No al raduno di quad sulle Dolomiti

Il mondo ambientalista da qualche giorno è in rivolta a causa di un previsto raduno di quad in Dolomiti. Data l’importanza della testata, tra i giornali che hanno trattato l’argomento, abbiamo scelto l’articolo pubblicato da La Repubblica il 22 maggio 2017.

No al raduno di quad in cima alle Dolomiti
di Jenner Meletti

Falcade (Belluno). Se uno si compra un quad “Brute Force” (cilindrata 749 Cc, potenza 51 Cv, prezzo a partire da 12.290 euro) ha il diritto di andare a scorrazzare ovunque, prati e pascoli compresi? La domanda rimbalza in questi giorni sui monti fra il Trentino e il Veneto, dopo l’annuncio del “primo raduno delle Dolomiti – quad in quota” previsto il 10 giugno 2017 con partenza da Falcade. Ormai si incontrano dappertutto, queste moto fuoristrada a quattro ruote. In campagna, sulle spiagge e sulle montagne. «Noi vogliamo fermarle», dice subito Luigi Casanova, presidente onorario di Mountain Winderness Italia. «Se questo primo raduno ufficiale non sarà bloccato, l’anno prossimo troveremo questi mostriciattoli su tutte le Alpi. C’è tanta gente di città che anche in montagna vuole muoversi senza usare le gambe. Attaccano al fuoristrada il carrello con il quad, percorrono centinaia di chilometri, arrivano al passo alpino, scaricano il mezzo e via nei boschi e nei pascoli. Questa è un’aggressione ai nostri monti. Noi li difenderemo con ogni mezzo».

La locandina di Quad in quota

Per questo Mountain Wilderness ( associazione di protezione ambientale riconosciuta dal ministero dell’Ambiente) ha presentato un esposto-denuncia alle Procure della Repubblica di Trento e di Belluno per chiedere che il raduno sia bloccato. «La Provincia di Trento, i servizi tecnici della Regione Veneto e sei Comuni – si legge nell’esposto – hanno dato autorizzazioni che non potevano essere concesse. Cinquanta quad percorreranno 98 chilometri, 72 dei quali sono sterrati, superando 4.000 metri di dislivello, attraversando boschi, pascoli, terreni impervi di alta quota, in zone ad alta sensibilità ambientale e naturalistica».

«I quad – racconta Luigi Casanova – attraverseranno aree pregiate, come le Zps, Zone di protezione speciale. Disturberanno la pernice bianca che in questi giorni sta covando le uova, il Gallo forcello e tanti altri animali. I piccoli del camoscio sono nati a febbraio, sono ancora piccolissimi. Quelli del capriolo e del cervo stanno nascendo adesso. Anche passare a piedi sarebbe un disturbo, immagini cosa possono provocare cinquanta veicoli a motore. Il raduno darebbe un duro colpo al lavoro che stiamo facendo da anni con la fondazione Dolomiti Unesco per ridurre l’inquinamento».

Moreno Tomaselli, perito edile di Falcade, è l’organizzatore del raduno. «La nostra – dice – non è una gara. Età media 50 anni, velocità media 20 km all’ora. Sarà un tour enogastronomico e culturale e pure una goliardata. Visiteremo il museo dedicato a papa Luciani, ci fermeremo nelle malghe a mangiare, bere e fare acquisti. Percorreremo solo strade silvopastorali. Tutta la vallata è con noi, albergatori e commercianti in testa. Insomma, queste iniziative portano anche soldi». Mostra un documento dell’Associazione albergatori, ristoratori e rifugi della Val del Biois, che ha il pregio di parlare chiaro. «Siamo favorevoli al raduno quad: porta clienti nelle nostre strutture, facendo iniziare la stagione in anticipo». «I permessi sono in regola – dice Tomaselli – e il popolo è unito. Presentando l’esposto, Mountain Wilderness ha fatto una cosa legittima. Non mi piace invece quella che sembra una velata minaccia e subdola violenza, quella di boicottare l’iniziativa».

«Vorrei vedere – replica Luigi Casanova – che fosse impedito a noi di andare a piedi, il 10 giugno, nelle strade che sono di servizio al bosco e al pascolo, perché loro debbono passare con i quad, provocando danni che dovranno essere poi riparati dagli operai forestali. La nostra cultura è quella della non violenza ma siamo per la disobbedienza civile. Se le Procure non bloccano, noi saremo lì per fare una “passeggiata culturale naturalista”. Quando arriveranno questi motori ci sposteremo ma piano, piano, davvero piano. Vede, qui si sta giocando una partita importante. C’è chi non ha ancora capito che gli anni ’80 sono finiti, che le seconde case – in val di Fassa sono il 50% delle abitazioni – non portano ricchezza, che la montagna si può salvare solo se riusciremo a liberarla dai rumori e dagli scarichi delle marmitte».

Non sarà un’impresa facile. Dopo anni di discussione, dal 3 luglio 2017 il passo Sella sarà chiuso al traffico. Solo quel passo (Gardena, Campolongo e Pordoi resteranno aperti ad auto e moto) e solo il mercoledì. E c’è già chi protesta. Gli operatori turistici dei passi dolomitici hanno dato incarico a un avvocato per un ricorso al Tar di Roma: «La mobilità è un diritto costituzionale», dicono.

«Anch’io – racconta il gestore di una malga – uso un quad quando mi serve. Arrivo dalle mucche in un quarto d’ora, a piedi ci vorrebbe un’ora e mezza. Ma bisogna usare criterio. Cosa succederebbe se tutti i contadini usassero il trattore per divertimento o per andare a messa o al bar?».

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No al raduno di quad sulle Dolomiti ultima modifica: 2017-05-24T05:21:36+02:00 da GognaBlog

24 pensieri su “No al raduno di quad sulle Dolomiti”

  1. 24
    Mountain Wilderness says:

    Comunicato stampa
    Mountain Wilderness contro i quad a Falcade
    Come avevano promesso, gli ambientalisti e gli alpinisti di Mountain Wilderness si sono dati appuntamento oggi, lungo il confine tra la Regione Veneto e la Provincia Autonoma di Trento, per manifestare contro il raduno dei quad.
    All’inizio della val Fredda, circondati da un cospicuo nucleo di forze dell’ordine, gli ambientalisti hanno ribadito le motivazioni culturali e etiche che reggono l’iniziativa e la necessità di non lasciare passare un precedente tanto grave. Per disposizioni della questura, è stato vietato ai manifestanti di muoversi al di fuori di un ambito circoscritto, impedendo di fatto di documentare con immagini e video il penoso incedere di decine di quad rombanti (le foto che vedete ci sono state spedite da amici e curiosi). E’ paradossale come nelle Dolomiti, patrimonio UNESCO, venga limitata la libertà di chi, con le proprie gambe e con la propria voce, manifesta il proprio dissenso, mentre venga permesso a un raduno di quad di spadroneggiare su Km di sentieri.
    Il percorso di piena trasparenza, durato diversi mesi, nel tentativo di convincere le Pubbliche Amministrazioni a ritirare le autorizzazioni, viste le evidenti violazioni di leggi nazionali ed europee, non ha portato esito positivo.
    Pertanto oggi le associazioni ambientaliste e alpinistiche hanno deciso di lanciare un segnale pacifico ma inequivocabile per sottolineare il significato autentico del rapporto tra l’essere umano e la montagna.
    Gli organizzatori del raduno di quad hanno modificato il percorso per evitare l’incontro con gli ambientalisti. Alle 10.30 infatti sono saliti direttamente a Col Margherita, lungo il versante trentino, invadendo le arene di canto del gallo forcello e della pernice bianca.
    La modifica del percorso ha permesso di salvare da notevole degradazione dell’ambiente naturale l’intero fragile versante della Val Fredda.
    Un successo che dimostra da un lato l’inadeguatezza delle Amministrazioni locali, e dall’altro, la serietà e l’energia dei rappresentati della società civile.
    Oltre a Mountain Wilderness, promotrice della manifestazione, erano rappresentate le associazioni MW, SAT centrale, SAT di Moena, SAT Rovereto, la Lia da Mont e la Lia Natura Y Usansez.
    Il sopralluogo sul percorso, dopo il passaggio dei quad, mostra evidenti i segni delle ruote sui prati.

  2. 23
    Fabio Bertoncelli says:

    Sí, con il mio sarcasmo surreale intendevo proprio quello! 😁
    I valligiani delle Dolomiti stanno prostituendo la loro terra. 😢

  3. 22
    Luciano pellegrini says:

    POSTRIBOLO = Una casa di tolleranza (anche detta comunemente casa d’appuntamenti, casa chiusa, lupanare; volgarmente bordello o casino) è un luogo, solitamente un’abitazione, in cui si esercita la prostituzione. da WIKIPEDIA

  4. 21
    lorenzo merlo says:

    La storia è storia di guerre. Possiamo chiederci come potremmo sottrarci ad uccidere o essere uccisi.

    Partendo dall’assunto che ogni biografia ha la sua ragione d’essere, pari alle altre (diversamente dovremmo convenire con Hitler), il miglior equilibrio personale, la miglior convivenza sociale tende ad avvenire attraverso il paradigma del dialogo, dell’ascolto, dell’emancipazione dall’ego.

    Accade così nella più piccola unità di misura, in noi stessi.
    Nella successiva, interpersonale e così via.
    Ma per riconoscerlo è necessario ascolarsi.

    Dunque non è il dialogo in quanto formula magica e risolutrice, ma in quanto territorio e orizzonte delle nostre azioni, pensieri e sentimenti.

  5. 20
    Fabio Bertoncelli says:

    ERRATA CORRIGE
    Mi correggo: la conferenza di Monaco è del 1938 e l’invasione dei Sudeti dell’autunno dello stesso anno. L’invasione del resto della povera Cecoslovacchia – conseguenza del “dialogo” di Monaco – è del marzo 1939. Il successivo 1^ settembre Hitler – incredulo degli effetti del “dialogo” – invase la Polonia (non prima di essersi accordato segretamente con i comunisti sovietici per la spartizione).
    E fu cosí che scoppiò la catastrofe mondiale. Effetti collaterali di eccessiva propensione al dialogo…

  6. 19
    lorenzo merlo says:

    Lo scontro alimenta lo scontro. È tutto.

  7. 18
    Fabio Bertoncelli says:

    Dialogare? Dipende da caso a caso.
    Nel 1939 avreste voi dialogato con Hitler? Gran Bretagna e Francia ci provarono, spinte dalla paura. Poi si è visto come è finita: una guerra mondiale con cinquanta milioni di morti.
    Quindi si può dialogare, con infinita pazienza, ma solo fino a un certo limite. Dopo bisogna dire di no. Anche Gesù perse la pazienza e scacciò i mercanti dal tempio.
    Queste considerazioni valgono per ogni questione, non solo per i quad nel 2017 o per i Sudeti nel 1939.
    Le Dolomiti – tutte le montagne – per me sono le cattedrali della natura (come disse quel tale). Che faccio? Comincio a menare?

  8. 17
    lorenzo merlo says:

    Il dialogo non è una volontà, è un’insorgenza dell’ascolto.

  9. 16
    Valerio Rimondi says:

    Io sono sempre stato per il dialogo e infatti non ho mai partecipato a manifestazioni di protesta. Ciò fa parte del mio carattere però comprendo chi invece manifesta le proprie opinioni in maniera più incisiva.
    Per dialogare bisogna essere in due.

  10. 15
    lorenzo merlo says:

    Godiamo di colui che ci offre dignità.
    In quel caso sentiamo di essere rispettati e non giudicati, sentiamo di essere alla pari.
    La presenza del dialogo si fa evidente, si aprono le porte dell’osmosi, l’esperienza aggiunge aspetti che non aveva.
    È l’accettazione.

    Diversamente, arroccandosi, giudicando, separando, alimentiamo lo scontro, la chiusura.
    L’esperienza va a cercare conforto in ciò che è già in lei.
    Ne deriva incomprensione e volontà di sopraffazione.

    Proprio quello che non vorremmo fosse fatto a noi.

  11. 14
    Nicola Pech says:

    “Se disponiamo d’intelligenza utile e motivazione sufficiente la direzione è perciò un’altra. Una direzioni che non parta dalla delegittimazione ma dal suo contrario. Non dalla condanna ma dall’accettazione.
    Se non per convinzione, per strumentalizzazione. Otterremmo di più che un semplice senso di superiorità”.

    E’ interessante questa “strada alternativa”, se non altro perchè pare che tutte le altre siano destinate al fallimento, ma faccio fatica a capire come metterla in pratica. Cosa significa in concreto l’accettazione?

  12. 13
    Valerio Rimondi says:

    Giuda tradì per 30 denari e questo è un po’ quello che fanno le popolazioni e le amministrazioni di certi territori. Dice bene Alberto, quando viene intaccato il patrimonio alla lunga o alla breve, perchè dipende da quanto lo si intacca, l’azienda fallisce.
    Sono tutti alla ricerca dell’uovo oggi mentre della gallina domani non gliene frega niente a nessuno. In italia manca completamente una visione di medio lungo periodo, sembra che si debbano fare le cose come se non ci fosse un domani. In questo modo continuiamo a perdere pezzi importanti, sia della nostra economia sia del nostro patrimonio naturale, artistico e culturale.

  13. 12
    Alberto Benassi says:

    .” Otterremmo di più che un semplice senso di superiorità.”

    Non si tratta di superiorità, ma di cercare di far capire che se si continua su questa strada, sarà la rovina della bellezza e di un territorio e, di conseguenza della sua attrattiva.

    Si possono promuovere e fare mille attività , ma di certo non quelle che vanno a rovinare la bellezza di questo territorio che è il suo PATRIMONIO.

    Quando ad un’azienda intacchi il patrimonio, questa azienda fallisce.

  14. 11
    agh says:

    E’ solo e tutta colpa nostra. Non è una manifestazione abusiva, ma ha tutti i permessi. Chi ha autorizzato? E’ inutile che ci scandalizziamo se poi siamo noi i primi, istituzioni in primis e operatori economici, a NON difendere le nostre montagne, concedendo tutto e di più a chi porta due lire.

  15. 10
    lorenzo merlo says:

    La colpa è nostra. Solo nostra.
    Perché rovesciare il nostro disappunto sui dati fatto, corrisponde a ritenere di non esserne responsabili.
    Lo siamo.
    Perché dovremmo dedicarci affinché i figli di coloro che andranno al raduno apprendano anche altro da quanto vedono in famiglia.
    Perché non riconoscere l’origine culturale della questione, ma dare contro a gente come noi che invece di sentire la terra se ne crede padrone, alimenta lo scontro.
    La logica dello scontro alimenta un contesto che oltre a mantenere le cose come stanno, non potrà che essere perdente in questa stagione dell’abbondanza e dell’edonismo.

    Se disponiamo d’intelligenza utile e motivazione sufficiente la direzione è perciò un’altra. Una direzioni che non parta dalla delegittimazione ma dal suo contrario. Non dalla condanna ma dall’accettazione.
    Se non per convinzione, per strumentalizzazione. Otterremmo di più che un semplice senso di superiorità.

  16. 9
    Luca Dellantonio Pàrdàc says:

    Ė come dire se compro un Beretta A400Shadow posso sparare a chi voglio?
    Da facebook, 25 maggio 2017, ore 12.35

  17. 8
    Fabio Bertoncelli says:

    Un consiglio ai sindaci e agli albergatori delle Dolomiti: perché non aprite un postribolo in ogni vostro comune? Anche quelli portano soldi. Anche quelli permettono di iniziare prima la stagione. Anzi, con quelli la stagione è sempre aperta. È un affare!
    Come locali si potrebbero utilizzare i vostri municipi. Non sarebbe neppure necessario variare la destinazione d’uso.
    E gli albergatori potrebbero inoltre affittare a ore una parte delle loro camere. È un affare!

  18. 7
    Alberto Benassi says:

    il problema è che tutti vogliono: tutto, subito e in grande quantità. Senza rendersi conto che possiedono un tesoro che se vogliono che continui a produrre possibilità di vita,per loro e per chi verrà dopo, devono proteggerlo.
    ma come giustamente dice Marcello , bisogna avere occhi per vedere lontano. E io aggiungerei anche un pò meno AVIDITA’.
    I turisti continueranno ad andare in Dolomiti se il territorio continuerà ad offrire una natura sana e quanto più selvaggia possibile, se posso respirare il bosco con i suoi rumori naturali e i suoi profumi.
    Se invece le Dolomiti saranno inquinate, piene di traffico e di motori che sfrecciano per i boschi che sembra di essere in una pista da motocross, che ci vengo a fare?

  19. 6

    Ho conoscenti della Valle del Biois che mi hanno sempre detto che la loro è una valle discriminata a livello turistico… Eppure è una delle più belle delle Dolomiti tutte, a mio modo di vedere.
    I raduni motoristici (numerosissimi in tutte le Dolomiti, purtroppo) sono ben visti da quegli operatori turistici (la maggior parte) che non sanno vedere le cose a lunga scadenza. Che credono in investimenti leggeri e veloci. Infatti il turismo nella Val del Biois, mi sbaglierò ma è come è proprio per quello. Peccato.
    Perché lo stesso giro non lo propongono a piedi? Magari ci andrebbero più persone e ambiente naturale e cultura alpina ci guadagnerebbero assieme a malgari ed esercenti di fondovalle.

  20. 5
    Matteo says:

    Che facciamo, diciamo a Luigi Casanova di chiedere al papa se ha voglia di fare una passeggiata intorno a Falcade il 10 giugno? Ovviamente moooolto lenta, che è vecchietto

  21. 4
    Luciano pellegrini says:

    Oggi, 24 maggio, Papa Francesco ha regalato al presidente degli stati uniti, Trump, l ‘enciclica – Laudato si’ – il suo progetto ambientalista. Una provocazione considerando che Trump non ha mostrato molta disponibilità. Papa Francesco si augura che si posa salvare il pianeta dall’ECOCIDIO. Invece, sempre per IL DIO DENARO, anche le associazioni ambientaliste, fanno finta di NON VEDERE. Eppure il CAI ha una commissione TAM (Tutela Ambiente Montano) che dovrebbe fare barricate e non la sentinella, per difendere l’ambiente.

  22. 3

    La Montagna , merita il massimo rispetto ; credo che ci si possa avvicinare con discrezione, senza profanazione dei mezzi meccanici . Sopratutto, salvaguardiamo il suo Silenzio !.

  23. 2
  24. 1
    Valerio Rimondi says:

    Insomma alla fine è sempre una questione di grana.

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