Non è avventura se è una gara

Non è avventura se è una gara

Dalla realtà storica al reality
L’alpinismo è una delle attività più squisitamente romantiche che l’uomo abbia concepito: abbandonata la serena contemplazione propria del sentirsi una sola cosa con il creato, ecco nascere la contrapposizione dell’uomo alla natura, la volontà di vittoria sulle più grandi forze e sulle più immani manifestazioni del mondo selvaggio e verticale.

Negli anni ’30 questa complessa attività umana subì gli influssi del nazionalismo, le più grandi vittorie erano viste come successi della propria patria, la competizione cominciò a permeare in modo massiccio i tentativi al Nanga Parbat, i serrati attacchi alla Nord della Cima Grande di Lavaredo, la corsa alle Jorasses e all’Eiger. Si fecero largo le prime figure eroiche, uomini che venivano eretti a esempio della capacità di sfidare la natura proprio là dove questa mostrava di più i denti.

Nell’elenco delle conquiste nazionali osserviamo che la squadra aveva un’importanza basilare in quasi tutte le spedizioni. Questo approccio, quasi militare, era considerato vincente. Anche se c’erano eccezioni che urlavano la diversità dell’eroismo del singolo, da Hermann Buhl sul Nanga Parbat a Walter Bonatti sul K2. Ci fu l’esempio futuristico di Buhl, Kurt Diemberger, Markus Schmuck e Fritz Wintersteller che nel 1957 salirono il Broad Peak in stile alpino. Ma le spedizioni, nella quasi totalità, continuavano a essere mastodontiche: cito i Cinesi all’Everest, le spedizioni italiane al Gasherbrum IV, all’Everest (Monzino) e alla Sud del Lhotse, prima Norman Dyrenfurth e poi gli inglesi di Chris Bonington alla Sud-ovest dell’Everest, i francesi al pilastro ovest del Makalu, allo Jannu, alla Magic Line del K2.

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Quest’ultima, del 1979, segnò un termine. Erano maturi i tempi dello stile alpino sulle montagne extraeuropee. Ma erano anche i tempi degli alpinisti sponsorizzati. L’attenzione della stampa, dopo gli eroismi di Walter Bonatti, Cesare Maestri e René Desmaison, si rivolse ad altri personaggi, se possibile più individualisti, che portarono ancora più avanti i limiti dell’estremo. Un compito davvero difficile, anche perché per farlo occorreva diminuire gradualmente il proprio margine di isolamento, fino all’exploit seguito in tempo reale.

Ma gli anni ’80 sono stati anche quelli dell’arrampicata sportiva, nata in contrapposizione ai grandi rischi dell’alpinismo. La visione sportiva, già presente negli anni ’30, dopo un lungo cammino di una cinquantina d’anni aveva fatto così tanta strada da pretendere una disciplina a se stante.

Oggi assistiamo allo svolgersi di tante specialità diverse, è diventato impossibile primeggiare in tutti i campi. L’individuo deve accettarlo e trovare la propria strada sviluppando comunque al meglio le proprie doti relative alle singole discipline. Così si scopre che Tommy Caldwell e Alex Honnold, campioni assoluti in varie discipline su roccia, si rivelano fenomeni anche in traversate patagoniche impensabili fino solo a pochi anni fa. Scopriamo che il fenomeno Hans-Joerg Auer, da acrobatico saltimbanco spericolato sul Pesce in Marmolada diventa uno dei migliori alpinisti da spedizione in stile alpino, vincendo anche un Piolet d’Or.

I concorrenti a Monte Bianco – sfida verticale: (da sinistra), Enzo Salvi, Filippo Facci, Dayane Mello, Stefano maniscalco, Arisa, Jane Alexander e Gianluca Zambrotta
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Questa è, in poche righe, l’evoluzione dell’alpinismo. E, in questo quadro, si è voluto inserire un gioco televisivo che si richiamasse a tutte le suggestioni dell’alpinismo per poi tradirle una per una. E’ un reality, e lo hanno battezzato Monte Bianco – sfida verticale.

Ieri sera, 9 novembre 2015, c’è stata la prima di cinque puntate.

Un gioco, dunque qualcosa di diverso dall’alpinismo, sia come regole sia come filosofia di base.

Quando pensiamo al reality, ci vengono in mente alcune puntate, intraviste distrattamente, del Grande Fratello, LIsola dei Famosi, Pechino Express o altre ancora in cui abbiamo inciampato “zappando” con il telecomando.

La realtà non è uno sport, dunque è giusto e sacrosanto che un reality non usi regole sportive. Ma questo però è l’unico aggancio conservato con la realtà, perché il gioco vuole regole che non divertano i protagonisti bensì gli spettatori.

L’azzardo perciò è un artificio cui questo gioco ricorre spesso: è l’unico sistema che ha l’uomo comune per uscire dalla mediocrità di facebook se non è in cima ai suoi desideri il seguire la strada normale, cioè l’applicazione e l’esperienza di anni di fatiche, fatiche e ancora fatiche.

Anzi, nel reality applicato alla montagna, proprio chi ha dovuto affrontare anni e anni di spasmodici sforzi per avere un’esperienza e un titolo da guida alpina rischia di trovarsi in bilico tra l’ammirazione sconfinata e il ridicolo della situazione. Perché parlo di ridicolo? Perché è evidente a uno spettatore attento che la guida è costretta a giocare in un altro campo, proprio come il concorrente che da cantante, o da attore o da calciatore, si trova su terreno per nulla conosciuto. Anche la guida alpina quindi se la deve giocare, per continuare a essere credibile. E non tutti ci riescono sempre…

E’ un gioco. L’alpinismo resisterà anche a questo.

Caterina Balivo e Simone Moro
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Self-control
Ho assistito alla prima puntata di Monte Bianco imponendomi d’essere oggettivamente aperto, senza prevenzioni, senza saccenti storcimenti di naso.

Non ho fatto miei alcuni giudizi che ho letto allorché giravano i primi trailer:

Il trailer… fa veramente cagare. Un danno all’immagine della Montagna come luogo di svago e avventura consapevole e alla gente comune che la pratica o che vuole avvicinarsi. TV SPAZZATURA! (Andrea Savonitto)”;

oppure: “Tecnicamente è stranamente accettabile (non deve averlo fatto un regista o montatore Rai…), ma devo dire che finora ero stato neutrale e superficiale, ma così… beh, una roba vomitevole. Passo dalla parte dei critici a dismisura e a questo punto la prima guida alpina che mi dice che è promozione della montagna le sputo in un occhio (Fabio Palma)”.

Mi sono imparato diligentemente i nomi dei concorrenti che, all’inizio definiti celebrities, sono promossi dall’entusiasta conduttrice Caterina Balivo Alpinisti; la prima fitta dolorifica alla mia sensibilità l’ho ricevuta sentendo affermare che Simone Moro è “il più forte alpinista del Mondo”. Odio queste battute, mi irritano. E’ ovvio che Moro sia nella assai ristretta cerchia dei migliori al mondo, ma per favore non andiamo oltre, neppure per scherzo. Si dirà: è una battuta. E’ vero, ma le battute, in questo genere di spettacoli, sono tutto. Infatti sono ciò che rimane.

L’esposizione poi delle regole delle varie giornate che costituivano la prima puntata mi ha richiesto ulteriore sforzo di accettazione.

La prova “vertigine” consisteva nell’essere calati dalla propria guida giù da una parete di una settantina di metri, con tratti nel vuoto. Il ridicolo di questa manovra, ineccepibilmente condotta dalle guide, era il famigerato tempo con il quale si misurava la velocità di esecuzione delle singole cordate. Ci vuole poco a capire che, al di là delle prime comprensibili esitazioni di chi sta per essere calato per la prima volta nell’abisso, la velocità della manovra era soprattutto determinata da quanto velocemente la guida lasciasse scorrere la corda. E in effetti la prova è stata vinta dalla cordata gialla. Anna Torretta calava il campione di karatè Stefano Maniscalco a una velocità tale che si vedeva a occhio nudo che si stavano aggiudicando la prova. Ma in realtà questo esercizio è servito solo a determinare, misurando il tempo in cui il concorrente si decideva a dare fiducia, la cordata più “lenta, quella verde della cantante Arisa con la guida Matteo Calcamuggi. Fiducia non si accorda con velocità, peccato questa abbia fagocitato nello spettacolo la descrizione dell’esperienza di fiducia, che di solito richiede i suoi tempi. Comunque la scena di Arisa che esita, piagnucola e si dimena sull’orlo dell’abisso, esitando a ordinare a Matteo di lasciarla scendere è una delle meglio riuscite. La paura è tale e quale quella che ho visto in centinaia di persone che ho calato per la prima volta: e Arisa ha il dono d’essere simpatica, come quando dice che lei “non si fida di nessuno” o come al risveglio in tenda (ore 6.00) quando fruga nel borsino alla ricerca del fard e mormora: “Metti che incontro lo stambecco della mia vita!”.

Dayane Mello
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Qualunque pretesa di oggettiva sportività è fugata dalla consegna pomeridiana di una gavetta alla cordata vincente: sapranno solo la mattina dopo la penalità che la cordata vincente leggerà aprendo la gavetta. Stefano Maniscalco il mattino dopo darà la penalità a chi vorrà lui. Lo vedremo molto imbarazzato, uno sportivo come lui, a consegnare una penalità per nulla sportiva al calciatore Gianluca Zambrotta. Per nulla imbarazzata, anzi molto sicura di sé, è la brasiliana Dayane Mello che ci delizia in prolungati lavaggi in mutandina nelle gelide acque del torrente della Val Ferret.

Lo spettacolo si dipana alternando brevi interviste e altrettanto brevi scenette con battuta. Sentiamo il giornalista Filippo Facci (cordata nera con Andrea Perrod) dire: “Non sono venuto qui a fare nodi… non me ne frega niente”. E infatti è l’ultimo di sette a realizzare il nodo a otto, una prova obbligatoria. Facci sembra molto sicuro di sé quando afferma: “Sono venuto qui per salire in cima al Monte Bianco: altro non mi interessa!”. Altri, nelle presentazioni, sono meno risoluti ma più intelligenti: per esempio, Jane Alexander afferma d’essere una persona un po’ insicura in certe cose, dunque quella è la sua motivazione, ritrovare sicurezza; oppure Enzo Salvi, che paragona il suo essere lì come a una curiosità per i mondi di Heidi che ti sorridono.

Quando Dayane (cordata viola con il semi-rasta Stefano De Giorgis) riesce a vincere la prova velocità su placca la sentiamo dire che “vincere sulla montagna è magico”. Ma con quella bocca può dire quello che vuole…

Le tre prove di scalata parallela che seguono evidenziano, a mio parere, che l’itinerario di destra era leggermente più facile di quello a sinistra: la prova è che i concorrenti vincenti sono tutti e tre a destra, mentre le musiche qui sono alzate di volume nel tentativo di creare suspense emotivo!

Ma ancora mi ostino a trovare parametri sportivi in qualcosa che ne è estraneo! Come quando i tre perdenti si ritrovano sulla prova boulder, anche questa cronometrata, ma su itinerari diversi!

Insomma, alla fine, a rischio eliminazione si ritrovano Arisa e Matteo. La brasiliana sentenzia che assieme a loro, il giorno dopo a contendersi il non essere eliminati, sarà la cordata blu, Enzo Salvi con Alberto Miele.

I quattro dovranno scalare la vetta delle Pyramides Calcaires, ci sono interviste a Salvi e Arisa. Quest’ultima dice, assai credibilmente, che se anche sarà eliminata, i ricordi di questi due giorni “se la batteranno” nella classifica delle prove della sua vita.

La cordata eliminata: Arisa (Rosalba Pippa) con Matteo Calcamuggi
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La presenza di Simone Moro, un misto di regista del gioco e sovrintendente tecnico, è basilare. Finalmente gli sentiamo dire: “In montagna non è che per forza dobbiamo andare a cronometro, l’abbiamo fatto qui per la classifica”. E meno male, cominciavo a temere che tutti, dopo questa puntata, fossero autorizzati a intenderlo così… Comunque nelle scene d’azione non ci sono smagliature tecniche, non si vedono gli orrori di altri filmati, cioè cose che non stanno né in cielo né in terra. A parte un caso. Sulle Pyramides Calcaires a un certo punto, e per un attimo, si vede Enzo Salvi muoversi barcollando perché ha i crampi alle gambe mentre la sua guida non lo sta assicurando in quanto sta scendendo un diedro per tornare da lui e massaggiarlo. E’ pur vero che la guida gli dice di non muoversi, ma è altrettanto vero che lo spettatore lo vede muoversi, e male. Un episodio che non doveva verificarsi, una scena diseducativa che doveva essere tagliata.

La parte più bella della puntata è comunque in queste scene della salita alle Pyramides Calcaires: Arisa sta salendo con Calcamuggi e fa fatica, tanta. Qui la ragazza esagera, tratta male la sua guida. Poi dice di saperlo di essere insopportabile, vuole dal suo compagno il suo vero essere: “Tu sei il continuo elogio di te stesso e del tuo lavoro… non posso farcela!”. Oppure: “Ma mandami affanculo… mandami a cagare… così so chi sei, so che sei vero!”.

Dopo qualche scena della loro breve discesa, assistiamo al ricongiungimento con il resto della squadra tramite uno smaccato trasporto in elicottero. E veniamo a sapere che Arisa e Matteo sono eliminati. Lacrimuccia finale.

Caterina Balivo
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Basta così
Insomma, di montagna poca. Avremo altre quattro puntate, dove di certo se ne vedrà un po’ di più. Ma le lascio a chi piace questo spettacolo, a chi vuole sapere chi vincerà. Vi prometto che il Gogna Blog non se ne occuperà più.

Monte Bianco si presenta come un innocuo gioco ma rischia di ridurre l’alpinismo a una goliardata senza motivazione, a un Amici miei senza la bravura di Ugo Tognazzi e soci e senza l’arte di Mario Monicelli. Come se la cultura fosse rappresentata dal nozionismo di Lascia o raddoppia o del Musichiere, come se la canzone davvero popolare fosse quella del Festival di Sanremo. Quando ci piaceva Carosello.

Non è alpinismo, non è avventura. Non è avventura se è una gara! Chiamiamola “spietata esperienza adrenalinica”.

E’ una falsa spinta a conoscere la natura della montagna quella di aggirarsi in elicottero per filmare la fuga di uno stambecco terrorizzato.

E infine: un gioco-spettacolo ha bisogno di finzione, lo si sa. Alfonso Cuarón non è andato nello spazio per filmare Gravity, come Brian De Palma non è andato su Marte con Mission to Mars. Allo stesso modo, chissà quali astuzie e tecniche vengono messe in opera allorché guardiamo altri reality, quello con i pasticceri per esempio. Sono tutti giochi. Un gourmet avrebbe parecchio da ridire. Figuriamoci un astronauta.

Non dimentichiamo però che se qualcuno si entusiasma per la pasticceria nel vedere quel reality, al massimo potrà cucinare dei dolci schifosi illudendosi che sia facile; non scordiamoci che nessuno di noi, pur emozionandosi alla vista di Gravity o Interstellar, non avrà mai occasione di andare nello spazio e di viaggiare nel tempo. Invece gli spettatori di Monte Bianco potrebbero galvanizzarsi a questo genere di sfida e alle scene “mozzafiato” (sempre questa parola!) che la montagna ci regala. E’ alla loro portata. I portatori sani di adrenalina potrebbero conoscere una rapida evoluzione a malattia. E non sono pronti, perché in montagna non hanno mai sudato, non hanno mai pensato a un obiettivo che non fosse il Monte Bianco o l’Everest, le montagne che t’insegnano a scuola. Lo scoprire poi ogni debolezza dei concorrenti, invece di portare a più miti consigli, potrebbe favorire la convinzione che noi… no, noi non abbiamo bisogno della guida. Quei fessacchiotti sì, noi no.

Caterina Balivo
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Non è avventura se è una gara ultima modifica: 2015-11-10T05:52:45+01:00 da GognaBlog

137 pensieri su “Non è avventura se è una gara”

  1. 137

    Giorgio, l’articolo è quello! Pur non essendo lettrice fedele del quotidiano, anche io mi sono, tuttavia, stupita. Condivido, perciò, i tuoi commenti a questo proposito. Passando gli anni assomigliano sempre più ai borghesi che proclamavano di disprezzare: metamorfosi, come tante altre.

  2. 136

    Ciao Paola,
    grazie del suggerimento all’articolo del Manifesto; credo sia questo:
    http://ilmanifesto.info/lo-spettacolo-della-vetta-tutti-gli-antenati-di-monte-bianco/
    Il manifesto di 20 anni fà… penso che non avrebbe pubblicato un simile punto di vista, che io classifico “del partito liberista” (vedi mio commento sotto). E’ l’odierno mondo storto (direbbe forse Mauro Corona), del revisionismo storico. Ah però.

  3. 135

    1) Grazie per l’articolo di Nicola Pech,bellissimo! Dice proprio la verità. Un punto importante è proprio quello: l’uso dell’elicottero. Tuttavia i difensori del reality continuano a non darsi pace perchè la trasmissione non è piaciuta. Su ‘il Manifesto’ di giorni fa è uscito un articolo che giudicava fuori luogo le accuse fatte al programma in quanto ‘gara’: l’articolo informava del fatto che molte conquiste di vette importanti sono state ‘gare’ citando , anche, il Cervino. Per me il centro del dibattito non è, o non è soltanto, quello. Per fortuna questo bell’articolo di Nicola Pech che voi riportate (grazie!) lo dice a chiare lettere. E’ rassicurante sentire qualcuno che parla chiaro e dice la verità.
    2) Facci: fantastica la sua passione per la montagna,come lo è quella di milioni di altri esseri umani che questa passione hanno, e di cui nessuno parla.
    Una curiosità: Il giornalista mi ha ‘bloccata’ sul suo account Twitter, forse per alcuni commenti da me espressi. (o semplicemente per una marcata, comprensibilissima, antipatia ‘twitterica’) . Non ho capito per quale commento…. Perchè ho scritto che il sindaco di Saint Gervais ha avuto tutto il diritto di esprimere opinioni in merito al reality e ad aver criticato l’uso dell’elicottero? Oppure , parlando di altre cose, perchè ho scritto che “il Sud è stato sventrato dal Nord nella guerra per l’Unità d’Italia ? (rif: il bel libro ‘Terroni’, di Pino Aprile, ed. Piemme)….oppure perchè, parlando ancora d’altro, ho scritto che “Wagner musica del nazismo (non lo dico io, è stato un fatto)”….Chissà. Certo da uno che va in montagna un atteggiamento così non te l’aspetti. La montagna è libera, e ‘liberatutti’, è per tutti, e azzera tutti: siamo tutti uguali.
    Continuate con questo blog: siete veramente formidabili e un arricchimento per la gente comune come me.

  4. 134

    Articolo completo di Nicola Pech dal bel titolo: “Monte Bianco, il format degli alpinisti con l’elicottero”:
    http://www.huffingtonpost.it/nicola-pech/monte-bianco-il-format-degli-alpinisti-con-lelicottero_b_8854410.html
    Ma d’altra parte, tutti da gustare gli articoli scazzeggianti di Filippo Facci:
    https://www.facebook.com/notes/filippo-facci/la-montagna-pi%C3%B9-alta-deuropa/10154472441043009
    http://www.montagna.tv/cms/77256/polemiche-sul-reality-filippo-facci-a-montagna-tv-ecco-verita-e-retroscena-del-mio-monte-bianco
    > “Ogni volta che indosso il Goretex, mi torna in mente Kukuczka.” ?
    bhooooooooooo ?
    Facci ? Ma Facci chi ?

  5. 133
    Sandro Lovari says:

    Chi – come me – lavora da alcuni decenni sulla fauna di montagna vede questo straordinario ambiente come una sorta di laboratorio, nel quale NON fare esperimenti che lo violino, ma osservare, registrare e collegare fatti per spiegarne il particolarissimo funzionamento. Qualsiasi approccio alla montagna distruttivo o distorto mi/ci causa sentimenti oscillanti tra il disagio e… l’ira funesta.
    La velocità di volo degli elicotteri – e degli alianti – causa terrore nella fauna di montagna, perfino più dell’aeroplano. Probabilmente perchè somiglia al tipo di volo dell’aquila.
    L’uso dell’elicottero in montagna dovrebbe essere ristretto soltanto a operazioni di pubblica e documentata necessità.
    Sandro Lovari, U.R. Ecologia comportamentale, Etologia e Gestione della fauna (Dipartimento di Scienze della Vita, Università di Siena)

  6. 132
    Alessandro Gogna says:

    Chi – come me – lavora da alcuni decenni sulla fauna di montagna vede questo straordinario ambiente come una sorta di laboratorio, nel quale NON fare esperimenti che lo violino, ma osservare, registrare e collegare fatti per spiegarne il particolarissimo funzionamento. Qualsiasi approccio alla montagna distruttivo o distorto mi/ci causa sentimenti oscillanti tra il disagio e… l’ira funesta.
    La velocità di volo degli elicotteri – e degli alianti – causa terrore nella fauna di montagna, perfino più dell’aeroplano. Probabilmente perchè somiglia al tipo di volo dell’aquila.
    L’uso dell’elicottero in montagna dovrebbe essere ristretto soltanto a operazioni di pubblica e documentata necessità.
    Sandro Lovari, U.R. Ecologia comportamentale, Etologia e Gestione della fauna (Dipartimento di Scienze della Vita, Università di Siena)

  7. 131
    Nicola Pech says:

    Il timore è che chi in quella trasmissione ha investito parecchi quattrini (la Regione Valle d’Aosta ad esempio) voglia sdoganare definitivamente quel tipo di alpinismo. Cosa dobbiamo aspettarci per la prossima stagione? Le guide di Courmayeur proporranno un bel pacchetto Monte Bianco con salita dal Gonella in elicottero? È questo, alpinisti o no, che vogliamo per le Alpi? Una grande piazzola per elitrasportare “in sicurezza” centinaia di alpinisti smaniosi della foto di vetta da postare sui social network? È cosi che vogliamo ridurre il Monte Bianco? In questo alpinismo non c’è silenzio, non c’è avventura e la fatica è addomesticata da un elicottero che adatta la salita all’alpinista e non viceversa. Questo è quello che si è visto a Monte Bianco, il resto sono chiacchiere che durano il tempo di una stagione (televisiva). Uffici del turismo e compagnie di elicotteri si leccano i baffi, Balmat e Paccard si rivolteranno nella tomba.

  8. 130

    La dicotomia bipartitica del mio post precedente è una dichiarata scherzosa provocazione!
    E’ ovvio che ogni essere umano è un partito a se stante.
    Il partito della montagna della libertà è proprio quello che oggi va per la maggiore e raccoglie persone molto differenti: tra le sue fila “militano” gli alpinisti “edonisti” di città, così come i montanari del “a casa mia faccio il ***** che dico io, che ci vivo da dieci generazioni”, alpinsiti top model, guide alpine (non tutte!) e dormicchianti professoroni del sodalizio (per non parlare dei caporali di giornata delle gite di massa), ambientalisti pret-a-porter, pure.
    E’ il partito dell’opportunismo, della convenienza del momento, individuale o di gruppo.
    Un opportunismo che può essere territoriale, corporativo, intellettuale, dell’evasione.
    La mia, ripeto, umoristica, suddivisione in “liberisti” e “libertari” è artificio per fare riflettere (prima di tutto me stesso) che alla fine della fiera ognuno di noi deve fare i conti con un “perchè” e sul “come”. Se siamo onesti e la domanda ce la facciamo senza autoingannarci, scopriamo che la risposta non è “soggettiva” e pertanto indiscutibile, ma c’è un filo che ci lega agli altri ed alla terra. Da cui l’esigenza di un “rispetto”, che qualcuno potrebbe chiamare “contemplazione del mistero”.
    Il partito dei “libertari” è allora semplicemente l’insieme di tutti quelli che cercano di vivere non opportunisticamente, ed io uso dico “vivere etico”. Io non ho verità in tasca su quale sia una “giusta etica”.
    “Il misticismo esiste per chi vive male dove sta” ?
    La mistica (e non il misticismo) è necessaria all’uomo appena si sveglia, ed appena si sveglia piange e sta male, così come piange il neonato uscito da dentro la mamma.
    “Ma la montagna é solo sassi ed é pure sorda.” ?
    Ancora non sono d’accordo. Per me la montagna, cioè la Terra, alta, bassa, terra di mezzo, brutta, bella, non è un ammasso di sassi e acqua ghiacciata. I sassi per me sono roba viva e ci sentono benissimo, solo che hanno loro tempi. lunghiiiii. Su questo blog si possono leggere alcuni bei fanta-racconti di Giuseppe Miotti a riguardo.
    Quindi anche lì, sulla materia: ci andrei cauto e rispettoso (parlo per me).
    C’era uno sai un mezzo sceinziato pazzo, che diceva che energia e materia sono la stessa roba…
    Una cosa ultima sugli intellettuali: anch’io ci tengo a dipanare un equivoco: per me intellettuale è anche la vecchina che taglia con la falce che hai descritto, Marcello, così come un “topo di biblioteca” piegato tutta la vita su libri (o computers), o addirittura un alpinista incacrenito con il suo “problema” (quest’ultimo caso è un pò forzato…) E’ la visione che l’essere umano concentra sul “qualcosa” a farmelo definire intellettuale. Cioè infine: ogni persona dovrebbe diventare intellettuale (se non lo è, è perchè dorme ancora).

  9. 129
    Marcello Cominetti says:

    La montagna é in teoria di tutti ma soprattutto dei montanari perché ci vivono. Alcini di loro (tanti, forse troppi) la svendono facilmente per ignoranza, ma ci sono tanti montanari affezionati al loro mondo che difendono da attacchi di vario tipo.
    Uno di questi è anche quello del classico intellettuale cittadino che pontifica spesso senza conoscere le relatà locali se non durante le vacanze. Il montanaro detesta questo tipo di interlocutore perché solitamente è uno che è contro tutto e che vorrebbe che le valli restassero intatte per andarci a giocare, a meditare o a rigenerarsi durante il suo tempo libero.
    Il partito della “montagna delle libertà” forse esiste ma ne esistono anche molti altri e i due proposti da Robino sono un po’ pochi e limitano un orizzonte che è ben piû ampio.
    Io sono nato in città, ho vissuto in molte realtà come isole, deserti, paesini di mare e campagna e da 31 anni vivo in montagna per scelta e gusto. Sono diventato un montanaro se mi rapporto ai miei amici cittadini che fanno gli avvocati, i commercialisti e anche gli impiegati o gli operai, e quindi mi sembra di capire le due campane: quella cittadina e quella montanara proprio per la mia vita passata e presente.
    I talebani non sono affatto gli intellettuali! Ma su questo tornerei dopo. Quello che non capisco è perché gli intellettuali che per difendere a spada tratta la montagna spesso incorrono in madornali errori di valutazione e giudizio, se la amano così tanto, il lunedì se ne tornano in città ai loro mestieri sognando il we successivo per tornarci. Mi sembra profondamente incongruente perché comunque si occuperanno sempre di un ambiente che non conosceranno mai a sufficienza.
    Io al mio attuale paese sono considerato un intellettuale perché partecipo a crociate contro i motociclisti nelle Dolomiti ad esempio, ma lo faccio perché vivendo lì le moto mi rompono le palle non poco e sviliscono un ambiente che senza la loro presenza ne guadagnarebbe. Insomma mi occupo a spada tratta di un argomento che conosco bene rapportato a una,biente che conosco altrettanto bene.
    I talebani dell’alpe non sono affatto degli intellettuali, secondo me, ma sono quelli che li scimmiottano (il tipico socio CAI per intenderci) scagliandosi contro argomenti e situazioni che i veri intellettuali semmai comprendono con tutti li loro limiti (e anche i miei, sottolineo) mentre il talebano contesta, propone, critica chi da secoli è parte attiva di un posto, standosene a casa, frequentando di rado quella montagna e leggendo le minchiate che propina Montagna 360. Ma stiamo scherzando?
    Messner sostiene che nessuno potrà raggiungere il feeling che ha chi é nato in montagna relazionandosi (come pe gli alpinisti) con la stessa e io concordo. Perché mi accorgo che anche vivendoci da decenni e frequentandola piuttosto costantemente non ho la stessa percezione che ne hanno i miei figli che ci sono nati o i giovani che a volte mi chiedono consigli tecnici perché sono una guida epoi quando andiamo insieme da qualche parte vedo che per loro certe situazioni sono naturali mentre a me richiedono più impegno e concentrazione.
    Questo orribile nome: Terre Alte, venuto in mente non so a chi, mi dice semmai che la montagna é vissuta unicamente come valvola di sfogo del cittadino frustrato e non come un luogo che la natura ha plasmato come più rido e dove fa più freddo, TUTTO QUI! Il misticismo esiste per chi vive male dove sta, credetemi.
    Ho imparato a usare la falce, l’affilo e taglio abbastanza bene l’erba attorno a casa, ma la mia vicina che ha 90 anni ed è ingobbita e mezza storpiata da una vita durissima passata a far fieno, ancora oggi mi da dei punti e taglia a velocità doppia della mia.
    La valvola di sfogo non dovrebbe esistere. Le vacanze non dovrebbero esistere così come le Terre Alte o la montagna stessa. Mi sembriamo esseri piccoli piccoli che di fronte alla grandezza urliamo per farci sentire… Ma la montagna é solo sassi ed é pure sorda.

  10. 128

    Ma cos’è che ha fatto Simone Moro ?
    Non ditemi che ha guidato lui stesso un elicottero per portar su i concorrenti ?
    Lo chiedo sinceramente, forse indovinando la sceneggiatura, ma per certo la trasmissione non mi sono sognato lontanamente di guardarla. Ma è poco importante argomentare su possibili sponsorships, marketing e paventati business models. No.
    Passo invece al punto che mi interessa maggiormente, perchè è il punto centrale del gognablog (secondo me): il concetto di”libertà”.

    Emilio Previtali, la tua frase che ho definito prima “ambigua” e su cui avevo promesso tornare è questa:

    “Nel 2015 l’alpinismo, gli uomini che lo praticano e chi vi trova ispirazione hanno bisogno di tutto meno che di dichiarazioni retoriche, scontate e qualunquiste e men che meno di chi si proclama per la montagna libera e per tutti e che nella sostanza profonda del proprio agire e pensare, con apparente pacatezza, pretende di detenere il privilegio di assegnare il senso ultimo alle azioni e alle cose.”

    Sulla “libertà”, di sti tempi oscurantisti, vedo due possibili visioni contrapposte:
    1. LA VISIONE LIBERISTA
    E’ quella che sostiene un agire umano (in montagna) “qualsiasi”, basta che non arrechi danni ad altri. Quindi vanno bene elicotteri, motocross, gare, tutto. Estrapolo il concetto:
    “qualsiasi etica è valida (entro limiti di democrazia e legalità)”.
    Questa è tra l’altro quanto pensa in qualche modo proprio Simone Moro. Quoto le sue parole dall’editoriale “Liberi, ma educati” pubblicato su rivista Orobie (Ottobre 2015); Simone dice (riporto estratto da pagina 25):
    “C’è chi ama l’elicottero e l’eliski, altri le moto o i quad, e pure per loro c’è da parte mia rispetto e tolleranza perchè sono certo che esistono spazi e modalità in grado di consentire a tutti una pacifica convivenza. Per le attività motorizzate si tratta solo di definire modi e termini chiari per la pratica e non di tendere trappole o fomentare campagne fondamentaliste. Io non odio, tollero, constato che esiste anche il diverso e il diverso non lo si elimina, lo si conosce, lo si accetta e semmai si vigila sulle regole.”
    Bene.
    Chiamo questa posizione: “liberista”.
    Tutti d’accordo allora ?
    Io no! Ce n’è un’altra di posizione e direi che è quella a cui, Emilio Previtali, fai riferimento quando dici: “chi si proclama per la montagna libera e per tutti e che nella sostanza profonda del proprio agire e pensare, con apparente pacatezza, pretende di detenere il privilegio di assegnare il senso ultimo alle azioni e alle cose.”
    A chi ti riferisci Emilio ? A Mountain Wilderness ? Ad Alessandro Gogna ?
    La prospettiva che a me interessa, che tu definisci “assegnare il senso ultimo alle azioni e alle cose”, io la chiamo “etica”.
    2. LA VISIONE LIBERTARIA / ETICA
    Qui c’è un paradosso linguistico (libertista vs libertario). Quindi per diversificare chiamo “etica”, questa visione libertaria. Ed ora scherzosamente la metto sul personale: prendiamo il lavoro dell’Alessandro Gogna con questo blog: martella e martella, lui, su questo libertarismo, la “presunzione di necessità di libertà”.
    Eh? Ma perchè tanto tormento ? Relax and climb!
    Pensieri da vecchio ? No.
    E’ questa la domanda rognosa che lui ci ribalta addosso da sempre, ovviamente con le sue azioni e fin dal primo momento che ha preso carta e penna, da ragazzo direi, e sono certo che lo farà finchè avrà respiro.
    Ma perchè ? Presunzione di superiorità etica ? Non credo.
    Nella intervista che gli feci e qui leggibile da tutti in questo blog, me lo ripetè serio:
    “Guai a me, guai a chiunque, pretendere di aver visto e capito! Di essere superiori ai semplici” (vado a memoria).
    Quindi no! Non è questo il punto.
    Il punto è cosa stà dietro al “senso ultimo”, alla necessità per ogni essere umano, di scovare il proprio, nell’alpinismo, o in città, o navigando nel mare.
    E questo senso ultimo, non è mai un “gioco”.
    “Sogno” ? una fava!
    Quindi per riassumere la scherzosa dicotomia, e pardosso di etichetta, i due partitini sono:
    1. Partito Liberista (io lo chiamo anche quello della “montagna delle libertà”). Qui ci metto dentro di buon grado, presidenti di questa e quella, corporation.
    2. Partito Etico (in cui militano i disprezzati “talebani”, che un tempo si sarebbero detti pure dispregiativamente “intellettuali”). A proposito, partito quest’ultimo per modo di dire: perchè composto da “spiriti liberi”, anarchici di ogni specie e sorta. Gran rompicoglioni. Alcuni io li chiamo “maestri” e anche se loro, si incazzano, giustamente, se qualcuno li chiama “maestri” in faccia. Ma in fondo lo è chiunque, maestro, nel momento in cui ci insegna a mettere in discussione i nostri sogni giocosi di bambini. A vivere da adulti, nel piccolo pianeta (di Solyaris).
    E non c’è presidente o capo partito, che insegni sta roba qui,
    che possa metter mezza parola sensata, su sta roba qui.

  11. 127

    –Grazie per le precisazioni sulle Regioni a Statuto Speciale. Putroppo, però, neanche le eccellenti Valle d’Aosta e Trentino sono state esenti, negli anni, da sprechi; come documentano almeno due libri.
    I traguardi raggiunti da entrambe nell’ambito della montagna sono, però, veramente eccellenti ed apprezzati ovunque. I nostri Lazio e Abruzzo, invece, non hanno saputo trasformare il loro patrimonio in vera cultura di montagna.
    –Non sapevo che la Valle d’Aosta avesse sostenuto le spese per il programma TV: si ha sempre qualcosa da imparare!
    –L’ Abruzzo, oggi, propone solo montagna ‘con la guida’? Non so….Negli anni ’70 e ’80 si andava per quei monti da soli, un gruppo di scapestrati per cui la vera ‘rivoluzione’ era fuggirsene lassù tra sassi e praterie.
    Infine: Il vostro è veramente un Blog molto interessante; e poichè non vedo nessuna altra presenza ‘sudista’, grazie per non avermi radiato!

  12. 126
    adriano campardo says:

    Volevo scrivere che le contestazioni poste in precedenza da Luca Visentini sono anche le mie e aggiungere altro, ma vedo che Cominetti nel suo ultimo intervento è stato piu che esaustivo e concordo con lui…bravo Marcello

  13. 125
    Marcello Cominetti says:

    Secondo me ad avere ragione siamo qui in molti ma per motivi diversi.
    Il messaggio di Cesabianchi (nostro presidente) è si in stile “regime” ma (non avermene caro Cesare) mi trova fondamentalmente d’accordo anche perché sottolinea più di una volta l’assurdità delle esigenze dello show televisivo. E’ un messaggio diplomatico e un presidente, sempre mia opinione, lo deve essere, ma deve fare passare i concetti e qui i concetti c’erano.
    Mi spiace per Moro che non ne esce tanto bene. Forse era il più esposto a fare errori (anche se lui non ammetterà mai che ne può fare), poveretto, ma questo non giustifica cazzate come quella dell’elicottero. Questa non gliela perdono proprio. Lui è un pilota e un “alpinista” mediatizzato, pieno di sponsor ai quali vuole dare, a causa anche del suo carattere pregno d’orgoglio e retorica, giustamente soddisfazione. E gli sponsor (a parte forse Patagonia -che è uno dei miei, non lo nego-che si è esposto più volte con messaggi forti anche controproducenti al proprio business) si sà che più sono visti più son contenti. D’altra parte Moro non è l’uno che usa l’elicottero per l’avvicinamento al campo base delle montagne himalayane, fatto ritenuto valido persino dal nostro disastrato CAI (leggi mio post di ieri su questo blog La Via più lunga…), e qui ci sarebbe materiale per fare scoppiare la terza guerra mondiale, ma sorvolo.
    Visentini, anche io penso che si può imparare ad andare in montagna senza usare i servizi di una guida, ma non lo urlo perché preferisco lasciare a chiunque la possibilità di scegliere. Io sono una testa di cazzo e faccio la guida alpina proprio perché io non sarei mai andato con una guida né ci andrei oggi, pensa un po’.
    Il fatto che le guide siano finite davanti agli occhi di migliaia di telespettatori invece mi sembra positivo. Concordo con Miotti sul fatto che una guida dovrebbe fare scelte “montanare” e non di certo ricorrere all’elicottero per evitare i rischi, ma la cultura della rinuncia (cui penso aderiscano tutte le guide, altrimenti butto la patacca nel cesso come hai fatto tu) non poteva insegnarsi in un reality. Questo era un limite prevedibile ma intanto poi quando uno va con la guida sarà quest’ultima a prendere le decisioni
    giuste e quella dell’elicottero mi sembra proprio remota. La nostra è una libera professione proprio perché ogni professionista poi fa come vuole, quando è con i suoi clienti, anche se nel rispetto delle elementari norme del buonsenso e di quello di appartenenza comunque a un ordine professionale. Almeno io l’ho sempre fatto.
    Ho dei colleghi con cui vado molto d’accordo e altri con cui non berrei un caffè neppure quando me lo vogliono offrire.
    Poi ai soliti talebani dell’alpe direi di prenderla con un po’ più di filosofia, elasticità e occhio adatto all’occasione, altrimenti vi vengono le coliche e la montagna diventa una valvola di sfogo e nulla più. Invece la montagna è lì e non ha bisogno di guardie ma di occhi che si meraviglino.

  14. 124
    Giuseppe Penotti says:

    @Paola Tavoletti. Il reality è stato uno spottone. La Regione Autonoma Valle d’Aosta ha ampiamente foraggiato il costo della produzione con un contributo parametrato sull’audience. Quanto abbia versato non si sa. Era stato candidamente ammesso prima dell’inizio della trasmissione ma ora è molto difficile sapere quanto, come e perché. . Siamo sull’ordine dei 100.00 €uro.

  15. 123
    sergio63 says:

    vorrei dire al signor Benassi e alla signora Tavoletti che la ragione di esistere delle regioni a statuto speciale (di montagna) è evidenziata in maniera eclatante dall’ignoranza della montagna e delle sue dinamiche che permea profondamente l’Italia…prendiamo tutte le decisioni in merito (anche quelle riguardanti l’alpinismo) in sede romana EVVIVA!!
    Non oso immaginare cosa ne uscirebbe…personalmente la estenderei anche alle altre realtà di montagna (vera).
    In quanto all’Abruzzo…certo bellissime montagne….ma in quanto a cultura alpinistica la proposta di fare alpinismo solo con guida ne dimostra chiaramente la consistenza…

    Per quanto riguarda la presa di posizione del presidente delle guide alpine non posso che concordare con Alessandro.
    Per curiosità, lui come ha iniziato? (quasi tutte le guide che conosco lo hanno fatto in autonomia per tentativi ed errori…)

  16. 122
    Alberto Benassi says:

    completamente d’accordo con Popi .
    Come avevo già scritto , il programma/gioco lancia dei messaggi.
    Uno di questi è : le condizioni sono pericolose? Non ci sono problemi, tanto c’è l’elicottero.

    Altro messaggio : la via non finisce quando ritorni alla macchina, ma in cima….tanto c’è l’elicottero.

    Chi ha occhio critico perchè possiede una certa esperienza, nulla importa e si mette a ridere…tanto è un gioco.
    Chi invece non sa nulla di montagna, credo la maggior parte del pubblico, il messaggio arriva….tanto c’è l’elicottero.

    Insomma non è l’uomo alpinista che si adatta alla montagna ma è la montagna che la facciamo adattare alle nostre esigenze. Basta prendere l’elicottero…e naturalmente la guida………

  17. 121
    Giuseppe "Popi" Miotti says:

    Boh!! Non ero per principio contrario al reality anche perché era occasione di lavoro per qualche guida. Non l’ho seguito e ciò che scrivo è frutto di sentito dire. Se è vero che Moro ha detto che con il caldo che c’era non si poteva salire in sicurezza al Gonella e quindi si sarebbe usato l’elicottero, se è vero che gli “alpinisti” sono poi stati recuperati in vetta, devo dire che tutto quanto affermato prima della trasmissione e poi ora nel comunicato in stile “regime” dell’AGAI, dimostrano il fallimento di gran parte della linea che ha sostenuto l’operazione. Nulla da dire nei confronti delle ottime e preparatissime guide alpine che han fatto benissimo il loro lavoro, molto da dire invece circa il messaggio finale giunto al pubblico. Se una guida valuta pericoloso accedere ad una cima ha almeno due alternative: proporre la salita lungo un versante più sicuro o, addirittura, cambiare obiettivo. Mi sembra un concetto di saggezza e di sapienza che può essere (ed è) apprezzato anche dal cliente. Un atto di rispetto che forse poteva essere comunicato anche attraverso il reality. Ha prevalso invece la logica dello spettacolo o forse del business fine a se stesso e quindi se n’è è persa l’occasione. Cosa impara il neofita o “chi la montagna l’ha guardata solo dal basso all’alto, magari dalle vie dei paesi o da poco più su”? Che chissenefrega se per arrivare in un posto si devono attraversare luoghi pericolosi: basta prendere l’elicottero e scavalcarli. Che una volta in cima se si è stanchi basta riprendere lo stesso mezzo e tornare a casa senza rischio. Che a volte la rinuncia e l’intelligente (montanara) scelta di cambiare via d’approccio, o meta, sono fatti per i poveretti (che non possono pagare il velivolo) o per i paurosi. Il professionista che ci viene presentato sembra più uno zelante, ma un po’ grigio, travet (con tutto il rispetto per coloro che nel lavoro, quale esso sia, mettono Qualità) che una sapiente guida, la quale non deve essere solo in grado di usare ad arte gli strumenti e di insegnarne l’uso. Visti i miei “precedenti” mi preme concludere che in questo caso il “povero” elicottero diventa solo l’involontario simbolo dei tanti possibili escamotage più o meno motorizzati che, forzando la realtà delle condizioni, avvicinano le montagne anche quando se ne potrebbe fare a meno e specchio di una forma mentis che nel terzo millennio appare palesemente obsoleta. Ma tant’è!!
    Giuseppe “Popi” Miotti, da Mountcity.it, 10 dicembre 2015

  18. 120

    Leggo i commenti del presidente delle Guide Apline ed il presidente del CAI.
    Passiamo oltre la retorica. Invece il commento di Emilio Previtali è interessante, seppur ambiguo.
    Interessante perchè centra un punto focale: differenti concetti di libertà (nell’ambito alpinistico).
    La questione è molto importante perchè non riguarda solo la “montagna delle libertà” ma tutto il vivere umano. Intravedo posizioni differenti tra quelle tue, Emilio (ma forse sbaglio), e le mie. Appena ho tempo e pace d’animo mi riprometto di tornare qui su questo specifico tema.

  19. 119
    Luca Visentini says:

    Contesto che per imparare ad andare in montagna ci si debba necessariamente rivolgere a un professionista.
    Contesto che sia comunque positivo entrare in prima serata attraverso questa televisione nelle case degli italiani.

  20. 118
    Cesare Cesa Bianchi says:

    Ora che ‘Monte Bianco Sfida Verticale’ è finito, voglio ringraziare le Guide Alpine Valdostane per aver mostrato al grande pubblico televisivo chi è una Guida alpina e aver fatto passare il messaggio, soprattutto rivolto ai neofiti, che in montagna non ci si improvvisa, ma si impara ad andare seguendo la guida e gli insegnamenti di un professionista.
    Al di là del gradimento personale di quello che è e rimane un prodotto di spettacolo, quello che mi interessa sottolineare è la professionalità delle Guide Alpine, che hanno mostrato cosa significa accompagnare una persona in montagna. È passato un forte messaggio sul nostro lavoro al grande pubblico, che forse per la prima volta ha capito chi è una Guida Alpina, cosa fa e che cosa lo spinge a fare un mestiere così difficile. Certo non tutto poteva emergere della nostra professione, quello che si è visto è solo un assaggio, in parte forse anche viziato dai tempi e dalle dinamiche televisive. Eppure quell’assaggio è stato importante anche a far capire che l’andare in montagna non è un’attività da improvvisare e che serve quindi affidarsi alla competenza e all’esperienza di un professionista.
    Non pensiamo a chi in montagna ci va già, a chi la conosce, la vive e la ama. Pensiamo a chi la montagna l’ha guardata solo dal basso all’alto, magari dalle vie dei paesi o da poco più su. Per costoro ‘Monte Bianco’ è stata una finestra che ha permesso di affacciarsi a un mondo che non conoscono, da cui magari sono stati anche incuriositi e affascinati e verso cui decideranno di avvicinarsi. Un’opportunità quella che è stata offerta alla montagna di comparire in prima serata nelle case di migliaia di persone. Un bene da non sottovalutare, nonostante i compromessi richiesti dallo show.
    Concordo con il presidente del Cai Umberto Martini. Il reality è uno spettacolo televisivo, non un documentario e pertanto sarebbe sbagliato cercare qui la verità assoluta relativamente all’alpinismo e alle Terre alte. Ammesso che qualcuno la conosca quella verità assoluta.
    Cesare Cesa Bianchi (presidente delle Guide Alpine Italiane)

  21. 117

    Infatti: NON ha più senso. A questo proposito ci sarebbe così tanto da commentare! Non vorrei invadere, in tal modo, questo prezioso blog di montagna. Ma, ahimè, avrei parecchio da dire.

  22. 116
    Alberto Benassi says:

    Paola direi ancora di più. Ha ancora senso che ci siano regioni a statuto speciale?

    Penso proprio di NO!

  23. 115

    Vorrei aggiungere un ultimo mio commento da romana ‘sudista’: perchè , se si è deciso di investire soldi nella divulgazione del mondo della montagna’ la TV non ha pensato a quella meraviglia che è il Gran Sasso d’Italia, con la splendida piana di Campo Imperatore? Forse avrebbe aiutato l’ Abruzzo, squassato dal terremoto. Perchè aiutare ancora regioni a Statuto Speciale? Il centro Italia ha spettacolari montagne, e un alpinismo importante.

  24. 114
    Alberto Benassi says:

    cara Giulia Pompili hai mai visto un gufo dal vero? hai mai visto dal vero un gufo reale? sono uccelli bellissimi.

  25. 113
    Emilio Previtali says:

    L’alpinismo, per gli alpinisti – ma soprattutto per me – è l’esatto contrario di quello che dice il Presidente Generale del CAI Umberto Martini. L’alpinismo è – e deve essere e rimanere, io credo – una sfida con se stessi, fine a se stessa. Credo che non ci sia niente di più preoccupante e pericoloso a questo mondo di un alpinismo – ma anche di una qualsiasi arte o di una qualsiasi forma di espressione umana – con un obiettivo meno nobile della conquista dell’inutile. Nell’alpinismo fine a se stesso – così come nell’arte, nella musica, nella letteratura, in tutte le attività dell’uomo che in ultima analisi consideriamo inutili – soggiornano i valori migliori che ciascuno di noi può mettere in campo: la gioia (ha bisogno di un fine la gioia?) la fantasia, la creatività, la passione, il rispetto, la condivisione ma più di tutti e primo fra tutti la libertà, che nella geografia immaginaria di quelli che la pensano come la penso io si colloca nello stesso luogo in cui si collocano tutte le montagne e gli spazi selvaggi della Terra. Le montagne – chiamiamole con il loro nome, non è ora di finirla con questa retorica delle Terre alte? – oltre che luoghi fisici sono spazi dell’immaginario e della mente, ciascuno li riempia come crede, di azione o di pensieri, libero di gioire di un semplice panorama visto in tv o in fotografia, o perfino di sacrificare se stesso fino all’estremo, se questo è ciò che risulta necessario. L’alpinismo non-fine-a-se-stesso è una minaccia ha a che vedere con il concetto di conquista e con la propaganda ed è qualcosa con cui ci siamo già confrontati. Nel 2015 l’alpinismo, gli uomini che lo praticano e chi vi trova ispirazione hanno bisogno di tutto meno che di dichiarazioni retoriche, scontate e qualunquiste e men che meno di chi si proclama per la montagna libera e per tutti e che nella sostanza profonda del proprio agire e pensare, con apparente pacatezza, pretende di detenere il privilegio di assegnare il senso ultimo alle azioni e alle cose.
    Emilio Previtali, da facebook 4 dicembre 2015

  26. 112
    planetmountain.com del 2 dicembre 2015 says:

    In relazione all’articolo pubblicato il 25 novembre scorso su Il Foglio quotidiano intitolato “La sfida verticale di RaiDue sul Monte Bianco è bella, ma va vietata a gufi e divanisti”, nel quale i soci CAI sono stati etichettati “gufi reazionari”, il Presidente generale del CAI Umberto Martini ribadisce quanto già espresso nelle due notizie pubblicate sul notiziario CAI Lo Scarpone.
    “Il Club alpino italiano per tradizione non è favorevole alle crociate, siamo abituati a non avere pregiudizi e a giudicare nel merito. Le montagne sono di tutti, di conseguenza un reality televisivo girato sulle vette non è di per sé un fatto da condannare. Monte Bianco è uno spettacolo televisivo, certamente non vi è rappresentata la visione che della montagna dà il CAI, ovvero la ricerca di libertà e autorealizzazione personale, bensì è mostrata la sfida fine a sé stessa, che certamente non è alpinismo”.
    Martini precisa che “il padrone della montagna non è il CAI, noi ne siamo fruitori e, in più, insegniamo ai nostri soci e agli appassionati, attraverso le nostre Sezioni e le nostre Scuole, a viverla in modo rispettoso e consapevole, nei confronti anche di chi risiede nelle Terre alte. Per noi chi va in montagna, come ho visto fare nel reality, senza mettere sconsideratamente a repentaglio la sicurezza propria, degli altri e senza rovinare l’ambiente, è certamente libero di farlo. La presenza delle Guide alpine, del resto non può che essere garanzia di questo”.
    “Il programma, come detto, è uno spettacolo televisivo, non un documentario – conclude Martini – non bisogna quindi cercare qui la verità assoluta relativamente all’alpinismo e alle Terre alte. Non si capisce perché chi monitora situazioni anche delicate come questa, entrando nel merito con competenza ed esperienza, debba essere etichettato come reazionario e anti moderno”.

  27. 111
    Giulia Pompili says:

    I gufi sono quelli che, pure quando una cosa è indiscutibilmente fatta bene, riescono nella faticosa impresa di trovare parole allarmanti e denigratorie per descriverla. Nella grama categoria, i gufi ecologisti sono tra i più agguerriti: forse in virtù della metafora zoologica che li tiene in gabbia, sono più predisposti alla conservazione piuttosto che all’evoluzione. Volano bassi. Prendiamo la Funivia dei ghiacciai, che collega l’Italia alla Francia attraverso il Monte Bianco e che possiamo definire uno dei posti più belli del mondo, senza il rischio di esagerare. I gufi hanno fatto di tutto per scongiurare la buona riuscita della SkyWay MonteBianco, inaugurata a maggio. Quattro anni di lavori per un’infrastruttura da 105 milioni di euro: soldi ben spesi, considerato che la SkyWay da Courmayeur alla Punta Helbronner è una cosiddetta opera strategica, una vetrina per il patrimonio ingegneristico e naturalistico italiano, finalmente sfruttato (in senso buono, va da sé) a dovere. Lo dimostra l’invidia dei francesi, che ora stanno correndo ai ripari sul loro versante con nuovi progetti, visto che per arrivare dall’Aguille du Midi a Chamonix si sale su una teleferica degli anni Cinquanta. E non è un caso se in questo momento di entusiasmante riscoperta delle nostre risorse (su SkyWay si era fatta già una puntata intera di “X-Factor”) la Rai abbia costruito un programma intorno al Monte Bianco. Il format è inedito, tutto italiano, prodotto da Magnolia sull’onda del successo di “Pechino Express”. Funziona così: sette cordate, composte da concorrenti che hanno poco a che fare con la montagna e dalle rispettive guide, superano alcune prove eliminatorie di trekking e arrampicata su roccia, ghiaccio o neve per conquistare la vetta. C’erano Arisa, Enzo Salvi e il karateka olimpico Stefano Maniscalco che sono stati già eliminati (Salvi con molto onore, Maniscalco a riprova del fatto che la montagna non è per tutti, atleti compresi). In gara ci sono ancora Gianluca Zambrotta (calciatore d’animo nobile, che saprà vincere) e Filippo Facci (che da solo vale l’intero programma, ma questo lo hanno scritto un po’ tutti: per quanto riguarda noi possiamo dire che il tuffo nel crepaccio dell’altra sera ha dato un contributo seduttivo definitivo al giornalista, peraltro fogliante d’antan mica a caso). Comunque, apriti cielo.
    Da mesi i gufi reazionari del Club alpino italiano rimproverano alla Rai di spettacolarizzare la montagna dissacrandola, banalizzandola. Certo, “Monte Bianco – Sfida verticale” è un gioco. Chi lo segue, sempre che non si sia fatto troppi genepì, non crede di vedere “Sentieri d’Italia” – il programma di Michele Dalla Palma su MarcoPolo (Sky), guida indiscutibile per l’alpinismo italiano. Aldo Grasso sul Corriere ha scritto che il punto forte del programma Rai, piuttosto, è quello di non avere “tempi morti, riesce con il montaggio a costruire una narrazione più che accettabile”. Ecco, forse vale al pena aggiungere qualche consiglio per chi dal divano di casa vorrebbe passare all’azione: 1) la montagna è i tempi morti. Silenzi e fatica, e interminabili ore di movimenti sempre uguali. Nella vita vera, quelli non si tagliano in fase di montaggio. 2) Se sei a metà di una salita e ti vengono i crampi, nessuno ti viene a prendere. Devi trovare la forza per scendere. 3) Non esistono guide che ti trascinano in vetta (tranne, forse, gli sherpa in Nepal). 4) Lo zaino pesa. 5) Il principio di precauzione applicato all’alpinismo ha fatto molti danni (ci sono guide che ormai ti portano in cordata anche al bagno del rifugio) ma ha anche evitato che degli sconsiderati salissero sulla Marmolada con le Superga. 6) La responsabilità delle decisioni è tua, per questo ti fanno pagare un elicottero se parti dal rifugio troppo tardi e non fai in tempo a tornare. “Il rischio è uno degli aspetti dell’alpinismo più difficili da spiegare a chi non lo pratichi. Perché mettere a repentaglio la propria vita, semplicemente per raggiungere il culmine di un ammasso di rocce e di neve?”, scrive Franco Brevini in “Alfabeto Verticale” (uscito per il Mulino da poco, è una perfetta introduzione alla montagna). Nella domanda di Brevini si cela la sfida dell’alpinismo stesso. Quella “verticale” e in massima sicurezza di RaiDue è solo un bel gioco. Chi non coglie l’altra sfida, quella vera, è meglio che resti sul divano, a lamentarsi.
    Giulia Pompili (ilfoglio.it), 25 novembre 2015

  28. 110

    Cara Anna Torretta, dire che la figura della Guida Alpina non fosse mai stata portata nelle case degli italiani è assolutamente falso!
    Personalmente e “A Gratisse!!!” ho partecipato e non solo ma anche organizzato, una trasmissione in 4 puntate andata in onda su una rete locale bresciana ma visibile comodamente in streaming a livello nazionale ( e c’è stato chi da Napoli l’ha guardata…) . Il titolo era “Professione Guida Alpina” e si è cercato in quei 12 minuti a puntata che ci hanno concesso di spiegare almeno in parte la nostra figura professionale. 12 minuti sono pochissimi ma è stato certamente un primo passo verso qualcosa di più in futuro (primo passo almeno in questo caso).
    In Trentino più volte le Guide hanno avuto spazi mediatici in trasmissioni dedicate, in Alto Adige anche e presumo (perché non ne ho testimonianxa diretta) anche in altre Regioni… quindi quale spazio divulgativo rivendichi?
    E mi fermo qui… che è meglio…!

  29. 109

    Cara Anna Torretta, credo che qui abbiamo tutti ragione, ognuno di noi che ha partecipato a questo interessante blog. Io confermo il mio commento precedente del 24 novembre ma, per onestà, devo aggiungere che ho trovato l’ultima puntata interessante, e ho deciso di seguirla quasi tutta. Le precedenti le avevo abbandonate. Contesto l’idea del reality in montagna, ma è vero che l’ultima puntata ha offerto bei panorami, molti dei quali difficili da vedere da soli o trovare sui libri, di queste spettacolari montagne, e diverse utili informazioni tecniche per chi non sa nulla di alpinismo. C’è stata più montagna, e meno ‘novela’. E’ stato interessante per me scoprire le guide alpine della zona; i concorrenti mi interessano poco, anche perchè contesto l’esistenza della gara in sè. Inoltre, credo che se uno arriva a 30 o 40 anni senza aver mai cercato la montagna nella sua vita, (e in un Paese così ricco di montagne come l’Italia) forse non ne ha necessità, e pare anche fuori luogo nel contesto. Mi piacerebbe che non fossero un reality televisivo ed una gara, ad avvicinare la gente alla montagna. Mi piacerebbero, per esempio, interviste a chi tra quelle montagne vive. Più storia, tradizione, ‘radici’, e meno spettacolo.Lo spettacolo più bello, per me, rimane comunque la montagna stessa.
    Sono veramente felice che la tua fantastica regione , per me la parte più bella delle Alpi, possa avere tanta attenzione. Se lo merita proprio, ed era ora.
    Sono una dei pochi ‘romani’ che ha scelto la Val d’Aosta e non il Trentino, da sempre. Sono appassionata della Valtournenche. Lì ho scalato il Cervino, con una guida alpina, e quello che ho visto da lassù non mi aiuta a credere che la montagna sia qualcosa di meglio, e di diverso, che silenzio, interiorità, e solitaria bellezza.

  30. 108
    Anna Torretta says:

    Dopo il reality Monte Bianco, la mia vita non è assolutamente cambiata, direi che i tempi sono ancora brevi. Ho solo molte più richieste di amicizia su fb e ‘mi piace’ sulla mia pagina, oltre che a visite a http://www.annatorretta.com. Si certo, qualcuno che non conoscevo, mi ha riconosciuto per avermi visto e sentito in trasmissione, ma siamo sempre nell’ambito degli scalatori. Qualche richiesta in più del solito di clienti le sto ricevendo. I miei colleghi non sono di molte parole, qualcuno apprezza, gli amici condividono, altri si astengono dal giudizio. Ma nel complesso la trasmissione è apprezzatala perché la figura della Guida Alpina viene portata nelle case degli italiani e questo per noi vuole dire molto, non era mai capitato…
    Al riguardo della dura presa di posizione di Mountain Wilderness, ti riporto una mia breve risposta a Carlo Alberto Pinelli, il presidente di Mountain Wilderness che ho pubblicato su fb. Pinelli lo conosco personalmente, perché grazie a lui ho realizzato la mia prima spedizione in Afghanistan, ecco la risposta:
    Caro Carlo Alberto, ti rispetto per la persona che rappresenti, ma non per queste frasi, piene di tanta cattiveria, per le quali mi sento offesa. Noi guide alpine e i nostri clienti non possono condividere le parole di questo scritto, perché l’80% di loro non ha, o non aveva cultura di montagna. Oggi grazie al nostro lavoro, costoro, possono apprezzare e godere di beni di cui prima neanche sapevano l’esistenza. Con rispetto questi beni non sono solo di chi ha fatto come te la gavetta in montagna, ma anche di tutti coloro che si affidano da inesperti ad una Guida Alpina. Cordialmente“.
    … I motivi che spingono oggi la gente ad andare in montagna, soprattutto quelli che vogliono salire in cima al Monte Bianco, sono i più disparati, ben lontani dai nobili pensieri dei conquistatori e di quelli che pensano i luminari di Mountain Wilderness: andiamo dalla scommessa tra amici (classico), a quello che ha appena divorziato e cerca nuove emozioni, a chi deve aggiungere punti al suo curriculum aziendale e andiamo avanti di questo passo, pochi sono quelli, che leggono i libri e hanno sempre sognato di avventurarsi nel tempio dell’alpinismo. Poi il rispetto per l’ambiente, il riportarsi a casa la spazzatura, è una questione di cultura, e noi in parte contribuiamo ad insegnarlo ai nostri clienti, ma il discorso è molto più ampio, e proprio nulla ha a che fare con il reality. L’Italia è coperta dal 35% da montagne! ma in televisione si vedono sempre e solo mare e colline. Il programma penso che sia stata una gran pubblicità per la Valle d’Aosta e un’opportunità per la nostra professione che non ci era mai stata data. Per questo ho partecipato.
    Anna Torretta, da BiellaCronaca.it del 29 novembre 2015

  31. 107
    Marco Furlani says:

    Comunque dite quello che volete ma quando guardo il reality con la mia famiglia ci divertiamo alla faccia è troppo bestiale e sghignazzante.
    E mi dispiace per quelli che deludo ma è così troppo sghignazzante.

  32. 106

    Complimenti per l’articolo, che condivido in pieno. Sono una cittadina romana che ha fatto un po’ di montagna. Niente di più vero: ” Non è avventura se è una gara”.
    E’ la Montagna a perderci, qui. Il programma le toglie magia, silenzio, rispetto. E a me la certezza che fosse, sola, l’unico mondo possibile dove sentirsi ancora liberi, nomadi, e selvaggi.

  33. 105

    Marco, “mi stai diludendo, vuoi che io muoro?”
    E’ citazione da altro reality, mai visto nemmeno quello
    Per i culi, io preferirei i film porno russi
    Eh no! 😀

  34. 104
    Marco Furlani says:

    Ok errore. Volevo dire della società odierna, né mia né tua: ODIERNA.

  35. 103
    Alberto Benassi says:

    “……Sono daccordissimo con Ivo Ferrari e non dimenticate che il reality non è altro che la trasposizione della nostra societa,…”

    caso mai sarà della vostra di società.

    E poi ci domadiamo perchè questa società va a ramengo…… Ma se avallate tutto questo che volete sperà.

  36. 102

    Sono daccordissimo con Ivo Ferrari e non dimenticate che il reality non è altro che la trasposizione della nostra societa, certo che i gruppo del Bianco è veramente bello e se ogni tanto qualche inquadratura si soffermasse sulle belle cartoline che offre la zona sarebbe più interessante dei crampi di Salvi.
    Qualche secondo in più alle montagne almeno lo stesso tempo dedicato al culo della brasiliana.

  37. 101
    Alberto Benassi says:

    “Simone è un professionista che deve lavorare e mangiare con il suo lavoro e, dunque, ha fatto bene ad accettare la parte. È un fior di professionista e può permetterselo tranquillamente. Personalmente non ci vedo niente di strano, proprio perché stiamo parlando in un’ottica di grande professionalità.”

    Ivo, il fatto che uno sia un professionista non che che lo autorizza a fare di tutto.

    Anzi…..!!!

  38. 100

    grazie Fulvio Tagliaferro per l’intervento, condivido la tua osservazione sullo svilimento dell’agonismo, e lo dico essendo “contro” l’agonismo in generale.
    Mi piacerebbe parlare di possibile disvalore dell’agonismo, ma non ho tempo, prealtro sono quisquiglie. Perchè rispetto alla nullità di sta TV spazzatura, come dice Marco Furlani, siamo è come parlare del sesso degli angeli, rivolgendosi ad una formica (che peraltro chissà magari ne capisce più di noi, di Dio).
    Sono assolutamente in disaccordo con le parole di Ivo Ferrari.
    Su Simone Moro ho già scritto in questo thread e non mi ripeto, ma aggiungo una postilla scorrelata da personalismi: nella nostra società pseudo-tecnocratica, basta pataccare le parole “professionismo” e “competenza” per cui dopo tutto diventa curriculum.
    Eh no! Una fava.
    Bisogna vedere cosa ci fai tu, persona, con il tuo “sacrosanto” professionismo. Facciamo un esempio che non c’entra niente: Supponiamo tu faccia di LAVORO la guardia giurata e c’hai una pistola nel cinturone. Non è che dato che sei professionista della pistola puoi farci di tutto con l’attrezzo mortale. Mi sono spiegato spero.
    Bukreev si rivolta nella tomba.
    Denis Urubko ? Bha…
    Si potrebbe chiedergli che ne pensa,
    dell’amicizia.
    Poco importa,
    perchè non c’è nessuna causa (quella dell’alpinismo) da difendere.
    Ognuno “gioca” per sè sempre,
    nella vita

  39. 99
    Roberto Mantovani says:

    L’idea folle di un reality a un passo dal nichilismo
    Non ho nulla da dire in merito ai concorrenti. Sono stati tutti selezionati con abilità. Rappresentano dei characters, come direbbero i britannici. Personaggi diversi tra loro, qualcuno persino improbabile. Proprio quello serve nella commedia dell’arte, o in una rappresentazione teatrale. Non commento nemmeno il ruolo di Simone Moro, che nella serie televisiva ha saputo ricavarsi il ruolo di guru. E non mi dilungo sulla voce fuori campo, esagerata e buona solo per épater les bourgoises. Ma a questo punto mi rifiuto di andare oltre. Per una precisa scelta. Voglio uscire dalla logica dell’adventure game di RAI2. E mi ritaglio per le critiche una posizione diversa. Preferisco fermarmi al reality, senza addentrarmi nel plot narrativo del serial televisivo, che lascio volentieri alle unghie affilate di altri commentatori. E mi indigno, perché l’idea dì montagna che viene propagandata è banale, stupidotta, sa di cliché, e oltretutto finirà davvero per far danni. A guardare la trasmissione, sembra che il gruppo del Monte Bianco sia stato creato con l’unico scopo di far divertire la gente. Di più: che sia una gigantesca ribalta per mettere in scena delle auto-rappresentazioni roboanti, in una sorta di narcisismo dal sapore eroico. Una prospettiva che mostra la montagna come il fondale di una recita in cui il soggettivismo dilagante nella contemporaneità la fa da padrone. Tralasciando l’abuso degli elicotteri per il trasporto in quota dei concorrenti, l’idea di montagna consegnata dal reality all’immaginario diffuso è una follia. Una beffa nei confronti di quel grumo di altissime terre raggruppate intorno alla vetta del Bianco e al loro significato più profondo. Non ho nessuna intenzione di parlare di sacralità della montagna. Servirebbe solo a farsi tacciare di bigottismo. Mi fermo sulle conseguenze della frantumazione dei simboli delle alte quote, e dell’aura di mistero dell’alta montagna. Anche perché la loro erosione è una delle colpe più gravi di cui la contemporaneità può macchiarsi. Quando i simboli non hanno più nulla da dire – e il mondo verticale, privo del suo senso intrinseco finisce per apparire allo sguardo collettivo un semplice castello di roccia e di ghiaccio – si è a un passo dal nichilismo. Le preoccupazioni circa il possibile contagio del mondo alpinistico mi lasciano invece freddo. Nei suoi duecentotrenta anni di storia, l’alpinismo dovrebbe aver ampiamente acquisito gli anticorpi per difendersi. Se ancora non l’ha fatto, è il caso che lo faccia in fretta, io mi preoccupo invece della Montagna. È questa che deve essere difesa a ogni costo. Il Monte Bianco, nel cuore di un’Europa antropizzata fin nei suoi angoli più reconditi, dovrebbe essere considerato da tutti un miracolo della natura. Non solo da chi lo frequenta ma anche da chi non deve sentirsi obbligato a incontrarne l’anima.
    Roberto Mantovani, Corriere della Sera, pagina bergamasca, 17 novembre 2015

  40. 98
    Franco Brevini says:

    Così si manda in onda la cultura alpinistica
    La vera avventura, non verticale, ma addirittura strapiombante, è quella della montagna e dell’alpinismo sui mass media. Una lunga storia di indifferenza e di banalizzazione, un intreccio di silenzi e di clamore, una guerra infinita tra chi lamentava la latitanza di televisione e di giornali e chi invece era subito pronto a denunciare improprietà, scorrettezze, incongruenze, concessioni alla spettacolarizzazione. Le reazioni suscitate dall’adventure show di RAÌ2, Monte Bianco, andato in onda lunedì sera, sono paradigmatiche. Hanno cominciato alcune sezioni del Club Alpino Italiano (non quella bergamasca), lanciando scomuniche, che non lasciavano molto spazio alla negoziazione: «Stiamo rasentando la follia». La sanzione colpiva anche le guide «collaborazioniste», al punto da imporre una difesa d’ufficio del loro presidente. Anche Mountain Wilderness ha parlato di «sconsiderata mercificazione spettacolare dell’alta montagna». Il tutto senza avere visto un’inquadratura della trasmissione. E dopo la messa in onda? Le reazioni delle communities, rilanciate dal sito Mountainblog.it, non hanno smentito le attese. Si parla di insulto alla montagna e a chi la ama davvero, se ne lamenta la spettacolarizzazione, si paventano i rischi del gioco e della banalizzazione. Indubbiamente nel reality le sciocchezze non mancano, come quelle ridicole piccozze piantate sulla rocciosissima vetta delle Pyramides Calcaires o come il campo base in val Ferret, a quindici minuti dall’auto e a cinque dal rifugio Elena. E si può dire che è il disegno complessivo a lasciare perplessi. Facendo intendere al pubblico non specialista che la vetta più alta è anche la più difficile, si impone ai concorrenti una serie di assurde prove di survival quale indispensabile preparazione alla conquista del Monte Bianco, che in realtà è solo una lunga camminata su ghiacciaio. Ma vediamo gli aspetti positivi. L’alpinismo va in onda in prima serata, proponendo al grande pubblico meravigliosi scorci di alta quota. Qualche anno fa coordinai una ricerca sull’immagine della montagna nei media. I risultati erano scoraggianti: frane, smottamenti, valanghe, incidenti mortali. Monte Bianco ci propone un’immagine diversa, più positiva e accattivante. Certo nella trasmissione c’è troppa competizione e c’è un’epicizzazione del tutto fuori luogo. Ma Simone Moro porta in onda la migliore cultura alpinistica e la presenza delle guide alpine è un passo importante in quella educazione alla montagna, di cui molto si parla, ma per cui poco si fa. Purtroppo i risultati non sono stati positivi. Monte Bianco ha mobilitato i social, più di quanto abbia conquistato i telespettatori. È stata la penultima tra le trasmissioni più viste: solo un milione e mezzo di telespettatori e uno share del 6,38 per cento. Peccato.
    Franco Brevini, Corriere della Sera, pagina bergamasca, 17 novembre 2015

  41. 97
    Donatella Tiraboschi says:

    Il grand canyon del Monte Bianco
    Sette giorni fa, dopo la prima puntata di «Monte Bianco — Sfida Verticale», eravamo rimasti così. Anche noi (parte di quel milione e mezzo di spettatori, per uno share del 6,38 per cento) sul cocuzzolo della montagna, con Arisa che smoccolava contro la sua guida Matteo Calcamuggi. «Io lo avevo avvisato che litigando avrei proseguito con l’adrenalina a mille, incazzata con lui e incurante del vuoto sotto i miei piedi». Questo, sulla faccenda, è stato il post sul profilo Facebook della cantante che, non contenta ha aggiunto: «Volevo che mi trattasse male». Idea coraggiosa, mandare a quel paese la guida alpina, quando sei legata a doppia corda a lui, su una cresta a strapiombo.
    Eliminata, tra lacrime (sue) la bizzosa Arisa, la sfida è ripartita con il duo Caterina Balivo e Simone Moro, in versione spalla. Tecnico, preciso nel dispensare consigli, ovviamente didascalico al limite del noiosetto, nella prima puntata, l’alpinista bergamasco non si è discostato da questo cliché neanche nella seconda cominciata con una prova di torrentismo e conclusasi con il duello verticale sulla vetta dell’Aiguille Croux alla ragguardevole quota di 3256 metri.
    Moro dà la sveglia alle sei coppie rimaste in gara e i primi consigli di giornata: «Fate una colazione strong e mettetevi il costume da bagno». Che cosa c’entra l’acqua con la montagna? La domanda è inquietante. «Si tratta di scendere dei corsi d’acqua con calate e tuffi», spiega Moro. Faccenda complicata; discesa da una parete di ventidue metri e poi giù dal toboga, uno scivolo naturale scavato nella roccia. Moro dà il via alle prove con fischietto e poi segue i concorrenti con il cronometro sempre a portata di mano.
    La prova è ulteriormente complicata perché occorre recuperare pure dei moschettoni, disseminati qua e là. Occhi puntati, manco a dirlo, su Dayane Mello, la modella brasiliana in testa alla classifica, esempio lampante che le ragazze di Ipanema possono essere, alpinisticamente parlando, più toste di quelle di Aosta. Bravissima in montagna, Dayane non sa nuotare. E chi l’avrebbe detto? C’azzecca poco, ma si impegna allo spasimo Enzo Salvi, il comico dei cinepanettoni. Per lui, Natale a Cortina con De Sica ed estate sul Monte Bianco con Moro.
    Donatella Tiraboschi, Corriere della Sera, pagina bergamasca, 17 novembre 2015

  42. 96
    Marco Astori says:

    Senza nulla togliere alla bravura e alla competenza di Simone Moro, sono personalmente contrario. Ci sono certe finzioni o certe imprese, come quella che avrebbe voluto tentare Brumotti sull’Everest, che non rientrano nel sentiment con cui ci si dovrebbe approcciare alla montagna… Invece di un reality con personaggi famosi, sarebbe molto più interessante fare una trasmissione con le nuove leve dell’alpinismo italiano.
    Marco Astori, Corriere della Sera, pagina bergamasca, 10 novembre 2015

  43. 95
    Davide Sapienza says:

    Banalità a quota quattromila
    La montagna dei Famosi o la tenda del Grande Fratello (infreddolito)? No grazie. Il reality Monte Bianco è soltanto un modo per banalizzare la montagna. L’esempio perfetto di un modo di fare televisione dove tutto si semplifica. L’ipersemplifìcazione in salsa quota quattromila, insomma. Per valorizzarla, invece, bisognerebbe che si pensasse a qualcosa, ad un programma dove possano partecipare delle persone normali, con attività che possano coinvolgere tutti quanti. So che partecipa Zambrotta, che è un ex atleta, ma mi chiedo gli altri che cosa ci azzecchino, in un contesto dove si possono incrociare diverse visioni della montagna, compresa quella di Simone Moro che non disdegna anche un fattore di divertimento. A questo si aggiunge che si tratta di un programma realizzato dal servizio pubblico, in una regione, o meglio su una montagna che, tra funivie nuove e provini di XFactor, sembra diventata un luna park. Se deve essere uno spot pubblicitario allora che lo si dica e lo si faccia apertamente.
    Davide Sapienza, Corriere della Sera, pagina bergamasca, 10 novembre 2015

  44. 94
    Ivo Ferrari says:

    E’ un gioco, non nuoce alla causa
    Considerazione numero uno. «Il mio alpinismo è fatto di altre cose». Considerazione numero due: «Un reality sulla montagna? Ognuno fa quello che vuole». Simone al reality? Mettiamola così. Il reality con l’alpinismo non c’entra nulla, è un gioco. Simone è un professionista che deve lavorare e mangiare con il suo lavoro e, dunque, ha fatto bene ad accettare la parte. È un fior di professionista e può permetterselo tranquillamente. Personalmente non ci vedo niente di strano, proprio perché stiamo parlando in un’ottica di grande professionalità. Io valuto la sua partecipazione come un lavoro, tanto più se sarà stato ben pagato. Perché dire di no? Se queste cose non le fai quando hai 40 anni, quando? A 80? Lo ripeto, secondo me ha fatto bene. Questa avventura televisiva può essere considerata alla stessa stregua di una spedizione, e cioè un lavoro. Una settimana vai sul Nanga Parbat e un’altra stai sul Monte Bianco con le troupe televisive. E allora? Che cosa c’è di male? Se qualcuno pensa che in questo modo Simone abbia messo a repentaglio la sua reputazione (il termine è ben più colorito, ndr) lo pensi pure. È un lavoro come un altro e la pagnotta la deve portare a casa anche lui. È un’esperienza in più che potrà aggiungere al suo palmarès, non certo un’impresa da mettere negli annali, ma un qualcosa in più che non fa male a nessuno. Né al suo nome, né alla sua professionalità né tantomeno all’alpinismo.
    Ivo Ferrari, Corriere della Sera, pagina bergamasca, 10 novembre 2015

  45. 93
    Donatella Tiraboschi says:

    Simone Moro show verticale
    L’avvio ha toni epici. Sette celebrity che hanno abbandonato la civiltà (!). Hanno scalato 17 mila metri di dislivello. Ecco a voi, l’adventure show che vi toglierà il respiro. Ghiacciai, distese di neve, bufera, rocce. Il nostro eroe viene presentato come tale, la conquista degli 8 mila e la medaglia d’oro al valor civile.
    «Sono legata al più grande alpinista al mondo» lo presenta la Balivo che cammina accanto a Simone su una crestina innevata come se stesse facendo quattro passi sul Sentierone. «Grazie». Segue presentazione delle squadre, Zambrotta in testa, Arisa in coda con il comico Enzo Salvi: «La mia montagna :quella di Heidi, con le caprette che ti fanno ciao». Premessa incoraggiante per la guida che se lo dovrà scorrazzare. Obiettivo: raggiungere il Monte Bianco. Moro gilet blu e cappellino, dispensa il primo consiglio per la prima prova «Vertigine» (lasciarsi calare nel vuoto da una parete di 70 metri d’altezza): «Ricordatevi — ammonisce l’alpinista bergamasco — che non siete legati solo fisicamente ma anche mentalmente. Il rapporto deve essere totale. Fidatevi e lasciatevi calare fino in fondo». Simone prende i tempi, dà il via con il fischietto e dispensa consigli alla bella Dayane Mello: «Stai fuori con il sedere! Dai Arisa che sei forte!». «La competenza di Simone non si discute —rimarca il presidente del CAI Bergamo, Marcolin — ma questi spettacoli non possono avere la nostra benedizione perché è modo di vedere che non fa parte del nostro mondo. Ma se tutto questo servirà per approcciare la gente alla montagna, allora ben venga». Vedendo Arisa piangente, legata come un salame, qualche dubbio è legittimo.
    Donatella Tiraboschi, Corriere della Sera, pagina bergamasca, 10 novembre 2015

  46. 92
    fulvio tagliaferro says:

    In verità, non è che il reality svilisca solo l’alpinismo, svilisce anche le gare. L’agonismo è a sua volta una cosa molto seria: uno sciatore che affronta una discesa libera a 140 km/h o un maratoneta che si beve 40 km in meno di 2 ore sono esempi abbastanza evidenti di ciò che significa agonismo. L’agonismo, per l’esasperazione tecnico/atletica e per lo stress della competizione, è un’attività estrema. Gli alpinisti storcono il naso di fronte all’idea di agonismo e parlano di agonismo, ma quello spettacolo non è agonismo, è solo trash.

  47. 91
    Alberto Benassi says:

    MARCO non si tratta di prendersela con le guide. Le guide fanno parte del programma, sono dei protagonisti, come lo sono i concorrenti, chiamati : ALPINISTI……..??
    Di conseguenza, anche le guide, come gli alpinisti…. prendono gli apprezzamenti ma anche le critiche.

    Se non volevano giudizi bastava che ne stessero fuori. Se vai al mulino, t’infarini.

    Come ho già scrittro il programma lancia dei messaggi. Se ha competenza tecnica, vedi le minchiate e ti metti a ridere. Se invece non lo hai, perchè in montagna non ci sei mai stato, visto che ci sono tanto di professionisti, prendi tutto questo per buono.

    va bene così, tanto è un gioco? Ok.

  48. 90
    Nanni Delbecchi says:

    Ci sono programmi che impongono un pronto soccorso. Di fronte a Monte Bianco – sfida verticale, sedicente “adventure game” di RaiDue (lunedì sera), viene spontaneo rileggere alcuni autori come si mostra l’aglio ai vampiri. Rigoni Stern, Ramuz, perfino Mauro Corona. E Dino Buzzati, insuperabile nel descrivere il sentimento della montagna: “La solitudine, l’immobilità e poi una cosa difficile da esprimere, il senso dell’intimità segreta”. Ecco, nelle tre ore di Monte Bianco assistiamo alla trasformazione di questa intimità con la natura in una succursale di Giochi senza frontiere, con le cordate al posto delle corse nei sacchi. Crepacci, guglie, ghiaioni, sfasciumi e rifugi diventano lo studio d’alta quota per i concorrenti aggrappati in parete, ma soprattutto aggrappati alla speranza di diventare dei vip. Questi reality che vanno in trasferta sono l’ultimo confine dell’arroganza televisiva; ma quale finestra sul mondo, qui si risucchia il mondo e lo si inscatola sottovuoto. Uno paga il canone per vedere Caterina Balivo in camicia a quadri e occhiali da ghiacciaio intenta a monitorare i concorrenti all’interno del “bivacco operativo”, assistita da un non incolpevole Simone Moro. Credevamo che quanto a capacità di ridicolizzare l’anima dei luoghi e lo spirito di avventura Pechino Express fosse insuperabile. Ci sbagliavamo. Con questa salita al Monte Bianco il servizio pubblico è sceso ancora più in basso.
    Nanni Delbecchi (da Il Fatto Quotidiano, 19 novembre 2015)

  49. 89
    Marco Furlani says:

    Intanto io dire ad Alessandro Gogna che i commenti non firmati non li deve postare chi ha voglia di scrivere ci mette la faccia, il reality che veramente è un cosa indecente va però visto non da specialisti va visto per quello che è una trasmissione spazzatura come 80 % di quello che viene proposto.
    Seconda cosa chi vuole lo guarda chi non vuole cambia canale, personalmente io lo ho guardato con occhi non foderati da prosciutto ed imbevuti da retorica e mi sono fatto due risate, perchè è di questo che si tratta di una proposta tipo oggi le comiche.
    Infine non mi sembra che prendersela con le guide sia giusto fanno il loro lavoro probabilmente li pagano unica cosa magari mettere il distintivo cosi la gente lo comincia a conoscere.

  50. 88
    Carlo Alberto Graziani says:

    Ho visto lunedì un pezzo del “reality”: è terribile. Non sono in grado di dire altro. Spero solo che chi si imbatte nella trasmissione cambi canale come hanno fatto due anziane signore che mi hanno contattato disgustate, pur non essendo alpiniste né particolarmente appassionate alla montagna, ma solo amanti del buon gusto.
    Carlo Alberto Graziani, da facebook 18 novembre 2015

  51. 87
    Erri De Luca says:

    Grazie Carlo Alberto Pinelli della tua lettera a La Stampa. Da parte mia capisco la guida che difende la sua pagnotta piovuta da Viale Mazzini in un periodo di magra. Avrei chiesto alle guide alpine non di boicottare il reality ma di fare cartello e farsi pagare il triplo…

  52. 86
    Alberto Benassi says:

    ALPHA non ti arrabbiare per così poco.

    A me è capitato che mi siano stati cancellati degli interventi (effettivamente erano un pò incazzati) ma continuo a scrivere.

    Quindi non te la prendere e continua a dare il tuo prezioso contributo.

  53. 85
    alpha says:

    Gent.le Sig. Gogna,
    conosco bene la sua attività in ambito ambientale, e mi sembra di percepire un certo risentimento nella Sua risposta, onestamente non capisco bene perchè.Mi sono riletto i post e non mi sembra certo di averla accusata di qualcosa, evidentemente non mi sono spiegato bene e pertanto La prego di scusarmi.
    Quando nei miei post scrivo “NESSUNO critica” mi riferisco a questo:

    http://www.banff.it/un-giorno-tutto-questo-sara-tuo/
    6 commenti

    http://www.banff.it/basta-bonifiche-in-alta-montagna/
    zero commenti

    http://www.banff.it/leave-no-trace-non-lasciar-traccia/
    1 commento

    Che se confrontati con i quasi 80 commenti al reality, non so fanno riflettere no?
    Questo per dire che non mi riferiro certo a Lei, che come ha giustamente sottolineato Alberto molto si batte per la difesa dell’ambiente, oltre ad offrire a tutti noi uno spazio dove dibattere.

    Sul fatto che non ero presente alle Sue attività, che dire? ognuno fa quello che può nel suo piccolo …
    nei primi anni 90 scrivemmo pure a Mountain wilderness per avere supporto nella ripulitura di una cava in uno dei siti più interessanti delle apuane (per dovere di cronaca: la Cava fu ripulita comunque da tutti i rifiuti, donando ad un ente benefico i proventi della vendita dei rottami).

    saluti

    ps
    il mio nome non le serve, alpha beta giovanni alberto …. sono solo un signor nessuno e comunque questo sarà il mio ultimo post. non disturberò più.

  54. 84
    Alessandro Gogna says:

    Sapete cosa prende per buono il pubblico che ha visto la seconda puntata? Allorché ha visto il povero Enzo Salvi con il paziente Alberto Miele recuperati da una terrazza di neve sulla via normale dell’Aiguille Croux? Avrà pensato ancora una volta che il taxi-elicottero c’è per tutti, ci deve essere di diritto e quindi “perché non approfittarne?”.

  55. 83
    Alberto Benassi says:

    ALPHA la sporcizia (carta igenica, fazzolettini, assorbenti, ect) nel grottone sotto la est del Monte Procinto non l’ho solo denunciata, l’ho anche ripulita. E non solo nel grottone ma anche sotto la parete nord dove ho raccattato anche decine e decine di filtri di sigarette nei pressi dell’attacco della via XXV Aprile.

  56. 82
    Alberto Benassi says:

    Si ci sono cose molto più importanti che parlare di questo programma. Forse la cosa migliore sarebbe quella di ignorarlo.
    Però Alessandro l’ha messo e quindi se ne parla e ci si confronta.
    Sul fatto che ci siano argomenti ben più importanti su cui confrontarci sono perfettamente in accordo con te.
    Mi sembra che questo blog ne dia la possibilità e di problemi se ne sono affrontati diversi: alpinistici , ambientali (eliski) , storici, ect. Anche con discussioni molto accese.

    Quanto a “fare cultura” della montagna , certo che bisogna parlarne per cercare di portarla a un maggior numero di persone possibile.
    La televisione è un mezzo potente che arriva a tantissima gente e trasmette messaggi. Non mi sembra che questo programma lanci un messaggio culturale proprio positivo.
    Qualcuno obbietta che è solo un gioco e va preso per quello che è, farci una risata, che non va guardato con occhi alpinistici, lo dice lo stesso Moro. Ma questo può andare bene a chi di montagna e alpinismo sa qualcosa. Si rende conto e ci fa una risata.
    Ma coloro che di montagna e alpinismo non sanno nulla, come lo devono guardare il programma? Quale messaggio culturale…..gli arriva?
    Vede Simone Moro grande alpinista, vede le guide alpine professionisti e di conseguenza prende tutto per buono.

  57. 81
    Alessandro Gogna says:

    Caro Alpha (non sai quanto mi piacerebbe darti un nome), tu dici “NESSUNO, dico nessuno, che critica il fatto che degli alpinisti insozzano e sporcano rifugi, bivacchi e anfratti di montagna“.
    E’ dal 1988 che mi occupo di pulizia della montagna a vario titolo, culturale, mediatico e pratico. Non mi metto qui a fare l’elenco delle bonifiche da me organizzate o cui ho partecipato, ma ti assicuro che è lungo assai. Te lo posso fornire, se vuoi. Sul tema ho anche scritto un libro, “Rifiuti verticali” (Alpine studio).
    Bene, comunque in nessuna di queste iniziative ho mai visto la tua partecipazione: ed è anche logico, visto che tu stesso proclami la tua assoluta ignoranza in proposito. Non ho visto neppure la partecipazione di Cristian Pellissier o quella di Francesco Civra Dano (eppure almeno quest’ultimo dovrebbe sapere che nel 1998, proprio con le guide di Courmayeur, ho realizzato la prima pulizia sistematica di tutti i bivacchi italiani del Monte Bianco).

  58. 80
    alpha says:

    Si, so del grottone sotto la est ed ho letto pure la tua denuncia su toscoclimb (bravo) ….
    Non credo, volesse difendere il programma, ma semplicemente far notare che forse ci sono cose ben più importanti per l’Alpinismo che un reality.
    E visto che parlare (e parlare e parlare e parlare) è un modo per sensibilizzare e “fare cultura” forse bisognerebbe parlare e spendere qualche parola in più proprio su queste cose e non su un reality. non trovi?

  59. 79
    Alberto Benassi says:

    che gli alpinisti/arrampicatori ed escursionisti abbiamo insozzato la montagna è risaputo e certamente non ne possiamo certo essere fieri.
    Visto che sei toscano se vai al Procinto, un certo grottone sotto la parete est è stato trasformato in latrina e non certo dalle capre del luogo. Adesso comunque è stato ripulito.

    Ma pararsi dietro questa cosa (vera!) per difendere questo programma , mi sembra decisamente fuori luogo.

  60. 78
    alpha says:

    boia deh,
    ma magari voleva solo sottolineare il fatto che che ci sono articolo di Gogna e 77 (adesso 78) commenti su un programma del caxxo, facendoci delle classiche seghe mentali sulla rovina dell’alpinismo, e NESSUNO, dico nessuno, che critica il fatto che degli alpinisti insozzano e sporcano rifugi, bivacchi e anfratti di montagna (e mi verrebbe da dire pure non di montagna, ma dopo il discorso si allarga troppo…) …

    verrebbe quasi da dire “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo?” ….

  61. 77
    Alberto Benassi says:

    La guida alpina ” Francesco Civra Dano” si arrampica sugli specchi. Buon per lui, evidentemente da brava guida alpina sa fare il 9c++ .

    Prima di lanciare delle accuse a caso , sarebbe bene che la guida alpina Francesco Civra Dano facesse nomi e cognomi di chi qui critica il programma e, a detta sua, zozza la montagna.
    Per quanto mi riguarda ho sempre riportato a casa i miei rifiuti. Quindi che la guida alpina Francesco Civra Dano parlasse per se e si concentri di più sulle chiappe della Mello che sono l’unica cosa che e da vedere.

    Quanto al cugino di R. se vuole fare delle solitare senza corda può anche farle in Italia non importa scomordarsi fino in Yosemite.

  62. 76
    Carlo Alberto Pinelli says:

    Al dr. Mario Calabresi, La Stampa (Torino)
    Si può anche comprendere la reazione stizzita della guida alpina di Courmayeur Francesco Civra Dano di fronte alla valanga di giudizi negativi che ha suscitato – già dalla prima puntata – il “reality” realizzato da RAI 2 sul monte Bianco e dintorni. Tuttavia suscita incredulità e spinge al riso l’accusa di incongruenza lanciata da costui (e ripresa, ohimè, da La Stampa, a firma Cristian Pellissier) contro chi, provenendo dalla sfaccettata galassia dell’alpinismo ( ma critiche severe sono giunte anche dalla carta stampata; basti citare Il Sole-24 Ore), ha giudicato la trasmissione in oggetto non solo di una sconcertante banalità e sciatteria formale, ma anche di un evidente effetto anti-educativo e mistificatorio. A suo dire gli stessi alpinisti, “profeti” che “banfano” (si noti l’eleganza del termine!) e gridano al sacrilegio, quando è al dunque non riportano a valle i propri rifiuti, dimostrando, con il loro scorretto comportamento, scarso rispetto per l’ambiente naturale dell’alta montagna che fingono di difendere. Viene voglia di chiedere al signor Civra Dano quali prove può esibire per dimostrare che i contestatori del “reality” (i quali hanno tutti sottoscritto con la firma le loro ragioni) sono gli stessi che poi sul campo agiscono da “zozzoni”. Inoltre su quali basi logiche i comportamenti sbagliati di una congerie anonima di alpinisti e escursionisti possano essere utilizzati per giustificare la figura barbina fatta dalle guide che hanno accettato di recitare in quella squallida farsa. Come dire: “Da che pulpito!”. Confesso che mi sfugge quale sia il nesso logico. E mi spiego: il fronte che ha criticato il “reality” vede in prima fila, accanto al Club Alpino Italiano, l’associazione Mountain Wilderness Italia anche per bocca del proprio autorevole comitato etico-scientifico. Giova ricordare che Mountain Wilderness già nel 1989 organizzò la ripulitura dalle immondizie dell’intera Marmolada e l’anno successivo mise in piedi la spedizione FREE K2, la quale riportò a valle oltre 2500 kg di rifiuti solidi e dieci chilometri di corde fisse. Materiali abbandonati da tutte le precedenti spedizioni sia al campo base, sia ai campi di quota. Mi sembra che come “biglietto da visita” sia sufficiente! Allora, nella mia qualità di capo-spedizione, volli chiaramente sottolineare che l’iniziativa intendeva avere un carattere emblematico. Era un messaggio lanciato, una tantum, a tutti gli alpinisti, per renderli consapevoli della opportunità etica di non lasciare tracce del loro passaggio. Non avevamo insomma nessuna voglia di passare per spazzini d’alta quota, pronti costantemente a ripulire le montagne himalayane dai rifiuti lasciati in loco. Ciò avrebbe favorito effetti controproducenti e deresponsabilizzanti. Questo è il rischio che corrono le periodiche iniziative di ripulitura dei bivacchi d’alta montagna di cui parla lo stesso articolo. Meritorie iniziative, si intende, nelle quali tuttavia si annida il difetto di divulgare tra i frequentatori della montagna l’idea dell’esistenza anche lassù di un servizio periodico di nettezza urbana. Niente di più sbagliato.
    Carlo Alberto Pinelli, presidente di Mountain Wilderness Italia, 17 novembre 2015

  63. 75
    R. says:

    Copio e incollo da un mio post (scritto in fretta, pardon) su planetmountain

    Io sono uno snob della tv. Non ce l’ho dal 2007, non la guardo neppure in streaming ma sono buono a criticarla non appena – per caso – passo davanti ad un apparecchio acceso per pochi minuti.
    Un socio mi parla di ‘sto programma, e guarda caso quest’estate ero passato dalla val ferret per andare ai titani (e alla croux il giorno dopo).
    Avevo visto questa tenda e mi ero chiesto: checcazz’ ci fa una yurta in val ferret?

    Comunque incuriosito mi guardo la prima puntata in replay. Fatico a non addormentarmi, se non per la pyramide calcaire, che un amico mi ha chiesto di fare con lui – ancora una volta il caso – un paio di giorni prima.

    Do fiducia e ieri sera mi guardo la seconda – stavolta pure in diretta!

    ….E poi leggo fiumi di parole sul bel blog di BANFF (uno dei miei preferiti) per criticare tizio, le guide, la lesa maestà dell’alpinismo, tutti pronti a dire che si snatura e mercifica un’attività seria, la natura, i moschettoni perché li chiamano ganci, ecc. ecc.

    Sarà che io non capisco nulla di tv, ma tutte ‘ste critiche per un programma tutto sommato piacevole, sincero, umano (le guide che canticchiano e motivano il cliente), a mio avviso ironico (Pippo che segue la cordata fino a che questa non si ritira, mordicchiandogli la corda..Pippo è davvero un gatto simpaticissimo, ricordo le sue fusa sul sentiero per la Ottoz: il quarto d’ora di ritardo meglio speso della mia carriera alpinistica!), insomma un motivo per smitizzare un po’ l’austera serietà dell’ambiente.

    Insomma, non comprerò la tv per vedere il reality, ma magari uno sguardo al Gonella, alla mer de glace, ai sentieri dove si bazzica in estate glielo darò ancora volentieri!

    Aggiungo: il reality mica ha intenti educativi. Gente che si definisce *forte* alpinista e sale e scende da una montagna con l’elicottero ce n’è a bizzeffe. E poi, vorrei chiedere a coloro che dicono che si trasmette un’immagine falsata, pericolosa e scorretta dell’alpinismo: perché non avvertite allo stesso modo su un video di free solo di alex honnold su youtube? no, perché mio cuggino potrebbe vederlo e andare in yosemite senza corda!

  64. 74
    alpha says:

    “Ora, al di là di questi aspettucci tecnici, come si fa a ridicolizare così la montagna e l’alpinismo con programmi del genere?”

    “..vedo con dispiacere la banalizzazione della montagna ed il suo danneggiamento fisico e d’immagine.”

    Come ha detto bene qualcuno, non è altro che una versione rivisitata di giochi senza frontiere, ambientato in montagna. Stop, nessun altra pretesa.

    Se vogliamo preoccuparci del futuro dell’alpinismo, guardiamo in casa nostra:

    http://www.lastampa.it/2015/11/16/societa/montagna/altro-che-reality-il-bianco-la-discarica-degli-alpinisti-vbJL6SwhhMUOhAJpooqf6N/pagina.html

    e questo è solo uno degli esempi di “buon costume” degli alpinisti (li vogliamo definire quelli veri?…) …..

  65. 73
    Egidio Bona says:

    I realities sono spazzatura creati per greggi non pensanti. E questo non fa eccezione. Concordo pienamente con la perfetta visione di Ugo Manera.

  66. 72
    Egidio Bona says:

    I realities sono spazzatura creati per greggi non pensanti. E questo non fa eccezione. Concordo pienamente con la perfetta visione di Ugo Manera.

  67. 71
    Alberto Benassi says:

    “…..Tangra ha lottato alla grande. È l’ignoto che ci invita a ritornare in montagna, sempre. In questo caso non vi era alcuna certezza di successo solo tante sfide da superare. Non le abbiamo superate tutte, e non siamo stati in cima alla montagna, ma il viaggio è stato un successo perché tornare a casa dagli amici e le famiglie è l’obiettivo più importante. Tangra sarà ancora lì, e io ci ritornerò. Ai miei amici e mia famiglia: grazie per il vostro supporto, e mi dispiace per la preoccupazione che il mio sport auto-indulgente inevitabilmente provoca. ……

    Quale è invece il messaggio che lancia questo programma?

    Il programma non è altro che un modo di paragonare l’alpinismo ad un cencio su cui pulirsi i piedi.
    Quello che è grave è che tutto questo è presentato da uno come Simone Moro che si vanta di essere un alpinista e alcune guide si prestato a tutto questo.

  68. 70
    JACOPO FUGARDO says:

    Comprendo il pensiero di Francesco Scoppola ed apprezzo i suoi modi pacati e gentili.
    Io (anticipo già) non avrò il suo stile…
    Mi chedo:
    E’ davvero possibile un alpinismo senza quantità?
    E’ possibile un alpinismo senza competizione (con se stessi o con altri)?
    A me non piace nè l’una nè l’altra cosa, quando prese singolarmente. E amo l’alpinismo in quanto pulsione, fuoco, vita! Oltre che armonia ed equilibrio…
    L’alpinismo ha una componente spirituale ma è anche, e soprattutto, una questione di volontà! Lo sappiamo tutti. E allora come rispondere alle 2 domande? Ognuno avrà la sua, è un fatto personale…
    La mia è che non è possibile. Che la quantità e la competizione sono necessarie. Ma è solo la mia visione personale…
    Un reality che gioca anche sulla competizione non mi scandalizza per niente. Per avere successo, deve essere divertente e non impegnativo. Se no non lo guarda nessuno.
    Se le critiche sono rivolte ai reality in generale ed alla grettezza dell’italiano medio allora è un conto. Se invece sono rivolte a come viene usato l’alpinismo in questo reality allora è tutta un’altra cosa.
    Bisogna distinguere se no la critica è un buco nell’acqua.
    Forse ho guardato il programma in modo distratto, o forse sono troppo poco esperto sebbene scali da più di dieci anni, ma non ho visto nessuno scandalo. E se di alpinismo mi definisco poco esperto, di reality fortunatamente sono proprio ignorante!!! Ma per quel poco che ho visto, posso dirvi che Monte Bianco mi è sembrato, nel contesto dei reality, un progresso!!! E questo ha del paradossale, è vero…Ma ancor più paradossale, ai miei occhi, è che la maggior parte delle critiche (anche da parte di alpinisti esperti) è stata del tipo: “una roba vomitevole”; “troppo finto, uccide il pathos” e via dicendo… Cioè si aspettavano che il reality fosse più entusiasmante, più coinvolgente!!! Non gli è piaciuto…. e invece di dire “preferisco il Grande Fratello” (ah ah ah!!!) se ne escono con la storia dell’Alpinismo profanato e della reputazione sputtanata delle Guide Alpine… Ma sono tutte palle!!!
    Come direbbe un alpinista genovese che le palle ce le aveva davvero: “A ridicoli!!!!”

  69. 69

    Il titolo di questo articolo: “Dalla realtà storica al reality”, Jacopo, è gioco di parole, è doppio senso.
    L’alpinismo, è al contempo esperienza interiore e confronto con i propri limiti, ma è anche “realtà storica” (esperienza interiore e confronto con i propri limiti, intesi come vicissitudine umana collettiva, non più individuale) .
    Il tempo c’entra. La Storia c’entra.
    Vicenda del singolo e dell collettivo si specchiano.
    L’alpinismo, per un occidentale, nel 2015, è un lusso, uno svago ? Oppure un lavoro ?
    Può darsi pure, che qui, ora, sia spesso così.
    E’ un momento tragicomico della storia dell’umanità.
    Sì, facciamoci grandissime quattro risate di questo mondo drogato.

  70. 68
    Alberto Benassi says:

    “Io mi sento di criticare, al massimo, l’inquinamento dovuto agli elicotteri… ma per il resto smettiamola…
    Se il programma ti fa vomitare non guardarlo!!!!”

    Ascolta JACOPINO dire la propria opinione, è un diritto, visto anche che paghiamo un canone.

  71. 67
    Francesco Scoppola says:

    Aggiungerei l’osservazione che in un periodo nel quale continua a crescere l’intolleranza verso i principi che comportano volontarie rinunce o anche solo limitazioni, non si può troppo sperare di essere ascoltati e seguiti nel gridare allo scandalo. L’ideale non è sentito. Siamo incrodati. Occorrerebbe forse tentare qualche mossa che metta in crisi la logica quantitativa che produce il degrado della coscienza diffusa e condivisa. La più semplice delle ascese dal quantitativo al qualitativo (un primo-secondo grado che non richiede particolari attitudini ed è proponibile quasi a tutti) può forse essere il passaggio graduale dalle misure alle proporzioni. Basterebbe riuscire a spiegare che la montagna messa in rapporto al numero degli abitanti del paese, specie in Europa, corrisponde a un vaso da fiori a testa. Se ognuno vuole ricavarne la sua parte, la sua visibilità, il suo primato, la sua via attrezzata, si trasforma subito in qualche brandello di celle esagonali di cera, calpestate a terra. Se riuscissimo a farla percepire come ancora in gran parte è e potrebbe continuare ad essere, intera, integra e di tutti, avremmo ancora un favo carico di miele a cui tornare in volo.
    Per chi non molla la presa subdola e paralizzante sulle quantità (e di conseguenza si trova abbarbicato alla competizione individuale esasperata) e resta così incrodato, si può aggiungere solo che in Italia siamo arrivati come è noto ad un appezzamento medio di meno di 50 metri per cento ciascuno per vivere e morire con tutti i nostri ospiti e con tutta la nostra discendenza. Di questo giardino individuale una quota crescente è edificata, asfaltata, non serve più a respirare, né a bere, né a mangiare (quisquilie accessorie rispetto ai numeri e all’economia). La montagna pro capite non è più che un masso in un angolo del fazzoletto di terra di ognuno. Per ritrovare unità e grandezza, per combattere lo spreco e le perdite, per evitare che molto finisca avariato, una volta si parlava di monte dei pascoli per le erbe, il fieno e le biade, di monte frumentario per i cereali e di cantina sociale per la vite. Perfino il monte di pietà serviva al fine di ricavare qualcosa dal poco di ciascuno. Senza questo effetto di accumulo, dal raccolto annuo si sarebbe ricavato molto meno per l’inverno e per la semina (oggi boicottata dalle multinazionali del brevetto): tutte le cose troppo spezzettate diventano solo disordine, poltiglia, entropia, degrado. Forse per uscire dal frullatore o dal tritatutto si potrebbe parlare di istituire il monte della miseria individuale (per liberarsene), o quello dell’intenzione e della memoria (per proteggerlo integro, intero e unito), ma temo verrebbe in entrambi i casi opposti frainteso.
    Per trovare il coraggio di ripartire da questo scomodo stallo presente possiamo considerare che le esperienze consegnate al passato non sono affatto perdute, ma vere, autentiche: semplicemente al sicuro proprio perché (senza bisogno di alcun divieto, senza necessità di alcuna difesa) realmente intoccabili, irraggiungibili. Come vette inesplorate. Bisogna proseguire o ripartire. Continuiamo perciò a mettere al sicuro altro presente che meriti in futuro di essere contemplato e che contribuisca a rendere sempre possibile questa meraviglia di non fermarsi e non smarrirsi seguendo l’esempio di molti anonimi e non di pochi soliti noti (questo finale è rivolto affettuosamente a chi proprio dalle quantità non si scolla).

  72. 66
    Domenico Naso (ilfattoquotidiano.it) says:

    Scendi dalla montagna, sali sulla montagna, inquadra il sedere di Dayane Mello. Questo il canovaccio di Monte Bianco, il nuovo adventure game di RaiDue che ha preso il posto di Pechino Express. Il programma condotto da Caterina Balivo (con l’alpinista Simone Moro come spalla) è completamente privo di un’idea autoriale. Non c’è narrazione, non c’è racconto nelle prove in alta quota dei sette “vip” chiamati a sfidarsi fino alla conquista della vetta più alta d’Europa. Il confronto con la trasmissione di Costantino della Gherardesca è impietoso: manca il guizzo, manca l’ironia, manca il racconto antropologico che è il punto di forza di Pechino Express. Forse sarebbe stato il caso di far passare un lunedì “buca”, giusto per non far scattare l’inevitabile paragone tra i due format. E quando la Balivo si vanta di condurre il primo adventure game totalmente italiano sulla montagna, viene da rispondere che sì, in effetti nessuno ci aveva pensato prima, e dopo aver visto la prima puntata si è capito il perché.

    La montagna è noiosa, soprattutto per chi non pratica l’alpinismo. Basti pensare che una delle prove consisteva nel realizzare un nodo a 8, roba che in confronto diventa avvincente anche il palinsesto di Radio Maria. Caterina Balivo è stata, come sempre, diligente nello svolgere il suo compito. Una conduzione senza sbavature ma anche, e questa è la cosa più grave, senza picchi. È bella ma non balla, la sorridente Caterina, dove per “bella”, beninteso, non si intende l’avvenenza fisica di cui pure è dotata. Un programma del genere, che parte svantaggiato da una ambientazione noiosa, ha bisogno di una conduzione frizzante, brillante, irriverente. E la Balivo tutto è tranne che irriverente. Il risultato è un prodotto televisivo deprimente, senza pathos. Ogni tanto si intravede il tentativo di scopiazzare Pechino Express, ma mancano gli scenari affascinanti del Sudamerica, manca un cast azzeccato, manca soprattutto una conduzione dotata di “cazzimma”.

    I sette vip in gara, poi, non spiccano certo per personalità. Sono così piatti e anonimi, che paradossalmente il più brillante e simpatico del gruppo è risultato Filippo Facci, uno che ha tanti pregi, per carità, ma non certo la simpatia. L’unico elemento lievemente di rottura, anche se non si capisce dove finisca la spontaneità e dove cominci il “personaggio”, era rappresentato da Arisa, bizzosa e ingestibile “bad girl”, che però perde tutta la carica trasgressiva quando comincia a parlare di Pignola e delle lasagne. E in effetti, ve la immaginate una “bad girl” lucana?
    Alla fine della puntata, è proprio Arisa a essere eliminata dopo lo scontro finale con Enzo Salvi (che non ci ha fatto mancare alcune battute grevi da cinepanettone, tipo quella su fagioli e flatulenza), ma francamente non fregava niente a nessuno. Perché persino la gara diventa noiosa se non la si sa raccontare con gli espedienti messi a disposizione del mezzo televisivo. Prendiamo il montaggio, ad esempio, che è il punto di forza di altri format come Pechino Express: lento, confuso, buttato lì, improvvisato. Ma la colpa è della già citata mancanza di un filo narrativo. Non si può montare bene una storia se la storia non c’è.

    Che dire, poi, della scelta assurda di affidarsi a una voce narrante? C’è una conduttrice, perché non sfruttare lei? Mistero, così come un mistero è la scelta incomprensibile di ignorare totalmente le popolazioni della zona. Per rendere quantomeno decente il racconto, non si poteva andare alla scoperta delle tradizioni locali, del rapporto tra abitanti della zona e montagna? Alla fine della puntata, lo spettatore resta attonito, sguardo fisso verso il televisore, a chiedersi chi era quella gente, cosa stesse facendo e soprattutto perché. Monte Bianco è un format scritto male e realizzato ancora peggio. E la cosa sorprende assai, visto che RaiDue sembra aver puntato molto sul programma. Scommessa persa. Clamorosamente. Ultimo dettaglio, per nulla secondario: abbiamo scritto questa recensione prima della diffusione dei dati Auditel di lunedì sera, per non farci influenzare dai freddi (e contestati) numeri degli ascolti. Ebbene, per la cronaca, Monte Bianco ha conquistato 1,5 milioni di spettatori, per uno share del 6,38%.
    Domenico Naso (ilfattoquotidiano.it), 10 novembre 2015

  73. 65
    JACOPO FUGARDO says:

    Le critiche ci stanno sempre…..ok
    Però diamoci una calmata! …Un reality deve essere preso per quello che è…
    Se parla (anche) di alpinismo sarà certamente meno banale…

    Leggo l’intervista a Simone Moro fatta da Sara Sottocornola (riportata sotto) e, in sintesi, condivido quello che dice.
    Un reality non può insegnare una cosa come l’alpinismo, nè ha la pretesa di farlo.
    Detto questo quando il conduttore (che non è uno qualunque come il sottoscritto) fa un commento
    tecnico durante il programma, peraltro in modo confidenziale… beh, il sottoscritto, lo ascolta!!!
    Però il sottoscritto, che quella sera non ha di meglio da fare, si guarda il programma facendosi due risate sul reality e morta lì.
    A me pare che Simone Moro sia moooolto più lucido ed anche più umile
    di tutti i saputelli colti (che fortunatamente sono solo una parte di chi commenta) indispettiti
    che parlano di teatrino e sono indignati. Ma ripigliatevi!!!!!!!! E fatevi una risata!!!!
    ….
    Io mi sento di criticare, al massimo, l’inquinamento dovuto agli elicotteri… ma per il resto smettiamola…
    Se il programma ti fa vomitare non guardarlo!!!!
    ….
    Piuttosto sono sconcertato, se mai, dal commento iniziale di Alessandro Gogna: “Dalla realtà storica al reality”
    …come se l’Alpinismo, inteso come esperienza interiore e confronto con i propri limiti, si possa definire “realtà storica”…Ma di cosa parliamo???…
    L’alpinismo, per un occidentale, nel 2015, è un lusso, uno svago. Oppure un lavoro.
    E allora se quelli che criticano sono proprio loro, gli addetti ai lavori, devono criticare in modo serio!!!
    Senza sparare cazzate! Perchè l’Alpinista avrà tanti difetti, ma non si fa prendere per il culo…
    Oppure se gli addetti ai lavori la prendono sul ridere, sul comico… Beh allora ben venga: ci facciamo una risata in più tutti quanti…

  74. 64
    Luca Visentini says:

    Che poi dovrebbero aggiornarsi e chiamarci piuttosto “gufi”.

  75. 63

    Luca ha centrato il problema!!!
    Ci sono due categorie di persone oramai in Italia (Pasolini l’aveva come sempre visto, ancor prima che accadesse… leggetevi i suoi passi, guardate i suoi flim “Salò le 120 giornate di Sodoma” in Primis, e … meravigliatevi o inorridite di voi stessi…)
    I fedelissimi alla linea che si sentono gli innovatori e chi (mi sento dentro a questa linera seppur in maniera autonoma) del branco gliene “fotte ‘na minchia”… ma vive da uono libero per quanto gli sia concesso (sparate tipo “allora fai l’eremita…” mi fanno solletico ai genitali…) pur sapendo di dover condividere con l’opposto…!
    Di schiavi ce n’è sempre stati sul pianeta… basta decidere da che parte stare… BUONE CATENE!
    E salutatemi il vostro padrone (il nano)!

  76. 62
    Alberto Benassi says:

    questa storia dei “duri e puri” è oramai ricorrente.
    Tutti quelli che si impegnano nella difesa dell’ambiente, dell’alpinismo classico, nel cercare di mantenere un rapporto paritario con la montagna, vengono definiti “duri e puri” che vogliono una montagna elitaria, tutta per se.
    Chi parla così non si rende conto che i “duri e puri” sono solo persone che si impongono dei limiti e credono nel principio che “tutto non ci è dovuto” .

  77. 61
    Luca Visentini says:

    Dall’intervista a Simone Moro: “So che i fondamentalisti della montagna, quelli “duri e puri”, saranno spietati con il reality e con la mia scelta. Ma va bene così. A mio modo di vedere è una scommessa che valeva la pena raccogliere”.

    Più o meno le stesse parole di Pier Silvio Berlusconi al lancio della prima edizione italiana del Grande Fratello: “Una televisione moderna deve essere al passo con i tempi e accettare le sfide del futuro”.
    E poi finitela, falsi valorizzatori, consumisti e neloliberisti, di tacciare per fondamentalista, duro e puro, o talebano, chiunque cerchi di difendere l’ambiente. Sì, anche da un elicottero che va di continuo su e giù in montagna rompendo le palle agli uomini e agli animali!

  78. 60
    Maria Cristina Garofalo says:

    per ‘opportuna’ conoscenza… http://www.planetmountain.com/News/shownews1.lasso?l=1&keyid=43192
    Secondo me fra questo portale qui e montagna.org non si sa chi sta piu’ fuori di testa e in malafede! Opinione strettamente personale, ma mi pare che sposino sempre le cause sballate e soprattutto quelle piu’ ‘facili’ ed economicamente convenienti!!!
    Maria Cristina Garofalo (Umbria Mountain Wilderness), da facebook

  79. 59
    Sara Sottocornola (MontagnaTv) says:

    Intervista a Simone Moro
    “Pagherò un prezzo salato, nel mondo alpinistico, per questo ruolo nel reality di Rai2. Ma ho preferito assumermi la responsabilità di portare un messaggio autentico sulla montagna alle persone che avrebbero visto il programma. L’ho fatto, mi sono divertito e sono convinto che la montagna e le Guide Alpine ne escano bene”. Questo il commento a caldo di Simone Moro, alpinista e conduttore di “Monte Bianco” insieme a Caterina Balivo, dopo la prima puntata dello show di Rai2, prodotto da Magnolia, che è stato visto da quasi 1 milione e 600mila spettatori.

    Simone, impressioni su questa nuova esperienza in tv?
    E’ un’esperienza nuova, che ho accettato non per notorietà, perchè comunque so che nel mio settore pagherò un prezzo salato per questa cosa, nè per denaro, perchè guadagno di più con due conferenze. Ho preferito assumermi la responsabilità di portare il messaggio della montagna alle persone che avrebbero visto il programma, e renderlo più autentico possibile.

    Perché parli di “prezzo salato”?
    So che i fondamentalisti della montagna, quelli “duri e puri”, saranno spietati con il reality e con la mia scelta. Ma va bene così. A mio modo di vedere è una scommessa che valeva la pena raccogliere.

    Che messaggio è passato secondo te?
    Da lunedì 1 milione e 600mila persone sanno cosa è il boulder, cos’è una cresta e una calata assistita. Bisogna rendersi conto che in prima serata sulla tv nazionale non andrà mai un documentario sulla transumanza o sulle cime inviolate del Karakorum. Invece grazie al gioco, al reality, la gente ha l’occasione di vedere e conoscere qualcosa in più sull’alpinismo. Ho accettato il compromesso e quello che ho fatto è stato spingere dal punto di vista editoriale per cercare di dare spazio alle cose importanti e da sapere sull’alpinismo. Devo dire che, a mio avviso, la cosa è riuscita: la montagna non ne esce ridicolizzata, anzi.

    Come vedi il ruolo delle guide?
    Le guide ne escono bene. Hanno un ruolo importante. E i vip sono ciò che esattamente possono trovare in un corso: l’atleta, la modella, la rompiscatole. Non ci vedo nulla di blasfemo. E’ stato molto autentica la discussione fra Arisa e la sua guida Matteo Calcamuggi durante l’ultima scalata: dimostra come la guida alpina deve saper gestire ogni tipo di situazione, anche psicologica, in un contesto anche pericoloso.

    Qualcuno ha elencato infinite serie di errori visti in tv.
    Se guardi questo programma con gli occhi dell’alpinista sbagli. Non va guardato con occhi tecnici ma dal punto di vista generale. Il mio contributo, le frasi che dico durante il programma, sono mirate proprio ad epurare il fatto che in montagna non si va a fare la gara con la campanella come qui. Che questo è un gioco, la montagna è bella, ma bisogna affrontarla conoscendola.

    E’ la prima volta che la montagna ha un ruolo così importante nel palinsesto Rai…
    Convincere la Rai che l’alpinismo non è roba da sfigati o da pochi eletti non è cosa da poco. E’ un grande risultato per la montagna e credo che tutti, in questo settore, ne beneficeranno. E’ un messaggio universale: proviamo a far capire che l’alpinismo esiste e la montagna è importante. Agli altri – le guide, gli specialisti, i giornalisti, gli alpinisti, gli ambientalisti – starà far capire ancora meglio questo ambiente e dare messaggi più specifici.
    Dopo questa esperienza qualcuno potrà essere stimolato a fare un programma a tema o a dare spazio alla montagna in altro modo, e lo testimoniano le telefonate che sto ricevendo. Questo era un passaggio dovuto per pretendere interesse verso la montagna.

    In conclusione, sei contento di questa scelta?
    Sì. L’ho fatto, mi sono divertito, e secondo me è importante anche il messaggio che i concorrenti non vincono nulla, se non la possibilità di scalare il Monte Bianco. Hanno avuto lo share della prima puntata di “Pechino Express”: è quasi incredibile, per una trasmissione sulla montagna. E’ la prima volta che la montagna arriva a tanto. Ripeto: è un programma da guardare in modo lungimirante e meno ossessivo. Spero che i commenti di queste ore invoglino a guardare le prossime puntate, dove ci sarà ancora più alpinismo. E a scoprire la montagna.
    Sara Sottocornola, da http://www.montagna.tv/cms/, 11 novembre 2015

  80. 58
    enrico pandolfo says:

    Mi è molto spiaciuto vedere tra i personaggi di questo teatrino delle vere guide alpine.

  81. 57
    JACOPO FUGARDO says:

    Ah ah ah!!!…Grande Gennari Daneri !!!!
    …Visione tragicomica esilarante!
    Già guardando Monte Sbianco mi ero divertito, ma ora di più !!!

  82. 56
    Andrea Gennari Daneri says:

    La mia su “Monte Bianco” prima puntata.
    Non lavoro da quasi trent’anni nel mondo della verticale. Non lavoro perché non mi accorgo di lavorare mentre l’orologio fa il suo giro quotidiano e gran parte del mondo, ne sono consapevole, ha sensazioni parecchio diverse dalle mie a riguardo. Sono stato fortunato; ho trasformato la passione in un paio di mestieri che in Italia ho inventato io: l’editore di rivista di scalata e il manager di sale d’arrampicata. Lo scrivo per lasciarmi inquadrare da chi, eventualmente, trovasse le mie parole copieincollate sui social e volesse indizi sulla loro provenienza ideologica. Sono un tecnico. Un tecnico innamorato del mondo verticale che gli dà da mangiare.
    Un tecnico che, pecunia non olet, da tempo si sfregava le mani al pensiero che, finalmente, la Tv di stato avesse deciso di investire sulla montagna con un programma che non fosse un pedante documentario, bensì una storia potenzialmente briosa e invogliante ad avvicinarsi al nostro mondo un po’ di nicchia. Finalmente la montagna amica e non assassina sul grande schermo!
    Che io però non possiedo; quindi ho assistito in podcast alla prima puntata della produzione Rai sul Monte Bianco.
    Mi sono messo comodo, coca cola e patatine, contento del doppio vantaggio che mi veniva dal conoscere (e stimare) una parte dei protagonisti tecnici della trasmissione e ignorare completamente l’esistenza di tutti gli altri, ad eccezione di Zambrotta, uno juventino che all’Inter ci avrebbe fatto comodo. Insomma: ho iniziato la visione con immensa curiosità. Volevo vedere gli amici Simone Moro a Anna Torretta, collaboratori di vecchia data della mia rivista, alle prese con i potenti mezzi della Tv di Stato; volevo anche capire cosa fosse un reality, volevo gustarmi il fatto che, finalmente, le grandi montagne di casa nostra avessero uno spazio lungo, immaginavo meditato, immaginavo appassionato.
    Quando guardo un film, mi hanno spiegato, se sto dritto come un automobilista terrorizzato vuol dire che la cosa mi prende, mi interessa; se inizio a reclinarmi allora sono guai, vuol dire che il paradosso di me stesso, imbullonato a una poltroncina dal fatto di aver pagato un biglietto, non potendosi voltare in rabbia… si volta in sonno. Non posso sprecare tempo, quindi almeno recupero due ore di russate.
    Monte Sbianco mi ha reclinato dopo minuti 15, a un’ora e quarantacinque dall’obbiettivo.
    Una noia atomica. La Corazzata Potemkin è naufragata in mezzo alle montagne.
    E io, come il Ragionier Ugo Fantozzi, lì a guardare per forza. per lavoro. L’orologio faceva il suo giro quotidiano a una velocità odiosamente pradipa, stavolta. Ok, il podcast ha il vantaggio di saltare la pubblicità, che sarebbe il danno aggiunto alla beffa, ma il programma, diciamolo, svetta solo quando la brasiliana fa la cosa più illogica del pianeta, cioè gattona in perizoma nell’acqua ghiacciata. Lì ho capito che un reality spaventosamente vuoto può trasformarti, anche contro la tua volontà, in un uomo medio. Tempo venti minuti e riprendi conoscenza solo se vedi un sedere decente.
    Non me ne voglia Simone, a cui voglio e continuerò a voler bene. Un programma interessante non si fa solo con le buone intenzioni che gli riconosco in toto. Lui dice cose, sulla montagna, che da tecnico approvo completamente e apprezzo davvero lo sforzo che ha fatto, e che immagino farà nelle puntate seguenti, di spiegare la montagna a chi non l’ha mai approcciata.
    Ma quel che si vede è troppo finto, costruito e “già visto” in tanti film brutti perché didascalici. Le situazioni sono studiate a tavolino, i personaggi codificati. Tutto ciò uccide il pathos, ghigliottina l’interesse.
    Nella mia carriera ho introdotto all’arrampicata migliaia e migliaia di persone. Vengo a contatto ogni anno con tanti principianti quanto una Guida Alpina non ne vedrà mai in una carriera. Se le guide vivono quotidianamente quelli che si sdraiano, che urlano, che vanno di turpiloquio pesante alla prima difficoltà… beh… che mestiere di merda, che sfortuna negletta. Salva una guida, offrigli un lavoro in una sala d’arrampicata indoor o in un corso del Cai!
    Un programma Rai, evidentemente, deve avere dei punti fermi: gratificare gli sponsors, che in questo caso, con tutti i fermo immagine del caso, mi sembrano molto gratificati. Deve salvaguardare degli equilibri, che in questo caso appaiono fin troppo evidenti e predeterminati attraverso il copione: la guida è un santo che tutto sopporta ma lo deve fare in quanto unica strada possibile per avvicinare alla montagna i comuni mortali. Un programma Rai deve forse rilanciare dei personaggi che erano famosi perché dei dirigenti devono dei favori a degli agenti, e così via.
    Ma una produzione Rai, soprattutto, dovrebbe interessare al pubblico, almeno a quello inizialmente ben predisposto come il sottoscritto.
    Io sono arrivato fino ai titoli di coda per lavoro, come il Ragionier Fantozzi con la sua corazzata; ma gli altri milione e rotti dello share, se l’hanno fatto perché l’hanno fatto?
    Sono casalinghe gossipare che sapevano il numero dei nei di Arisa? Sono degli sfigati a cui hanno piombato tutti gli altri canali?
    Non lo so. Dubito, comunque, che siano i ragazzi dai tredici ai venticinque anni per i quali mi sfregavo le mani. Quelli che Simone e il resto della banda speravo avvicinassero alla montagna facendogli vedere qualcosa di bello, divertente e almeno un po’ vero.
    Per la prossima puntata dovrò organizzarmi con un secondo schermo e due computer. Non credo di potercela fare, da sveglio, con Monte Sbianco e basta.
    Ho letto indiscrezioni secondo le quali, nell’ultima puntata, i protagonisti verranno portati giù dalla cima del Bianco con l’elicottero.
    Ecco, a questo non credo, lo dico già da adesso. Una minchiata simile non succedeva neanche nella Corazzata Potemkin.
    Andrea Gennari Daneri (editore di “Pareti”), da facebook 12 novembre 2015

  83. 55

    @Alessandro Sterpini. Mi spiace ma il suo pensiero decade immediatamente. Il costo della trasmissione verrà pagato in parte dalla Regione Autonoma Valle d’Aosta. Su quale quota parte dipenderà dai risultati dell’auditel. Più alto l’ascolto, più alto il contributo della R. A. V. A. Ergo non crea nemmeno indotto ma spesa. Di indotto probabilmente ne creo più io quelle rare volte che in Valle mi fermo a far merenda dopo una salita.
    Se poi pensa che il messaggio che passa è quello del rispetto dell’ambiente con elicotteri che vanno avanti e indietro….ogni opinione è lecita, però…insomma.

  84. 54
    alessandro sterpini says:

    Premesso che non sono una GA ma sono un semplicissimo frequentatore (da diversi decenni) della montagna e premesso anche che i reality in genere non mi piacciono: credo però che la polemica che si è scatenata prima, durante e dopo aver visto la prima puntata sia a dir poco esagerata, un po’ come sono sempre state esagerate tutte le polemiche che hanno attraversato il mondo alpinistico (chiodo si chiodo no – prese scavate si o no – il trapano – il compressore – ossigeno si o no – ecc. ecc. ecc.). Alla fine la verità qual’ è ? Ognuno rimarrà convinto della propria e basta. Voglio invece vedere i lati positivi che questo programma potrebbe offrire, e cioè: viene comunque dato risalto e visibilità ad un territorio montano (sarebbe stato meglio organizzare le puntate in diverse località anziché solo in VdA e Monte Bianco ?? boh, forse si), alcune GA hanno lavorato, l’indotto avrà pure guadagnato qualcosa ? e così via. Infine questo programma è sicuramente visto e seguito non tanto da chi in montagna ci va veramente o della montagna né ha fatto la propria attività, ma dalla gente comune (per intenderci, quelle persone che in montagna ci vanno ogni tanto la domenica o il giorno di ferragosto) a cui sarebbe bene e questa potrebbe essere una buona occasione, gli arrivasse bello chiaro il messaggio che l’ambiente va rispettato (quanti rifiuti troviamo su sentieri – ferrate – vie – ecc. ??) e che comunque ognuno andando in montagna (ma anche nella vita di tutti i giorni) dovrebbe ricominciare ad assumersi le proprie responsabilità, che l’alpinismo è sempre e comunque una attività pericolosa, che la montagna ha delle regole (poche e precise) che non possono essere dettate e decise da nessuno (uomo – legislatore – magistrato o parlamentare) ma solo e soltanto dalla NATURA. E mi piacerebbe se fosse possibile che alla fine di questo programma, magari proprio nella serata conclusiva ci fosse data la possibilità di parlare di queste cose e della sacrosanta Libertà individuale di rischiare, assumendosi sempre le proprie responsabilità sia che si faccia attività da soli o accompagnati. Ormai il reality esiste, è stato fatto ci piaccia o no, pertanto bisognerebbe lasciar perdere le polemiche (giuste o sbagliate) ma tentare di sfruttare un’occasione unica per visibilità nel tentativo di portare avanti qualche battaglia che a molti di noi sta molto a cuore (e A. Gogna sa bene a cosa mi riferisco).

  85. 53
    Jessica Camargo Molano says:

    Monte Bianco, la scommessa persa della Rai
    Il programma aveva tutti gli ingredienti per essere ottimo, ma la prima puntata non ha funzionato. Una cosa su tutte? La modella brasiliana in bikini, nel torrente ghiacciato
    Monte Bianco, il nuovo reality show in onda ogni lunedì su Rai Due, aveva tutte le carte in regola per poter rappresentare una svolta nella produzione della Rai.
    Si tratta, infatti, del primo adventure game completamente ideato e realizzato dalla tv pubblica italiana, che, finora, ha sempre riadattato format comprati all’estero. Monte Bianco poteva essere, quindi, il segno che anche nella ferruginosa Rai qualcosa di innovativo si può fare.
    Il reality di Rai Due sembra nascere con tutte le fortune del caso: una location bellissima e mai utilizzata televisivamente (come si evince chiaramente dal titolo il programma è ambientato sul Monte Bianco), uno sponsor (Go Pro) che rende possibili soluzioni di montaggio insolite per i programmi televisivi (sul caschetto di ogni concorrente è montata una action camera), uno sport –l’alpinismo – poco trattato in tv e che quindi poteva rappresentare un argomento innovativo.
    Inoltre, per quanto riguarda l’appeal sul pubblico, poteva sfruttare al massimo il traino di Pechino Express, che si è concluso proprio la scorsa settimana: il pubblico di Rai Due, infatti, era già abituato a dedicare il lunedì sera alla visione di un adventure game, quindi si trattava solo di far in modo che gli spettatori conoscessero e amassero i nuovi concorrenti e la diversa location.
    Sulla carta, quindi, Monte Bianco sarebbe dovuto essere un successo in termini di pubblico e di innovazione, ma nella realtà le cose sono andate in maniera ben diversa.
    Pechino Express, che doveva essere il traino del programma, è ben presto diventato la pietra di paragone e Monte Bianco non ha retto in alcun modo il confronto. A cominciare proprio dal montaggio e dalla location: i paesaggi e le tradizioni dei vari luoghi attraversati dai concorrenti di Pechino Express sono esaltati da ottime riprese, un montaggio perfetto che dà il giusto ritmo alla trasmissione e dalla narrazione ironica e pungente del brillante Costantino della Gherardesca.
    La montagna, invece, non è stata adeguatamente raccontata: le riprese si sono concentrate piuttosto sui primi piani, più o meno tesi dei concorrenti, che sulle bellezze naturali, la prima puntata non aveva ritmo (e dubito che le successive ne avranno) e le tante prove che dovevano superare i concorrenti davano l’idea di essere quasi un modo per colmare le due ore di trasmissione.
    Infine, il racconto e la conduzione: invece di affidare la descrizione dei luoghi a Caterina Balivo, conduttrice del reality, la scelta è caduta sulla classica voce fuori campo in stile documentaristico, uccidendo così quel pizzico di brio in più che il programma avrebbe potuto avere.

    Caterina Balivo sembra non aver trovato la sua dimensione: manca dell’ironia e del sarcasmo di Costantino, ma non ha neanche la presenza scenica e la spigliatezza della Simona Ventura dell’Isola dei Famosi. Se l’intento della Balivo era quello di mettere in atto una conduzione “per sottrazione”, ovvero stando un passo indietro e dando spazio alla storia, l’esperimento non le è riuscito, perché ciò che è emerso è solo una conduzione priva di personalità. Al momento in Italia c’è solo una presentatrice in grado di condurre “per sottrazione”, Maria De Filippi, e Caterina Balivo è ben lontana da quegli standard.
    Ciononostante #MonteBianco è divenuto trendig topic su Twitter, merito soprattutto degli unici elementi di spicco in un cast che, almeno per il momento, si è mostrato piuttosto piatto. A dominare sui social media Arisa, che, con le sue crisi isteriche e le liti con la guida che l’accompagnava (ad ognuna delle sette celebrità che partecipano alla gara è stata assegnata una guida alpina affinché li aiuti nella scalata), ha conquistato il pubblico, ma è riuscita anche a perdere tutte le prove e a farsi eliminare nella prima puntata.
    Dopo l’uscita di Arisa, l’unica regina dei social di Monte Bianco resta la modella brasiliana Dayane Mello, il cui indiscusso merito sta nel riuscire a superare il freddo alpino spogliandosi a ogni occasione fino ad arrivare ad un bagno in bikini in un torrente di montagna in cui gli altri concorrenti riuscivano a stento a bagnare i piedi, pur rimanendo vestiti. Per il numero di inquadrature ricevute il sedere della Mello è di fatto divenuto un nuovo membro del cast.
    Salvo sorprese nelle prossime puntate, Monte Bianco si dimostra l’ennesimo tentativo della Rai di fare innovazione in tv senza di fatto riuscirci, una scommessa persa.
    Jessica Camargo Molano (giornalista, esperta di social tv), da http://www.wired.it/play/televisione/2015/11/10/monte-bianco-rai/, 10 novembre 2015

  86. 52
    GIANDO says:

    Allora, provo a suggerire un’altro tipo di visione. Sul programma televisivo abbiam già detto cosa ne pensiamo e credo si possano tirare le fila: è un cesso da condannare senza SE e senza MA.
    Sono fioccati i commenti relativamente all’immagine delle Guide Alpine e ritengo, opinione ovviamente personale, che l’ultimo intervento di Stefano Michelazzi sia assolutamente sensato.
    Pertanto, provo a mettere sul piatto un altro tema che si può ragionevolmente collegare alla porcata televisiva.
    Se è stato proposto un programma di così basso livello, relativamente ad un’attività per niente banale qual’è l’alpinismo, può significare che al di fuori del nostro mondo vi sia una visione così distorta di quello che facciamo? Possiamo sostenere che siano tutti dei cretini oppure che ci sia una parte di responsabilità a noi attribuibile? Sono domande, ne potremmo formulare altre, sulle quali potrebbe valer la pena sviluppare dei ragionamenti.
    Può darsi che stia facendo delle elucubrazioni di scarso rilievo ma ciò che abbiamo visto in televisione potrebbe, in un futuro non so se prossimo o remoto, trasformarsi in qualcosa di serio e strutturato. Non sto’ immaginando la subrette con la Guida Alpina bensì delle vere e proprie gare alpinistiche con tanto di pettorina numerata. Pertanto, aldilà di ciò che ciascuno di noi possa pensare riguardo a quello che fa, mi sto’ chiedendo cosa stia pensando l’uomo della strada?
    Badate bene, sto’ dicendo cose le quali possono pure essere cestinate all’insegna del “non me ne frega nulla di cosa pensano gli altri”, atteggiamento, peraltro, legittimo e dettato, fra le altre cose, anche dall’istinto di sopravvivenza (non si può pensare di fare tutto in funzione degli altri, chi lo fa soffre di qualche disturbo della personalità), ma che, in ogni caso, possono avere dei risvolti di un certo tipo, per es., a livello legislativo (sto’ pensando alla legge che vogliono approvare in Abruzzo e di cui abbiamo abbondantemente discusso in un precedente post).
    Si potrà obiettare che l’alpinista è sempre stato considerato un animale strano, portatore di visioni lontanissime da quelle dettate dal quieto vivere civile però c’è differenza fra l’essere considerati degli eccentrici visionari, incuranti del pericolo ed irrispettosi perfino dell’incolumità altrui e l’essere considerati dei babbei.
    La cosa che più mi irrita del reality è, infatti, la banalizzazione di un’attività che ha invece dei risvolti psicologici estremamente profondi, risvolti che, sempre secondo la mia opinione, aldilà dei libri, degli articoli, delle conferenze e quant’altro, si fa comunque fatica ad esternare. La colpa è solo degli altri? Può essere, però sviluppare una riflessione potrebbe non essere male.

  87. 51

    In tutto questo teatrino paradossale, il party del divertimento drogato, dove vale tutto ed il contrario di tutto, c’è però un attore tragico, che mi risveglia dalla allucinazione. E’ una figura emblematica dei nostri tempi, che contiene le contraddizioni di noi esseri umani straziati in opposte pulsioni.
    Simone Moro mi rattrista in fondo, perchè, come scrissi nel post sul film Everest, le sue parole qualche volta mi hanno fatto credere che lui abbia visto, luce, respiro. Magari ne ha parlato con Anatolij Bukreev. Ma poi, tornato dalla “zona”, sembra avere dimenticato, o forse non ha visto niente ? Ha da mettere benzina nell’elicottero, va bene. E può darsi, certo, che “noi” gli facciamo pena. Ed ha ragione forse, perchè anch’io mi faccio pena da me, però per lui nutro anch’io pietà.
    Ma non lo dico con disprezzo, anzi è una pietà di rispetto umano, comune sentire (se mi è concesso l’azzardo), rispetto per chi, come la maggior parte di noi prigionieri, si è forse girato dall’altra parte, rispetto ad il “problema”. Restare vivi davanti al problema credo che sia una missione quasi impossibile. Forse ce l’ha fatta Alessandro Gogna. Mistero.
    Ma grazie per essere intervenuto, Ugo Manera; la tua frase: “Lo so che il danaro può tutto, ma sono libero di dispiacermene” mi ha messo di buon umore, un malinconico, buon umore.

  88. 50

    Solo una Guida può fare la morale ad un’altra Guida Marcello? Io direi di no… direi che neanche un collega può farti la morale né a te né a nessun altro perché in certe situazioni bisogna trovarcisi e decidere per proprio conto, giusta o sbagliata la decisione è tua e ne pagherai le conseguenze sia positive che negative, ma credo sia proprio questo che non traspare da quel cesso di programma!
    Si parla di guide in generale non della guida mario o bruno o paolo ma di guide ed è normale ed ovvio che chi fa dell’andare in montagna una propria ragione di vita, pur non essendo un professionista a quel punto dica la sua, anche perché nella nostra figura vede il raggiungimento di un risultato aldilà degli schemi. Molti criticando continuamente non fanno altro che accreditare il fatto che per fare questo mestiere si deve avere, non una marcia in più ma una marcia diversa. Chissà quante volte hanno sognato di accompagnare qualche cliente, ma per un motivo o per un altro non hanno potuto o voluto seguire la nostra strada. Che si voglia o no rappresentiamo un’icona dell’andar per monti e credo che questo lo sappiamo tutti benissimo.
    Quindi se la Guida Alpina Mario Rossi fa una cazzata sarà lui a risponderne in prima persona, né tu né io né nessun altro… sbagliare si può anche come guide, mica siamo di plastica, ma quando si investe la categoria, si parla di oltre 1100 persone e la figura che ne esce verrà addebitata a tutti non solo a Mario Rossi… !
    E’ verissimo ed indiscutibile che nessuno può comprendere certi lati invisibili della nostra attività a meno che non li viva in prima persona ma non credo sia buttando da una rupe un principiante o trainandolo a forza pur di arrivare alla meta che lo faremo capire a chi ci guarda e magari domani deciderà di attaccarsi alla nostra corda. I commenti che ho letto oggi su diversi siti, articoli di stampa compresi non idealizzano molto la figura della guida.
    Ho trovato invece coerente ed onesto il rifiuto di Hervé Barmasse a partecipare al programma:
    «Anche se è un reality, trovo sia deontologicamente sbagliato per una guida prestarsi a una competizione in quota – ha detto di recente a Saint-Vincent in occasione delle celebrazioni del Cervino -. Dirò di più: è l’esatto contrario dei valori che una guida alpina dovrebbe trasmettere. E cioè il rispetto per la montagna, la sicurezza, la sfida con se stessi, non certo la competizione in vetta contro qualcun altro».
    Parafrasando: Sono un alpinista, non ho la TV, e ho scelto di fare la Guida Alpina perché amo la natura, l’incertezza, e avere un ufficio senza soffitto… ed aggiungo di più : ho mollato il posto fisso e mi son sobbarcato un miliardo e mezzo di casini per farlo, emigrando dal mare ai monti senza un soldo e sono proprietario soltanto di una scassatissima Dacia Logan (fortuna che mi vuole bene e regge) ma credo nella forza della dignità (in questo caso professionale) ed un anno fa per questo motivo ho rinunciato ad una porcata similare che mi era stata proposta (la mia compagna si è un po’ incazzata ma poi passa, ha capito e sottoscritto… !).
    Rinunciare come ha fatto Barmasse e sottoscriverlo tutti sarebbe stato un goal così è stato un auto-goal, Manera non ha torto!

  89. 49

    PS non ce l’ho affatto con Manera che è stato un mio modello, lo stimo tantissimo e ha un’attività anche extraeuropea notevole. Non condivido certe sue parole ma lo considero un Signor Alpinista!

  90. 48

    Siamo sempre lì!
    Ma la volete capire che le Guide Alpine portano in montagna (anche) quel tipo di persone lì? Io non ci vedo proprio niente di strano e così credo sia per tutti i miei colleghi. E chi dovrebbe andare con la guida: gli esperti? Ovviamente no, capita sicuramente, ma la maggior parte è gente esattamente identica a quella di ‘sto cazzo di reality, cosa pensavate?
    Smettetela di scrivere che la figura della Guida Alpina ne esce danneggiata e cose del genere perché sono considerazioni che fa solo chi con una guida non è mai andato e mai ci andrà. Quindi per le Guide Alpine non cambierà nulla.
    Il distruggersi la reputazione costruita in anni di attività paventata da Manera è una cosa che vede lui e quelli come lui. Per fortuna l’alpinismo è una cosa diversa per ogni popolazione della Terra e questo si percepisce se si esce dalle ristrettezze di vedute dell’arco alpino.
    E dirò di più. Per una guida (non per tutte) andare con un cliente incapace rappresenta un motivo di sfida con se stessi (sempre restando in ampi canoni di sicurezza) e di crescita professionale e umana. E una guida può scegliere. Nessuno lo costringe ad andare con un certo tipo di cliente, neppure la fame. Perché è fin troppo facile rendersi conto di quanto rischio ci sia, o no, ad andare con certi personaggi al solo parlargli al telefono se gli si sanno fare le domande giuste.
    Nel 1992 sono andato in Patagonia con un cliente con cui avevo scalato una stagione soltanto per circa 5/6 volte. Ai piedi del Fitz Roy ci siamo legati e io sono partito velocemente su per la Via Franco Argentina risalendo un muro verticale di ghiaccio mentre lui ancora si preparava e non mi assicurava assolutamente. E qui viene fuori ancora il fatto di cosa sia fare la guida, cosa che solo le guide sanno. E manco tutte.
    Mentre io sudavo a spicozzare qualche decina di metri più su, il tipo mi urla se nei ramponi c’è un destro e un sinistro… Ricordo di avergli urlato di metterli come veniva e di stare con le gambe un po’ divaricate e di scalare. Dopo una ventina di ore eravamo in vetta e siamo pure scesi di notte, bene, felici e per nulla preoccupati, me compreso. E’ stata un’esperienza straordinaria e non avrei dovuto farla perché qualche bacchettone pensa che per scalare sul ghiaccio occorrano anni di corsi, pratica, ecc…. Tutte balle, una Guida Alpina che decide di intraprendere una salita lo fa sempre con la dovuta dose di buon senso e con un buon margine di energie di riserva e quindi di sicurezza. Può commettere errori perché è un essere umano, ma la maggiore esposizione al rischio è data dal cliente e non dalla guida stessa. Le Guide Alpine si muovono sempre a piccoli passi, credetemi.
    La salita delle Pyramides Calcaires (o come diavolo si scrive..) è una cagata che si può fare con chiunque, in salita e in discesa. Ai corsi per Guida Alpina quelle cose lì si fanno slegati e ci ho fatto l’Istruttore per 10 anni.
    E calarsi per 70m appesi a una corda è una cosa che chiunque può fare se guidato da un esperto, si spaventerà un po’ ma tecnicamente e fisicamente deve fare quasi nulla.
    La mia sembra spavalderia ma non lo è affatto, è solo esperienza di oltre 30 anni passati costantemente a scarrozzare persone di ogni genere per le montagne di ogni angolo del pianeta e smettetela di farci sempre la morale, specie se non conoscete la materia.
    E ribadisco che la morale come guida me la può fare solo un’altra guida e nessun alpinista anche più forte e bravo di me (ce ne sono un sacco), semplicemente perché non sa cosa significhi fare la guida, mica è poi così difficile da capire, no?
    Dimenticavo: sono un alpinista, non ho la TV, e ho scelto di fare la Guida Alpina perché amo la natura, l’incertezza, e avere un ufficio senza soffitto! Provateci voi criticoni e poi semmai ne parliamo.

  91. 47

    Ho voluto attendere per capire. Crearsi un’opinione, un pensiero senza prima aver visto la prima puntata mi sembrava un esercizio aprioristico di stile da vecchio trombone.
    Poi leggendo i vari commenti mi sono reso conto che probabilmente soffro di disturbo della personalità, perché sono d’accordo con molte cose che scrivono MIchelazzi e Cominetti.

    Ed alcuni miei punti di vista molto poco diplomatici credo che avranno come conseguenza perdere l’amicizia, il saluto o la stima di molte persone. Pace a amen.
    Partiamo dall’inizio. Che il CAI condanni (ancor prima della visione) il reality e le guide, è come il bue che da del cornuto all’asino. Ad essere gentili.
    Non parliamo di massimi sistemi, di retorica da vecchi tromboni, di lotta con l’alpe.. Parliamo di un reality che è fatto male e crea una visione distorta della montagna, dell’alpinismo e del lavoro della guida. Il court bouillon in cui hanno buttato dentro personaggi come Arisa o la fatalona brasiliana culogattonante, in antitesi con atleti anche se passatelli ha del ridicolo. Tutto il programma, con l’uso degli elicotteri, la preparazione anticipata delle prove, evidente per chi ha un minimo di competenza lanciano un messaggio allarmante.
    Non a noi “addetti e competenti” ma al grande pubblico il quale sarà autorizzato a pensare che in fin dei conti una calata di 70 metri (che non sono 70) o una bella salita alle Pyramide si possono fare magari anche senza guida ma con l’amico che nel 1978 ha salito in solitaria il Musiné (nota montagna piemontese i cui versanti scoscesi ed impervi, uniti all’altitudine e all’esposizione la rendono particolarmente difficile pericolosa).
    Poi partiranno i titoloni sui giornali, gli ambaradan mediatici. Montagna assassina. Ed io, con voi,saremo costretti al parcheggio ad esibire valido patentino, abilitazione o ticket d’ingresso per la nostra scalatina domenicale.
    Le guide nel frattempo impegnate a mettere a norma di chissà quale Dio tutte le falesie d’Italia non avranno più tempo per tutti ed avremo il numero chiuso.
    Spero di essere morto nel frattempo, così non assisto.
    Tutto vero eh… I difensori del programma come Vinicio Stefanello o Luca Signorelli in sostanza dicono: “ma dai è un programma televisivo che pretendi..i problemi della montagna sono altri…” Vero. Ma è anche vero che questo programma così come è stato impostato i veri problemi della montagna li amplificherà. Quelli che ho visto volare erano elicotteri, mica gabbiani d’altura.
    Le guide coinvolte non sono solo quelle in “primo piano”. Dietro è evidente un “apparato” per la messa in sicurezza imponente.
    E’ altrettanto evidente che le guide e Simone Moro non hanno potuto minimamente intervenire in fase di montaggio e post produzione. Incassati 30 denari non hanno minimamente valutato se e come la loro immagine ne sarebbe uscita.
    Matto, visionario? Io non credo.
    Cominetti ha ragione. Una guida è un professionista ed accompagna quello che gli capita. Il bravo alpinista arrampicatore su vie di grande impegno o la starletta pettoruta sulla ferrata dietro casa. Pari sono se pagano la parcella e non ci trovo nulla di scandaloso. Anche io ho visto una guida scendere dalla goulotte Cheré perché il suo cliente non riusciva a passare la terminale ed il mio pensiero è stato: “Perdio fatti pagare tariffa piena e sovraprezzo” Ma qui è diverso. Non è più un fatto privato fra guida e cliente. Questo è un programma televisivo visto da persone che nulla sanno. Questo è il target.
    Leggere Vinicio Stefanello che discetta del rapporto che si crea fra guida e cliente…maddai…e la fatalona brasiliana che gattona in tanga nel torrente che è, la parafrasi immaginifica di madre natura?
    Ci parliamo addosso ma nessuno ha provato a chiedere ad uno spettatore comune la sua opinione. Le sue impressioni. Io l’ho fatto in ufficio. Il riscontro è da far gelare il sangue.
    Ha ragione chi ha scritto: “forse le guide coinvolte avranno un periodo di maggior richiesta…” penso che il tutto si riduca a questo. Un immenso spot pubblicitario per la Val d’Aosta, le guide valdostane e il sistema turistico aostano. Ecco è questo che non mi piace. Perché alimenta quel modo di andare in montagna, con le sue storture che porteranno altri ed ulteriori guasti e danni.
    Di tutto questo ambaradan mi sembra che ne esca umanamente bene Roberto Rouge Rossi che in fin dei conti ha detto: “si forse avremmo dovuto fare le cose diversamente e non tutto quello che è avvenuto mi è piaciuto”.
    Molto meglio di chi difende aprioristicamente la scelte fatte magari con qualche battuta con un mal sotto inteso: “se dissentite siete dei vecchi tromboni e pure un po’ pippe”. Ecco questo mi dà molto fastidio e mi rende aprioristicamente antipatico il programma anche se si assistesse all’unica cosa per me degna di nota. Una bella trombatina fra la brasiliana ed una guida.
    Non è vero. Se assisto ad una scena così cambio idea. Giuro.

  92. 46
    Luca Visentini says:

    A me disturba sempre di più l’abuso dell’elicottero in montagna e mi risulta che Simone Moro abbia un elicottero e debba ammortizzarne i costi. Quando gli abbiamo chiesto un appoggio nella nostra lotta contro l’eliski ci ha risposto che gli facciamo pena e che non sappiamo neanche di cosa parliamo.

  93. 45
    Consiglio Direttivo di Mountain Wilderness Italia says:

    Considerando il livello del “reality” ambientato al Monte Bianco e mandato in onda da RAI 2, sarebbe forte la tentazione di non perdere tempo per illustrare le ragioni del nostro deciso dissenso. Se non fosse che il messaggio diffuso da quella trasmissione, giungendo con abusiva autorevolezza a un pubblico vasto e in maggioranza disinformato, tradisce radicalmente il significato dell’incontro tra gli esseri umani e la montagna, riducendolo a una banale e ridicola competizione ludico-circense, di cui sono protagonisti personaggi improbabili, platealmente impreparati.
    Nessuno di noi grida allo scandalo in nome di una pretesa sacralità delle Alpi; perché di per se stesse, nella loro asettica accezione geografica, le montagne non sono che informi mucchi di roccia e ghiaccio. Noi difendiamo le ragioni e i sentimenti di chi ha fatto profondi e sofferti investimenti affettivi su quegli ambienti così particolari e selvaggi, ultime superstiti oasi di wilderness nel cuore del nostro continente. Ragioni e sentimenti che oggettivamente la trasmissione in oggetto umilia, delegittima e offende. Ma difendiamo anche – in positivo – la proposta potenzialmente formativa che può derivare da quelle esperienze in alta montagna, se correttamente vissute e interiorizzate. Cioè esattamente il contrario di quanto sembra suggerire la trasmissione di RAI 2.
    Come è stato autorevolmente denunciato dal nostro comitato etico-scientifico, rattrista constatare che alcune guide professioniste si siano prestate a questa penosa farsa, avendo alla loro testa un alpinista di indubbia fama, guadagnata non solo sulle Alpi ma anche in Himalaya. Ciò a nostro avviso dimostra, purtroppo, che spesso chi ha fatto dell’alpinismo la propria professione progressivamente può finire col perdere di vista le implicazioni etiche che sole giustificano l’avventura tra i monti e la nobilitano. Avventura intesa come ricerca dei propri limiti, della propria verità interiore, della individuale aspirazione alla libertà. E come a volte proprio coloro che hanno compiuto grandi imprese abbiano maturato una visione asfittica e fuorviante dell’alpinismo, perché pongono tra se stessi e la montagna il filtro sterilizzante del proprio super-io.
    Ridurre la sfaccettata ricchezza motivazionale dell’alpinismo a una gara improvvisata tra incompetenti, realizzata a vantaggio delle telecamere, significa invitare il pubblico a ignorare la paziente preparazione psico-fisica che una consapevole frequentazione della montagna richiede e impone, con serie conseguenze anche a livello della sicurezza di chi alla montagna intenderà poi avvicinarsi.
    Per anni, in gioventù, abbiamo sorriso con ironia leggendo sulla tessera del Club Alpino la frase di Guido Rey che diceva: “ Io credetti e credo la lotta con l’Alpe utile come il lavoro, nobile come un’arte, bella come una fede.” Ma ora, di fronte a questa penosa mercificazione televisiva dobbiamo ricrederci. E’ mille volte preferibile la retorica ingenua di Rey della diseducativa e volgare proposta veicolata dal “reality” di RAI 2.

  94. 44
    christian says:

    Continuo a leggere di guide ed alpinisti che si sentono offesi dal comportamento delle guide che si sono prestate al programma. Dal mio personale punto di vista “prestati” è un eufemismo, dal mio punto di vista si sono venduti, come tutti noi dobbiamo venderci giornalmente per portare a casa la pagnotta.
    Quando nel mio precedente commento dicevo che “siete dei conservatori vestiti da libertini” volevo ribadire, e ribadisco, che è totalmente inutile innalzare barricate in difesa dell’alpinismo, del sacro lavoro della guida alpina, di improbabili valori morali dell’andare in montagna, le barricate dovrebbero essere innalzarle innanzitutto contro la deriva capitalistica (spero capiate cosa intendo) che anche il vostro mondo sta’ prendendo.
    Non siamo (e qui mi aggiungo anch’io) liberi nell’andare in montagna, siamo ingabbiati in schemi predefiniti ed arcaici dai quali non riusciamo ancora a liberarci (conquista, battaglia, lotta ecc) e prendersela con un banale prodotto di massificazione che serve solo a “ad omologare tutto e tutti” ci distrae totalmente dal problema principale.
    Negli eventi alpinistici (io le chiamo serate della morte sociale) è pieno persone che si lustrano dei propri risultati, dei propri bottini delle proprie imprese e nessuno e dico nessuno che accenna al decadimento sociale che sta’ trascinando sia la società e di conseguenza anche l’alpinismo in un baratro senza fine, anzi gli alpinisti stessi alimentano la spinta verso questo baratro (tutti vestiti uguali, sgargianti, vestiti come neanche Bonatti sul K2) vestiti di una moda scelta da altri (è per questo che ripeto che non c’è libertà nemmeno nell’alpinismo)!
    Indignatevi/indignamici per tutte quelle azioni che ammazzano veramente l’ “uomo” e di conseguenza anche l’alpinista, azioni liberticide volute da grossi gruppi per eliminate l’autogestione e l’autonomia dei montanari (gente che vive la montagna), indignatevi/indignamici e ribellatevi/ribelliamoci a chi vuole bucare, cementificare, deturpare la montagna, solo per scopi di puro profitto (e sottolineo profitto).
    Questo reality non toglie e non aggiunge nulla all’alpinismo, distrae solo, ed è questo, e solo questo, il suo scopo, e ci siamo cascati tutti in pieno!
    Spero che il messaggio sia letto come critica ad un sistema più ampio nel quale, purtroppo, anche il mondo dell’alpinismo, ne fa parte.
    Buone montagne a tutti

  95. 43
    Icio Barbero says:

    io ci ho visto solo un gioco…e che mi ha anche fatto ridere….del resto non me ne può fregar di meno

  96. 42
    Alberto Benassi says:

    Mi associo completamente a quanto a scritto Ugo Manera e ribadisco che prima di essere guide, soccorritori, istruttori, accademici, ect. si è alpinisti. Tutti questi personaggi girano intorno a questa attività che si chiama alpinismo e ne dovrebbero avere il massimo rispetto e non banalizzarla prestandosi alla realizzazione di un programma che definire spazzatura è poco.

  97. 41
    Manera Ugo says:

    Io ho la televisione e la guardo spesso, non ho mai guardato un reallity perché considero questi programmi TV spazzatura per sottosviluppati, e non ho neanche guardato quello sul Monte Bianco se non per 20 minuti per farmi un’idea di cosa si trattava. Quel poco che ho visto ha confermato quello che mi aspettavo: una grande stupidata per non usare altri termini più coloriti che mi vengono in mente. Io scalo montagne dal 1957, sono istruttore di alpinismo dal 1965 e finché le forze me lo consentiranno continuerò queste attività. Sono vecchio ma disincantato, non ho mai creduto agli stereotipi molto in voga nell’alpinismo di tutti i tempi come ad esempio: montagna scuola di vita. Sono per la più ampia libertà nella scelta dell’avventura alpinismo, ma proprio perché la montagna consente di vivere questa avventura, che per me è stata fondamentale, vedo con dispiacere la banalizzazione della montagna ed il suo danneggiamento fisico e d’immagine. L’alpinismo è una cosa seria e nel praticarlo a volte si rischia la vita; è una delle poche attività che consentono ancora all’uomo moderno di vivere avventurosamente, mi dispiace perciò che un pugno di “fabioch” si presti a banalizzare in modo deficiente questa attività. Non ce l’ho tanto con quei salami che in cerca di rinfrescare una notorietà sbiadita, si sottopongono al ridicolo e sciocco gioco, ma mi spiace vedere dei professionisti prestarsi a questo tipo di attività. Penso solo a quante ore di elicottero sono costate queste riprese, con conseguente inquinamento di quei luoghi cosi affascinanti. Lo so che il danaro può tutto, ma sono libero di dispiacermene. Ricordo ai professionisti che si prestano per danaro a queste attività che ci vuole una vita per costruirsi una reputazione ma basta una sola cazzata per distruggerla. Mi piace ancora ricordare che la montagna difficile è di tutti gli alpinisti che ne hanno costruito la storia e che le guide tutte, sono anche loro degli alpinisti con nessun diritto in più degli altri scalatori
    e perciò come tutti, tenuti a rispettare quei codici di comportamento non scritti che garantiscono la sopravvivenza dell’alpinismo.
    Ugo Manera

  98. 40
    GIANDO says:

    Ogni opinione è legittima ma rimane il fatto che proporre in un reality un’attività come l’alpinismo è da deficienti.
    Passi chiudere (si fa per dire) un gruppo di persone in una casa o sbatterle su un’isola a sostenere delle prove su cui non esprimo commenti ma quando si comincia ad alzare il tiro si scade inevitabilmente nel pecoreccio della peggior specie.
    Intendiamoci, le stesse cose le direi se in ballo ci fossero, tanto per fare un esempio, le arti marziali o lo yoga. Credo che vi siano attività le quali andrebbero sempre e comunque maneggiate col dovuto rispetto, attività che non dovrebbero essere trasformate in fenomeno da baraccone. Questo non significa idealizzare o mitizzare ma semplicemente comprendere che vi sono cose le quali, per tutta una serie di ragioni che una Guida Alpina potrebbe spiegare molto meglio di me, hanno dei contenuti un po’ più elevati di altre.
    Aggiungo che il numero degli spettatori è stato meno della metà di quello de Il Grande Fratello 14 (sottolineo 14), che peraltro ha fatto registrare un flop, e questo già la dice lunga sulla “lungimiranza” degli ideatori.
    Insomma, c’è poco da discutere, siamo di fronte ad una porcata e chi ne fa parte non può non farsene carico. Vorrà dire che se per molti Messner è sinonimo di Levissima per altri Simone Moro sarà ricordato più per aver partecipato ad un reality che per aver scalato degli 8000 in invernale. Che ci dobbiamo fare? Mica gliel’ha ordinato il dottore.

  99. 39
    Alberto Benassi says:

    Guido Azzalea dice di non sputtanare un collega. Ma guarda che certe minchiate , non le hanno viste mica solo gli occhi di Stefano Michelazzi. Non bisogna mica essere una guida per vedere certe bischerate.
    Ci sono anche persone che pur non essendo guide, hanno occhi, cervello e preparazione per vedere.

  100. 38
    Andre Rao says:

    Marcello, so bene che tu e le altre guide avete tutte le capacità di trascinare una persona lungo una via con quelle difficoltà, ma in tutta sincerità, tu avresti portato un cliente come Arisa o Enzo lungo quell’alpinistica con la formazione e la preparazione che avevano? O avresti comunque raggiunto la cima vedendo i loro comportamenti durante la salita (tralasciando che poi ci sarebbe la discesa)? Perché quello che filtra è che chiunque possa andare anche a fare quella cresta senza nemmeno aver mai visto un imbrago… poi magari è il mio punto di vista, ma come ce l’ho io potrebbero averlo in molti, come in molti la vedono all’esatto opposto.

  101. 37

    Cosa sia la professione di Guida Alpina lo sanno solo le guide. Mi spiace per chi crede di saperlo, ma non è così.
    Non che sia una cosa riservata a loro perché sono superiori. Non sono superiori a nessuno ma sanno come funziona il loro mestiere. E’ chiaro, o no?
    Detto ciò (che è vero! perché so di cosa parlo), valutare, criticare o solo semplicemente osservare, nella giusta maniera, senza sapere una cosa così importante, è impossibile.
    Confermo sul fatto che Guido abbia le dita come salsicce!

  102. 36

    Sputtanare? Io direi che non dire niente quando vedi qualcosa di assolutamente assurdo sia omertà… questo credo…non ho mai pensato di essere entrato nella sacra famiglia unita quando mi sono iscritto ai corsi…
    Ti rendi pubblico? Bene accetti anche i contro, non solo i pro…altrimenti rimani anonimo e pace e bene!
    L’ho scritto che probabilmente erano ragioni di scena, quindi non si tratta di sputtanare, ma di evidenziare quanto sia stato poco edificante, aldilà del grande pubblico che ignora cosa significhi muoversi in ambiente, dare un’immagine della guida come quella data dal programma.
    Del resto me ne sbatto, chi vuole farsi male scimiottando ci sarà sempre e non è certo questo reality a cambiare le regole del gioco ma quando favorevole o contrario, o meglio senza fartene scrupolo, coinvolgi un’intera categoria di persone nel tuo modo di fare, devi aspettarti che a qualcuno non vada bene!
    “Non nascondo inoltre che, personalmente, ho tentennato molto prima di firmare il contratto, chiedendo garanzie alla produzione circa la serietà del programma e sui messaggi da esso proposti (garanzie che magari verranno disattese); durante lo svolgimento dello stesso ho criticato aspramente molte delle scelte degli autori e dei produttori, scelte che mi hanno creato imbarazzo personale e di cui probabilmente non andrò particolarmente fiero (ma che non posso qui elencare perchè sotto contratto fino al 31/01/2016).”
    QUESTA FRASE NON L’HO SCRITTA IO!!!
    Ben venga a fine gennaio che si faccia luce sulle scelte inopportune del programma ma fino ad allora e quindi fino a che (sembra) chi l’ha vissuto in prima persona si farà avanti, non tentiamo di difendere l’inidfendibile ed aldilà delle levate di scudi opposte e ovvie cerchiamo di essere coerenti con noi stessi, l’auto-critica di solito è positiva!

  103. 35
    Guido Azzalea says:

    A parte che i rinvii io li chiamo ganci…lo so Stefano e so anche che sputtanare un collega che cerca di fare il suo lavoro non sia tanto corretto.Amen

  104. 34
    Andre Rao says:

    Ho letto e riletto commenti. Ho meditato.
    Ora forse ho anch’io una mia idea più chiara.
    Parliamo di alpinismo, giusto? Dove l’abbiamo visto? Nelle GA che parancano su 2 tizi per la Pyramides Calcaires? O dove fanno scendere 7 salami con la corda? Che poi Zambrotta che si lancia nel vuoto è stato “supremo”, proprio quello che bisogna fare!!!
    Tralasciamo che parlare di quei sette come alpinisti è un insulto a chi è da anni che pratica tale attività, sia per lavoro che per divertimento, e che sa bene quanta passione ha messo per arrivare a fare questa pratica in maniera decente.
    Tralasciamo i mille dettagli che Moro, indiscutibilmente grandissimo alpinista, non ha commentato (ma forse è a causa della regia…).
    Tralasciamo gli errori tecnici delle GA che ha rilevato Stefano Michelazzi (ma cavolo, se io mi trovo a pagare un professionista che mi dice ganci al posto di moschettoni o che mi porta a corda corta in quella maniera lo mando a cagare diretto, altro che pagamento a fine giornata).
    Tralasciando che nell’alpinismo non ci sono mai state gare ma competizione, che sono due cose ben diverse!!!
    Tralasciando tutto ciò, l’italiano medio che vede ‘sta roba e che vorrebbe andare in montagna (o già ci va la domenica per qualche escursione o facile ferrata), che vede Arisa e Salvi che arrivano su quella cima con tutte le loro difficoltà e le loro paure, forse non pensa che se “quei due” ce l’hanno fatta allora ce la può fare chiunque senza alcun problema? Senza sapere cos’è un otto ripassato o come si stacca un rinvio? Sul come si mette un friend o sul come fare una calata in doppia per tornare a casa senza elicottero? No, l’italiano medio sa che è un “reality” e bon, tutto finisce lì e il problema non sussiste… mah, io non credo.
    Penso che in molti prenderanno salite di quel tipo come cagate, cose da scampagnata domenicale, cose che se la simpatica cantante ha fatto, allora in molti possono fare senza guida e/o senza alcuna preparazione (perché sfido qualsiasi GA di portare un cliente là sopra come in quel caso… dopo i crampi o le prime offese/paure/difficoltà riporta giù il cliente senza nemmeno pensarci!). Ecco secondo me dove risiede il problema dei guardoni seriali serali.
    :::
    PS: La “gara” del Cervino di 150 anni fa (1865), come detto, era competizione; e se bisogna ricordarla tutta, ricordando anche cos’è l’alpinismo, la cordata di Whymper partì con 7 componenti e tornò con 3… solo questo dovrebbe far meditare!
    :::
    Un’ultima cosa. Durante la puntata ho sentito però una cosa decisamente buona, quando Calcamucci per un momento s’è ricordato dov’era e con chi era e ha puntualizzato “questo non è un gioco”. Peccato che le parole siano state un contorno alla richiesta di vaffanculo che rendevano l’ascesa molto più interessante…

  105. 33

    Che in 150 anni sia passata un po’ di storia e quindi rivalutazioni varie nel mezzo?
    Lo sai bene lo sai… 😉

  106. 32
    Guido Azzalea says:

    Chiedo scusa ” 150 anni ” ho le dita come salsiccie…

  107. 31
    Guido Azzalea says:

    Nell’alpinusmo non c’è mai stata gara… 159 anni fa Carrel e Whymper…

  108. 30
    Alessandro Gogna says:

    Qualche considerazione in merito al pacato scritto di Stefanello.
    Al di là delle informazioni contenute e delle sue impressioni, che peraltro in buona parte condivido, mi sembra che siano due i punti sui quali Stefanello batte.
    1. “… sono ben altri i “problemi”, interni ed anche “eterni”, con cui l’alpinismo dovrebbe fare i conti. A cominciare dalla sua molte volte eccessiva mitizzazione e idealizzazione. Per non parlare poi della montagna – quella a tutte le quote – anche lei sicuramente assediata da ben altro tipo di contingenze e sfruttamento…. le storie e le dinamiche dell’alpinismo sono ben altre”.
    2. “un messaggio sembra essere passato ai neofiti: se volete andare in montagna non fatelo da soli, rivolgetevi a una guida alpina. E questo, per quanto poco, è già qualcosa”.
    ***
    Sul primo punto. Non vorrei essere costretto ad accusare Stefanello di “benaltrismo”, ma francamente mi sembra che la declassificazione di questo reality a puro gioco innocuo sia forzata. La montagna sarà idealizzata troppo, ma anche i “demistificatori” è da un po’ che alzano la cresta e invadono ogni terreno a disposizione. Il “gioco” di questo reality si pone, per me indiscutibilmente, sul piano di chi sfrutta non di chi vive. Piega una complicata filosofia di vita e un modo di sentire onorevolmente vecchie di secoli e ancora in grado di far realmente sognare a esigenze di mercato, di competizione spicciola e di raggiungimento rapido di orgasmo epidermico: in un mondo dove tutto è lecito o giustificabile, dove tutto diventa parco giochi.
    E’ vero che ci sono “altri tipi di contingenze e sfruttamento”, ma è altrettanto vero che questo reality s’inserisce perfettamente in quelle logiche, le giustifica, le promuove, le sublima. Se ho un malato di colera da curare, non è che non mi devo preoccupare anche delle pustole. Quindi, no, non stiamo per niente tranquilli. I latini dicevano “panem et circenses”. Il pane che noi stiamo cercando è soprattutto spirituale e i giochi da circo non li gradiamo, non vogliamo essere plebe sedata e acquiescente.
    ***
    Sul punto due. Io direi che il messaggio passato e buono riguardo alle guide è quello che ci rivela come sono questi uomini: tecnicamente iper-preparati, ma fatti di carne e ossa, dotati di sentimenti e quindi in grado di comprenderti e di aiutarti. Sono in molti che ancora oggi pensano che la guida alpina sia quella con la barba e con la pipa. Sono passate finalmente informazioni nuove! Quanto ai “neofiti”, non ho la sicurezza di Stefanello che il messaggio della necessità della guida sia stato così incisivo. Chi aborrisce la montagna, continuerà a seguire un altro canale tv. Chi ne è un po’ attratto ma ne è anche impaurito continuerà a non interessarsene, guida o non guida. Chi ne è attratto ha ora, come prima, due possibilità: quella di provare con una guida o di provare da solo (lasciando perdere i corsi di alpinismo e arrampicata, neppure ricordati). Ma i meccanismi di questo gioco competitivo (che scava senza pietà nelle debolezze dei concorrenti ma anche un po’ in quelle delle guide), la montagna a portata di clic e gli obiettivi immediati suggeriti secondo me portano a trascurare che la montagna, soprattutto per un “neofita”, non è assolutamente un gioco né una playstation. Portano a pensare che, se quelli sono stati fighi a fare quelle cose con le guide, io lo sarò di più a farlo senza. Perché questa mentalità competitiva e aberrante è esattamente quella suggerita, in ogni sua piega, dal gioco “Monte Bianco”.

  109. 29
    Vinicio Stefanello says:

    Monte Bianco Sfida Verticale? Dopo tante preoccupazioni, anche nel mondo istituzionale dell’alpinismo, con Cai e Mountain Wilderness in testa. Dopo tanti giudizi preventivi (e a priori perlopiù negativi). Dopo i timori, anche giustificati bisogna dire, di alcuni. Alla prova dei fatti – ossia dopo la prima puntata di ieri sera – verrebbe subito da dire, con spirito laico e non di parte: state tranquilli è solo un reality! Non mette in pericolo né l’immacolato (si fa sempre per dire) spirito dell’alpinismo né, tantomeno, la “sacra” montagna.

    Casomai, sarebbe da ricordare, che sono ben altri i “problemi”, interni ed anche “eterni”, con cui l’alpinismo dovrebbe fare i conti. A cominciare dalla sua molte volte eccessiva mitizzazione e idealizzazione. Per non parlare poi della montagna – quella a tutte le quote – anche lei sicuramente assediata da ben altro tipo di contingenze e sfruttamento. Detto questo, è sicuro che molti dei critici non hanno cambiato né cambieranno idea. L’alpinismo è fatto così: guai ad entrare nel suo mondo senza seguire non solo le sue sante liturgie ma anche i suoi miti. Per certi versi questo è anche il suo “bello” e il suo modo del tutto particolare di essere. Insomma, per chi ne conosce le contorte e infinite dinamiche, qualsiasi “intromissione” è più che delicata. Ma, appunto, questo è un reality e, nel bene e nel male, è altra cosa. Inevitabilmente, per esempio, la sensazione di assistere a un “giochi senza frontiere” potrà sempre far capolino.

    Poi, anche l’osservazione che sembrava più pertinente, quella che criticava (dal punto di vista deontologico) la partecipazione e il coinvolgimento delle guide alpine in una “gara in montagna”, alla fine non sembra – almeno nella prima puntata – trovare riscontro. Anzi. Le sette guide alpine abbinate ad altrettante “celebrity” (sic!) ci sono sembrate più che all’altezza del compito. Professionali sul campo e – specialmente all’inizio – giustamente (e teneramente) smarrite davanti alle telecamere. Nell’ultima parte poi, quella della “sfida eliminazione” tra Arisa ed Enzo Salvi sulla Cresta delle Pyramides Calcaires, le due guide, Matteo Calcamuggi e Alberto Miele, ci sono sembrate bravissime. E più che verosimili anche le difficoltà fisiche e psicologiche dei loro due compagni di cordata.

    Certo, qualcuno più “tecnico”, potrà obbiettare che quella è solo una via gradata PD (poco difficile) di II° con qualche passaggio di III°. Ma forse si è dimenticato che è proprio su questo terreno “facile” che è più difficile guidare un neofita e anche di quello spaesamento psicologico che molti, poi magari diventati provetti alpinisti, provano o hanno provato nella loro prima salita. Sì, qualcosa dell’emozione, della fatica, delle difficoltà dell’andare in montagna lì s’è intravisto. E s’è visto anche qualcosa di quel rapporto contradditorio, difficile, a volte di grande solidarietà a volte anche di duro scontro che si crea in una cordata. Chiaro poi, lo ripetiamo per l’ennesima volta, che è un reality tv: le storie e le dinamiche dell’alpinismo sono ben altre. Resta il fatto però che un messaggio sembra essere passato ai neofiti: se volete andare in montagna non fatelo da soli, rivolgetevi a una guida alpina. E questo, per quanto poco, è già qualcosa.

    Alla fine, per la cronaca, e per quanto possa interessare, la prima eliminata è stata la cordata di Arisa e della sua guida Matteo Calcamuggi. Di Arisa resterà una delle frasi più simpatiche della puntata, quel “Squalificate Maciste” rivolto al super muscolare campione di karaté, Stefano Maniscalco. Resterà anche quell’indefinito “Mi hai spezzato non so quale Chakra” dedicatole dalla sua guida… che poi sembrava sinceramente commosso (o esausto?) nell’abbraccio dell’addio alla trasmissione. Per il resto non tutto è stato perfetto. In ordine sparso. E’ stato bravo Simone Moro a tenere il timone “tecnico”, anche se continuerà a ricevere critiche dal mondo, istituzionale e non, dell’alpinismo. Forse si può fare di più nelle riprese “panoramiche”, anche se filmare su terreno verticale è sempre molto dificile. E forse nelle prossime puntate il gruppo guide e “vip” crescerà. Per chi volesse il prossimo appuntamento è in programma lunedì, 16 novembre. Intanto, i dati auditel della prima puntata hanno registrato 1.568.000 telespettatori con uno share del 6.38%… Tanto? Poco? Non lo sappiamo… in fin dei conti è solo un reality.
    Vinicio Stefanello, da “Tranquilli non è uno sfregio all’alpinismo”, planetmountain.com 10 novembre 2015

  110. 28

    Drogandomi a bestia, l’aberrazione della vita mi è sembrata una festa goliardica. Ero un pò up.
    Poi il down. Non era il mio sogno storto, ma una dittatura.

  111. 27
    JACOPO FUGARDO says:

    Sono profondamente schifato dal reality show Monte Bianco. Gli unici che possono parlare di alpinismo sono: Maometto, Buddha e, forse, Zarathustra. Tutti gli altri sono dei ciarlatani. Eccetto me ovviamente.
    Ah, scusate, non mi sono presentato… sono un Vero Alpinista.
    … Ah Ah…Spero che abbiate apprezzato l’introduzione goliardica!
    Vi dico la mia. Il programma, nel suo contesto, mi è piaciuto. Sarò stato di buon umore già di mio… ma mi sono anche divertito! Penso che la montagna non sia stata deturpata, che la reputazione delle guide alpine sia rimasta quella che era e che lo stambecco ”terrorizzato” non sia morto di crepacuore…

  112. 26

    Caro Alessandro Motta, nella tua arringa evidenzi perfettamente quali siano i risvolti di questa trasmissione:
    da ciò che si intuisce dal tuo intervento, il tuo frequentare le montagne è paragonabile a quello di centinaia di altre persone, che vivono lòe loro passioni in modo pacato e non certo estremo, merde? E chi l’ha detto? Non credo proprio che trovi un paragone di questo genere né nell’articolo né nei commenti.
    Non ti sarai accorto probabilmente che tra i commentatori (articolista compreso) ci sono della Guide Alpinee quindi sembra improbabile se non da suicidio, che chi si affida alle Guide per progredire in ambito alpino sia mal visto o considerato un incapace… mi sembra piuttosto logico, ma come detto, probabilmente ti è sfuggito.
    Sula spazzatura al campo base dell’Everest e non solo ti invito a leggere “Rifiuti verticali” dello stesso autore dell’articolo. Su questo argomento proprio si può accomunare l’atteggiamento di sfida alla montagna (tutta in sicurezza apparentemente) con le spedizioni commerciali alla cima più alta del mondo, dove spessissimo i clienti delle spedizioni hanno livelli di poco più alti dei partecipanti al reality… spesso crepano lungo il percorso che risulta più un cimitero ormai che una salita alpinistica, pretendono spesso dietro pagamento di somme ingenti, trasporti vari in elicottero (lo sfollamento del campo base nel dopo terremoto la dice lunga…) ed hanno per obiettivo non imparare qualcosa in più ( “a me dei nodi non frega niente!”) ma realizzare un exploit personale senza troppa fatica, anzi col minimo della fatica.
    Le prove iniiziali non erano facili come dici tu, anzi una calata da 70 metri impressiona chiunque e non è cosa da prendere sottogamba, infilare un dito in un anello d’ancoraggio in caso di scivolamento può essere estremamente spiacevole (il dito lo puoi salutare…!) .
    Il Rock Master è una gara sportiva con tutte le carattersitche di questa attività che esula dall’ambiente naturale, anzi la maggior parte degli atleti, a scalare in parete, aldilà della falesia, non c’è mai stato e probabilmente non ci andrà mai…
    Ti da più fastidio sentire chi parla di tempi ed orari piuttosto di commentare il posto in cui è stato?
    Bene, è proprio quell’atteggiamento, una delle caratteristiche che viene evidenziata nell’articolo e nei commenti come non positiva, quindi non dici niente di diverso…

  113. 25
    Alessandro Motta says:

    Io ritengo eccessivo questo accanimento contro le guide e i concorrenti, infatti quest’ultimi ricordiamocelo non sono alpinisti ma persone normali che sono andate in montagna magari per la prima volta! Quante persone da anni vanno in montagna facendo solo sentieri o passeggiate, allora per voi queste persone cosa sono…delle merde? perchè una persona si definisce in tale modo per voi superuomini se uno non è in grado di salire sul Monte Bianco in un giorno o senza guida( se nessuno ne avesse bisogno sparirebbero)! anche me piace arrampicare o salire sul ghiacciaio, però di cosi scandaloso in questo reality non vedo niente; ne vedo di più in tutta la spazzatura che lasciano al campo base dell’Everest ogni anno ! A parte le prime prove che potevano sembrare di facile portata per chi è alle prime armi, voglio sapere quanti sarebbero saliti sulle Piramidi di Calcare senza mai aver visto comè è fatta ne una corda ne una montagna! Io dico che tanti sarebbero tornati indietro appena visto il vuoto. Qua ci scandalizza perchè si fanno le gare durante il reality ( ma il reality è questo o forse qualcuno non ne ha mai visti) e quelle che si fanno ad Arco di arrampicata per il RockMaster cosa sono? A me da più fastidio sentire gente che ti chiede quanto ci hai messo a fare una cima e non dove sei andato!
    Ma forse questo non è un paese per gente normale!

  114. 24
    Fulvio Turvani says:

    Il vero problema è che la montagna è altro, anche l’alpinismo è altro e anche lo sport è altro.
    Probabilmente non sarà una trasmissione TV a decidere del destino della montagna ma mette sicuramente tanta tristezza pensare che per molti la montagna continuerà ad essere solo un luogo da usare e non da vivere.
    Vedo poco la TV, a casa proprio non c’è, ma da tempo posso dire che non si parla più di montagna nemmeno nelle varie trasmissioni che vorrebbero far finta di raccontarti la vita del montanaro.
    Persino le vacche per la TV non esistono più, sostituite dall’essere onomatopeico chiamato mucca.
    Una simile trasmissione farebbe sorridere anche me se non avessi la consapevolezza che per qualche milione di Italiani d’ora in avanti quella sarà l’idea di alpinismo, di montagna e di sport.

  115. 23
    Alberto Benassi says:

    Scusa Luigi ma si potrà pure esprire un’ opinione.

    Oppure bisogna prendere quello che ci danno, pagare il canone e starcene zitti.

  116. 22
    Luigi Moro says:

    Sebbene concordi in gran parte con le osservazioni fatte, pare quasi che una trasmissione televisiva possa determinare il futuro della montagna.
    Personalmente frequento la montagna tutto l’anno, d’estate e in inverno, su vie, canaloni, sentieri, falesie e così via.
    In falesia vedo fare cose pazzesche (in senso negativo) da ben prima di questa trasmissione, per il semplice fatto che molte persone ignorano in modo sostanziale le regole della sicurezza (e soprattutto la legge di gravità).
    I vari campi base in Himalaya sono stati deturpati dalle spedizioni sin dai tempi di Mallory .
    L’ignoranza dell’escursionista non è una questione di reality. Io credo invece che una persona che guarda un reality abbia già una mente viziata, perché nessuno può credere che la presenza di un mucchio di videocamere possa rendere qualcosa “vero”.
    Poi chiunque con un po’ di senno sa che non si infila un dito in un anello di metallo. Non sono conoscenze da montagna perché anche in un normale lavoro si possono verificare incidenti dovuti ad imperizia (e molti principianti, in placca, hanno commesso proprio quell’errore, compreso il sottoscritto).
    Vorrei poi capire quale reality è degno di applausi. Personalmente non sono un esperto ma qualche scorcio mi è capitato di vederlo e non mi pare di aver visto realtà.
    A proposito di realtà, mi capita spesso di andare in montagna ed incontrare persone che non rispettano il semplice saluto o quelle tradizioni di mutua assistenza verso chi magari ha bisogno un piccolo aiuto. Ho visto super esperti buttare cartacce nel bosco e così via.
    Rettifico che per me Monte Bianco non è una trasmissione esemplare, è semplicemente un programma televisivo come molti ma che avendo come sfondo quello della montagna mi ha interessato. Non mi aspetto di più perché una trasmissione più seria non avrebbe attirato l’attenzione del grande pubblico, ma solo degli appassionati.
    Tutto ciò che è commerciale in genere non viene apprezzato dalla critica. Sotto la gaussiana sono pochi quelli stanno ai margini estremi.

  117. 21
    Massìno says:

    Sicuro , il programma era uno schifo. Ma non scordiamoci che è tv, e come tale non è lo specchio della realtà ma una sua rappresentazione, una interpretazione di comodo. Sono finti i telegiornali, figuriamoci uno show il cui unico scopo è intrattenere.

  118. 20
    Alberto Benassi says:

    su PlanetMountain a cura di Vinicio Stefanello è già partita la difesa del programma:

    “Monte Bianco Sfida Verticale, puntata 1: tranquilli non è uno sfregio all’alpinismo”

  119. 19
    Chiara Panesi says:

    Giusto un’aggiunta ai già tanti punti evidenziati da Stefano e da tutti gli altri… durante la prova di arrampicata Arisa infila e si tiene con il dito dentro il fix senza alcun commento di Moro se non un “non si fa” senza alcuna ulteriore spiegazione (ecco forse era giusto spiegare il pericolo di usare i fix come “prese” senza lasciare correre così…)
    secondo: il “giornalista” che raccoglie un mazzo di fiori (per chi? per cosa?) tutti intorno al campo base… NON SI FA’! avrebbero dovuto dirlo e sottolinearlo, altrimenti fra qualche mese non ci sarà più vegetazione in montagna.
    per il resto concordo su quanto già detto da altri e non voglio essere ripetitiva.

  120. 18
    GIANDO says:

    Una porcata come dice Stefano, una cagata pazzesca come dice Marcello! Non ho nemmeno voglia di entrare nel tecnico, dopo la prima prova gliel’ho data su. Meglio l’isola di Adamo ed Eva con Vladimir Luxuria, almeno ogni tanto si vede qualche discreto culo.
    Comprendo ciò che dice Marcello però, insomma, vedere Simone Moro in quella veste, aldilà della simpatia od antipatia che possa ispirare, non è piacevole da vedere. Speriamo che questo reality non porti in montagna la stessa risma di personaggi che riempirono le palestre di karate negli anni 70 dopo aver visto i film di Bruce Lee (che, peraltro, erano pure meglio).

  121. 17
    Roberto Rossi says:

    Salve a tutti. Ieri sera ho visto il programma..per farmi un’idea, per capire se potesse avvicinare qualcuno alla montagna con rispetto, o meno. Alla fine, senza farla troppo lunga, è un reality show e la montagna non è quella.
    Considerazioni e questioni tecniche da un escursionista (esperto) che sta sperimentando da poco le ferrate ed ha provato ad arrampicare.
    1 – non credo che una persona senza aver mai provato si faccia calare in 70m di vuoto così, l’unica avere una reazione naturale mi è sembrata Arisa
    2 – nemmeno nelle prove in salita, intendo avvicinamento e “arrampicata” mi sembrava si trattasse di principianti assoluti, oltre al fatto che sono saliti come razzi. Forse non è stato detto o era sottinteso, ma penso che un po’ di allenamento l’abbiano fatto prima..
    3 – sulle piramidi di calcare..non erano un po’ troppo esposti? ammettiamo anche la corda legata tra guida e concorrente, ma mi sembrava che visti gli strapiombi sottostanti, sarebbe bastato un appoggio sbagliato o un piede che scivola, per portare a valle entrambi.. Vero che le inquadrature avranno forzato un po’ la mano, però..così come nel “diedro”
    In definitiva, lascia un po’ il tempo che trova: qualche frase a favore del rispetto della montagna e anche sui rischi, poteva essere sprecata. Così mi pare solo uno sfondo come un altro di prove più o meno faticose. Le scenette della modella-culo-in-vista, non c’entravano davvero nulla.

  122. 16
    Alessandro Fabbrizio says:

    Dieci considerazioni sul ‘reality Monte Bianco’: 1) la vetta piu’ alta d’Europa non e’ il Bianco bensi l’Elbrus che non a caso e’ anche una delle ‘Seven Summits’. 2) definire Simone Moro il piu’ forte alpinista del mondo e’ eccessivo ma ognuno la pensa come vuole. 3) definire ‘alpinisti’ i partecipanti ad un gioco va contro la definizione stessa di alpinista. 4) diffondere l’idea che si possa salire e scendere da una montagna con l’elicottero e’ nettamente diseducativo. 5) dire che il ‘fine’ e’ la vetta e’ altrettanto diseducativo e sbagliato perche’ in vetta sei solo a meta’ percorso, poi devi tornare a casa. 7) quello che mostrano ha poco a che fare con l’alpinismo e molto con la sagra della porchetta. 8) in Montagna ci si aiuta, non ci si scambiano penalita’ a vicenda. 9) le guide alpine partecipanti sono riuscite nella non facile impresa di rovinare l’eccellente reputazione delle Guide Alpine (quelle vere). 10) apprezzabili i lavaggi di carrozzeria della tipa brasiliana nel torrente gelato, che probabilmente sono l’unica cosa interessante e degna di nota che ho visto ieri sera.
    Alessandro Fabbrizio, da facebook 10 novembre 2015 ore 12.58

  123. 15
    Piero Zonta says:

    Io vado in montagna da una vita, ho cominciato che avevo 18 anni e ora ne ho 69, mi fanno sorridere i giudizi scandalizzati di molti (presumo) alpinisti o appassionati di montagna, io la puntata l’ho vista mi sono sorpreso a sorridere di fronte a certe scene, …ma scandalizzarmi proprio no, ho visto coi miei occhi fare di peggio da certi alpinisti che arrampicano con il cronometro, che quando dici cosa sei andato a fare nel fine settimana…la prima cosa che di chiedono nonè se è stato bello o gratificante ma..QUANTO TEMPO CI HAI MESSO? Quindi sorridiamo, è una finzione e prendiamola per quale è.

  124. 14
    Fabio Palma says:

    Devo dire la verità.
    Avevo altro a cui pensare.
    Nel senso… non mi andava di fare il talebano, e in generale mi sembrava che ci fossero cose più importanti da discutere e su cui discutere, nell’ambito Montagna. Ci sono storture così evidenti, soldi così buttati, personaggi così marci eppur considerati, scandali anche economici così giganteschi, che il reality sul Monte Bianco mi sembrava, semplicemente, una puttanata come tante altre. Niente di cui veramente preoccuparsi, da quando comparve la De Filippi, il GF, ecc., era in fondo ovvio che si sarebbe arrivati a questo. Ok, ok, ci sono state dichiarazioni oltre il ridicolo nel tentativo di giustificare una cosa ovvia e un concetto elementare, ovvero che per soldi si possono fare molte cose, e c’è chi le fa e c’è chi decide di non farle (magari arrivando a fine del mese col fiatone, ma rimanendendo integerrimo), ma niente mi pareva così scandaloso. Una porcata come tante altre, che sicuramente sporca in maniera non smacchiabile qualche nome, ma va beh.
    Poi ho visto il trailer.
    Ho visto il trailer, e mi sono seduto.
    E tutto a un tratto sono diventato talebano: esattamente come la fiction sul K2, o come la fiction su Einstein, questa roba la riesco a giudicare in un solo modo: vomitevole. E copio e incollo quanto mi ha scritto un appassionato:
    “Mi auguro e sono certo che voi non farete mai una cosa del genere e non deve essere nei vostri disegni. ”
    Tranquilli. Fino a che io sarò Presidente dei Ragni, con l’attuale Consiglio, noi staremo lontani da porcate, cose losche, cose marce, e insomma avete capito. Da questi anni, lo avete già capito. Da certi attacchi anche personali che ho ricevuto io o il mio Consiglio, chi ha voluto o saputo fare 2+2 lo ha già capito. Piccole o grandi battaglie, rinunce e defilazioni (inventato da voce del verbo defilarsi o come diavolo si dovrebbe analizzare), si tira piuttosto alla fine del mese, ma senza vergogna e/o mani sporche.
    Fabio Palma, da facebook 10 novembre 2015

  125. 13
    Luca Visentini says:

    Dopo mi leggo tutto ma intanto posso dire di non averlo visto perché, montagna sacra o meno, trovo antipatici sia la Balivo che Moro.

  126. 12
    ANTONIO says:

    per me inguardabile oltre il primo quarto d’ora.

  127. 11
    Ami says:

    “There is only one thing in the world that is worse than being talked about, and that is not being talked about”.
    C’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sè: il non far parlare di sè.
    oscar wilde
    Credo che abbia raggiunto il suo scopo il reality.
    Miglior cosa ignorarlo.
    un Caiano medio……..

  128. 10
    Marcello Cominetti says:

    Christian (sarebbe più carino se ti firmassi anche con il tuo cognome. Idem per gli altri coraggiosi anonimi) ti sbagli, almeno per quanto mi riguarda, perché io sono un libertino mascherato da conservatore.
    E comunque quello che sono é quello che mi conviene essere a seconda della circostanza. La chiamo versatilità.

  129. 9
    Luca A. says:

    Bisogna per prima cosa chiarire che lo spettacolo televisivo non ha regole se non l’audience. L’idea che la televisione (quantomeno quella pubblica, per quel che ne rimane) debba assumersi compiti di educazione, penso sia obsoleta. Quindi dal lato TV non ci si può aspettare nulla di formativo e nessuna etica.
    Se qualcuno forse non doveva prestarsi sono le Guide.
    Le Guide Alpine sono oggi alla ricerca di spazi nuovi per la professione, è lecito e si capisce. Non sempre però fanno scelte giuste.
    Di sicuro le guide viste in TV avranno richieste maggiori di altri colleghi e più introiti per qualche anno, e questo va bene, ci mancherebbe. Ci si chiede però da che tipo di clientela sarà e che tipo di richieste saranno, se si parte dal pubblico di queste trasmissioni. Forse più da parco-avventura, dispensatori di brividi adrenalinici a pagamento, che non da guida di montagna. Bisogna vedere se la professione debba essere lieta di prendere un indirizzo del genere.
    La montagna intanto è sempre più solo un Luna-Park, ma questo è un altro -enorme- discorso.

  130. 8
    CHRISTIAN says:

    SIETE DEI CONSERVATORI TRAVESTITI DA LIBERTINI!

  131. 7

    Visto per qualche minuto: una cagata pazzesca, vera rumenta! Io non ho la TV (l’ho visto da un amico) e non sono molto al corrente di quello che trasmette ma so che non è roba di qualità, per questo non ce l’ho.
    Però sono una guida alpina e vedendo i miei colleghi lì a lavorare non ho avuto nulla da rimproverargli, ma proprio nulla.
    Mi è capitato di fare di molto peggio, giuro, e alla fine della giornata sono stato pagato e morta lì. E’ chiaro che spesso alle guide tocca fare cose che non divertono, non interessano e che nessuno sceglierebbe se potesse farne di più interessanti ma questo è proprio il professionismo. Anche Simone Moro che fa la macchietta di se stesso.
    Scandalizza chi è dilettante ma chi vive di queste cose si ritrova a volte in situazioni tragicomiche e grottesche e, nel caso mio, non se ne preoccupa affatto più di tanto. Quella che non va tradita è semmai la natura, ma se devo pascolare degli idioti sui prati e percepire una somma che mi serve a vivere non mi scandalizzo affatto. Io poi cerco sempre di trasmettere dei valori profondi anche agli idioti e se vedo che non c’è verso lascio perdere, ma ci provo sempre. Certo che preferisco fare una bella via con un cliente bravo e simpatico, ma vi assicuro che a volte se devo fare una ferrata a pochi minuti da casa mi sta pure bene perché mi riposo mentre lavoro. E io le ferrate, ideologicamente, le smonterei tutte!
    Sappiamo benissimo che l’alpinismo e i valori della montagna non c’entrano con Monte Bianco ma è energia sprecata elevarlo (anche giustamente) a simbolo della montagna profanata e svenduta. Siamo tutti d’accordo qui, ma nelle case degli italioti questo infimo spettacolino magari divertirà qualcuno e la Montagna resterà quello che è. E per i miei colleghi che lavorano in questo show sarebbe più oneroso spiegare ogni singolo aspetto trattandolo con la dovuta serietà che andare avanti così e prima o poi finirla meno stanchi. Ci sarà una regia a cui si deve obbedire e un professionista obbedisce, mica critica e ostacola il lavoro, lo fa e basta!
    Mi è capitato di lavorare in uno spot con un famoso attore inglese per reclamizzare una bibita che si chiama Pussy drink (!), farne di ogni sorta durante il mito hollywoodiano della bruttezza: Cliffhanger, fare spaventare l’amante di un commercialista viterbese per mettere lui in bellavista ai suoi occhi, calare un famoso professionista da una roccia per la gioia (secondo lui) dei suoi dipendenti appositamente riuniti (sempre da lui) alla base della parete, guidare su una celebre cima dei basejumper imbranati che si sono lanciati solo per non dovere ridiscendere terrorizzati (!) una facile via normale, scorazzare bambini viziati per falesie o boschetti con gli sci, figurare in decine di spot pubblicitari anche assurdi, in documentari di ogni genere, in concorsi per cuochi da baite, insegnare a scalare a soubrette tettone, portare a cavallo la moglie di JR nella steppa patagonica, litigare con Jane Fonda sulle pendici di un vulcano cileno e via discorrendo, ma mi è capitato anche di fare centinaia di belle vie difficili e complicate su montagne bellissime, dividere emozioni indimenticabili con clienti motivati, organizzare spedizioni himalayane, andine e polari, viaggiare in posti straordinari anche con gente in gamba… E’ anche successo che persone tremende terminassero la loro giornata avendo scoperto parti sconosciute di loro stesse con effetti estremamente positivi. E’ successo anche il contrario.
    Io davo la mia opera e venivo regolarmente retribuito. Questo è professionismo, non deve scandalizzare quando non è nocivo. La montagna non è purezza come molti credono, è un posto che a noi piace come ad altri no.
    E poi quando vado in montagna per conto mio credo di essere sufficientemente ambientalista e romantico per non contravvenire a nessun “principio” di quelli canonici e tanto cari al caiota medio, come immagino faccia ogni mio collega. Cosa pensavate!?
    Fare la guida alpina è comunque un bel trip, credetemi.

  132. 6
    Ezio Maifredi says:

    E’ un reality ok!!ma chi va in montagna sa bene che ci sono regole soprattutto in ambito arrampicata,ieri ho assistito nella prova verticale di quei orrori che Simone avrebbe almeno la priorità di accennare,esempio se il concorrente toglie un rinvio,assolutamente non dovrebbe per niente infilare un dito nella placchetta…..cosi facendo avremmo assistito ad una amputazione di qualche dita da parte dei concorrenti se partivano……
    Molto perplesso……

  133. 5
    Alberto Benassi says:

    Buttano la montagna e l’alpinismo in un bidone della spazzatura e dietro rischia di andarci anche la categoria delle guide alpine (colpa loro) e Luigi Mori si accontenta……
    Dopo quasi 40 anni dedicati alla montagna, all’alpinismo, mi dovrei accontentare a vedere questa spazzatura?

    REALITY possiamo tradurlo in rappresentazione della realità senza attori. E qui è rappresentata la realtà? E’ questa la montagna? E’ questo l’alpinismo che dobbiamo fare conoscere al pubblico, a chi non ne sa nulla , se non quando legge sui giornali di morti in montagna.

    ma dai!!!

  134. 4
    Andrea says:

    No comment..non dovevano per forza fare una schifezza. Invece lo è!

  135. 3
    Alberto Benassi says:

    Ieri sera come Alessandro ho visto la puntata. Non tutta perchè sinceramente ogni tanto mi veniva, come qualcuno ha già detto, il vomito.
    Quando poi ho visto che ha dirigere il tutto c’era …”l’alpinista più forte del mondo”….mi sono detto ” e chi altro ci poteva essere se non lui”…..Simone Moro il superconpiuterizzato. Certo che la lingua non gli manca, lui si che la sa mandare.
    Come dice Alessandro la prova di velocità in discesa è ridicola . E’ chiaro che dipende da come ti cala la guida. Diverso sarebbe stato farli scendere da soli con un discensore. Chiaramente assicurati dall’alto.
    Oppure come quello dei crampi di Salvi che se ruzzolava si portava dietro la sua guida.
    Non dando importanza a questi particolari forse hanno pensato che gli spettatori si sarebbero bevuto ogni cosa . Ma non hanno pensato che non proprio tutti gli spettatori sono ignoranti? Che invece in Italia qualcuno che sa di montagna c’è , anche se non famoso come l’alpinista più forte del mondo.
    Ora, al di là di questi aspettucci tecnici, come si fa a ridicolizare così la montagna e l’alpinismo con programmi del genere?
    E sopratutto come fanno certe guide alpine (dico certe, non tutte, altrimenti Michelazzi giustamente s’incazza) a prestarsi a questo?

  136. 2
    Luigi Moro says:

    Tutto vero, tutto giusto ma un programma in prima serata su RAI 2 non poteva essere diverso. Il pubblico, già solo che si sintonizza per guardare un reality si aspetta appunto un reality. I concorrenti hanno comunque stabilito una piacevole convivenza, le guide alpine hanno mostrato che nel loro lavoro devono soprattutto infondere sicurezza totale al proprio cliente.
    I valori della montagna certo non ci sono ma la televisione non permea di valori, soprattutto oggi.
    Riguardo alla battuta su Simone Moro dico : ma quanti altri alpinisti conosce lo spettatore medio? Messner è più famoso per l’acqua minerale che pubblicizzava che per le sue imprese.
    La montagna è sì un’altra cosa, ma così lo è stare su un’isola deserta o affrontare una traversata di una grande regione con i propri mezzi e così via. Dunque mi accontento.

  137. 1

    Non ho più la televisione da 5 anni e sono estremamente felice, vivo benissimo senza, anzi meglio…!
    Ieri sera per guardare ciò che già in sede di presentazione tramite trailer (visibile comodamente su internet), appariva come un’emerita porcata, mi sono auto-invitato a cena dalla suocera, che ha la tivù per scroccare la visione della trasmissione e rendermi conto “live” di ciò che fosse… peccato per la cena buonissima che ho faticato a digerire dopo ciò che ho visto…
    Alessandro ha già evidenziato in ogni minimo particolare i motivi per cui una trasmissione (meglio definirla spazzatura) del genere non può certo promuovere né la montagna né tantomento l’alpinismo… “Sta tranquillo Fabio Palma che da me e dalla maggior parte dei miei colleghi non sentirai dire eresie sulla promozione della montagna tramite questa farsa da baraccone! Nel caso chiamami che gli sputiamo addosso assieme!!!”
    Fortuna comunque che a presiedere il tutto sia il più GRANDE alpinista del mondo (patetico!)… e che le coppie in gara siano formate da guide (volutamente minuscolo) e alpinisti… Alpinisti??? Un principiante assoluto che nemmeno sa dove si trovi viene definito alpinista… direi che già qui ci si potrebbe offendere a sentirsi paragonati nella definizione…
    Ma veniamo al lato tecnico che mi ha fatto più volte alzare i peli delle braccia e non solo quelli…:
    che già ci sia una gara ad eliminazione per vedere chi sarà l’eletto e raggiungerà (non ci sono limiti, il “tentare di” in questo caso non esiste, al massimo c’è l’elicottero pronto a portarlo comunque in cima ed a far scappare a zampe levate qualche altro abitante dei monti, come quel disgraziato stambecco che si è trovato sulla traiettoria degli “eroi” di ritorno dalle Pyramides Calcaires) la cima del Bianco, lascia basiti… 4 anni di formazione non solo tecnica ma anche etica su cosa significhi accompagnare in ambiente montano, sfumati, buttati via in pochi secondi…! Un titolo di Maestro d’alpinismo col quale si possono fare le striscioline al cesso, come quelle che facevano una volta nei baretti e nelle osterie col giornale del giorno prima…
    Un calata a corda di 70 metri (almeno così è sato detto) fatta fare ad un principiante che non ha mai visto una corda in vita sua? Quando uno dei partecipanti (non ricordo quale) ha rischiato di battere, non solo i denti, contro il muro per essersi lanciato nel vuoto e dimostrare di essere coraggioso mi si è gelato il sangue…
    Mi ha illuminato invece la guida che ha definito GANCI i moschettoni durante la scalata della paretina… proprio un bel insegnamento, non c’è che dire…
    L’atteggiamento da servetto che aspetta gli ordini del padrone (colui che paga) delle guide coinvolte, ha dato per tutto il tempo una mazzata feroce a quella professionalità che ci si dovrebbe aspettare da un professionista, che DEVE saper gestire in completa autonomia le situazioni anche a costo di tornare indietro per salvaguardare l’incolumità del cliente, e se pure c’era l’elicottero a girellare sulle loro teste durante la salita delle Pyramides Calcaires, le situazioni dei due “alpinisti” (meglio concorrenti) non erano certo favorevoli a forzare e raggiungere la cima. Credo che nessuna Guida avrebbe forzato e vista la scelta errata del percorso (in questo caso lo sarebbe senza sè e senza ma) sarebbe tornato serenamente indietro.
    Ma qui al clou della serata si sono viste le situazioni più raccapriccianti… un cliente girellare per il terrazzino con la guida che scende con la corda in mano alla meno peggio… la rappresentazione più emblematica del nostro lavoro (la conserva corta) quella più difficile, quella che ti fa tremare il fondo dei pantaloni agli esami per diventare Guida Alpina, gestita come dei principianti allo sbaraglio! E sarà pure che per ragioni di scena non sipoteva fare di meglio ma a tutto c’è un limite!
    Poi ciliegina sulla torta le lacrimuccie della guida che dopo essersi sentito smerdato dalla sua cliente per tutto il giorno, piange il fatto di essere stati eliminati e di doversi sciogliere dalla corda…
    Foertunamente , almeno quello, nessuna guida aveva in evidenza lo stemma che ci rappresenta, sarebbe stato scandalo a livello internazionale…
    NON SIAMO TUTTI COSI’, ci tengo a farlo notare!!!

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