La montagna “luogo dell’anima”

Nell’editoriale del numero di agosto 2019 di Montagne360 il presidente generale del CAI Vincenzo Torti così presenta la “riflessione estiva” di Alberto Meschiari, uno scritto breve ma intenso che anche GognaBlog ritiene degno della massima attenzione:

«Socie e Soci carissimi, nell’agosto tradizionalmente dedicato alle vacanze, affido allo scritto di Alberto Meschiari il compito di avvicinare ciascuno di noi a riflessioni estive, capaci di arricchire il senso e lo spessore del nostro andare in montagna e dell’impegno per tutelarla seriamente. L’anima dentro e fuori di noi, il valore del silenzio e la capacità di ascoltarsi, la difesa dalla banalizzazione e dal consumismo, l’attenzione vera verso i giovani, perché non si perdano nella superficialità e nello sperpero. E, su tutto, il richiamo alla bellezza, che – come scriveva Stendhal – “non è che una promessa di felicità”. Grazie Alberto!».

La montagna “luogo dell’anima”
di Alberto Meschiari
(pubblicato su Montagne360, agosto 2019)

La montagna è esperienza spirituale, un luogo dell’anima. A mano a mano che saliamo, sentiamo che ci stiamo inoltrando nelle profondità della nostra anima. Riscopriamo di averne una. La spiritualità è una dimensione inalienabile dell’essere umano. Senza spiritualità siamo soltanto uomini-massa, numeri, marionette manovrate dal caso, dal potere o dalla pubblicità. Oggi solo il mercato sembra interessarsi ai giovani: per condurli, magari attraverso il divertimento, sulla via del consumo. Dove ciò che si consuma è la loro stessa vita, la quale, privata di interiorità, non riesce più a proiettarsi in un futuro. Il presente diventa allora un assoluto da vivere “intensamente”, in modo da seppellire l’angoscia che ti attanaglia quando la vita è priva di senso, vuota, inconsistente. In ogni forma di sofferenza psichica c’è una grande nostalgia di infinito. Discendono in gran parte da qui il nostro disagio, il nostro malessere, la nostra aggressività.

Ora, ciò che chiamiamo “anima” non sta solo dentro di noi, ma anche fuori. Senza interazione con l’ambiente, con gli altri, con la natura, l’anima langue e si spegne. L’anima è anche nel mondo. Se distruggi l’armonia intorno a te, quale armonia vuoi che ti sopravviva dentro! Quando il mondo è diventato la tua malattia, dove andrai a cercare la salute? Un mondo senz’anima non offre alcuna intimità, alcun dialogo, alcuna comunicazione. Senza bellezza l’anima appassisce. Appassisce la nostra capacità di immaginare, di provare emozioni e sentimenti, cioè di proiettarci al di fuori di noi. In una parola: la capacità di trascenderci. Oggi i disturbi psichici non stanno solo dentro, oggi la malattia è là fuori. Oggi è il mondo a essere il soggetto di un’enorme sofferenza. C’è bisogno di uno sguardo che sappia restituire profondità psichica al mondo, e non solo un prezzo. La spiritualità non s’identifica necessariamente con la fede religiosa. In ogni caso, per accedere alla propria dimensione spirituale occorre avviare un dialogo con se stessi. E dunque imparare ad ascoltarsi. Ma per fare questo occorre silenzio.

Oggigiorno è invalsa quasi una fobia nei confronti del silenzio: abbiamo bisogno di un continuo rumore di sottofondo per anestetizzarci, per non pensare, per non ascoltare la nostra anima sofferente. Il rumore ha un ruolo determinante nel processo di disumanizzazione in atto. Il rumore è aggressivo, genera un crescente nervosismo, una crescente disposizione all’intolleranza. Nel mondo attuale la montagna è l’ultimo rifugio naturale del trascendente. Luogo della lentezza, del silenzio, dell’ascolto. Simbolo di ascensione non solo fisica, ma spirituale, di uscita dalla folla, di elevazione dalle bassure e miserie dell’esistenza. In questo senso è assimilabile a un luogo sacro, di raccoglimento e preghiera, dove l’anima si libera e si apre, si rivela. Dobbiamo imparare a rispettare la montagna, a non farne una meta di massa, di consumo, uno stabilimento balneare, un parco divertimenti, una merce di scambio da sfruttare economicamente.

Quando avremo permesso definitivamente ai motori di profanare la montagna; quando vi avremo portato lo stile cittadino, le casse acustiche, le sagre dell’abbuffata, le finzioni mediatiche, non avremo più un luogo sulla terra in cui metterci in comunicazione con la nostra interiorità, in cui rimanere a tu per tu con la consapevolezza della nostra finitudine. È urgente che reimpariamo a guardare la vita dall’alto di valori che trascendano l’utile economico, la soddisfazione immediata delle pulsioni, delle nostre “solenni inezie”; dall’alto di valori che ci formino, che ci orientino, che diano senso e spessore alla vita in un rinnovato dialogo con la natura, di cui siamo pur sempre figli insieme con ogni altra forma di vita.

Non possiamo pensare di continuare ad arginare il malessere giovanile con accorgimenti occasionali o controlli di polizia. Il ragazzo che mette a repentaglio o addirittura si toglie la vita non lo fa perché la ripudia, ma perché gli manca. Gli manca una vita più vera, più autentica, in armonia con il mondo. Gli manca l’appagamento dello spirito. La vita per un giovane non può essere quella cosa povera e banale, quello spreco continuo dello spirito che si trova a vivere, quella vita che ha il vizio supremo della superficialità e dello sperpero. Se tu uccidi la bellezza intorno a te, tu la uccidi anche dentro di te, perché noi siamo belli della bellezza di cui sappiamo compenetrarci.

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La montagna “luogo dell’anima” ultima modifica: 2019-12-22T05:40:25+01:00 da GognaBlog

21 pensieri su “La montagna “luogo dell’anima””

  1. 21
    Renato Bresciani says:

    Scusa Roberto: avevo travisato completamente (“clamorosamente”) le tue parole che- come la tua replica”- condivido pienamente. Sto rileggendomi “La Strage di Stato”, leggerò quello di Deaglio. Grazie. Buon Natale a tutti.
    PS: io ero in piazza come “semplice “metalmeccanico.

  2. 20
    Roberto Pasini says:

    Il silenzio e la mancanza di bandiere furono una direttiva politica come segno di rispetto per i morti e come manifestazione di unita’ delle forze democratiche. Tutti si attennero anche i gruppi extraparlamentari e il movimento studentesco.  La piazza era presidiata dal servizio d’ordine del sindacato. Probabilmente i golpisti furono sorpresi da questa reazione possente e fermarono o rallentarono il progetto. All’epoca militavo, giovane studente della Statale, in un partito della sinistra storica e ho vissuto queste cose. Se la testimonianza non basta leggi il libro di Deaglio “La strage” appena uscito. Parla di cose che allora non si sapevano come la telefonata di Moro a Berlinguer da Parigi dove era la notte della bomba o il ruolo di Pertini.

  3. 19
    Renato Bresciani says:

    Caro Roberto, guarda che ti confondi  col 16 dicembre di qualche altro anno: del 16 dic 69, del giorno delle esequie in Duomo delle vittime  della bomba ci sono anche decine di ore di riprese (TV-anche estere- Cinegiornali, Documentari) che testimoniano il silenzio totale, angosciante, “eloquente”: si sentivano i singoli colpi di tosse a dieci metri di distanza..altro che urla sguaiate; “silenzio organizzato, presidiato..”  Ma da chi ?Per chi? “…era un avvertimento…” : toh, e io ( e noi ) credevo-credevamo che l’avvertimento” fosse stata la strage !! E che la bomba fosse stata messa ( dai fascisti, non dagli anarchici) per tacitare le rumorose richieste sindacali dell’Autunno Caldo : O no?
     

  4. 18
    Alberto Benassi says:

    A volte non serve urlare e insultare per comunicare.

    si è vero, non serve urlare o insultare. Ma serve essere presenti, metterci la facci, farsi vedere.
    Il problema è che non ci facciamo più manco vedere.

  5. 17
    Roberto Pasini says:

    Il silenzio del 16 dicembre. Io c’ero. Non era spontaneo ma organizzato e severamente presidiato. E parlava, come parlava…più di migliaia di urla scomposte. Era un avvertimento. E qualcuno, spaventato, fece marcia indietro. A volte non serve urlare e insultare per comunicare.

  6. 16
    Roberto Pasini says:

    Basta leggere qualunque storia dell’alpinismo. Fin dall’inizio ci sono due filoni nel DNA. Uno romantico-spiritualista, uno illuminista – positivista. Il resto sono epigoni o forme estreme o degradate. Lo scritto di partenza di questa discussione appartiene al primo dei due filoni originari, versione moderata.

  7. 15
    Renato Bresciani says:

    Abbiamo  bisogno di SILENZIO ; ma troppi preferiscono il rumore che aiuta a non concentrarsi, a non pensare. Silenzio, a cominciare dai funerali dove da anni domina l’uso di “applaudire” : ma qualcuno ricorda o riesce a immaginare la potenza, la suggestione del silenzio ASSOLUTO di 80000 persone il 16 dicembre del ’69, ai funerali delle vittime della strage di piazza Fontana?..  Invece ci toccano i megawatt di Jovanotti a Plan de Corones . Amen

  8. 14
    lorenzo merlo says:

    La magia non sta nella concezione positivistica della realtà. In quanto espressione umana non può fare danni se non quando positivisticamente intesa. 

  9. 13
    roberto pasini says:

    Tutto si può dire del CAI ma non si può accostare a Scientology, la setta fondata dall’ex scrittore di romanzi di fantascienza Hubbard. Siamo su un altro piano. Anche se non c’è dubbio che la montagna attiri forme di pensiero magico, come vediamo ogni tanto anche su questo blog. Ricordo per gli amanti del cinema come Cominetti “La montagna sacra” (1973) di Jodorowsky e la sua psico-magia. All’epoca ebbe molto successo. E’ un filone ricorrente. Ogni tanto riemerge assumendo forme diverse. Evidentemente è parte della specie umana, e come tale va accettato, finchè non fa danni, ma non c’entra con i caiani, almeno per la maggior parte di loro.

  10. 12
    Alberto Benassi says:

    Ps: (per Cominetti) aiutato dalle guide che spittano dappertutto per portare i clienti “in sicurezza”

    già!!  quelli che snobbano i caiani…

  11. 11
    paolo says:

    Mi viene in mente un libro che avevo letto appena uscito tanti anni fa: Dianetics di non ricordo chi.
    Diceva che avrebbe dato la soluzione a tutti i problemi umani.
    Il cai sta diventando così? 
    Ps: (per Cominetti) aiutato dalle guide che spittano dappertutto per portare i clienti “in sicurezza” 

  12. 10
    Prof. Aristogitone says:

    Le cose sono due:
    1) il Presidente voleva dare spazio a un amico sulla rivista istituzionale.
    2) il Presidente non sapeva cosa scrivere nell’editoriale.

  13. 9

    Cronaca di un suicidio annunciato.Istruzioni per rendersi felici.Al soldo di tutte le bandiere.Fitzcarraldo (de noiantri).Fuga dalla città (per tornarci fedelmente domenica sera).Il Papocchio.Pinocchio.Il figliol prodigo.Berge in flammen (e poi arrivano i pompieri del Cai).Un bel tacer non fu mai scritto (vale per tutti, me compreso).Lunedì.Venerdì pomeriggio.Oci ciornie.Il sorpasso.Il giorno più lungo.In nome del popolo italiano.Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto:Riusciranno i nostri eroi a ritrovare il loro amico misteriosamente scomparso in Africa.Una lacrima sul viso (quella di Bobby Solo e ambientata al Pian del Re).ANOTHER BRICK IN THE WALL.

  14. 8
    Roberto Pasini says:

    Il CAI è una delle ultime organizzazioni di massa rimaste nel nostro  paese, con forte radicamento territoriale, attività associativa, spirito di corpo e vita propria al di fuori dei mezzi di comunicazione di massa. Come tale usa leve di aggregazione popolari che possano tenere dentro un po’ tutti. Deve volare alto nelle prediche smussando un po’ gli estremi e diluendo la minestra. Salvo poi volare basso a livello locale.

  15. 7
    paolo says:

    Ancora un “minestrone riscaldato tiepido” che va bene a tutti. 
    Obiettivo: aumentare i soci del cai !
     
    Il bello è che da decenni ci riescono.

  16. 6
  17. 5
    Amelia says:

    Grazie ad Alberto Meschiari.

  18. 4
    Roberto Pasini says:

    Ascesi, cura, sfida, lotta, scoperta, armonia, gioco, simbiosi, sperimentazione, orrore, paura, ardimento, solidarietà …proiezioni umane sulla montagna (vale anche per il mare).Cambiano nel corso del tempo. Il CAI  ( 300.000 soci) sente lo spirito dominante del tempo e lo fa proprio, come fece in passato quando lo spirito aveva altri orientamenti. Così funzionano le organizzazioni che non rappresentano nicchie ma grandi numeri. Vedremo in futuro dove lo spirito prevalente andrà a posarsi.

  19. 3
    Carlo Crovella says:

    A me piace, mi riconosco in pieno.
    Il punto è che per avere intorno a sé il silenzio bisogna essere in pochi.
    Una montagna superaffollata è rumorosa, assordante, inquinata. Diventa l’anti-montagna dell’anima.

  20. 2
    Giacomo Govi says:

    Bignami di spiritualita’, rigorosamente per cittadini, da discutere con i colleghi al caffe’, e con i soci del weekend all’aperitivo. Con un po’ di musica new age ci si potrebbe fare uno spot pubblicitario. La montagna ancora una volta come valvola di sfogo dei cittadini, “contro il logorio della vita moderna”. Frustrazioni, alienazioni, stress di famiglia, noia del quotidiano combattuti con una religione dal grande potere suggestivo, che diventa ricreazione e puro piacere quando e’ applicata al nostro ambiente preferito. Che volete di piu’?

  21. 1
    lorenzo merlo says:

    Lettera a tutti i materialisti, positivisti, neoliberisti;
    a tutti i celebratori delle religioni del profitto e della tecnologia;
    a tutti gli ingnari promotori dello statu quo;
    a tutti quelli che credono esista l’utopia solo peché non hanno mai avuto una visione che superasse la realtà somministrata;
    a coloro che vendono il miglior sorriso di se stessi e dei propri figli per promuovere qualche multinazionale e il consumismo;
    a quelli della crescita;
    del buon senso;
    a quelli che sono identificati in ciò che hanno come titolo e come potere;
    a chi affida se stesso alla narrazione di altri spacialisti, esperti e non;
    a chi non sa cosa sia la meditazione né la contemplazione;
    a tutti quelli che pensano che la scienza sia la sola modalità di conoscenza;
    a tutti quelli che ridono quando sentono la storia della cruna dell’ago;
    e a tutti quelli che non hanno ancora potuto muoversi inseguendo la bellezza.
     

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