NO al progetto funiviario nel Vallone delle Cime Bianche!

Annamaria Gremmo, Francesco Sisti, Marco Soggetto hanno lanciato questa petizione e l’hanno diretta alla Regione Autonoma Valle d’Aosta.

NO al progetto funiviario nel Vallone delle Cime Bianche!
petizione
(per firmare la petizione: http://chng.it/L4YqDb4t)

Il progetto fotografico di conservazione L’Ultimo Vallone Selvaggio. In difesa delle Cime Bianche è diventato l’8 febbraio 2020 una petizione online votata alla salvaguardia del Vallone omonimo. 
 
Il Vallone delle Cime Bianche si trova nell’alta Val d’Ayas (Regione Autonoma Valle d’Aosta) e contribuisce a formarne la testata superiore. Si tratta, nel contesto dell’intera Val d’Ayas, dell’ultima grande area non pesantemente antropizzata, ancora priva di piste da sci o impianti di risalita, di strade o abitati, nonché di altre strutture invasive per l’ecosistema, purtroppo sempre più diffuse nelle zone circostanti.
La maggior parte del Vallone è tutelata dalla ZPS “Ambienti Glaciali del Gruppo del Monte Rosa” (IT1204220), espressione della rete europea Natura 2000. Questo per via del suo raro, fragile, prezioso ecosistema alpino, caratterizzato da peculiarità geologiche e da un’unica biodiversità, nonché da un importante retaggio storico, archeologico e culturale che trae origini dagli albori della presenza e del transito umano in queste terre.

Il progetto di collegamento funiviario
Derivante da un’idea nata negli anni Settanta, nel 2015 è stato proposto un progetto di collegamento esclusivamente funiviario e non sciistico, volto a connettere la zona di Frachey (Val d’Ayas) con gli impianti a monte di Cervinia. Si trattava dello Studio urbanistico ambientale del “Progetto INTERREG 2007-2013 Alplinks”, che caldeggiava, nella sua alternativa consigliata, un impianto destinato a raggiungere il Colle Superiore delle Cime Bianche.
Sempre nel 2015 fu pubblicata l’”Analisi delle potenzialità di sviluppo di un sistema di mobilità integrata nell’area Cervino-Monte Rosa”, che concludeva egualmente, malgrado il riconoscimento di svariati fattori contrari, a favore del collegamento.
Nel 2017, a seguito di una votazione del Consiglio Regionale del dicembre 2016, il Servizio impianti a fune della Regione Valle d’Aosta fornì una relazione inerente sia al progetto funiviario Pila-Cogne che a quello Ayas-Breuil. La relazione SIF 2017 indicava il Colle Inferiore delle Cime Bianche come punto di arrivo del nuovo impianto, contraddicendo in parte lo studio del 2015.
Il 21 gennaio 2020 la Seconda Commissione del Consiglio Valle ha approvato la prima bozza del “Documento di economia e finanza regionale per il triennio 2020-2022”, che a pagina 100 prevedeva la realizzazione del collegamento funiviario come (…) “risposta attiva ai cambiamenti climatici”.
La versione definitiva del DEFR, modificata e approvata in data 30 gennaio 2020, prevede invece di (…) “Dar corso, da parte dei concessionari coinvolti, agli studi propedeutici per giungere alla decisione basata sulle analisi di realizzabilità in termini di sostenibilità finanziaria, ambientale e urbanistica”, al fine di (…) “Valutare la realizzabilità del collegamento tra i comprensori di Cervinia e Monterosa”.
La situazione normativa
Come premesso, la maggior parte del Vallone delle Cime Bianche è sotto la tutela della ZPS “Ambienti Glaciali del Gruppo del Monte Rosa” (IT1204220), parte della rete ecologica europea Natura 2000, ai sensi della Direttiva 92/43/CEE “Habitat”, di cui è garante, attuatore e responsabile il Ministero dell’Ambiente, Servizio Conservazione della Natura, di Roma.
Pertanto, in attuazione delle direttive europee 79/409/CEE e 92/43/CEE “Habitat”, la legge della Regione Autonoma Valle d’Aosta 8/2007 ha vietato nell’area la costruzione d’impianti di risalita a fune e di piste da sci.
Il Piano Regolatore Generale del Comune di Ayas (AO) include l’area del Vallone nella Sottozona Ef1, definita di (…) “Specifico interesse naturalistico”.
Il costo del collegamento, nel 2015, era stato stimato in circa 51 milioni di Euro e in oltre 1.300.000 Euro annui di gestione. Lo stesso studio di fattibilità del 2015 era costato svariate centinaia di migliaia di Euro alla collettività.
Risulta pertanto, a nostro avviso, che l’eventuale costruzione di questo impianto, sotto qualsiasi forma, arrecherebbe un danno irreparabile all’ecosistema ancora intatto del Vallone delle Cime Bianche, stravolgendo inoltre i delicati equilibri di un’area protetta dalla normativa europea.
In questo specifico caso è del tutto impossibile conciliare la protezione ambientale con la realizzazione di una grande opera di questa portata.

La grande causa della Conservazione
A oggi, la causa della Conservazione è una delle più grandi e pressanti sfide del nostro tempo, la chiave per affrontare e auspicabilmente sopravvivere al crescente conflitto tra uomo e ambiente. La Conservazione è una pratica che richiede, tuttavia e anzitutto, un drastico cambiamento di mentalità: solo abbandonando un’ottica antropocentrica e di dominanza, prevaricazione sull’ambiente potremo aspirare a un rinnovato progresso culturale ed etico.
Questa grande causa interessa sempre più direttamente molti ecosistemi, specie animali e vegetali che fanno parte dei territori a noi vicini, o che ci appartengono. Ecco quindi che diventa una causa a “chilometro zero”, cui tutti siamo chiamati a dare il nostro contributo.
Oggi, il Vallone delle Cime Bianche diventa simbolo vivo della battaglia per la tutela dell’integrità superstite dell’ambiente alpino, sempre più minacciato dall’antropizzazione incontrollata e da politiche predatorie che vedono la montagna come mera risorsa da sfruttare.

Questa è una delle tante iniziative da noi portate avanti in questo ambito, tra cui serate di proiezione fotografica e divulgazione, articoli e portfolio su giornali e riviste, costante presidio e aggiornamento social, nonché la pubblicazione dell’omonimo volume fotografico.
 
Aiutateci a salvare uno degli ultimi baluardi di vera wilderness montana ai piedi del Monte Rosa.

Aiutateci a salvare l’Ultimo Vallone Selvaggio!
Annamaria Gremmo, Francesco Sisti, Marco Soggetto

Per firmare la petizione: http://chng.it/L4YqDb4t

Per contatti: ultimovalloneselvaggio@gmail.com

Per ulteriori informazioni sul nostro lavoro pro bono in difesa del Vallone delle Cime Bianche: http://www.varasc.it/getpage.aspx?id=4219

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NO al progetto funiviario nel Vallone delle Cime Bianche! ultima modifica: 2020-02-18T05:56:00+01:00 da GognaBlog

10 pensieri su “NO al progetto funiviario nel Vallone delle Cime Bianche!”

  1. 10
    Alberto Benassi says:

    TUTTI dobbiamo fare un bel passo indietro, su questo non ci sono dubbi.
    Ma chi lo farà?
    Basteranno coloro che hanno raggiunto la consapevolezza del problema?
    Non credo perchè sono una minima parte. Tutti gli altri, che sono decisamente la maggioranza,  o non ne sono consapevoli, oppure, e credo purtroppo  sia la risposta più giusta,  non sono disposti a rinunciare alle agiatezze della crescita del PIL.
    Comunque da una parte bisogna iniziare, e ognuno di noi può e deve fare qualcosa, anche per poter dire io c’ho provato.

  2. 9
    Matteo says:

    “Personalmente penso che la consapevolezza non basti a sottrarsi dal gorgo del consumismo”
    Forse no. E forse non è nemmeno possibile sottrarsi al consumismo in toto, considerando che nella sua storia l’uomo sempre e dovunque ha mostrato la propensione a consumare più dello stretto necessario o ad accumulare cose “inutili”.
    Però ora che abbiamo superato il limite del sostenibile, risvegliare il senso della natura e del bello  mi pare senz’altro un buon punto di partenza per capire i limiti e i disastri del nostro modo di vivere. E soprattutto per toccare con mano che è esiste qualcosa d’altro, magari migliore rispetto ai vari “pollai” che ci circondano.
    Tieni conto che (a occhio) la maggioranza della gente che ci circonda non ha camminato su una superficie non artificiale dalle vacanze al mare dell’anno scorso…sempre che le spiagge possano definirsi “non-artificiali”

  3. 8
    paolo says:

    Provo a spiegare  la possibile contrarietà della maggioranza alla petizione.
    Provo a vestirmi da persona comune che vuole andare in giro a divertirsi senza nessun particolare impegno mentale o fisico, ma calcolando bene ciò che deve spendere.
    Leggo sui giornali che nello sciare in fuoripista vi sono sempre più spesso incidenti e anche morti: guide, guide con clienti e sci-alpinisti sempre esperti.
    Sono convinto che non si debba mai dubitare di tutti quelli che vanno in montagna sopratutto se certificati, sia professionisti che semplici dilettanti.
    Secondo me non sono assolutamente da condannare, anzi da promuovere, la messa in sicurezza degli ambienti montani con impianti, con servizi di controllo, anche polizieschi, con rifugi comodi e caldi sempre aperti, con servizi di soccorso o di trasporto con elicotteri.
    Se mi spoglio però inorridisco.
     

  4. 7
    gullich says:

    @merlo premesso che a volte mi risulti difficile da seguire (senza polemica, è un dato oggettivo), condivido in buona parte quello che dici, ma non ritengo che la mia posizione sia solo accademia. 
    “Possiamo, vogliamo mettere in gioco quello che abbiamo? Può esserci la relazione con la terra al posto del Pil? L’armonia al posto dei benefit?”
     
    La mia risposta è assolutamente si. Anzi la mia riposta è se così non si farà ci si estinguerà a breve, checchè ne dicano coloro che rimbrottano a catastrofisti ed ecologisti che l’uomo è apparso ieri sera… la terrà magari proseguirà il suo viaggio, ma noi come forma di vita temo faremo la fine dei dinosauri.
     
    il mio si è peraltro supportato da scelte e convinzioni personali profonde che mi hanno portato nell’ultimo decennio a scelte di vita abbastanza radicali, nelle quali sto decisamente meglio (almeno con me stesso).
     
    Certo non si cambia il sistema dalla sera alla mattina, ma credo che far conoscere possa essere un buon inizio. Anche se la lusinga del consumismo, anche ambientale è indubitabilmente difficile da eradicare.
     
     

  5. 6
    Alberto Benassi says:

    Ma è il sistema la questione. Possiamo, vogliamo mettere in gioco quello che abbiamo? Può esserci la relazione con la terra al posto del Pil? L’armonia al posto dei benefit?

    ottime domande !

  6. 5
    lorenzo merlo says:

    Due cose da 4-gullich.
    «L’uomo consumante è, per definizione, un essere inconsapevole (altrimenti non consumerebbe)».
    Personalmente penso che la consapevolezza non basti a sottrarsi dal gorgo del consumismo. Può bastare a trattare e a studiare l’argomento; a riconoscere in che misura e quando ne siamo presi. La presa di coscienza è un fatto intellettuale, affinché muova ha da divenire carne. Allora il consumare come modalità sociale di vita diviene esteticamente tossica e soprattutto non isolata, ma legata al capitalismo, alla dipendenza, a maggior ragione ragione al liberismo, alla scuola, alla pubblicità, al Pil, all’elezione dell’economia come perno della vita, alla riduzione dell’uomo come merce. Al sistema. Il consumismo è globale, una sorta di inquiamento per il quale fermare la macchine in un luogo non modifica di nulla lo stato dell’atmosfera. «Io credo che se abbiamo una missione (visto che tutti quelli che leggono qui, commentino o meno)  come soggetti che amano la montagna è quello di provocare la scintilla di quella consapevolezza».
    La consapevolezza senza motivazione personale non muove. Noi ne siamo la dimostrazioni. Ci facciamo belli a parlarne e anche a proporne. Possiamo anche salvare un luogo minacciato. Ma è il sistema la questione. Possiamo, vogliamo mettere in gioco quello che abbiamo? Può esserci la relazione con la terra al posto del Pil? L’armonia al posto dei benefit?

  7. 4
    gullich says:

    @gallese un commento emozionante e rinfrancante. Grazie. 
     
    E’ bello sapere che vi sono persone che lavorano costruttivamente in quella direzione e con così grande attenzione e consapevolezza.
     
    Io credo che le cime Bianche, come molte altre realtà, possano salvarsi se quella consapevolezza e percezione riuscirà ad estendersi anche agli adulti che ancora non l’hanno raggiunta.
     
    Ho richiamato FRoer in un altro commento ma direi che ci sta bene anche qui. Ogni piccola o grande rivoluzione parte da un momento in cui si fanno le connessioni importanti ai fini del cambiamento. 
     
    Anni di rimbambimento televisivo, mediatico, informatico hanno condotto molti ad allontanarsi dai bisogni primari e a perdere la capacita di percepire la portata delle proprie azioni.
     
    L’uomo consumante è, per definizione, un essere inconsapevole (altrimenti non consumerebbe).
     
    Il contatto con la natura e con i bisogni primari è fortemente osteggiato da coloro che amano venderci l’ultimo modello, perché ha il difetto di essere gratis. 
     
    Io credo che se abbiamo una missione (visto che tutti quelli che leggono qui, commentino o meno)  come soggetti che amano la montagna è quello di provocare la scintilla di quella consapevolezza.
     
    E onde, spero definitivamente smorzare ogni tono inutilmente flam, credo che – aldilà del confronto che può essere aggressivo e rude,  chiarisco che credo che chiunque abbia speso energie su questo blog ami l’ambiente delle terre alte, anche coloro di cui più fortemente contesto le idee.
     
    Un contatto ed una consapevolezza che , come ben si esprime nel commento di Gallese, dovrebbe estendersi non solo alle terre altre ma a tutto il mondo che ci circonda.
     
    poi ben vengano le petizioni e i movimenti dedicanti al singolo problema/progetto. Ma il lavoro, anche di siti come questo, dovrebbe essere a mio avviso ad ampio raggio, una sorta di pedagogia gallesiana diretta al mondo adulto :o)
     
    che, alla fine, è l’esatto contrario del confinare le masse invise in qualche territorio, perché finché le masse (che altro non sono che gruppi di perone, non acquisiranno consapevolezza, rimarranno masse inerti quando non dannose, dovunque le si pretenda di collocarle.  
     
    state bene 
     
     
     
     

  8. 3
    Paolo Gallese says:

    Fatto.

  9. 2
    Matteo says:

    Per favore, firmate la petizione, comprate il libro e sostenete l’opposizione al progetto.
    Ne vale la pena! E se potete visitate il vallone: è bellissimo e molto particolare. Non è affatto selvaggio, perlomeno come intendo io selvaggio; ci sono diversi sentieri e alcune vecchie malghe e anche solo affacciarcisi (circa 1,5 h da Saint Jacques) regala scorci e panorami unici.
    Peraltro il progetto è di un’imbecillità totale, dato che il vallone non è sciabile -lunghissimo, in buona parte pianeggiante e con contropendenze- e con fianchi piuttosto valanghivi: la massimo porterà qualche imbecille a spostarsi da Champoluc a Plateau Rosà o viceversa (e anche pochi, perché il tempo di transito in cabina è previsto superiore all’ora e mezza). E’ l’ennesimo tentativo di applicazione della politica delle “grandi opere”, che non servono in quanto tali, ma per rivitalizzare l’economia di sfruttamento e a favore dei soliti noti. E lasciano dietro di sé un deserto di devastazione, impoverendoci tutti

  10. 1
    Paolo Gallese says:

    Un cambio di mentalità…
    È un problema complicato, che non comporta soltanto interventi tesi a diffondere cultura. Se ne parlava proprio nei commenti di un post di qualche giorno fa.
    Per me che lavoro con i bambini e i ragazzi, nel campo dell’educazione ambientale, diventa soprattutto un’esigenza di mostrare concretezza ai nostri messaggi.
    Potrà sembrare strano, per un alpinista (seppure della domenica) come me, ma ad esempio io lavoro sugli ambienti marini e d’acqua dolce. Una delle cose che io e i miei colleghi notiamo da anni, è il totale scollamento tra i nostri piccoli interlocutori e l’ambiente reale. I bambini non hanno concreta esperienza su campo, al di là di superficiali momenti di vacanza (per forza di cose). La loro percezione di cosa sia un ambiente acquatico è spesso profondamente distorta. Badate bene: non sto parlando della normale ignoranza e delle buffe cognizioni che caratterizzano la sfera di conoscenza di un bambino; sto parlando delle interferenze culturali che ambiti quali i programmi televisivi o la pubblicità di fatto permeano il loro immaginario. A ciò si aggiunge spesso che la loro dimensione di Natura è in realtà uno spazio antropico definito, modellato, circoscritto e addolcito. Ma a noi basta, durante appositi campus al mare, fargli incontrare gli animali marini di una piccola baia, di una spiaggia non frequentata (con anche qualche spavento simpatico) per avvicinarli ad una realtà totalmente diversa. Ed il lavoro più complesso non è tanto quello di far comprendere tutte quelle nozioni necessarie a definire un ecosistema e le sue caratteristiche fisiche, no. Il lavoro più difficile è renderli più consapevoli di dove si ponga il confine (se c’è, non è detto) tra Natura e luogo antropizzato. Misurare la nostra presenza rispetto ad un ambiente. È a quel punto che per noi diventa più facile lavorare sul perché e sul come preservare un ambiente naturale. Una dimensione che non è solo legata alla necessità, ma anche e soprattutto al piacere, al bello, all’emozionante. La Natura non è solo utile ed essenziale alla nostra sopravvivenza, ma può essere anche una figata pazzesca, in grado di offrirci sensazioni ed esperienze uniche.
    Se colgo, se riusciamo a far cogliere queste consapevolezze e sensazioni nei bambini, allora possiamo dire di aver contribuito a mettere un tassello buono in quelli che saranno gli adulti di domani.
    Cui magari non verrà in mente di costruire invasive funivie…

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