NO eliski in Val Formazza (né altrove nelle Alpi)

NO eliski in Val Formazza (né altrove sulle Alpi)

I liberi pensatori e scivolatori s’incontreranno in Val Formazza il prossimo 29 marzo 2015 per un libero raduno rivolto a tutti gli appassionati frequentatori di questi luoghi contrari alla diffusione dell’eliski: CAI, guide alpine, scialpinisti ed escursionisti. Una festa più che una protesta, senza troppe sigle e senza tanti distinguo.
Numerose strade e impianti esistenti già costituiscono uno splendido aiuto per portarsi in quota, oltre usiamo solo l’energia dei nostri muscoli. Saliamo a piedi, con gli sci, le ciaspole e con la slitta perché fa bene a noi e alla montagna. “Senza colpevolizzare nessuno, senza ergersi a giudici ma testimoniando che siamo tutti responsabili delle nostre azioni e di quello che lasceremo in dote a chi verrà dopo, stimolando, se possibile, la riflessione di ognuno (Michele Comi)”. Passate parola!

La giornata è stata programmata per il 29 marzo 2015 d’intesa con 15 delle 17 sezioni CAI Est Monterosa e con le Guide Alpine Alberto Paleari e Marco Tosi, per mostrare il volto di una montagna autentica, che non si presta a divenire un parco divertimenti per pochi ma si conferma ancor di più rifugio delicato e prezioso per tanti, residenti e ospiti attenti.
L’evento si rivolge agli scialpinisti e agli escursionisti con racchette da neve.

Mountain Wilderness Italia e Mountain Wilderness Svizzera, in prima linea da quasi trent’anni a difesa dell’ambiente dell’alta montagna dalla prepotenza degli elicotteri usati a scopo di divertimento, aderiscono alla manifestazione del 29 marzo in Val Formazza portando il loro sostegno agli organizzatori e ringraziando le guide alpine che condividono le motivazioni di questa lunga e storica lotta.

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Programma

Ore 8.00, ritrovo a Valdo di Formazza alla partenza della seggiovia del Sagersboden.
Valdo – Risalita con la seggiovia – strada della Val Vannino – diga del Vannino – lago Sruer – passo Lebendun o del Vannino. Chi non volesse prendere la seggiovia, può salire da Canza per la vecchia mulattiera Walser fino all’arrivo della seggiovia.
Discesa e ritrovo al rifugio Myriam per foto, firma manifesto e saluti.
Possibilità di pernottamento la sera precedente presso ol rifugio Myriam su prenotazione, tel 0324/63154.

NOTA: l’adesione è volontaria e ogni partecipante, autonomamente e responsabilmente, provvede ad attivare ogni azione di auto protezione per la gestione del rischio connesso alla pratica sci-alpinistica e del fuoripista (ARTVA, pala, sonda e… testa!). E se il meteo è brutto? Non rinunciamo, ma ci fermiamo e ristoriamo al rifugio.

Per la logistica: Nicola Pech 339-6989121

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Another ruined paradise
di Jacob Balzani Lööv

“Vieni Mike, saliamo con gli sci di notte che domani ci svegliamo in un piccolo paradiso”. Mike è un mio amico irlandese che vive in Svizzera e gli avevo promesso un posto che tutti gli scialpinisti ritengono speciale, la val Formazza. Citerò solo uno tra questi affezionati, Mario Rigoni Stern che nel 1938, durante la Scuola Militare di Alpinismo, scrisse: “… nell’assoluta solitudine, sotto un cielo profondo, mi sembrava che le stelle emettessero un suono. Ogni tanto mi fermavo ad ascoltare e il mio pensiero si perdeva”.

Sticazzi.

Peccato che in questo lasso di tempo siano stati inventati gli elicotteri e la Val Formazza sia ora venduta come “il nostro incredibile paradiso eliski, virtualmente inviolato, conosciuto per essere il Canada delle Alpi.” Già avevo sentito delle voci su questo eliski in Val Formazza ma non ci avevo prestato troppa attenzione. Portare la gente a sciare con l’elicottero non si intonava nei miei pensieri né con la wilderness per cui è nota la valle, né col formaggio Bettelmatt del presidio Slow Food. Sarà un fenomeno transitorio, mi sono detto. Finché un giorno non mi capitò di provarlo sulla mia pelle (e su quella di un amico venuto apposta, scusa Mike se ti ho portato in un brutto posto).

La Nord del Clogstafel ormai una pista da sci
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La giornata era splendida e appena il tempo di uscire dal rifugio Miryam iniziare a risalire lentamente la nord del Clogstafel, sprofondando in un metro di neve fresca, l’elicottero ha iniziato a far rumorosamente su e giù per la valle, andando prima verso l’Árbola, osservandoci salire ad ogni passaggio e poi addirittura sorvolando l’imponente cornice appiccicata lassù, sopra di noi, sulla cresta del Clogstafel.
La cornice ha tenuto… se no non sarei qua a scrivere ma, a duecento metri dal colle, abbiamo deciso di scendere: un po’ per le condizioni (tanta neve su possibili placche ventate dei giorni prima) ma soprattutto per la paura che l’elicottero scaricasse degli sciatori sopra di noi (perché un conto è giudicare la sicurezza del percorso dal basso e con la propria esperienza e un conto è avere un gruppo di gente, con o senza guida, che ti scia sopra la testa).

Appena il tempo di raggiungere la base del pendio e tutti gli elisciatori hanno iniziato a scendere ricalcando le nostre tracce. Ora, io in Val Formazza non ho più nessuna voglia di tornarci perché non ho nessuna voglia di andare in luoghi che ripropongono i rumori della città e l’affollamento delle piste di sci. Anche se ci sono molte ragioni, morali ed etiche, per cui gli elicotteri non dovrebbero volare a scopo ricreativo su zone che andrebbero protette per la loro bellezza, magari chi ha permesso e voluto l’eliski potrebbe iniziare a porsi una domanda: “Accettando l’eliski non rischiamo, a medio termine, di perdere molti più soldi?”

Parlando la lingua del denaro, forse l’unico linguaggio condiviso del nostro tempo, ho come l’impressione che il vantaggio dei guadagni provenienti dell’eliski sia destinato a pochi e che a causa di questi la gente che veniva in Val Formazza per sentire il “rumore delle stelle”, con gli sci, le ciaspole o semplicemente a piedi, sarà sempre meno. A questo punto, per assurdo, tanto vale puntare tutto sull’eliski e incidere anche l’elicottero sulla crosta del Bettelmatt. Val Formazza patria dell’eliski, addio.

Una proposta per il nuovo logo del formaggio Bettelmatt
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E allora, la reazione.

Innanzitutto come è nata l’idea. Avendo partecipato al raduno della Valmalenco del 1° febbraio 2015, organizzato da Michele Comi e Giuseppe Popi Miotti, in quell’occasione, parlando con Michele, è nata l’idea di replicare la formula in altre valli. La manifestazione della Valmalenco ha avuto un grande successo, soprattutto mediatico. Qui è la rassegna stampa.

Io lavoro a Milano ma sono cresciuto a Stresa e le montagne che più conosco e più frequento sono quelle dell’Ossola. Come non iniziare quindi dalla Val Formazza che, ahimè, ha un enorme potenziale per l’eliski che comincia a dare i suoi frutti amari?

Per avere un appoggio autorevole ho pensato di coinvolgere da subito Alberto Paleari e Marco Tosi, due guide alpine che già dal 2012 avevano manifestato apertamente la loro critica all’eliski. Entrambi hanno aderito da subito con grande interesse.

Le sezioni del CAI Est Monterosa sono venute dopo, con alcuni distinguo: Macugnaga e Formazza si sono rifiutate di appoggiare l’iniziativa. Su 17 sezioni, hanno aderito in 15, benché il bidecalogo del CAI parli molto chiaro. Evidentemente al CAI non esiste il vincolo di mandato…

La mia personale critica, per quanto poco possa valere, all’eliski non è certo di tipo moralista. E’ disinteressata, liberale, estetica. E’ una questione di eleganza, di stile. Andare in montagna con l’elicottero è come andare al matrimonio della regina in ciabatte.

Qui, per chi vuole, sono dei link al riguardo dell’eliski in Val Formazza, prossima terra di conquista per gli elisciatori:
– il sito svizzero Heli-guides.com (in inglese) promuove settimane nei “luoghi virtualmente inviolati” della Val Formazza;
– l’italianissimo heliski-valformazza.com definisce la Val Formazza, il “nostro incredibile paradiso eliski” e anche “il Canada delle Alpi”. Poi spara: “Nell´area della Formazza abbiamo la possibilità di decidere volta per volta i nostri atterraggi di partenza all’interno della zona di volo prescelta, prerogativa di poche altre aree. Questo ci offre alta flessibilità e terreni unici con una varietà di discese che stupirebbe anche il più esigente eli-skier”. Prosegue vantandosi ancora che nei 120 kmq di terreno “grazie alla possibilità di atterrare liberamente all’interno della zona, possiamo scegliere il terreno e la qualità della neve che più vi soddisferà”;
– il documento di riflessione del 2012 No eliski nel futuro della montagna che vedeva tra i firmatari Alberto Paleari;
– la (ridicola) Valutazione di incidenza positiva per eliski sul comune di Macugnaga che per vicinanza geografica ha esteso il virus alla Formazza.

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NO eliski in Val Formazza (né altrove nelle Alpi) ultima modifica: 2015-03-24T07:00:05+01:00 da GognaBlog

8 pensieri su “NO eliski in Val Formazza (né altrove nelle Alpi)”

  1. 8

    grazie Jacob,

    completamente d’accordo sull’ipocrisia/ambivalenza dell’opportunismo.
    E mi pare pure molto sensato tuo ragionamento: autobus vs elicopter.
    P.S.il link al sito fb del rufugio che hai inserito pare irraggiungibile, allora lo riporto:
    https://www.facebook.com/pages/Rifugio-Miryam/175906559111160

  2. 7

    Grazie per la citazione. Volevo aggiungere una lunga risposta che avevo pubblicato sulla pagina facebook del rifugio Miryam (https://www.facebook.com/pages/Rifugio-Miryam) in risposta ai commenti di chi sosteneva che fossi arrogante nel non volere tornare più in Val Formazza e che il mio post non offrisse alternative costruttive.

    La Val Formazza non è brutta, anzi per decenni è rimasta un luogo in buona parte incontaminato e non molto diverso da come lo ha raccontato Mario Rigoni Stern e a differenza di altre sfortunate località non ha incontrato un caotico e incontrollato sviluppo turistico. Le dighe, che pur hanno trasformato la valle e fatto scomparire intere località, sono rimaste a ricordarci che è possibile anche vivere in maniera sostenibile e armonica con la natura.

    Quando scrivo “Val Formazza patria dell’eliski. Addio.” -sto banalmente esercitando il mio diritto di consumatore/usufruitore. E’ mio diritto non consumare qualcosa che non voglio, il rumore e il rischio di venire travolto da una valanga causata da altri. Il giorno in cui vorrò usufruire di un po’ di wilderness, non andrò più in Val Formazza ma andrò in un altro luogo e suggerirò anche ai miei amici di fare altrettanto. E non è il Vannino a non piacermi. Quello che personalmente non sopporto è l’atmosfera ambivalente che circonda la Val Formazza e diverse altre località di montagna: quando fa comodo viene presentata come una località dalla natura incontaminata, poi, possibilmente senza che nessuno veda, quegli stessi luoghi vengono sfruttati in ogni modo per produrre utile senza rispetto alcuno verso lo stesso l’ambiente di cui tanto ci si vanta. Non mi interessa che l’eliski in valle avvenga “solo” tra il primo dicembre e il 28 febbraio (come pubblicizza il sito heliski-valformazza.com). Saranno “solo” tre mesi ma anche se fosse solo uno a me darebbe fastidio perché, a prescindere dalla mia etica, dal momento che un elicottero fa avanti e indietro per la valle a depositare sciatori la Val Formazza non è più il paradiso incontaminato che l’associazione turistica della valle pubblicizza. E’ una frode. Perché nascondere che l’eliski c’è e si sente? Perché non andarne fieri, puntarci su tutto e farne davvero la patria del genere? Heliski-valformazza.com già ci si avvicina quando dice: “La NOSTRA area con circa 120kmq di terreno offre probabilmente il maggior potenziale di eliski nelle Alpi. Grazie alla possibilità di atterrare liberamente all´interno della zona, possiamo scegliere il terreno e la qualità della neve che più vi soddisferà.” E’ questa ipocrisia di fondo che personalmente mi infastidisce.

    Se in Irlanda l’eliski non è contemplato per ragioni geografiche, altrettanto non si può dire in Svezia. Ma ha senso parlarne quando in quest’ultima la densità di popolazione (20individui/km2) è dieci volte inferiore a quella italiana (200). Non sarebbe meglio conservare dei luoghi dove si può davvero assaporare il silenzio? Mi piacerebbe che con le dovute pressioni chi comanda in valle scelga da che parte stare, se raggiungere in fretta le capitali del turismo alpino oppure se fare proprio un modello di sviluppo più sostenibile che renda la Val Formazza un luogo inequivocabilmente speciale. Un modello di sviluppo e turismo sostenibile in ambiente alpino come promuove ad esempio la neonata rete torinese http://www.sweetmountains.it con i dieci punti del suo manifesto. Se i proventi dell’eliski di sicuro riempiono le tasche di qualcuno, dentro e fuori la valle, un atteggiamento più lungimirante potrebbe essere ad esempio investire in trasporti pubblici paragonabili ai postali della limitrofa Svizzera che collegati alla semi-elvetica stazione di Domodossola (dove arrivano in orario i treni da Locarno e Briga) renderebbe la valle molto più fruibile ai turisti svizzeri (molti infatti non hanno una macchina e sono abituati a spostarsi coi trasporti pubblici; se avete mai guardato una cartina svizzera di sci-alpinismo sono indicate in giallo tutte le fermate dell’autobus). All’incirca con gli stessi litri di combustibile usati per un’ora di elicottero, un autobus da 50 posti può fare dieci volte Domodossola-Riale e ritorno!

    Non mi interessa che una legge e una dubbia Valutazione d’Impatto Ambientale abbiano dato il nulla osta all’eliski, lo Stato è una costruzione umana, non è infallibile, e come individui possiamo solo cercare di vigilare e di dargli la giusta direzione all’interno del lecito, boicottando (è il mio caso, prossima gita in valle Antrona), organizzando dimostrazioni ma soprattutto divulgando quello che in Val Formazza viene permesso fare.

  3. 6
    Michele Comi says:

    Perfetta e triste riproduzione dello “sviluppo” legato al consumo immediato che sa creare meglio il consenso, simbolo tragico di una finta democrazia. Gli esempi sono innumerevoli. Quanto al CAI anche in questo caso si replicano le stesse dinamiche, per il raduno no elisci in Valmalenco dello scorso febbraio, dove la locale sezione non ha mai espresso il benchè minimo, né timido, accenno di condivisione, piuttosto il contrario.

  4. 5

    Grazie Nicola del link all’articolo.
    Le motivazioni dei sindaci sono il solito refrain contradditorio. Quoto due frasette dall’articolo:

    “un solo veivolo”.

    In quale area di territorio ? il comune presumo; dunque un solo veivolo motliplicato per tutti i comuni (limitrofi) ad aree montane?

    “Eliski attività per pochi intimi? Secondo i sindaci non è così”

    Ma allora sto benedetto elicottero “solitario” deve servire le masse o sti pochi intimi ?
    Perchè se l’elicottero, piccolino, porta su pochi intimi, pochi giorni l’anno, quando “proprio proprio c’è bello” e c’è neve giusta, come argomentano al solito i sindaci, dovè sto “preservare l’economia” ? Va bhè, sono le solite tesi che abbiamo già visto in Dolomiti; degli interessi particolari di questo o quel sindaco, i cittadini sapranno come votare alla prossima occasione.

    Ma hai ragione, Nicola, anch’io vorrei proprio sentire una versione ufficiale e trasparente dei motivi dei presidenti CAI che “avvallano”. Biodecalogo-Eretici? Questioni di “politica locale” ? Ed il santa sanctorum delle supercommissioni del CAI Nazionale che dice ? Ci verranno a dribblare con supercazzole per convincerci della democrazia e “biodiversità” delle scelte locali ? 😉

  5. 4
    Alberto Benassi says:

    la miopia umana non ha limiti e l’uomo non si rende conto che è avviato verso il baratro. Un pò come la cementificazione e il conseguente enorme consumo del territorio.
    A noi ci fa poco ma le generazioni future ne pagheranno le conseguenze.

  6. 3
    Nicola Pech says:

    http://www.lastampa.it/2015/03/23/edizioni/verbania/cronaca/leliski-un-bene-per-leconomia-dei-nostri-territori-okaV0fPa1DJWPq7JuZCY5H/pagina.html
    questa la risposta dei sindaci di Macugnaga e Formazza, le sezioni del CAI si sono allineate. Il vero perchè sarebbe interessante saperlo dai presidenti.

  7. 2

    sorry, miei soliti errori di battitura veloce: https://www.facebook.com/noeliskisulledolomiti

  8. 1

    Bene, sarà una festa con bella gente!

    Jacob Balzani Lööv dici “Ora, io in Val Formazza non ho più nessuna voglia di tornarci perché non ho nessuna voglia di andare in luoghi che ripropongono i rumori della città e l’affollamento delle piste di sci”. Mi ci ritrovo; per me questo motivo ad opposizione dell’eliski (e di altri mezzi a motore a scopo ludico), basta ed avanza.

    P.S. perchè le sezioni del Club Alpino Italiano di Macugnaga e Formazza si sono addirittura “rifiutate” di appoggiare l’iniziativa ?

    P.S. http://www.facebook.com/noeliskisulledolimiti

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