I nuovi valori del soccorso alpino volontario

Tra le nevi e non solo, l’emergenza in Abruzzo ha portato sotto i riflettori donne e uomini pronti a intervenire in condizioni proibitive. Ecco cosa fanno e cosa pensano.

I nuovi valori del soccorso alpino volontario
a cura de In movimento
(pubblicato su In movimento del febbraio 2017, per gentile concessione)

Se le competenze del Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) fino a oggi erano ben note soprattutto agli appassionati di montagna, i recenti fatti di cronaca legati al terremoto e al maltempo in Centro Italia hanno evidenziato l’importanza di questo servizio per le emergenze in territori poco accessibili o in quota. Marco Flamminii Minuto, capostazione del soccorso alpino a Latina, èstato uno dei primi soccorritori a raggiungere con gli sci l’hotel Rigopiano, sommerso il 18 gennaio 2017 dalla slavina di cui si è tanto raccontato.

Marco Flamminii Minuto

Flamminii conosce bene le situazioni che si possono trovare in inverno anche a quote relativamente basse: «Quando siamo intervenuti all’hotel eravamo già in zona a portare assistenza per l’emergenza terremoto – spiega Marco – e anche se a quell’evento è stato dato particolare risalto sui media, tutta la situazione nell’entroterra era critica. Già a 20 km da L’Aquila si registravano oltre due metri di neve. Molte località erano isolate a partire da 500 metri di quota, sia come accesso stradale sia come comunicazioni, indipendentemente dal terremoto». A Rigopiano erano attive 90 unità del CNSAS provenienti da diverse parti d’Italia, a cui bisogna aggiungere almeno un’altra cinquantina di tecnici sull’intero territorio abruzzese: «Il problema di molte località è l’isolamento, e così come a Rigopiano anche in molte frazioni dell’entroterra l’unico mezzo per intervenire sono gli sci – prosegue Flamminii – In fuoristrada non si procede e l’elicottero con il brutto tempo non può volare. Quando arriviamo in una località isolata innanzitutto per noi si tratta di constatare la situazione e poi portare alimenti, cure mediche. Ma grazie soprattutto ai colleghi speleologi possiamo anche intervenire in caso di crolli di edifici, muovendoci in modo non dissimile da quanto faremmo sul luogo di una valanga o in un intervento in grotta».

L’impiego di tecnici del CNSAS in caso di calamità naturale ultimamente è aumentato: «Alluvioni, terremoti, slavine – Flamminii passa in rassegna quanto è successo negli ultimi anni in Italia – sono stati purtroppo parecchi gli eventi di questo tipo. Magari per 3 o 4 anni la nostra funzione rimane legata alle attività sportivo-ricreative, ma poi ci possono essere inverni nei quali siamo largamente impegnati sul fronte civile. La situazione quest’anno rimane critica e in Abruzzo ho dovuto dare indicazione ai miei uomini di tenere l’Artva acceso anche in macchina, perché il maltempo unito a temperature non propriamente basse ha aumentato il rischio di smottamenti e slavine su un territorio molto esteso».

I soccorsi a Rigopiano. Foto: Soccorso Alpino Speleologico Lazio

Il CNSAS a livello nazionale si articola in 242 stazioni alpine e 27 speleologiche e può contare su oltre 7.500 tecnici sul territorio. Un servizio importante e capillare che, parallelamente alle missioni legate alle calamità naturali, prosegue negli interventi tradizionalmente legati alle attività in montagna.

Un’attività diversa non solo per la tipologia delle operazioni, ma spesso anche per la causa, spesso purtroppo da imputare a un’errata condotta umana.

Il mondo degli sport invernali è infatti in continua evoluzione, secondo ritmi oggi dettati da un diverso modo di vivere il tempo libero. Una diversificazione sia nelle attività praticate che nei tempi di fruizione della montagna, come testimoniano alcune sezioni tra le più coinvolte per l’attività turistico-sportiva: «In inverno a livello statistico l’intervento più frequente sul nostro territorio riguarda lo scialpinista o il ciaspolatore, più che altro per difficoltà nei rientri o ritardi – spiega Adriano Alimonta, presidente del Soccorso Alpino del Trentino –Spesso interveniamo a seguito di infortuni, oppure in aiuto a persone sorprese dal brutto tempo o da condizioni difficili del terreno. Facciamo anche operazioni di soccorso agli scalatori, su cascate di ghiaccio o in arrampicata sportiva».

Adriano Alimonta. Foto: Stefano Cavicchi/Corriere della Sera

Alimonta sottolinea l’importanza della prevenzione: «Le abitudini sono cambiate: la gente va in montagna tutti i fine settimana e anche le condizioni di innevamento non sono le stesse di una volta. Però è evidente che molte volte interveniamo perché l’escursionista non ha pianificato bene la propria uscita. E partito troppo tardi o ha valutato male le tempistiche per l’itinerario scelto. In inverno i tempi si allungano per via del terreno che si incontra, ma quando nevica poco la gente sottostima i pericoli: invece si può trovare un fondo gelato o misto, addirittura più pericoloso o difficile rispetto a un manto ben innevato».

La lunga esperienza di Alimonta nel Soccorso Alpino gli permette di evidenziare un altro dato che va contro il senso comune: «Si è portati a pensare che siano i giovani a commettere le maggiori imprudenze e invece l’overconfidence è un errore più frequente tra gli over 40. Con il passare degli anni molti pensano di avere acquisito esperienza in montagna e invece sono diventati solo assidui frequentatori. Non hanno imparato nel corso degli anni le tecniche di sicurezza, la nevologia, il sapersi muovere o agire in condizioni di emergenza. Il risultato è che rischiano di più e commettono leggerezze, ma quando qualcosa va storto si trovano subito in grande difficoltà o pericolo».

Dal punto di vista operativo vale la pena sottolineare che, mentre ora per un’emergenza in montagna il numero di riferimento è il 118, tra qualche mese entrerà in vigore il 112, il numero unico che semplificherà la vita all’utente. Rimane basilare però fornire indicazioni il più precise possibili sul luogo dove ci si trova: «La centrale raccoglie la chiamata e la indirizza, se necessario, all’area operativa di competenza del Soccorso Alpino – spiega Alimonta – Chiaramente se la persona che chiama si trova in un’area di confine, l’intervento per varie ragioni legate all’accessibilità può anche passare ai colleghi di un’altra regione».

Infine un appello di Alimonta proprio ai colleghi di altri territori: «Personalmente credo sia importante, a livello di comunicazione, evitare di porre l’accento sul pagamento del soccorso in elicottero da parte dell’utente. È poco efficace nel dissuadere la gente dal commettere imprudenze e in più c’è il rischio che alcune persone, per evitare l’intervento, si pongano in condizioni di ancora maggiore pericolo. Addirittura abbiamo ricevuto chiamate nelle quali si chiedeva il soccorso, ma senza elicottero: un tentativo di ingerenza sulle nostre decisioni. Forse sarebbe meglio ragionare su forme di assicurazione obbligatoria per certi tipi di attività».

Adriano Favre

Passando dai rilievi orientali a quelli occidentali, l’orografia del terreno incide anche sulla tipologia di missioni: «La maggior parte dei nostri interventi sono legati all’attività sciistica – apre Adriano Favre, presidente del Soccorso Alpino Valdostano – Leggendo le notizie forse si è portati a pensare che i soccorsi più frequenti siano a freerider o scialpinisti in difficoltà, ma come numeri sono di gran lunga secondari rispetto all’attività in pista».

Ovviamente in Val d’Aosta le operazioni in alta quota e per valanghe sono comunque superiori ad altre zone d’Italia: «Ci sono alcune differenze anche nelle modalità di intervento – ricorda Favre – Per esempio riguardo l’elisoccorso, anche da noi la squadra è composta da 5 elementi, ma oltre al pilota e al verricellista, in aiuto al medico, ci sono due tecnici invece di un tecnico e un infermiere. Ovviamente la guida alpina è formata per prestare un aiuto di tipo medico».

Al di là delle differenze di approccio, tutti i tecnici del Soccorso Alpino concordano nel suggerire alcune condotte: «L’utilizzo dell’Artva e dell’airbag permettono, in caso di valanga, rispettivamente di individuare molto velocemente il malcapitato e di limitare gli infortuni – ricorda Favre – Ricordiamo che i primi 15 minuti dal momento in cui si rimane seppelliti sotto una valanga sono quelli che garantiscono le maggiori possibilità di ritrovamento in vita. Ma più in generale è importante la prevenzione. È quindi fondamentale rispettare i bollettini neve e informarsi bene sulle condizioni meteo, ricorrendo a previsioni molto specifiche. I siti locali e talvolta anche le indicazioni della gente del luogo sono molto più puntuali rispetto a previsioni generalizzate. Infine è importante stimolare la cultura della rinuncia, oggi in disuso. La possibilità di utilizzare i soccorsi non dovrebbe mai andare a influire sulla scelta di un percorso o un’attività rischiosa».

Un aspetto mai ricordato abbastanza, perché anche dietro all’intervento del Soccorso Alpino ci sono storie di persone e vite da tutelare. Il loro lavoro e la loro dignità sono un bene prezioso, un patrimonio che la collettività deve spendere al meglio nelle, purtroppo numerose, situazioni di grave necessità. (gui. sas.)

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I nuovi valori del soccorso alpino volontario ultima modifica: 2017-02-07T05:27:08+01:00 da GognaBlog

30 pensieri su “I nuovi valori del soccorso alpino volontario”

  1. 30
    luigi says:

    nessuno ha risposto all’esempio che ho proposto sulle alpi apuane.
    ricordo ancora una volta, che il soccorso in montagna non è solo una tutela per alpinisti appesi a una corda su pareti famose, ma riguarda anche il boscaiolo, il fungiat, l’escursionista incauto, o come in abruzzo-marche le emergenze che isolano interi paesi e un sacco di altre evenienze che esulano dalla pratica strettamente alpinistica. in italia, fuori dalle località più turistiche delle alpi, il solo soccorso in montagna fatto con omogeneità è quello del cnsas, vi piaccia o no.

  2. 29
    Marco Benetton (Blitz) says:

    Ok Stefano, mi sono riletto con calma il tuo intervento: diciamo che in linea di massima sono d’accordo con quanto dici: a questo punto resta solo da vedere se le FFAA sarebbero in grado di mettere in campo i mezzi (magari spostando su di loro i soldi che le Regioni danno ad aziende private per il servizio eliambulanza).
    Quindi, se mi dici di spostare la parte più dispendiosa (elicotteri) alle FA sono d’accordo, resta il fatto che la “manovalanza di massa” andrebbe lasciata ai volontari per le ragioni che indicavo sotto.

  3. 28
    Marco Benetton (Blitz) says:

    Domani con calma rileggo meglio e ti rispondo (ora sto scrivendo dal cell prima di andare a letto); per quanto riguarda invece i soccorsi “ordinari”, li avevo buttati dentro perché fanno anch’essi parte dei compiti degli elicotteri “regionali”, secondo me è anche questo che aggiunge ulteriore incasinamento

  4. 27

    beh… aldilà del fatto che la nostra è una chiacchierata e quindi è un bel modo sicuramente di prendere coscienza di ciò che ci gira attorno ma in realtà non abbiamo alcun peso nell’organizzazione dell’impianto pubblico, direi che se parliamo di soccorso in ambiente impervio, calcolare le ore effettuate per servizi di ambulanza “ordinari” (parlando sempre di eli-ambulanza) escono nettamente dal computo dell’utilizzo di mezzi ed operatori utili, appunto, al soccorso in ambiente impervio.
    I Tecnici di elisoccorso abilitati sono perlopiù Guide Alpine con una piccola componente di Tecnici “puri” ovvero non professionisti, quindi le operazioni oggi più “in voga” non vengono servite dai volontari ma da professionisti inseriti nelle liste del CNSAS i quali vengono retribuiti ovviamente con fattura.
    Il sevizio volontario copre anche adesso, la parte che possiamo definire, nell’ottica di questa situazione, di “manovalanza”e non di servizio altamente specializzato.
    Non vedrai mai, almeno finché la situazione rimane quella odierna un “X”operatore CNSAS salire su un elicottero e farsi calare sulla parete (eccetto come detto alcuni rari casi di Tecnici di Elisoccorso che sono pochi e comunque ricevono una retribuzione) e questo perché le condizioni sono talmente delicate e difficili da eseguire e si necessita comunque di professionisti non solo preparati secondo schemi ben precisi, ma sempre disponibili. Altrimenti invece potrebbe capitare, ma è un’evenienza che credo ormai si possa presentare soltanto in casi limite e quasi impossibili, di vedere una Guida Alpina precettata sul posto e fatta operare, in quanto i corsi professionali ci preparano anche al soccorso organizzato ed all’elisoccorso (può capitare invece che se siamo presenti in zona ed i nostri clienti sono in posizione di sicurezza, veniamo inviati sul posto per una prima ricognizione, non con elicottero però che parte sempre già organizzato).
    Il numero delle ore quindi o meglio il numero degli operatori per ora necessari come vedi scende di molto, considerando che è cosa ormai assai rara che si intervenga con operazioni di soccorso organizzato in zone particolari (parete sud della Marmolada per dirne una ovvero 1300 m. di muro) in quanto l’elicottero assorbe di per sè tutte queste operazioni che un tempo venivano fatte “manualmente”.
    Probabilmente uno dei casi che rimangono ancora difficili e forse impossibili da risolvere con l’elicottero (almeno non del tutto) è il soccorso in forra che spesso presenta situazioni ambientali tali da non permetterne l’uso…

  5. 26
    Marco Benetton (Blitz) says:

    Scusa Stefano, ci stiamo “rincorrendo” coi post e mi son pure dimenticato un pezzo per strada, mi riferivo ovviamente ad ore lavoro “normali”, non quelle in cui serve tanta gente tipo i rastrellamenti per cercare dispersi

  6. 25
    Marco Benetton (Blitz) says:

    A mio avviso bisognerebbe per prima cosa vedere quante “ore lavoro” e quante ore di volo sono state effettuate dal personale CNSAS, dagli elicotteri delle ASL (includendo quindi anche trasporto equipe mediche, organi, soccorsi in autostrada, ecc), dal personale SAGF, dagli elicotteri GdF, dal personale SA Forestale e dagli elicotteri CFS; poi valutare se le stesse ore lavoro e ore di volo sono esprimibili dai corpi dello Stato.

  7. 24

    Marco Benetton:
    non ho mai detto o scitto che tutto il personale dei corpi elencati sia in grado di svolgere operazioni di soccorso, almeno non se si intende ogni agente in servizio ad uno qualsiasi di quei corpi. Mario Rossi che pattuglia le strade di Rimini probabilmente di tutto ciò non ne sa assolutamente nulla.
    Se contiamo però il numero totale di personale specializzato credo che se non ci siamo a coprire l’attuale servizio, che nella stragrande maggioranza dei casi viene fornito da professionisti, ci siamo molto ma molto vicini… poi a mio avviso (e l’ho scritto) in casi che necessitino di un numero ampio di operatori allora il CNSAS sarebbe un’utile risorsa.

  8. 23
    Marco Benetton (Blitz) says:

    Mmmm Stefano Michelazzi, capisco il tuo ragionamento, ma secondo me parte da un presupposto sbagliato, cioè che tutto il personale dei corpi da te elencati sia in grado di svolgere operazioni di soccorso.
    La stessa Forestale, ora transitata nei Carabinieri, pur avendo oltre settemila operatori, aveva solo tre stazioni con personale addestrato al Soccorso Alpino: Auronzo, Domodossola e L’ Aquila.
    La Finanza, come dici tu giustamente, ha 26 stazioni, ma tutti gli altri Finanzieri non credo siano in grado di compiere soccorsi.
    Esercito: gli Alpini sono sempre meno, e quei pochi si devono dividere tra Strade Sicure (perché non si è in grado di mettere abbastanza forze dell’ ordine in strada, o meglio, non si riesce a mandare in gabbia i delinquenti frustrando il lavoro di chi li arresta) e missioni all’ estero.
    Per farti un’ idea, una volta nel bellunese c’ erano 3 battaglioni alpini, un gruppo artiglieria da montagna, un battaglione logistico, e un reparto elicotteri: adesso rimane un solo reggimento (monobattaglione), se quello va a Roma a far Strade Sicure o in Afghanistan, restano 2 stazioni SAGF (Cortina ed Auronzo) e una ex SA Forestale (Auronzo, non so se sia stata assorbita dai CC o se rientri tra quelle passate alla GdF): non basterebbero a far fronte ad un weekend di luglio, figuriamoci ad una normale giornata infrasettimanale di agosto…
    e non facciamo affidamento sulle stazioni “confinanti”, che in stagione saranno belle indaffarate anche loro.
    Tu mi dirai, ok, ci sono tot stazioni dei CC, altre tot dei VVFF, e qualche distaccamento di Polizia (Volanti e Stradale a Belluno e Cortina, Stradale a Valle di Cadore), ma penso che non abbiano neanche lontanamente la preparazione minima di soccorso in montagna…

  9. 22
    paolo panzeri says:

    Io non critico più di tanto il CNSAS nè tantomeno la maggioranza delle persone che ne fanno parte, anzi ho sempre detto “bravi”, critico il sistema italiano di accavallare le cose per non aver mai responsabilità e l’uso spropositato del volontariato, che per me è una grande espressione umana.
    Ripeto che per me qualsiasi struttura si basi sul volontariato, essendo per definizione priva di responsabilità, è una struttura solo politica, che mette in secondo piano le competenze e le capacità delle persone, quindi è ingestibile con serietà: il parlamento europeo dopo i fatti “volontari” in zone ad alto rischio ci sta pensando seriamente.

  10. 21
    luigi says:

    mi stai citando un esempio, che non può valere come significativo per tutta italia. io parlo di un soccorso omogeneo, che in montagna AL MOMENTO può fornire solo il cnsas perchè in tantissime parti d’italia i corpi professionisti dello stato o hanno le competenze ma non la presenza/mezzi, o la presenza ma non le competenze. Questo non vuol dire che il cnsas sia infallibile e migliore degli altri, ci mancherebbe!! ma prima di parlare di volontari inutili, prima di parlare di soccorso alpino solo come di un’accolita di furbacchioni che hanno guadagni illeciti, o di esaltati che non vedono l’ora di poter postare su facebook la propria calata al verricello io aspetterei un attimo. gli altri corpi dello stato li vorrei vedere almeno con una squadra FORMATA appositamente per il soccorso tecnico e sanitario in montagna (perchè non basta un distintivo per essere professionali) in pronta partenza in ogni valle alpina e appenninica, da courmayeur a ragusa. poi, se succede, allora propongo di far scomparire per sempre il cnsas (ma anche i vvf volontari, la protezione civile, la croce rossa italiana e le anpas).

  11. 20
    paolo panzeri says:

    Dai Luigi, sono d’accordo con te della bellezza del volontariato, ma devi ammettere che è una forma per non avere nessuna responsabilità di ciò che si fa (è lasciata all’individuo) e totalmente fuori controllo per la mancanza appunto di gerarchie variamente responsabili di ciò che vien fatto.
    E il CNSAS è un esempio bellissimo.
    Però le altre strutture come dicevo sono tante e si sovrappongono.
    Una bella torta da mangiare all’italiana.
    Mi ripeto, ma una volta sono arrivate in cima tre grosse squadre con un casino di materiale per teleferica, l’elicottero no perché nell’alzarsi aveva trascinato e ferito il tecnico a baricentro, e nessuno di loro sapeva dove soccorrere sulla NO….. poi tre di loro (di Caprile?) su nostre indicazioni hanno tirato su i due con un argano idraulico (bellissimo) a 180 metri, che bravo quello che è sceso appeso (volontario). Io ero dell’idea, dato che non erano feriti e avevano legato le loro due corde per scendere a una cengia, quindi erano senza corde per le doppie, di lasciarli giù per un po’, tanto più che han detto che li avevamo fatto prendere freddo nel recuperarli……..

  12. 19
    luigi says:

    @luciano, i volontari del cnsas non percepiscono rimborso spese; vegono solamente rimborsati le spese previdenziali al datore di lavoro, ovvero se un dipendente si assenta le spese “contributive” gli vengono coperte dall’inps, oppure se un lavoratore è autonomo vengono rimborsate dopo alcuni anni somme che si aggirano sui 20euro (marche da bollo a spese dei soccorritori).per il resto, facciamo un esempio, se un escursionista cade in un dirupo in zona alpi apuane ferendosi gravemente in una giornata di maltempo, chi lo soccorre? il sagf dell’aquila, quello di courmayeur o la polizia di moena? lo va a prendere il carabiniere forestale, che magari si occupa di indagini sui bracconieri, con la panda 4×4 oppure facciamo partire un elicottero da rieti? partono i vigili del fuoco di lucca con l’autobotte o quelli volontari del paesino con il mega-moschettone da lavoro in fune ? oppure da san candido facciamo partire una cammionetta del comando truppe alpine? oppure facciamo come die voi, che si soccorrono le persone in montagna con corpi militari/civili professionisti solo nei posti vip dell’alpinismo, se poi sulle nei posti delle alpi in cui non ci sono caserme nelle vicinanze (e sono parecchi), sulle prealpi o negli appennini qualche alpinsta/escursionista o boscaiolo si ferisce pazienza, prima o poi qualcuno in un qualche modo forse proverà ad andarci, al massimo si potrà dire “abbiamo fatto tutto il possibile”. ma almeno abbiam fatto lavorare i corpi dello stato (come se non avessero null’altro da fare tranne il soccorso in montagna)

  13. 18
    luciano PELLEGRINI says:

    Liberamente, democraticamente e grazie a chi concede la possibilità di esprimersi espongo la mia riflessione. Penso che il soccorso alpino deve essere svolto dalle forze dell’ordine. Esse sono presenti in tutto il territorio nazionale, con personale addestrato e competente. Dispongono di veicoli terrestri a motore ed elicotteri. Sono già strutturati nel loro interno con personale assegnato al soccorso alpino. I carabinieri sono sati potenziati con l’ingresso degli ex forestali, e la speranza è che le centinaia di forestali che per tanti anni hanno svolto questa mansione possano ancora svolgerlo. Inoltre sono regolarmente stipendiati. I volontari del soccorso alpino e speleologico, devono invece assentarsi dal lavoro durante le operazioni di soccorso e ricevono un rimborso spese. Affidare questa incarico ai privati ed ai volontari è solo buttare tanti soldi pubblici. Il Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (CNSAS), Sezione nazionale del Club Alpino Italiano, è una associazione apolitica, apartitica e senza fini di lucro, ispirata ai principi di solidarietà e fiducia reciproca tra i soci, che svolge un servizio di pubblica utilità. Percepisce da leggi e provvedimenti dello Stato italiano, circa 14 milioni di euro all’anno. A quanto mi risulta i CNSAS non hanno elicotteri e si appoggiano alle ASL, ai Vigili del Fuoco od altri. In Abruzzo la Regione paga oltre 26 milioni di euro ad un privato per avere disponibili due elicotteri per 365 giorni l’anno, dall’alba al tramonto. A favore della mia riflessione c’è la disposizione recente delle Prefetture che “in tutti gli interventi in ambiente ostile vanno prima fatti intervenire i soccorsi organizzati dello Stato (Vigili del Fuoco, Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri, Forze Armate, ecc.), che hanno al loro interno specifiche competenze per il soccorso in ambiente ostile e/o in montagna, successivamente i volontari, tra cui il CNSAS”.

  14. 17
    luigi says:

    ognuno rimarrà della propria idea, ma il cnsas non è un carrozzone il cui lavoro è un doppione di corpi già esistenti, ugualmente distribuiti e preparati sul territorio di montagna italiano (per inciso il soccorso in montagna non riguarda solo le alpi, non inizia dai 2500 metri in su e non riguarda solo gli alpinisti/scialpinisti). i corpi militari e di polizia sono molto preparati tecnicamente ma sono distribuiti su poche stazioni, mentre i pompieri non sono ugualmente specializzati in montagna/grotta e comunque i nuclei saf “abitano” in città, mentre il resto sono perlopiù volontari (e quindi tutto il discorso che avete fatto per i volontari del soccorso alpino vale a maggior ragione per loro, visto che ad ogni uscita percepiscono, loro si, un piccolo compenso in denaro e degli scatti di previdenza)… quando poi un domani su TUTTO il territorio nazionale verranno garantiti gli stessi standard qualitativi di soccorso da un unico corpo militare/civile , allora senza nessun problema mi unirò al vostro fronte.

  15. 16
    paolo panzeri says:

    Ma quanta gente e quante sovrapposizioni e quante spartizioni senza mai scelte chiare e controllate nè coordinate.
    Ah già, è il sistema che la politica italiana usa per gestire il popolo italiano.
    Da tempo non possiamo più dire che li scegliamo noi perché si auto eleggono.
    Penso che ormai siano completamente distaccati dalle problematiche reali e siano impegnati solo nella loro “reincarnazione” possibilmente grassa.
    Il loro segreto è essere ignoranti per coltivare ignoranti.
    E dare le responsabilità a chi ignorante non è.

  16. 15

    Provo a schematizzare l’intervento di Marcello del quale condivido le idee in merito a questo argomento:
    in Italia abbiamo diversi corpi di Stato specializzati ed impegnabili nel soccorso alpino o meglio in ambiente impervio, visto che ormai si parla di attività outdoor e non più solo alpinistiche.
    G.d.F., Polizia di Stato, Carabinieri ai quali oggi, al momento almeno, si è inserito anche tutto il nucleo del Corpo Forestale di Stato, Esercito e non da ultimi, anzi, i Vigili del Fuoco.
    Si inseriscono in alcune realtà locali anche Polizia Municipale, Corpi forestali regionali o provinciali.
    Che Polizia di Stato, Carabinieri, ex Forestale dello Stato, Esercito e quelle piccole realtà locali citate, vengano impiegati per un servizio di soccorso in pista nelle località sciistiche e quindi un servizio pubblico venga messo a disposizione di aziende private lascia piuttosto perplessi…
    Sia in Francia che in alcune località italiane questo servizio viene fornito direttamente dalle società di trasporto con dipendenti propri o in convenzione con società dedicate considerando anche che oramai è piuttosto usuale che lo ski-pass copra anche il recupero in caso d’incidente.
    E già qui se si pensa che la Scuola Alpina di Moena (Polizia di Stato) fornisce un numero elevato di agenti per servizi di questo tipo (in servizio, dal sito web, risultano 218 agenti) convenzionandosi invece col CNSAS per gli interventi in ambiente impervio, invece di rilevare istituzionalmente il compito lascia ancora più increduli…
    L’attuale presidente del CNSAS è un istruttore della Scuola di Moena e questo dovrebbe dimostrare che gli agenti in servizio lì siano preparatissimi, quindi non è molto comprensibile la scelta che la Polizia di Stato si spenda sia economicamente sia in potenziale umano, per servizi che potrebbero essere svolti da personale privato e si convenzioni con il CNSAS (corpo di volontari) nei compiti per i quali il suo personale dovrebbe essere (è) preparato…
    La G.d.F. (S.A.G.F.) copre tutto l’arco alpino, la zona del Gran Sasso, ha una stazione in Calabria ed una in Sicilia.
    Non esistono dati sull’Esercito (aldilà dell’arco alpino) o almeno io non sono stato in grado di recuperarli ma immagino che seppure le caserme siano state ridotte e la leva non sia più obbligatoria, non vi siano zone non coperte.
    Il Corpo Forestale appare piuttosto ridotto nei numeri dal sito web, ma nella realtà anch’esso si occupa di servizio piste in diverse località quindi va da sè che il numero di operatori specializzati (anche diverse Guide Alpine) sia di molto superiore anche se meno organizzato del nucleo operativo primario.
    I Vigili del Fuoco credo non abbiamo bisogno di presentazione e sono presenti in tutta Italia!
    Tutti questi corpi sono possessori di mezzi di soccorso sia terrestre che aereo.
    Alla fine credo sia piuttosto palese che ciò di cui ci sarebbe bisogno è di un’organizzazione seria e scrupolosa per far operare tutta questa forza in personale e mezzi in maniera equilibrata, piuttosto che convenzionarsi con il CNSAS, il quale potrebbe dal canto suo essere comunque un elemento indispensabile quando vi fossero operazioni che necessitano di grandi numeri.
    Senza togliere a nessuno nulla in proposito di capacità tra tutti questi operatori, sarebbe invece da togliere dai posti di governo della struttura di protezione civile ed affini chi è tanto cieco da non vedere che si gettano i soldi pubblici dalla finestra e si creano dissapori inutili sia tra gli operatori stessi che tra l’opinione pubblica, la quale in ultima battuta paga il conto!!!

  17. 14
    Marco Benetton (Blitz) says:

    Marcello potrei anche essere d’ accordo con te, a parte quando parli con disprezzo di “giocare ai soldatini coi soldi pubblici”, probabilmente sei stato Ufficiale quando l’ Esercito (ed i suoi compiti) era leggermente diverso…
    Altra cosa: gli operatori SAGF fanno praticamente solo quello, e di stazioni ne hanno 26: quante sono le stazioni CNSAS? dove troviamo il personale per sostituirle tutte? con che soldi?

    Questa discussione comunque è molto interessante perché potrebbe essere punto di partenza per una discussione a più ampio raggio comprendente i volontari della Protezione Civile, quelli dei Vigili del Fuoco, quelli della Croce Rossa e delle varie associazioni di ambulanze, ecc…

  18. 13
    paolo panzeri says:

    A livello europeo, il volontariato è in grande discussione.
    Spesso è fuori controllo: non può essere gestito appunto perché fatto da volontari, non può essere istruito in modo adeguato, è costosissimo perché dispersivo e autoreferente e per altri motivi che ora non ricordo, ma quello che è visto in modo più preoccupato è la possibilità di manipolazione politica e quindi finalizzazione politica delle attività e la dispersione dei finanziamenti anche per interessi molto personali.
    I volontari in attività rischiose dovrebbero essere molto competenti e capaci, non dovrebbero mai fare i volontari gli appassionati volenterosi: è ovvio che il livello delle prestazioni è scadente e “ondivago”.

  19. 12
    Luigi says:

    il soccorso alpino, svolge la maggior parte del proprio lavoro non sulle pareti nord o nei crepacci di un qualche ghiacciaio, ma è presente in tutta italia, nella boschina ripida delle prealpi, nelle pareti di ofiolite e arenaria marcia d’appennino che nessuna relazione cita, nelle scarpate scoscese sotto i sentieri, operando spesso e volentieri in ambiti dove nessun altro corpo militare o civile riesce, e questo semplicemente perchè i reparti dell’esercito/f.d.o. esistono in poche località e solamente nell’arco alpino. se in una situazione ipotetica il cnsas fosse un doppione di altri corpi ugualmente presenti ed ugualmente competenti, il tuo discorso sarebbe inattaccabile, ma non mi risulta che ne l’esercito ne la gdf/ps/cc e nemmeno i pompieri(che hanno si un corpo saf, che però è di stanza nei capoluoghi di provincia e ha poca conoscenza dell’ambiente montano, in quanto nato per operazioni con tecniche alpinistiche in macerie, edifici, impianti industriali, fiumi ecc.) siano sparsi capillarmente su un territorio nazionale che per quasi metà è montagna e per un altro 35% collina. riguardo a chi ci guadagna o chi si vanta al bar con gli amici (o sui social), provo per loro grandissimo schifo, ma di certo non è un problema solo dei volontari del soccorso alpino quanto piuttosto di una moderna cultura dell’apparire. per quanto riguarda i politici infine, sono lo specchio del cittadino medio; il volontariato è si un bacino di voti molto ampio, ma ti posso assicurare che tra tutti gli enti/corpi di soccorso è quello dove la politica (forse per i numeri meno imponenti che altre realtà) ha infettato meno l’organismo

  20. 11
    paolo panzeri says:

    E questa è una!
    https://www.gognablog.com/conclusione-della-vicenda-innocenti/
    Magari fra un po’ le “cose” cambieranno, spero tanto.

  21. 10

    Caro Luigi la tua visione “idilliaca” della montagna e del soccorso la capisco ma da professionista e da persona di buon senso (spero) ti assicuro che nelle forze armate ci sono corpi specializzati che si addestrano (anche) per il soccorso in montagna. Costoro sono prevaricati dalle squadre locali, specie nelle valli, dove esiste una lunga tradizione di volontariato (di cui anch’io ho fatto parte) e che oggi opera in maniera professionistica, almeno per quanto riguarda certi ruoli.
    Questo si viene a sovrapporre a quanto già esiste e non può venire migliorato (le forze armate specializzate) perché il CAI/CNSAS ci tiene ad avere questo potere.
    I volontari potrebbero esistere ancora ma sotto la responsabilità delle forze armate specializzate. E quando dico questo non mi riferisco al Carabiniere del tuo paese, ma a quei militari e infrastrutture già pagati dallo Stato (LO STATO SIAMO NOI!) che possono agire soltanto in rari casi per i motivi di cui sopra.
    Il volontariato viene sbandierato sempre più con un’immagine di purezza e eroismo che non ha affatto.
    Se un pompiere salva delle vite umane sta solo facendo il suo lavoro! Un lavoro rischioso certo, ma gli specialisti seguono dei corsi che scelgono di fare. Nessuno li obbliga. E sono pure pagati di più, come i militari che fanno le cosiddette “missioni di pace” (che di pace ne hanno ben poca) in paesi in cui c’è la guerra.
    Quando ero un soccorritore ho salvato delle vite ma mai e poi mai me ne sono vantato come tanti miei colleghi volontari che no vedevano l’ora di mettersi in mostra.
    Ma la vogliamo capire che siamo presi per il culo da una manciata di politici che fa leva sui buoni sentimenti di alcuni?
    Io non ho nessun astio verso il soccorso alpino ma ce l’ho verso le istituzioni che lo manipolano a loro piacimento e con chi ci mangia sopra, dentro e fuori.
    In nazioni più avanzate della nostra come la Francia, il soccorso lo fa un corpo militare specializzato e lo fa BENISSIMO. A volte vengono usati anche lì dei volontari (guide, alpinisti, esperti vari), quando servono molte persone, tipo il sondaggio di una grande valanga o ricerche nei boschi, ma mai si sognerebbe di mettere nelle mani di persone diverse da la Gendarmerie una cosa tanto pubblica come il soccorso in montagna.
    Non parlo né da guida alpina, né da alpinista o quello che vuoi, ma da semplice cittadino come te e come tutti gli altri: le mangiatoie statali vanno combattute e basta invece di sostenerle ognuno curando il proprio orticello per interessi economici o sentimentali.
    Se siamo un paese allo sfascio è colpa certamente di quelli che rubano ma costoro agiscono indisturbati perché ci sono un sacco di ignoranti compiacenti, e io tra quelli proprio non ci voglio stare! E Tu?

  22. 9
    Luigi says:

    scusate se mi intrometto, non sono una guida alpina, non sono un grande alpinista, non ho mai aperto invernali ne ripetuto vie di grande difficoltà; sono un semplice appassionato di montagna, che pratica con tanta passione attività, e sono anche volontario del soccorso alpino: un “fante” che non vola su elicotteri, rarissimamente taglia corde in parete, e nell’80% dei casi marcia e marcisce nel fango recuperando cercatori di funghi, escursionisti in infradito o motocrossisti caduti da dirupi. insomma, forse non ho le credenziali per parlare alla pari con voi, ma siccome sono un testone, voglio dire la mia. leggo con interesse su questo blog i post dedicati al soccorso alpino e mi colpisce l’acredine con cui, nella sezione commenti, viene giudicato l’operato del soccorso alpino da alcune persone. lungi da me la difesa d’ufficio del cnsas, ma penso che chi sostiene che il soccorso in montagna lo possano fare corpi militari, forze dell’ordine o vigili del fuoco parla nella consapevolezza di provocare. pensare che il soccorso in montagna (che come detto non è solo lo spettacolare recupero stile mountain heroes, che tanto piace alla tv) debba essere gestito in maniera professionistica più che professionale, mi lascia perplesso non tanto perchè mi verrebbe a mancare la divisa con la patacca sulla manica, quanto perchè sono un frequentatore della montagna, e a casa mia non ci sono alpini, gdf, polizia carabinieri o pompieri; o meglio ci sono, alcuni hanno un’atleticità degna di un caterpillar arrugginito, altri soffrono di vertigini, e nella migliore delle ipotesi non è di certo un corso abilitante, benchè di ottimi contenuti, a fare di un uomo in divisa un valido soccorritore. credo invece che nel soccorso alpino ci sia del buono – sia a livello umano che tecnico – e quel buono non ha bisogno di mettersi in mostra sulle macerie di rigopiano. solo cono capisco questo accanimento contro il cnsas così a prescindere, considerandoci dei volonterosi principianti che giocano a far gli eroi con i soldi dello stato. beh, mi dispiace, non penso che i vostri commenti rendano giustizia alla situazione e soprattutto non rendano giustizia al vostro mestiere di guida alpina, e ancor di più non rendano onore a uomini di montagna.

  23. 8
    Ferdinando Lattanzi says:

    Riguardo alla questione dell’intervento dell’elicottero precipitato a Campo Felice, la Regione Abruzzo paga 26.450.000 euro per avere disponibili due elicotteri per 365 giorni l’anno dall’alba al tramonto.
    Nel capitolato di appalto sono considerati oltre al costo fisso per fornitura di elicotteri ed equipaggi, il costo delle ore di volo con un fisso di 750 ore per i due elicotteri, per cui essendo queste ore di volo già pagate (però incomprensibilmente, recentemente è stata approvata una legge che prevede il pagamento dei soccorsi non sanitari) si utilizza l’elicottero ogni qualvolta esso riesca ad intervenire più rapidamente dell’ambulanza, indipendentemente dalla gravità del paziente, come nel caso di Campo Felice dove l’infortunio è avvenuto su pista per cui il primo intervento era già stato realizzato con il toboga.
    Il giorno dell’incidente osservavo da L’Aquila le nuvole che avvolgevano completamente la cresta del Monte D’Ocre – Monte Cefalone da circa 1500 m.s.l.m. fino alla cima 2200 m.s.l.m. e sembra che queste limitassero la visibilità anche sulla piana di Campo Felice a quota circa 1630 per cui forse sarebbe stato il caso di rinunciare all’opzione elicottero.
    Non conosco i protocolli del volo a vista ma non capisco come mai il pilota non si sia tirato immediatamente fuori dalle nuvole alzandosi in verticale sulla piana, costituita praticamente da un rettangolo di 10 per 5 chilometri, per poi abbassarsi sulla conca aquilana priva di nuvole ed invece sia andato a schiantarsi contro il versante sud del Monte Cefalone con il primo impatto a meno di 100 metri di quota dalla piana.

  24. 7

    Benetton, attingo al post successivo:
    “Recentemente le Prefetture hanno ricevuto una disposizione che in tutti gli interventi in ambiente ostile vanno prima fatti intervenire i soccorsi organizzati dello Stato (Vigili del Fuoco, Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri, Forze Armate, ecc.: che hanno tutti al loro interno specifiche competenze per il soccorso in ambiente ostile e/o in montagna) e poi i volontari tra cui si annovera il CNSAS.” per farti capire ancora una volta che qui non si tratta di giocare ai soldatini con i soldi pubblici.
    Sono stato soccorritore per tanti anni e ufficiale dell’esercito, faccio la guida alpina e qualcosina la so.
    Il post che segue, che riguarda l’assoluzione di Innocenti per i motivi che sono chiaramente elencati, apre una porta che potrebbe restare non chiusa per molto tempo. A buon intenditor…

  25. 6
    Marco Benetton (Blitz) says:

    Scusa Marcello, con tutto il rispetto, ma l’ Esercito deve fare l’ Esercito, non il surrogato di polizia, operatori ecologici, soccorso alpino e quant’ altro come oggi…
    Ti ricordo poi che l’ Esercito ha la metà del personale di una volta, e quel personale serve alle missioni militari (il motivo per cui ogni Paese del mondo ha un esercito), ed il tempo per dedicarsi ad “altro” è sempre meno.
    Capirei se ci fosse ancora la leva obbligatoria (apriti cielo solo a proporla), ma con i numeri attuali è quantomeno inopportuno.
    Il CNSAS ha inoltre l’ indubbio vantaggio della capillarità, unita al fatto che li paghi solo quando escono, e non devi stipendiarli 365/anno.
    E il discorso sentito piú volte che “tanto i militari sono già stipendiati 365/anno” non tiene: è vero che sono già pagati, ma PER FARE ALTRO.

  26. 5

    Il soccorso in montagna e non dovrebbe farlo l’ESERCITO!

  27. 4
    Alberto Benassi says:

    addirittura in infermeria…boH…?

  28. 3
    paolo panzeri says:

    Ho letto sul corriere che era stato chiamato dal medico, il ferito era in infermeria, non sulle piste……..tutto per me è totalmente incomprensibile.

  29. 2
    Alberto Benassi says:

    mi domando ancora che senso ha avuto inviare quell’ elicottero, che poi è caduto, per recuperare quel ferito sulla pista.
    – Era in pericolo di vita?
    – c’erano le strade bloccate?
    – era in una zona impervia che avrebbe richiesto troppo tempo e persone?
    Non bastava un toboga e poi un’ambulanza per portarlo all’ospedale?

  30. 1
    paolo panzeri says:

    Purtroppo negli ultimi anni anche il soccorso alpino è diventato uno dei tanti modi italiani per far girare soldi in sicurezza e spesso distribuirli politicamente in modo personalizzato.
    La volontarietà, la passione e l’abnegazione di alcune persone capaci e competenti erano i valori fondamentali, ora i valori sono cambiati e non so dire se in meglio.
    Per me c’è troppa spettacolarizzazione di una attività spesso drammatica.
    Diceva un poeta: “dei drammi altrui mai ti vantar”…….

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