Nord-est del Pizzo Badile superstar

Magie di ghiaccio sulla parete nord-est del Pizzo Badile
di Carlo Caccia
(pubblicato su Montagne360 del marzo 2017)

In Un alpinismo di ricerca (Dall’Oglio, 1975), raccontando della prima invernale della Cassin sul Pizzo Badile, Alessandro Gogna illustra la natura del “problema parete nord-est”. Leggiamo: «Verticalità niente affatto pronunciata, con enormi placche lisce e rarissime fessure. [La parete] è molto esposta al vento e perciò si può immaginare che d’inverno sia abbastanza libera dalla neve e dal ghiaccio. Invece non è così, perché non vi è verticalità, e ciò che precipita dall’atto ha modo di posarsi sulle placche e nelle fessure, coprendo le prime e intasando le seconde. Il vento completa l’opera pressando coscienziosamente e corazzando, per cosi dire, la parete. La scorza di neve e ghiaccio che si viene a formare non permette di salire con la normale tecnica di roccia. Ma tanto meno permette di salire come su una parete di ghiaccio, dato che di questo vi è solo una scorza (senza tener conto della pendenza, troppo accentuata per la progressione continuata con tecnica di ghiaccio)».

Simon Gietl lungo la parte alta della parete durante la prima salita di Amore di vetro. Foto: Marcel Schenk.

Quasi non ci crediamo: atteso per decenni, l’attimo è finalmente arrivato. E Marcel Schenk e Simon Gietl, svizzero il primo e italiano il secondo, non se lo sono lasciati scappare: lo hanno colto come due corsari, velocissimi su quella striscia bianca che forse non sarà mai più la stessa. E il Pizzo Badile ringrazia, felice che si parli ancora di lui e della sua parete nord-est. Granito, certamente, ma anche neve e ghiaccio: in inverno e pure in pieno autunno, come il 16 novembre 2016 quando la lavagna della Bondasca, nel cuore del Masino-Bregaglia, aveva un aspetto quasi spettrale. Placche, fessure, camini: tutto era incrostato da bave effimere che suggerivano la via di salita, l’avventura in piolet traction sognata da molti e pronipote della prima invernale della Cassin, firmata da Alessandro Gogna e compagni, dal 21 dicembre 1967 al 2 gennaio 1968 quando le scalate nella stagione fredda erano davvero il “cammino della sofferenza”. Chi l’avrebbe detto, mezzo secolo fa, che prima o poi la Nord-est in condizioni invernali sarebbe stata salita in una manciata di ore? Eppure è proprio quello che hanno fatto Schenk e Gietl, che hanno attaccato alle prime luci del giorno e alle 15 erano già in cima, a quota 3308 metri, con la splendida Amore di vetro sotto le punte dei ramponi: un capolavoro all’insegna dell’incertezza e dell’esposizione, un successo in bello stile che al di là delle pure difficoltà tecniche – M5, non di più – ha visto i nostri correre sul filo con protezioni a dir poco precarie, la richiesta di massima concentrazione e l’estrema complessità (impossibilità?) di un’eventuale ritirata.

Marcel e Simon, che sul Badile in inverno avevano già salito la Cassin (il primo con David Hefti nel 2015, il secondo con Roger Schäli nel 2008, sempre in giornata), hanno assecondato le condizioni della parete, sfruttandone i “punti deboli” del momento. Foto alla mano, giusto per avere dei riferimenti, notiamo come abbiano percorso la Cassin fino al primo nevaio e da lì abbiano proseguito direttamente, nella zona di Favola ribelle e della Linea bianca. Hanno quindi traversato a sinistra intercettando di nuovo la Cassin e infine, oltre il nevaio a metà parete, hanno continuato puntando alla vetta tra la classica del 1937 a destra e Memento mori a sinistra.

Marcel Schenk in azione su Nord-est Supercombo. Foto: David Hefti.

Tutto finito? Nossignori. Perché Marcel Schenk, che vive a Pontresina, non ha cessato di tenere d’occhio la “sua” parete ed esattamente un mese dopo Amore di vetro, il 16 dicembre 2016, ha messo a segno un altro colpaccio. Si è accordato con David Hefti (suo compagno anche lungo la Grande U della Bondasca, la traversata per cresta, in inverno, di tutte le cime attorno al Badile, dal Pizzo Trubinasca all’Innominata di Cacciabella) e in diciassette ore car to car ha fatto il bis sulla Nord-est, seguendo in piolet traction la parte inferiore della Cassin e la parte superiore di Memento mori (l’allucinante direttissima aperta dai cecoslovacchi nel 1980 e ripetuta soltanto due volte, delle quali una è stata la prima solitaria di Rossano Libera, vedi dettagli qui).

Marcel Schenk su Amore di Vetro. Foto: Simon Gietl.

Nord-est Supercombo, come Schenk ed Hefti hanno chiamato la loro realizzazione, è quindi un superbo link invernale: un’avventura a cinque stelle con difficoltà di M7 R, per gente molto capace e dai nervi ancora più saldi. Per la cronaca, lasciato il parcheggio alle 4.00, i due amici hanno attaccato all’alba, hanno raggiunto la vetta alle 16.30 e sono scesi col buio per il canalone del Cengalo, arrivando all’auto alle 21.00. Da segnalare che la prima ripetizione di Nord-est Supercombo è arrivata appena un paio di settimane dopo ad opera di Ines Papert e Luka Lindič: la tedesca e lo sloveno che il 30 dicembre 2016, insieme agli svizzeri Luca Godenzi e Carlo Micheli passati sull’intramontabile Cassin, hanno aggiunto i loro nomi alla breve lista dei salitori invernali della leggendaria lavagna della Bondasca, la parete nord-est del Pizzo Badile.


Nord-est del Pizzo Badile superstar
Grandi imprese nella stagione 2016-2017
(a cura della Redazione di GognaBlog)

Così Planetmountain.com il 23 novembre 2016 dava notizia della prima grande impresa della passata stagione invernale sulla parete nord-est del Pizzo Badile: “Con la loro ascensione di Amore di Vetro lo scorso 16 novembre 2016 le due guide alpine Marcel Schenk e Simon Gietl hanno colpito nel segno, aprendo con indiscussa classe una linea effimera quanta desiderata sulla parete nord-est del Pizzo Badile. L’hanno fatto in grande velocità, lasciando in parete soltanto due chiodi, affrontando difficoltà abbastanza alte ma, soprattutto, assumendosi un livello di rischio non indifferente. Un rischio “misurato” e “nascosto” dietro la lettera R della loro proposta di gradazione (M5, R), che indica anche una grande avventura alpinistica su una delle sei grandi pareti nord delle Alpi”.

In rosso, la linea di Amore di Vetro

Segue una bella intervista ai due protagonisti, dalla quale riportiamo solo alcune battute:
Marcel Schenk: “Gli ho telefonato (a Simon Gietl) ed è stato subito entusiasta. La nostra idea era di dare un’occhiata, se fosse stata in condizione l’avremmo provata, altrimenti avremmo salito qualcos’altro. Ci siamo resi conto immediatamente che condividevamo le stesse idee per quanto riguarda lo stile di salita. Per esempio, per me era chiaro fin dall’inizio che non volevo piantare degli spit. Così, quando ho chiesto a Simon se dovevamo portare con noi uno spit d’emergenza per una eventuale ritirata, ha riso dicendo “Beh, se non portiamo degli spit con noi, allora non li possiamo neanche piantare.” Quindi non li abbiamo nemmeno presi”.

Su Amore di Vetro, parete nord-est del Pizzo Badile

Simon Gietl: “Il nostro piano originale era di salire la via e poi bivaccare nel bivacco di emergenza poco sotto la cima, così abbiamo portato con noi due sacchi a pelo ultraleggeri. Per il secondo lo zaino era piuttosto pesante. Alla fine siamo stati così veloci che siamo sbucati in cima alle tre, ed abbiamo deciso di scendere subito giù alla capanna Sasc Furä. Da lì manca poco più di un’ora per ritornare a valle, quindi abbiamo continuato a scendere per celebrare con una birra. O due…”.

Simon Gietl: “Le condizioni erano eccezionali, ma come ha detto Marcel, sapevamo che non potevamo permetterci di fare nessun errore e quindi siamo stati molto concentrati. Dopo la nostra salita l’abbiamo scherzosamente riassunta come una free solo con la corda. Sì, a volte le protezioni erano brutte, e questo ci ha portato a salire alcuni tiri veramente lunghi. Uno per esempio era lungo quasi 110 m, arrampicavamo in conserva, con soltanto un pecker tra di noi che ci proteggeva”.

Maggiori dettagli (in tedesco) su: http://govertical.ch/blog/.

 

 

Sempre Planetmountain.com il 23 dicembre 2016 dava notizia di un’altra grande impresa, ancora di Marcel Schenk e questa volta con il compagno David Hefti: la prima ascensione di Nord-est supercombo (800 metri, M7, R), una linea che unisce la via Cassin alla via Memento Mori sulla parete nord-est del Pizzo Badile.

Così Planetmountain.com: “Dopo Amore di Vetro Schenk non aveva mai perso d’occhio il Badile, complice anche il fatto che la neve si fa ancora attendere. Così, dopo aver visto dal Céngalo che la parete era in condizione, le due guide alpine sono partite dalla Val Bondasca alle 4 del mattino del 16 dicembre. Alla Capanna Sasc Furä si sono fermati per un veloce cambio di abbigliamento, sostituendo le scarpe da ginnastica con gli scarponi d’alpinismo, quindi sulla spalla all’inizio dello Spigolo Nord hanno preso del materiale che avevano depositato lì tre giorni prima. All’alba hanno iniziato a salire la cengia innevata verso sinistra per raggiungere la celebre Via Cassin…

Marcel Schenk (a sinistra) e David Hefti in vetta al Pizzo Badile dopo la salita di Nord-est Supercombo

Ancora una volta le placche ricoperte da sottili strati di ghiaccio hanno offerto un’arrampicata molto delicata e difficile da proteggere, superata in alterna. Poi, dove un mese fa Schenk era salito dritto verso l’alto dal primo nevaio per creare Amore di Vetro, i due hanno invece continuato fedelmente lungo la Via Cassin fino al secondo nevaio. Raggiunta l’estremità sinistra di questo pendio hanno traversato verso sinistra per raggiungere alle 11.00 il couloir centrale della via Memento Mori, aperta nell’agosto 1980 dai cecoslovacchi Josef Rybicka, Jan Simon e Ladislav Skalda e definita da molti come la via ‘più allucinante’ della parete”.

Il tracciato di Nord-est Supercombo, parete nord-est del Pizzo Badile. Foto: Marcel Schenk.

E’ senz’altro quello il punto più verticale della parete, e lì le due guide svizzere si sono rese conto di essere nel tratto chiave della loro combinazione. Come racconta Schenk: “La parete è più ripida di quanto avessimo previsto guardandola dal basso e richiede impegno totale. La vista verso il ghiacciaio del Céngalo è fantastica e ad ogni piccozzata guadagniamo altezza. I tiri rimangono esigenti e solo lentamente cambia l’inclinazione della parete. Dal nevaio centrale raggiungiamo la parte alta della via, sulla pala, dopo cinque lunghi tiri di sessanta metri“.

Questi tiri hanno offerto difficoltà fino a M7, ma comunque con protezioni migliori rispetto ai precedenti tratti con ghiaccio sottile. La cima, procedendo di conserva, è stata raggiunta con gli ultimi raggi del sole alle 16.30.

La discesa è avvenuta al buio: raggiunto il Colle del Céngalo, hanno sceso i 600 m del canalone, poi sono risaliti altri 150 m per ritornare verso lo spigolo nord. Erano al parcheggio del Laret alle 21.00, 17 ore dopo essere partiti. Schenk: “Il Badile in giornata. Wow. E che giornata! Sapevamo che le condizioni erano buone. Ed avevamo ancora voglia di fare un po’ di alpinismo“.

Maggiori dettagli (in tedesco) su: http://govertical.ch/blog/.

 

 

La voce di cotanta impresa si è sparsa ben presto e il 30 dicembre, neppure due settimane dopo, ne vede la prima ripetizione ad opera di Ines Papert (tedesca) e Luka Lindič (sloveno). Arrivati in cima Papert e Lindic, che nell’autunno avevano salito insieme la via Lost in Cina sul Kyzyl Asker in Kirghizistan, sono scesi lungo lo spigolo nord. Da notare che lungo la Cassin i due erano in compagnia di Luca Godenzi e Carlo Charly Micheli che, in quell’occasione, ne hanno effettuato la sesta ripetizione invernale.

Ines Papert durante la prima ripetizione della via Nord-est Supercombo sulla parete nord-est del Pizzo Badile. Foto: Luka Lindič.

Racconta Ines Papert:Luka ed io abbiamo temporaneamente messo da parte le nostre responsabilità familiari e, dopo Natale, siamo “fuggiti” verso la parete nord-est del Pizzo Badile. Grazie al grande racconto che avevamo letto su planetmountain.com! Naturalmente, siamo sempre alla ricerca di nuove vie, ma anche le ripetizioni hanno spesso il loro fascino. E ce ne sono davvero pochissime di linee come queste sulle ripide pareti nord nelle Alpi. David Hefti e Marcel Schenk hanno davvero segnato un bel colpo con la loro Supercombo!

Ines Papert in vetta al Pizzo Badile dopo la seconda ascensione di Nord-est Supercombo

Con le prime luci del 30 di dicembre, alle sette di mattina, abbiamo iniziato a salire la Via Cassin fino al bivio. Abbiamo faticato a credere i nostri occhi. Ghiaccio perfetto fino in cima, proprio quello che serviva per tracciare una striscia bianca sulle placche di granito. Condizioni come quelle sono come un regalo di Natale.

Per Luka e per me il 2016 è stato un anno molto movimentato, con alti dal punto di vista alpinistico, ma bassi nelle nostre vite private. Concludere l’anno in questo modo, insieme, su una delle cime più belle delle Alpi, era quindi ancora più prezioso. Alle 17.00 abbiamo raggiunto la cima con l’ultima luce, le montagne immerse in un profondo rosso. Questi sono momenti in cui sappiamo perché continuiamo a ripartire per le montagne. Non c’è posto migliore al mondo per forgiare nuovi progetti insieme per l’anno a venire”.

Maggiori dettagli su Planetmountain.com del 4 gennaio 2017.

Luca Godenzi sulla via Cassin d’inverno. Foto: Carlo Micheli.

 

Impresa di non molto inferiore quella contemporanea, dei poschiavini Luca Godenzi e Carlo Micheli che, attaccata la Cassin assieme a Papert e Lindič, arrivano al bivacco della vetta al buio. Scenderanno il giorno dopo per la via normale. Per loro la Cassin è di grado M7.

Racconta Luca Godenzi: “Ancor più che in estate, durante la stagione fredda risulta evidente la logica dell’itinerario, che sfrutta con astuzia i punti deboli in un deserto di granito, superando gli strapiombi iniziali grazie ad una successione di diedri e traversi. Poi vari raccordi su placche conducono al nevaio centrale e quindi al lungo sistema di camini, che intagliano tutta la parte alta come un enorme colpo d’ascia. Si tratta davvero di una linea magnifica, la “King Line” di questa iconica montagna.
I lunghi periodi di favonio e temperature elevate di fine dicembre hanno privato la parete dello strato di ghiaccio formatosi in autunno, riportandola in larga misura al suo stato originale. E senza ghiaccio, là dove le fessure e le conformazioni finiscono, le placche impongono la loro legge. Diventa d’obbligo un’arrampicata di equilibrio e precisione, un gioco di monopunte su cristalli e spostamenti sempre incerti. Un terreno sul quale le tecniche del misto moderno vanno usate con un po’ di “savoir faire”.

Luca Godenzi e Carlo Charly Micheli in vetta

I tiri sono esigenti e bellissimi, le temperature piacevoli. Un alpinismo da sogno, un vero privilegio! La nostra cordata è ben rodata e funziona alla perfezione, la fiducia riposta nel proprio compagno trasforma l’ingaggio di una via senza facili scappatoie in un’avventura divertente ed emozionante. Alle soste abbiamo perfino il tempo di rilassarci e fare quattro chiacchiere con Ines e Luka, davvero simpatici. Al nevaio centrale li vedremo scomparire verso sinistra per poi infilarsi rapidamente lungo una stupenda striscia argentata. Noi proseguiamo in dry lungo i tiri di VI fino a guadagnare la base dei camini. Un breve traverso verso sinistra mi dà del filo da torcere, sbaglio la lettura del tiro e riesco a trovare il difficile anche nel facile, un vero genio! Poi finalmente un sottile strato di ghiaccio ci permette di accelerare e progredire facilmente lungo tutto il colatoio, trasformatosi per l’occasione nella goulotte più bella che abbiamo mai salito. “Se fosse a Chamonix, con la funivia che ti porta all’attacco, ci sarebbe la coda…!”.
Dietro di noi il cielo diventa color cobalto, prima di sprofondare nel buio più totale. Il nostro mondo si rimpicciolisce ai pochi metri illuminati dalla frontale. A parte i brevi momenti condivisi in sosta, il senso di isolamento diventa totale. Non siamo altro che due minuscoli puntini luminosi alla deriva in un mare di ghiaccio e granito.
Le ultime lunghezze, solitamente facili, sono ricoperte da uno strato di neve inconsistente ed esigono ancora la nostra piena concentrazione. A questo punto una ritirata è davvero fuori discussione, trovare una soluzione che ci porti verso l’alto rappresenta l’unica via di fuga. Decidiamo di seguire i camini per intero, con lunghi tratti improteggibili, fino a incrociare finalmente lo spigolo nord.
Da qui ci dirigiamo verso la vetta. Altri 200 m senza i quali questa salita invernale non avrebbe lo stesso sapore. Dalla cima possiamo osservare il formicolio di luci del fondovalle, una vista mozzafiato che non dimenticheremo. Poi ci intrufoliamo nel Bivacco Redaelli e sprofondiamo nei nostri sogni pieni di felicità. Il fatto di aver portato il fornelletto senza nemmeno una cartuccia di gas non riuscirà a scalfire il nostro buon umore: rimarrà soltanto un divertente aneddoto da ricordare di tanto in tanto.
La mattina seguente, la piccola scatola di latta che ci ha ospitato per la notte, viene investita da un’alba dai colori straordinari. Con tutta calma affrontiamo una discesa senza imprevisti, prima di brindare, finalmente, con un’ottima birra
”.

Maggiori dettagli su planetmountain.com del 9 gennaio 2017

Roger Schäli sulla via Cassin d’inverno (2a ripetizione invernale). Foto: Simon Gietl.

Per ciò che riguarda le salite invernali della via Cassin, con l’aiuto di Marcel Schenk e di Renata Rossi abbiamo provato a farne l’elenco:
1a) 21 dicembre 1967-2 gennaio 1968, Paolo Armando, Camille Bournissen, Gianni Calcagno, Michel Darbellay, Alessandro Gogna e Daniel Troillet;
2a) 2-4 gennaio1981 Michel Piola, Marco Pedrini e Danilo Gianinazzi (prima in stile alpino);
3a) 17 febbraio 2008, Roger Schäli e Simon Gietl (prima invernale in giornata);
4a) 21-23 febbraio 2008, Rossano Libera (prima solitaria invernale), per maggiori dettagli vedi qui;
5a) 6-7 gennaio 2015, Tom Ballard (seconda solitaria invernale), per maggiori dettagli vedi qui;
6a) 12 febbraio 2015, David Hefti e Marcel Schenk;
7a) 30 dicembre 2016, Luca Godenzi, Carlo Micheli.

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Nord-est del Pizzo Badile superstar ultima modifica: 2017-04-27T05:34:50+02:00 da GognaBlog

4 pensieri su “Nord-est del Pizzo Badile superstar”

  1. 4
    Fabio Bertoncelli says:

    Domanda imbarazzante: Dante Porta salí o no la via Cassin nel gennaio 1981? Nell’elenco non compare: le sue dichiarazioni di allora sono quindi bugie?

  2. 3
    Alberto Benassi says:

    d’ estate sulla Cassin c’è la coda. D’inverno tutto cambia…

  3. 2
    Fabio Bertoncelli says:

    Le salite invernali della via Cassin sono dunque appena sette? Credevo che, in questo mondo di alpinisti assatanati, fossero molte di piú.
    Evidentemente d’inverno è ancora una via temibile, coi fiocchi e controfiocchi!

  4. 1
    Alberto Benassi says:

    ” La scorza di neve e ghiaccio che si viene a formare non permette di salire con la normale tecnica di roccia. Ma tanto meno permette di salire come su una parete di ghiaccio, dato che di questo vi è solo una scorza (senza tener conto della pendenza, troppo accentuata per la progressione continuata con tecnica di ghiaccio)».”

    Come cambiano i tempi.
    Basta uno sputo di ghiaccio e si va come schegge.

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