Obiettivo raggiunto: inferno

Obiettivo raggiunto: inferno
di Alessandro Gnocchi
(già pubblicato il 30 dicembre 2018 su ilgiornale.it)
Spessore 5, Impegno 5, Disimpegno 0

Michel Houellebecq.

Un borghese fallito e depresso è il protagonista del nuovo romanzo. Che è un capolavoro reazionario.

Chi ha conosciuto Michel Houellebecq con Sottomissione, libro del 2015 sull’Europa divenuta Eurabia, potrebbe stupirsi di non trovare politica nel nuovo romanzo Serotonina (dal 4 gennaio in Francia e dal 10 in Italia per La nave di Teseo).

C’è una sola scena, però cruciale, nella quale è reinventata la protesta degli agricoltori contro l’abolizione delle quote latte (2015). E tanto basta.

Houellebecq, in Serotonina descrive, con una profondità mancante al pur geniale Sottomissione, la solitudine e l’infelicità, anche e soprattutto sessuale, di un piccolo borghese di mezza età, Florent-Claude. È il tipico protagonista dei romanzi dello scrittore francese: un ingegnere agronomo (come Houellebecq) inetto ma non al punto di fallire l’obiettivo di integrarsi. Lavoro normale, storie d’amore normali, fallimenti normali, rimpianti normali. Certo, la sua vita, per certi versi, è già finita. Colpa o merito di una aridità calcolata, che mette al riparo da emozioni troppo forti. Il sesso, dopo l’ultima avventura con una sorprendente giapponese, è su un binario morto.

 

Tanto più che l’utilizzo di certi antidepressivi, come la serotonina, ha come effetto collaterale l’impotenza. Il farmaco è indispensabile perché permette di compiere almeno le azioni indispensabili per non lasciarsi morire ed essere efficiente nella vita sociale: lavarsi, mangiare, coltivare relazioni superficiali. Si chiede Florent-Claude: «Ero capace di essere felice nella solitudine? Pensavo di no. Ero capace di essere felice in generale? È il tipo di domanda che credo sia meglio non farsi». Ormai il quesito è posto e la sentenza non tarda ad arrivare: «Si trattava di una tristezza tranquilla, stabilizzata, non suscettibile di aumento ma neanche di diminuzione, insomma una tristezza che tutto avrebbe portato a definire definitiva». La gioia si riduce all’avere sotto casa un supermercato con 14 tipi diversi di hummus.

Quando tutto sembra finito, il mondo si premura di rimettere in moto la storia. Dopo aver trovato per caso un video in cui la fidanzata giapponese è la star di orge con uomini e cani, l’agronomo decide di sparire e scopre che è piuttosto facile. Soprattutto perché nessuno è interessato al suo destino. Il protagonista parte per un viaggio a ritroso nella memoria che lo spinge a cercare e qualche volta a incontrare le donne del suo passato. Una scoperta è ovvia. Il passato è passato. Un’altra scoperta è scioccante: tutte le sue ex sono finite, come lui, nella completa solitudine. Anche l’unico amico non se la passa bene.

 

Aymeric, vecchio compagno di studi, è tornato nel castello di famiglia per diventare un allevatore modello di mucche normanne. Spazi ampi, mungitura a mano, nutrimento sano. Per Aymeric è molto difficile resistere alla concorrenza che ricorre a metodi industriali. Quando poi l’Unione europea toglie le quote latte, misura protezionistica indispensabile, tra gli agricoltori francesi inizia a serpeggiare il malcontento, destinato a evolvere in rivolta armata. I gilet gialli sono ancora là da venire, il romanzo è stato consegnato ben prima dei recenti disordini, ma l’associazione viene spontanea anche perché la vicenda si svolge negli anni di Emmanuel Macron alla presidenza della Repubblica francese. Anche il protagonista è tentato dalla violenza come strumento per ricominciare una nuova, improbabile vita. Lasciamo scoprire al lettore come si scioglieranno i nodi della trama.

 

In questo romanzo, che ricorda Estensione del dominio della lotta (1994), Houellebecq ci mette davanti alla macchina del mondo globalizzato. Chi la guida? Il denaro, che può assumere forme diverse: alta finanza, banche, multinazionali. La macchina è congegnata per ottimizzare i tempi e aumentare la produttività. Le cose precipitano sempre «verso il trionfo del libero scambio». È inutile cercare di proteggere l’economia locale. Il liberismo si è trasformato in ideologia inflessibile. Tutto è sacrificabile in nome della crescita. Le nazioni, a esempio. L’Unione europea è studiata per uccidere le nazioni che ne fanno parte inducendole al suicidio; a Bruxelles è in corso un colossale esperimento di ingegneria sociale, che prevede il brutale impoverimento dei lavoratori. Anche le tradizioni sono troppo lente per essere tollerate. L’allevamento vecchio stile di Aymeric deve fallire per lasciare campo allo sfruttamento industriale degli animali e della terra, con tanto di inutili pulcini gettati vivi nel tritatutto.

 

Vale la pena di sottolineare che l’aristocratico Aymeric lotta per i contadini come avrebbe fatto un signore dell’Antico regime. In lui c’è davvero qualcosa di nobile, anche se corrotto dai tempi. L’economia deve rendere poltiglia la società, tagliando, grazie alla politica, quei legami di solidarietà che la tengono insieme. La provincia è stata abbandonata al suo destino di povertà, dislocazioni, pensioni tagliate e guerra tra poveri. Per questo scoppiano le rivolte degli agricoltori. Atti incomprensibili per i partiti tradizionali, che guardano alle metropoli, ma comprensibili al Rassemblement National, l’unico schieramento che fornisce risposte chiare. Il meccanismo deve spezzare perfino le coppie: «Il mondo sociale era una macchina per distruggere l’amore». Il potere ci vuole soli e infelici. Pronti a lavorare senza perdere tempo in relazioni impegnative. Questa prospettiva incontra in fondo la stanchezza dell’uomo occidentale che non è più in grado di reagire. Florent-Claude è una sorta di automa, in costante crisi sessuale e depressiva. L’unica ribellione che si concede è manomettere gli allarmi nelle stanze d’albergo per poter fumare in santa pace.

 

Houellebecq però questa volta gioca due carte inedite. La prima è l’amore romantico come via d’uscita dal mostruoso meccanismo sociale. È la strada percorsa dai genitori del protagonista, che si sono suicidati assieme. Il padre era malato. La madre, sana e molto più giovane, ha deciso che non valeva la pena di vivere senza l’uomo della sua vita. C’è poi un’altra via di fuga che potrebbe rivelarsi la cura o il bastone tra le ruote che fa inceppare la macchina. Credere in Dio. La fede ci libera, suggerisce l’ultima pagina del libro. Il tema era affrontato anche nelle pagine di Sottomissione in chiave negativa. Là era impossibile credere, richiedeva uno slancio che gli occidentali non hanno più. In Serotonina rimane almeno aperta la porta all’ipotesi della Grazia.

 

La condanna del liberismo, ennesima ideologia disumana, è senza appello. Siamo però lontani anni luce dall’universo marxista o post marxista. Siamo dalle parti dei grandi reazionari francesi, che hanno una tradizione letteraria gloriosa. Un’analisi molto simile a quella di Houellebecq fu proposta, con forza profetica, da Georges Bernanos nelle conferenze dell’immediato dopoguerra (raccolte ne Lo spirito europeo e il mondo delle macchine, Oaks editrice). Bernanos diceva nel 1946-1948: Dio rende sacro e quindi intoccabile ogni uomo; togli Dio e trasformerai le persone in una massa indefinita composta di schiavi e carne da cannone. Liberalismo e marxismo hanno sacrificato l’uomo allo stesso «spietato determinismo delle cose» svuotando la società delle forze spirituali indispensabili per conservare la libertà. Serotonina è l’ennesimo capitolo di un’opera necessaria per capire dove va il mondo. E cambiare direzione.

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Obiettivo raggiunto: inferno ultima modifica: 2019-01-25T04:17:15+01:00 da Totem&Tabù

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