Perché le guide di montagna donne sono meglio delle guide uomo?

Perché le guide di montagna donne sono meglio delle guide uomo?
(a cura della redazione di mountainplanet)
(pubblicato su mountainplanet.com nel 2019)

Durante la sua ascensione al Monte Bianco (prima femminile) Marie Paradis ha sofferto così tanto che ha implorato i suoi compagni di “gettarla nel crepaccio più vicino per porre fine alla sua miseria”.

Tuttavia riuscì a tornare col successo e divenne la prima donna a raggiungere il punto più alto delle Alpi (1808): e ora a Chamonix, nella Mecca europea dell’outdoor, c’è una strada a lei intitolata.

Oggi molte più donne hanno il coraggio di costruire la propria carriera con l’alpinismo e con il mestiere di guida, seguendo le tracce di un’altra grande, Lucy Walker, prima donna sul Cervino (1871) e una delle fondatrici del Ladies’ Alpine Club (1909).

Gli esperti di Mountain Planet hanno condotto alcune domande tra i clienti delle guide: e ne è risultato questo articolo. La maggior parte degli intervistati ha optato per il fatto che le donne sono le migliori guide alpine: perciò leggete qui di seguito cosa dice la vox populi.

1. La donna memorizza e ricorda meglio
Le donne sono più brave a insegnare perché questa qualità si è definita nel corso dell’evoluzione (mentre gli uomini correvano dietro ai mammut, le donne hanno imparato a rendere la caverna vivibile). Da allora, la maggior parte degli uomini può svolgere un solo compito alla volta, mentre le donne sono pronte a distribuire l’attenzione su diversi obiettivi. Una buona qualità per una guida alpina!

Gwen Moffat è la prima donna britannica a essere diventata guida di montagna (1950) dell’BMG (British Mountain Guides). Nata il 3 luglio 1924, durante gli anni Quaranta fu addestratrice militare per aviatori britannici, poi divenne scrittrice e pubblicò più di 30 libri. Adesso ha 95 anni; ha scalato l’ultima montagna nel 2014 all’età di 90 anni.

2. La donna è più brava a comunicare
Le donne sono più aperte e loquaci degli uomini, hanno migliori capacità d’essere vigili. Su tale base sono pronte a prendere il cliente sotto l’ala, e i loro colleghi maschi, meno protettivi, perdono su questo punto. Allo stesso tempo, la guida della donna può esortare un cliente a ricomporsi, fargli un complimento o tifare per lui.

Anche la guida donna può continuare la conversazione su una vasta gamma di argomenti: dalla cucina agli sport all’aria aperta e alla riparazione delle auto, fino ai genitori. E non sono timide nel condividere queste informazioni!

Inoltre, le probabilità che una guida donna usi un linguaggio offensivo sono molto inferiori a quelle dei colleghi di sesso opposto.

Juliana Garcia (29 agosto 1984) è prima guida alpina donna certificata IFMGA in Sud America. Ora è guida per la famosa Mountain Madness Adventure Agency, fondata da Scott Fischer. Le si riconoscono grandi dota da “macho” negli impegnativi sport all’aria aperta e nelle attività in montagna.

3. La donna non ti sopravanza troppo lungo il percorso
Una forte leadership, spesso una delle principali caratteristiche maschili, può interferire con la professione di guida alpina. Sulla strada per la vetta la guida maschile si lascia spesso portare dall’entusiasmo e può lasciare indietro i clienti. Le donne, al contrario, prestano maggiore attenzione a ognuno e non lasciano senza cura nemmeno i partecipanti più deboli al trekking o alla salita.
E di certo la donna evita di trascinare il cliente fino allo sfinimento.

Dawa Yangzum Sherpa è nata in Nepal nel 1990 (data non precisa). Nel 2017, quando aveva 27 anni, questa donna ha terminato il programma IFMGA e ha ottenuto il titolo di prima guida alpina asiatica certificata. Al suo attivo ha cime come il K2, l’Everest e l’Ama Dablam.

4. La donna è più responsabile e disciplinata
In generale, gli uomini fanno più affidamento sulla loro volontà e determinazione, e più spesso si appoggiano all’esperienza collettiva. Mentre le donne sono più inclini a rispettare le regole e non violarle a causa di ambizioni personali. Allo stesso modo, le guide femminili sono meno disposte a “spaventare” i clienti con inutili dettagli del percorso, non espongono nessuno a rischi inutili.

Angela Hawse (57 anni) è la sesta guida alpina americana donna, certificata IFMGA. Nel 2011 è stata insignita del premio “Guida dell’anno” con l’American Mountain Guide Association (AMGA). “La guida mi ha reso quello che sono“, dice Hawse “Mi ha dato fiducia e mi ha insegnato a pensare con i piedi per terra. Non riesco davvero a immaginare di avere un lavoro diverso”.

5. La guida donna non dice “questo non puoi farlo”
Nonostante il fatto che la situazione stia gradualmente cambiando, il numero di guide donne è inferiore al numero di guide maschi. Per diventare una guida, una donna deve in ogni caso fare molta più fatica per dimostrare che se lo merita. Dopo aver percorso tutto questo, la guida “lady” non ti dice: “Non puoi fare questo trekking” (o salita); proverà a motivare il cliente per aiutarlo ad avere più fiducia in se stesso.

E s’impegnano per dare le stesse possibilità a chiunque scelga di affidarsi a loro, pur rimanendo delicate e sensibili.

Tanya Naville è guida alpina francese e maestra di sci. Nel 2017 ha avviato il progetto Skimo-donna, dedicato allo scialpinismo in diverse parti del mondo. Tanya raccoglie e condivide l’esperienza delle donne su questa attività al fine di mostrare i passi avanti che la donna ha fatto verso il “mondo maschile” dell’alpinismo e della guida alpina.
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Perché le guide di montagna donne sono meglio delle guide uomo? ultima modifica: 2020-05-28T04:57:50+02:00 da Totem&Tabù

10 pensieri su “Perché le guide di montagna donne sono meglio delle guide uomo?”

  1. 10
    grazia says:

    Buonasera a tutti e grazie a Paolo per avermi chiamata in gioco!
    Avevo letto l’articolo tempo fa e mi pare che fosse integrato con interviste a guide donne e non l’avevo trovato veritiero.
     
     
    Non credo che una guida donna possa essere più brava di un uomo e neppure l’inverso. Ci sono guide donne in gamba come pure guide uomini.
    Ognuno di noi ha le sue caratteristiche, che saranno più o meno marcate, e che guideranno le scelte della nostra offerta.
    Per esempio io, amando molto la botanica e le piante medicinali, scelgo itinerari che non si spingano molto in quota, dove la vita delle piante diventa più difficile. 
     
    Così come penso che una guida alpina si specializzi in una i più discipline a seconda di quelle in cui si sente più “sicuro” è forte. 

  2. 9
    Matteo says:

    Guai cosa esattamente?
    Guai se una GA uomo non fosse un uomo e una GA donna non fosse una donna?
    Oppure guai se una GA uomo non fosse una Guida? E se invece una GA donna non fosse Guida?
    Di certo comunque ripetere le cose non fà assumere loro un significato se ne sono prive in partenza…nonostante fini pensatori politici e televisivi come Salvini o Sgarbi non siano dell’avviso

  3. 8
    Riva Guido says:

    Incredibile ma vero!
    Grazie Matteo.
    Provo a rimediare. La GA uomo è la GA uomo, la GA donna è la GA donna. Guai se non fosse così e mi auguro che anche questa professione non venga mai massificata.
     

  4. 7
    Matteo says:

    Riva Guido, non so cosa volessi dire (anche se forse lo immagino…), ma lo sai che La GA uomo è la GA uomo, la GA donna è la GA donna. Guai se non fosse così e mi auguro che non lo diventi mai.” non significa proprio nulla? In italiano intendo!

  5. 6
    Riva Guido says:

    Eh no, cari miei dall’ 1 al 3! Questa massificazione a me non va e la ritengo scorretta e vale per tutte le professioni. La GA uomo è la GA uomo, la GA donna è la GA donna. Guai se non fosse così e mi auguro che non lo diventi mai.

  6. 5
    Roberto Pasini says:

    Un buon modo per squalificare con luoghi comuni e affermazioni non fondate su dati un tema interessante come quello delle differenze di genere nell’esercizio di ruoli professionali di guida/leadership. Inevitabili reazioni negative ovunque: sul blog originale e su FB dove è stato ripreso. Se penso alla ricchezza di spunti in Aria Sottile sulle dinamiche guida/cliente in gruppi prevalentemente maschili il paragone non è neppure pensabile. Infatti ad Harvard ne hanno ricavato un caso e ci hanno scritto sopra un libro. È vero che non tutti sono Krakauer ma ci potrebbe anche essere una dignitosa via di mezzo. 

  7. 4
    Paolo Gallese says:

    Grazia ma tu ti riconosci in questo articolo? 

  8. 3
    Andrea Parmeggiani says:

    Io non posso che concordare con quanto scritto nei commenti qui sopra: non ho mai avuto il piacere di andare in montagna con uno di voi, ma ho un rapporto ottimo con una guida uomo di Ortisei, con il quale (quasi) ogni anno vado a fare una arrampicata. 

  9. 2

    Ma chi ha scritto questo “articolo”? Ridolini?
     

  10. 1

    Quanta stupidità e superficialità in uno scritto (definirlo articolo sarebbe offendere i giornalisti veri) buttato  là da qualche frustratone di quelli “soliti noti”…Le Guide di montagna che in Italia, e solo qui da noi, si chiamano Guide Alpine, termine che nel mondo è riconosciuto come referenza di altissima qualità (e non lo dico io ma i clienti stranieri che ogni giorno si legano alle nostre corde), non hanno differenze tra uomo e donna (guarda caso il titolo professionale è grammaticalmente femminile). Perché non esiste differenza di genere tra le Guide Alpine… una Guida Alpina è una Guida Alpina, punto e basta!Le colleghe donne (che saluto cordialmente) non sono più o meno brave o ugualmente brave, sono brave e basta, perché hanno superato quella serie di test durante i quali tutti abbiamo dovuto metterci in gioco e dimostrare che eravamo in grado domani di accompagnare. Quello che ci differenzia aldilà dello status di genere è la difficoltà (già peraltro più volte descritta da articoli seri) nell’esercitare la professione, dovuta ad un concetto piuttosto stupido, che dimostra soltanto quanto poco siamo progrediti socialmente, che vede la professione di Guida Alpina storicamente come maschile, senza contare che un tempo alle donne era praticamente vietato competere con gli uomini in ciò che riguardasse attività sportive tra le quali l’alpinismo. Ne sapeva qualcosa sicuramente la grandissima Mary Varale, che come si può leggere tra le righe di diversi racconti, dovette far finta di farsi portare mentre invece era lei che trainava la cordata.Ma è un concetto questo, “squisitamente” italiano o perlopiù italiano. Nel nostro Paese il sessismo esiste da sempre e malgrado, forse, certe apparenze, è sempre presente in tutte le cose che facciamo.Altra musica al di fuori dell’Italia… Mira Marko Debelakova, eccelsa sestogradista slovena, già nel 1921 entrò a far parte del gruppo alpinistico Skala senza alcuna difficoltà ed è considerata come una delle più forti alpiniste dell’epoca d’oro.Quindi per piacere non parliamo di Guide Alpine donna o uomo ma di Guide Alpine, punto e basta! Il sessismo si vince in questo modo, non invece recriminando continuamente, questo è il modo migliore per tenerlo sempre in vita!  

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