Monti Sibillini: una possibile alba

La serie in tre puntate di La lunga notte dei Sibillini ha, per usare le parole di Luigi Nespeca, “ricostruito la vicenda del Parco dei Monti Sibillini con pazienza e accuratezza”.

Chi volesse ripercorrere questa storia può farlo ai seguenti link:
La lunga notte dei Sibillini 1  8 novembre 2014
La lunga notte dei Sibillini 2  4 dicembre 2014
La lunga notte dei Sibillini 3  4 gennaio 2015

Nella terza parte, tramite la sezione “commenti”, si era da tempo avviata una costruttiva discussione spontanea, come se questo Gogna Blog fosse diventato un forum “istituzionale” per tale problema.

L’iter culturale e amministrativo è ancora lungi dalla conclusione, pertanto abbiamo deciso di continuare, scegliendo un “commento” che ci pare particolarmente significativo per iniziare un’altra serie, Monti Sibillini: una possibile alba, che ci auguriamo fortunata e produttiva come la precedente.

Monti Sibillini: una possibile alba
di Luigi Nespeca

Purtroppo mi rendo conto che queste montagne sono ormai famose non più per la bellezza dei territori e la biodiversità che conservano, ma piuttosto per il marasma di contraddizioni che domina le valli, le praterie e le vette. Un marasma, unico in tutto il paese, che ormai sembra essere l’unica vera endemia del Parco.

Monti Sibillini, Cima del Redentore. Foto: www.fotografiadinatura.it

AlbaSibillini1-06. CIMA DEL REDENTORE - MONTI SIBILLINI

 

 

Paolo Caruso mi ha citato in un commento alla serie La lunga notte dei Sibillini, quindi ho deciso di intervenire nella discussione.

Due parole riguardo la vicenda che mi vede protagonista, accusato di grave terrorismo ambientale: nel mese di ottobre ho ricevuto tre verbali per aver introdotto un cane nel parco, nelle stesse aree in cui cani randagi girano indisturbati. Gli accertamenti sono scaturiti da un’importante e lunga indagine, svolta interamente su internet, da cui sono state scaricate foto, filmati e racconti, senza di fatto averne verificato le coordinate spazio-temporali. Peccato non aver mai incontrato personale del Parco o del CFS sul territorio ad informare gli escursionisti. Comunque la questione è all’attenzione di un ricorso che ho presentato, anche al ministero.

Non vorrei porre però l’attenzione sulle mie disavventure personali, ma tornare ai punti salienti della discussione: la segnaletica e la fruizione del parco.

1- La segnaletica del Parco
Ricordo romanticamente i tempi in cui si programmavano le escursioni sui tavoloni di legno nei rifugi, studiando il percorso sulle carte IGM e consultando la letteratura e le guide esperte. Ora con i GPS o un semplice tablet basta vedersi all’attacco del sentiero per dare inizio all’avventura.

Niente di più sbagliato! Il mio consiglio è comunque di avere nello zaino documentazione cartacea e di affidarsi a un professionista della montagna: fatevi sempre accompagnare da bravo avvocato amministrativo – non me ne voglia l’amico Paolo Caruso e portate sempre con voi il codice civile e di procedura penale, oltre all’ultima versione del regolamento del Parco, aggiornato agli ultimi editti emanati.

Il fatto che l’Ente Parco sponsorizzi solo le sue cartine e di fatto sanzioni o metta a rischio l’incolumità di chi non le usa mi sembra una concorrenza sleale per altri editori ed un ricatto commerciale nei confronti dei consumatori/turisti.

Inoltre affidarsi alla segnaletica del Parco risulta arduo perché, ove presenti, i tabelloni informativi sono aperti all’interpretazione dell’escursionista e presentano correzioni a pennarello di dubbia validità. Se è vero che sono stati spesi tutti quei soldi allora sarebbe opportuno sostituire i pannelli quando non più validi in base a nuovi divieti, invece di impegnare un addetto per fare il giro dei tabelloni e ripassare le cancellature con il pennarello, che non mi sembra un’attività conforme e degna di un Parco Nazionale.

Consiglio la visione del sopralluogo che ho realizzato nel Parco nel mese di ottobre, sulla situazione della segnaletica. Ecco il video:


2- La fruizione del Parco
S
icuramente avrete visionato il documentario presente nel canale YOUTUBE del parco, in cui al minuto 5.35 il dr. Perco dichiara che i Monti Sibillini sono fin troppo noti e che nel futuro occorre aumentarne la riservatezza. In una frase è esplicitata la politica alla base della attuale gestione del Parco.

Ecco il video:

Fortunatamente in altri Parchi Naturali nelle regioni vicine, l’indirizzo nella gestione degli equilibri tra tutela ambientale, popolazione locale e turistica ed economia ha virato nella direzione opposta, riconoscendo che la condivisione e la partecipazione tra istituzioni e popolazione possano solo giovare al raggiungimento delle finalità di un Parco Naturale.

Un esempio: sabato scorso (10 gennaio 2015) ero a Subiaco per la conferenza stampa di presentazione di un Trail che attraverserà l’intero territorio del Parco dei Monti Simbruini, riserva naturale più estesa del Lazio, oltre che di grandissimo interesse naturalistico, ricca di animali selvatici (anche l’Orso Marsicano transita per quei boschi) e paesaggi di montagna selvaggia.
Tutti i rappresentati delle istituzioni dal commissario del parco al direttore dell’agenzia per il turismo, dall’assessore regionale all’ambiente al direttore dell’agenzia regionale dei parchi convengono che: “occorre preservare il bene naturalistico affinché il maggior numero di persone lo possa vedere” e che “Non si tratta di sopportare una manifestazione. Il trail è più bello se si fa in un parco ed il parco è più bello se ci si fa il trail”.

Per maggiori info ecco l’articolo: http://www.appenninico.it/?p=859

Quindi è evidente che un “cambio di poltrone” ai vertici di un parco aiuta sempre a ritrovare la rotta, infatti il nuovo Direttore dei Simbruini ha dato l’impulso per avviare una stretta collaborazione sinergica tra istituzioni, associazioni sportive, operatori turistici per aumentare l’interesse nella popolazione per la tutela della risorsa ambientale e naturalistica.

Appena la voce che nel Paese alcune aree protette vengono ancora gestite all’insegna del divieto selvaggio, della repressione o suon di sanzioni a turisti/escursionisti/alpinisti giungerà all’attenzione dell’orecchio giusto, qualcuno telefonerà a Visso per chiedere spiegazioni. Qualcuno presto si renderà conto che la politica di “fatturazione” a discapito delle tasche di turisti che praticano attività eco-sostenibili, in favore di attività di stampo venatorio (come la conta della coturnice con cani da caccia liberi e il prelievo selettivo del cinghiale tramite abbattimento) non rappresenta certo una strategia di tutela ambientale, né tanto meno un alternativa di sviluppo economico per la popolazione. Allora si cambierà rotta!

Siamo grandi e responsabili, non abbiamo certo bisogno dei “giochini” ed “indovinelli” che il Parco dei Sibillini pubblica sulla pagina facebook in nome della pedagogia: l’educazione e la formazione è altro.

Ricordo che l’educazione (intesa come formazione etica delle generazioni) salverà il pianeta, i divieti e la repressione ovviamente no.

L’autore, Luigi Nespeca, con il suo cane-alpinista Melody in marcia sul Monte Autore (Monti Simbruini)
AlbaPossibile-Nespeca,Luigi-caneMelody-MonteAutore(Simbruini-Ernici)

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Monti Sibillini: una possibile alba ultima modifica: 2015-01-19T07:00:26+00:00 da GognaBlog

49 pensieri su “Monti Sibillini: una possibile alba”

  1. 49
    Luigi Martino says:

    Venerdì scorso, 27 Febbraio, si è svolta un’interessantissima serata a Terni, molto piena, grande cultura di montagna e anche bei momenti molto divertenti tra satira e sentieri da percorrere a senso unico, “a gambero”.
    Abbiamo capito tante cose di quanto non funziona nel parco e anche in Valnerina-Terni.
    Grazie ancora Paolo per il grandissimo lavoro che svolgi.
    Ci sono state anche notizie “fresche”: il parco sembra aver preso le distanze dalle autorizzazioni ai mezzi motorizzati in Val di Bove per il progetto praterie altomontane (! sic!). Pare ora che il Comune di Ussita sia il responsabile… chissà se gli faranno le multe!

    Domenica siamo stati al M. Bicco, negli immediati pressi della Val di Bove e quindi della zona interdetta. E’ incredibile quello che abbiamo visto e soprattutto quello che abbiamo sentito: musica (se così si possono definire quei rumori assordanti!) a tutto volume addirittura da 2 punti: al rifugio Cristo delle nevi (quota circa 1800 m.) e al piazzale del Felycita. Stentavamo a credere alle nostre orecchie e ai nostri occhi: questi rumori fortissimi si sentivano perfino dalle cime delle montagne. Come è possibile vietare un’attività come l’alpinismo che non disturba e non inquina in alcun modo e consentire queste aberrazioni? Perchè bisogna rendere un’area protetta di montagna peggio di una discoteca a cielo aperto, o di uno stadio? E i camosci…??? Non possiamo fare alpinismo e dobbiamo sorbirci forzatamente simili follie? E’ assurdo, pazzesco, i responsabili dovrebbero rispondere immediatamente, altro che multe per i cani col guinzaglio e agli alpinisti. Se l’eliski disturba 10, il disturbo che provocano a Frontignano è almeno 1000, considerando le molte ore di “musica” a tutto volume. La cosa assurda è che sembra tutto normale, nessuno che si muova!
    Chissà come si “arrampicherà” sugli specchi ora il parco: magari darà la colpa al comune di Ussita e se ne laverà le mani…. questa tattica all’italiana funziona sempre.
    Ma come cittadini dobbiamo veramente subire queste ingiustizie e aberrazioni? Siamo forse schiavi a tutti gli effetti?
    Senza parole.
    Mandiamoli a lavorare!!

  2. 48
    alessandra baldelli says:

    Sui sentieri e sul ruolo del CAI consiglio di dare un’occhiata a questi 2 link, che sono interessanti sotto più punti di vista:

    http://www.cai.it/fileadmin/documenti/Convenzioni/2014/Convenzione_per_attivita_sentieristica_regionale.pdf

    http://www.cai.it/fileadmin/documenti/Convenzioni/2014/PROTOCOLLO_D_INTESA_CAI-FEDERPARCHI.pdf

    Il primo, che non riguarda direttamente il parco ma torna utile nel discorso, è una convenzione stipulata tra CAI Umbria e AFOR (cioè l’ex Comunità Montana) per la riqualificazione della rete sentieristica regionale. In poche parole il CAI fornisce collaborazione specifica e fa formazione al personale dell’AFOR nella progettazione ed esecuzione degli interventi inerenti la riqualificazione della rete sentieristica regionale. Per tutto questo il CAI prende 20.000 euro (a titolo di rimborso spese, suppongo). Personalmente mi pare un po’ strano e assurdo che dei volontari formino dei professionisti, ma comunque…
    Il secondo link è il protocollo di intesa per l’adozione di criteri condivisi nella segnaletica dei sentieri nelle aree protette, stipulato tra CAI e Federparchi. Nella sostanza c’è scritto che, dato che la segnaletica è fondamentale e che una rete di percorsi organica ed equilibrata favorisce una fruizione corretta dell’ambiente, il CAI si impegna a promuovere nelle aree protette un escursionismo rispettoso del territorio e moderno e a ricercare specifici finanziamenti per la predisposizione del Catasto dei Sentieri e delle Reti Escursionistiche, oltre che a provvedere alla manutenzione dei sentieri. Nello stesso protocollo si legge pure che è dal 1999 che il CAI (visto il riconoscimento del valore delle aree protette e del volontariato svolto dal CAI stesso in montagna) ha stilato intese e convenzioni con il parco dei Sibillini. Questa del link è stata sottoscritta lo scorso settembre e ha validità 3 anni; quella precedente era del 2010 quindi non c’è soluzione di continuità tra le convenzioni.
    Insieme al protocollo c’è un allegato con la segnaletica univoca che il CAI ha predisposto. Qui bisogna già fare alcune considerazioni. Premesso che anche io non ho capito chi sta facendo manutenzione ai sentieri e dove, quello che è scritto nell’allegato viene disatteso sul terreno. I segnavia bianchi e rossi, per esempio (non quelli numerati, che effettivamente sono collocati relativamente bene), andrebbero posizionati “nelle immediate vicinanza di bivi e ad ogni 5/10 minuti di cammino se il sentiero è evidente, altrimenti a distanza più ravvicinata”. Peccato che spesso ci si trovi di fronte ad una tale selva di segni da sfiorare l’inquinamento! Per chi volesse togliersi la curiosità, il sentiero B12, da Acquaro a Campi Vecchio, non ha bivi per circa 3 km ma i segni sono stati messi in alcuni punti ogni 100 metri, 200 al massimo. 5/10 minuti di cammino significano 400/800 metri di distanza tra un segno e l’altro, qui si esagera alla grande, tanto più che per buona parte il B12 è su strada bianca.
    Altro segno universale adottato dal CAI è il picchetto segnavia, che va messo ove possa risultare difficile l’orientamento. Quindi non andrebbe messo sulle creste o sulla strada di Passo Cattivo! Magari i picchetti sarebbero più efficaci sul tratto del Grande Anello che scende a Macereto, che è un pratone immenso e in cui, se c’è neve e magari nebbia si possano vedere spuntare, Per contro gli ometti in pietra (che indicano la continuità del sentiero su terreni aperti in alta montagna) non andrebbero messi sul tratto di G.A.S. di cui sopra, dato che con la neve si seppelliscono, ma posizionati dove realmente servono e dove ci sono sassi in abbondanza. E andrebbero fatti un pelino più alti (non dico di fare degli Stupa ma nemmeno mettere 2 pietre di numero come speso trovo…).
    Alla luce di quanto sopra, vorrei fare alcune considerazioni. La prima è che spesso si sarebbero potuti usare gli ometti in pietra anziché i picchetti, con notevole risparmio di tempo per la messa in posto e di materiali (l’ometto è definito, nell’allegato, “efficace, discreto, economico e duraturo”), quindi di soldi. Poi mi chiedo anche perché, dato che la manutenzione viene fatta, come scritto nelle varie convenzioni, si trovano sentieri mezzi richiusi, segni sbiaditi, ecc… anche sui percorsi ufficiali del parco. O si fa male o qualcuno non vigila nemmeno se il lavoro è stato fatto a dovere. Tra l’altro ho mandato qualche giorno fa una mail al parco per evidenziare gli errori che ho riscontrato nella loro carta dei percorsi, sia in termini di segnaletica che di manutenzione, ma anche questa mail è rimasta senza risposta…
    L’ultima considerazione è che se al CAI, Ente di diritto pubblico, è riconosciuto, tra l’altro, il compito “di provvedere al tracciamento, alla realizzazione e alla manutenzione dei sentieri”, considerando che dal 1999 sono stati stipulati accordi e convenzioni con il parco dei Sibillini per la conoscenza e la fruizione delle aree protette in ragione del VOLONTARIATO svolto dal CAI in montagna, che bisogno c’era di spendere 550.000 euro di soldi pubblici per far fare a terzi (anche il discorso relativo all’AFOR c’entra, anche se non riguarda direttamente i sentieri del parco) una cosa che al CAI spetta PER LEGGE (L. 26 gennaio 1963 e L. 24 dicembre 1985, come riportato anche nei link)??

  3. 47
    Paolo Caruso says:

    Il divieto alpinistico nei Monti Sibillini è solo la punta dell’iceberg che ha permesso di portare tante magagne alla luce. Più si guarda “dentro”, in profondità, e più se ne scoprono di tutti i colori. Per quanto riguarda i sentieri bisognerebbe capire quali lavori ha fatto il CAI: siccome non credo che il Cai abbia incassato soldi dal parco, rimane da capire dove e a chi sono andati i quasi 600.000 euro e di chi sono le responsabilità di tutti i lavori mal fatti o, peggio, non realizzati. Ma non è che a breve scopriremo che di soldi ne sono girati altri ancora???
    Per quanto riguarda l’evento di Terni questi sono i link ove reperire le info
    http://www.metodocaruso.com
    http://www.istruttori.org/iama/
    Il parco come al solito non verrà, non è mai venuto anche quando ho fatto inviti ufficiali. Non gli conviene venire, come farebbero a tentare di giustificare il proprio operato…? Vige il motto “occhio non vede cuore non duole” ma alla fine il cuore duole comunque, anche se si fa finta di non vedere, soprattutto quando si tratta di cose gravi e dei soldi dei cittadini onesti. Al massimo faranno una telefonata come hanno fatto per Teramo e per Gualdo Tadino cercando di arrampicarsi sugli specchi con intento vagamente intimidatorio…
    Informare è vincente e la VERITA’ può anche essere celata per un periodo ma alla fine appare sempre con la forza di una valanga che spazza tutto ciò che è inutile.
    Vi attendo numerosi anche perché stiamo decidendo sui provvedimenti finali da prendere

  4. 46
    alessandra baldelli says:

    Caro Marco, il sentiero che tu dici è proprio quello che era assurdamente tracciato sulla carta ed errato sul terreno. Ma d’altra parte, in un mondo dove i volontari tengono corsi di formazione remunerati per coloro (lavoratori stipendiati) che la manutenzione dei sentieri l’hanno sempre fatta, come pensi si possa andare avanti se non rimboccandosi NOI le maniche?

  5. 45
    Marco Speziale says:

    A proposito di sentieri…
    Mi è capitato sotto mano il programma del cai di Ascoli Piceno del 2013. Alle pagine 14 e 15, nella sezione dedicata alla Commissione Sentieri, si parla del “Progetto Adotta un sentiero” con il quale si assegna alla Sezione la segnatura e la sistemazione dei sentieri della valle del lago di Pilato. Mi hanno colpito alcune cose…
    Ad ogni sezione del cai è stata assegnata un’area del parco dei Sibillini…
    C’è una foto dove si vede dipingere con un segno bianco-rosso un paletto come quelli presenti sulla cresta del Monte Bove o sulla strada per Passo Cattivo… Ma se i paletti li ha messi il cai (nella foto si vede una persona con un piccone in mano), perché gli oltre 500000€ spesi????
    D’altronde il cai, nel programma fa un appello a tutti i soci per collaborare e “rimboccarsi le maniche”…
    E pensare che il Parco ha anche tenuto un corso di formazione sulla segnatura……
    Cercando in giro, poi, ho trovato il programma del 2014 della stessa sezione: si parla di ricognizione del sentiero che va da Visso al Monte Torrone: ma non è quello di cui parlavi tu, Alessandra????
    Certo che di cose da chiarire su questo pARCO ce ne sono molte; speriamo che almeno venerdi 27 febbraio, alla serata di Terni in cui si affronterà anche la situazione dei Monti Sibillini, qualcuno del parco si farà vedere… sperando che possano rubare qualche ora al di fuori dell’orario di servizio…..

  6. 44
    alessandra baldelli says:

    Caro Marco,
    ti confermo ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, che districarsi sui sentieri nel parco è arduo…
    L’altro ieri ero a Campi Vecchio e sono salita per il G.A.S. fino ai casali dell’Acquaro; poi sono scesa per S. Macario e, di qui, al sentiero Bike B12 fino a tornare a Campi Vecchio. Ora, non voglio ripetere sempre le stesse cose, però, dato che i sentieri li percorro e vedo lo stato, è giusto, secondo me, aggiornare la situazione…
    Come tu mi hai scritto nel precedente post, i sentieri sulla carta ufficiale del parco hanno manutenzione, gli altri no, è delegata secondo convenzione al CAI, tralasciando quelli che attraversano zone vulnerabili o sono di poca importanza dal punto di vista alpinistico (?). Se dai un’occhiata alla carta di Alesi e Calibani, vedrai che il percorso che ho fatto io è segnato in rosso, mentre è in grigio (tranne il G.A.S.) nella carta del parco. Quindi il parco non cura più la manutenzione di questi sentieri ma la dovrebbe fare il CAI. A me sembra un po’ come lavarsene le mani…La carta di Alesi è stata fatta in collaborazione con il parco, che però ora sistema solo i “suoi” sentieri. Questo, che a mio avviso è già illogico, si scontra con la realtà sul terreno, come può vedere chiunque ci passi. Il tratto del Grande Anello che sale ai Casali dell’Acquaro è sì segnato, ma ha in alcuni punti la vegetazione che ingombra il cammino (ginestre, ecc..) e, all’inizio della salita, di fronte alla Madonna del Condotto, c’è un tavolo con cestini per fare picnic. I cestini sono 2, strapieni di immondizia che non viene tolta chissà da quanto (non penso che in inverno ci venga gente a fare il pranzo al sacco ogni weekend..) e già non è un bel vedere. La cosa surreale è che uno dei cestini è stato collocato alla base di una ginestra che, con gli anni, è cresciuta e ora recuperare e svuotare il cestino sarà difficile senza tagliarla del tutto! Chi deve provvedere lì? In un paese civile non si troverebbe nemmeno una carta, per terra, qui in un parco nessuno pulisce, lasciando un’immagine a dir poco oscena…
    Scendendo da S. Macario, la situazione sentieri è pure peggio: nella carta di Alesi questo tratto sarebbe segnato e soggetto a manutenzione, peccato che non lo sia: nessun segno e la solita vegetazione che sbarra il passo, in particolare quando si incrocia il sentiero B12. Sul sentiero B12 (sentiero Bike del parco quindi teoricamente soggetto a manutenzione!) fino a Campi Vecchio si arriva al surreale: a parte le ginestre che fino al ponte romano impediscono il passo a piedi (immagino in mountain bike come dia gusto frustrarsi le cornee e il viso…), il tratto successivo fino a S. Salvatore è un susseguirsi di segni bianchi e rossi (quelli blu e bianchi, che indicano il percorso bike sono spesso sgretolati; la vernice usata forse era scadente…), ogni 100 metri, del tutto ingiustificati, a mio avviso, non essendovi bivi lungo il tratto in questione, a meno di non voler provare l’ebbrezza di diventare cinghiali e buttarsi a capofitto nella vegetazione lungo i versanti a lato del sentiero…
    Ora, o io non capisco né il concetto di manutenzione (“manutenzione: s.f. Il complesso delle operazioni necessarie a conservare la conveniente funzionalità ed efficienza”) né le dinamiche che stanno dietro alle secolari convenzioni, e ci può anche stare, oppure è la solita storia all’italiana e mi sa che per scoprire che fine hanno fatto i soldi stanziati (e magari capire se e quando i sentieri torneranno efficienti, che non significa solo segnarli e mettere bacheche…) bisognerà chiamare la Gabanelli.
    Nel frattempo consiglio vivamente a tutti gli escursionisti un robusto paio di occhiali e tanta pazienza…

  7. 43
    alessandra baldelli says:

    Ciao Marco,
    in effetti hai pienamente ragione. Il mio commento di prima era volutamente ironico e, soprattutto, caotico proprio per essere “in linea” con la confusione della manutenzione della rete sentieristica di cui abbiamo discusso. Ti aggiorno tra l’altro sulla mia uscita di ieri, sempre partendo da Visso. Stavolta abbiamo provato il GAS fino quasi a Macereto e poi siamo tornati per il sentiero E7. Ora, questi sono sentieri UFFICIALI del parco, quindi uno si aspetta che siano soggetti a manutenzione e segnaletica. In effetti è così, a patto però di non trovare la neve alta! Nello specifico, il tratto del GAS che dalle coste del Monte Careschio scende a Macereto ha, come segnaletica (per il tratto che abbiamo fatto noi, almeno) degli ometti di pietra, mentre il sentiero E7, fatto al ritorno, per un lungo tratto ha la traccia scomoda perché, non essendo evidentemente particolarmente frequentato, sta sparendo. Inoltre in alcuni tratti la vegetazione è ricresciuta ad intralciare il passaggio. In compenso qui i segni sono fin troppo evidenti…
    Alcune considerazioni: i Sibillini non sono esattamente una zona con clima subtropicale… Mi risulta che ci nevichi e pure molto (avevamo la neve a metà gamba, a 110 metri; immagino più in quota quello che è…). Ora, se nevica, può essere che gli ometti vengano coperti e che, se c’è pure la nebbia (che lì non è un fenomeno atmosferico sconosciuto…), l’orientamento risulti un po’ difficoltoso. Fermo restando che ci si dovrebbe portare sempre dietro carta e bussola, credo che mettere dei paletti di legno verniciati in bianco e rosso, come quelli che si vedono in molti altri punti del parco, lungo il sentiero in modo da sbucare anche dalla neve alta non sia così difficoltoso. Come non dovrebbe essere particolarmente problematico, visto che parliamo di un tratto non troppo lungo, allargare un po’ il sentiero dove sta scomparendo, come viene fatto praticamente ovunque in nord Italia quando serve. E togliere le piante che intralciano. Ma qui siamo nel campo della fantascienza…
    Alla luce di quanto scritto, è lecito sapere, allora, per che cosa sono serviti gli oltre 500.000 euro? Se il GAS e il sentiero E7, sentieri ufficiali, hanno queste problematiche, questi soldi dove sono andati a finire? Marco, tu hai idea? E soprattutto, è così difficile capire che se c’è la neve gli ometti in pietra servono a poco? E che se questo rientra nel concetto di fruizione e ottimizzazione allora siamo fritti?
    Ma soprattutto, e so di stare sempre a dire questo ma è una cosa che mi preme moltissimo, perché in questi progetti non vengono MAI coinvolte le Guide Escursionistiche e Guide Parco? Con tutto il rispetto per chi fa volontariato, io credo che la professionalità conti e che ogni cosa si faccia meglio quando si è motivati ad avere un feedback tra i fruitori! E in ogni caso le Guide hanno il sacrosanto diritto di essere coinvolte! Non si può contare su di loro quando serve dare un’immagine tipo famigliola del Mulino Bianco al parco e poi fare finta che non esistono per tutto il resto del tempo! Tra l’altro parliamo di molte Guide formate dal parco stesso! Qui si va avanti a convenzioni che lasciano il tempo che trovano e sono retaggio di usanze logore e anacronistiche e si lascia che gente che vorrebbe fare della montagna il suo lavoro venga messa in un angolo senza speranza, in nome di chissà quali superiori esperienze o competenze. Tu, Marco, dici che, se il CAI opera a titolo volontaristico, che bisogno c’è di spendere denaro pubblico? Giustissimo, tanto più alla luce delle problematiche riscontrate! Ma, io dico anche: se i soldi andavano spesi, perché non coinvolgere anche le Guide e mettere in campo le loro competenze e, soprattutto, la loro passione? Forse una risposta c’è ma non ce la vogliono dare, o forse è talmente ovvia che nemmeno serve dirla.

  8. 42
    Marco Speziale says:

    Cara Alessandra,
    certo che districarsi tra i meandri e in sentieri del pARCO dei Monti Sibillini è veramente cosa ardua…
    Infatti, anche rimettendosi totalmente a quanto dice il parco, risulta molto difficile orientarsi:
    – Nella carta dei sentieri 1:40.000 che si trova sul sito http://www.sibillini.net, nella sezione “visitare il Parco – Info”, come già specificato da Ferdinando Daini ne “La lunga notte dei Sibillini 3”, si legge chiaramente: “La carta illustra il quadro generale dei percorsi del Parco. Per organizzare un’escursione si raccomanda comunque di consultare una cartografia di maggior dettaglio”. Nella stessa c’è anche scritto che nei “sentieri escursionistici storici (278,343,ecc.) la manutenzione non è curata dal Parco”.
    – nella mappa “Monti Sibillini” di Alesi – Calibani, 1:25.000 (quindi “di maggior dettaglio”) da te utilizzata, invece, si legge: “i sentieri riportati sulla carta in colore rosso e contrassegnati dalla bandierina numerata sono quelli ufficiali della rete individuata dall’Ente Parco Nazionale Monti Sibillini in collaborazione con il CAI delle regioni Marche ed Umbria. Essi sono segnalati con vernice bianco – rossa e soggetti a manutenzione”.
    Cercando di mettere insieme i pezzi bisognerebbe dedurre che i “sentieri storici” vengano manutenuti dal CAI; d’altronde nell’ “Accordo quadro di collaborazione tra il Club Alpino Italiano e il Parco Nazionale dei Monti Sibillini”, del 22.10.2001 si legge che, tra i principali campi di attività dell’accordo quadro, c’è la “manutenzione, conservazione e segnalazione degli itinerari nell’ambito del Parco, arricchendo e sviluppando quei percorsi che propongono un elevato rapporto tra interesse naturalistico e fruizione, per contro rinunciando a sentieri od opere che attraversino zone vulnerabili e/o di scarso interesse alpinistico.”
    L’accordo del 2001 aveva validità 1 anno e poteva essere tacitamente rinnovato di anno in anno; quindi verrebbe da pensare: è ancora valido?
    Si!! Infatti negli “Accordi con CAI e Collegio delle Guide Alpine per la pratica sostenibile delle attività in montagna” del 7 agosto 2014, si legge che si intende “proseguire l’attuazione dell’accordo quadro di collaborazione con il Club Alpino”.
    Ora mi chiedo: ma se da quanto si deduce dall’accordo quadro Parco-CAI, quest’ultimo presta la propria opera a “titolo esclusivamente volontaristico, ovvero senza oneri per il Parco”, che motivo c’era di spendere 550.000 € per sistemare non si sa quali sentieri????? Non si sarebbe forse potuto risparmiare una gran quantità di denaro pubblico, cioè anche nostro???
    C’è anche da dire, concludendo, che il parco non può neppure lavarsene le mani, in quanto, sempre nello stesso accordo, si legge che si deve “mantenere tra le parti un continuo e reciproco aggiornamento relativamente ai problemi più delicati legati alla frequentazione ed alla fruizione turistico-sportiva di zone sensibili o a particolare valore biologico-paesaggistico, quali quelle ricomprese nel Parco”. Quindi il parco non può far finta di non sapere…..
    Qualche addetto ai lavori è in grado di chiarirci la situazione?
    Per una Natura libera,
    Marco

  9. 41
    alessandra baldelli says:

    Scusate, nella foga ho scordato di digitare il mio nome al precedente commento sui sentieri!

  10. 40
    Anonimo says:

    Salve a tutti,
    dato che si parla (anche) di sentieri, mi volevo riallacciare ai vari commenti e inserire quello che mi è capitato domenica scorsa. Si potrebbe definire “cronaca di un’idea malsana”, la quale idea era di percorrere, da Visso, il GAS fino a Macereto e poi tornare a Visso, magari allungando verso Ussita. In pratica fare l’anello del Monte Careschio. Invece abbiamo deciso di andare sul lato opposto della valle e fare il giro del Monte Torrone (non quello del Vettore, quello sopra a Visso, di fronte a Frontignano…). Carta per vedere il percorso: Monti Sibillini di Alesi e Calibani 1:25.000, su cui il percorso che volevamo fare è tracciato in rosso e numerato. Notare che sulla stessa carta è scritto “i sentieri riportati sulla carta in colore rosso e contrassegnati dalla bandierina numerata sono quelli ufficiali della rete individuata dall’Ente Parco Nazionale Monti Sibillini in collaborazione con il CAI delle regioni Marche ed Umbria. Essi sono segnalati con vernice bianco – rosa e soggetti a manutenzione”. Ottimo, penso, almeno non c’è pericolo di sbagliarsi e percorrere magari tratti in più per cercare la traccia. Partiamo, quindi, non senza aver faticato un po’ a trovare l’imbocco, perché è posizionato sopra la galleria che bypassa il centro storico di Visso! In effetti esiste un imbocco che parte dalla strada, ma non solo non è segnato (in carta ha il solo trattino nero), ma è erroneamente posizionato a metà tra la stessa galleria e l’incrocio con la strada di Castelsantangelo. In pratica se uno vuole seguire il percorso SEGNATO deve, in qualche modo, arrivare a mettersi sopra la galleria… Bene. Comunque sia prendiamo la traccia e la seguiamo. Dopo circa 600 metri di sviluppo ci deve essere il bivio con il sentiero 304 (noi siamo sul 303, anche se le bandierine numerate non ci sono, ma solo i segni, ogni tanto…). Lo cerchiamo ma nulla. Continuiamo e, dopo aver lottato con i ginepri che in molti punti chiudono il passaggio (ma non era soggetto a manutenzione??) e con la neve che diventa sempre più alta, arriviamo ad un bivio, con dei segni che vanno lungo il versante di Ussita. Però niente 304… Intanto abbiamo percorso almeno 1 km e mezzo. Andiamo avanti zigzagando lungo il sentiero (ma sulla carta è segnato come una linea retta!) e salendo fino a che, a quota 940 troviamo una selva di cartelli identici a quelli che indicano la Val di Bove a Frontignano. E lì c’è il bivio agognato: verso sinistra il 304 e la Fonte Palomba, a destra il 303 verso Frontignano (ma come, dovrebbe uscire a San Placido…). Controllo la carta: a quella quota c’è riportato un sentiero colore nero, mentre qui è scritto 304 e ci sono i segni e una quantità di cartelli incredibile (a prova di idiota, direi..). Vabbè, il 304 lo faremo al ritorno, intanto proseguiamo verso San Placido. Il sentiero tra circa 150 metri di dislivello va a mezza costa, così almeno fatichiamo di meno, data la neve. Camminiamo quindi verso la cima del Monte Efra, con rari segni nel bosco (chi ha segnato il percorso non è arrivato a capire che in inverno ci può essere la neve e che la neve, se è tanta, può coprire il sentiero cosicché il paesaggio sembra dappertutto uguale e trovare la traccia, se i segni sono radi, è un’impresa da cani da tartufo. Sarebbe anche bello capire perché i segni sono disposti in modo da essere visti bene da chi proviene da Frontignano e il sentiero lo scende, ma malissimo da chi sale. E’ stato istituito il senso unico e nessuno ci ha avvertito?), pronti a cambiare versante. Cosa che, puntualmente, non avviene…La faccio breve: a San Placido non ci siamo mai arrivati, perché il bivio che, forse (se esiste, cioè) porta lì non lo abbiamo visto. In compenso abbiamo battuto la traccia nella neve salendo sempre a zig zag lungo il sentiero segnato (segnato fin quasi sotto la cima del Torrone) fino al Torrone e poi siamo scesi a Frontignano e tornati a Ussita a piedi e poi a Visso in auto con un amico, che ci ha confermato che quello che abbiamo fatto noi è proprio il sentiero 303, che però va tutto in cresta, alla faccia della traccia a mezza costa comoda che ci aspettavamo di fare.
    Ora, alcune considerazioni…
    La prima (e scusate la prolissità) è che all’arrivo in cima al Torrone abbiamo visto quanto di più allucinante ci possa essere in un parco: auto parcheggiate fino al bivio con San Placido, smog che si respirava a pieni polmoni e, soprattutto, musica a palla che si sentiva rimbombare per tutta la valle! E noi che siamo saliti nel silenzio del bosco ce la siamo presa in…saccoccia. Dire che un parco (non merita nemmeno che lo si scriva con la maiuscola…) dovrebbe bandire queste forme di turismo è dire sempre le stesse cose, lo so. E la rabbia è tanto maggiore quanto più vedo il divario che esiste tra chi in montagna ci va per passione vera o per lavoro e chi ci va perché gli va di stare a rimpinzarsi di musica assordante, pressato dalla massa di gente, a respirare il tanfo del gas di scarico. Ovvio che non posso fare di tutta l’erba un fascio, però, scusatemi, ma è più che lecito chiedersi perché a me (a noi) vengono vietati i sentieri o le pareti in nome di una salvaguardia e tutela e di un turismo sostenibile, mentre è ammessa tutta quell’apocalisse, perché altro nome non potrei darglielo, in un luogo che è a poca distanza dalla zona di ripopolamento del camoscio! Qui veramente si vede in nome di quali “ideali” certe delibere e regolamenti sono fatti!
    Seconda considerazione e qui mi serve l’aiuto del pubblico per sbrogliare questa matassa…
    L’ente parco ha stanziato 403.000 euro per totali per l’ottimizzazione della rete di fruizione sentieristica nel parco, ambiti provinciali di Fermo, Perugia e Ascoli Piceno, per la valorizzazione e sistemazione di percorsi bike e sentieri trekking già esistenti. Andando a vedere nel dettaglio, secondo lo Studio Silva a cui è stato affidato il progetto, si tratta dei lavori fatti su 18 itinerari di trekking e 15 escursionistici per mtb, tra cui il GAS bike. Però, se si va a vedere il dettaglio delle spese del parco liquidate per il 2014, si vede che è stata fatta anche la manutenzione del GAS (a piedi) per intero e sono stati stanziati fondi anche per i percorsi natura. Inoltre il versante maceratese del parco ha usufruito di altri 150.000 euro circa per l’ottimizzazione del sistema di fruizione sentieristica del PNMS (con circa 10.000 euro messi dal comune di Visso). Ad esclusione del GAS bike, gli altri sentieri sistemati non so quali siano e mi piacerebbe saperlo. Per il versante maceratese, invece, serve leggere la perizia di variante e suppletiva in cui sono riportati i sentieri oggetto di intervento, suddivisi in escursionistici e di trekking. Ora, la definizione di trekking corrente (anche se non corretta) è “percorso che si sviluppa su più giorni”, a prescindere dal tipo di sentiero. Lo Studio Silva invece intende che i sentieri per il trekking sono “affrontabili unicamente a piedi”, mentre quelli escursionistici lo sono anche con altri mezzi purché non motorizzati. Il GAS è un percorso di più giorni, quindi di trekking, che però ha dei tratti anche su grandi strade sterrate e pure asfalto. Quindi non posso percorrerlo, per dire, con gli asini? Mah…Inoltre nel progetto dello stesso Studio c’è che sono state aumentate le frecce sui sentieri per “migliorare l’orientamento dei fruitori, garantendo una adeguata segnalazione delle principali località ma soprattutto si è reso necessario per meglio integrarsi con la nuova convenzione sottoscritta tra CAI e parco per la gestione e manutenzione di alcuni sentieri”. Meno male! Allora io ho beccato l’unico sentiero che è completamente errato e senza manutenzione! Quindi gli altri saranno certamente meglio, visti i soldi spesi e la quantità industriale di tabelle, segni, bacheche apposte ovunque nel parco! Però, se la manutenzione è solo di “alcuni” sentieri, allora no, ce ne sono altri che saranno e resteranno in pessime condizioni, nonostante gli oltre 500.000 euro spesi! Chissà quali sono… Certo, la colpa della disavventura è stata la mia che non avevo con me la cartina ufficiale del parco 1:40.000, in cui il sentiero che ho percorso è considerato “storico” per cui non soggetto a manutenzione. Peccato che sia errato anche su questa carta, praticamente hanno fatto un copia e incolla da quella di Alesi, che, se ricordate, era stata fatta in collaborazione con i CAI e il parco. Errare humanum est, perseverare è da testoni! Però anche io non capisco: il tracciato è errato all’origine; nella carta del parco è riportato identico, quindi sbagliato. Ed è stato tracciato dai CAI e dal parco, che ne curavano la manutenzione ma ora non più, perché nella carta 1:40.000 è colorato in marrone e definito “storico”, quindi non ufficiale. Ma CAI e parco fanno manutenzione e gestione di alcuni sentieri, non si sa quali, per cui, tra gli altri, sono stati spesi 550.000 euro. Inoltre è stata fatta e pagata la manutenzione del GAS ma le “bretelle” Fiastra – Monastero e Monastero – Garulla non sono agibili! Ma, insomma, ‘sto GAS è a posto o no?? A proposito, sono stati stanziati altri 35.000 euro per il miglioramento del sistema di fruizione dei sentieri del versante maceratese, oltre agli altri già spesi, e questi interessano il collegamento Casa Farfalle con il sentiero E10. Peccato che il sentiero E10 è sulla Sibilla, mentre Casa Farfalle è vicino a Cessapalombo, che è verso Fiastra… Forse intendevano il sentiero E1, a meno che no facciano un nuovo fiammante percorso lungo svariati km!
    Ora le domande (ironiche, come tutto il resto del commento, ma fino ad un certo punto): dopo gli errori, le prese di posizione sui sentieri ufficiali e non, il fumo negli occhi su quali sentieri sono stati oggetto di manutenzione, il lavarsi le mani sulla manutenzione stessa, gli errori formali nell’affidamento dei lavori, le belle parole sulla segnaletica di cui, all’atto pratico, non c’è traccia a meno di non imbroccare il giusto percorso che ha ricevuto a pioggia i fondi pubblici, la discoteca a cielo aperto a Frontignano e i divieti alle poche persone veramente coscienti dell’ambiente e del territorio, i soliti piedi in testa alle Guide (argomento volutamente qui evitato per non allungare ancora di più il discorso ma che fa imbestialire me e non solo…), l’incapacità di rendere appetibile la gestione dei rifugi del GAS, mentre tutti scappano via…C’è qualcuno che riesce a sbrogliare questa matassa e a dirmi quali sentieri sono veramente sistemati, segnati, ripuliti dalla vegetazione, tabellati, descritti, ufficiali, numerati? E, soprattutto, c’è qualcuno che li ha mai visti davvero??

  11. 39
    Alessandro Fabbrizio says:

    Ciao Paolo, grazie per il tuo invito ma attualmente sono all’estero e quindi non posso partecipare all’evento da te organizzato. Comunque penso che queste azioni rappresentino la strada giusta, o per rimanere in tema di Montagna la traccia ideale, per cercare di cambiare lo stato attuale della situazione.

  12. 38
    Paolo Caruso says:

    Venerdì 13 febbraio ci sarà l’evento presso Big Wall: http://bigwall.it/13-febbraio-incontro-con-paolo-caruso/
    Si tratterà anche in modo approfondito della “questione parco dei Sibillini”. Sarebbe bello incontrarci in tanti per decidere come dare una svolta definitiva al territorio del parco.
    Alessandro Fabbrizio riesci a venire anche tu?

  13. 37
    Maria Assunta says:

    Ho letto il commento di Silvia e penso che abbia proprio ragione. Non conosco la situazione amministrativa del parco,ma sicuramente i parchi hanno una grande importanza poiché questa modalità di preservare gli habitat naturali è importantissima per il futuro del nostro pianeta; e fare in modo che le persone ne possano usufruire e goderne, naturalmente con rispetto e consapevolezza, aiuta a promuovere l’espansione di simili strutture.

  14. 36
    Alessandro Fabbrizio says:

    Brava Silvia! La tua sintesi è perfetta!

  15. 35
    Silvia Bonifazi says:

    Caro Marco,
    penso infatti che sia ora di cambiare rotta…é ora di far capire alla popolazione che un altro Parco é possibile…il “dividi et impera” é una strategia ben nota e funzionante sin dall’antichità…serve ad impegnare una fazione della popolazione contro un’altra in modo che questo impegno non si sinergizzi in ribellioni a decisioni che provengono da un livello superiore…ed é una strategia che funziona nelle grandi realtà nazionali ed internazionali, come in quelle delle piccole comunità o come nel nostro caso…ovvero, la popolazione si suddivide in due correnti di pensiero…a) quella che ad esempio il Parco non lo  vuole, perché a causa della sua istituzione si vede vessata da divieti e sanzioni e fino ad ora, per la mentalità con la quale é stato gestito, non ne ha visto una ricaduta positiva sul territorio in termini sia economici che in altri e vede quindi l’istituzione del Parco come un’imposizione negativa e di cui se ne vorrebbe lo scioglimento… un limite a beneficio di pochi, insomma… b) C’é poi la fazione opposta, con quelli che dall’altra parte passivamente accettano la situazione e pensano che la gestione del Parco vada bene cosí, perché si fidano o perché non hanno visto di meglio o perché non hanno capito che grandi potenzialitá di sviluppo e di crescita economica, parallelamente alla tutela ed alla valorizzazione dell’ambiente e delle attività compatibili e naturalmente ad esso correlate, ci possa ancora essere relativamente al territorio del Parco e non sia stata sfruttata per mancanza di una mentalitá più aperta…non credono in Parco diverso perchè per dogma non lo vedono possibile…

    Quindi che succede quando alcuni singoli, prima voci isolate, divengono un gruppetto di ribelli di “libero pensiero” che contesta decisioni es. del Parco e sfugge cosí alle maglie del “dividi et impera?!”…succede che per forza lo si debba far rientrare da un  lato o da un altro per metterlo a tacere o per indebolirne l’effetto…es. quando “qualcuno” è contrario alle decisioni della volontá superiore, viene eletto “eroe” da uno schieramento mentre additato come “nemico” dell’altro…e questa é l’etichetta che purtroppo temo abbia affibbiato il pensiero della popolazione alla causa che si sta portando avanti, il che fa comodo ad alcuni perché allarga la frattura di mentalità…invece é ora di unire…anzi di “riunire”…
    Adesso che l’iniziativa di pochi, portata avanti dal 2009 da Caruso, ha raggiunto una adesione a 360 gradi e su piú fronti…completata dal racconto delle altre esperienze e dalle idee alternative alle modalitá stantive ed antistoriche utilizzate fino ad ora, di far capire a quei due schieramenti della popolazione che non é necessario restare divisi…perché l’obiettivo è il miglioramento comune…a questo fine inviterei Paolo Caruso a farsi promotore di un’iniziativa che proprio sul territorio del Parco, nei comuni della zona, insieme agli altri protagonisti delle vicende raccontate, sensibilizzazione e sinergizzi i due fronti e spieghi la ns. visione, tutt’altro che utopistica,  del Parco… di come la mentalità possa essere cambiata e possa portare beneficio a tutti…perché un altro Parco “é” e “sia” possibile…

  16. 34
    marco speziale says:

    Ciao Alessandro,
    sono d’accordo con quanto scrivi, ma volevo fare una piccola precisazione per far comprendere a chi legge questi commenti, ma non vive in maniera diretta la vicenda. Premesso che sono ben al di fuori della logica del “io c’ero da prima”, in quanto la considero stupida e riduttiva, leggendo il tuo commento chi non conosce a fondo come si sono svolte le cose nel parco dei Sibillini, potrebbe pensare che la “lotta” contro la gestione del parco stesso sia cosa recente; invece è iniziata “ufficialmente” con il convegno organizzato a Ussita nel 2009, anno in cui alla direzione del Parco c’era ancora Fermanelli. Da allora e specialmente nell’ultimo periodo si stanno aggiungendo sempre piu voci al coro e il malcontento si sta rendendo sempre più evidente, a partire dagli abitanti che vivono all’interno del territorio del Parco. E’ ora di cambiare rotta…

  17. 33
    Alessandro Fabbrizio says:

    Mi fa piacere vedere che la problematica della gestione del Parco Nazionale dei Sibillini si stia espandendo a macchia d’olio. Vedrete che prima o poi qualcuno ci scivolerà sopra….. La scorsa estate scrissi la lettera che avete avuto modo di leggere in un precedente post http://www.banff.it/la-lunga-notte-dei-sibillini-3/ proprio per far conoscere cosa avviene all’interno del Parco riguardo alla sua sentieristica. Poi, con il tempo si sono aperti altri fronti o “brecce di Porta Pia” sulla gestione del Parco: vicenda cani con multa via internet a Luigi Nespeca, multa alla Guida Alpina Paolo Caruso, regolamenti presentati poi modificati poi ritirati poi ripresentati. Oggi scrivo questo commento per fare alcune considerazioni e porre alcune domande che come diceva Lee Van Cleef “non sono mai indiscrete, le riposte lo sono a volte”. Innanzi tutto devo dire che sono rimasto piacevolemente sorpreso dal fatto che praticamente tutti i vostri commenti siano di sostegno alle idee espresso nella mia lettera precedente. È bello sapere di non essere soli nell’universo!!! Sapete, la risposta di Andrea Antinori mi aveva stupito un bel pò anche perchè il destinatario non era lui ma Lorenzo Monelli in quanto presidente del Consiglio Direttivo Regionale CAI Marche. Quindi desumo che la mia lettera sia stata girata ad Andrea Antinori il quale ha risposto esprimendo non il suo punto di vista personale ma bensi l’opinione ufficiale del CAI Marche. Nulla di sorprendente anche perchè le varie sezioni del CAI, con l’eccezione in questo ultimo periodo del CAI di Ascoli Piceno, si sono sempre mostrate accondiscententi verso le decisioni del Parco e poco propense a criticarne l’operato. Si veda ad esempio la vicenda della cava abusiva all’interno del Parco in località fonte Graniera (Montegallo) che è stata portata all’attenzione della Procura di Ascoli Piceno da parte di privati cittadini mentre il CAI non disse nulla! Comunque considerando sia la posizione del Presidente Paola Romanucci, del CAI Ascoli, sull’accordo Guide-Parco e sia la lettera aperta del Presidente Generale del CAI Umberto Martini al Ministro dell’Ambiente credo che in ambito CAI il vento ora abbia cambiato direzione e condivido l’idea di una possibile alba.
    Riguardo ai cervellotici regolamenti emanati dal Parco con la ovina partecipazione delle Guide Alpine del Collegio Regionale delle Marche voglio soffermarmi su due aspetti: spit fuorilegge e disturbo ai camosci. Il parco vieta l’uso di spit o di qualsiasi altro mezzo che possa rovinare la roccia. Da geologo ancora devo capire come si possa rovinare una parete rocciosa con degli spit, forse è una carenza nelle mie conoscenze ma secondo il Parco e le Guide è cosi. Al tempo stesso il Parco autorizza la Guida Alpina Maurizio Riganelli a chiodare una parete sita all’interno del Parco! Cercate in google “progetto falesia sibillini” e potrete leggere il relativo pdf dell’Arterisko Climbing Factory. Quindi come al solito, il Parco a me vieta ma a qualcuno da l’autorizzazione. Questa metodologia di lavoro può essere espressa dalla canzone di Jannacci Vengo anch’io! No, tu no! Ma perchè? Perchè no!
    Disturbo ai camosci; come ben sapete da anni esiste la zona proibita in cui chiunque tenti di entrarvi al di fuori dei giorni stabiliti dal Parco ed in mancanza di relativa autorizzazione rilasciata dal Collegio Guide Alpine Marche rischia la deportazione in un campo di lavoro Nord Coreano. La prima volta che l’ho letta mi sono venuti in mente i cartelli di avvertimento posti a Berlino Ovest al check point Charlie: “YOU ARE LEAVING THE AMERICAN SECTOR”. Tuttavia ogni volta che vado nella zona del Monte Bove vedo che i camosci non rispettano il territorio a loro concesso, come d’altra parte io non rispetto i divieti ed i regolamenti stupidi. Ad esempio durante le passate festività Natalizie c’era penuria di neve e gli impianti sciistici di Frontignano erano chiusi, sapete dove incontravo i camosci? Cresta W del Monte Bicco e versante sud dello stesso, praticamente i camosci data l’assenza della sagra della porchetta (rumore impianti, schiamazzi della gente) si spingevano a due passi dalle piste da sci! La scorsa estate invece ho visto svolazzare, atterrare e decollare un elicottero, con appeso relative camoscio da reintrodurre, sulla sella del Monte Bove! Ah ho capito, gli altri camosci non si spaventavano perchè capivano che si trattava di un trasporto di un loro simile e non di uno sventurato alpinista! Chiaramente gli impianti sciistici e tutto l’ambaradan annesso, gli elicotteri con camoscio, le moto che vanno sulle praterie d’alta quota, non disturbano i camosci ma secondo il Parco la sola vista di semplici frequentatori della montagna gli provoca stress da disturbo post-traumatico. E qui allora?
    http://live.auvergne-tourisme.info/un-matin-de-reve/
    Forse i camosci transalpini hanno una sensibilità diversa rispetto ai loro cugini appenninici? Parafrasando Fernando Alonso: siete geni o scemi?
    Per concludere nè il Direttore Perco nè le Guide Alpine della Regione Marche mi vengono a dire quando, dove, come e perchè andare in Montagna pertanto io continuo ad andare dove voglio, quando voglio e sopratutto senza renderne conto a persone che molto probabilmente non hanno una moralità ed un’etica superiore alla mia ma che sicuramente hanno un concetto di libertà e democrazia inferiore al mio. Inoltre, il fatto di andare in zona proibita e la possibilità di essere considerato da alcuni come un fuorilegge (o dal mio punto di vista un fuorigregge) non fa altro che aumentare il gusto dell’esperienza sia che si tratti di una salita alpinistica, scialpinistica o di una semplice passeggiata al Bove Nord!
    Da ultimo, sono pienamente concorde con la proposta di Paolo Caruso di inoltrare un ricorso presso un’istituzione europea, le violazioni da parte del Parco sono molteplici, gravi e sotto gli occhi di tutti (chi le vuol vedere) e se non vado errato proprio su questo blog ho letto di un ricorso, poi vinto, presentato contro la direzione di un Parco Regionale, quindi la cosa è fattibile. Chiaramente per presentare un ricorso serve una disponibilità economica non indifferente, suggerisco di creare una raccolta fondi che veda coinvolti soci del CAI ed abitanti del territorio. In questa maniera agendo sui grandi numeri con un contributo irrisorio per il singolo si possono raggiungere cifre ragguardevoli.

  18. 32
    Lucio says:

    Ciao Silvia, leggendo la tua replica e quella di Paolo mi viene da pensare che questo potrebbe essere uno di quei casi a cui applicare il vecchio detto che recita: “A pensare male si fa peccato, ma molte volte ci si azzecca”.
    Staremo a vedere….. Sicuramente gli attuali responsabili del Parco, una volta nominati i membri del Consiglio Direttivo, sosterranno di avere scelto le persone piu’ qualificate dal punto di vista della preparazione scientifica (e in questo, magari, potrebbero avere anche ragione).
    Ma vorrei garbatamente ricordargli una cosa che, a giudicare dal loro operato, forse stanno trascurando; e cioe’ che in parecchie persone anche la molta scienza non si associa necessariamente alla saggezza e al buon senso; doti che, al giorno d’oggi, sono quanto mai rare e preziose al tempo stesso.

  19. 31
    Paolo Caruso says:

    Per Luigi, l’unico problema riguarda la giustizia italiana e coloro che la dovrebbero far rispettare. Per questo penserei sia meglio andare direttamente in sede europea, penso anche alla Corte Europea dei diritti dell’uomo. Ma certamente dobbiamo chiudere la questione anche se penso che con tutta la visibilità che stiamo dando, anche grazie ad Alessandro Gogna, sarà difficile per il parco continuare così. Mi sbaglierò ma credo che qualche cosa cambierà. Ho invitato il Presidente di Federparchi alla serata sulla montagna a Roma, di presentazione del mio libro (sponsorizzato tra l’altro da un altro parco nazionale) e dei temi inerenti alla salita invernale al Cerro Torre e soprattutto alle tristi vicende del parco dei Sibillini, questo giovedì proprio per fargli” toccare” con mano la situazione di questo parco. Vedremo se viene. E poi seguiranno altre serate ancora…
    Consiglio del parco: conoscendo i giochetti “politici” che magari potrebbero essere l’obiettivo principe di alcune associazioni ambientaliste o di montagna, credo anch’io che ci possa essere l’intenzione di spartirsi le poltrone in base agli appoggi dati o ricevuti… vedremo. Anch’io ho 2 nomi sulla punta della lingua vedremo, credo a breve, se sono gli stessi.
    Anonimo Sibillino: hai paura di presentarti col tuo nome? Non mi sembri propriamente uno del “famigerato” parco e neanche un novellino e mi sembra che le vicende un pochino le conosci. Però hai scritto un pot pourri… i sindaci??? Proprio uno come te lo chiede? Se vuoi una risposta, è la stessa di quella che ho dato nelle righe immediatamente sopra riportate. Io do una cosa a te e tu dai una cosa a me…
    Infine, per essere un pochino precisi, io non rispetto (raramente) le regole sbagliate o illegali. Mentre sono un fautore del rispetto delle regole giuste e legali. Ti ricordo che l’8 luglio nella riunione il Pres. Olivieri e il Dir. Perco dissero davanti a innumerevoli testimoni che entro pochi giorni il divieto sarebbe stato tolto in favore della nuova proposta. Chiaro?! Altro che sanzione alle Guide Alpine non marchigiane! Una bella multa dovrebbero farla al parco! In un altro post ho scritto di Rosa Parks: non rispettò le regole…. e meno male!!! Senza persone di questo stampo la società degenera o rimane all’età della pietra (spiritualmente parlando). Tu piuttosto? Cosa fai e cosa non rispetti? Comunque ti dico solo che io mi vergognerei e difficilmente riuscirei a guardarmi allo specchio se qualcuno (anche per denaro) mi imponesse di far rispettare leggi e regolamenti sbagliati. Logicamente solo e quando ciò avvenisse davvero… hihihhhiiiiiiihihi

  20. 30
    Silvia Bonifazi says:

    Caro Lucio, sai, ho il sentore che questo pubblico silenzio da parte di alcune associazioni ambientaliste, che si sono fatte sentire solo quando si trattava di difendere a spada tratta l’operato del Parco in merito al progetto per i camosci e che ad oggi non ho sentito criticare neanche, ad esempio, le insufficienti misure per la protezione del lupo dallo stesso Ente (vedi le ultime uccisioni avvenute in area Parco – sebbene lor signori incassino da anni finanziamenti europei per la tutela e ne prevedano l’arrivo di altri in via di rinnovo con ulteriore progetto Life Extra), significhi che la scelta delle Associazioni che comporranno il Direttivo del Parco sia prossima…ovvero, potrebbe essere in corso una sorta di corsa alla poltrona…magari mi sbaglio, ma se così fosse, preferirei magari vedere nel gruppetto dirigente associazioni che non agiscano con l’obiettivo di ottenere favoritismi e che mantengano la fermezza e gli ideali per cui si sono formate…senza scendere a compromessi o a troppo accondiscendenti collaborazioni… Comunque, sarei pronta a scommettere che ci sono sicuramente 2 associazioni candidate e a noi ben note…. Se vinco la scommessa vi dirò a quali ho pensato, considerando i fatti avvenuti.

  21. 29
    marco Speziale says:

    il “censimento” di cui parlo è quello redatto dal Collegio delle Guide Alpine delle Marche riguardo le vie alpinistiche del Monte Bove.

  22. 28
    marco Speziale says:

    Si Paolo, la forestale, il giorno che la chiamai per segnalare la presenza di una moto lungo il sentiero che va dall’Hotel Felicyta alla val di Bove, mi rispose che se il centauro era quello che loro pensavano – e che poi hanno contattato – era AUTORIZZATO! Alla faccia di quanto detto dal Parco…… Il bello è che il Parco con la frase che hai citato si è in qualche modo si è tutelato: prima vieta e poi in qualche maniera autorizza…..
    Per quanto riguarda il “censimento” é a dir poco … pieno di errori e stranezze, come i sentieri da poter percorrere solo in salita e non in discesa o come i tracciati delle’vie a’Punta Anna sbagliati. povero Parco…………

  23. 27
    Lucio Marcantonini says:

    Io avrei una curiosita’ da chiedervi: vorrei tanto sapere quando verranno nominati i componenti del Consiglio Direttivo del Parco. Qualcuno di voi sa darmi notizie in proposito?

  24. 26
    Amico Sibillino says:

    Martina ti garantisco che è in vigore il decreto emanato nel mese di Agosto 2014

  25. 25
    martina mosca says:

    Ho seguito tutti i passaggi dell’albo pretorio e ritengo che dovrebbe essere in vigore il regolamento precedente alla pubblicazione dell’agosto 2014.

  26. 24
    Amico Sibillino says:

    Salve, ho letto un po’ di queste leggende ” sibilline” diciamo che più o meno corrispondono alla realtà. Per quanto riguarda le sanzioni all’interno del Parco siano per alpinisti/ escursionisti o per negozi,c’ è da dire ad onor del vero che esistono dei decreti del Parco che disciplinano alcune,molte e spesso troppe attività all’interno dello stesso, ma che nessuno legge prima di effettuare un’escursione o vendita prodotti ( anche perché sull’agroalimentare c’è tutto un l’altro mondo ). Cmq io invece mi chiedo i Sindaci dei Comuni i quali fanno parte della comunità del Parco come mai non contestano questi decreti che restringono le attività sul loro territorio? Perché se è vero che il Parco emana Decreti è vero che
    nessuno all’intero della Comunità del Parco ( Sindaci) li contesta. Io credo ma è solo una mia idea se un Sindaco decide che quel decreto emanato all’interno del suo territorio Comunale e magari ricade anche sulla proprietà dello stesso non lo accetta io credo che per le vie legali o per le vie brevi lo fa cambiare.
    Cmq concludo dicendo che Caruso va sempre contro le regole e io corro ahahhahahhahah.

  27. 23
    Luigi Martino says:

    Concordo con Paolo. Diamoci una data per vederci e decidere come muoverci. Contattiamo un Legale,paghiamo di tasca nostra,non dovremmo essere in pochi, e magari arriveranno sanzioni e provvedimenti anche all’ “altra parte”. Documentazioni e parti lese ce ne sono fin troppe.

  28. 22
    Paolo Caruso says:

    Per Carla Asmagliani: verba volant… Mi sono informato di recente: è vero. Pare che hanno salvato un cinghialetto piccolo e lo hanno allattato con il biberon. Poi è cresciuto e ZACC sanzione sibillina, 1.500 euro oltre a una denuncia penale. Il colmo è che la persona in questione è obbligata a sfamare il cinghiale pur essendogli stato sequestrato. Pare che siano le magnifiche leggi italiane! Per sanare il tutto, pare che alla fine, siano stati richiesti alla persona 4.000 euro…
    Anche questo accade in questo parco fantastico

  29. 21
    Paolo Caruso says:

    Per Silvia: ricordi bene, non esiste alcuna strada, carrareccia, mulattiera…. esiste solo un sentiero che in alcuni punti è difficilmente identificabile perché si disperde nei prati. ERGO: per essere precisi si sottolinea che i mezzi motorizzati in Val di Bove sono consentiti non solo al di fuori di qualsiasi strada, ma perfino al di fuori di qualsiasi carrareccia, mulattiera e PERFINO AL DI FUORI DEL SENTIERO!
    Caro presidente Olivieri, ma qui non si tratta tanto di imprecisioni, sembrerebbe piuttosto che trattasi di veri e propri illeciti!!! Come la mettiamo? E il direttore Perco che ne dice? Fa più danno un alpinista, una guida alpina rispetto ai mezzi motorizzati che transitano in Val di Bove almeno 2 volte al giorno (ovviamente non d’inverno..).
    Ma il Prof. Lovari e il dott. Mari non avevano indicato come principali cause di disturbo la velocità e il rumore?

  30. 20
    Silvia Bonifazi says:

    Ma in Val di Bove sono state recentemente fatte delle strade? Arrivano in cima al M. Bove Nord??? Mi risulta che l’unica strada che possa essere definita tale (sede stradale) è quella per intenderci che passa davanti al piazzale dell’albergo Felycita, almeno 900 metri circa più in basso rispetto all’area del divieto…

  31. 19
    Paolo Caruso says:

    DIVIETO ALPINISTICO: purtroppo devo smentire le ipotesi di alcuni. Sembra che il regolamento applicato dal parco sia quello pubblicato all’Albo Pretorio a fine agosto 2014. Così mi ha comunicato la Forestale. Dico “sembra” perché, logicamente, la Forestale mi ha precisato che loro si attengono a ciò che dice il parco in quanto non sono tenuti a sapere delle eventuali istanze di modifica, come quelle richieste dalla mia persona e da Marco Speziale (!) che, come da comunicazione sempre ufficiale del parco, risultano essere state perfino accolte e ”in parte” accettate. Quale sia questa parte… non ci è concesso di sapere perché il parco non ha ripubblicato all’Albo il nuovo regolamento con le relative modifiche.
    Quindi in pratica siamo alle solite: il parco continua a fare quello che gli pare e come gli pare! Potrebbe anche essere che un bel giorno il parco cambi idea e faccia valere il regolamento precedente così da sanzionare qualcuno che va sul M. Bove e che ritiene valido il regolamento pubblicato all’Albo… Mi sembra evidente che a questo punto se non facciamo intervenire le autorità preposte non potremo mai chiarire tutte le “stranezze” del parco.
    Tanto per capire come funzionano le cose nel parco, ricordo che nel progetto “Praterie Alto Montane”, progetto che è stato finanziato, quello che in pratica costringe i cavalli a stare nei recinti elettrificati (con un solo filo), senza riparo e a 1.800 metri di altezza alle porte dell’inverno, con lo scopo di obbligarli a mangiare il “falasco”, SI SPECIFICA CHE L’USO DEI MEZZI MOTORIZZATI DEVE ESSERE RIDOTTO AL MINIMO E COMUNQUE SOLO ED ESCLUSIVAMENTE SULLE STRADE, COSA CHE INVECE NON AVVIENE IN VAL DI BOVE IN CUI I MEZZI MOTORIZZATI SONO CONSENTITI PER QUEGLI SCOPI FINO NEI PRESSI DEL DIVIETO Alpinistico (a oltre 2.000 metri di quota). Questo è almeno quanto ha comunicato la Forestale a Marco Speziale. O sbaglio?
    Insomma, qualsiasi regola, regolamento e buon senso nei Sibillini vengono applicati in modi tali da lasciare i cittadini letteralmente “sgomenti”. Alcuni alpinisti della zona mi hanno confidato che continueranno ad andare a scalare sul Bove Nord come hanno sempre fatto anche perché non vogliono sottostare al controllo “di parte” del Collegio marchigiano anche a causa del regolamento che hanno stilato insieme al parco, regolamento considerato dai più inadeguato, incongruente, inapplicabile, ma soprattutto pazzesco… per non dire di peggio.
    Dato che il parco fa lo struzzo, prepariamoci a un incontro tra quelli di noi che più si impegnano in questa battaglia per decidere come agire e quali autorità interpellare.

  32. 18
    Carla ASmagliani says:

    Ho sentito dire che il macellaio di Visso vicino a Nando Sport è stato multato per aver salvato un cinghialetto allevandolo con il biberon. Qualcuno di voi ne sa qualcosa?

  33. 17
    Silvia Bonifazi says:

    Caro Marco Speziale, mi pare che sia un Parco degno del nome che porta, ovvero della SIBILLA! (avrei messo l’occhiolino ma pure io non so come si fa!) con animali leggendari dai comportamenti “unici” come quelli che sono obbligati a tenere coloro che a vario titolo lo frequentano…ma vista questa “peculiarità ed unicità” allora dovrebbe essere primo nelle classifiche dei flussi turistici!
    Che sia la volta buona che raccontando delle storie della Sibilla e dei vari mitici animali che abitano questi territori e sono protagonisti di .anzioni e .ccisioni, dovessimo portargli un po’ di turismo in più! O forse fino ad ora non ci abbiamo capito nulla e quella che il Parco sta mettendo in atto è una innovativa e sperimentale strategia di marketing turistico per promuoversi!? Caspita! Non ci avevo pensato…ad oggi tra le figure mitologiche che si aggirano nei territori del parco c’è pure il cacciatore di cappuccetto rosso che va in giro indisturbato a sparare di tanto in tanto ai lupi! Ci sarà stata l’ispirazione dalle Cronache di Narnia! Oppure visti i nuovi progetti sulla fauna ittica magari uscirà fuori il cacciatrote di Frodo (dal già famissimo Signore degli Anelli)…
    Ma poi mi domando e dico… ma i camosci che stanno sulle pareti verticali e strapiombanti di 4,5 e 6 grado, non dovrebbero essere obbligati a portare l’imbrago ed il casco per essere “protetti”? E in quel caso non rischierebbero di essere multati e confusi con gli alpinisti!? Vedremo che altre storie verranno fuori, certo quelle che si stanno vivendo e sentendo un bel po’ di ironia la suscitano…almeno grazie a Paolo un po’ si è sdrammatizzato il tono… Che sia l’aria fresca di una nuova ALBA sui Sibillini???
    Caro Luigi Martino, invece per quanto riguarda la tua domanda su quale “regolamento” sia in essere, ora siamo in due a non capire ed attendere un’indicazione, peraltro dovuta a tutti noi cittadini, su quale sia quello ad essere in atto ad oggi…ancora non mi ha risposto nessuno del Parco pubblicamente…
    Pure la convenzione di Aarhus a quanto pare in questi territori ha assunto una forma “eterea”…il diritto all’informazione mi sembrava fosse lecito e OBBLIGATORIO per le autorità…capisco che siamo su una piattaforma non ufficiale…ma a quanto pare nemmeno in sedi istituzionali e ufficiali siamo riusciti ad ottenere informazioni precise…erro?
    Immagino che qualcuno del Parco, vista l’esperienza di Luigi Nespeca che ha preso ben 3 multe a causa di non ben identificate pubblicazioni via internet, ci segua in questo contesto e quindi ci aspetteremmo delle sanzioni…. opsss! scusate, volevo dire delle risposte!
    Saluti a tutte le creature dei sibillini

  34. 16
    marco Speziale says:

    “Per un Parco degno di tal nome”……….ebbene si, è proprio questo il punto della questione! Un punto che questa Direzione del Parco sembra non aver capito o che non voglia capire: NOI NON SIAMO CONTRO IL PARCO, MA PER IL PARCO! il problema è come viene gestito!!!! E’, probabilmente giunta l’ora di un cambio di rotta…. Occorre, per non,diciamo così, sprecare denari pubblici (quindi miei e VOSTRI) una Direzione capace di interagire con la popolazione che del Parco fa parte e che il Parco frequenta e vive: i cosiddetti stakeholders! Ma per citare un detto imparato in un’altro Parco, a Pescasseroli, in Abruzzo: ” a lavare le recchie agli asini, cii si perde aqua, tempo e sapone”. Ma noi non ci stuferemo MAI di lottare per i nostri (e vostri) diritti!!!
    Buona montagna a tutti!

  35. 15
    Paolo Caruso says:

    Vergogna è la parola giusta!
    Approfondiamo la questione con altre LEGGENDE SIBILLINE a proposito del filmato del parco sullo scialpinismo. In effetti il messaggio che il parco vuole dare è molto chiaro “i Sibillini sono fin troppo conosciuti…” e quindi allontanano i frequentatori a suon di multe e divieti. Peccato che tutto ciò è proprio assurdo e ci si indaga anche e fortemente sulla legalità di alcuni provvedimenti. Inoltre, abbiamo ricordato più volte ai signori del parco che i Sibillini sono ultimi in classifica per fruizione ma…. un muro di gomma. Inoltre, essendo stato coinvolto per l’occasione ricordo che, come si deduce dal filmato stesso, in un primo momento sembrò che VOLESSERO VIETARE ANCHE LO SCIALPINISMO. Ma in quel caso riuscimmo ad essere compatti e alzammo anche noi un muro che “RESPINSE” gli “integralisti” e gli estremisti. Partecipammo a un incontro indetto dal Direttore che, ci disse, voleva spiegazioni da noi in merito a questa disciplina essendo lui ignorante in materia. In realtà, aveva già preso le sue posizioni (coadiuvato dall’altra persona che parla nel video, che poi è risultato essere il responsabile del “famoso” progetto finanziato sul “falasco”) che risultarono già particolarmente strutturate e per così dire… “originali”: vietare, o “scoraggiare”, lo scialpinismo che avrebbe dovuto essere praticato “da Pasqua in poi, sulle valanghe cadute nei canaloni sui versanti nord…”!!! E’ proprio questo che si ascolta nel filmato, il quale sembrerebbe indicare anche alcune clamorose cor bellerie, tra cui:
    • come si fa a indicare una data di inizio, per lo scialp, come quella della Pasqua che non è fissa?
    • E poi con il clima di questi anni?? Vietiamo lo scialpinismo fino ad aprile? Sui Sibillini?
    • O siamo forse sul M. Rosa??? Solo chi è incompetente in materia può sostenere una simile balzana idea
    • E poi si parla anche di come lo scialpinismo è dannoso, sempre nei Sibillini, perché nei boschi si rifugiano i cervi: MA ALMENO IN CARTOLINA BISOGNEREBBE AVERLI VISTI ‘STI MISTERIOSI SIBILLINI! In tutte le gite “in quota” è quasi impossibile incontrare un solo albero!!!
    • E poi ancora si parla delle lamine degli sci che distruggerebbero il ginepro nano, diffusissimo e quasi “infestante”perfino nella zona delle piste della stazione sciistica di Frontignano ove ci sono migliaia di passaggi in pista e fuoripista… (tralascio la questione del mirtillo perché è troppo “oltre i limiti”)
    • Le coturnici, invece, se ho ben capito, secondo qualche “illuminato”, d’inverno starebbero in mezzo ai pendii e canali innevati d’alta quota aspettando di farsi infilzare dagli sporadici sci alpinisti… certo che, dopo essere scampate ai censimenti estivi fatti con i cani SENZA GUINZAGLIO sarebbe il colmo, per le coturnici, essere “stirate” dagli sci… Una leggenda dice che ciò sembrerebbe avvenire in quanto le coturnici dei Sibillini non hanno ancora imparato, come fanno tutte le coturnici nelle altre montagne, a scendere in bassa quota quando la neve invernale ricopre le “praterie alto montane”… questo è il motivo per cui gli sci alpinisti al di fuori dei Sibillini non hanno problemi di coesistenza con le coturnici! Almeno un mistero lo abbiamo risolto ! OCCHIOLINO (ma come si mette st’occhiolino…? help)
    Mi scuso per l’ironia, ma piuttosto che piangere preferisco ridere, dopo ben 6 anni di interazione con questo parco..
    Insomma, tentarono di coinvolgerci per avere anche il nostro appoggio e misero i nostri nomi in calce nel filmato. Ci siamo opposti e abbiamo chiesto di togliere i nostri nomi proprio per prendere le distanze da quel film e dai contenuti in esso proposti. Ma un direttore di un parco di montagna che conosca anche solo sommariamente l’alpinismo, lo scialpinismo o l’escursionismo PIUTTOSTO CHE DILETTARSI CON LA CACCIA E CON I FUCILI…. PROPRIO NO, EH?
    Per Betto Pinelli: ma proprio non ci vedi alcuna contraddizione neanche in questo? Mi ha profondamente colpito che NESSUNA ASSOCIAZIONE AMBIENTALISTA ABBIA MAI ESPRESSO ANCHE UNA SOLA PERPLESSITA’ su questo punto. Mi sembra incredibile.
    Credo comunque che più facciamo conoscere ciò che avviene nel parco, più cultura e informazione facciamo e prima giungeremo ad avere un parco gestito adeguatamente. Non esiste alcuna altra alternativa, a parte una interrogazione alle autorità preposte cosa che fino ad ora, forse sbagliando, abbiamo cercato di evitare.
    Per un parco degno di tal nome

  36. 14
    Ferdinando Daini says:

    Ma che roba indescrivibile e pazzesca!!! Siamo veramente nell’800!!! Mi sembra si tratti di cose ai confini della realtà! E non capisco perché si debbano subire, forzatamente e in una società che dovrebbe almeno avere sufficienti basi democratiche. E’ una vergogna…….

  37. 13
    Luigi Martino says:

    Non vorrei distogliere l’attenzione dalle REALI LEGGENDE del Parco dei Sibillini, e , sicuro di una imminente sanzione anche per noi tutti, ho una domanda:
    Ma la situazione divieto,com’è? Cioè, se ci sono state o meno modifiche..e se tali hanno preso atto dalle osservazioni fatte circa le ultime emanazioni, perchè non mi risulta che all’albo pretorio siano state ripubblicate le decisioni del Parco “preso in considerazione che”…Quindi nessuna riposta a chi ha sollevato problematiche oggettive e da risolvere..
    Io non sto capendo più..help me.

  38. 12
    Paolo Caruso says:

    Per Ferdinando:
    Avevo sentito anch’io di questa ennesima multa e così mi sono informato e…. ebbene si, TRATTASI DI UNA LEGGENDA SIBILLINA INCREDIBILMENTE REALE!!
    La scritta utilizzata da una nota pasticceria di un noto paese all’interno del parco è questa: “PRODOTTI TIPICI ARTIGIANALI DEL PARCO DEI MONTI SIBILLINI” e… zaccc, sanzione!
    Non ho capito se a causa del termine parco oppure sibillini, oppure tipici… (o forse chissà se a causa del termine “prodotti”…?) ma tant’è. Spero che abbiano fatto ricorso anche loro, non c’era neanche scritto parco “Nazionale” ed è evidente che la scritta si riferisce al territorio e non certo all’ente parco!
    E’ noto che il parco è a corto di pecunia (ma non certo i dirigenti, oiboh!), ha dovuto vendere recentemente una macchina e non vorrei allora che le sanzioni iniziassero a moltiplicarsi ulteriormente…
    Comunque rilassatevi, ancora non ho sentito di clienti multati per aver mangiato tali prodotti! Finchè chi lavora non abbandonerà definitivamente questi luoghi diciamo “dall’accoglienza del tutto particolare” si potranno trovare ancora persone gentili, se pur esasperate, e non si incorrerà forse(!) nelle sanzioni per aver mangiato le prelibatezze del posto, ma… attenti a tutto il resto! hihihi…

  39. 11
    Alberto Benassi says:

    come ho già scritto questi funzionari/burocrati sono in verità dei fantocci che fanno il doppio gioco. Se la prendono con alcuni limitandone la libertà: alpinisti, escursionisti ed altri che non sono dei loro. Questo tanto per fare vedere all’opinione pubblica che fanno qualcosa per il parco. In verità non gli frega nulla. Mentre poi non fanno nulla per limitare le azioni dannose delle lobby che si nascondono dietro di loro e a cui loro prestano il volto.
    Quindi si vieta l’attività dell’escursionista e dell’alpinista perchè disturba la fauna. Mentre non si fa nulla o molto poco…..contro i cacciatori.
    Ma guarda un pò questi girano per il parco con il fucile e non disturbano mica la fauna…..
    Questa gente, che sono dei NOMINATI (dalle lobby di potere) e non degli eletti, vanno mandati a casa.

  40. 10
    Ferdinando Daini says:

    La questione dei legami tra il direttore e la caccia, così come l’operato del parco in favore della caccia stessa nel momento in cui ci si accanisce contro alpinisti ed escursionisti mi lascia, perplesso e senza parole. A proposito di accanimenti e di misteri… mi hanno detto che è stato multato anche un forno per aver utilizzato il termine “Sibillini”. Qualcuno sa se è vero o se invece si tratta solo di leggende inventate che si aggiungono a quelle vere?
    Grazie per l’attenzione

  41. 9
    Paolo Caruso says:

    Non sono cacciatore e proprio non mi piacciono certe forme moderne di “esecuzioni di massa” travestite da caccia come avviene spesso per i cinghiali ma, siccome non sono un integralista, e ritengo anche molto importante non diventarlo per non assomigliare ai gestori di qualche “famoso” parco, ho apprezzato fortemente l’articolo del Vicepresidente Provinciale Federcaccia Galassi Nazzareno: il Sig. Galassi di fatto “bacchetta” inequivocabilmente l’operato del parco di cui il triestino Franco Perco, anche lui cacciatore (!), è Direttore. In pratica, si evince come almeno per una gran parte la responsabilità morale dell’uccisione dei lupi spetta al parco stesso. Si accaniscono contro gli alpinisti e gli escursionisti, mentre i bracconieri continuano imperterriti nelle loro illecite attività! Come è possibile non distinguere tra ciò che è illegale e gravemente dannoso dalla pratica di attività sostenibili? E come si può permettere che ciò avvenga?
    In ogni caso il parco riporta, nel progetto relativo al link indicato da Silvia Bonifazi:
    • monitorare i danni al bestiame domestico e incrementare le popolazioni di prede selvatiche.
    In risposta a ciò, cosa fa il parco? Ovvio, organizza i corsi per la caccia selettiva! E magari questi progetti vengono pure finanziati!
    Nell’altro link, relativo al progetto Life Ex-Tra, si legge: “…coinvolgimento dei diversi portatori di interesse…”
    Ebbene si, anche in questo caso il parco ha il dovere di tenere conto del punto fondamentale che richiediamo allo stesso ente di rispettare, inutilmente e da 6 anni, in tema di alpinismo. I famosi “portatori di interesse”, gli attori della Convenzione di Aarhus… quelli che secondo la signora umbra di MW sono invece dei calpestabili, inutili e anzi dannosi portatori di “interessi personali”.
    Mi sembra una buona idea quella di informare la LAV delle continue uccisioni dei lupi che avvengono nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Anche chi non vuol sentire prima o poi arriverà a capire…

  42. 8
    Paolo Caruso says:

    “…luoghi di parcheggio per personaggi trom…”: parcheggi che, oltre a fare danni, costano cifre esorbitanti alla comunità e quasi mai a beneficio della popolazione locale. Se non cambiamo rotta l’Italia è finita. La popolazione oltre che lamentarsi a parole dovrebbe andare oltre la cura del proprio orticello personale o la paura di ritorsioni…

  43. 7
    Silvia Bonifazi says:

    Caro  Luigi,
    della tua incredibile storia (nel senso che non ci si può credere, tanto é assurda!) ne avevo sentito parlare…ma certo nei dettagli da te forniti e con le osservazioni, che condivido pienamente, da te effettuate, ora il quadro della gestione del Parco assume ulteriormente completezza, con ancora più largo raggio.
    Inoltre, relativamente alla lupa uccisa,  non é la prima volta che accade in “Area Parco” (ad es. riporto un link in merito:
    http://www.ilcacciatore.com/2014/03/21/fidc-macerata-lupo-facciamo-chiarezza/  ), questo episodio mi ha fatto pensare pure all’assegnazione dei Fondi Europei destinati al Parco stesso per finanziare progetti di anni per la tutela e la conservazione dei grandi carnivori…
    http://www.sibillini.net/attivita/progetti/life_grandiCarnivori/index.html

    tra l’altro in via di rinnovo:

    http://www.parcoappennino.it/pagina.php?id=243

    Sempre a questo proposito mi é venuta in mente la storia di Daniza, la mamma orsa uccisa in Trentino, e in una zona coperta da un progetto finanziato con i Fondi Europei per la tutela dei grandi carnivori, orsi, lupi e linci, dove la LAV ha richiesto la restituzione dei fondi all’Europa da parte  della Provincia di Trento per inadempimento degli obiettivi di protezione, link qui  di seguito per chi volesse approfondire:
    http://www.lav.it/news/daniza-ue-sospenda-finanziamenti-provincia-trento-gestione-orsi-inefficace 

    Mi chiedo se tale provvedimento non sarebbe opportuno richiederlo per il nostro Ente in questione, visto che non é stato l’unico caso di uccisione di lupi nel territorio del Parco ed i  fondi  i medesimi…

    In più  mi chiedo se, in un’area dov’è in “essere” un progetto comunitario di tutela per il lupo, non sarebbe opportuno che l’abbattimento selettivo dei cinghiali, ad esempio, in quanto specie che rientra nella catena alimentare dello stesso carnivoro, venisse interrotto.

    Altro che escursionisti con i cani, alpinisti & Co. più si osserva la situazione del Parco e più ne vengono fuori di problematiche irrisolte…
    come se si fosse scoperchiato il vaso di Pandora, diciamo che, dovrebbero apprezzare l’azione di sensibilizzazione da te condotta,  magari in genere altri Enti la pagherebbero pure, invece qui la multano e pure fuori dallo spazio e dal tempo…virtuale e futuristico come metodo, no?!
    Ti ringrazio per la Tua testimonianza e per la battaglia che stai conducendo per i nostri amici cani, speriamo che l’alba arrivi presto!

    Silvia

    P.S. Volevo ricordare al Parco, se qualche rappresentante ci legge, che ancora non è stato raccolto l’invito da me effettuato, tramite un mio precedente commento nelle precedenti “puntate”, ad informarci in questa sede su quale sia ad oggi il Regolamento in essere nel Parco, quello precedente al 29 agosto 2014 oppure quello pubblicato in quella data?!!!!

  44. 6
    Alberto Benassi says:

    Questi parchi spesso e volentieri sono luoghi di parcheggio per personaggi trombati oppure servono solo a dare del fumo negli occhi alla gente e praticano la politica del doppio gioco.
    In Apuane il parco vieta l’arrampicata perché disturba gli uccelli, oppure si preoccupa dell’incolumità (mi viene da ridere) degli alpinisti a causa del terremoto. Ma poi non fa praticamente nulla per frenare l’escavazione del marmo che sempre più selvaggia sta distruggendo queste montagne.
    Ma un parco non dovrebbe difendere il suo territorio fonte stessa del suo esistere??
    Come ho già detto questi enti fanno solo il doppio gioco.

  45. 5

    Concordo con Paolo Caruso:

    Purtroppo è ovvio che un ente che promuove, organizza e gestisce corsi di caccia selettiva, formando la popolazione locale all’uso delle armi da fuoco e instillando il principio che la caccia sia cosa giusta anche dentro un Parco Nazionale, ha la responsabilità morale dell’accaduto: è fuori dubbio che chi si sente “minacciato” dalla presenza del lupo – le menti più deboli e i mitici Rambo – trovi in questo indirizzo venatorio promosso dal Parco una giustificazione al controllo numerico anche del Lupo, ad oggi specie protetta e non cacciabile.

    Tutti abbiamo letto i messaggi di commento alla triste notizia dell’uccisione della Lupa apparsa sulla pagina facebook ufficiale del Parco, che come misura anti- bracconaggio ha subito pubblicato una vignetta di Lupo Alberto paracadutato sui Monti Sibillini. Ci saremmo aspettati dall’ufficio stampa del Parco una presenza più autorevole.

    Ora siamo in attesa del risultato delle indagini, che speriamo stavolta non si svolgano attraverso internet ma sul territorio che ha davvero bisogno di una presenza istituzionale forte che dia l’esempio contro chi violenta il territorio, la natura e gli animali, non certo contro gli alpinisiti, escursionisti e turisti che praticano attività sicuramente più eco compatibili rispetto alla caccia al lupo.

    Grazie,
    Luigi Nespeca

    PS: occorre sottolineare che quando scrivo “promuove, organizza e gestisce corsi di caccia selettiva” lo faccio solo dopo aver consultato i documenti presenti nel sito del Parco:

    Avviso per la partecipazione al 3° corso:
    http://www.sibillini.net/attivita/bandi/files/2014_3CorsoAbbattimentoCinghiale_Avviso.pdf

    http://www.sibillini.net/attivita/bandi/files/2014_3CorsoAbbattimentoCinghiale_Avviso_Residenti.pdf

    Per partecipare al corso solo a titolo “FORMATIVO” senza ricevere l’abilitazione!! Incrediblile, ma vero:
    http://www.sibillini.net/attivita/bandi/files/2014_3CorsoAbbattimentoCinghiale_titoloFormativo.pdf

    Molto interessante anche il programma del corso:
    http://www.sibillini.net/attivita/bandi/files/2014_3CorsoAbbattimentoCinghiale_Programma.pdf

    … e per chi avesse perduto qualche lezione o volesse farsi una cultura sul prelievo selettivo del cinghiale tramite abbattimento, una tecnica che evidentemente qualcuno ha applicato anche per controllare il numero dei Lupi, nel sito del parco potete scaricare tutte le dispense del corso, molte a cura proprio del personale del parco e anche del dir. dr. Perco:
    http://www.sibillini.net/attivita/bandi/index.html

    Valutate voi se non si può parlare di responsabilità morale.

  46. 4
    Paolo Caruso says:

    E’ proprio di questi giorni l’ennesima uccisione a colpi di fucile di un lupo, non lontano dalla sede del parco di Visso. In 6 anni 18 lupi morti, di cui circa la metà uccisi in modalità similari. Pochi anni addietro fu ritrovata la testa di un lupo insieme a minacce al Sindaco e al Presidente… a parte le multe alle guide alpine e a chi porta i cani al guinzaglio non mi risulta sia stato preso alcun tipo di provvedimento per le gravi questioni che avvengono nel parco. Certo questi episodi dovrebbero essere attribuiti ai bracconieri ma una domanda sorge spontanea: chi è che gira armato di fucile nel territorio del parco? Gli alpinisti, forse? Oppure gli escursionisti con i cani al guinzaglio? E’ noto che se ci si accanisce contro degli innocenti che praticano attività sostenibili… ben difficilmente si riuscirà a risolvere tutte le gravi criticità e contraddizioni di cui i gestori del parco hanno quanto meno la responsabilità morale. Inoltre sono stati fatti dei corsi di formazione per la caccia selettiva, ma non mi risulta che un qualche tipo di provvedimento sia stato preso contro i bracconieri.
    Il parco ha anche rivolto un appello alla sensibilità dei cittadini, ma tutti gli appelli inutilmente rivolti al parco dai cittadini onesti? Ormai vige un malcontento generalizzato e i cittadini sono esasperati dall’attuale gestione di questo parco.
    Come ha ricordato l’amico Luigi Nespeca, sarebbe facile cambiare, un cambio dei vertici in favore di una gestione del territorio più sana e oculata darebbe dei risultati immediati. Con un malcontento che continua a crescere in modo esponenziale credo che ciò sia, prima o poi, la logica conseguenza dei fatti.

  47. 3
    Anonimo says:

    Un controsenso??Uno solo? Sarà che i commenti sono tanti ma io non riesco più a capire cosa c’è di sensato nell’operato di questa gestione del Parco. Nessuna risposta, commenti o iniziativa da parte loro. Ne sono allibito!
    Ciao,
    Luigi Martino.

  48. 2
    Danilo says:

    Bravo Luigi, un sunto di ottima qualità sulle tristi condizioni di una delle zone più belle del nostro appennino, w la montagna!

  49. 1
    alessandra baldelli says:

    Da frequentatrice dei Sibillini, anche a me piacerebbe veder sorgere l’alba. Ma invece temo che il giorno si farà aspettare. Non posso commentare qui la vicenda dei verbali, c’è un ricorso inoltrato giustamente e serve aspettare l’esito. Posso dire quello già scritto nell’altro mio commento. La segnaletica fa acqua da tutte le parti e in un parco nazionale che si vanta di essere sempre un passo avanti nella gestione questo non è accettabile. C’è pure un evidente controsenso… Se si vuole limitare la fruizione, perché perdere tempo a segnare i sentieri e mettere tabelle, oltretutto correggendole quando errate? Non sarebbe meglio far sperdere in mezzo ai monti qualche povero escursionista che così, traumatizzato il giusto, più non oserebbe rimettere piede tra i camosci e le stelle appenniniche? A che pro fare le cartine, gli ecomanuali per un turismo sostenibile, i file pdf sul sito istituzionale, spendendo una cifra corposa, peraltro, se lo scopo ultimo, nemmeno troppo celato, è quelli di mettere tutto sotto chiave?
    Voglio aggiungere anche che, da trail runner con anni di sgambate su e giù per i Sibillini, seguo spesso e volentieri le gare che vengono svolte in Appennino. Ad agosto addirittura ce ne sono state 2 a distanza di 7 giorni, nello stesso luogo, sul Gran Sasso, non distante da dove vivono i camosci, peraltro. Il parco GSL è uscito vincitore perché le gare sono state organizzate in maniera perfetta e nessun problema, per quanto ne sappia, è venuto fuori in merito al caos possibile derivante dalla moltitudine di atleti che ha partecipato. Era il quinto anno, se non ricordo male, di questa gara. E troppe ce ne sono, in Appennino! Esiste, d’altra parte, un circuito chiamato “parkstrail” con un fitto calendario di gare in quasi ogni parco in Italia. Ormai è sotto gli occhi di tutti che esiste un modo di fruizione della natura che può non essere quello convenzionale ma che non per questo deve per forza essere a impatto catastrofico! In tutti i parchi questo esperimento, se vogliamo chiamarlo così, ha portato enormi risultati, perché si sono aperte le braccia a novità, con vantaggi da entrambe le parti, che solo qui sono viste come qualcosa da cui rifuggire. Le gare di trail sono un’ottima occasione di pubblicità e di possibilità per un parco, così come un turismo fatto e promosso con intelligenza. Ci sono decine di strade aperte per i Sibillini, per la loro gestione. Basta imboccarle e trasformare il parco di pochi nel parco di tutti. Ma come al solito tutto rimarrà solo sulla carta (quella ufficiale del parco)…

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