Non fare lo stupido

Non fare lo stupido
di Lorenzo Merlo

La parabola storica del maggior partito della sinistra italiana (e a suo tempo maggior partito comunista d’Europa) ha avuto culmine e contemporaneo avvio del declino negli anni del ’68/’77.

Da un lato le leggi per i lavoratori, i diritti politici divenuti consapevolezza proletaria, furono vette poi non più eguagliate.

“Al buffone ci volle poco per attestarsi su un punto di terra dal quale guardare i glu glu della nave del Pd in affondamento”.

Dall’altro i successi, o apparenti tali, tra cui, uno per tutti, il 6 politico. Comprensibile nelle intenzioni politiche originarie, si è poi dimostrato disastrosamente infettivo a lunga gittata. Potrebbe essere preso a simbolo quale punto d’avvio del lassismo generalizzato. Malamente scambiato per diritto individuale, l’io spodestò il noi dal trono sociale.

Il Compromesso storico, passo del Pci di Enrico Berlinguer verso la Democrazia Cristiana di Aldo Moro per quanto compiuto per gestire, con senso di responsabilità istituzionale e statale, l’emergenza sovversione armata, fece necessariamente la sua parte nella vicenda della parabola discendente verso l’evanescenza della maggioranza della sinistra italiana.

Da allora il Pci e i suoi succedanei – Pds, Ds e Pd – sono progressivamente venuti meno alla missione originaria di solidarietà e cura del mondo dei lavoratori, della società minore, dei diritti istituzionali, dell’anticapitalismo. Un processo in un certo senso consapevole, come se loro stessi fossero stati i primi a non credere più nei loro stessi padri. L’aggiustamento del nome e della bandiera del partito lo dimostra.

Logo del Partito Comunista Italiano

Dalla bandiera rossa con falce e martello a tutto campo del Partito Comunista Italiano, mutarono in Partito Democratico della Sinistra. Era il 1991. Come simbolo scelsero una quercia, pensando alla solidità duratura. Forse qualcuno di loro aveva avuto sentore che le fazioni avrebbero potuto demolire l’incorruttibile e monolitico grande partito moralmente ineccepibile. Falce e martello c’erano ancora ma defilati alla base del tronco. Una specie di garanzia di se stessi: «tranquilli, noi veniamo da lì».

Sette anni dopo, nel 1998, nuovo aggiornamento. Il nome diviene Democratici di Sinistra. Grossomodo funzionale per abbracciare più o meno chiunque a destra vedesse solo mostri e diavoli; per contenere lo scemare degli iscritti. La bandiera rimase piena di quercia ma si svuotò di falce e martello.

Nuova mise dal 2007. Siamo al Partito Democratico. Abbandonò anche la quercia per affidarsi a un logo tricolore e un ramoscello d’ulivo. «Siamo i giusti» voleva dire? Se sì, non nelle urne. Ma c’era anche una rosa, non a caso già nell’immagine dei radicali. Anche per loro l’individualismo era da preferire al sociale. Parricidi e matricidi.

Di fatto, in un arco temporale di 15 anni la metamorfosi si era compiuta. Da paladini della bellezza povera a naufraghi abbracciati a ciambelle liberiste. Da riferimento per ogni tipo di base della piramide a salottieri imbarcati sulla panfilo della globalizzazione.

Del resto, attraverso il loro binocolo truccato di falso benessere, il proletariato era sparito, almeno come corpo sociale; il capitalismo non era più neppure un problema di cui occuparsi se non facendogli l’occhiolino. L’ambiente tornava invece utile ma senza affrontare il conflitto con un progresso concepito come crescita infinita e consumismo da pompare.

Logo del Partito Democratico della Sinistra

Ma le cose vengono da lontano. Anni prima, dicevano: «la via del progresso», avrebbe avuto una nuova anima a partire dall’Europa Unita e dall’Euro.

Ne fu artefice Prodi. Era il 1998. Precisava che un euro valeva 1936,27 lire. Ma la suggestione è più potente della ratione e quello che compravamo con mille lire costò in breve un euro. Il doppio. Poco per chi non sa neppure quanto ne ha, tanto per tutta la ciurma che conta i centesimi. La forbice sociale ebbe uno scatto di apertura.

Pochi anni prima – nove – la demolizione del Muro di Berlino aveva mandato definitivamente all’aria il progetto egualitarista. (Lo aveva detto Stirner che gli uomini alla prima opportunità giusta preferiscono i propri interessi a quelli dell’ideologia che hanno sottoscritto. Ma nessuno ha mai troppo peso ai suoi avvisi). Progetto nel quale da sempre la sinistra di maggioranza aveva trovato ispirazione e supporto ideologico. Nel tempo però aveva lasciato gli ormeggi per solcare mari più occidentali. Nel tempo aveva trovato opportuno mostrarsi via via più lasciva nei confronti della presa del potere economico sui partiti e sulle istituzioni.

Logo del partito Democratici di Sinistra

Infatti. Seguirono leggi sempre più liberiste come necessariamente implicava il progetto della moneta unica prima e dell’Unione Europea poi. Come sennò tentare di stare al passo, tenere alto il vessillo tanto vantato dell’ottava economia mondiale? Come fronteggiare l’economia della Germania, e non solo, in casa e americana fuori casa? Come avrebbero potuto non dico abdicare al concetto di crescita e benessere imperniato sul Pil come neppure uno psicotico fa con la sua ossessione, ma almeno tenere a freno?

Vabbé. Comunque si davano da fare pur senza più il faro ideologico. Poche idee ma ci provavano. Abbracciarono così il patrimonio e il vessillo che fu idea del Partito Radicale. Dai valori sociali passarono, senza che nessuno se ne accorgesse troppo (forse qualche sindacato, sì), a quelli individuali. Un investimento che non ha più cessato di assorbire la loro attenzione, forse distratta solo dalla guerra in Kosovo, per la quale calammo l’asso che avevano nelle braghe. E giù anche quelle: aerei e aeroporti donati a piene mani ai sempre più penetranti tentacoli Nato. Dei morti in Serbia non si preoccuparono troppo. Danni collaterali alla giustizia.

Logo del Partito Democratico

Gli scandali e le corruzioni rosse sorpresero i meno avveduti, ultimi tesserati di ferro. Furono picconate ai resti di una facciata che occultava mucchi di macerie che non riuscivano più a camuffare.

Sempre il prode Prodi avviò anche un altro capitolo indimenticabile: le privatizzazioni. Ad andarsele a vedere da un punto di vista economico, furono più vicino alla regalia che all’affare. In compenso le bollette non calarono e/o i privati che avevano acquistato, rivendettero a cifre moltiplicate. Ed eticamente? Forse meglio non darsi troppo da fare per precisare lo strappo sociale che produssero. Per chi? Ovvio per gli ultimi quelli che i rossi una volta portavano sul palmo della mano. Per poco poi non si arrivò a vendere l’acqua.

La riforma Fornero fu terremotante per molti italiani ma per il Pd rimase un passo avanti verso il progresso. Dal ponte di comando, il mondialismo lo richiedeva.

Di lì a breve arrivò il Nazareno che togliendo di mezzo l’articolo 18 imboniva i lavoratori sostenendo che la mobilità era la ricetta giusta soprattutto per loro, oltre che per l’occupazione, quindi per l’economia, quindi per tutti. Dovevano, i lavoratori, solo cancellare l’idea del mensile a fine mese, della tredicesima e assumere quella (a massimo rischio) imprenditoriale. Il mondo sarebbe risorto. E loro lo avrebbero visto come turisti del lavoro. Ci mancavano solo i corsi gratuiti di competitività d’assalto e mors tua vita mea.

I giusti navigavano a testa alta. Distratti dai nuovi orizzonti non si erano accorti però di quanto le loro clarks e i loro tweed li avevano portati lontani dalla cosiddetta base. In vetta l’aria è migliore rispetto ai sottoscala della povertà.

“Nel frattempo non si erano accorti però di quanto le loro clarks e i loro tweed li avevano portati lontani dalla cosiddetta base. In vetta l’aria è migliore rispetto ai sottoscala della povertà”.

Si trovarono improvvisamente a dover fronteggiare tutto quel bacino enorme che una volta era stato suo possesso e ricchezza elettorale, ora passato di mano ad uno stupido comico che di stupido aveva solo gli spettatori del Pd.

Al buffone ci volle poco per attestarsi su un punto di terra dal quale guardare i glu glu della nave del Pd in affondamento.

I ceffoni delle elezioni sorpresero tutti, loro in particolare. Dormivano da tempo e non avevano avuto modo di vedere che il tempo era improvvisamente cambiato. Anche le vedette non si sa dove fossero e certamente ne avevano. Bastava cercare in salotto.

“Ci sono economisti che sostengono che il capitalismo con le opportune regole che ne sottraggano gli eccessi produca la miglior condizione sociale”.

Proprio queste si aizzarono per prime nel tentativo disperato di guadagnare una scialuppa. Senza argomenti se non povere denigrazioni che più di ogni altra cosa dichiaravano il loro stato di pessima salute, tentarono in tutti i modi – soprattutto slogan – di suggestionare il pubblico, che però aveva cambiato canale da un pezzo. Come topi in cambusa, avevano capito che era ora di cambiare aria.

I populisti furono perfino e ripetutamente accusati di non aver fatto cose che loro stessi avevano avuto in mano per anni; di non aver curato aspetti tipici del loro Dna originario. Li hanno coperti di critiche dopo mezzo minuto di governo. A quel punto il comico – ma sarebbe stato meglio chiamarlo tragico – non era a Genova ma a Roma.

Nel tempo di vacche magre si scava in fondo al barile e quel poco che si raccoglie vale la sopravvivenza. Tirarono fuori a piene voci l’ideologia antifascista. La cavalcarono in lungo e in largo, fino a sembrare un vinile dimenticato sul piatto. Intanto La Repubblica dava di mantice ormai apertamente, più di quanto negli anni avesse fatto in modalità defilata.

“Ci sono economisti che sostengono che il capitalismo con le opportune regole che ne sottraggano gli eccessi produca la miglior condizione sociale”.

Populisti li chiamavano. Vero. Ma non c’era altro spazio che essere populisti. Cosa peraltro non tutta malvagia come hanno tentato di far passare. Cosa per altro frutto, non seme, di politiche e tempi trascorsi. Fiore di consapevolezze nuove. Che il populismo fosse un fenomeno occidentale e non solo italiano, non gli fece sospettare che forse c’erano ragioni superiori ai loro argomenti ideologici e denigratori tout court.

Forse a questo punto fa meno paura uno che sbraita il desiderio di avere pieni poteri e prima gli italiani, nonostante gli appoggi fisici o metafisici che siano di Putin, Bannon, Le Pen, ecc, di chi vuole le sue dimissioni senza avere né timone né timoniere ma solo finanziatori necessariamente liberisti. Che almeno, oltre a nome e bandiera, cambi il lato del parlamento.

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Non fare lo stupido ultima modifica: 2019-08-26T04:43:08+02:00 da Totem&Tabù

8 pensieri su “Non fare lo stupido”

  1. 8
    Paolo Panzeri says:

    Ma han scelto i nomi dei loro rappresentanti per dividersi equamente la pappatoria ?

  2. 7
    Christian T. says:

    Ti ricordo solo che il 4 marzo gli elettori si sono espressi cosi: 5s 32%, liberisti di sx 18.7,  lega 17,4….poi gli altri.
    non era proprio nella testa degli elettori mandare al governo la lega o il Pd!
    d’ora in poi si verdà, molte cose son cambiate, ma non perdiamoci qui in numerini.
    Ultima cosa
    L’opzione del governo di polso; lo sento sempre più spesso dalle persone che mi circondano, è già stata presa in considerazione e sicuramente si ritorcerà contro questi, perchè non conosco molti amministratori delegati o persone che risiedono nella parte superiore della “tua” piramide, ma molti operai, piccoli artigiani o al massimo dipendenti pubblici, e come si sa si inizia a sfalciare sempre dal basso!
    Buona giornata

  3. 6
    lorenzo merlo says:

    Ciò che il governo populista ha fatto non ririguarda l’entusiasmo dei suoi elettori del 4 marzo.
    L’abbaglio è riferibile a quella data.
    Le parole di cambiamento che si erano sentite prima del voto, sono andate via via scemando.
    Quindi la tu nota è sostanzialmente condivisa.
    Tuttavia resta vero che il malessere di ora e le sue esigenze sussistono. Le ragioni del populismo anche. Lo sguardo a governi di polso diviene un’opzione naturale.
    Personalmente sono in osservazione.
    E in speranza che il liberista partito della sinistra rimanga a fare opposizione con le poche idee che hanno.

  4. 5
    Christian T. says:

    MI chiedo cosa ci sia di popolare/populista nell’aver votato governanti che in un anno sono riusciti ad inasprire leggi emanate durnte gli anni di piombo…nel bel mezzo della più ampia pace sociale che l’Europa abbia mai visto negli ultimi anni…e mi riferisco al decreto sicurezza votato alla camera ed al senato per 2/3 dai 5s e 1/3 dalla lega..o cosa ci si adi popolare/populista nell’aver assecondato la richiesta della conf trasportatori  per punire, con il carcere fino a 6 anni, i lavoratori della logistica che protestano contro condizioni di lavoro sempre più disumane…il problama è che questi partiti  populisti o “antisistema” sono una boccata d’ossigeno puro per questo sistema capitalistico in apparente difficoltà.
    MI chiedo anche questo, ma veramemte anche tu Lorenzo, che mi sembri una persona così lungimirante, hai preso questo abbaglio?spiegami dove non capisco! spiegami perchè sono convinto che i liberisti (che io chiamo ancor PADRONI) finanziano anche i partiti populisti (Trump è l’incarnazione di questo mio pensiero).
     
    Grazie
     

  5. 4
    lorenzo merlo says:

    Il meno era lo sbraitare, il più era il barcone senza timone né timoniere. Suerte.

  6. 3
    Matteo says:

    “a questo punto fa meno paura uno che sbraita il desiderio di avere pieni poteri e prima gli italiani”
    Già, un po’ come nel 1933 faceva molta meno paura uno che diceva “prima i tedeschi” dei comunisti.
    A tutti faceva meno paura: borghesi, capitalisti, industriali e a tutte le nazioni del consesso civile…
    Certo era un disadattato, senza né arte né parte, esprimeva idee un po’ eccessive però anche tante buone. E poi vedrai che cambierà e lo faranno ragionare, mentre i comunisti, signora mia, quelli sono cattivi davvero e mangiano i bambini (e in fondo gli ebrei non sono proprio come noialtri).
     
    Adesso si che mi è venuta un po’ di paura!

  7. 2
    lorenzo merlo says:

    Ciao Christian.
    Impiego il termine dal basso.
    Ha una buona sovrapposizione con esasperazione, disperazione, disorientamento.
    Mi riferisco quindi agli elettori i di cui eletti, anch’essi passano quindi come populisti.
    Mi riferisco a chi libero da ideologie non crede più ad esse e sente l’esigenza del fare, del basta parlare.
    Mi riferisco a chi pur di cambiare registro diviene disponibile a prospettive che non aveva fino allora neppure considerato.
    È populista chi oggi protesta col suo dissennato voto, ciò che prima faveva fregandosene ed autoassolvendosi con un semplice la politica non mi interessa.
    A chi avverte in qualche gesto o parola o dichiarato progetto lo spazio per tornare a sperare perché quel gesto, quelle parole e quei tentativi non erano mai stati fatti, detti o mossi da alcun politico.
    Populista è anche l’ex qualunquista.
    Populisti sono quelli che sono tornati a votare lo scorso 4 marzo, dopo tornate di assenza.
    Populista è chi ha nuovamente sentito il fervore politico che gli anni di malapolitica, corruzione, partitismo, informazione venduta e assoggettata gli avevano spento.
    I richiami al populismo storico sviluppatosi a suo tempo in Russia non sono presenti nell’accezione che impiego. Anche se alcune sovrapposizioni sono possibili.

  8. 1
    Christian T. says:

    Ciao Lorenzo, son contento che qualcuno citi Stirner ogni tanto….
    volevo chiederti come definisci tu Populismo, non quel movimento storico russo, ma il populismo attuale!
    Se il populismo viene rappresentato da: nazionalismo (confini chiusi, a parole), capitalismo (si sia lega che 5s stanno dalla parte dei padroni, quelli in cima alla piramide che hai rportato…in nessun discorso ho sentito parlare di dare soldi ai lavoratori ma alle imprese=imprenditori), falso anti colonalismo (sono sempre gli altri stati che rubano in Africa (Eni salini ecc) non sono giù a fare safari…) razzismo (si devo sfoderare anche questa parola anche se può dare fastidio, perchè le classi dirigenti “populiste” hanno continuato a spargere il seme del razzismo..lo definirei razzismo di stato…).
    Bhè se il populismo rappresenta questo anche per te non ci resta che seguire le parole di Stirner e consimili, per non finire diritti….in trincea!
    grazie per la risposta
    Ps. ribadiamolo ulteriormente…il PD non è di SINISTRA!

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