dimentichiamo sono anche elettori che vanno convinti, visto che non siamo in Cina. Io penso che si possano fare cinque cose concrete “qui ed ora”, poi qualcuno ha magari legami più diretti con il potere locale o regionale e può agire attraverso altri canali più penetranti:
    1. Sostenere personalmente le battaglie ambientali dimostrative in atto, Devero e Cime Bianche, firmando le petizioni e magari dando anche un piccolo contributo economico. Ricordo che la petizione per le Cime Bianche ha raggiunto quasi 2000 firme e si può aderire attraverso change.org Vincere anche piccole battaglie dà fiducia e crea precedenti importanti anche per il potere politico: vedi Parco della Lessinia.
    2. Rilanciare il volontariato ambientale operando all’interno delle organizzazioni alle quali ognuno appartiene, se appartiene, Cai, Fai, MW, etc. E’ fondamentale creare una larga coalizione tra tutte le associazioni, e non sono poche, che si muovono su questo terreno. Nella mia esperienza tra i giovani e i ragazzi c’è molta sensibilità su certi temi e possono essere loro ad influenzare i genitori e non viceversa.
    3. Cercare e diffondere informazioni su modelli alternativi seri e realistici e accettabili per molti, non per gruppi selezionati, ideologicamente o economicamente, al modello standard, in Italia e fuori. Farle conoscere attraverso tutti i canali ai quali ciascuno, nel suo piccolo ha accesso. Tante formichine possono creare grandi effetti, questo è anche uno degli aspetti positivi di internet. Bisogna dimostrare che si può fare senza distruggere le economie locali e i posti di lavoro.
    4. Contribuire anche personalmente attraverso la comunicazione con il proprio network di conoscenze a creare quel “senso di urgenza” tra le persone che tutti gli esperti del cambiamento ritengono fondamentale per indurre le persone a cambiare paradigma nel loro comportamento.
    5.Essere coerenti nei propri comportamenti individuali con quello che si vuole promuovere. Non c’è nulla di più convincente dell’esempio personale.
    Queste sono le cose che mi sono venute in mente in questa mattina di pioggia e che io considero la mia check list personale. Sarebbe bello se qualcuno facesse altre ideee e proposte concrete su cosa ognuno di noi nel suo piccolo può fare. Per favore: astenersi perditempo e rissaioli.
     
     
     

  97. 22
    Felice Pozzo says:

    a me gli articoli di Crovella interessano, non dico che vengo sul blog solo per quelli, ma anche per quelli, non vedo perché dovrebbero essere cancellati o vietati. mi piacciono i suoi articoli perché mi riconosco in molte cose che dice e come le dice. non mi sembra che nessuno possa introdursi nel sito e caricare articoli di nascosto a Gogna, per cui se Gogna accetta di pubblicarli avrà le sue ragioni che sono o di lasciare spazio a tutti o addirittura di condivisione di certi contenuti. Se Gogna accetta di pubblicare un qualsiasi scritto, come si può pensare che alcuni lettori pretendano di cancellarlo? in questo sta il fastidio che portate qui

  98. 21
    Alberto Benassi says:

    la legge non porta da nessuna parte,

    verità SACROSANTA!!!
     
    basta vedere quello che avviene nell’escavazione  in Apuane.

  99. 20
    gullich says:

    @pozzo: grazie per l’illuminate contributo sul tema. GAsparini, Il sottoscritto, Monaco ed altri hanno sempre indicato percorsi e possibili soluzioni alternative ad un modello tradizionale che ci sta portando dritti alla catastrofe. Qualcuno continua a dire si stava meglio quando io ero giovane e si sciava in pochi e con gli sci dritti. Vedi tu chi porta nervosismo e spam e chi scrive cose che potrebbero dare una svolta nel merito
    @Bertoncelli: anche i tuoi contributi sono sempre altissimi, faccette, battute, frizzi e lazzi. complimenti.  Questo che ha un minimo di contenuto nel merito, appare discutibile: la legge non porta da nessuna parte, almeno non su temi di grande scala. certo questo paese ha un diffuso malcostume politoco e legislative che privilegia opere, infrastrutture, olimpiadi ed quant’altro perchè consentono intrallazzi e guadagni ai soliti e perchè ha un politica ambientale neanche  miope ma inesistente…
    Ciò di cui parlavo io però era altro. Non si convincono le masse al cambiamento con i divieti ma solo facendo prendere coscienza ai singoli (che le compongono)  che così com’è non funziona.  La scuola è solo il primo (e non determinante) dei passaggi.
     
    Un tal Pascal (Blaise) sosteneva che convincono assai più le labili ragioni trovate da sè che quelle convincenti  trovate da altri.
     
    state bene e non innervositevi. 

  100. 19
    Felice Pozzo says:

    ognuno scrive quello che vuole, se ci fossero cazzate insopportabili ci penserebbe Gogna a cancellarle, ma se lui non le cancella significa che vuole dare spazio a tutti oppure che forse non sono così cazzate. in più la stessa cosa si potrebbe dire su quello che scrivono gullich e i suoi amici, che portano solo nervosismo e non aggiungono niente di utile al dibattito.

  101. 18
    Matteo says:

    “L’ipotesi paradossale di diffondere il modello Dubai da noi non ha alcuna probabilità di essere attuata.”
    Non ne sarei così sicuro…prova solo a immaginare che qualcuno inventi una bella neve artificiale che non si sciolga neanche a 40°C.
    Non è mica poi così difficile: una bella plastichina ben fatta, che sotto gli sci da carving dia la stessa sensazione della neve sparata.
    A quel punto per salvare le Dolomiti (o il vallone delle Cime Bianche) resta solo da sperare la massa preferisca poter fare il bagno nel pomeriggio.
    Però dal punto di vista della terra non sarebbe affatto meglio, se le strisce di carta igenica (perenni) per sciare fossero vista mare a Sharm el Sheik o Camogli. O se fossero colorate e mimetiche, anziché bianche.
    D’accordo, more solito, con Gullich

  102. 17
    Fabio Bertoncelli says:

    Intendo che la sola educazione non è sufficiente. Bisogna ricorrere anche alla proibizione, alle leggi.
     
    In altre parole, “tu, Mario Rossi, non puoi usare la motoslitta, l’elicottero, il fuoristrada, l’aereo, perché io, Legge, te lo proibisco. Nel frattempo la scuola ti educherà al rispetto ambientale, però – campa cavallo – i risultati si vedranno solo con i tuoi figli o addirittura i nipoti”.
     

  103. 16
    Paolo Gallese says:

    “Nel frattempo, campa cavallo… ovvero, se si punta alla sola educazione, addio Dolomiti.”
    Fabio che intendi dire esattamente?

  104. 15
    Roberto Pasini says:

    L’ipotesi paradossale di diffondere il modello Dubai da noi non ha alcuna probabilità di essere attuata. Siamo seri. Siamo a ridosso della più estesa catena montuosa europea. Potranno aprirsi dei parchi gioco in alcune situazioni extra-urbane ma più per curiosità tipo gli acquapark. L’ipotesi più probabile è che si continui col modello standard oggi vigente, potenziando il concept del carosello esteso in funzione antifrancese e antisvizzera che hanno stazioni più in alto  e sparando la neve. Finché dura in relazioni ai costi, alla sostenibilità ambientale e ai gusti del pubblico. Ecco pero’ l’importanza di sperimentare in modo serio e strutturato offerte di mix alternativi, magari nelle località meno top, e guardando in giro cosa succede nel mondo, in modo da essere pronti quando il modello standard collasserà. Certo non è facile convincere le comunità locali; ci vogliono team con molta capacità e professionalità gestionale e commerciale e bisogna prepare il terreno partendo da campagne di comunicazione efficaci ( la start up americana citata è riuscita a farsi pubblicare redazionali sui piu’ importanti giornali del mondo dal Financial Times al New York Times)  Ci vorrebbe qualche imprenditore illuminato o qualche finanziatore con l’occhio lungo e magari anche con qualche convinzione personale. Il problema è sempre chi ci mette i soldi, ma in epoca di Greta magari qualche spiraglio si può aprire anche nella logica nazionale della sopravvivenza e del tirare a campare finché dura.

  105. 14
    Fabio Bertoncelli says:

    Per quanto concerne il nocciolo della questione, il mio pensiero è il seguente: non bisogna abbassare il livello delle montagne per adeguarlo a quello delle folle.
    Bisogna fare l’esatto contrario: elevare le persone al senso civico, al rispetto ambientale, all’amore per la natura, al rispetto per la fatica, ecc.
     
    Nel frattempo, campa cavallo… ovvero, se si punta alla sola educazione, addio Dolomiti. Gli speculatori procedono con solerzia e determinazione, al contrario delle folle che si limitano a seguire le mode come pecorelle. Convincere un esaltato ventenne pistaiolo ad abbandonare le funivie per dedicarsi allo scialpinismo su monti solitari o alle ciaspolate in valloni sperduti è impresa non da poco. 
     
     

  106. 13
    Fabio Bertoncelli says:

    Caro “gullich”, anche astenersi dal commentare che “i soliti noti da mesi scrivono cazzate a nastro” sarebbe un notevole passo in avanti. 
     
    E allora facciamolo tutti questo passo in avanti: ci incontreremo prima.
     

  107. 12
    gullich says:

    non capire che il problema non è dividere aquile e polli o eletti e cannibali e di una miopia desolante. 
     
    Questo blog potrebbe avere il pregio di diffondere cultura montana ed educazione ambientale, perché Gogna è personalità autorevole e mi pare con trascorsi anche ambientali.
     
    Possibile che si debbano leggere da mesi cazzate a nastro da parte dei soliti noti?
     
    Sul pianeta ci stiamo tutti, l’impatto delle strutture esterne o sotterranee che siano non è limitato chi le frequenta, lo stile di vita mortale che conduciamo da un secolo non riguarda solo che decide di vivere davanti ad un tablet, ma riguarda anche i nobili che sciano a cristiania, perchè le scelte delle masse ricadono inevitabilmente su tutti indistintamente.
     
    Allora se v’è una chiave di volta (quello che diceva sommessamente anche Gasparini nell’ultimo commento al suo pezzo), non è sotterrare gli idioti ma è battersi per invertire la tendenza.
     
    Perché i consumi e l’approccio cannibale finiranno per far estinguere anche i Crovelli  e se l’uomo ha una via d’uscita, ancora, è ripensare il suo vivere alla radice.
     
    VAle per tutti non solo per chi si ammassa sulle piste. Azi semmai, a costoro andrebbe insegnato altro e fatto vedere altro, murarli nelle piste dubaiane non servirà a un bel nulla.
     
    Ripensare l’approccio al pianeta in chiave sostenibile, è questa la prima sfida. E’ chiaro che i grandi temi riguardano altre priorità e altri numeri, ma anche l’uomo sciatore o arrampicatore può metterci del proprio, perché le grandi rivoluzioni partono da piccoli gesti individuali.
     
    Già smettere di mangiare carne sarebbe un mutamento epocale, ad esempio. 
     
    Altro che derapata, cristiania o carving. 
     
     
     
     

  108. 11
    paolo says:

    Costerebbe meno in denaro, in inquinamento per produzione di energia e in riscaldamento ambientale lasciare le cose così come ora vanno, anzichè metterle in strutture artificiali al coperto.
    La politica dell’aria condizionata e dei forni elettrici (anche industriali) per fare un esempio semplice.
    La soluzione è come sempre culturale, quindi impossibile, almeno nel breve  periodo.

  109. 10
    Fabio Bertoncelli says:

    Concordo totalmente col commento crovelliano (6): tanti, tantissimi centri di sci artificiale nelle periferie urbane, magari a fianco di centri commerciali. Se ne faccia uno enorme, gigantesco, stratosferico, da almeno centomila cannibali, ad Abbiategrasso. E un altro, altrettanto grande, a Casalpusterlengo. Senza dimenticare Orbetello per i cannibali toscani e Riccione per i cannibali emiliani e romagnoli.
    Dieci, cento, mille centri di sci artificiale per i cannibali di tutta Italia, in tutte le pianure d’Italia e in tutte le periferie d’Italia.
    … … …
    Cosí forse si salveranno un po’ le Dolomiti e tutte le altre montagne, di cui avete letto nel mio commento 2.
    Quando l’ho scritto, stamattina, ero leggerissimamente turbato”. Come Fantozzi quando commenta la Corazzata Potëmkin. 👹👹👹
     

  110. 9
    Roberto Pasini says:

    Ognuno ha le sue preferenze. Ci sono alternative al concept Dubai che potrebbero coinvolgere una parte dei consumatori se ben gestite e comunicate.  Io apprezzo molto la linea dei ragazzi americani della start up che ho segnalato: appassionati, concreti, rigorosi, portatori di valori, molto preparati tecnicamente e managerialmente. È per questo che si dovrebbero lasciare spazio a gente così anche da noi ( e li abbiamo), giovani, senza nostalgie, con i piedi per terra e rivolti al futuro. Forse in quel contesto hanno trovato delle comunità locali con mente più aperta a sperimentare schemi diversi. Purtroppo è ben noto che la maggior parte delle persone non cambia schema finché il vecchio schema è stato portato alle sue estreme conseguenze e si rivela dannoso e ingestibile. Il problema è poi che quando si cambia paradigma o è troppo tardi o si sono fatti molti danni.

  111. 8
    Giuseppe Balsamo says:

    Oibò, mentre scrivevo il mio commento mi sono accorto che anche il Crovella è arrivato alle mie stesse conclusioni.
    Devo preoccuparmi ? 🙂

  112. 7
    Giuseppe Balsamo says:

    Forse sarò cinico, ma se alla diffusione di queste strutture nei pressi di grandi centri urbani corrispondesse un’altrettanto diffusa rimozione di cannoni sparaneve, piste e impianti di risalita dalle Alpi e dagli Appennini, personalmente potrei anche vedere la cosa con favore.
    Molti meno cosiddetti “cannibali” in giro, molto meno traffico sui passi alpini, molto più spazio per chi vuol frequentare l’ambiente naturale in quanto tale.
    Certo, la “fragile” economia montana potrebbe risentirne. Ma si potrebbe rispondere (cinicamente, appunto): “è il cambiamento climatico, baby!”.
    Oppure potrebbe essere la spinta definitiva per quelle economie a cercare finalmente di uscire dalla monocoltura dello sci da pista e trovare alternativepiù dolci.
    Tuttavia, credo che difficilmente andrà così.
    Quanto al bilancio energetico, non saprei. Ci vorrebbero delle cifre per confrontare consumi, costi d’esercizio e inquinamento di questi impianti.
    Ma c’è chi ha già trovato una soluzione sostenibile: https://www.neveplast.com/it/

  113. 6
    Carlo Crovella says:

    Questo articolo è stato scritto alcuni mesi fa (in autunno) e inserito ora per pianificazione della programmazione. Devo riconoscere che, alla luce degli ultimi dibattiti (Valanga Azzurra+commenti all’articolo di Gaparini), mi sta venendo la tentazione di modificare la mia valutazione circa le strutture ipogei descritte. Qui ne do’ una valutazione negativa, in quanto manifestazione di una visione aberrante e consumistica dello sci. Ma, forse forse, potrebbero essere l’uovo di Colombo per chi ha la mia ideologia. Infatti, pare che i fruitori della montagna innevata (naturalmente o artificialmente) siano 4 milioni (fonte citata da Pasini). Bene, di questi i veri appassionati saranno, a dir tantissimo, 500.000 (secondo me, a naso, perfino meno: direi sui 200-250.000). Ma accettiamo l’ipotesi di 500.000. Per differenza ci sono 3 milioni e mezzo di cannibali delle nevi. Perché allora non inscatolarli nelle strutture ipogee? Tanto, loro avrebbero ugualmente quello che si aspettano da una giornata di sci: divertimento, ricreazione, socializzazione, impegno atletico, condivisione famigliare e, ultimo ma non ultimo, un bel piatto di pasta. Insomma sarebbero dei centri commerciali con la neve (artificiale) come richiamo. Se si riuscisse a incanalare queste masse umane in centri del genere, otterremmo che, sulle nevi di superficie, girerebbe il 10%-20% dell’attuale numero. Per chi ama una montagna per pochi, potrebbe essere la soluzione ideale.

  114. 5
    Roberto Pasini says:

    Suggerisco a chi ha voglia di aprire il link di guardare come sono arrivati ad elaborare il “concept” alternativo al mainstream dominante in Colorado e come sono passati dall’ideazione alla realizzazione. Significativi anche i curricula degli stratuppisti: nulla accade per caso. Buona domenica. Per me di recovery e letture.

  115. 4
    Roberto Pasini says:

    https://bluebirdbackcountry.com/about/
    ecco la localita’ di cui si parla in Colorado. Interessante.

  116. 3
    Roberto Pasini says:

    Paese che vai problema che trovi. Sul Financial Times di oggi c’è un articolo che parla della “Lift line Apocalypse” che si è verificata a Vail settimana scorsa in seguito ad una nevicata di circa 90cm in 48 ore. Molti sciatori hanno fatto code di 2 ore e le foto della mostruosa coda hanno fatto il giro di internet. Nell’articolo si parla di due nuovi resort che hanno deciso di eliminare ogni mezzo di risalita, pur battendo e controllando le piste. Si dice che questa soluzione potrebbe diffondersi se le enormi code dovessero continuare. Interessante il fatto che nei numerosi commenti all’articolo molti dicano: andate in Europa, spendete meno e vi divertite di più.

  117. 2
    Fabio Bertoncelli says:

    Ma perché non le asfaltate del tutto ‘ste cazzo di Dolomiti? Tanto sono vostra proprietà privata, evidentemente. 
    Cosí, almeno, metterete fine alla loro lunga agonia e non ci si penserà piú.
    … … …
    Canazei = Riccione
    Luna Park del Sellaronda = Luna Park di Rimini 
    Dolomiti = Riviera Romagnola 
    Vi va bene cosí? 
     
    “Venghino, signori, venghino! Qui c’è posto per tutti, cani e porci!”
     

  118. 1
    Enza Alverà says:

    Nella situazione climatica attuale, si vuole creare il più  grande carosello sciistico d’Europa collegando  Cortina d’Ampezzo con Arabba, il Sella Ronda e includendo anche il comprensorio del Civetta. Una follia: dov’ è  la Fondazione Unesco? Le Dolomiti sono patrimonio dell’umanità o è  solo un’idea mia? Ora con le Olimpiadi 2026 ogni attacco al paesaggio è  lecito e soprattutto SOSTENIBILE. 

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