2 pensieri su “Nuovo Bidecalogo Punto 10. Politiche per la montagna e rapporti con altre istituzioni”

  1. 2
    Enrico Ferri says:

    Concordo pienamente con quanto detto sopra, il CAI non può pensare di continuare ad assumere posizioni generiche, districandosi in equilibrismi politici senza andare mai alla sostanza delle cose. In merito alle politiche ambientali soprattutto quelle riguardanti l’ambiente montano non ci si può limitare a dichiarazioni di principio della salvaguardia dell’ambiente, dobbiamo essere soggetti attivi nell’indicare soluzioni concrete di scelte anche economiche, non lasciare la progettualità in mano alla politica incapace di capire le reali necessità perché completamente asservita alla logica del consenso immediato. Il CAI secondo me deve attuare un vero e proprio cambio di prospettiva se non vuole essere percepito come il Club degli snob che fa solo battaglie di principio per i “propri interessi di parte”.

  2. 1

    Si.

    l’ultima frase dell’articolo riassume la faccenda:

    “oltre a enunciare buoni propositi spesso divorati dalla burocrazia, bisognava dire non solo in che direzione il CAI vuole andare, ma anche con quali precise tattiche.”

    Quello che nei fatti ho purtroppo (quasi sempre) constatato è una discrepanza imbarazzante tra le affermazioni ufficiali del CAI (ma ben prima del bidecalogo) e la “tattiche” sul territorio, che sono quasi sempre omologate ad interessi particolari e di mediazione con “stackholders” di potere… niente affatto “contro-cultura”, nè ?!

    Ma del resto siamo in Italia, una nazione dove l’articolo 1 della costituzione recita:

    “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.”

    Ma nei fatti lascio ai lettori il giudizio.

    E’ un mondo storto, dove il “capitale naturale” non se lo ****** nessuno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.