“Pinne gialle” trad

Pinne gialle trad
(a dispetto dei fantomatici appigli “scomparsi”)
di Maurizio Manolo Zanolla


Pinne gialle
è una via che ho attrezzato a spit e dall’alto nell’estate del 2014 in Tognazza (Passo Rolle, Dolomiti). Corre a lato del grande diedro centrale, superato dalla via Dell’Antonio-Marcon, un itinerario aperto il 28 agosto 1962 e da me in seguito liberato.

Anche a causa delle pessime condizioni meteo di quell’estate, Pinne gialle mi ha rubato nove giorni per il lavoro di chiodatura e pulizia e sono riuscito a liberarla il 23 settembre del 2014 accompagnato da Eric Girardini. Matteo Mocellin ha documentato la prima salita con una completa sessione fotografica e dopo la salita, come ormai d’abitudine, non avevo espresso nessuna graduazione alla via, lasciando ad altri più bravi l’eventuale compito. Per il racconto vedi: http://www.planetmountain.com/it/notizie/arrampicata/pinne-gialle-nuova-via-per-manolo-in-tognazza.html

Tre immagini della prima ascensione di Manolo su Pinne gialle, 23 settembre 2014. Foto: Matteo Mocellin/Storyteller-Labs
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Quella serie di fessure, come ho già raccontato due anni fa dopo la prima salita della via, era da molto un mio personale sogno “trad” ma probabilmente, il lungo periodo di stop per infortunio mi aveva condizionato talmente tanto che non ne avevo avuto il coraggio, e la paura di schiantarmi in quel diedro minacciosamente vicino mi aveva convinto a mettere gli spit.

Il tempo però l’ha diluita in fretta e già mentre Andrea De Giacometti (che mi aveva accompagnato negli ultimi giorni di pulizia e nel primo tentativo di salita), stava provando a ripeterla gli avevo suggerito di sbrigarsi perché mi era ritornata la voglia di tentarla trad.

Nel frattempo ad agosto del 2015 Riccardo Scarian e Alessandro Zeni la provano con la corda dall’alto.

Dopo quindici giorni gli stessi ritornano con la corda dal basso, trovandola completamente trasformata e tremendamente più difficile, non riuscendo nemmeno ad arrivare in sosta e alle tre di notte mi arriva un messaggio che riporto testualmente: “Oh Mago, ma sai che un coglione (!!!) ti ha smartellato gli appigli su Pinne gialle? Dev’essere stato un talebano di merda! Sarebbe da fargli il culo a gente del genere… Buona notte!”.

 

Con la corda dall’alto sul tiro chiave di Pinne gialle. La foto è stata pubblicata l’8 settembre 2015 da Alessandro Zeni sul suo profilo facebook, con il seguente commento:Festeggiano i cani sul cadavere dei leoni pensando di aver vinto.. ma i cani rimarranno cani e i leoni rimarranno leoni!! Non toccate mai i vostri idoli, la sottile doratura che li ricopre si attacca facilmente alle vostre dita…“.
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Naturalmente mi preoccupo: ma cosa sarà mai successo su quella via? Così chiedo ad Andrea che la stava provando per favore di salire a controllare. Niente, dopo la perlustrazione mi dice che lassù non manca proprio niente, per lui tutto è assolutamente come prima, a parte la presenza di un isolato moschettone a metà.

Per tutta risposta (il 4 settembre sempre del 2015) gli arriva questo messaggio (che riporto altrettanto testualmente): “Ciao Andrea direttamente dalla regia mi dicono che non è assolutamente cambiato niente su Pinne gialle… Beh che dire! Ti consideravo una persona onesta e con una certa etica. Ma evidentemente mi sbagliavo… sei abbagliato e probabilmente d’accordo con il tizio che si è fottuto il cervello ormai da un bel po’ di tempo! Vorreste farci passare da coglioni a me e Zeni? Sarà difficile!! Una via che fai con un resting a vista con la corda dall’alto! E due settimane dopo, in forma, fai un resting a ogni spit non credo sia a stessa via! Comunque complimenti, siamo come al solito nel patetico! Ma sinceramente a me non me ne frega un cazzo! Ce ne sono di vie da scalare a ‘sto mondo. Bravi ancora una volta, siete proprio i migliori!!! Diglielo pure al tuo amico… Che ora stiamo scalando al Bilico… e preventivamente abbiamo le foto di ogni appiglio e appoggio! Così da non passare proprio da coglioni ogni volta! Buone arrampicate… Ciao Sky.”

Aldilà del linguaggio, tutto questo mi sembra tremendamente strano e il 7 settembre 2015 con Andrea ritorno lassù, mi calo lungo la via ma non vedo nessun cambiamento, tutto è assolutamente come prima. Quel pomeriggio Andrea fa anche un paio di tentativi per chiuderla, ma non ci riesce.

Sono indolenzito e infreddolito il sole è sparito da un bel po’, sono appeso su quella sosta scomoda da due ore ma sono troppo curioso. Mi carico tutto il materiale nello zaino e parto, arrivando in sosta scalando pulito e riconfermando tutto quello che mi era sembrato la prima volta… questa via con la corda dall’alto è puro divertimento. Sono contento, non manca assolutamente un millimetro di pietra e come sempre, non mi fermo nemmeno a rispondere, semplicemente vado avanti per la mia strada.

Andrea De Giacometti
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Andrea De Giacometti durante la prima ripetizione di Pinne gialle, 12 agosto 2016. Foto: Laura Gonzalez Calavia
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Finalmente quest’estate, esattamente il 12 agosto 2016, Andrea riesce nella prima ripetizione. Andrea scrive: “Il nome Pinne gialle deriva da una storia tutt’altro che simpatica, fatta di arrampicatori “snaturati” e di maldicenze su appigli rotti e smussati. Una saga senza fine incominciata tempo fa, purtroppo con l’unico scopo di tralasciare il vero valore dell’arrampicata e della mera bellezza delle vie. Tiri semplicemente unici, dove si riesce a passare oppure, con un grande sforzo di umiltà, è dovere togliersi il cappello e portare a casa un insegnamento di valore ancora più prezioso. A me questa via ha insegnato molto, la reputo la più complessa che abbia salito fin ora e sicuramente la più bella della parete. Una via con carattere, con “un’anima” propria da ricercare e comprendere, sintonia da scoprire con la parete, gioco di emozioni… per riuscire a salirla ci vuol ben altro che un buon allenamento e le dita che stringono”.
Per il racconto, vedi http://www.planetmountain.com/it/notizie/arrampicata/pinne-gialle-prima-ripetizione-in-tognazza-per-andrea-de-giacometti.html.

Ora, posso togliere definitivamente gli spit.
Il primo giorno non riesco a toglierli tutti, quella parete storta mi spacca la schiena rimescolando una verticalità contorta. Ritorno per finire il lavoro e provo anche a posizionare qualche stopper, non ho nessuna esperienza con questo genere di protezioni veloci e in quella strana fessura a tratti appena superficiale mi rendo conto che i friend non entrano un gran che e il materiale che possiedo è troppo grande. Non ne ho mai usati di più piccoli e non so nemmeno quanto tengano (ammesso che riesca a posizionarli), ma se voglio continuare devo comprarli.
Cavolo se costano questi dannati stopper e mi rendo anche conto che non mi bastano. Devo acquistarne altri assieme a qualche micro-friend.
Questa volta li faccio bastare e non ho nessuna intenzione di comprarne ancora.

Manolo e un micronut. Foto: Davide Carrari
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L’idea è anche di fare qualche test per comprendere se tengono davvero e se l’eventuale fuoriuscita di uno di questi nel tratto chiave possa essere devastante, ma poi mi convinco che è meglio non saperne nulla, non voglio essere influenzato, devo alleggerirmi da tutto, dalle chiacchere, dalla paura, dall’immaginazione… nessun timore deve infiltrarsi e mi convinco che sono più che sufficienti.

Bene, adesso devo solo provare la via, quest’estate non ho quasi mai scalato, non sono in condizioni e non voglio rischiare troppo. La via non esige grande forza e nemmeno una grande resistenza ma molta sensibilità. Però affidarsi solo a una buona condizione mentale con quelle protezioni è piuttosto pericoloso.

Giovedì 29 settembre Eric ha mezza giornata di tempo, avrei preferito il pomeriggio visto la calura di questi giorni ma oggi può solo al mattino. Mi cala lungo quelle fessure che ora senza i chiodi mi sembrano ancora più belle, ma impiego molto tempo a posizionare alcuni di quei micro dadi. La gravità mi sputa sempre implacabile verso il diedro continuando a toglierli e arrivo in fondo più storto che mai.

Anche Eric ne ha piene le scatole di rimanere appeso in sosta ma si offre gentilmente di scendere ad assicurami per un tentativo.

Manolo impegnato nella prima trad di Pinne gialle (con protezioni pre-piazzate), tiro chiave. Foto: Davide Carrari
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Preferisco scalare subito dal basso, non abbiamo molto tempo e nessuna ambizione di riuscire, voglio solo capire se riuscirò a rinviare e mettere i friend dove prima dovrò mettere le dita e intanto ripasserò con calma i movimenti della via ma soprattutto… incomincerò ad abituarmi mentalmente a quella scalata. Metto il casco, Eric ride perché non l’ho mai messo; gli chiedo di essere serio, voglio concentrarmi, sono molto preoccupato anche solo per provare a resting.

Ho da subito una buona percezione e mi abbandono con fiducia sui primi spalmi trovandoli molto più facili del previsto riuscendo sempre a rilassarmi e a riposare quasi ovunque, e rapidamente mi avvicino al tratto più pericoloso e difficile.

Eric mi incoraggia ma io non ricordo le sequenze: però traverso deciso e leggero verso il passo più impegnativo ma quando provo a proteggermi mi rendo conto che le protezioni sono posizionate troppo in alto. Non posso fermarmi e nemmeno cadere, se voglio raggiungerle devo proseguire ancora.

Quel diedro è pericolosamente vicino e se solo mi scivolasse un piede mi schianterei contro ma stranamente non m’irrigidisco e m’infilo in una strana dimensione che annulla totalmente tutto quello che mi circonda e avanzo fino a proteggermi su quei piccoli dadi e proseguo fino al riposo, dove non mi fermo nemmeno. Non sono stanco e voglio lasciarmi dietro più parete possibile.

Tognazza, via Pinne gialle
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Superato il tratto più critico avverto improvvisamente il caldo torrido del mezzogiorno che mi secca la gola, ma ho ancora qualche movimento molto strano e insidioso per riuscire. Spreco energie, non mi ricordo il metodo e devo riscendere al riposo. Respiro più profondamente, è l’ultimo ostacolo che mi separa dal mio piccolo sogno e riparto ascoltando solo l’istintività del mio corpo e poco dopo sono in cima a quei 47 metri fantastici!

Ho la gola arsa, ma non sono minimamente acciaiato e tutto mi è sembrato facile… oggi ho arrampicato bene, come ormai mi succede raramente forse perché sono riuscito ad alleggerirmi da tutto e solo adesso mi rendo conto di non aver mai pensato a cadere.

Alessandro Zeni e Riccardo Sky Scarian
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Non ho fatto niente di speciale, ho solo realizzato una parte di un mio piccolo sogno e mi piace averlo fatto a quasi sessant’anni. Ma nuovamente la felicità si smorza… sono salito facilmente, ma allora forse potrei salire mettendomi tutte le protezioni dal basso? Anche quelle più precarie?

Credo di sì, ho imparato molte altre cose ma per ora non sono ancora pronto e lascio il piacere a qualcuno più bravo ed esperto di me. Potrebbe essere un prossimo progetto… ora ho scoperto gli stopper e intanto mi impegnerò a liberare anche gli altri tiri, poi vedremo.

Riflettendo: dal momento che lassù non manca un millimetro di pietra… o sono un extraterrestre e riesco a salire con facilità, senza allenarmi, dove rinomati atleti giovani e preparati ed esperti non riescono, oppure qualcuno ha speso un capitale di colla e ha rincollato tutti gli appigli scomparsi in un modo impeccabile senza lasciare traccia… oppure ancora qualcuno si è inventato una velenosa favola di appigli scomparsi che spero contagi solo gli “arrampicatori da tastiera”.

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“Pinne gialle” trad ultima modifica: 2016-10-11T05:18:36+02:00 da GognaBlog

80 pensieri su ““Pinne gialle” trad”

  1. 80
    paolo says:

    Avevo visto un film di un cappellone che saliva una difficilissima fessurina piazzando piccolissime protezioni . . . mi sembrava gioioso.

    Forse il Beat è su un altro pianeta.

  2. 79
    woody allen says:

    Argomento di scarso interesse e articolo scritto malissimo. L’ho letto e riletto ma non sono riuscito a capire “chi” ha fatto “cosa”. Unico elemento positivo: la citazione da Madame Bovary di Flaubert (la frase in rosso).

    Secondo me prima di arrampicare bisognerebbe imparare a scrivere. Oppure limitarsi ad arrampicare.

  3. 78
    Bubi says:

    Uhhhhh quante parole!!!
    Ssssst… MAGO IN MOVIMENTO
    Buone scalate a tutti

  4. 77
    Can dal Porco says:

    Certi commenti fanno ridere, altri piangere, alcuni ancora non sono nemmeno immaginabili.
    Quello che, però, più mi ha colpito è una parte del commento fatto da un certo Fabio Palma che ricordiamo essere il presidente dei Ragni di Lecco.

    Ve lo riporto qua:
    “3) Ethernit. Mah, il tutto è nato per la prima parte, 8b+, che Manolo con Ondra ha rifatto e bene. Anche lì, prese martellate, spaccate, non si sale più. Ma in realtà si sale e il duro, il 9a, è dopo…”

    Da quanto scritto sembra quasi che modificare una via (dopo averla liberata) possa andar bene se lo si fa dove non è 9a o dove poi si passa comunque, tanto “il duro è dopo” come se non importasse che, per arrivare fin là, devo fare più fatica di chi prima di me l’ha percorsa.
    Allora qua mi viene da chiedermi se questa è l’etica che tanto decantate!

    In ogni caso tutta questa vicenda è molto ridicola e credo dovesse rimanere in contesti più privati perchè, si sa, nella rete gli sciacalli abbondano e schiacciare tasti senza cognizione è il loro sport preferito!
    Sani!

  5. 76
    Arcuata says:

    “L’arrampicata è molto semplice: o c’è n’hai, ho ne hai di bisogno”
    Grande Mago!! ne hai sempre di più!

  6. 75
    Arcuata says:

    “L’arrampicata è molto semplice: o c’è n’hai, ho ne hai di bisogno”
    Grande Mago!! ne hai sempre di più!

  7. 74
    Alberto Benassi says:

    Andrea, ognuno di noi , come è giusto che sia, ha la sua visione. Questo vale per l’arrampicata come per tutte le cose della vita.
    Quando ci si espone agli altri: su riviste, su internet, ect, si deve avere anche l’umiltà di capire che possono arrivare critiche.
    La critica se non è offensiva fa parte dei rapporti umani. Rispettare è una cosa ma condividere è un’altra. E non è detto che debbano sempre e comunque coincidere.
    E’ un pò come l’idea politica: la rispetto ma non la condivido. E non vedo perchè non lo si possa dire.
    Questo fa parte anche del confronto.

  8. 73
    Andrea Berlese says:

    Alberto se ci fai caso sono l’unico “professore” che non dice agli altri come devono scalare.

  9. 72
    emanuele menegardi says:

    “Riflettendo: dal momento che lassù non manca un millimetro di pietra… o sono un extraterrestre e riesco a salire con facilità, senza allenarmi, dove rinomati atleti giovani e preparati ed esperti non riescono, oppure qualcuno ha speso un capitale di colla e ha rincollato tutti gli appigli scomparsi in un modo impeccabile senza lasciare traccia… oppure ancora qualcuno si è inventato una velenosa favola di appigli scomparsi …”
    in un colpo solo l’esaltazione/elogio(di se stesso) e l’esecrazione/biasimo(di altri) … magia!!

  10. 71
    GIANDO says:

    Piacerebbe anche a me sentire un parere di Alessandro Gogna perchè sicuramente un’idea riguardo all’argomento in oggetto ce l’ha.

  11. 70
    Alberto Benassi says:

    “Io dico che se si vuole fare i puristi non bisognerebbe accettare nessuna modifica della roccia, quindi niente spit. E considerare anche tutti gli altri aiuti (come la corda) come dei compromessi che accettiamo per poterci permettere salite che senza questi artifici non potremmo fare. Partendo da questo presupposto nessuno di noi puo definirsi un purista, quindi fa ridere che qualcuno salga in cattedra e dica agli altri a che hanno messo troppi chiodi, troppo pochi, che hanno pre piazzato le protezioni mentre non dovevano, che li si doveva chiodare in un modo, la in un altro… chi fa cosi cerca di imporre la sua visione, togliendo libertà agli altri. E non è scritto da nessuna parte che la sua visione sia quella giusta. A me manolo che mette e toglie gli spit 50 volte su una via pensata da lui sta benissimo, anche se magari io avrei agito diversamente. Ma qui è pieno di professori, che sanno cosa è giusto o sbagliato e devono insegnarlo al mondo.”

    @Andrea Berlese
    In base a quello che hai scritto sopra, anche te in questo momento stai facendo il professore.

  12. 69
    Andrea Berlese says:

    Nicola siamo daccordo, sono opinioni, e va rispettato chi vuole gli spit ecc quanto chi non li vuole.
    Nel mio ultimo commento intendevo screditamento nei confronti di Manolo da parte di Sky, che sostiene che Manolo imbrogli modificando le vie dopo averle liberate per non far passare i ripetitori.
    Se abbia ragione o meno non possiamo saperlo, forse lo dirà il tempo… certo questo di Manolo è un gesto che aiuta a credere al suo valore. Ma si puo dire comunque tutto e il contrario di tutto, le due foto di manolo col caschetto non dimostrano nulla, a chi vuole credere che lui di li non sia salito in buono stile… siamo alle solite

  13. 68
    Gianluca says:

    Se c’è stato reato di diffamazione è materia di avvocati, certo che i post da fb sono stati ritirati. Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi dicevano i nonni e Manolo (è nonno?) si è preso una soddisfazione di quelle che sognamo tutta la vita quando qualcuno dice il falso per invidia. Forse volevano screditare più il ragazzo amico di Manolo ma così hanno preso una lezione che fa bene a tutto il movimento e che sia di esempio per gli invidiosi

  14. 67
    Nicola Milanese says:

    @Andrea Berlese: non credo che qui ci siano professori, ma solo persone che in liberta’ esprimono opinioni. Come diceva qualcuno in 150 anni di alpinismo non si e’ ancora definito un prontuario condiviso di regole e forse e’ proprio questo il bello dell’arrampicata, la possibilita’ di viverla in liberta’ (sempre con le dovute buone maniere). Qui siamo di fronte a un caso limite nel quale ci sta che qualcuno sia favorevole alla schiodatura in quanto Manolo chiodatore cosi’ come qualcuno la veda come un atto erroneo. Stessa cosa per il preplaced, uno inorridisce un altro no. Sono opinioni.
    Mi incuriosisce piuttosto capire il tuo ultimo commento: e’ Zanolla che rovina la reputazione di Scarian o viceversa? No perche’ qui mi pare che il concetto di oggettivo venga facilmente superato.

  15. 66
    Andrea Berlese says:

    Comunque qui il problema è un altro: qualcuno sta cercando di rovinare la reputazione (e quindi la carriera) di una persona che con l’arrampicata ci vive. Se le accuse non sono fondate, penso che si possa considerare un reato.

  16. 65
    Andrea Berlese says:

    Io dico che se si vuole fare i puristi non bisognerebbe accettare nessuna modifica della roccia, quindi niente spit. E considerare anche tutti gli altri aiuti (come la corda) come dei compromessi che accettiamo per poterci permettere salite che senza questi artifici non potremmo fare. Partendo da questo presupposto nessuno di noi puo definirsi un purista, quindi fa ridere che qualcuno salga in cattedra e dica agli altri a che hanno messo troppi chiodi, troppo pochi, che hanno pre piazzato le protezioni mentre non dovevano, che li si doveva chiodare in un modo, la in un altro… chi fa cosi cerca di imporre la sua visione, togliendo libertà agli altri. E non è scritto da nessuna parte che la sua visione sia quella giusta. A me manolo che mette e toglie gli spit 50 volte su una via pensata da lui sta benissimo, anche se magari io avrei agito diversamente. Ma qui è pieno di professori, che sanno cosa è giusto o sbagliato e devono insegnarlo al mondo.

  17. 64
    Alberto Benassi says:

    Andrea esprimere, con rispetto, la propria opinione su un fatto non è fare gli estremisti.
    Fare gli estremisti è mettere mano su quello che hanno fatto gli altri e modificarlo a proprio piacimento.
    Ad esempio: quello che hanno fatto sulla via Maestri al Torre . Uno può anche non condividere quello che ha fatto Maestri. Ma la via di Maestri oramai appartiene alla storia.

  18. 63

    Scrivo poco nei forum e non inserisco quasi mai commenti agli articoli pubblicati sui siti specializzati perchè, non so a voi, ma a me qualche volta capita non dico di cambiare opinione due giorni dopo aver scritto qualcosa, ma di alzarmi la mattina con una predisposizione d’animo differente, con una mutata sensibilità, la quale di fatto mi farebbe commentare in modo anche radicalmente diverso uno stesso identico episodio.
    Mi è capitata la stessa cosa con questo articolo del Mago e con il mio commento postato sotto.
    Partendo da quelle mie righe provo a fare una riflessione più ampia, certamente senza pretesa di originalità.

    Scrivevo “Francamente penso ci siano momenti nella vita in cui “ti girano” e forse a Manolo stavolta sono proprio girate per bene e di volare alto non ne aveva voglia. Il risultato è questo qui, bello o brutto che sia. Le accuse erano finite sulla carta stampata? Allora sulla carta stampata (virtuale) finisce pure la replica col botto. Eccola qui sopra, nero su bianco, foto comprese.”
    Oggi non scriverei più quelle tre righe perchè non penso che un articolo come questo qua sopra di Manolo andasse scritto in quei termini, con quelle frasi di chiusura, con quegli attacchi diretti, con quell’arrabbiatura di fondo che si percepisce in ogni sua riga. Posso capire lo stato d’animo di Maurizio, ma l’articolo non lo condivido più sia nei toni che nei modi.
    Penso che abbia fatto bene a difendersi dalle accuse, che lo abbia fatto nel modo giusto, cioè rimettendo le scarpette ai piedi e ripetendo la via, ma l’articolo – perchè è di questo che m’interessa parlare – bene, l’articolo credo sarebbe stato più rispettoso e corretto scriverlo diversamente, descrivendo semplicemente la prestazione, le modalità di esecuzione, precisando magari alla fine del pezzo che questa salita voleva essere una risposta a tante voci che da tempo circolano, ma senza fare né nomi né cognomi né riferimenti diretti.
    Per questo motivo, cioè per il fatto che spesso da un giorno all’altro si vedono le cose diversamente, per il fatto che a mente calda o a mente fredda si scriverebbero cose con un taglio anche molto differente, io eviterei (e di solito evito) di commentare (cioè di cristallizzare) soprattutto fatti non di carattere generale e puramente teorico. Mea culpa. Le parole possono fare molto male.

    PS: ne approfitto per far presente all’amico Gianni che sul Cerro Torre, se leggi bene, diciamo la stessa cosa 😉 Non la considero (come te) un monumento ma era una “via storica” e come tale andava rispettata. Pienamente d’accordo!

  19. 62
    Andrea Berlese says:

    Chiunque dica frasi come “doveva chiodare così” “doveva chiodare cosà” “non doveva chiodare” ha la presunzione di decidere per tutti quali siano le “regole” giuste di come si fa o non si fa sulla roccia. Personalmente posso avere un’ idea, ad esempio a me non piace che la roccia sia rovinata nella sua estetica dalla benchè minima scalfitura, ma non vado a dire a tutti che non la devono toccare perchè a me piace così. C’è spazio per tutti perchè fare gli estremisti del nulla…

  20. 61
    GIANNI FANTINI says:

    Forse Manolo si è semplicemete rotto le scatole di ricevere insulti e cattiverie, forse dopo anni di paziente e schiva sopportazione si è semplicemente stufato di sentirsi accusato e di passare per uno che “rompe prese”.
    Una volta tanto è “sceso a valle” ed ha messo nero su bianco quanto gli accade. Coi fatti ha dimostrato di essere, alla sua età, ancora capace di fare tanto. Per un momento il Mago ha preferito diventar uomo e togliersi qualche piccolo sasso dalle scarpe. Perdonatelo!
    Ora io dico: “andate e fate”… e poi parlate.
    Andate a fare “il Mattino di Maghi” ancora irripetuta, andate a ripetere “Malvasya”, andate a ripetere “il Maratoneta”.
    Come si dice dalle nostre parti: “Fatti! Non pugnette!
    Se poi volete parlare di etica, di chiodature e schiodature, di roccia ferita e di queste cose… sappiate che non ne verrete fuori… sono argomenti che non portano a nulla. Potrete parlarne per secoli e non arrivare a niente…
    Un climber ha il diritto di chiodare ma non quello di schiodare. Mah!
    Era meglio lasciare i chiodi e salire stile trad con i chiodi a fianco! Mah!

    Certo che paragonare la schiodatura di un tiro della Tognazza a quella della Maestri al Torre mi sembra un tantino esagerato. (La Maestri era da non toccare in quanto monumento storico e patrimonio del mondo!)

    Di sicuro in quella Valle si respira un’ aria malsana…di sicuro Manolo non deve dimostrare niente a nessuno…
    Quando tra cento anni scriveranno della storia dell’arrampicata qualcuno verrà citato qualcun’altro no!
    Io la penso così.

    Mago Zano

  21. 60
    giacomo luvisetto says:

    Onestamente , non ho ricordi di un articolo pubblicato sul blog di Gogna che abbia avuto così tanti commenti , eppure di articoli molto interessanti , dove sarebbe stato bello leggere tanti commenti , ce ne sono a iosa….

  22. 59
    Massimo Flaccavento says:

    Mi pare di capire che secondo alcuni, è assolutamente lecito poter fare ciò che si vuole sulle proprie vie…bah! Tale teoria si potrebbe applicare anche sui monotiri allora, ma a questo punto chissà quanti arrampicatori sarebbero pronti ad accettarla…ma per favore, legittimerebbe di tutto: schiotature, migliorie arbitrarie, scavi etc etc. Darsi delle regole quando si apre/chioda è il minimo. Chissá quante critiche poi se a compiere una schiodatura simile a quella in questione, fosse stato un nome sconosciuto…ma comunque! Una prestazione superba sarebbe stata quella di ripetere la via in stile trad lasciando gli spit, quello si che sarebbe stato uno schiaffo morale notevole. Così invece, piuttosto di volare alti, ci si abbassa allo stesso livello di chi mette in giro le voci di vie smartellate, voci che sinceramente trovo un po ridicole, ma dato che non conosco tanti dettagli mi fermo. Una sola cosa mi viene in mente, ogni leggenda ha un fondo di verità, quindi chissà cosa c’è di vero in fondo a questa storia?!?
    Io ci vedo solo un brutto competitivismo, che ben poco ha a che fare con il piacere che regala la scalata quando è libera da qualsiasi condizionamento.

  23. 58
    Alberto Benassi says:

    Sulle illazioni che Manolo abbia smartellato gli appigli delle sue vie per renderle ancora più dure per i ripetitori.
    Per me chi mette in giro queste palle è veramente un poveraccio.

  24. 57
    Alberto Benassi says:

    “Io trovo ridicolo sentir parlare di rispetto per la roccia. La roccia è materia morta, non soffre ne gioisce”

    Caro Andrea Berlese se non ne vuoi sentire parlare ti puoi anche chiudere gli occhi eppure le orecchie. Non tutti la pensano come te.
    Evidentemente non tutti sono egoisti come te.
    C’è chi fa del RISPETTO della roccia e quindi della natura, a cui la roccia appartiene, e del rispetto di quello che fanno gli altri, un principio, uno stile di vita.
    La roccia è materia morta. Grande balla egoistica di chi pensa a soddisfare solamente il proprio divertimento. Di chi pensa solamente ad una montagna USATA e non vissuta.
    La convinzione che molti hanno che l’uomo ha il diritto di vita e di morte sulla natura è da medioevo.
    Qui nessuno a messo Manolo alla gogna . Sono state esprese del opinioni su alcuni comportamenti. Se vuoi evitare i commenti non pubblichi certi articoli. Va bene che oggi c’è la mania di spiattellare tutto su internet . Ma forse certi fatti personali te li tieni per te e li chiarisci a 4 occhi.
    Pubblicando questi fatti evidentemente Manolo ha intesto percorrere un’altra strada. Ma poi non si può pretendere che tutti condividano certi atteggiamenti.

  25. 56
    Brocco says:

    Proprietà? Diritto? Opera d’arte? Natura? Etica? …civiltà!

  26. 55
    Samuele Mazzolini says:

    Mi sembra che Luca Bridda adesso, è Fabio Palma prima, abbiano le idee chiare.
    Che condivido al 101%.
    Manolo si difende delle accuse che gli sono state rivolte e viene messo alla gogna… 😉
    Credo che ognuno abbia il diritto di controbattere affermazioni di altri…
    Sono anni che sento anche gente che non arriverebbe al primo fix di una sua via dire che “Manolo fa i trucchetti”…patetico.
    Anche se, in cuor mio, mi sarebbe piaciuto vedere questi fenomeni continuare a girare Italia, Europa e Mondo a sbriciolare placche, come anni addietro.
    Peccato. 🙁

  27. 54

    Anch’io mi sono letto tutti i commenti a questo post. Avevo anche sentito e letto su forum e su riviste a tiratura nazionale (vedasi Pareti di AGD) le illazioni sulla presunta abitudine di un Manolo “invecchiato male” di martellare le prese delle sue vie dure, dopo averle percorse, con il fine di apparire ancora competitivo, più forte del reale. Di prese martellate dal Mago s’era parlato anche in un recente libro di un altro grandissimo della nostra arrampicata.

    Ho quindi un quadro (spero) completo delle accuse – velate o esplicite, solo sussurrate o pubblicate a stampa – che ha subito Manolo in questi ultimi anni, sia rispetto a Pinne Gialle che ad altre sue vie.

    Sia chiaro, non so se quelle illazioni fossero tutte infondate ma una cosa è certa: le accuse mosse da Scarian e socio (sia attraverso sms privati sia fatte circolare nell’ambiente dell’arrampicata, dove – insomma – lo Zanolla ha diritto ad una sua credibilità/onorabilità fino a prova contraria, se non altro perché è un personaggio pubblico e vanta delle sponsorizzazioni) erano delle cavolate, sì, quelle accuse erano delle cavolate. Quale modo più eclatante per dimostrarlo? Schiodare la via e ripeterla trad. Ecco fatto. Risposta col botto!

    Poteva risparmiarsela e volare alto? Forse sì, ma qui tutti noi dovremmo fare uno sforzo per immedesimarci nelle vite altrui. Francamente penso ci siano momenti nella vita in cui “ti girano” e forse a Manolo stavolta sono proprio girate per bene e di volare alto non ne aveva voglia. Il risultato è questo qui, bello o brutto che sia. Le accuse erano finite sulla carta stampata? Allora sulla carta stampata (virtuale) finisce pure la replica col botto. Eccola qui sopra, nero su bianco, foto comprese.

    Poteva evitare di trascrivere perfino gli sms sgrammaticati di Sky? Sì, direi che questo poteva proprio risparmiarselo, ma noi non siamo nel cuore e nella testa di Maurizio. Se ne assumerà la responsabilità, nel caso. Chi non vuol inciampare in queste bassezze cambi pagina ma sappia tutti che la vita (e quindi l’alpinismo, che è parte della vita degli uomini) è fatta anche di queste cose.

    Questione chioda/schioda: perdonatemi ma quella via l’aveva tracciata Manolo, non è che ha schiodato la via di un’altra persona, cosa che sarebbe stata gravissima. In giro c’è gente che spitta vie classiche o che toglie chiodi a pressioni da vie storiche (Compressore di Maestri) e noi qui ci scandalizziamo perché Manolo schioda una sua via? Tra l’altro, mi pare che riportare una parete allo stato originario sia un miglioramento in termini etici, non un peggioramento. Infine, scusate, stiamo parlando di una via trad da 8c+ (!), non è che siano così tante in giro.
    Ha lasciato i buchini in parete? Beh, se li ha lasciati o no, noi non lo sappiamo. Io presumo che li abbia chiusi per evitare che li si possa usare per infilarci delle diaboliche protezioni, ma francamente in tutta questa vicenda mi pare un problema secondario.

    Un saluto.
    Luca Bridda

  28. 53
    Nicola Montanari says:

    Il rispetto per la roccia non deve essere inteso come rispetto per un materiale inerte bensì come rispetto per tutti coloro che praticano su tale materiale una determinata attività.
    Pare superfluo sottolineare che il rispetto assoluto si raggiunge arrampicando free solo (qualcuno potrebbe dire arrampicando nudi) ma senza estremizzare si può raggiungere un minimo di compromesso.
    La critica nei confronti di Manolo (se fosse stato il signor Bianchi forse sarebbe stato diverso) non verte sull’aver spittato la via ma sull’averla schiodata. Qualcuno più ortodosso di me potrebbe aggiungere che non la si sarebbe nemmeno dovuta chiodare ma non voglio arrivare a tanto, dico solo che gli spit li poteva lasciare e se voleva salirla trad poteva farlo anche senza spit, dove sta’ il problema?
    Ma siamo alle solite, c’è chi pensa di sentirsi legittimato a fare qualunque cosa su ciò che non è di nessuno e chi invece pensa che sui beni comuni bisognerebbe avere un atteggiamento diverso. In 150 anni di storia, anno più anno meno, gli alpinisti e gli arrampicatori non sono ancora riusciti a condividere un’etica comune. Ciascuno fa quello che gli pare e lo rivendica pure. Forse bisognerebbe cominciare a darsi una regolata.

  29. 52
    GIANDO says:

    No un momento, qui nessuno sta’ mettendo Manolo alla gogna. Ognuno esprime le proprie opinioni.
    Questo blog è fatto per condividere opinioni, non per fare di ogni cosa una questione di vita o di morte.
    Ci si evolve anche dialogando.

  30. 51
    Andrea Berlese says:

    Io trovo ridicolo sentir parlare di rispetto per la roccia. La roccia è materia morta, non soffre ne gioisce. Il rispetto bisogna averlo per le altre persone, tutti abbiamo diritto ad avere dello spazio su cui esprimerci, concordemente alle nostre capacità. Parlare di etica, di cio che è giusto o sbagliato in alpinismo e arrampicata mi fa altrettanto ridere. A ben vedere l’unica salita veramente pura è quella che non lascia traccia, e non ammette compromessi, il che vuole dire affrontare percorsi sconosciuti senza protezioni, senza corde, senza scarpette e nemmeno magnesite. SOLO con le nostre forze. TUTTO il è un AIUTO. Gli aiuti, le facilitazioni, le usiamo tutti, solo che qualcuno arbitrariamente si alza sulla folla e decide fino a che punto questi aiuti siano legittimi e dove non lo sono piu. Siamo esseri segnati dai nostri limiti, e TUTTI scendiamo a compromessi. Basta continuare a condannare la gente. Siamo fatti così, dove non riusciamo cerchiamo degli aiuti, chi piu e chi meno, l’importante è rispettare la libertà degli altri, per quanto possibile (perchè il modo piu estremo per farlo sarebbe togliersi di mezzo).
    Manolo poteva certamente lasciare gli spit, o non metterli proprio, ma ha fatto così, la roccia non soffrirà e tutto sommato per gli altri mi sembra rimanga abbastanza spazio per decidere dove andare a scalare. E ha fatto una prestazione sicuramente segnata dai compromessi, ma nemmeno così poco rilevante dal punto di vista sportivo. Metterlo alla gogna per questo mi sembra ridicolo.

  31. 50
    GIANDO says:

    Tralasciando gli aspetti legali (secondo me un eventuale giudice si farebbe una risata) vi sono alcune cose dette da Gianni che non condivido (e non credo di essere l’unico).
    La prima, “l’apritore ha tutto il diritto sulla sua via di adottare un nuovo stile”. Su questo credo siamo tutti d’accordo ma adottare un nuovo stile non significa impedire agli altri di adottarne uno diverso. Chi sale una via spittata in free solo adotta un nuovo stile ma non per questo cava gli spit. Ho invece la sensazione che Gianni voglia dire che “l’apritore ha tutto il diritto sulla sua via di fare ciò che gli pare” e questo è un altro discorso.
    Tale affermazione, per come la interpreto io salvo smentita, può essere condivisibile o meno. Personalmente non la condivido perché non è di nessuno, nemmeno di colui che l’ha aperta. L’esercizio di un diritto di prorpietà su una via mi pare alquanto aleatorio e poco etico. Però è pur vero che l’etica ognuno se l’aggiusta (come saggiamente ha scritto qualcuno su questo blog).
    Il confronto con altri arrampicatori, tipo Edlinger, mi pare alquanto ingeneroso. Anch’io sono convinto che Manolo abbia sempre avuto una marcia in più ma è un parere puramente personale. Sicuramente Zanolla ha avuto una continuità incredibile nonostante il passare degli anni ma sappiamo perfettamente che, se su placca è stato probabilmente il numero uno, quando l’arrampicata sportiva si è evoluta sugli strapiombi ha dovuto segnare il passo, sicuramente anche a cusa di infortuni (vedi tendinite).
    In ogni caso questi confronti lasciano il tempo che trovano perché l’arrampicata si svolge su un terreno molto variegato e, quindi, stilare delle classifiche.

  32. 49
    nicola milanese says:

    @Gianni Lucchetta: “La violenza di quel tipo, fatta di messaggi e di post su siti e web di quel tono, è anche penalmente perseguibile” –> Potresti fare un esempio concreto così si capisce? Quali sono questi post? Questi siti? Il penalmente perseguibile al momento è solo nel pezzo qui sopra ai commenti cosa che non sarebbe nemmeno giustificata se ci fosse un articolo provocatorio precedente dello stesso tono tra l’altro.

  33. 48
    Gianni Lucchetta says:

    Uno spitta una via e poi può benissimo togliere gli spit per rifarla trad, non capisco il problema, lo hanno fatto in tutto il mondo gli apritori. Anni fa una difficoltà simile fatta trad non era neppure concepibile adesso sì e si prova, e l’apritore ha tutto il diritto sulla sua via di adottare un nuovo stile.
    A me di Manolo non me ne frega nulla ma bisogna pur dirlo: qualunque personaggio pubblico deve sottostare ad attacchi vari, molti sciocchi alcuni fondati, qui però i due in fondo hanno fatto vera e propria violenza psicologica sia contro di lui che contro il giovane compagno. La violenza di quel tipo, fatta di messaggi e di post su siti e web di quel tono, è anche penalmente perseguibile, specie se basata, come Manolo ha dimostrato, su un falso totale. Manolo è stato un signore e anch’io adesso non ho più dubbi su tutte le storie pregresse degli ultimi anni. Io parlai a lungo anni fa con un arrampicatore di Cornalba molto noto, un compagno del camos, scusate se non ricordo il nome ma uno dei chiodatori, non Moro comunque, disse che non c’era neppure il confronto fra lui e i migliori dell’epoca, Edlinger compreso, che era uno che stava molto sulle sue ma vederlo scalare era cinema puro. Sono abbonato al Manifesto e Ondra 30 anni dopo ha detto la stessa cosa, non ho mai visto scalare uno come Manolo. Ora magari sarà anche una persona che sta sulle sue e ci saranno storie di donne o chissà cosa, ma quella violenza verbale ha portato a brutte storie in tante situazioni e con questo racconto manolo ha messo un bel punto esclamativo. Ultima cosa al signore del numero dietro la schiena: tra Berhault e Tribout sono rimaste memorabili le parole e i gesti del primo, e visto questa storia viene quasi da pensare che chi ha dietro un pettorale non sia poi una persona etica. Ma non generalizzo, sicuramente ci sono agonisti di ben altro spessore anche morale certo che adesso leggere cosa dicono Honnold, Caldwell e Huber è sempre interessante mentre forse fanno le domande sbagliate ai garisti ma sembrano calciatori e ho detto tutto

  34. 47
    GIANDO says:

    La vicenda in oggetto presenta varie sfaccettature con conseguenti svariati commenti.
    Personalmente non avrei mai pubblicato un simile articolo (a proposito dove l’ha pescato Alessandro?) perchè, a dispetto dei sostenitori a oltranza, quasi dei tifosi, chi rischia di uscirne malconcio è proprio il Mago.
    Se non si è trattato di una messinscena col consenso delle controparti (mi è venuto da pensare anche a questo) a parer mio è stato veramente ingenuo, aldilà delle ragioni sulle quali non metto becco (perchè, come ha giustamente scritto qualcuno, bisognerebbe prima sentire l’altra campana).
    Mi domando “c’era bisogno di un articolo del genere”? Fra un anno nessuno, a parte i contendenti e gli amanti del gossip, si ricorderà di tutto ciò. Il Mago è il Mago, alla fine di tutto rimarranno solo le sue realizzazioni, quindi per quale motivo andarsi ad incasinare?
    Bah.. Forse ha ragione Michelazzi a dire che è meglio farsi due risate e lasciarli begare fra loro.

  35. 46
    Roberto says:

    Ecco, d’accordissimo con le ultime parole di Massimo Flaccavento “il mondo dell’arrampicata è pieno di infelicità, a quanto pare…” è un po’ l’impressione che ha dato a me….di amarezza e disillusione verso “miti” che avevo…ma si sa, siamo tutti uomini e tutti abbiamo i nostri difetti.
    Mario, voglio premettere una cosa…io ho il “mito” di Manolo come arrampicatore, come uomo non lo conosco personalmente ma alcuni miei amici si e me ne hanno parlato sempre un gran bene…! quindi ancor più stride leggere un articolo cosi, dove si riportano degli SMS che, insomma non è il massimo….si sarà voluto togliere un “macigno” dalla scarpa e sputtanare pubblicamente due invidiosi? Probabile, possibile…sarebbe bello magari anche le cose dirsele prima in faccia però!

  36. 45
    nicola milanese says:

    @Samantha: Di gente che parla a voce alta ne vedo una sola al momento, ma magari il problema è che non ho un buon udito e possiedo una pessima vista.

  37. 44
    Samantha says:

    Nicola Milanese: Sì ti sbagli. È chiaro che una persona non risponde pubblicamente ad un sms se si trattasse soltanto di questo. La gente parla e chi parla di più o a voce più alta convince / manipola / influenza i pensieri e l’opinione altrui.

  38. 43
    Samantha says:

    Nicola Mazzolini: Sì ti sbagli. È chiaro che una persona non risponde pubblicamente ad un sms se si trattasse soltanto di questo. La gente parla e chi parla di più o a voce più alta convince / manipola / influenza i pensieri e l’opinione altrui.

  39. 42
    Massimo Flaccavento says:

    Da appassionato arrampicatore e apritore mi chiedo: Una via aperta dall’alto e poi liberata, quindi schiodata e ri-liberata questa volta in stile tradizionale, si può considerare una via di grande spessore? Non saprei! Piuttosto mi sembra un po una caduta di stile, a maggior ragione visto il mito che avvolge il suo apritore.
    Non credo si debba necessariamente essere dei ”fortissimi” per capire che questo modo di agire è tutt’altro che etico.
    Non parliamo poi di tutta la vicenda che ruota attorno a questa salita, a dir poco sterile. Tristissimi anche gli sms/msg inseriti nell’articolo, privacy a parte delle persone, credo non sia corretto spiattelare così pubblicamente i pensieri altrui, giusti o sbagliati che siano. Una storia davvero poco edificante e non all’altezza di chi l’ha portata alla luce. Il mondo dell’arrampicata è pieno do infelicità a quanto pare…mah!!!

  40. 41
    Alberto Benassi says:

    mi associo a Nicola Montanari. La roccia forse avrebbe diritto a un maggiore rispetto.

  41. 40
    non importa says:

    spero solo che su quel tiro non si faccia male nessuno, meglio togliere anche le soste e lasciare che quel magnifico tratto di roccia risplenda solitario
    spero inoltre che chiunque voglia sperimentare la propria forza o mettere la propria vita a repentaglio lo faccia in pieno anonimato, se questo è l’esempio che vogliamo dare alle future generazioni di arrampicatori meglio abbandonare

  42. 39
    nicola milanese says:

    @Pietro: Hai ragione, si dice Eternit! Avevo copiato Fabio Palma … 🙂
    @Samuele Mazzolini: Forse mi sono perso qualche cosa, ma chi ha infamato Zanolla su Pinne Gialle e dove? Nell’articolo ci sono degli sms. Cioè io ti mando un sms infamante e tu scrivi una lettera pubblica e postata su internet per ribattere e infamare me? Ti prego dimmi che mi sbaglio.
    Per il discorso preplaced va contestualizzato nel caso di via prima spittata come fa Nicola Montanari.

  43. 38
    Nicola Montanari says:

    Credo che Salvatore abbia centrato la questione e non è l’unico ad aver sottolineato il problema (per modo di dire.. sappiamo che i veri problemi sono altri ma se ragioniamo così dovremmo chiedere ad Alessandro Gogna di chiudere il blog).
    L’unico cosa certa, perchè il resto sono, mi auguro, verità a senso unico, postate senza contraddittorio alcuno, è che la via è stata spittata da Manolo il quale ha poi provveduto a farla tornare vergine (e i buchi degli spit? li avrà richiusi? mah..). Il tutto a uso e consumo del sig. Zanolla.
    Anch’io sono d’accordo sul fatto che agli artisti bisogna lasciare un po’ di elasticità e ho sempre considerato Manolo un esempio perchè ci sono stati climbers di punta che hanno fatto molto ma molto peggio. Però proprio perchè Manolo costituisce un esempio per tanti, vecchi e giovani, secondo me certi comportamenti non li dovrebbe avere.
    Secondo me l’articolo, nel suo complesso, rappresenta una brutta pagina nella storia ultraquarantennale di Maurizio Zanolla. Per dirla in altri termini ci sono rimasto male e come me credo altri.
    Proprio per questo motivo gradirei un commento di Alessandro che immagino conosca bene Manolo e che forse sa qualcosa in più di questa vicenda poco edificante.

  44. 37
    Salvatore Bragantini says:

    Avete presente l’iliade, nella qual gli dei dell’Olimpo si azzuffavano per aiutare i propri protetti e danneggiare i rivali di questi? Ecco, io mi sento come un oplita di uno dei due eserciti davanti alle liti fra Era, Afrodite e tutte le dee e dei che intercedavano per i loro protetti davanti a Giove; intanto giù in terra, sulla piana di Troia gli opliti si scannavano per o contro Achille, Patroclo, Enea e c..
    Ecco, io ho altrettanto a che fare con questa lite quanto il povero oplita. Mi vola sopra la testa a ventimila metri di quota. Non escludo che su queste cronache, o battaglie, iperuraniche, si pronunci il nostro gioviale (solo come attributo di Giove, si intende) Alessandro.
    Non prendo però parte in una vicenda così da me remota; solo dico, senza condannare il mago Manolo, che togliere gli spit su una via evidentemente durissima, dove uno forte come lui temeva giustamente di schiantarsi, e con gravi conseguenze, non mi pare la migliore delle decisioni.
    Saluti dalla piana di Troia

  45. 36
    Samantha says:

    Mario ha perfettamente ragione, non solo, ha detto tutto quel che c’era da dire. Tutto il resto, numero sulla schiena, retroscena sconosciuti, ecc. .non c’entrano con l’articolo. La diffamazione, perché diamo un nome a quello che succede, avviene su molti canali. Manolo pubblicamente si è difeso!

  46. 35
    Samantha says:

    Mario ha perfettamente ragione, non solo, ha detto tutto quel che c’era da dire. Tutto il resto, numero sulla schiena, retroscena sconosciuti, ecc. .non c’entrano con l’articolo. La diffamazione, perché diamo un nome a quello che succede, avviene su molti canali. Manolo pubblicamente si è difeso! E gli altri due dove sono? .. a sputtanare alle spalle, là dove il pubblico è ormai ammaestrato!

  47. 34
    Samuele Mazzolini says:

    Sai Nicola quante vie trad sono state liberate con le protezioni in loco? Da nomi illustri? Tantissime! E nessuno ha detto che era di cattivo gusto…
    Con le protezioni in loco si dice “pre-placed”, in Inghilterra. Sul trad, dove non si riesce a piazzare per vari motivi, si posizionano.
    Anche in Dolomiti è pieno di chiodi posizionati. 😉

    Da poi che gliene dicono dietro una risposta così era prevedibile.
    Deve stare lì a farsi infamare?

  48. 33
    Pietro says:

    Comunque si scrive Eternit, non Ethernit

  49. 32
    Mario says:

    Non capisco “qua si accapigliano per una via” e in generale mettere sullo stesso piano due parti che dello stesso piano non condividono proprio nulla.
    Qua c’è qualcuno che ha inventato una storia e ora fa una figura atomica perchè un nonno invece è passato. Forse pensavano che il nonno non sarebbe mai andato e intanto se la prendevano con il socio giovane del nonno.
    Una bella tranvata sui denti che dà tutta una luce diversa anche a storie pregresse. Il nonno ha avuto due balle di titanio e io che ero dubbioso come tanti adesso dico che c’è ancora un pò di gente che gliela vuole far pagare per i contratti di sponsorizzazione presi nonostante non facesse le gare (stessa identica cosa accadde con Berhault in Francia, con i garisti che gliene dicevano di ogni contro).
    Il nonno è salito, e bene, il resto sono chiacchere e purtroppo pure distintivo. Una figura mondiale. Bastava dire che si poteva non essere in forma un certo giorno e invece con la storia delle prese guarda che tranvata sui denti che si sono presi

  50. 31
    nicola milanese says:

    La storia raccontata è affascinante, ma sarebbe bello sentire l’altra faccia della medaglia. Sembra tutto molto strano, ma non si può dire nulla in direzione opposta.
    Trovo molto poco etico e di cattivo gusto il togliere gli spit così come ripetere la via senza spit, ma con i microfriend e stopper in loco.
    Sconcertante la chiusura dell’articolo: ” … oppure ancora qualcuno si è inventato una velenosa favola di appigli scomparsi che spero contagi solo gli “arrampicatori da tastiera”. Non capisco, si intende forse fare riferimento a Ethernit? No perchè li gli appigli rotti/modificati/bricolati ci sono di sicuro, non forse. Zanolla faceva meglio a non rivangare vecchi episodi.

  51. 30
    Roberto says:

    Che dispiacere! che tristezza! Questi due un tempo facevano le vie insieme…e che vie! non mi interessa chi ha (più) ragione o (più) torto, davvero, non mi interessa! vedo in generale, ma senza scandalizzarmi oltremodo, tutto il limite dell’uomo e il peccato dei peccati dalla notte dei tempi, l’invidia che dalle beghe di cortile porta fino alle guerre mondiali! in centro Italia stanno aiutando la gente a sopravvivere, gente che ha perso tutto e tutti; qui si accapigliano per una via….qualunquismo, banalità e luoghi comuni le mie riflessioni? sicuramente!…ma reali!

  52. 29
    Gianni Cattaino says:

    Quindi il grande blog di Gogna, dopo i post sulle scalatrici più o meno vestite, ci regala anche questa chicca sugli scalatori nudi!
    Lo spettacolo però non è lo stesso: nell’ultima , ma non unica, battaglia tra Tarzan Wall e Tognazza, a colpi di martello e di go-pro, non si capisce se abbia la meglio chi sta invecchiando male o chi fa di tutto per imitarlo, in più tenera età. Per non dire poi delle rispettive schiere di sostenitori…Andassero un po’ tutti a c…., appassionatamente!

  53. 28
    Gianni Cattaino says:

    Allora il grande blog di Alessandro Gogna, dopo i post sulle scalatrici più o meno vestite, ci regala anche questa chicca sugli arrampicatori nudi. E in questa piccola guerra che ha visto l’ultima (ma non sola) battaglia disputata tra Tognazza e Tarzan Wall, a colpi di martello e di go-pro, i maschietti non danno lo stesso spettacolo. Tra chi invecchia male e chi non si accorge di imitarlo anche in più tenera età, non si sa proprio chi scegliere. Se li mandassimo a cagare tutti insieme, appassionatamente?

  54. 27
    fabio palma says:

    Letto tutti i commenti, volevo dire due cose
    1) Malvasia: io e Svab l’abbiamo visto nel 2000, eravamo là per una serata. Anche lì, piaccia o non piaccia, prese rotte o non rotte, Manolo saliva, e senza problemi…
    2) Ho letto di numero dietro alla schiena…boh…ma non si sta parlando di una via di roccia?? E poi Caldwell e Honnold? Per il resto, ‘sta storia parla così chiaro che poi ognuno può dire la sua ma…insomma, pià chiara di così
    3) Ethernit. Mah, il tutto è nato per la prima parte, 8b+, che Manolo con Ondra ha rifatto e bene. Anche lì, prese martellate, spaccate, non si sale più. Ma in realtà si sale e il duro, il 9a, è dopo…

    C’è una bella intervista di Ondra sul Manifesto, che a proposito di Manolo e Ehernit ha detto chiaro e tondo la sua dopo averci scalato insieme proprio su Ethernit…

    Comunque, sono piccole cose, in altri mondi ci si prende a pistolettate, in fondo qui sono solo post e post. Peace and love a tutti

  55. 26
    GIANDO says:

    Bravo Andrea Berlese, sicuramente ci sono dei retroscena che non conosciamo.
    Vorrei altresì evidenziare un aspetto, che forse è sfuggito o a cui forse non è stato dato peso, riguardante le modalità con cui Maurizio Zanolla ha approcciato la via. Prima l’ha spittata, perchè non se la sentiva di farla trad (nonostante fosse un suo sogno) e poi ha cavato gli spit. Tutto OK? Per me no.
    Io ho sempre pensato che agli artisti sia giusto concedere una certa elasticità e Manolo è indiscutibilmente un artista, un artista del gesto. Possiamo discutere fin che vogliamo ma le sue realizzazioni sono lì a dimostrarlo, chi vuol provare si accomodi. I numeri sulla schiena c’entrano poco. Gullich in un tete a tete con Edlinger su parete artificiale fece una gran figura di merda ma ha anche fatto della roba da capogiro.
    Fatte le dovute premesse ritengo che il Mago di concessioni se ne sia prese più d’una ma questa mi lascia un retrogusto amaro.

  56. 25
    Luca Visentini says:

    E solamente ieri un post avvertiva di gonfiarsi meno.

  57. 24
    Andrea Berlese says:

    Bisognerebbe conoscere i retroscena, certo in quella valle qualcosa di strano è successo, e qualche gesto sportivamente disonesto è stato compiuto, dall’una, dall’altra parte, o da terzi. Peccato perchè i personaggi in questione sono tutti climbers di primissimo ordine, e sarebbe piu bello vederli unire le loro forze per cercare nuove linee estreme, invece che farsi la guerra tra galli nello stesso pollaio…

  58. 23
    Elio bonfanti says:

    Il marchese del Grillo diceva : Io sono io e voi…Non valete nulla.
    Il vocabolario era piu colorito ma si presterebbe ad essere contestato
    Ci vuole stile ragazzi.

    Grande Mago

  59. 22
    Samuele Mazzolini says:

    Anche HUBER non ha mai messo un numero dietro la schiena. E anche GULLICH non era gran cosa in gara.
    Anche loro sono opachi?
    Ma per piacere.

  60. 21
    Guido Azzalea says:

    La Tognazza deve essere un luogo magico…oggi le prese ci sono e domani non ci sono…e dopodomani Puff…ricompaiono !!!

  61. 20
    mauro says:

    Certo mago che in quel di primiero hai dei buoni amici, educati,con un bel linguaggio, e che ti stimano molto…. chi si credono di essere, mandali aff…..lo. ciao

  62. 19
    Matteo says:

    So poco di polemiche e non praticamente nulla di arrampicatori, in particolare su plastica.
    Ignoro anche se Manolo abbia narrato tutto sulla bega e se sia tutto vero.

    Però la frase “Per quel che so Maurizio Zanolla un numero dietro alla schiena non lo ha mai messo, per dimostrare quanto sportivamente è capace, mentre molti altri, Zeni e Scarian qui citati, lo hanno fatto e lo fanno, e non sulla tastiera, ma su prese e tacche di resina comuni a tutti gli atleti, insindacabili.” mi sembra una vera fregnaccia.

    In realtà Zanolla ha dimostrato esattamente chi è capace e, incidentalmente, che non occorre affatto un numero dietro la schiena e tantomeno delle prese in plastica per farlo.
    Anzi!

  63. 18

    Samantha… (CHI? Io ci metto il nome e cognome tu? Potresti essere il Mago in incognito… 😉 ) Dove vedi che abbia cannato la comprensione dei commenti ( Alpinisti da tastiera… pirla… giovani del belin… QUESTI SONO I COMMENTI CHE HO RIPORTATO SON SBAGLIATI?) appare poco chiaro… Oltre a non esser tu soggetto in causa visto che non hai commentato in quel modo…
    Mi sfugge questa tua presa di posizione da dove arrivi…
    Presunzione e verità in tasca poi… ma hai idea del significato di ciò che scrivi??? Ho dato ragione o torto a qualcuno? Non mi sembra…ma magari rileggendo te ne accorgi pure tu…chissà…magari…
    Non è polemica sterile questa? Alla fine le risposte senza che lo faccia io ti sono giunte comunque se leggi i commenti successivi e magari rileggiti il tuo intervento che appare come “verità in tasca” e pure assoluta…
    A mio modo (Ringo Starr non c’entra!):
    PEACE AND LOVE (che è alla fine il succo di ciò che esprime il mio commento ma bisogna essere senza peccato per capirlo…forse… 😉 )

  64. 17
    Massìno says:

    Ammazza che forza. Insinuate? E io alzo l’asticella. Complimenti.
    Ma qualcosa non torna comunque. Sembra Maestri che torna sul Torre per chiudere le polemiche.

  65. 16
    UMBERTO PELLEGRINI says:

    Avrei preferito leggere altro per mano di Maurizio Zanolla. Penso che di cose ne avrebbe da raccontare a libri.
    Ed invece leggo di beghe da condominio-falesia, beghe che però piacciono, a conferma del fatto che le chiacchiere spesso sono cosa attraentemente inutile.

    Certo è che non credo esista in Italia altra persona oltre a Maurizio Zanolla che quando appare, in qualsiasi forma lo faccia, è già storia, mito, leggenda, ma anche controversia. Viene il dubbio che sia un modo efficace di comunicare cose che altrimenti non avrebbero un gran risalto mediatico, oltre al fatto che ciò che accomuna le controversie quando appare Zanolla è Zanolla stesso, visto che gli altri attori cambiano sempre volto.

    Per quel che so Maurizio Zanolla un numero dietro alla schiena non lo ha mai messo, per dimostrare quanto sportivamente è capace, mentre molti altri, Zeni e Scarian qui citati, lo hanno fatto e lo fanno, e non sulla tastiera, ma su prese e tacche di resina comuni a tutti gli atleti, insindacabili.
    Quindi se debbo proprio additare a qualcuno un comportamento vagamente opaco ma strategicamente astuto e redditizio, non è certo a Scarian o Zeni, che, come riportato da Michelazzi, chi scala sa chi sono (e punto), ma a Maurizio Zanolla che forse, come detto da un altro arrampicatore sul quale è stato di recente scritto un bel libro, dice: “non so se vorrei invecchiare come Manolo”.

  66. 15
    GIANDO says:

    Manolo è un mito, non solo per quelli della mia generazione, però anch’io ho la sensazione che qualcosa di stonato ci sia. Non conosco Alessandro Zeni (pardon..) ma Scarian è un soggettino da 9a a S.Loup (insieme a Manolo). E non è che le vie di S. Loup siano dei campi scuola.
    Sarà un’idea mia, probabilmente dico una cavolata, ma sta’ storia un po’ mi puzza anche se, da quanto mi risulta, lo stesso Scarian avrebbe detto che salire il Mattino dei Maghi con l’attuale chiodatura equivale a morte certa (e Zanolla a suo tempo la salì così…).
    Cioè.. Quello che voglio dire è che non sarei così tranchant nei giudizi. Una pausa di riflessione per comprendere meglio l’ambaradan me la prenderei. Poi è ovvio che ciascuno scrive i commenti che vuole.

  67. 14
    Flavia says:

    E’ facile fare i gay con il c… altrui! Prima bisogna arrivare ad aprire le vie come quelle di Manolo e poi si può eventualmente criticare gli altri. Ma se uno avesse la classe e le capacità di Manolo certe cose non le farebbe ne direbbe mai…

  68. 13
    Samantha says:

    Stefano Michelazzi! Ognuno commenta l’articolo in base alle proprie conoscenze. Tu commenti i commenti cannando completamente e con la presunzione di avere la verità in tasca. Penso che il Mago abbia risolto egregiamente con i fatti, riuscendo dove il tuo amico Sky è fallito! Un piccolo consiglio non sottovalutare le conoscenze altrui. Non tutti scrivono a vanvera (amici tuoi esclusi)..
    Alberto Benassi grazie! L’avevo sempre sospettato fosse quello il motivo!

  69. 12

    Alpinisti da tastiera… pirla… giovani del belin…
    Ma siete sicuri di sapere a chi sono rivolti questi epiteti?
    Mi sa di no…
    Beghe da campanile buttate in piazza… e se uno è il mago le risolveva in altro modo…
    Nicola Montanari è stato l’unico a farsi dei dubbi… e non perché non aveva chiaro chi fossero quei due (specialmente uno dei due…) che appaiono nella foto di chiusura dell’articolo…
    Rimanderei a qualche riga sul libro di Jolly Lamberti e anche a qualche altra riga (Malvazija???) per capire che meglio se la gestiscano da soli… è roba da livelli extraterrestri…difficile da comprendere per certi versi e anche per altri…
    Manolo è stato un grande e si difende ancora bene, Sky è ancora un grande (non è che sia poi tanto giovane il vecchiaccio… 😀 )
    Lasciamoli begare e facciamoci due risate che quei livelli non li vedremo mai… 😉

  70. 11

    Propongo una colletta per comperare una serie di micro-stopper per Manolo

  71. 10
    Alberto Benassi says:

    Non lo chiamano il Mago perchè fa scomparire gli appigli ma perchè riesce a vederli anche dove non ci sono…

  72. 9
    Samantha says:

    Se ti chiamano “il mago” un motivo c’è! Ma onestamente non credo sia perché riesci a far comparire e scomparire gli appigli a tuo piacimento!

  73. 8
    Nicola Montanari says:

    Molto probabilmente mi sto’ perdendo qualcosa ma Scarian non mi pare né giovane ne di primo pelo. Ha anche arrampicato col Mago su difficoltà notevoli. Rimango stupito da un simile comportamento però non conosco nemmeno eventuali retroscena.

  74. 7
    Andrea says:

    Festeggiano i cani … frase di Abū ʿAbd Allāh Muḥammad ibn Idrīs al-Shāfiʿī resa famosa da un celebre discorso di Saddam Hussein, si appropriano anche delle citazioni degli altri, proprio dei arrampicatori da tastiera…
    Grande Manolo, che classe, che stile!
    Un faro da imitare

  75. 6
    silvano secondo says:

    Grande Mago
    Seguendo il commento di Guido
    Cito Amleto con e ora ‘ Tutto il resto è SILENZIO ‘
    Un Po di umiltà giovani del belin

  76. 5
    Guido Azzalea says:

    E adesso SSSSSSTTTT…

  77. 4
    Matteo says:

    Che Manolo sia un extraterrestre è cosa nota da almeno quarant’anni.
    Con questo ha provato anche di essere una grande persona.
    Si è messo in gioco e ha dimostrato, direi scientificamente, quello che qualcun altro aveva detto un po’ di tempo fa: “it’s all in your mind”
    Però devi averla, la testa, sennò inventi scuse.
    Cosa che noialtri poveretti della domenica (si parva licet) sappiamo da sempre [cfr per esempio: http://www.quotazero.com/forum/viewtopic.php?t=5311%5D

    Se posso dare un consiglio al Mago, adesso dovrebbe rimettere gli spit (meglio ancora dei resinati a prova di bomba). Sarebbe un po’ come dire: “e adesso puoi pure provarci. E muto, pirla!”

  78. 3
    Alberto Benassi says:

    Gli inglesi, che arrampicano abitualmente Trad, il casco non lo mettono. Me lo sono spesso chiesto .

  79. 2
    Birillo says:

    Quando si arrampica “Trad”, nel regno delle incertezze, anche uno come Manolo mette il casco: un immagine molto bella e davvero significativa =)

  80. 1
    Andrea Gaddi says:

    simply magnifique!! Grande Manolo
    E con questo si chiudono i giochi.
    Che vergogna dall’altra parte.
    Roba da sprofondare

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