Perspektivenweg

E’ giunto il momento condannare senza appello coloro che, con la scusa di fare informazione, in realtà comunicano ciò che i loro clienti vogliono sia comunicato, spacciando per informazione oggettiva ciò che è solo argomento di vendita.

Conosco bene questo meccanismo, quando lavoravo nella mia Kappatre Comunicazione ero spesso esposto a questo pericolo e al fastidioso ridurre qualunque parola allo stretto significato che potesse far vendere quel preciso prodotto, in quel caso (ma anche in questo che tra poco segue) una precisa offerta turistica dei nostri clienti. Facevo ciò con moderazione, nel tentativo di far passare anche altri contenuti: ma era un compito impossibile, una lotta tra Davide e Golia in cui vinceva sempre quest’ultimo. Aggiungo che questo mio outing non riesce ad alleviare il mio senso di colpa neppure di un poco.

Lo spot che segue è tratto dal sito siviaggia.it e “comunica” che “sulle Alpi austriache nascono i trampolini di design per ammirare panorami mozzafiato”.

Ovviamente “una nuova avventura per vivere le Alpi austriache come non avevate mai immaginato”.

Vi si blatera di “omaggio alla natura” quando l’unico omaggio che le si può fare è quello di lasciarla stare e di lasciar perdere qualunque intervento banalizzante. Si accenna alla solita “valorizzazione”, parola che è ormai tanto discosta dal suo significato originario da essere costretti a respingerla ogni volta che la si incontra (davvero spesso…). Si vagheggia di “prospettiva diversa”, di “esperienza visiva ed emozionale senza eguali”, come se la costruzione di un trampolino là dove dovremmo sentirci immersi nella natura dovesse necessariamente amplificare le nostre sensazioni. Si dirà: che danno fa all’ambiente? Che impatto ha? Nessuno, perché l’impatto è su noi stessi, e non è così difficile da capire. E’ un’operazione di piccolo cabotaggio che però traduce egregiamente la nostra incapacità di amare la Natura come è. Viene da dire: basta con queste emozioni assistite dalle vostre protesi! (Redazione di GognaBlog).

Perspektivenweg
(percorso di prospettive)
a cura di siviaggia.it
(pubblicato il 31 agosto 2019)

Si chiama Perspektivenweg ed è un’opera straordinaria di architettura per ammirare lo spettacolo mozzafiato della catena montuosa Nordkette.

È una vera e propria opera d’arte, nata dall’estro creativo dello studio internazionale di architettura Snøhetta, famoso al mondo per le creazioni che stupiscono e incantano.

E lo hanno fatto ancora, con la realizzazione di Perspektivenweg, lo studio Snøhetta, incanta ogni giorno centinaia di visitatori che accorrono per ammirare il panorama mozzafiato che le Alpi austriache possono regalare attraverso un nuovo punto di vista.

Partendo dalla stazione di Hungerburgbahn, si raggiunge in poco tempo quella di Seegrube, a 1905 metri d’altezza. Da qui è possibile attraversare la vallata che porta sulle vette dei Monti del Karwendel, di cui la catena montuosa Nordkette fa parte.

E se prima la vista tra le montagne ci sembrava incantevole, ora è per lo più sbalorditiva. Lo studio di architettura Snøhetta ha realizzato un’istallazione che prevede 10 trampolini perfettamente inseriti nel contesto naturale delle Alpi austriache.

Si tratta di un vero e proprio omaggio alla natura, la valorizzazione del territorio passa dall’architettura. Da ogni trampolino è possibile ammirare uno spettacolo naturale, incontaminato e senza eguali. Ogni singola installazione offre una vista e una prospettiva diversa che regala un’esperienza visiva ed emozionale senza eguali.

Le installazioni sono state concepite per proiettare il visitatore direttamente nel panorama che sta ammirando, da qui infatti, si ha la sensazione di fluttuare nell’aria e rimanere sospeso tra le montagne.

Tutte le opere che fanno parte di Perspektivenweg, sono state realizzate per valorizzare l’ambiente e dare coerenza e continuità visiva agli elementi di design già presenti. I trampolini infatti hanno una struttura di acciaio corten, materiale presente anche in altri interventi sul territorio.

Il design prevede anche delle barriere anti-valanga e il legno utilizzato per i trampolini è quello di larici, caratteristico delle foreste austriache.

Quella di Perspektivenweg, che tradotto, non a caso, vuol dire percorso di prospettive, non è solo una struttura architettonica di grande valore per il territorio delle Alpi austriache, ma uno strumento per il visitatore per godere della migliore esperienza visiva sugli straordinari elementi naturali del panorama alpino e i suoi scenari.

Snøhetta /@Christian Flatscher

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Perspektivenweg ultima modifica: 2019-10-04T05:19:32+02:00 da GognaBlog

13 pensieri su “Perspektivenweg”

  1. 13

    Più che altro rappresentano quel tipo di oggetti che ti prendono per mano per farti vedere quello che vedresti anche senza di loro e senza darti la possibilità di sbagliare e quindi di imparare.

  2. 12
    Alberto Benassi says:

    Qualcuno mi spiega che tipo di minaccia rappresentano queste installazioni architettoniche? Mi paiono veramente poco impattanti. Non disturbano ne i cannibali ne gli amanti del calzettone anni ’70 sopra il pantalone di velluto alla zuava…

    sono semplicemente BRUTTE .
    Mi spieghi perchè in un luogo BELLO dobbiamo mettere cose BRUTTE?

  3. 11
    AndreaD says:

    Inutili, perché come ha osservato agh “spostano la visuale di qualche metro”, e brutti.

  4. 10
    Paolo Gallese says:

    Luca, come dice l’autore, la minaccia è mentale, intellettuale. È distorcere il senso del percepire ciò che sta intorno a te. È bellissimo. Ma è stupido.

  5. 9
    Luca M. says:

    Qualcuno mi spiega che tipo di minaccia rappresentano queste installazioni architettoniche? Mi paiono veramente poco impattanti. Non disturbano ne i cannibali ne gli amanti del calzettone anni ’70 sopra il pantalone di velluto alla zuava…

  6. 8
    agh says:

    E’ il solito ciarpame del marketing e quindi anche culturale, e per questo pericolosissimo perché altera profondamente nella massa la percezione della montagna, sempre più ridotta a luna park grazie a queste inutili strutture, che sembrano invece indispensabili per le amministrazioni locali che le realizzano ormai in serie ovunque. 
    Dalle terrazze panoramiche col pavimento in vetro ai trampolini nel vuoto (che spostano la visuale di qualche metro), dalle ferrate da criceti della Paganella e del Cermis ai ponti “tibetani” che spuntano come funghi, il territorio montano viene corroso lentamente ma inesorabilmente da questa urbanizzazione strisciante che si spinge fino in quota.  
    Una concezione distorta della montagna che distorce anche il significato delle parole: il ponte tibetano in origine era quello fatto di solito con tre corde di canapa: una per appoggiare piedi e le altre due per tenersi in equilibrio. Provate a fare una ricerca di immagini su google con le parole “ponte tibetano”: escono centinaia di ponti di varie fogge fatti tutti nelle Alpi, con corde d’acciaio e spesso fondazioni in cemento agli estremi. Nessuno in Tibet.

  7. 7
    Damiano says:

    Suggerirei  ai “desaigner” di aggiungere un buco a mo di turca, attraverso il quale il visitatore possa proiettare le proprie deiezioni mentre è intento ad esperienziare. Tale foro nel terreno dovrebbe, oltre che scaricare in apposita fossa biologica con batteri selezionati, avere un sistema di ventilazione tale per cui l’odore delle sostanze evacuate possa salire verso le narici, in modo da rendere l’esperienza, plurisensoriale.
     
     

  8. 6
    Matteo says:

    Qui siamo veramente al limite estremo della inutilità proterva e stupida. Guardate l’ultima foto: non è nemmeno un “trampolino”, è una piazzola con un parapetto chiuso. Se non ci fosse il punto di vista cambierebbe nemmeno di un metro in verticale. Sono sempre stato scettico circa le installazioni architettoniche per fruire di un panorama come la passerella sul lago d’Idro (mi pare), la terrazza di vetro o anche la vetrata dell’Eigerwand, ma qui l’installazione non cambia minimamente il punto di vista -nemmeno il trampolino lungo in realtà, vista la pendenza prato.
    Sembra che per vedere qualcosa, per far si che esista, si debba recintarla o recintare l’osservatore. Ingabbiarla/ingabbiarsi. Separarsi, separare l’osservatore dall’osservato.
    L’opposto insomma di immedesimarsi, perdersi o vivere una esperienza.
    Sarà il portato della civiltà delle immagini, del vivere sempre di più attraverso uno schermo?
    Non lo so, ma divento sempre meno fiducioso circa il futuro della specie…

  9. 5
    Alberto Benassi says:

    oltre a: zero impatto, mozzafiato, sostenibile, ci metterie anche valorizzazione.

    È una vera e propria opera d’arte, nata dall’estro creativo dello studio internazionale di architettura Snøhetta, famoso al mondo per le creazioni che stupiscono e incantano.

    ma cosa stupisce e incanta: questi trampolini??
    Oppure quello che gli sta intorno!!
    Quale  estro creativo ci vuole per pensare e realizzare queste strutture…sinceramente non ci arrivo.

  10. 4
    Paolo Gallese says:

    “Basta con le nostre protesi”… Bello! Mai concetto è stato espresso più efficacemente.

  11. 3
    lorenzo merlo says:

    Sostenibile e zero impatto sono reti che stanno facendo ricchi i pescatori. 

  12. 2
    Salvatore Bragantini says:

    Fra le parole che mi inducono al rifiuto di proseguire oltre nella lettura c’è di sicuro la parola mozzafiato, ma anche esperienza, usata in riferimento al consumo di un banale prodotto o servizio, deve far drizzare le orecchie. Si contrabbanda così come eccellenza, altro termine di cui si abusa, l’ordinario se non il ciarpame.
    Stupisce solo che l’opera non sia definita come sostenibile e a zero impatto.

  13. 1
    lorenzo merlo says:

    Alcuni avvertono una specie di fastidio al plesso solare. È la descrizione sottile di quanto fisiologicamente è detto principio di nausea o di vomito. 
    Ma non si tratta di acrimonia. Che pure sale. 
    Bensì di disperazione. 
    Per cosa? 
    Per ciò che ogni imberbe vivrà con spensierata  innocenza, apprendendo così un linguaggio e una concezione del mondo, di sé e del prossimo attorcigliata sulla sua stessa artificiosità. 
    Una specie di scala sul vuoto della propria natura. 
    Una specie di satanico tappo su se stessi. 

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