Non solo croci

Il 15 giugno 2015 è apparsa su Mountlive.com un’intervista a Luigi Casanova. Il tema? Croci e altre strutture sulle vette delle nostre montagne.

Avevamo già affrontato il tema nel nostro post del 27 maggio 2015 Infrastrutture e croci sulle vette. Dato l’interesse riscontrato dai commenti e in ambito facebook, riteniamo di dover affrontare ancora una volta questo argomento.

 

Mountain Wilderness: “Croci sulle montagne, la politica non interviene”
Intervista a Luigi Casanova, consigliere nazionale e portavoce del movimento ambientalista internazionale Mountain Wilderness, in merito alla questioni delle croci ed altre infrastrutture sulle vette delle montagne italiane. Il movimento nel 2011 ha avviato tale battaglia affinché si giungesse ad una regolamentazione in materia per evitare il proliferare selvaggio di tali simboli sulle alture…
(pubblicato e ripreso da http://www.mountlive.com/mountain-wilderness-croci-sulle-montagne-la-politica-non-interviene/)

Luigi Casanova
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Sono trascorsi all’incirca quattro anni da quando Mountain Wilderness ha imbracciato la battaglia contro l’installazione di croci e altre infrastrutture su vette e creste delle montagne italiane. Ad oggi ci sono stati riscontri a livello amministrativo e legislativo a partire da Governo, Regioni e Comuni?
Il nostro documento è rimasto totalmente inevaso, sia nel profilo istituzionale dei Comuni che nell’ambito dello Stato. Ormai da troppo tempo la politica non dedica più attenzioni alla montagna, se non sotto il profilo clientelare.

Qual è stata la presa di posizione della Chiesa?
Gli alti vertici della chiesa condividono la nostra posizione. Non tanto l’aspetto della montagna libera da ogni segno, ma almeno di moderare l’imposizione, la grandezza del simbolo religioso. Altri settori della chiesa ritengono invece giusto imporre alle vette simboli sempre più alti, più visibili, illuminati. E’ in corso un debole dibattito: non si è ancora capito che chi porta in vetta croci enormi non lo fa perché credente, ma perché vuole imporre un suo segno privato, sia questo singolo o riferito ad una associazione o al mondo politico accondiscendente perché pensa solo al ritorno in termini elettorali.

Ovviamente nel documento sottoscritto da MW e dalle altre associazioni si parla non solo di simboli religiosi ma anche di strutture portatrici di messaggi storici ed artistici. Qual è la vostra posizione in merito a ciò?
Mountain Wilderness ritiene che le montagne debbano rimanere libere da ogni infrastruttura (esclusi bivacchi, rifugi, minima viabilità di accesso e di servizio). Il bisogno dell’uomo di ricordare, evidenziare una sua identità, un passaggio storico, sportivo, culturale, artistico, religioso può trovare soluzione su un passo alpino, in abitati di montagna, ovunque l’antropizzazione si manifesti e sia collegata al vivere la montagna. Le attività come l’escursionismo o l’arrampicare, devono offrirci invece spazi di libertà, di lettura della montagna, specificatamente personale, il meno indirizzati possibile.

Il cantiere sulla Punta Helbronner
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Sulle vette spiccano anche infrastrutture per la produzione di energia e per la trasmissione via etere: qui il discorso è sicuramente diverso è più complesso; come bisognerebbe intervenire in tale ambito?
Per quanto riguarda l’energia (penso all’eolico), le montagne, le creste, devono rimanere assolutamente libere da ogni infrastruttura produttiva. Questo riguarda anche gli arrivi delle funivie. Pensiamo alla Tofana, alla Marmolada, alla imposizione di musei come avvenuto su Monte Rite o recentemente a Plan de Corones, o Punta Helbronner. Riguardo la trasmissione via etere ci si può accontentare di essere meno invasivi: oggi la tecnologia ci aiuta a ridurre l’impatto visivo di queste strutture.

Simboli di vario genere, dopo richiesta da parte anche di singoli o di associazioni, vengono installati anche su aree tutelate da disposizioni nazionali e internazionali, come parchi naturali e riserve. Come è possibile ciò?
Una risposta purtroppo banale e dolorosa. Siamo in Italia e nel nostro Paese non esiste la certezza del diritto e delle norme.

Il dinosauro in vetta al Pelmo
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All’estero è disciplinato e come tali installazioni?
All’estero i Parchi vengono rispettati nel modo più assoluto. Sulle montagne in genere si cerca di essere sobri, di evitare impatti paesaggistici esasperati. Ma questo non vale ovunque: ad esempio in Svizzera o in Austria si continuano ad imporre sfregi dei più stravaganti, specialmente quando si tratta di opere pubbliche. Ed anche croci abnormi, siamo arrivati a 36 metri di altezza e dentro la croce vi è un ascensore che porta ad una terrazza panoramica. Si tratta di religiosità? O di mercato?

Tornando in ambito nazionale, da chi sono arrivati i maggiori attacchi alla vostra battaglia? E perché?
In Italia vi è una grande parte del mondo cattolico ancora integralista. A loro modo di vedere in presenza della loro religione si deve concedere tutto ed impongono la loro appartenenza religiosa. Molte volte sono le stesse persone che poi impediscono ad altre religioni di manifestare il loro pensiero. Proviamo a pensare a cosa verrebbero ridotte le montagne del mondo se ogni credo religioso, diffuso o minoritario, pretendesse di portare sulle vette i suoi simboli. Si deve lavorare sulla cultura del rispetto e dire a questi signori che se seguono il dettato del Vangelo o il messaggio di Papa Francesco hanno diritto di libertà di pensiero anche i non credenti o chi si rivolge ad altre ideologie religiose. Chi rispetta la vita umana, la natura, il pensiero diverso va accolto nella famiglia umana e della vita intera.

A livello etico, possiamo dire che vi è un voler attaccarsi a una simbologia materiale in un ambito, quale è la montagna, ricco di introspezione e di per sé già simbolico dove non vi è bisogno di tali strutture?
Certo, questo è il passaggio primordiale. In ogni epoca storica le diverse religioni si sono impossessate delle cime, o di luoghi particolarmente suggestivi, generalmente posti su alture. Non sono però poche le religioni che hanno portato rispetto verso la montagna, che hanno letto la montagna come luogo sacro di per sé. Io direi che dobbiamo imparare da queste religioni percorsi diversi nell’accostarci e nel vivere, pensare, respirare la montagna.

Il Messner Mountain Museum in vetta al Monte Rite. Foto: Georg Tappeiner
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Il caso più vistoso è il dinosauro installato sul Pelmo, o vi sono altri casi da segnalare?
Il dinosauro sul Pelmo è stato un gesto goliardico e basato sul narcisismo. Per fortuna le condizioni meteo demoliscono il legno. Sul Pelmo si voleva fare di peggio. Speriamo che i diretti interessati rispettino chi la montagna la vuole libera da ogni imposizione: ad oggi in una grotta gli stessi personaggi del dinosauro hanno lasciato scritte e segni irricevibili, imposti dalla cultura dell’apparire, quindi dal nulla, tipica di quest’epoca storica. Se qualcuno conosce altri esempi simili lo preghiamo di metterci a conoscenza dei fatti.

Al di là dei simboli religiosi, invece, da alcuni le strutture artistiche, storiche o fantastiche sono giudicate a mo’ di personalismi e morbosità mentre da altri soprattutto e semplicemente quali ricordi di eventi significativi per quelle terre…
Ho esposto sopra il mio pensiero. La storia, specialmente quando dolorosa, invece va ricordata, anche simbolicamente. Penso al recupero di alcune trincee della guerra, ad alcuni percorsi, a tracce di storia che hanno portato a modifiche di confini, a lavori specifici oggi perduti. Quanto riporta alla luce storia, identità di un luogo, il sacrificio dell’uomo è bene venga ricordato anche con infrastrutture. Ovviamente modeste, rispettose del paesaggio e specialmente della verità storica. Un esempio negativo? Il rifacimento dei forti e delle trincee su Monte Zugna (2013 – Trentino), o ancora la rivisitazione dei forti di Monte Rite (2001 -2002).

Quali sono, in ordine di tempo, le ultime infrastrutture installate sulle vette italiane?
Ci è impossibile fare un elenco preciso. Segnaliamo solo l’ultimo oltraggio imposto al Monte Bianco: la nuova stazione di arrivo a Punta Helbronner e relativo ristorante.

In cantiere ve ne sono altre quali le settanta croci richieste dagli Schützen di Tirolo, Alto Adige e Trentino da installare lungo l’arco alpino in ricordo di chi morì combattendo per l’Italia. In merito vi sono un po’ di polemiche, qual è l’attuale situazione? Mountain Wilderness ha preso posizione a tal riguardo?
Su questo aspetto è intervenuta Mountain Wilderness, ma analoghe prese di posizione sono state sostenute dagli alpini, dal CAI e dalla SAT trentina. Al di là della croce quello che più offende in questa operazione è che gli Schützen vogliono ricordare solo i morti dalla parte austriaca. Coltivano ancora il confine, la separazione. Non poteva essere inventato un modo più offensivo nel ricordare la croce del Cristo che è morto in nome di tutta l’umanità. Per chi vi crede nella religione cristiana, Cristo, nel suo sacrificio, si è assunto tutti i peccati della storia umana, passati e futuri e mai si è sognato di soppesare questi peccati se commessi da un criminale, in guerra, o in oltraggi minori. Dalla fine della 1a guerra mondiale è passato un secolo, abbiamo assistito a innumerevoli genocidi, ma sembra che l’uomo non sia in grado di imparare nulla, né nel rispetto verso i suoi simili, né verso la natura.

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Non solo croci ultima modifica: 2015-07-27T06:00:15+02:00 da GognaBlog

25 pensieri su “Non solo croci”

  1. 25
    Claudio de Grazia says:

    Mountain Wilderness ha da tempo posto il problema sull’opportunità etica ed estetica di posizionare sulle cime simboli, religiosi e non, in modo gratuito. Qualcuno, in malafede, ne vuol fare una guerra di religione, ma chi professa qualsiasi credo dovrebbe preoccuparsi di difendere la libertà di praticare il proprio credo nel rispetto degli altri. La croce non deve rappresentare l’arroganza di una religione che vuole imporre i suoi valori ritenuti universali. Per chi non si riconosce in questa specifica religione, i suoi simboli e le sue rappresentazioni ostentate e imposte al di fuori dei luoghi di culto non possono che essere sgradevoli e fastidiose, come tutte le imposizioni, e a maggior ragione in montagna. E determinate infrastrutture sono oltremodo ingombranti ed impattanti e nulla hanno a che vedere con la spiritualità della montagna. Le Associazioni che hanno sottoscritto la proposta non possono essere accusate di insensibilità sull’impatto ambientale degli interventi in montagna, anzi spesso sono state le sole a prendere posizioni nette, nel silenzio assordante di molti, CAI e religiosi compresi. Nessuno vuole rimuovere tutto l’esistente, ma non si sente certo il bisogno di aggiungere altri monumenti sulle vette. Sono convinto che le montagne non abbiano bisogno di crocifissi e madonne per invitarci a pregare, né di stupa e bandiere di preghiera, totem e menhir, o qualsiasi altro altarino posizionato sulle cime. Il rispetto va portato a chi crede e a chi non crede. Se c’è chi ha il diritto di volere delle croci, budda, bandierine, cappellette, etc. sulle vette, c’è anche chi ha il diritto di non volercele. I diritti sono di tutti o di nessuno. Se proprio se ne sente il bisogno, per indicare una vetta, è sufficiente un ometto di pietra.
    Claudio de Grazia, da facebook 10 dicembre 2015 alle ore 13:20

  2. 24

    Riporto link ad articolo di ieri scritto da Tommaso de Mottoni:
    http://www.sentierouno.it/croci-di-vetta-messner-colonialismo-religioso-comunismo-tutto-quello-che-non-sono-ma-che-pochi-ricordano/
    .
    sul cui contenuto mi trovo quasi completamente in disaccordo,
    in particolare nelle accuse a Messner (chissà perchè torna sempre, LUI… è una fissa, la nostra).
    .
    Ma c’è qualcosa di interessante nella frase che estrapolo:
    .
    “Modi diversi per celebrare quel divino che tutti assaporiamo, come se si aprisse uno spiraglio dalla Caverna Platonica, quando saliamo in vetta. Rispetto.”
    .
    E subito dopo viene riportata la foto del museo interrato:
    http://www.sentierouno.it/wp-content/uploads/image_manager__zoom_mmmcorones_c_kronplatz-zahahadid-05_schnitt_006.jpg

  3. 23
    Alberto Benassi says:

    si Giando ma le CAPRE non sono pecore……

  4. 22
    GIANDO says:

    Scusa Lusa ma allora secondo il tuo ragionamento dovremmo considerare le montagne sacre ed inviolabili. Aboliamo anche l’alpinismo e l’escursionismo limitandolo alle sole gite di una giornata, percorriamo le vie di roccia solamente in stile Preussiano, ecc.. Suvvia, cerchiamo di mantenere un certo margine di elasticità.
    Rispetto per la montagna e la natura non significa lasciare l’ambiente allo stato brado. Questo lo si può fare in determinate aree geografiche ma in un paese come l’Italia con oltre 60 milioni di abitanti su una superficie complessiva di poco più di 300.000 kmq ed una densità di popolazione fra le più alte al mondo possiamo immaginare una montagna completamente priva di manufatti? Queste cose sono possibili nello Stato del Wyoming (258.00 e rotti kmq, popolazione 500.00 e rotti abitanti), in cui si trova il Parco di Yellostowne. Da noi è già molto se si riesce a non impattare la natura con infrastrutture brutte e talvolta pure inutili.
    Per quanto concerne la querelle su Messner mi limito a dire che il museo di Plan de Corones, da un punto di vista puramente estetico, fa veramente c….e, già che c’erano potevano farlo interamente sotterraneo oppure utilizzare delle forme e dei materiali più consoni all’ambiente circostante ma questo è solamente il parere di una persona che forse Sgarbi apostroferebbe come “capra”.

  5. 21
    Lusa says:

    Ma se “….le montagne debbano rimanere libere da ogni infrastruttura (esclusi bivacchi, rifugi, ……” per una ragione di salvaguardia ambientale, ritengo che con queste esclusioni, con questo compromesso non si richiede una salvaguardia “completa”;
    Se sommiamo tutti i metri cubi di infrastrutture dei bivacchi e dei rifugi nel nostro paese, sono di certo superiori ai metri cubi di legno e di ferro delle croci poste in montagna. Inoltre le croci non assorbono energia e non producono materiale di scarto quindi il loro impatto ambientale è minore. Se invece se ne fa una questione “ideologica/filosofica” il problema croci assume un aspetto diverso.
    Se invece se ne fa una questione “ambientale” allora le montagne devono rimanere libere da ogni infrastruttura ovvero “OGNI INFRASTRUTTURA” senza esclusioni di sorta.
    Affermare e giustificare l’occupazione della montagna da parte di bivacchi e rifugi come bene collettivo per esigenze di ricovero, altresì giustifica “OGNI” infrastruttura (bene collettivo) che è stata installata e che viene installata in quota.
    Se si vuole che la natura si riappropri dello spazio che le è stato rubato, non si possono volere esclusioni di qualsiasi tipo!

  6. 20

    Perché i bivacchi ed i rifugi sono un bene collettivo e per collettivo intendo: di chiunque; non di pochi “eletti” e non sono messi lì per ostentazione ma per esigenza di ricovero. Non mancano di rispetto alla sensibilità altrui né alla Costituzione.
    Ed oltretutto non sono posti su ogni angolo possibile…
    E’ molto inqiuetante vedere chi si definisce credente, colonizzare col suo Credo o con un’icona (idolatria e feticismo?) ciò che è Bene Comune e difendere poi la posizione come fosse un goal reallizzato al mondiale… Mi chiedo che genere di sentimento spirituale possa albergare in queste persone… !?
    Ma poi… : Siamo tutti fratelli!
    Certo… bene… personalmente da ATEO non mi sognerei mai di imporre le mie scelte ed i miei valori a chi non vi si avvicinasse spontaneamente, colonizzare no fa parte di ciò che reputo corretto nei confronti di chi chiamo fratello!

  7. 19
    Lusa says:

    Nell’articolo si dice: “….le montagne debbano rimanere libere da ogni infrastruttura (esclusi bivacchi, rifugi, ……”.
    Se si escludono i bivacchi e i rifugi perchè non escludere allora anche le croci?

  8. 18

    Si Alberto, dico solo, che questa lotta (ambientalista), qui ed ora, richiede il mettere assieme il più grande numero di sostenitori, convergendo su obbiettivi strategici “fattibili”, di relativamente “facile” vittoria.
    Sennò saremo qui tra trent’anni ancora a vederci la montagna cadere addosso, sotto il peso delle croci :-), Sopraffatti. E mica potremo congratularci di aver epurato i meno purissimi levissimi in nome di un nostro personale concetto di coerenza…
    .
    Scherzando, mi pento di avere io stesso iniziato una metafora guerresca 😉

  9. 17
    Alberto Benassi says:

    Giorgio, sarò anche un idealista fuori tempo, certamente non sono uno stratega, ma a me questi comportamenti, un pò di quì e un pò di là, a seconda delle situazioni e delle opportunità, non mi piacciono.

  10. 16

    per come la vedo io, Alberto, in questa “guerra”, che è anche mediatica, va bene pure che ci sia un generale che dica “armiamoci e partite”, se quel generale è uno che può essere ascoltato da molta molta molta gente.
    .
    E’ questione si strategia (di azione e comunicazione).
    .
    Poi, mi ripeto, per me quel “genarale” si è armato ed è partito, spesso da solo, alcune volte incrodandosi (concettualmente), verso sue mete precise, anzi, verso l’ignoto! se ci sembra poco… io manco capisco dove andare … 😉

  11. 15
    Alberto Benassi says:

    per Giorgio, quanto a Messner eccome se hanno importanza, ne hanno tantissima!!!

    Non si predica bene e si razzola male! Armiamoci e partite.

    Di errori ne facciamo tutti ma quando sono troppi non sono più di distrazione. E Messner non è uno che si distrae.

  12. 14

    il lettore ero io. la filosofia è la strategia. i fatti conseguono. 🙂

  13. 13
    Luigi Casanova says:

    Troppe chiacchiere e filosofia. Riguardo a Messner ho solo risposto ad un lettore che chiedeva chiarimenti. A me interessano i fatti: coerenza e rispetto, della montagna e delle persone. Non aggiungo parole superflue.

  14. 12

    Strategia, strategia, Luigi! La coerenza è un di cui 🙂
    .
    (1) Partiamo da Messner: è un esempio significativo.
    Qui siamo in una guerra (quella ambientalistica).
    Ed in questo contesto, domando: è davvero importante il fatto
    che Reinhold Messner sia un egoico,
    che in passato abbia avuto una porsche,
    che abbia fatto la pubblicità ai fucili da caccia quando esponente dei verdi
    che sia stato fotografato a braccetto con Simone Moro
    che abbia fatto i musei col cemento e i lucernai fatti da architetti-coglioni
    ?
    Si è vero! certe cose di quelle elencate possono fare specie,
    ma hanno importanza strategica ai fini generale della lotta ambientalistica ?
    .
    Ai fini della nostra guerra, che è una guerra di contenuti, e che è anche una guerra mediatica, come oggigiorno, nello schifo di comunicazione web a livello di Mi-Piace, è importante andar a giudicar l’altrui coerenza ? Vogliamo epurare i non coerenti, i non puri alla causa (ambientalista), i non appartenenti al “partito” (MW) ?
    No, io dico di sfruttare a nostro favore ogni possibilità di comunicazione mediatica dei VIP (Very Important Person)
    .
    Lasciamo perdere il pseudo-rispetto all’alpinista vivente più famoso del mondo. Lasciamo stare che la sua coerenza dell’arte esplorativa interiore è a livelli di conoscenza dell’ignoto un cicinin ai limiti delle possibilità umane, ma di tutto questo, in QUESTA guerra, non può fregarcene di meno, per un attimo…
    .
    Quello che è importante è che le sue posizioni ambientalistiche sono (dovrebbero essere) in massima parte condivisibili da MW (per lo meno nella comunicazione formale e pubblica, diciamo così), è che ci dovrebbe fare “alleanza”, con Lui ed altri, tanti. Lui, piaccia o no, ha potere (mediatico). Epurarlo per motivi puristici di anti-coerenza è paradosso e grosso errore strategico.
    Per inciso ci starei attento a giudicar la coerenza, fermandoci a vedere eventi della vita passata. Bisogna sempre percorrere la storia di una (ogni) persona, cioè vedere il percorso che ha fatto e la conoscenza che ha raggiunto, e non fermarci a possibili errori di percorso. Questa è la mia modesta opinione.
    .
    Ad ogni modo davvero mi spiacerebbe che il topic in oggetto diventasse un referendum pro o contro Messner. Sarebbe, al solito, aver spostato il focus delle nostre armi su un obbiettivo sbagliato, su un amico, che si è creduto nemico.
    Fine pippone pro-Reinhold.
    .
    (2) La battaglia all’eliski e le moto-robe in montagna
    Si Giando, la mia proposta, che spiace non ha avuto risposta da Luigi, la immagino come “fattibile” ovvero di possibile concreta “vittoria”: concentrare le forze su un punto nevralgico che a mio avviso sta diventando caldo e sta incominciando a “convincere” molti “benaltristi”, e che sono passati dalla “nostra” parte. Nella “base” del Club Italiano qualcosa si sta smuovendo, molte Guide Alpine si stanno rendendo conto dell’errore fatto in Dolomiti [1][2], I tempi sono maturi e la possibilità di vittoria è concreta; c’è la via francese da prendere a modello. Poi l’eliturismo è la punta dell’iceberg e sotto ci sta l’utilizzo di mezzi a motore su ruote su sentiero e fuori sentiero, ed i mezzi in ambiente innevato (motogatti o comesichiamano) [3][4].
    .
    Mi scuso per essere uscito leggeremente dal topic no-croci-in-vetta
    .
    Link utili:
    [1] https://www.facebook.com/noeliskisulledolomiti/notes
    [2] http://www.banff.it/?s=eliski
    [3] http://www.banff.it/nuovo-bidecalogo-punto-14-scialpinismo-ed-escursionismo-invernale/
    [4] http://www.banff.it/bikers-e-fuoristrada-i-motori-minacciano-litalia-dei-sentieri/

  15. 11
    GIANDO says:

    Premesso che se MW si muove in linea con le parole di Luigi per me va benissimo, anzi mi congratulo, trovo interessanti le considerazioni di Giorgio in quanto molto concrete.
    Secondo il mio punto di vista però anche le battaglie rischiose possono essere combattute. Le coscienze, in ogni caso, vengono smosse e ciò che può sembrare una pagliuzza oggi potrebbe diventare un fenomeno rilevante un domani.
    Combattere con riguardo alle croci è secondo me molto meno rischioso che combattere con riguardo ad altro genere di manufatti aventi rilevanza economica ed in alcuni casi strategica (la questione energetica nazionale, almeno in teoria, dovrebbe rientrare in quest’ottica). Come ho avuto modo di sottolineare in altre circostanze non si tratta a mio avviso di assumere un atteggiamento radicale nei confronti di qualunque opera dell’uomo bensì di cercare di porre un limite alla grandezza ed alla bruttezza (per quanto soggettiva) di determinati interventi.
    Lottare per evitare il posizionamento di croci in ferro di svariati metri credo sia una battaglia legittima la quale potrà pure essere rischiosa ma che a mio avviso può essere sensatamente condotta. Non sarei, per es., d’accordo sullo smantellamento di quanto posizionato magari due secoli fa, quando le sensibilità erano sicuramente diverse, a meno che lo stesso non presenti evidenti segni di degrado e pericolosità. Ma siccome non mi pare sia questo l’approccio di MW non vedo problemi.
    Sicuramente la lotta contro la motorizzazione, con buona pace di coloro i quali la pensano diversamente, ha delle buone possibilità di vittoria perché gli interessi coinvolti, per quanto gli aspetti economici finiscano sempre per finirci in mezzo, sono di carattere prettamente ludico. In questo caso si tratta, infatti, di preservare il territorio ed i suoi frequentatori da un tipo di divertimento che contrasta con la pace ed il silenzio ricercati in montagna. Pertanto, concentrare la maggior parte degli sforzi su questa tematica potrebbe consentire l’ottenimento di risultati molto interessanti.

  16. 10
    Alberto Benassi says:

    Bravo Luigi. Coerenza ci vuole.

    E il grande alpinista (su questo non si discute) di coerenza nel corso del tempo ne ha avuta sempre meno:
    parto per l’Himalaya allora mi vendo la Porsche. Se non torno non mi serve più. Se torno la ricompro. La Porsche……;
    altissima purissima levissima…..
    il candidato Verde Messner fa pubblicità ai fucili da caccia; Qui ha vinto un bel tapiro;
    cemento armato a faccia vista per i suoi musei.

    Ha semèpre detto no ai chiodi a pressione adesso invece….. sembra giustifichi qualche spit…..

  17. 9
    Luigi Casanova says:

    Parto da Messner. Non è questione personale, rispetto il grande alpinista, ma no l’assoluta mancanza di coerenza su quanto afferma e come si comporta. Troppo lungo l’elenco delle questioni: certo l’uomo non è tipo che ricerca confronto o conciliazione. anzi. L’uomo in questione è la verità assoluta. O lo si condivide o si deve tacere.
    funivie, eolico, altro in vetta? Le montagne vanno lasciate pulite, parlano da sole ed ogni segno umano le degrada. Su Punta Hellbronner abbiamo fatto quanto possibile. Purtroppo il silenzio delle grandi associazioni è stato eclatante.
    Pelmo e dinosauro. Se parlo di narcisismo è perché conosco i responsabili. I segni lasciati in grotta non sono bestemmie: sono dei falsi imposti alla roccia con scritte di presunti “Giauli” del 2013. Un monumento alla stupidità umana. Pensa che volevano traforare la cresta del Pelmo per sbucare verso Val Fiorentina…
    divisioni come nella sinistra? Non mi pare proprio. certo, la ricerca della verità e la coltivazione della verità è il terreno sul quale costruisco l’unità di chi ancora ha coraggio di lottare a favore della natura. Gli ipocriti ed i carrieristi non mi sono mai piaciuti. Ho sempre vissuto un grave difetto: la coerenza.

  18. 8

    Buongiorno Luigi Casanova, tutti
    .
    Sono simpatizzante di MW (nei temi fondamentali) e trovo anch’io equilibrate e giuste le tue parole nell’intervista, grazie.
    .
    Ma…condivido alcune riflessioni:
    .
    (1) Il dinosauro di legno sul Pelmo (quisquiglia da ridere)
    Non conosco la vicenda e perchè attribuisci agli autori del gesto anche le scritte “irricevibili” (non conosco i retroscena, immagino si tratti di oscenità, e ti credo), ma perchè parli di “narcisismo” ? Oddio, potrebbe essere solo goliardia, è vero, ma azzardo una ipotesi più interessante: mettere lassù questo simpatico manufatto, facilmente removibile peraltro, per me è una azione provocatoria, politica, che mi pare nella direzione di condivisione delle idee di MW (contro enormi croci metalliche e simboli religiosi vari); mi sono fatto questa idea perchè, dalla foto riportata, il dinosauro è una statua legnosa, quindi “biodegradabile”… 🙂 Che cosa significa allora quel gesto ?
    La mia interpretazione è che sia un atto provocatorio intelligente: il mettere simboli enormi (che sò dei “peni” alti 5 metri o qualsiasi enorme manufatto simbolo-di-anti-simbolo ?! o per esempio l’innocuo e “politicamente corretto” dinosauro) è forse fatto al fine di sensibilizzare la gente sulla necessità di smetterla sulle croci di vetta ovunque… 😉
    .
    (2) l cantiere sulla Punta Helbronner (problemone sostanziale)
    In una risposta all’intervista qui, a proposito della lotta “minore” contro i manufatti in vetta, dici:
    “Per quanto riguarda l’energia (penso all’eolico), le montagne, le creste, devono rimanere assolutamente libere da ogni infrastruttura produttiva. Questo riguarda anche gli arrivi delle funivie.”
    .
    Eh! Qui si apre una voragine! E’ come se, permettimi la metafora spontanea, un infettivologo intervistato a riguardo dei virus di influenza stagionale, venisse fuori che tra l’altro c’è il problema recente dell’Ebola!?! 🙂 Intendo dire che la questione degli impianti eolici, fotovoltaici e delle antenne, degliimpianti scistici e ultimo ma non ultimo delle FUNIVIE, è mostruosamente più importante e grave rispetto alla questione delle croci, che in confronto appaiono come cazzatine davvero da niente.
    .
    Certo, sono assolutamente d’accordo sull’abominio di Punta Helbronner.
    Anch’io ho notato una omologata schiera di pareri positivi della stampa di regime (quasi tutta) e sul web, ma mi parrebbe essere proprio missione di MW fare una azione di lotta serrata su alcuni fronti, nell’ambito dell’ambientalismo, scegliendo bene i fronti su cui concentrare le (poche) energie, dico io. La mia critica è quella che si mettano nel paniere tante, forse troppe tematiche (i fronti), invece di concentrarsi forse più strategicamente su alcuni “luoghi di battaglia”. Mi spiego:
    .
    Ce la abbiamo su con le croci di vetta. Giusto, tutti d’accordo. Ma la discussione pro e contro croci sposta la battaglia su una questione di politica socio-religiosa. E’ già si parte dialetticamente in svantaggio. Ed in unp Stato, quello Italiano, che contiene il Vaticano, e dove le croci hanno una così lunga tradizione storica, è una battaglia forse già persa in partenza. Su questo fronte combattere è rischioso.
    .
    Ce la abbiamo su con le pale degli impianti eolici. giusto, o forse no, perchè bisogna, noi comunità umana, nazione, fare delle SCELTE (energetiche, politiche). Abbiamo votato due volte ai referendum contro il nucleare, ok, però forse l’energia eolica è una possibile opzione in alcuni territori. Argomento complesso. Molti pro, molti contro, mettiamolo un attimo in sospeso. Su questo fronte combattere è rischioso.
    .
    Ce la abbiamo su con le funivie. D’accordo. Ma è una lotta che si può vincere oggigiorno, quella contro le funivie in alta montagna ? Pensiamo che oggi sia attuabile concentraci in una demolizione dello schifo che stanno costruendo a punta Helbronner ? Pensiamo davvero di convincere gli alpinisti che la bellezza è nel salire sul gruppo del Bianco o del Rosa partendo a piedi dai paesi a valle ? Di salire a fare una via sul Tacul rinunciando a prendere la funivia che porta all’Aguille du Midi ? eh?! A mio avviso si tratta di una lotta a perdere. OGGI perlomeno. Su questo fronte combattere è molto rischioso.
    .
    A mio avviso MW potrebbe forse concentare il “fuoco” della lotta ambientale su pochissimi fronti, anzi una sola battaglia SIMBOLICA che ha una qualche probabilità di vittoria, che, secondo me, è quella contro la motorizzazione in ambiente montano (moto da trial, quad, gatti delle nevi e cazzi vari inquinanti e svilenti l’energia umana), che ha culmine nel trasporto con elicottero ad usi ludici, nell’eliski, per esempio.
    C’è dalla nostra parte buona parte dei tesserati del CAI (la base, non i dirigenti purtroppo…), d’accordo. Ed il CAI andrebbe “usato” (da MW) come sponsor e veicolo della comunicazione mediatica.
    Questa è la battaglia!
    .
    (3) I musei di Messner (i personalismi e la disunità)
    Non ho capito la frase:
    “Da 14 anni Messner non fa più parte di Mountain Wilderness. dalla pulizia delle montagne alla coerenza, grazie a Mountain Wilderness.”
    .
    E’ un diverbio personale ? 🙁 Non sono mai stato dentro i musei di Messner, e non so nulla sull’ultima sua realizzazione. Il museo del Monte Rite, di cui è riportata qui foto con il brutto “lucernaio”, l’ho visto dal di fuori e da molto lontano, dal Sassolungo di Cibiana…
    Dell’idea di Messner dei musei, lessi alcune cose scritte da Messner e sulle motivazioni culturali ed in parte mi sembravano una sua via interessante e SINCERA per una “educazione di massa”… ?!Anche se per me, i musei e l’arte sono come il diavolo e l’acqua santa, ma non tedierò con le mie idee su cosa sia l’arte e perchè raramente la si trovi dentro i musei…
    .
    Però in generale è controproducente quella che mi pare essere una presa di distanza tra MW Italia e Messner (e forse altri VIP dell’alpinismo…). Mi ricorda tutto questo la frammentazione dei partiti politici di sinistra in Italia… 😉 Ci vorrebbe invece più unità nell'”ambientalismo” (Italiano) e meno guerre di potere personale… Bisognerebbe mettere a fattore tutte le associazioni, quelle Italiane e quelle straniere, tra cui GreenPeace forse, e chi nelle associazioni magari non ci sta, a ragion veduta, purista, anarchico, o cittadino Italiano qualsiasi, o persona qualsiasi che si relaziona con la montagna.
    .
    My 3 cents
    giorgio

  19. 7
    Alberto Benassi says:

    Bene, mi fa piacere per M.W. Sarebbe stata un bella contraddizione.

    Nulla da dire sulla raccolta del materiale storico. Ma come fa uno come Messner a essere a capo di simili obrobri. Ma non ci vede?

    Come fa ad avallare certi architetti che si riempiono la bocca di paroloni, di arte, di bellezza e poi invece partoriscono brutture del genere.

  20. 6
    Luigi Casanova says:

    Da 14 anni Messner non fa più parte di Mountain Wilderness. dalla pulizia delle montagne alla coerenza, grazie a Mountain Wilderness.

  21. 5
    GIANDO says:

    Alberto mi fai troppo ridire :-)) Però hai ragione.

  22. 4
    Alberto Benassi says:

    ho visto pochi giorni fa alla televisione la presentazione del nuovo museo di Messner a Plan del Corones. Come giustamente dice Giando nulla da dire per quanto riguarda l’interno. Ma quello che si vede fuori è solo un ulteriore contributo alla devastazione ambientale.

    Scusate ma è un vero TROIAIO !!

    Ma Messner c’è sempre in Mountain Wilderness? Spero proprio di no, altrimenti buttatelo fuori.

  23. 3
    GIANDO says:

    E che dire dell’ultimo museo di Messner a Plan de Corones? Ok per quanto concerne la gran parte dello sviluppo sotterranea ma ciò che resta fuori non mi pare si integri particolarmente col paesaggio. Boh, de gustibus.. Mi sa che alla fine ciascuno fa quello che gli pare.
    Per il resto le parole di Casanova mi sembrano sensate ed equilibrate.

  24. 2
    Erri De Luca says:

    Condivido la desolazione. La mitigo con la rassegnazione che il Monte Bianco, come l’Everest, è stato venduto allo sfruttamento commerciale. Se le tengano le montagne a biglietto, a noi restano le altre. Certo non metteremo piede su quello stupro di natura come non metterò piede nell’Expo di Milano. Lanciamo il nostro più cordiale anatema e contemporaneamente il nostro evviva alle montagne. Bisogna pure che un bel po’ di gente se ne vada a Rimini, se no ce la troveremmo sulle cime. Congratulazioni, hanno trasformato il Monte Bianco in un altro centro commerciale, che se lo godano. Noi lo abbiamo conosciuto quando era Monte, quando era Bianco.

  25. 1
    Carlo Alberto Pinelli says:

    I giornali hanno dato ampio spazio alla notizia della inaugurazione trionfale della nuova funivia che da Entrèves raggiunge la vetta della Punta Helbronner, sul confine italo-francese del Monte Bianco. Vetta stravolta da una stazione di arrivo trasformata in un avveniristico, faraonico e pacchiano complesso di ristorazione e svago che si protende (abusivamente) in pieno territorio francese. Tutti i commenti sono stati positivi ed entusiastici, sull’onda di una concezione ludo-consumistica di basso conio, rilanciata dall’EXPO di Milano e sottolineata dalla estroversa presenza del premier Renzi alla cerimonia. Nessun cronista si è ricordato di segnalare che il nuovo impianto è considerato da tutti coloro che sulla integrità della montagna hanno fatto un importante investimento affettivo ed esistenziale come un atto di barbarie e un’offesa gravissima al “senso” autentico del rapporto tra gli esseri umani e l’ambiente naturale d’alta quota. Segnalare il dissenso: non per dichiararsi obbligatoriamente d’accordo con le nostre posizioni contro-corrente, ma semplicemente per onestà professionale e completezza di informazione. Le critiche non provengono da isolati “puristi” (quelli che la carta stampata tratta sempre con atteggiamenti insopportabilmente condiscendenti), ma da importanti associazioni, quali Italia Nostra, Mountain Wilderness, Pro Natura, LIPU.

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