Piano Colao e Ambiente – 1

ISDE-Medici per l’Ambiente boccia il piano Colao: «Una proposta iper-liberista con scelte che sono in realtà tra le cause dell’attuale crisi. Prevenzione, precauzione, ambiente e salute assenti o sacrificate nelle proposte del comitato della task force».

ISDE-Medici per l’Ambiente boccia il piano Colao
(Comunicato Stampa di ISDE, 12 giugno 2020)

ISDE-Medici per l’Ambiente boccia il piano Colao che, spiegano dall’associazione, «doveva segnare un deciso cambio di passo e mettere sul tavolo del Governo Conte proposte innovative per un superamento di quel modello di sviluppo che sta ipotecando la possibilità di sopravvivenza su questo pianeta e di cui le pandemie, come gli eventi climatici estremi, sono segnali che non possono più essere ignorati. Questo cambio di passo invece non c’è e si continua a programmare ignorando le cause profonde dell’attuale crisi che non è solo sanitaria e economica, ma anche sociale, ambientale e climatica».

Vittorio Colao

«Il piano, nella sua genericità, sembra puntare quasi esclusivamente su innovazioni tecnologiche e semplificazione delle procedure amministrative per velocizzare ancor di più proprio quel modello di sviluppo che è all’origine dell’attuale crisi – scrive ISDE – Esprimiamo tutta la nostra preoccupazione perché la prevenzione, in particolare quella primaria, in ambito sanitario, che doveva essere al centro di qualsiasi programmazione per il futuro, è completamente assente e il piano per questi aspetti s’identifica unicamente con la telemedicina e le nuove tecnologie. Rimane assente un disegno più organico che preveda la riorganizzazione degli ospedali e delle strutture territoriali, attraverso il potenziamento dei servizi di prevenzione e di cura vicini alle persone e l’incremento del personale medico e infermieristico».
«Anche per quanto riguarda l’ambiente si persevera con vecchi schemi senza alcun ripensamento circa l’urgenza di ritrovare un equilibrio con la Natura – prosegue ISDE – L’ambiente è trattato molto marginalmente nel capitolo “ Infrastrutture e ambiente”, con un accostamento che è indicatore di una visione produttivista di sviluppo, in cui le infrastrutture piuttosto che strumenti per il cambiamento sembrano essere ancora intese come fine a se stesse, spesso inutili e dannose per lo stesso ambiente cui vengono accostate. La maggiore preoccupazione appare quella di semplificare, velocizzare gli iter autorizzativi, rimuovere ogni ostacolo alla loro realizzazione fino a “escludere opponibilità locale” come nel caso del 5G, calpestando basilari principi di partecipazione, democrazia e precauzione. Per quanto riguarda le bonifiche ad esempio preoccupa che si preveda di semplificare addirittura la certificazione dell’avvenuta bonifica. Semplificazione e velocità nelle decisioni possono derivare solo da obiettivi generali chiari e condivisi di sostenibilità reale».

«Il fatto stesso poi che si parli di “capitale ambientale” dimostra che non è mutata la concezione economicista nei confronti dell’ambiente, che viceversa è un bene primario per la sopravvivenza e come tale da salvaguardare – prosegue ancora ISDE – Le misure previste per ridurre l’inquinamento ripercorrono vecchi stereotipi e non sono chiare né innovative: si parla di fonti rinnovabili in maniera generica in una fase in cui è invece necessario distinguere ed eliminare il ricorso a quelle che, come le biomasse, non hanno nulla di rinnovabile, aggravano l’emergenza climatica e danneggiano la biosfera».
«Lo stesso vale per il ciclo dei rifiuti, in cui neppure una parola è dedicata alla loro riduzione e si persevera invece nell’incentivare il loro utilizzo come combustibile.
Non una parola sull’agricoltura industriale e sulla necessità di una sua conversione agro-ecologica in grado di trasformare tale attività da fonte di problemi (desertificazione, perdita di salute e di biodiversità, cambiamenti climatici) a soluzione dei medesimi».
«Per non parlare della clamorosa assenza di qualunque riferimento agli allevamenti intensivi, il cui ruolo anche nella genesi delle pandemie non è certo trascurabile – afferma ancora l’associazione – Prendersi cura del Paese e dei suoi cittadini significa fare prevenzione, evitando i fattori di rischio riconosciuti dannosi per la salute e promuovendo un grande piano di sorveglianza epidemiologica sul territorio basato sulla rete dei medici di famiglia, le Aziende sanitarie locali con particolare enfasi sui Dipartimenti di Prevenzione e i Distretti, e la rete ospedaliera: la sanità è una sola e deve essere interconnessa per prevenire le malattie prima ancora che curarle bene. Per uscire dalla crisi è necessaria la consapevolezza di ciò che stiamo rischiando e il coraggio per un radicale cambio di rotta».

Cosa è l’ISDE
L’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente è nata nel 1989 da un gruppo di medici italiani consapevoli che per garantire la salute di ciascuno, i medici devono occuparsi anche della salute dell’ambiente in cui viviamo, sia come medici che come abitanti della terra.

Dal momento che i rischi per la salute sono inequivocabilmente legati  al degrado ambientale e agli stili di vita, i medici devono orientare il loro ruolo professionale e civile per promuovere la salute anche attraverso scelte individuali e collettive volte alla tutela ambientale.

La dimostrazione che molti processi patologici trovano una loro eziopatogenesi in cause ambientali, quali l’accumulo di inquinanti nell’aria, nell’acqua, nel suolo e nel cibo, ovvero gravi e irreversibili dissesti ambientali, hanno sollecitato una crescente attenzione del mondo medico verso questi temi.

L’associazione, oggi nota anche come ISDE Italia, cerca dunque di conciliare esperienze diverse, sensibilità diverse, appartenenze diverse, ma unite da un comune senso etico, che funge da collante delle nostre azioni e dei nostri comuni obiettivi; di favorire l’incontro tra scienza, politica ed etica; di riconoscere il valore dell’ambiente fisico, ma anche sociale e di tutti i determinanti di salute, riservando una particolare attenzione ai problemi dell’insostenibilità di una crescita economica senza regole che antepone i profitti alla salute.

Inoltre sostiene iniziative anche di enti pubblici (amministrazioni, agenzie, ecc.) o di privati (associazioni, comitati, ecc.) che interessino la difesa dell’ambiente e della salute; raccoglie e diffonde le informazioni relative alle attività svolte da altri nel settore ambientale e sanitario. ISDE, con il suo ruolo si pone come interfaccia tra il mondo scientico, la popolazione e gli amministratori per una diffusione delle conoscenze relative ai problemi della salute legati all’ambiente.

L’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente è affiliata all’International Society of Doctors for the Environment – ISDE (costituitasi nel 1990), analoga associazione internazionale, unica al mondo nel suo genere e riconosciuta dalle Nazioni Unite e dall’OMS.

ISDE Italia è cresciuta nel tempo grazie alle centinaia di operatori della salute e professionisti sensibili alle tematiche ambientali che con questa filosofia hanno affiancato i medici di famiglia, pediatri e specialisti in tutte le branche che l’hanno fondata.

Un contributo particolare lo hanno dato inoltre persone speciali come Lorenzo Tomatis che credette fortemente sia nell’associazione nazionale che in quella internazionale rivestendo con passione il ruolo di Presidente del Comitato Scientifico Internazionale sin dalla costituzione ed Eva Buiatti che è stata Presidente del Comitato Scientifico dell’ISDE Italia dal 1990 e che ha ispirato il concetto della strategia di Salute in tutte le politiche.

In particolare gli obiettivi di ISDE:

  • Informare e coinvolgere la società civile al fine di influenzare i decisori politici sulle tematiche ambientali.  La salute deve essere una priorità nell’ambito delle scelte politiche e il criterio di scelta deve essere la qualità della vita, opponendosi con tutti i mezzi a quei soggetti che perseguono iniziative non rispettose della salute e dell’ambiente. Produrre conoscenze adeguate non ha impatto sulla salute finché queste non sono trasferite efficacemente ai decisori politici;
  • Promuovere e organizzare incontri, eventi formativi per divulgare, sensibilizzare e informare su tematiche ambiente-salute correlate;
  • Elaborare, pubblicare e diffondere documenti, risoluzioni e materiale informativo e con la collaborazione di esperti sulla stampa specializzata e non. I documenti  di particolare importanza di livello nazionale e internazionale sono pubblicati sul sito divisi per aree tematiche quali ambiente e salute, effetti sulla salute umana, inquinamento e salute globale;
  • Partecipare attivamente a iniziative di altri Enti e Associazioni;
  • Formare ed informare Medici ed altri Esperti su ambiente e salute anche attraverso Corsi di Aggiornamento accreditati ECM residenziali e FAD;
  • Svolgere programmi educativi nelle scuole di ogni ordine e grado;
  • Partecipare ai processi decisionali con attività di consulenza e supporto per la pubblica amministrazione, gli organismi legislativi e la cittadinanza organizzata;
  • Promuovere studi e ricerche;
  • Pubblicare e diffondere informazione, relativamente alla tematiche ambiente e salute con una panoramica locale, nazionale ed internazionale, destinata specialmente a professionisti del settore, ma anche a tutti coloro che si interessano di tali temi tramite il bollettino informativo ISDE Italia News.

L’Associazione Medici per l’Ambiente, è iscritta pro-tempore (in attesa dell’istituzione del Registro unico nazionale del terzo settore) alla Sezione Provinciale di Arezzo del Registro Regionale del Volontariato con decreto n. 218 del 30/07/2003 e quindi ODV ai sensi dell’art. 32 del D.Lgs. n. 117/2017 e ONLUS ‘di diritto’ ai sensi del co. 8 del D.Lgs. n. 460/1997.

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Piano Colao e Ambiente – 1 ultima modifica: 2020-07-01T05:04:10+02:00 da GognaBlog

19 pensieri su “Piano Colao e Ambiente – 1”

  1. 19
    Antonio Arioti says:

    Ciascuno di noi è libero di non aderire al sistema. In pratica bisogna vedere a cosa si va incontro.
    Senza dover arrivare a conseguenze estreme dalle quali peraltro mi dissocio, è possibile rinunciare a certe cose senza per questo incorrere in sanzioni. Bisogna però vedere cosa questa rinuncia comporta in relazione al tipo di vita che si conduce. Esempio banale, se voglio operare sul mio c/c tramite home banking devo avere uno smartphone. Posso anche rinunciare ad entrambi, smart e home, ma dopo devo sbattermi ad andare allo sportello per ogni minchiata prendendo ore di permesso dal lavoro.
    Di esempi come quello di cui sopra se ne potrebbero fare delle tonnellate, tenendo sempre presente che comportamenti simili se non addirittura uguali possono nascondere motivazioni completamente differenti. Le scelte che si fanno sono anche dettate da tante piccole cose e non tutti possono pensare di cambiare vita perché se tutti lo facessero bisognerebbe fare gli anticonformisti al contrario.
     

  2. 18
    Enri says:

    Il problema e’ fare proposte sensate e realizzarle. Dire che bisogna avere un modello di sviluppo in sintonia con l’ambiente e rispettoso della salute e’ qualcosa di cui siamo capaci tutti. Il difficile e’ realizzarlo, in modo tale che tutti ne abbiano un beneficio. Quindi a me queste proposte slogan non convincono perche’ in teoria sono perfette in pratica non esistono. Condivido quando si dice che vogliamo i delfini in acqua e il super iphone… l’aria pulita ma sempre un’auto sotto il posteriore… i decenni passano, i problemi rimangono. Detto fra noi, hanno affidato ad un manager il compito di scrivere un piano perche’ al governo, da destra a sinistra, il piu’ competente degli eletti ne sa un miliardesimo di Colao che, potra’ non piacere, ma ha capacita’ e competenze da vendere rispetto a certi ministri il cui curriculum fa piangere. Non me la prenderei tanto con Colao, ma con noi stessi che evidentemente mandiamo al governo sempre chi non e’ in grado di definire e soprattutto realizzare, ripeto realizzare, un modello serio, equilibrato, che non illuda l’ambientalista ( tanto le strade serviranno sempre) ma che non si arrenda nemmeno all’ottusita’ del consumista estremo.
    ps
    il piano Colao e’ stato messo subito da parte perche’ si sono accorti che, dopo averglielo chiesto, avrebbero dovuto realizzarlo e ovviamente non sono in grado di realizzare nemmeno un centesimo del contenuto. E non e’ un tema di chi e’ al governo, vale da destra a sinistra. Finche’ i politici perseguiranno il consenso, tutti, non realizzeranno nulla.

  3. 17

    Paolo, prendo al volo le tue parole per ricordarti di quando ho parlato di “terrorismo”. 

  4. 16
    Paolo Gallese says:

    Lorenzo, hai usato parole a me care: disubbidienza civile.
    Ma in questo paese spesso ciò che in alto si vuole preservare, conduce in basso a sanzioni. A ciò si leverebbe la levata di scudi sul rispetto delle regole.
    Che fare davvero? 

  5. 15
    lorenzo merlo says:

    Le cosiddette soluzioni potrebbero esser rappresentate dalle crune delle teste d’ascia di Ulisse.
    Scegliedoli dal proprio mondo, si allineano gli elementi che ci fanno quadrare i ragionamenti e ci fanno concludere con il solito “basterebbe fare così”.
    Così generata, qualunque soluzione, non si presta ad altro che a finire triturata da tutti gli altri elementi che il solutore non ha considerato.
    Anche per questo la sola rivoluzione è individuale.
    Realizzare in noi comportamenti, scelte, parole, pensieri e sentimenti che prendono le distanze dalle proposte del sistema è forse la sola modalità che ha in sé le doti per estendersi a macchia d’olio.
    Quanto grande non dovrebbe preoccuparci.
    Di più, dovrebbe il nostro livello di disobbedienza civile

  6. 14
    Lorenza says:

    Che si debba affidare nelle mani di manager privati le scelte politiche dell’Italia invece che a commissioni parlamentari regolarmente elette è un precedente pericoloso e situazione inaccettabile, comunque è lo scopo dello stato d’emergenza.

  7. 13
    Matteo says:

    “l piano Colao non mi preoccupa, finirà nelle sabbie mobili molto prima di quanto si pensi. Mi preoccupano invece gli accordi di sottobanco…”
    Quello che preoccupa me è che a tutti piacciono tanto i delfini in laguna e i cerbiatti a Lambrate ma poi quello che vogliono sono i millemila teragiga sul telefonino per vedere le foto della pizza della zia, l’ultima app per misurare le chilocalorie del criceto e l’auto con il nuovo sedile basculante per evitare il ciàpp-skidding in curva e il bottom-bumping sullo sterrato.
    Colau ne è solo un derivato.
    Ma anch’io non ho soluzioni…

  8. 12
    Antonio Arioti says:

    Infatti, siccome non siamo tutti allodole non vale nemmeno la pena di commentarlo.
    Si vedrà passo dopo passo cosa s’inventeranno al governo anche se su certe questioni ci sarà poco da discutere.

  9. 11
    Alberto Benassi says:

    Non è un piano per il futuro è solo uno specchietto per le allodole

    APPUNTO !!!

    mica siamo tutti allodole, anche se lo pensano.

  10. 10
    Antonio Arioti says:

    Non è un piano per il futuro è solo uno specchietto per le allodole al fine di guadagnare tempo e tirare a campare.
    Non esiste un piano per il futuro, non c’è una classe politica in grado di concepire un piano per futuro. Si naviga a vista come sempre.

  11. 9
    Alberto Benassi says:

    chi ha l’ambizione di fare un piano per un intero paese si deve rivolgere a tutti, deve pensare a tutti. Non solo al suo portafoglio, ai suoi interessi diretti.
    Questo dovrebbe essere un piano per il futuro di  un intero paese. E in un paese di sono molte realtà di cui bisognerebbe tenere conto. Altrimenti si fanno solo gli interessi personali.

  12. 8
    andrea dolci says:

    Alberto Benassi: anche chi fiancheggia i NO-VAX e propugna la decrescita felice è di parte, no ?

  13. 7
    Alberto Benassi says:

    Inviterei tutti a leggere il Piano Colao da pagina 20 a pagina 24

    mi pare abbastanza di parte.

  14. 6
    andrea dolci says:

    Inviterei tutti a leggere il Piano Colao da pagina 20 a pagina 24 perché mi sembra che si stia correndo dietro ad un comunicato stile Codacons. 
    Per inciso, la orrenda “deregulation” stigmatizzata dai “Medici per l’Ambiente” si riduce unicamente ad applicare le norme europee per alcune infrastrutture strategiche. 

  15. 5
    Antonio Arioti says:

    Il piano Colao non mi preoccupa, finirà nelle sabbie mobili molto prima di quanto si pensi.
    Mi preoccupano invece gli accordi di sottobanco, quelli che nessuno vede e nessuno sente, almeno fino a quando non scopri di avere un buco nei pantaloni in zona sedere e non ti rendi conto di come te lo sei procurato.

  16. 4
    Alberto Benassi says:

    E non si è mai fidato dei suoi cittadini,

    Si Paolo, ma anche i cittadini dello stato. visto da sempre come un qualcosa da cui difendersi.
     
    Ma cosa ci si aspettava da uno come Colau?? Che facesse un programma dove viene rivalutata l’agricoltura italiana, le produzioni locali ?!?!?

  17. 3
    Paolo Gallese says:

    La verità è che storicamente questo paese ha sempre puntato sulle grandi infrastrutture industriali e non. È un paese che non ha mai voluto puntare sulle sue vere risorse, a partire dalla piccola media impresa, a serie politiche che valorizzando le piccole forze locali utilizzassero con intelligenza beni storici e ambientali. Ha sempre puntando ad altro e in grande.
    Ha ucciso la pesca, l’agricoltura, l’artigianato.
    E non si è mai fidato dei suoi cittadini, da principio, generando una distanza tra paese ideale e reale, le cui conseguenze sono in parte una delle ragioni del malessere economico nazionale. 
    Insomma è un problema di cultura e di teste. 
    Non so, la penso così e non ho ricette. Cerco di vivere. 

  18. 2
    Massimo Dapelo says:

    – Era ovvio, dall’alto non cambierà nulla in termini di sostenibilità ed effettiva attenzione alle persone. Del resto viviamo ingabbiati in un sistema che misura il benessere con il parametro di quanto la gente spende in consumi (inutili).
    Ognuno di noi faccia la sua parte perché è solo la diffusione delle nostre scelte che spingerà a cambiare. La parola d’ordine a mio avviso deve essere “sobrietà”.
     

  19. 1

    D’altronde, dall’ex manager di una compagnia telefonica mica ci si potevano aspettare visioni diverse dal modello business oriented.

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