Note sull’attività alpinistica di Gian Piero Motti

Note sull’attività alpinistica di Gian Piero Motti (RE 002)
di Ugo Manera
(pubblicato su I falliti, 2000)

Lettura: spessore-weight(1), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(1)

Gian Piero Motti nasce il 6 agosto 1946 a Torino. Socio della Sezione di Torino del CAI dal 1960, membro del Gruppo alta montagna del CAI UGET dal 1965, entra a far parte del Club Alpino Accademico Italiano (CAAI) nel 1972 e l’anno seguente viene ammesso nel Groupe de Haute Montagne (GHM), il celebre gruppo francese di scalatori d’élite.

L’attività alpinistica più rilevante va all’incirca dal 1964 al 1974. Scorrendo l’elenco delle ascensioni, è innanzitutto evidente il grande interesse rivolto ad alcuni luoghi fondamentali nell’evoluzione dell’alpinismo piemontese. Compaiono infatti numerose scalate sulla Parete dei Militi (nella Valle Stretta di Bardonecchia), nel gruppo Castello-Provenzale (in Val Maira)e al Corno Stella (in Valle Gesso).

Courbassere (Valle di Lanzo), 2 marzo 1980. Gian Piero Motti (a sinistra) e Mario Pelizzaro

Salta poi all’occhio quanto Motti fosse poco condizionato dal collezionismo consumistico delle salite. Si nota che ha ripetuto più volte scalate eleganti come lo spigolo ovest del Becco di Valsoera (salito ben sei volte), la via Bonatti al Grand Capucin (due volte), la via Ratti-Vitali sulla parete ovest dell’Aiguille Noire de Peutérey (due volte), lo Spigolo Giallo della Cima Piccola di Lavaredo (due volte).

Numerose e molto significative le vie aperte sulle strutture rocciose a bassa quota: dalla “vecchia” Rocca Sbarua nel Pinerolese, al “nuovo” Caporal in Valle dell’Orco. Molte anche le vie nuove sulle strutture più elevate, tra cui le difficili vie aperte nel gruppo Castello-Provenzale, la via di Guglielmo al Becco di Valsoera, il pilastro est della Punta Castagneri in Val Grande di Lanzo e il Diedro del Terrore sulla Parete dei Militi.

Torrione Grigio di Rocca Sbarua, 17 luglio 1980. Gabriele Beuchod sulla via Motti-Grassi

Ad alto livello per quegli anni l’attività nel Monte Bianco: oltre alle ascensioni già citate, troviamo la Sud del Dente del Gigante, la via degli Svizzeri al Grand Capucin, la Gervasutti al Picco Gugliermina, il canalone Gervasutti al Mont Blanc du Tacul, la prima solitaria al pilier Gervasutti (sempre al Mont Blanc du Tacul), lo sperone Cassin alla parete nord delle Grandes Jorasses, la parete ovest delle Petites Jorasses.

Nelle Alpi Centrali, ripete con Vincenzo Pasquali la via Cassin al Pizzo Badile. Di grande rilievo l’attività svolta nelle Dolomiti, montagne che esercitavano su di lui una grande attrazione. Tra le ascensioni più significative troviamo: la via Cassin e lo Spigolo degli Scoiattoli alla Cima Ovest di Lavaredo, la via Comici e la via Hasse-Brandler sulla parete nord della Cima Grande, il Salame Comici al Sassolungo, la via Andrich alla Punta Civetta, lo spigolo Cassin e la via Carlesso alla Torre Trieste, la via Graffer al Campanile Basso del Brenta, la via Brandler-Hasse alla Roda di Vael, la via Costantini-Apollonio al pilastro della Tofana di Rozes.

Sbarua (Pinerolo), via Gervasutti, variante del Tetto. Gian Piero Motti, 19 marzo 1972

Sono presenti nell’attività di Motti numerose prime invernali, tra le quali spiccano: la via CAI Merone al Corno Stella nelle Alpi Marittime, la via Cristiano-Danusso al Becco di Valsoera (Gran Paradiso), la via Gervasutti al Pic Adolphe, il Pilier a Tre Punte al Mont Blanc du Tacul e il Pilier nord-ovest della Tour Ronde, tutte nel gruppo del Monte Bianco.

Per concludere, va segnalata la grande attività di ricerca sulle pareti calcaree francesi, che ha fatto conoscere agli scalatori italiani quale inesauribile serbatoio di arrampicate esistesse al di là della frontiera. Dallo spigolo Desmaison al Pic de Bure alle vie di Leprince-Ringuet in Vercors, tutte queste scalate sono state delle prime italiane.

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Note sull’attività alpinistica di Gian Piero Motti ultima modifica: 2019-02-04T05:55:57+00:00 da GognaBlog

15 pensieri su “Note sull’attività alpinistica di Gian Piero Motti”

  1. 15
    Alberto Benassi says:

    a me le persone con alti e bassi , con le contraddizioni, che si mettono in forse, che fanno vedere le proprie debolezze, che si fanno domande, che non hanno solo certezze. Mi piacciono perchè sono umane.

  2. 14
    Roberto Bianco says:

    Lo spunto di riflessione mi viene dalla bella intervista fatta ad Alessandro su Gian Piero Motti e dal  pensiero di Giandomenico Foresti : “Ora, per quanto ritenga alcune sue intuizioni notevoli, non vorrei si arrivasse a fare di lui una sorta di Messia, perché questa è la sensazione.  Non vorrei soprattutto che a lungo andare il Motti storico diventasse una specie di santino dell’alpinismo a cui magari attribuire virtù eccessive.” Pensiero che appare in coda all’ articolo di Ugo sull’ attività alpinistica di Gian Piero.
    Nel settembre scorso scrissi ad Ugo per complimentarmi con lui per il suo buon articolo su Gian Carlo Grassi. Venivano ricordati pregi e difetti , successi ed insuccessi in modo schietto, reale e simpatico. Il mito diventava un essere umano.  Perché non scrivere un pezzo così anche su Gian Piero ?  Nel nostro ambiente era quello che lo aveva maggiormente frequentato e conosciuto. Gli esponevo le mie opinioni in merito e concludevo dicendo : “ Sono sicuro che tu sei l’amico più adatto a farne un quadro completo e veritiero, e sarebbe giusto farlo così come hai fatto con Gian Carlo.”
    Ugo mi rispondeva con queste bellissime e leali parole : ” Parlare di Gian Carlo Grassi per me è stato facile, Gian Carlo era un libro aperto, leggevi in lui facilmente, c’era poco di nascosto da scoprire, dovevi solo scorrere le sue azioni e raccontarle senza neanche sforzarti troppo per capirle.
    Cosa ben diversa è cercare di interpretare Gian Piero Motti. Io ho passato tanto tempo con Gian Piero, abbiamo discusso ore e ore durante i viaggi, negli avvicinamenti, nel corso delle salite. Ti confesso però che io non l’ho mai capito completamente. Eravamo diversi in tutto, forse per questo la nostra amicizia è stata così duratura. Gli alti e bassi che lo hanno sempre caratterizzato (non solo negli ultimi anni della sua vita) non li ho mai capiti e debbo dire che non mi sono neanche mai sforzato per capirli. Gian Piero mi piaceva così com’ era e rinunciavo ad indagare gli aspetti controversi della sua personalità. Io l’ho frequentato fino a poco tempo prima della sua scomparsa e non mi è venuto neanche il dubbio sull’ atto che meditava di fare. Questo è un cruccio che mi porto dietro perché mi viene da pensare che se fossi stato più attento magari potevo fare qualche cosa nel tentativo di evitare quello che è successo.
    Non condivido la tua impressione che negli ultimi tempi non fosse più tanto lucido. In quanto al lavoro, nelle attività che ha intrapreso ha sempre avuto successo. E’ lui che ad un certo punto decideva di troncare un’attività, Frachey gli ha fatto ponti d’oro perché non interrompesse la collaborazione con lui, ma quando Motti si stancava di una cosa la abbandonava inevitabilmente.
    Io ho raccontato, e posso raccontare ancora dei fatti che riguardano Gian Piero, ma avventurarmi nell’ analizzare la sua personalità ed il suo carattere non me la sento, non ne sarei capace e, ripeto, io in fondo non l’ho mai capito completamente. Non mi viene neanche voglia di indagare sulle motivazioni che hanno determinato il suo gesto, mi parrebbe di fargli un torto.”

  3. 13
    Alberto Benassi says:

    Il motivo per cui  la figura di Motti è molto  ricorrente su questo blog credo stia nel fatto che Motti è stato un’alpinista che non ha messo davanti a tutto  e a tutti,  la sua attività, le sue realizzazioni. Credo che  Motti prima di tutto si sia fatto delle domande, abbia cercato e dato delle risposte (le sue) e soprattutto l’ha scritto, alimentando quindi un confronto, una discussione.

    Questo per me è l’eccellenza di Motti e il rispetto e anche un pò l’ammirazione che ho nei confronti di questa persona.

    Ringrazio Alessandro che periodicamente ripropone i sui scritti.

  4. 12
    Giandomenico Foresti says:

    Non sono in grado di valutare dal punto di vista alpinistico ma prendo atto del fatto che su questo blog la figura di Motti sia abbastanza ricorrente.

    Ora, per quanto ritenga alcune sue intuizioni notevoli, non vorrei si arrivasse a fare di lui una sorta di Messia, perché questa è la sensazione.

    Non vorrei soprattutto che a lungo andare il Motti storico diventasse una specie di santino dell’alpinismo a cui magari attribuire virtù eccessive.

    Lo dico perché in questi casi vengono solitamente a crearsi due fazioni, quella dei fedeli e quelli che si sono talmente rotti le scatole che non sono nemmeno più disposti ad accettare le verità storiche.

     

  5. 11
    emanuele menegardi says:

    Non mi sento di condividere le perplessità di Paolo Panzeri intorno alla figura di G.P. Motti anche se sono d’accordo con lui riguardo al fatto che esistono, nel mondo alpinistico, delle figure eccellenti che restano in ombra e si fanno surclassare da alpinisti mediocri. Ma il motivo di ciò non mi è per niente chiaro!

  6. 10
    Paolo Panzeri says:

    Roberto, il fatto che tu abbia compreso, mi rende molto felice. Grazie.

  7. 9
    Roberto Bianco says:

    Mi piace la posizione presa da DinoM a proposito degli interventi di Paolo Panzeri , spesso controcorrente e quasi non gradevoli . Bisogna però riconoscere l’onestà intellettuale ed il coraggio di dire fino in fondo ciò che pensa.

    A tal proposito mi pare calzante un pensiero passato di Marcello Cominetti :”E’ incredibile come in Italia ci siano alpinisti che guai a toccarli . Hanno avuto una loro definizione a suo tempo e tale deve restare per l’eternità , ma neppure loro erano perfetti ….”.

    Meno male che non la pensiamo tutti nello stesso modo . Ben vengano le voci fuori dal coro : stimolano la discussione ed aiutano a far chiarezza con noi stessi.

  8. 8
    DinoM says:

    Io dal punto di vista alpinistico sono nessuno, cioè un brocco. Però se vogliamo evadere dal concetto “muscolare” non mettiamoci a fare confronti.

    Degli interventi di Paolo, che spessissimo non condivido o non totalmente, occorre sottolineare il coraggio, la sincerità e lo stimolo.

    Ho conosciuto anche qualche grande alpinista e con curiosità mi sono avvicinato per carpirne i valori; erano a 360° cioè alpinistici, umani e spesso anche di eccellenza professionale nella vita di ogni giorno. Mi astengo da qualsiasi commento su Motti perchè non lo conoscevo ; comunque le due Riviste Mensili dell’epoca con i suoi scritti le conservo religiosamente e ricordo quando quindicenne passavo la serata a leggerle e rileggerle.

  9. 7
    Giuseppe Penotti says:

    Io ho vinto la “Jumar d’oro” consegnatami nientepocodimeno che da Termidoro Ardiofante.

  10. 6
    Paolo Panzeri says:

    Carlo ti dò pienamente ragione sul confronto, ma aggiungo, se posso, che le idee degli incompetenti e degli incapaci oggi servono solo per fare politica e proseliti mettendosi in bella mostra. Secondo me ognuno costruisce la propria vita in base alle proprie capacità sopratutto mentali… poi ognuno ha dei limiti, a me basta che li ammetta e non li camuffi o li nasconda e nemmeno lo facciano altri con lui per farsi belli.

  11. 5
    Carlo Crovella says:

    Mah che dire? A me pare un curriculum di uno che di “vie” ne ha fatte tante, sua di numero che di spessore… Poi certo è tutto relativo. Altrettanto vero che l’importanza storica di Motti risiede nel suo ruolo di ideologo. Per elaborare idee e novità non necessariamente si deve essere dei “draghi”. E qui, come su altri blog o riviste, ci si confronta sul campo delle idee. Non si fa a gara a chi ha il curriculum piu’ splendente…

  12. 4
    Paolo Panzeri says:

    Mi dispiace dirlo, ma lo devo dire.
    Io nella mia vita ho fatto l’ingegnere e ho anche scalato.
    Non mi ritengo assolutamente un grande alpinista e non posso ritenere Motti un grande alpinista dato che ritengo la sua attività inferiore alla mia. Tante vie blasonate qui citate sono fra quelle che ho salito il secondo anno che scalavo, a 23 anni, quando a fine anno Cassin mi ha premiato con la Grignetta d’oro.

  13. 3
    Fabio Bertoncelli says:

    Insomma, ragazzi, qui si prevedono polemiche al calor bianco.

    E pure botte da orbi. In senso figurato, naturalmente.

    😂😂😂

     

    P.S. Non parlatemi male di Gian Piero Motti, dopo che ho imparato, proprio in questo blog, che in vita sua mai si drogò.

    Ora lo rispetto ancor di piú.

  14. 2
    Umberto Pellegrini says:

    No, Crovella. Questo non sgombra nessuna delle incertezze, poiché è un semplice curriculum che giace nella stessa logica che ha motivato Panzeri alle sue chiacchiere. Una logica che pretende la classifica assoluta dell’alpinismo, fatta da brocchi, mediocri, bravi, eccellenti.

    E mi rammarica di vedere questa “nota”, scritta in altro tempo e per altro contesto, qui ed ora, quasi a giustifica ex-post.

    L’unica risposta che atomizza le chiacchiere l’ha data, secondo me, e questa volta contestualmente, Ugo Manera (complimenti, Ugo): “non mi sembra abbia senso fare una classifica del livello di bravura come fosse una questione di muscoli, dei personaggi del passato, ma a mio avviso conta in primo luogo quello che hanno lasciato per gli altri.”. Aggiungo io, pensieri, parole, opere e, perché no, omissioni: ecco l’alpinismo fuori dal comune di Motti.

    E’ interessantissimo che un tale “cambio di logica” venga suggerito da una persona che quanto a curriculum potrebbe stupire molti, in relazione anche al fatto che Manera non era un perdigiorno, ma una persona normale, con un lavoro routinario. E ciò mi rallegra assai: un modo differente per pensare e leggere l’alpinismo può esistere, oltre al solito testosteronico.

    Stupisce altresì che Panzeri non abbia ancora presentato il suo, di curriculum: secondo la di Panzeri logica, mi pare, prima di parlare di eccellenza la si deve aver praticata, l’eccellenza; mi attendo dunque un curriculum da eccellente (anche se, a dire il vero, di Panzeri eccellenti la storia dell’alpinismo ortodossa non contempla un Paolo).

  15. 1
    Carlo Crovella says:

    Beh, direi che questo testo sgombra molte delle incertezze avanzate nei commenti del precedente post.

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