Novità in palestra

Sul Bollettino della GEAT (Sottosezione del CAI Torino) del gennaio-febbraio 1968 comparve una breve monografia a cura di Gian Piero Motti, dal titolo Novità in palestra, riguardante le vie nuove aperte sul Bec di Mea in Val Grande di Lanzo. Erano i tempi in cui si usava la parola “palestra” (anzi, era l’unica in uso per designare le brevi rocce sulle quali si arrampicava per allenarsi alle grandi vie di montagna). E non era per nulla usuale che qualcuno ne scrivesse, come se si fosse timorosi di trattare di cose di nessuna importanza. Ma il Nuovo Mattino era alle porte del pensiero, e questa breve monografia è stata uno dei primi tentativi di trattare con dignità rocce che fino a quel momento erano state solo “usate”.

Nello stesso anno, sempre sul Bollettino della GEAT, ma questa volta sul numero di novembre-dicembre, Motti scrisse un altro “aggiornamento” su questioni di “palestra”: la redazione non si curò neppure di dare un titolo alle due pagine che riportiamo sotto forma di pdf al fondo di questo post. Si trattava di due relazioni tecniche, la prima sullo Sperone Grigio del Monte Plu (Valli di Lanzo), e la seconda sulla Rocca Sbarua.

Marco Blatto sulla traversata della via del Naso al Bec di Mea

Novità in palestra (GPM 002)
di Gian Piero Motti
(pubblicato sul Bollettino della GEAT del gennaio-febbraio 1968)

La Val Grande di Lanzo è per me qualcosa di particolarmente caro, cui sono legato come a nessuna altra località alpina. Ciò deriva dal fatto che da quasi venti anni son solito trascorrere gran parte delle mie «lunghe» vacanze tra i suoi monti, che conosco veramente metro a metro. Scalati tutti i massi e le rocce più o meno alte del fondo valle, cominciai a posare gli occhi sui fianchi della valle, dove certe bastionate imponenti sembravano promettere qualcosa di veramente interessante.

Approfittando di qualche occasionale compagno, strappato a viva forza dagli ozi e dalle grazie femminee del fondo valle, riuscii a tracciare qualche via nel corso delle ultime estati. Ma i «grandi problemi» restavano ancora insoluti, necessitavano di buoni compagni e di grande attrezzatura.

Quando si parla di palestra si parla di Sbarua, d’accordo, ma quando ogni via della Sbarua la si è fatta una decina di volte se non più, la cosa riesce piuttosto noiosa e risulta del tutto improduttiva ai fini dell’allenamento, tanto più che le vie in artificiale sono abbondantemente chiodate. Ultimamente alcuni compagni lamentarono la carenza di nuove palestre e manifestarono chiari intenti di scoperta. Era il momento buono per giocare la mia carta; con discorsi ricchi di «fantastico, meraviglioso, durissimo, ecc.» convinsi i prodi camerati a seguirmi nella mia bella valle.

L’esito fu quanto mai soddisfacente e i commenti entusiastici. Ritornammo ancora e aprimmo due vie di alta difficoltà, veramente degne di eventuali ripetizioni, superiori per lunghezza, impegno e continuità a qualsiasi via della Rocca Sbarua et similia.

Il breve tragitto automobilistico, l’ancor più breve approccio alla parete, la qualità della roccia, la bellezza del posto (ci si sente veramente in «montagna), una magnifica piola in una frazione della valle, sono tutti fattori positivi che dovrebbero contribuite alla popolarizzazione di questo nuovo campo di attività.

Bec di Mea, parete ovest
La parete ovest del Bec di Mea è situata in Val Grande di Lanzo, a monte dell’abitato di Bonzo 1070 m. Alta circa duecento metri, solcata da diedri e fessure per lo più strapiombanti o chiusi da tetti, costituisce una palestra ideale per l’arrampicata artificiale, data appunto la struttura delle articolazioni, che permettono lo sfruttamento di diedri e di fessure per lunghi tratti. La roccia appartiene al gruppo degli gneiss, molto vicina a quella del Gran Paradiso, quindi meravigliosa, sicura e assai rugosa, data la presenza di «ghiandoni» quarzosi allo stato grezzo, che permettono un’arrampicata libera di rara eleganza su enormi placconi privi di fessure.

Le fessure sono piuttosto larghe, si rendono quindi della massima utilità chiodi e cunei di modello americano (bong, campanacci, ecc.) oppure cunei di legno, alcuni dei quali aventi larghezza notevole: 8-10 cm.

La parete è molto evidente e ben individuabile, in quanto presenta nel suo settore centrale un enorme tetto con circa dieci metri di sporgenza. La struttura a diedri affiancati permette di aprire un numero notevole di itinerari indipendenti uno dall’altro.

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Questa appena riportata è l’intro alla monografia vera e propria sul Bec di Mea. Si noterà che, al momento della stesura e della pubblicazione, ancora non era stata aperta la via del Naso.

E qui invece è il pdf delle due relazioni di aggiornamento (GPM 004), Sperone Grigio del Monte Plu, via diretta + Torrione Grigio di Rocca Sbarua, via  Motti-Grassi (Bollettino della GEAT, novembre-dicembre 1968).

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Novità in palestra ultima modifica: 2017-06-09T05:20:15+01:00 da GognaBlog

2 pensieri su “Novità in palestra”

  1. 2

    Bello scrivere che “il Nuovo Mattino era alle porte del pensiero”.
    Fa capire che la percezione di quanto poi accadde era prima di tutto un’esigenza intellettuale che poi il corpo accompagnó inevitabilmente.
    Bellissimo averlo vissuto, che dire di più?

  2. 1
    Carlo Crovella says:

    tra le mille cose belle di GPM, bellissimi i disegni, di una pulizia paragonabile a quelli di Chabod… in anticipo di decenni sulle “topo” francesi!

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