Per il territorio del Comelico

Questa lettera aperta, sottoscritta da sei associazioni ambientaliste riconosciute dallo Stato, è indirizzata al ministro dell’ambiente sul tema del collegamento da Monte Croce a Padola (Comelico). La lettera recepisce le istanze dello sviluppo della popolazione e del territorio del Comelico, auspicando un intervento più complessivo che fornisca risposte durature nel tempo e alle diverse filiere: turismo, agricoltura, cultura, selvicoltura, mobilità, qualità. La lettera è un deciso appello alla difesa strenua delle Sovrintendenze ai Beni culturali e naturali: questa struttura tanto vilipesa è l’ultimo argine in possesso ai cittadini nella difesa dei beni comuni, primo fra tutti la bellezza. La lettera sottolinea la necessità di rendere inviolabili da infrastrutture le aree di Rete Natura 2000 (ZPS e ZSC) e il bene Dolomiti patrimonio naturale dell’UNESCO. La lettera è un invito, un ultimo appello rivolto alle pubbliche amministrazioni locali, di intraprendere un nuovo modello di sviluppo, connesso alle emergenze sollevate dai cambiamenti climatici e dalle innovazioni tecnologiche ormai diffuse ovunque, anche in montagna
Per ulteriori dettagli sul progetto vedi https://www.gognablog.com/comelico-un-territorio-in-svendita/.

Per il territorio del Comelico
a cura di Mountain Wilderness Italia, Italia Nostra, LIPU, Federazione Nazionale ProNatura, Legambiente e WWF
comunicato stampa del 5 aprile 2019

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(2), disimpegno-entertainment(2)

Alla c.a. del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali (MiBAC),Ministro dott. Alberto Bonisoli ministro.segreteria@beniculturali.it

Gentile Signor Ministro, lo scopo della presente lettera è quello di sollecitare la Sua autorevole attenzione sul problema delle trasformazioni ambientali che minacciano l’integrità paesaggistica ed ecologica di un importante settore delle Dolomiti Orientali, contro le quali si sono mosse da tempo le nostre associazioni, coinvolgendo anche la Soprintendenza competente.

Nel gennaio 2017, lo studio Plan Team di Bolzano su incarico della società Drei Zinnen ha realizzato uno studio di fattibilità per un progetto di valorizzazione sciistica dei pendii della valle del Comelico, che salgono verso il confine altoatesino, per collegare alcuni impianti di risalita del versante veneto con l’estesa rete degli impianti sciistici di quella Provincia a statuto speciale. Le Autorità amministrative del Veneto e dell’Alto Adige hanno previsto di reperire le ingenti risorse finanziarie necessarie attingendo a una parte del Fondo comuni confinanti (ex Fondo Odi). Il collegamento sciistico progettato verrebbe finanziato per il 70% dalla Provincia di Bolzano con 26 milioni di Euro, allo scopo di far tracimare nel Veneto la rete degli impianti della val Pusteria, ormai stracolma.

Il progetto prevede:
a) due nuovi impianti di risalita in territorio bellunese: la cabinovia Popera, che sale da Campotrondo in Valgrande 1306 m fino alla Cima dei Colesei 1972 m) e la seggiovia Valgrande, che da Campotrondo sale verso il Col d’la Tendla 1600 m;
b) tre nuove piste che collegano la Cima dei Colesei al Passo di Monte Croce Comelico (Popera I); la pista Popera II, che dal Passo di Monte Croce Comelico scende a Campotrondo, e la pista Valgrande che scende sotto l’omonimo impianto in progetto.

Inoltre è previsto un ampio bacino per l’innevamento artificiale nei pressi di Bagni di Valgrande, in prossimità delle sorgenti sulfuree. Infatti, la quota modesta delle previste stazioni d’arrivo, unita all’orientamento meridionale dei percorsi, rende necessario un costante e costoso uso dei cannoni per l’innevamento artificiale.

Senza tenere in conto la progressiva scarsità di precipitazioni nevose dovute al riscaldamento del Pianeta.

Come riportato nel Rapporto Ambientale del Piano Regionale Neve (PRN) della Regione Veneto, le nuove piste da sci e i nuovi impianti intersecherebbero aree di notevolissimo e documentato pregio naturalistico e ambientale. Tra queste zone si annoverano aree Natura 2000, tra cui la ZPS IT3230089 Dolomiti del Cadore e del Comelico e la ZSC IT3230078 Gruppo del Popera, Dolomiti di Auronzo e del Comelico. L’intero versante occidentale della valle del Comelico rientra nei confini della “buffer zone” stabiliti dall’UNESCO, quando ha riconosciuto a una parte del territorio delle Dolomiti la qualità necessaria per essere inserito nei Monumenti Naturali del Mondo (World Heritage).

L’iscrizione delle aree citate a Patrimonio Mondiale Dolomiti UNESCO si basa sulla stesura di una Strategia di Gestione che garantisca la tutela e la salvaguardia dell’integrità del territorio. In modo particolare vengono sottolineati il divieto di intensificare le infrastrutture e la necessità di gestire in modo sostenibile il maggior flusso turistico derivante dal riconoscimento stesso. In altre parole stiamo parlando di un ambiente naturale di spettacolare fascino, che fino ad oggi si è conservato pressoché integro. Lo stesso rapporto prosegue classificando la valle del Comelico (Padola) di medio-basso pregio sciistico potenziale. Il testo evidenzia infine come la realizzazione di questo progetto comporti un incremento della cementificazione e un’ulteriore pressione sulle risorse idriche già fortemente messe in crisi dagli impianti idroelettrici presenti (centrali di Sopalù, Campolongo e Pelos).

Padola

I tracciati degli impianti a fune e delle piste da sci proposti in questo progetto intersecano la zona buffer Dolomiti UNESCO, precedentemente menzionata. Il rapporto che sancisce tale riconoscimento (Report of decisions of the 33rd session WHC- 09/33.COM/20, p. 188 of the World Heritage Committee; Seville, 2009) pone come elementi fondamentali l’esistenza e il mantenimento dell’integrità di porzioni di territorio non ancora antropizzati, nei quali ricadono anche siti di Natura 2000.

A ragione dunque la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e per le Province di Belluno, Padova e Treviso, ha espresso più di una volta parere negativo (pareri negativi rilasciati il 14.01.2015 (Prot. n. 0000670), il 17.02.2015 (Prot. n. 0003533), il16.06.2015 (Prot. n. 0013652), il 27.02.2017 (Prot. n. 0004167-VE-Re), il 01.09.2017 (Prot.n. 0018737-VE-Re), anche dopo che il progetto è stato lievemente modificato dai proponenti (Prot. n. 0002754-VE-Re) a causa dell’inaccettabile impatto ambientale e paesaggistico del collegamento in oggetto.

Crediamo utile riportare alcuni passaggi dell’ultimo parere, in cui si riconosce la natura economica e di sviluppo turistico del progetto, ma si ritiene che: “sebbene modificata al fine di un miglior inserimento paesaggistico degli impianti, la proposta avanzata è tuttora incompatibile con la conservazione delle valenze paesaggistiche incontaminate del sito, nonché con gli indirizzi di ordine generale dell’Unesco e della Regione del Veneto sulla possibilità di implementazione di nuovi impianti sciistici per l’area in oggetto.” Per questo motivo la Soprintendenza del Veneto ora sta subendo gli attacchi pressanti, spesso addirittura sguaiati e disinformati, di una parte dei media locali e nazionali, e di una parte delle formazioni politiche alle quali gli elettori hanno affidato il compito di rappresentarli.

Dobbiamo affermarlo senza ambiguità: il paesaggio naturale italiano, tutelato dalla Costituzione (articolo nove), va considerato in tutti i sensi un bene comune che – proprio come tale – non può essere imprigionato nelle maglie degli interessi particolari e esclusivi di questa o quella comunità e pertanto merita di essere difeso in modo strenuo.

Sempre secondo la Costituzione nessuno può pensare di essere il padrone assoluto di un bene materiale. Di conseguenza i diritti di coloro ai quali è capitato in sorte il destino di nascere e vivere nelle valli montane restano innegabili e devono essere tenuti in debito conto; ma vanno armonizzati con la vocazione dei luoghi, così come essa è percepita, riconosciuta e difesa dall’intera collettività nazionale e sovranazionale. Solo accettando questa verità, che supera il groviglio delle convenienze puramente localistiche, sarebbe possibile dare vita a un dialogo costruttivo tra i portatori dei diversi interessi in gioco.

Riconosciamo il valore delle iniziative intraprese dal Ministero da Lei validamente guidato per raggiungere tale meta.

La Valgrande

Anche le scriventi associazioni sono consapevoli del drammatico problema della progressiva marginalizzazione delle comunità delle montagne venete e della necessità di creare nuova occupazione e apprezzano il fiero attaccamento degli abitanti alle proprie radici e la loro volontà di migliorare la propria qualità della vita senza essere costretti a emigrare; neppure sottovalutano le difficoltà quotidiane derivate dalla scarsità dei servizi essenziali. Ma davvero il progetto in questione contribuirebbe a risolvere tali problemi? Noi abbiamo molte ragioni per non crederlo. Oggi non è lungimirante investire in grandi impianti per lo sci di discesa e nelle pesanti infrastrutture che consumano la montagna e ne corrodono il fascino, portando spesso vantaggi irrisori. Troppe “cattedrali nel deserto”, abbandonate perché non sostenibili economicamente, o vistosamente sottoutilizzate rispetto agli investimenti iniziali, già deturpano le nostre Alpi. Bisogna avere il coraggio porre un freno a iniziative che appaino ingiustificate non solo per le loro ricadute ambientali ma anche alla luce del calcolo costi-benefici dal punto di vista economico. Pur comprendendo le speranze degli abitanti del Comelico, troviamo che sarebbe più lungimirante investire le risorse previste per la realizzazione di questo progetto in iniziative concrete, orientate verso un turismo di qualità, rispettoso dei valori ambientali del territorio, e capaci nel contempo di offrire nuovo respiro alla qualità della vita degli abitanti del Comelico.

Confidiamo, gentile Signor Ministro, di continuare a godere dell’appoggio del Dicastero da lei guidato, avvalendoci anche in futuro del costruttivo e efficace sostegno della competente e coraggiosa Soprintendenza veneta.

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Per il territorio del Comelico ultima modifica: 2019-04-28T05:14:18+02:00 da GognaBlog

22 pensieri su “Per il territorio del Comelico”

  1. 22
    Luigi says:

    Caro Giandomenico
    sono anchio un Comeliano DOCG. Non condivido peró le Tue opinioni ne quelle MW.
    Non tutti possono vantarsi di avere in passato potuto godersi di dipendi statali oppure comunali e perció con questi avere avuto la possibiltá  di trascorrere la vita in zona madre.
    Se Vuoi dare e preparare un futuro Comeliano ai tuoi figli, devi per forza aiutare a mettere in moto una economia Comeliana. Senza questa il Comelico fra non poco diventerá un museo malgestito.
    Il collegamento sciistico sará una piccolo investimento iniziale che dará al Comelico gli impulsi necessari ad un prospero futuro e che permetterá anche di gestire l’ambiente in modo economico e sostenibile.
     

  2. 21
    Cesco Frare Piergiorgio says:

    Confesso la mia ignoranza pero’  dal momento che, come dice giustamente Zanderigo,  il patrimonio regoliero e’ inalienabile e vincolato alla sua destinazione originaria, come viene aggirato questo vincolo?
    Grazie 
    Piergiorgio Cesco Frare – regoliere di San Pietro di Cadore
     

  3. 20
    Giandomenico Zanderigo Rosolo says:

    Sono un comeliano DOC, cresciuto in una famiglia modesta e, come tanti altri cadorini, sono riuscito a rimanere in montagna non grazie a miracolistici progetti bensì studiando e lavorando. Così spero sarà anche per i miei figli, in un futuro sempre meno condizionato dalle distanze dei luoghi di lavoro.
    Non mi ritengo un “ambientalista da salotto” e condivido le serie obiezioni di Mountain Wilderness e di altre associazioni contro il progetto del carosello sciistico. E’ questa la più recente tra le iniziative che da decenni vengono sbandierate come il volano per l’economia locale e che invece sono risultate un fallimento ed uno spreco di ingenti finanziamenti pubblici (ad es. le terme di Valgrande, chiuse dal 2012).
    I sostenitori del carosello dicono, tra l’altro, che le superfici boschive si vanno sempre più estendendo e che perciò se ne può tranquillamente sacrificare una irrisoria parte per gli impianti. Vorrei evidenziare che i boschi attecchiti negli ultimi decenni sui prati abbandonati sono cosa un po’ diversa dai boschi antichi, come quello denominato “Vizza di Sotto la Croda-Val Comuna”, che i progettati impianti sciistici vorrebbero attraversare in diagonale, cioè sventrare, oltre che realizzarvi un bacino per l’innevamento artificiale. In quel bosco pregevole e variegato (abete bianco, abete rosso, faggio, pino silvestre, sorgenti solforose, ecc.) crescono imponenti abeti plurisecolari, come la monumentale “Regina”. Un tempo i titolari di quella proprietà collettiva, inalienabile e vincolata alla sua destinazione, la conservavano gelosamente; oggi purtroppo sembrano indifferenti o complici della sua distruzione. 

  4. 19
    Matteo says:

    Se non ci fossero i finanziamenti a fondo perduto per l’investimento iniziale e gli interventi di sostegno per la gestione non ci sarebbe lo sci di pista.
    Chi è stato ad arricchirsi in passato con i suddetti finanziamenti è palese, ma è facile far credere a tanti che in futuro ne beneficieranno …
    eppoi non sono nemmeno poi tanti quelli da convincere o eventualmente pagare. Soprattutto se passa la vulgata che “solo chi abita in montagna è titolato a decidere” (con l’evidente sottinteso nell’intervento di Luigi “e la pensa come me”)
    Io, cittadino italiano che pago dovrei non avere diritto di parola?
    Comunque continuo a ritenere veramente irragionevole (=da fessi) pensare che i Pustertaler paghino il 70%  solo perché vogliono tanto bene ai comelici e li vogliono aiutare a casa loro!

  5. 18
    Paolo Panzeri says:

    Secondo me, se non vi fossero i finanziamenti, di qualsiasi genere siano, non vi sarebbe la “carica” per ottenerli e la gente potrebbe pensare e lavorare per rendere redditizio il proprio lavoro. 
    Ogni investimento sarebbe obbligato ad avere un ritorno economico e dovrebbe tener conto di tutto e le “infiltrazioni politiche” di qualsiasi tipo e origine potrebbero essere rifiutate. 
    Ora dato che si finanzia, le regole, le malversazioni, gli obiettivi farlocchi, la dipendenza da un mucchio di regole garantiste di non si sa cosa o chi se non di quelli che le impongono, …, rende tutto privo di futuro, non c’è impegno, c’è rassegnazione, o al massimo opportunismo.
    Non credo nello stato imprenditore o finanziatore se non di attività globali: ora è tutto pasticciato.

  6. 17
    Alberto Benassi says:

    caro Luigi, qual’è lo sviluppo auspicato? 
    quello delle spiste da sci e impianti sempre di più, quello delle strade sempre di più, del cemento sempre di più, delle cave sempre di più (Apuane fanno esempio),del traffico sempre di più, dell’inquinamento sempre di più, dello sfruttamento delle risorse naturali sempre di più ???
    Perchè a tutto questo, una volta iniziato, non c’è limite.
    RIFLETTIAMO.

  7. 16
    Luigi says:

    Caro Alberto
    Prova a chiedere chi in passato a dovuto lasciare il Comelico per ragioni economiche, chi ha faticato tanto per sopravvivere, chi non aveva la fortuna di nascere in salotto e ora previa ignoranza del passato crede di partecipare ad un movimento che è nutrito dal benessere.
    Se potrei investirei subito nel sviluppo del Comelico, perche chi non semina non raccoglie. Comunque io cerco di contribuire se anche in minima parte. 
    In merito all’albero sono pienamente d’accordo che esso muore anche quando che si tagliano le radici. Cosa che tutti quelli contrari ad uno sviluppo del Comelico stanno facendo e putroppo senza nemmeno accorgersi.
     

  8. 15
    Alberto says:

    I tempi per fortuna sono cambiati! 

    per fortuna??
    In meglio?
    nei sei sicuro che è una fortuna come sono cambiati i tempi?
    Magari lo sono per TE!! come facciamo a sapere chi è uno che si firma semplicemente …LUIGI ??? e ci fa della morale economica….magari sei uno di quelli che investe in questi impianti.

    Un albero che non cresce è morto!

    Non è vero!
    L’albero muore quando gli si tagliano le RADICI perchè non fa più fiori e frutti.

  9. 14
    Luigi says:

    Certo che vivere di pensione è un’altra cosa che gestire il futuro per i nostri giovani. Tanto più quando si è fuori dal mercato.
    Il sviluppo del Comelico necessita dei forti impulsi economici. La sopravvivenza delle popolazione è strettamente legata al sviluppo economico del Comelico. Un albero che non cresce è morto!
    Senza un’economia indirizzata al consumatore non risultano guadagni e senza guadagni un giorno mancheranno anche le pensioni. Ecologia senza economia non funziona.
    Perciò trovo molto egoisti i commenti di varie persone che ovviamente si aspettano un Comelico ancora come nei ricordi di una volta. Cioè con la gente che taglia l’erba con la falce, la raccoglie con il rastrello, il carro con i buoi  ecc.
    I tempi per fortuna sono cambiati!  
    Ammiro e ringrazio tutti quelli che si dimostrano imprenditori delle iniziative per portare avanti il Comelico con anche con il futuro collegamento sciistico con la Pusteria. Non bisognare essere invidiosi di quello che è stato fatto in Pusteria, bisogna tirare su le maniche e partecipare per raggiungere un sviluppo sostenibile dal punto di vista economico ed anche ambientale.
    A tutti quelli che si vogliono vendere come ambientalisti consiglio di stare a casa. In questo modo creano senz’altro meno impatto ambientale e meno danni ad un Comelico che per salvarsi ha bisogno di crescere e di svilupparsi.
     

  10. 13
    Paola Cesco-Frare Crespan says:

    Sono una comeliana vissuta a lungo nel trevigiano e ritornata ad abitare stabilmente da 7 anni nella casa natale, senza mai perdere i contatti affettivi, linguistici e culturali con le mie origini, di cui sono molto orgogliosa. Non sono un’ambientalista da salotto. Sono iscritta al CAI dal ’64 e ho percorso con mio marito tutte le nostre montagne e tanto altro ancora. 
    Ho letto quanto scritto su “Comelico, un territorio in svendita” di Giancarlo Gazzola e “La proposta di MW”.  Sottoscrivo totalmente quanto scritto nei due documenti, e non è necessario che io qui le ripeta.
    Al modello di sviluppo che punta sulle piste di discesa in Comelico Superiore io non ci sto! Mi ritrovo nelle parole di quanti si sono espressi in modo altrettanto contrario a tale progetto, con analisi intelligenti e argomentazioni valide. Trovo, invece, le risposte di coloro che sono favorevoli al progetto abbastanza qualunquiste, come se ripetessero degli slogan, e  vuote di contenuti che non siano quelli legati alla speranza che dall’altra parte del Passo venga qualcuno a salvare il Comelico! Ma perché tante buone teste (e ce ne sono!) non hanno maggior consapevolezza delle proprie capacità e maggior amore per la propria terra, tanto da impegnarsi perché non vada sprecata la nostra vera ricchezza? 
    Non sembra esserci, da parte dei comeliani che scrivono su lenzuolate  “Lasciateci restare, sì al collegamento”, un minimo di orgoglio culturale della nostra identità e, direi, biodiversità!  Sembra mancare una capacità imprenditoriale, per prima cosa di sé stessi, la capacità di differenziarsi nella qualità, non nella quantità. Solo così possono sopravvivere i “piccoli”, con progetti originali, ben studiati, ai quali l’Europa e chi per essa possono dare sostegno economico. Possibile che i soldi che Comelico Superiore intende investire nelle piste non possano essere impiegati in progetti nati in Comelico e funzionali a uno sviluppo turistico più sostenibile e rispettoso dell’ambiente? Se i cittadini del Comelico pensano che le piste risolveranno i loro problemi, ho paura che si illudano fortemente, per tutte le ragioni esposte nelle relazioni di MW e di Gazzola. Noi dobbiamo attirare in Comelico un turismo “di qualità”, offrendo tutto quello che di autenticamente nostro resta ancora intatto in questa terra bellissima. A quanto già detto da MW, aggiungerei anche l’Arte (architettura, pittura, scultura…) e Musei Etnografici dinamici e attivissimi, come quello di Costalta, dove si è sviluppato un Albergo Diffuso che funziona egregiamente.
    Purtroppo l’identità culturale che forma le nostre radici si è persa quando tutti si sono buttati nel settore degli occhiali, dimenticando il Territorio, la sua ricchezza, le sue necessità, la sua vera vocazione. 
    Ben venga un turismo saggio e interessato veramente a quella che è la nostra ricchezza, che non va sprecata e svenduta al miglior offerente!
    Ma, tanto, io non faccio testo: sono una pensionata ormai fuori dal mercato che abita nel Comelico “di sotto”, dove sono tornata ad abitare e a condividere con i miei compaesani tutti i problemi della vita quotidian
    Ma il CAI Comelico dove è? Non fa parte del proprio ruolo statutario la tutela del patrimonio ambientale e la salvaguardia della  sua integrità?
    Mi auguro che ci possano essere ancora altri incontri fra le parti e che si arrivi a una scelta più saggia ed equilibrata, tutta a vantaggio della nostra meravigliosa valle, tutta intera. 
     

  11. 12
    DinoM says:

    Concordo anch’io con Daniel. Tuttavia occorrerebbe anche una strategia di “accompagnamento” di queste iniziative.
    Le valli spesso sono disabitate perchè non ci sono servizi. Ospedali, scuole, negozi. Ci sono dei sevizi essenziali senza cui è difficile vivere. Penso ad esempio (solo come esempio ) ad un articolo della Gabanelli che inseriva  il pronto soccorso di Codivilla  e altri reparti di San Candido tra quelli da chiudere.
    Occorrerebbe poi pensare ad una fiscalità adeguata; non è possibile tassare un negozietto di Borca come uno di Milano. Alcune attività montane andrebbero completamente detassate e deregolamentate.
     

  12. 11
    Luigi Salvatore says:

    Dunque si parla di spopolamento della montagna per cui di sicuro qualche sapiente mi può indicare in che numero e percentuale si prevede aumentino gli abitanti in caso di realizzazione degli impianti.  Oppure, come spesso accade, si fanno ragionamenti senza nessuna base razionale ma solo per “sentito dire”? Lo spopolamento si evita cambiando mentalità prima di tutto e facendo in modo che le persone che decidono di trasferirsi in quelle zone siano accolte anche se “foreste”. Lo spopolamento si evita realizzando le condizioni per un’economia sostenibile e duratura che abbia una visione lungimirante e non curi gli interessi di pochi. Cortina, che mi pare di impianti ne abbia, si sta spopolando a vantaggio dei paesi vicini (San Vito ecc.) proprio perchè non ci sono le condizioni per viverci. Non sono gli impianti che evitano lo spopolamento ma la realizzazione di un sistema socio-economico che permetta agli abitanti vecchi e nuovi di vivere e bene tutto l’anno e per gli anni futuri. Il cambiamento parte dal cambiamento della mentalità: provate a cercare una casa in affitto decente ad un prezzo che sia ragionevole e adeguato al luogo, oppure confrontate i prezzi degli immobili nel caso si volesse acquistare la casa dove vivere. Gli impianti servono solo a chi li possiede o gestisce e ai proprietari di case per affittarle durante le stagioni e lasciarle chiuse per il resto dell’anno. Servono fatti non chiacchiere.

  13. 10
    Ario Daniel Zhoh says:

    DOLOMITI UNESCO o Dolomiti da poter continuare a devastare??   –   Esisterebbero mille altri modi per “valorizzare”! Se si pensa di poter ricorrere sempre e solo ai devastanti impianti non ci siamo: e in Valgrande di Comelico, poi, ove abito, uno degli ULTIMI angoli ancora “selvaggi” in Dolomiti…! Un esempio tra mille per poter valorizzare il Comelico? La strada tra Cima Gogna e Santo Stefano, ora chiusa e in decadimento, di bellezza assoluta: rimetterla a posto (senza aprirla al traffico!) farci ciclabile estiva, metterci carrozza e cavallo in inverno come accade da sempre in Alta Pusteria o in Austria, scolpire ogni 300 metri (NON una via crucis) ma la rappresentazione in legno di tutte le famose leggende delle Dolomiti (dal momento che scultori in legno ne abbiamo di superbi quassù!). E ancora: la val Digon: gioiello con tutte le sue malghe in abbandono. E la val Frison, potrebbe divenire paradiso di mille attività anch’essa, come ad esempio lo sleddog. NON è questione di risolvere tutto con nuovo impianto devastante (ulteriore spazzatura che ingombrerà la terra e che lasceremo, di nuovo, alle nuove generazioni…), bensì di agire in mille dettagli e direzioni diverse; in Trentino o Alto Adige, ad esempio, ogni cm di territorio diviene occasione di meravigliosa proposta del tutto sostenibile: come la pista da ciclo cross che scende di lato alla strada del passo Gardena. E altre: riattrezzare le ferrate che fan paura come son ridotte, le palestre di roccia, un parco per l’arrampicata in cascata di ghiaccio (come quella a Felbertauern in Tirolo, famosa in Europa), i sentieri, le attività per i bambini, ricreare bellezza all’esteriorità delle case, la magggior parte delle quali son semplici, tristi muri in cemento, assai diversi da quelli che colgono l’animo quando si svalica a Sesto o San Candido… e….., e mi fermo qui. Perchè son tutte cose per le quali occorre avere entusiasmo e voglia: ma se si pensa che un sol impianto (che arricchirà i soliti pochi poi…) possa risolver tutto….

  14. 9
    Alberto Benassi says:

    Chi meglio di chi abita la montagna sa cosa è bene per il proprio territorio?

    basta vedere quello che avviene in Apuane, per smentire questa affermazione!

  15. 8
    Gianfranco Valagussa says:

    Scusate, tra le citazioni ho dimenticato il Museo di Monte Rite… E per mancanza di spazio i mondiali a Cortina…

  16. 7
    Gianfranco Valagussa says:

    Cara Cristina visto che i problemi della montagna li conosce chi ci vive, perchè non ci spieghi del fallimento delle terme di Valgrande, ci conti quanti soldi di finanziamento pubblico (CEE) tra Cadore e Comelico sono arrivati negli ultimi 20 anni, perchè non viene presentato un business plan? Rifugiarsi dietro il fatidico “padroni a casa nostra” non convince. Se utilizzaste davvero i conti forse sareste più convincenti e la sola nefasta contrapposizione ideologica sarebbe accantonata. O davvero pensi che l’importante sia “fare”? Fai un giro nella provincia, fai 4 conti e ti accorgerai che quel “fare” ha rinpinguato le casse di pochi finanzieri. Io sono convincibile, coi fatti però.

  17. 6
    Luca Visentini says:

    “Ambientalisti da salotto” mi sembra un linguaggio da Salvini. E allora rispondo a tono: aprite le vostre mille case chiuse agli emigranti.

  18. 5
    Matteo says:

    Sarò un ambientalista da salotto, ma mi piacerebbe che un montanaro da tastiera mi spiegasse come impianti di risalita e laghi artificiali siano compatibili con l’ambiente.
    Ma soprattutto mi piacerebbe sapere come pensano che possano aiutare lo sviluppo del Comelico, quando evidentemente sono pensati per aumentare l’offerta della val Pusteria? Il cui prodest è evidente, a meno di pensare che i tirolesi vogliano regalare soldi al Comelico.
    Così come pare evidente che c’è sempre qualcuno disposto ad accettare un piatto di lenticchie, montanaro o cittadino che sia…
     

  19. 4
    Alferio Persico says:

    il territorio del comelico lo sisalva aiutando a crescere lo sviluppo coerente e compatibile con l’ambiente e questi impianti lo sono di contro mi spieghino questi ambientalisti da salotto con quali azioni concrete intendono aiutare le popolazioni locali . Quali iniziative concrete e non teoriche si può sostenere lo sviluppo del Comelico .

  20. 3
    Alberto Benassi says:

    Chi meglio di chi abita la montagna sa cosa è bene per il proprio territorio?

    siamo onesti, questo non è sempre vero.
    Spesso e volentieri, iniziative sbandierate per la  comunità, in realtà nascondono interessi e speculazioni del tutto personali.

  21. 2
    Cristina says:

    Una lettera stilata da chi il Comelico non lo vive e meglio ancora, non lo conosce.
    Il Comelico è a rischio spopolameto, ma di questo non importa nessuno.
    Chi meglio di chi abita la montagna sa cosa è bene per il proprio territorio?
    Burocrati e ambientalisti seduti sulle loro poltrone a Roma e Venezia?

  22. 1
    emanuele menegardi says:

    Una lettera che può essere considerata il MANIFESTO di una autentica cultura naturalistica!!!
    Un ministro che non recepisca tali istanze non è degno della carica!

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