Non solo immagini

Non solo immagini
a cura di Roberto Serafin
(intervista ad Alessandro Gogna, in occasione della settima uscita (delle previste otto) della collana I Grandi Spazi delle Alpi)
(pubblicato su Lo Scarpone, settembre 2002)

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(2)

Sospinto dalla benedizione e dal patrocinio della presidenza generale del CAI cosa può esserci di più lieto per un alpinista dello sbucare in vetta? A pregustarne il momento magico, uno dei tanti di una luminosa carriera alpinistica, è Alessandro Gogna. Che è ormai arrivato, con i suoi compagni di cordata Marco Milani e Federico Raiser, a pochi tiri dalla conclusione della scalata compiuta nel dare vita alla collana editoriale I grandi spazi delle Alpi, una coedizione tra Priuli&Verlucca Editori ed Edizioni Melograno molto vicina al cuore del Club alpino. Sette i volumi fin qui usciti, in grande formato, patinati, spettacolari e profondamente istruttivi. Centinaia le immagini ricercate con lunghi appostamenti nei siti più incantevoli delle Alpi per cogliere quella certa atmosfera, quella luce particolarissima che un’alba o un tramonto regala per pochi secondi al fotografo dotato di antenne, sempre che la meteo non gli sconvolga i piani. E in più, fra un’immagine e l’altra, ecco in ogni volume il controcanto delle riflessioni, delle ricerche storiche di un alpinista-scrittore come Gogna. Che non si sottomette certo allo stereotipo della montagna ma si confronta con “lei” lealmente anche quando la tastiera del computer sostituisce corde e moschettoni.

Il grande puzzle in otto volumi è stato anche parte integrante della bellissima mostra Alpi spazi e memorie, patrocinata a Milano dal Club alpino. E’ successo all’alba del Duemila, quando la progressione verso la vetta sembrava ancora avvolta dalle incognite. Ora in questo tanto sbandierato Anno delle Montagne ecco apparire il libro “targato” come sesto, ma che risulta settimo cioè penultimo in ordine di uscita. Siamo sull’anticima, ormai è fatta. Entro la fine del 2003, con l’ottavo volume, sarà finalmente messo il sigillo su un’impresa editoriale senza precedenti nella storia delle Alpi che pure hanno avuto, specie in Inghilterra alla fine del XIX secolo, monumenti cartacei oggi contesi dai bibliofili.

Forse da principio nemmeno Gogna, pur misurando i passaggi da affrontare come imprenditore con il colpo d’occhio di quel grande alpinista che è, si sarebbe aspettato tanto. E ora l’ex-ragazzo irresistibile delle asperrime pareti dello Scarason, delle solitarie nelle Dolomiti e alle Grandes Jorasses, può finalmente rilassarsi. Gogna riflette staccando con fatica lo sguardo dallo schermo del computer. Luci e ombre si affacciano nella memoria.

Puoi tracciare un bilancio?
“Sono stati nove anni di duro lavoro, un periodo lungo come una vita, e non è ancora proprio finita. Ricordo che dopo quattro anni ci siamo guardati in faccia con l’editore Priuli e abbiamo deciso uno stop per un anno. Una pausa sgradevole ma non imprevista. In qualunque impresa editoriale può infatti arrivare il momento in cui ti accorgi che i quattrini spesi tardano a tornare sotto forma di incassi e ti trovi pericolosamente esposto. Pur dando fondo a ogni risorsa c’era il rischio palese del disastro. Ma per fortuna la tensione si è stemperata con una frase lungimirante dell’editore mio partner. Al cospetto dell’Onnipotente, mi disse, avrebbe voluto poter dire di aver fatto qualcosa di veramente buono nella sua vita! Così, crollasse il mondo, questo nostro comune impegno non l’avremmo lasciato a metà. Ma c’è voluta una bella dose di forza di volontà per crederlo”.

Fedele fino in fondo al progetto originale?
“Dal punto di vista della realizzazione pratica direi che le premesse sono state rispettate. Ma a ben guardare, qualcosa di più si sarebbe potuto fare. Con l’immancabile senno di poi intendo tranquillamente dire che, forse, una materia così complessa ne avrebbe guadagnato con la divisione in dieci volumi anziché in otto”.

Dove stanno allora le possibili lacune?
“Con alcune montagne in apparenza minori siamo stati sicuramente più evasivi, perlomeno dal punto di vista geografico. Alcune zone meno frequentate le abbiamo trascurate o addirittura tralasciate. Io me ne sono subito reso conto. Ma per vari motivi da quel progetto di otto volumi non c’è stato verso di schiodarsi”.

Puoi fare qualche esempio?
“Prendiamo il primo volume. Riguarda Marittime, Prealpi francesi, Provenza, Delfinato, Écrins, Vanoise, Monviso: un territorio sconfinato. Ecco, se ora potessi ne farei due volumi della stessa ampiezza. Se poi i volumi dell’intera collana dovessero diventare dieci prenderei un po’di qua un po’ di là, aggiungendo quella trentina di montagne rimaste sepolte nella memoria del computer. E allora sì, potrei affermare che è stato fatto il massimo”.

Guarda caso, ti senti in colpa proprio verso quelle Alpi dove è nata, per te genovese, la tua vocazione alpinistica…
“Non ci avevo pensato, ma può essere così. Anche se in effetti non nutro particolari complessi di colpa. E a questi libri, mi si perdoni l’immodestia, riconosco molte più virtù che difetti”.

E le edizioni realizzate all’estero lo dimostrano…
“Quei libri che stanno per essere stampati in inglese, francese e tedesco sono indubbiamente una bella soddisfazione. Però c’è una cosa che mi è rimasta in gola… (purtroppo l’entusiasmo per le previste traduzioni ebbe breve durata, quelle edizioni non furono mai realizzate, NdR)”.

Dì pure.
“Molta gente guarda a quest’opera in maniera superficiale, fermandosi alle immagini senza accorgersi dei contenuti. Un atteggiamento comprensibile per gli acquirenti attratti dal sontuoso volume fotografico, dal libro-strenna. Meno giustificabile per chi legge per professione. E qui mi riferisco ai compilatori delle rubriche su giornali e riviste, specializzate e non”.

Vuoi dire che critici e scrittori di montagna si sono comportati in modo superficiale con questi libri?
“Ne ho le prove. Le recensioni dalle quali si evinca che il libro è stato letto, e non solo guardato, sono poche. Non una penna che, dopo avere sprecato elogi, si sia anche esercitata su piano della critica. E dire che i motivi di riflessione non mancano sul degrado dell’ecosistema, sull’incuria degli amministratori, sul cattivo uso che delle Alpi si continua a fare. Forse è mancata una buona spinta promozionale in fase di lancio, ma i libri abbiamo cercato di metterli in buone mani. Sulle riviste continuo a leggere recensioni di opere che non hanno la minima importanza del punto di vista culturale, mentre del nostro lavoro si parla solo in sporadici casi e molto superficialmente. Spero che in chiusura di collana possa esserci un’inversione di tendenza. Ma non mi interessano, ripeto, le lodi e i premi. Mi basta che se ne parli in modo approfondito”.

E se la causa di queste carenze fosse in un messaggio che non emerge con sufficiente chiarezza?
“Più di quarant’anni di frequentazione alpinistica delle Alpi dovrebbero pur avermi insegnato qualcosa. Messaggi? Ma la filosofia di fondo che cerco di esprimere in ogni pagina non può che essere un grande amore per la montagna e un altrettanto grande rispetto per la cosiddetta massa che la frequenta, senza alcuna vocazione élitaria. Immagino anzi spero che per i lettori di buona volontà questo amore emerga in ogni capitolo, nella varietà degli argomenti da me trattati che vanno dalla storia, all’ambiente, alla cultura, al folclore, alle avventure vissute, alla tecnica. Posso assicurare che c’è pane per i denti di chiunque non vada in montagna con i paraocchi”.

Dei libri davvero completi, dunque.
“Senza dubbio. E questa completezza l’ho ricercata nella totalità delle Alpi, delle lingue, delle etnie, delle usanze. Uno specchio di quella totalità con cui mi sono sempre misurato”.

Il tuo impegno come autore dei testi è pari a quello di fotografo?
“Più o meno. Ma, ripeto, mi dispiace che la parte che svolgo come scrittore venga sottovalutata, che non susciti reazioni anche quando scrivo cose che potrebbero dare fastidio a qualcuno. Meno complimenti e più critiche è ciò che vado cercando”.

E quanto c’è del tuo impegno di ambientalista, dopo tante battaglie portate avanti con Mountain Wilderness?
“C’è in ogni pagina un richiamo continuo all’ambiente. Ma il messaggio non è solo quello. C’è l’invito a rileggere la storia per capire che cosa è successo in questi anni di degrado, che cosa si può fare per evitare il peggio. Conoscere per tutelare è un principio importantissimo. Considero un peccato mortale percorrere un sentiero senza sapere niente della sua storia, salire su una vetta senza la coscienza di quanti ci hanno preceduto lassù in tempi di pace e di guerra”.

La fama che ti sei fatto come alpinista ti è stata d’aiuto?
“Il mio nome forse continua ad attrarre. Soprattutto gente di una certa età, ahimé. Ma vorrei essere valutato per ciò che dico piuttosto che per la mia personalità. E poi mi rendo conto che invecchiando l’alpinista tende a raccontarsi un po’ troppo. Perciò ho fatto una scelta. Quello che ho scritto in precedenza, in altri libri, deve rimanere lì. Meglio dare in pasto al lettore di oggi la mia esperienza recente, che è comunque figlia di quella passata”.

Tra i tuoi libri da riscoprire o, meglio, da salvare?
“Certamente quello che ha avuto più successo, Cento nuovi mattini. C’è chi ancora oggi lo cerca affannosamente e invano. Mi piacerebbe vederlo ristampato paro paro come è uscito in tempi in cui l’arrampicata libera era veramente tale e non era ancora nata l’arrampicata sportiva (nel dicembre 2016 la ristampa si è realizzata, NdR)”. 

Nota
I libri sono acquistabili su http://www.alessandrogogna.com/wp/categoria-prodotto/gsa/ .

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Non solo immagini ultima modifica: 2018-08-29T05:49:42+02:00 da GognaBlog

1 commento su “Non solo immagini”

  1. 1
    andrea zanobini says:

    Confermo che si tratta di un opera grandiosa. Se posso aggiungere, come ho già raccontato ad Alessandro una volta, ho dedicato quasi 15 estati della mia vita, diciamo un anno intero dei 56 che ho :-), a ripercorerre ciascun singolo itinerario suggerito, con le dovute varianti e sviluppi che si rendevano necessari e spesso con il camper di appoggio. Il risultato, di cui sono enormemente grato agli autori, è che ho acquisito una conoscenza profonda di questa meravigliosa catena alpina, vallata per vallata, paese per paese, montagna per montagna e posso dire che ho trovato degli ambienti ancora così integri e straordinari che saranno fonte di ricordi indelebili negli anni a venire.

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