Il permesso della Volpe

Il permesso della Volpe
di Chiara Baù
(già pubblicato su https://www.imperialbulldog.com/2018/02/08/permesso-della-volpe/, 8 febbraio 2018)

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(2), disimpegno-entertainment(3)

New York, Central Park: sono catapultata 5 giorni nella Grande Mela per motivi di lavoro. Durante una breve pausa mi imbatto, nel cuore di Central Park, in una piccola pista di pattinaggio nascosta romanticamente tra gli alberi, protetta da sontuosi grattacieli e resa famosa da tanti film girati a New York. Ne ero rimasta stregata. Il sogno era pattinare su quel piccolo specchio ghiacciato, immersa in un’atmosfera che solo Central Park può trasmettere. Ma ci devo rinunciare. Incredibile a dirsi, purtroppo a New York, sede della borsa mondiale, un piccolo campo di pattinaggio sembra essere rimasto indietro nel tempo: l’ingresso e l’affitto dei pattini erano possibili solo se pagati in contanti. Trovo il posto ancora più autentico anche se quel disservizio non mi aveva permesso di esaudire il mio desiderio. In quel momento avevo con me solo la carta di credito e i pochi dollari in tasca non erano sufficienti, così come il tempo a disposizione.

Volpe sul Laghetto di Fiè, Alpe di Siusi, Dolomiti

Spesso la realizzazione di piccoli o grandi sogni necessita più tempo del previsto. Mi accontento, quindi, di osservare la piccola pista di pattinaggio proprio come una bambina che dal retro della vetrata di una pasticceria, nel pregustare dolci invitanti, appanna col fiato la vetrina.
Lascio Central Park contenta perché in cuor mio sapevo che prima o poi sarei riuscita a pattinare in quell’ ambiente tanto singolare quanto unico. 

Non trascorre molto tempo. Pochi mesi dopo, sempre durante una pausa di lavoro, questa volta in Italia, decido di avventurarmi verso il laghetto di Fiè, situato sotto il massiccio montuoso dello Sciliar in Alto Adige.
La neve è stata generosa quest’inverno e il laghetto era vestito di un abito bianco che da qualche anno mancava.

Laghetto di Fiè, Alpe di Siusi, Dolomiti

Nascosto nel bosco sembrava mi stesse aspettando. Mi trovo coinvolta in un’atmosfera da fiaba: nessuno intorno, anche perché era un giorno infrasettimanale e chi mai poteva permettersi di passeggiare tranquillamente in un giorno lavorativo?

La fortuna di un lavoro stagionale in montagna consente di operare quando tutti sono in ferie e di avere un giorno libero mentre tutti lavorano. Incontro solo alcuni anziani del posto che come la sottoscritta si aggiravano con curiosità nelle vicinanze del lago. Solo più tardi ho capito il vero scopo della loro perlustrazione.

Mi approprio di quel momento tutto mio e del privilegio dell’occasione. Una porzione di ghiaccio mista all´acqua rivelava la vera natura del laghetto che in apparenza sembrava un semplice prato innevato. La notte precedente aveva nevicato in abbondanza, ma una raffica di vento aveva scoperto un piccolo angolo del laghetto custodito dalla neve.

Proprio come davanti a un foglio bianco il primo istinto fu quello di lasciarvi un’impronta ed attraversarlo. Ma non era il momento giusto. Giro, quindi, intorno al lago cercando di scoprire chi avesse lasciato delle tracce.

Lungo il sentiero notai un formicaio dall’aspetto pietrificato. Ricordo che in estate mi capitava spesso di schivare con gli scarponi plotoni di formiche. Ma in quel momento ogni forma di vita era immobile.

Orme della volpe sul Laghetto di Fiè, Alpe di Siusi, Dolomiti

Le formiche sono animali eterotermi in grado di adattarsi alla temperatura dell’ambiente circostante. Per sopravvivere devono mettere in campo una serie di strategie. Molte colonie di formiche, insieme alle loro regine, alle operaie e alle larve, si addentrano nelle profondità del formicaio, andando in letargo: una sorta di immobilizzazione di tutta la colonia che si ammassa nelle stanze più protette del nido, di solito attorno alla regina. 

Nel silenzio che avvolge il lago notai l’assenza delle api, neanche una in volo, ma come potrebbero resistere a una temperatura tanto fredda?

In effetti le api durante l’inverno formano il cosiddetto glomere, una sorta di formazione costituita dalle operaie che si stringono fra loro al fine di mantenere costante la temperatura all’interno dell’arnia. Il glomere viene instaurato tra i favi, mantenendo al centro parte delle scorte utili a superare la stagione fredda. Le api all’esterno del glomere possono sopravvivere a temperature molto rigide poiché ricevono periodicamente il cambio dalle api rintanate all’interno. L’ape regina si trova sempre al centro del glomere che si rivela quindi uno stratagemma adottato dalle api per superare i rigori invernali, un sistema efficace per contrastare il freddo e permettere all’intera famiglia di superare il lungo inverno.

Per garantire la vivibilità della colonia le api devono raggiungere una temperatura all’interno dell’arnia di circa 21°. La stessa cosa avviene per le colonie di pinguini che devono sopportare temperature anche di -50°. 

Nel silenzio che domina quello scenario mi sembra di percepire una sorta di gorgoglio che rende vivo un ambiente apparentemente senza vita. Era la voce del lago ghiacciato dovuta probabilmente all’aria intrappolata nello strato di ghiaccio sotto forma di bolle in pressione. Ma un altro segnale di vita cattura la mia attenzione.

Su un lato del lago qualcuno aveva osato varcare il sottile lenzuolo di neve che proteggeva il ghiaccio, lasciando le proprie orme vicine a un canneto che costituiva una sorta di barriera protettiva naturale del piccolo lago; forse orme impresse da qualche animale che per attraversarlo aveva preferito farlo in disparte, utilizzando il ventaglio delle canne come una sorta di nascondiglio. Accucciata al limite del lago cerco di scoprire chi con tanta audacia avesse tentato di percorrere quello strato di ghiaccio apparentemente delicato. Le orme erano piccole, quindi poteva trattarsi di un solo animale.

Fissando il ghiaccio mi assale la voglia di pattinare su quella superficie immacolata. Non oserei mai calpestarlo ma vinta dalla curiosità, inizio a chiedermi quali possono essere le cautele da mettere in atto per inoltrarmi sulla superficie ghiacciata in totale sicurezza.

Laghetto di Fiè, Alpe di Siusi, Dolomiti

Forse esiste un algoritmo, una formula matematica capace di svelare la soluzione per poter pattinare in tutta tranquillità. Oppure meglio non porsi domande, ma affidarsi al teorema di incompletezza di Kurt Goedel, che per la prima volta dimostrava come non si possa conoscere tutto. La curiosità non mi abbandona, anzi cresce. Inizio così a scrutare con attenzione il colore del ghiaccio, sicuramente un fattore determinante per le mie osservazioni. Le sfumature oscillanti dal grigio chiaro al nero indicavano un ghiaccio in fase di disgelo, quindi scarsa densità e inconsistenza a reggere un peso.

Dal bianco intenso a un bianco opaco indicano una neve satura di acqua che congelando in superficie da luogo ad un ulteriore strato sottile di ghiaccio e di conseguenza nella maggioranza dei casi cedevole per via della struttura porosa conferita dai vuoti d’aria. Dall’azzurro al trasparente sta ad indicare uno strato di ghiaccio molto denso e robusto, vale a dire un ghiaccio sicuro a sostenere un peso.

Ma qualsiasi analisi da parte mia non lo rendeva certamente sicuro e in questa scorribanda di ipotesi sull’attraversamento del laghetto trovo finalmente la risposta, scoprendo ben presto a chi appartengono le impronte dell’audace avventuriero.

Si tratta di una bellissima volpe che con la leggerezza di una ballerina classica avanzava sulla superficie ghiacciata soppesando ogni passo, come se sapesse esattamente in quale direzione proseguire, intuendo dove il ghiaccio potesse resistere o cedere. Ammiravo la sua andatura, il suo ritmo e la sua prudenza.

La volpe attraversa il Laghetto di Fiè, Alpe di Siusi, Dolomiti

La volpe avrebbe teso l’orecchio a ogni minimo scricchiolio del ghiaccio e scegliendo accuratamente con estrema meticolosità e la massima avvedutezza ogni passo, cercava i punti più sicuri dove procedere. Nel passo le orme si susseguono formando una linea a zig zag, la stessa traccia che avevo osservato durante la perlustrazione del lago. Qualsiasi movimento era di vitale importanza, la sua sopravvivenza dipende unicamente dalla prudenza. Era un susseguirsi di passi ponderati all’ennesima potenza.

C’era molto da imparare da quell’incedere accorto. Sapevo che in Cina la prudenza della volpe era proverbiale, ma a breve scoprii che questo proverbio non era diffuso solo tra i cinesi, ma apparteneva anche alla cultura contadina del nostro Paese. Presso gli anziani era noto il detto che si potesse attraversare un laghetto ghiacciato solo dopo il passaggio della volpe. Questo magnifico animale dal pelo fulvo e dall’aspetto regale avrebbe dato il permesso. 

Razionalmente mi chiedo come sia possibile credere che il peso di una volpe possa eguagliare quello di una persona, ma un proverbio è un proverbio e non un assioma matematico.

Le sue orecchie grandi e triangolari sembrano muoversi come delle antenne, la coda particolarmente lunga serve a bilanciare il peso durante l’attraversamento del lago. Sembra che col suo finissimo udito percepisca il minimo rumore del ghiaccio. La pelliccia è di uno splendido color arancio-rossiccio, con sfumature e brizzolature giallastre.

Ero curiosa di capire come mai la volpe fosse solitaria in quel cammino. Mi aspettavo di scorgere anche le orme di altri animali del bosco. Una guardia forestale mi spiegò che animali come il capriolo, la lepre e i cervi, non essendo animali predatori, salvo debite eccezioni, non avevano alcun motivo di avventurarsi sul ghiaccio modificando i tragitti nel bosco.

Crepe sul ghiaccio al Laghetto di Fiè, Alpe di Siusi, Dolomiti

Gli spostamenti della volpe invece, come quelli di ogni altro predatore attivo d’inverno alla ricerca di cibo, possono spingere più facilmente questi animali ad attraversare specchi d’acqua ghiacciata per accorciare il proprio percorso, calcolando ogni variabile.

La volpe rossa (Vulpes vulpes crucigera) è un predatore di taglia media e uno dei mammiferi selvatici a maggior diffusione. Il segreto del suo successo è la sua grandissima adattabilità, sia per quanto riguarda l’alimentazione che l’habitat. Laddove molte specie selvatiche scompaiono a causa della presenza antropica, la volpe si conquista nuovi spazi. Alle nostre latitudini l’accoppiamento che segue un lungo corteggiamento avviene in inverno; dopo una gestazione di circa sette settimane. La femmina partorisce in primavera da 3 a 8 piccoli che vengono allattati per un mese e successivamente nutriti con alimenti predigeriti dalla madre e poi rigurgitati; i piccoli stanno con la madre fino all’autunno. La volpe vive in gruppi familiari, costituiti da un maschio con più femmine, in cui la gerarchia impone che sia solo la femmina dominante a riprodursi mentre le altre la aiutano ad allevare la prole, un po’ come accade nel film Piccole donne.

Nel caso di morte della madre sono le altre componenti del gruppo ad allevare i cuccioli fino alla loro indipendenza e successivamente è la volpe che occupava il secondo rango nella gerarchia femminile ad acquisire il ruolo di riproduttrice.

Le volpi sono animali territoriali: il territorio si estende da 10 fino a 50 km quadrati, al cui interno si trovano diverse tane scavate direttamente dall’animale o ereditate da altri animali. Tra queste, una tana principale è utilizzata in inverno per il parto e la cura dei piccoli. Le altre, sparse sul territorio, sono utilizzate come nascondiglio in caso di pericolo o come dispensa per gli alimenti. A volte, in caso di tane molto estese, si verificano casi di condivisione della tana da parte di tassi e volpi. Grazie all’udito finissimo la volpe è in grado di individuare le prede nell’erba alta e avvertire il movimento di un piccolo roditore persino sotto un metro di neve.

Riflessi sul ghiaccio – Laghetto di Fiè, Alpe di Siusi, Dolomiti

Nella letteratura ci si imbatte continuamente negli attributi negativi della volpe. In realtà all’interno dell’ecosistema questo animale assolve un compito di enorme importanza, cui un tempo contribuivano anche i grandi predatori come l’orso, il lupo e la lince. Infatti ogni anno una volpe arriva a cibarsi di circa 4000 topi.

Le sue abitudini sono solitamente notturne: di notte caccia ed è attiva, mentre di giorno preferisce riposare in tana e dedicarsi alla pulizia quotidiana. La vita di una volpe spesso non supera un anno, anche se in teoria questi animali potrebbero sopravvivere fino a 8-10 anni. Come molti animali, anche la volpe presenta una sorta di muta con un pelo più folto e spesso in autunno, che tende a ridursi durante il periodo primaverile.

La volpe ha raggiunto, ormai, l’altro lato del lago. Ora chiunque può attraversare in sicurezza quel velo ghiacciato. Sulla superficie si erano formate delle leggere crepe disegnate dalla neve, rivelando una sorta di proiezione ramificata.

Provando a immedesimarmi nella volpe, poso l’orecchio quasi a contatto col ghiaccio. Forse era solo suggestione, ma ero capace di avvertire qualche leggera vibrazione che animava quell’apparente staticità.

Approfitto di quell´atmosfera tranquilla per immortalare con la macchina fotografica ogni particolare del lago, ogni segnale di gioco tra neve e ghiaccio, cogliendo le ombre ben definite degli alberi che sembravano partecipare allo scenario proiettando i loro profili sulla superficie ghiacciata.

Sembra che il laghetto non volesse rivelare la sua vera natura, rimanendo semplicemente il territorio di passaggio della volpe. Ma il vento non era d´accordo. Così anche un alito leggero riusciva a disegnare sul lago le figure più strane, spolverando via la neve o raccogliendola in svariate forme.

In quel momento noto che i pochi anziani incontrati all’inizio, stanno confabulando in gruppo tra loro, quasi una sorta di consiglio tra vecchi indiani. Il permesso di pattinare era stato accordato. Solo una misurazione dello spessore del ghiaccio era stata eseguita: uno strato di 15 centimetri era sufficiente per supportare qualsiasi peso. In breve tempo il laghetto si riempie di schiere di bambini ansiosi di pattinare e il silenzio si trasforma in schiamazzi di gioia.

Pattinatore sul ghiaccio – Laghetto di Fiè, Alpe di Siusi, Dolomiti

L’entusiasmo per la prima pattinata della stagione contagia ogni persona. Si tratta del divertimento più puro, che appartiene solo all’ingenuità e all’entusiasmo dei bambini, capaci di animare l’atmosfera con grida gioiose e mille evoluzioni sui pattini tolti dai vecchi scaffali. Il lago inizia, così, ad essere scolpito da cerchi concentrici disegnati dalle corse e dalle danze dei ragazzi più abili.

Ammiro con quale semplicità anche al giorno d’oggi i bambini possono divertirsi come una volta, come appariva nei cartoni animati delle storie di Heidi. Avevo appena avuto modo di assistere durante il telegiornale a un video sulle sconcertanti imprese di certe baby gang, bande di adolescenti che si divertivano a devastare nella metropolitana di Milano tutto ciò che incontravano sul loro folle cammino. 

Presso il laghetto l’unico disturbo che i ragazzi arrecavano era quello provocato dallo stridio della lama sul ghiaccio, un rumore che poteva forse disturbare gli unici abitanti del lago, microorganismi e minuscole forme viventi, presenti nello strato d’acqua protetto dal ghiaccio e che grazie alla proprietà chimica dell’acqua, la cui massima densità è 4° gradi, potevano sopravvivere. 

Pattinatori sul ghiaccio – Laghetto di Fiè, Alpe di Siusi, Dolomiti

L’immagine del lago che pian piano si anima di piccoli grandi pattinatori mi riporta ad un altro ricordo di bambina: la lettura di un classico per ragazzi Pattini d’argento, il romanzo della scrittrice statunitense Mary Mapes Dodge (1831-1905). E’ il racconto di un viaggio attraverso l’Olanda dell’Ottocento. Lo spunto è offerto dal viaggio sui pattini da Broek a l’Aia di un gruppo di ragazzi, ma il romanzo narra soprattutto la storia della famiglia Brinker, delle sue disgrazie e vicissitudini economiche. Anche nelle condizioni più drammatiche i due protagonisti del romanzo, Hansel e Gretel non perdono l’allegria e, appena possono, scivolano felici sui canali coperti di ghiaccio calzando primitivi pattini di legno. 

La trama del romanzo narra di una gara di pattinaggio su un canale ghiacciato, che vede in palio meravigliosi pattini d’argento. I protagonisti eccitati all’idea possiedono solo pattini malandati, ma grazie alla generosità di alcuni amici riescono a comprarne di nuovi e, sia pur dopo un esito incerto della gara, escono vincitori degli agognati pattini d’argento.

Paesaggio invernale con pattinatori e trappola d’uccelli – Opera di Peter Bruegel

Chiudendo gli occhi mi sembra di immergermi in quell’atmosfera ottocentesca e di udire il rumore dei pattini che graffiavano il ghiaccio dei canali e non era difficile trasferire il tema del racconto e della gioia di pattinare al laghetto di Fiè, sotto il massiccio dello Sciliar.

Varie e curiose le figure presenti sul laghetto ghiacciato: ragazzi con mazze da hockey che hanno improvvisato una partita, una mamma che tenta di insegnare al suo piccolo i primi rudimenti sulla superficie gelata, una coppia che pattina mano nella mano. Ma la maggior parte dei pattinatori gode semplicemente di quella prima uscita sul ghiaccio, che avrebbe dato il via a tante altre divertenti giornate.

Chiara Baù pattina sul ghiaccio – Laghetto di Fiè, Alpe di Siusi, Dolomiti

E anche questa impressione di semplicità non poteva che accordarsi con un’altra bellissima immagine; quella dell’ampia distesa d’acqua ghiacciata che si profila in un celebre quadro di Peter Bruegel (pittore olandese del XVI secolo considerato uno dei maggior esponenti della pittura di genere, con attenzione alla pittura del quotidiano e ad un’umanità florida e spensierata) dal titolo Paesaggio invernale con pattinatori e trappola d’uccelli, che raffigura uno scorcio di quotidianità in una fredda giornata, rappresentando gli abitanti di un villaggio intenti a scivolare divertiti sulla distesa di un fiume ghiacciato.

Laghetto di Fiè, Alpe di Siusi, Dolomiti

In tutto questo mio fantasticare, le luci del set che avevo creato si affievolivano man mano che il tramonto faceva il suo ingresso. Rimasta inizialmente in disparte ad assaporare il profondo silenzio invernale, ad osservare i passi furtivi della volpe, e quindi l´inaugurazione della stagione di pattinaggio sul lago di Fiè, sento che ora toccava a me. Il desiderio di pattinare al Central Park, a New York, si era risvegliato, ma senza il permesso della volpe non avrei potuto iniziare. La sua proverbiale prudenza e pazienza erano stati un significativo insegnamento.

Nessun ostacolo per la carta di credito, la cifra per affittare i pattini era irrisoria rispetto alle tariffe di Central Park. La giornata volge al termine, i pattinatori hanno sfogato tutte le loro energie e sono rientrati alle loro case. Così decido di pattinare da sola sul laghetto che tanto aveva suscitato la mia fantasia. Affitto i pattini presso una baita di legno in riva al lago e un po’ goffamente inizio le mie evoluzioni. Varcare quel confine ghiacciato, sentire i pattini che morbidamente scivolavano stridendo sulla superficie lucente mi fa provare un brivido e ricordare un passo del libro di Pattini d’argento che si identificava col mio stato d’animo: “a scuola suonò la campanella della ricreazione: veniva concessa un’ora di libertà e tutti gli scolari si riversarono fuori per fare una bella pattinata sul canale e sfogare così la vivacità repressa nelle lunghe ore di lezione”.

Pattinai quasi un’ora, improvvisando piccole acrobazie da neofita e questo grazie al permesso della volpe. Era una fortuna pattinare sul laghetto di Fiè e non sempre è possibile, quest’anno è grazie alla temperatura rigida e alle copiose nevicate.

Volpe sul Laghetto di Fiè, Alpe di Siusi, Dolomiti

Il freddo comincia a farsi sentire. Mi siedo sul bordo del laghetto per togliere i pattini quando improvvisamente dietro al tronco al quale mi sono appoggiata fa capolino, furtiva, una volpe, splendida nel suo manto acceso, quasi mi stesse spiando.

Mi scruta per qualche istante e poi si dilegua nel bosco. Proprio come nel libro de Il piccolo principe, mi sentii addomesticata. Con il suo passaggio sul lago si era creato un prezioso legame: una semplice corsa sui pattini mi aveva permesso di tornare bambina. Il tempo non si era fermato, si era semplicemente dilatato lasciando spazio a pensieri che a volte giacciono troppo in profondità per emergere o troppo in superficie per essere ascoltati.

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Il permesso della Volpe ultima modifica: 2018-04-18T05:11:02+01:00 da GognaBlog

1 commento su “Il permesso della Volpe”

  1. 1
    Roberto Trupiano says:

    gradevolissima lettura, grazie

     

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