Progetto TransLagorai, un contributo per saperne di più

Progetto TransLagorai, un contributo per saperne di più
di Tarcisio Deflorian (19 dicembre 2018)

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(2), disimpegno-entertainment(1)

Si è parlato, e soprattutto polemizzato, molto in questi ultimi mesi sul progetto di valorizzazione della TransLagorai (TL). Questo lungo itinerario formato da una decina di sentieri in buona parte realizzati durante la prima guerra mondiale, si sviluppa a ridosso del crinale della catena del Lagorai, dalla Panarotta al Passo Rolle. E’ lungo circa 80 km e si percorre usualmente in 5-6 tappe sostando in tenda o facendo riferimento a un rifugio alpino e alcuni bivacchi e strutture di fortuna.

Tanti appassionati del Lagorai, privati e associazioni, dopo aver appreso, da alcuni articoli allarmistici apparsi sulla stampa, che il territorio del Lagorai è messo in pericolo da un attacco speculativo e che, tramite il progetto di valorizzazione TransLagorai, sarà aperto al turismo di massa, ovviamente si sono preoccupati.

Il vecchio bivacco Paolo e Nicola (2009) sulla forcella di Val Maggiore 2180 m. Foto: Giorgio Daidola

Con la creazione del blog “giulemanidallagorai” in tanti rispondono all’appello per fermare il temuto tentativo di attacco al territorio del Lagorai.

Già dal nome del blog viene voglia di aderire e l’avrei fatto anche io se non conoscessi nel dettaglio i contenuti del progetto di valorizzazione della TransLagorai, e dell’itinerario creato dalla SAT, per avervi contribuito a realizzarlo, a migliorarlo e a mantenerlo.

Fra i tanti post pubblicati su tale blog, uno in particolare, mi ha colpito. Si tratta di una bella panoramica da cima Ciste così commentata: “Questo spettacolo deve rimanere immutato”. Mi sono chiesto: come può essere stato così tanto fraintesa la proposta di valorizzazione della TransLagorai?

Vorrei contribuire a fare un po’ di chiarezza e desidero intervenire per offrire qualche informazione in più su origini e contenuti del progetto cui aggiungo alcune mie considerazioni. Spero che queste note siano utili sia agli appassionati che finora hanno contestato il progetto e pure a quelli che finora sono rimasti in silenzio, stupiti di tanto clamore suscitato da un’iniziativa che promuove il semplice camminare e far conoscere il Lagorai attraverso i suoi sentieri.

Mi scuso con i lettori se, nonostante abbia cercato di fare sintesi, il mio intervento risulta comunque lungo. Ho voluto elencare almeno i principali passaggi e contenuti del progetto, perché dalla loro conoscenza possiamo assumere di conseguenza una posizione più consapevole.

Il 10 agosto 2018 la Giunta provinciale approva con la delibera n. 1487 la realizzazione del progetto di valorizzazione del percorso “TransLagorai”. Questo provvedimento da molti viene interpretato come un qualcosa di calato dall’alto anziché come l’atto formale e conclusivo di un percorso democratico e partecipato al quale fare riferimento per dare attuazione a delle richieste da parte delle comunità valligiane.

TransLagorai, discesa da Cima di Palù su Malga Cagnon di Sotto. Foto: Giorgio Daidola

Il progetto di valorizzazione della TL ha le sue radici nelle richieste da parte delle comunità valligiane circostanti il gruppo del Lagorai che si sono espresse attraverso diversi incontri scaturiti dal “percorso partecipato Lagorai” nell’autunno-inverno 2015-16 (progetto Life+TEN). Nel forum conclusivo di Cavalese (20 febbraio 2016), vennero illustrati i 36 temi di sviluppo selezionati nell’ambito del Progetto integrato di sviluppo e tutela per il Lagorai. Fra questi, quello della valorizzazione del lungo itinerario TransLagorai, risultò uno dei più votati, forse l’unico di interesse comune per tutte le comunità.

I risultati attesi da questa azione erano: la costruzione di un nuovo bivacco da 12 posti in loc. Laghetti Sale, la promozione del percorso tramite brochure, creazione sito internet, cartellonistica punti interesse, manutenzione straordinaria del percorso e organizzazione con accompagnamento di 10 escursioni da 2 giorni.

Per dare seguito alla richiesta delle comunità, nella primavera 2016 il Servizio Aree Protette PAT chiede la disponibilità alla SAT, già manutentrice di tutti i sentieri che formano la TransLagorai (TL), per collaborare nell’attuazione del progetto e di diventarne capofila.

Il Consiglio SAT risponde offrendo la disponibilità a elaborare e presentare una propria proposta di ipotesi progettuale di valorizzazione del tracciato ma non a guidare il progetto.

La SAT precisa le sue condizioni di sviluppo della proposta: dichiara fin da subito che la sua proposta non prevederà la costruzione di nuovi bivacchi e tanto meno nuovi rifugi lungo l’itinerario in quota della TL. Tale realizzazione è esclusa per i problemi di gestione di questo tipo di strutture (pulizia, danneggiamenti, abbandono immondizie, rifiuti organici, fornitura legna, sovraffollamento, uso improprio, manutenzione, costi di gestione), scelta questa, già oggetto di precedenti prese di posizione e documenti, indirizzata ad evitare ulteriori urbanizzazioni nella parte superiore e più delicata del Lagorai. La SAT per l’individuazione dei posti tappa gestiti (dove poter dormire e mangiare) si orienterà verso malghe esistenti, seppure a più bassa quota e necessariamente fuori dal percorso principale in quota. Inoltre che non asseconderà iniziative pubblicitarie del tracciato fini a se stesse, volte a portare maggiore frequenza senza considerarne gli impatti sull’ambiente.

Translagorai, Malga Cagnon di Sotto chiusa in inverno. Foto: Giorgio Daidola

Provincia ed enti pubblici coinvolti accettano questo indirizzo e, a luglio 2017, la SAT presenta una prima relazione in cui sono evidenziati i punti di forza della attuale percorso della TransLagorai (elevata valenza naturalistica e paesaggistica dell’ambiente attraversato, itinerario logico già segnato e mantenuto, panoramicità, elevato interesse storico, senso di avventura) e di debolezza (carenza di posti tappa gestiti, incertezza dei pernottamenti nei bivacchi e strutture di fortuna esistenti, mancanza di percorso alternativo in caso di maltempo nel tratto Forcella Valmaggiore-Passo Colbricon).

Per l’individuazione delle strutture si cerca di puntare su quelle possibilmente già servite da strade e che già offrono servizio di ristorazione ma che al momento sono tutte prive del servizio di pernottamento; tali posti tappa della TL diventeranno anche utili riferimenti per indirizzare ad un uso più escursionistico rispetto all’attuale.

L’ipotesi di proposta progettuale SAT si sviluppa quindi su tali basi e individua alcune varianti alternative al tracciato attuale della TransLagorai, quasi tutte già curate dalla SAT. Tali varianti, che di fatto offrono la possibilità di percorrere la TL, alternando tratti del tracciato base ad altri sentieri che deviano per raggiungere i posti tappa, seppure allunghino la traversata del Lagorai fino a 95 km e facciano aumentare a 5800 metri il dislivello complessivo, permettono di visitare e conoscere una varietà e ricchezza di ambienti del Lagorai su entrambi i versanti. La variante Forcella Valmaggiore-Forcella Valcigolera, che attraversa le Buse di Malacarne è già inserita nel Piano di Parco ed era già stata utilizzata in origine dal Sentiero della Pace poi abbassato di quota per motivi logistici.

Il percorso base della TransLagorai rimane lo stesso (circa 80 km e 5000 metri di dislivello positivo) e rimane immutata la libertà, per chi lo desidera, di continuare a percorrerlo come è stato finora (nei bivacchi o in tenda).

Il Servizio Aree protette PAT incarica l’architetto Luca Donazzolo di predisporre un progetto preliminare in cui verificare la fattibilità urbanistica delle opere e dei lavori alle strutture proposte per ricavarvi i servizi previsti: Baita Manghen, Malga Lagorai, Malga Sadole o Baita Cauriol, Malga Valmaggiore e Malga Miesnota di sopra, quest’ultima con funzioni di bivacco (come già lo è ora) per farvi riferimento in caso di maltempo o per interrompere in caso di necessità la lunga tappa Valmaggiore-Passo Rolle.

Segnaletica sentieri del Lagorai. Foto: Giorgio Daidola

In seguito a tale studio si prende atto dell’impossibilità di fare riferimento per il pernottamento alla Baita Manghen presso il Passo del Manghen per i vincoli di tutela dati dalla vicinanza del laghetto Cadinello; in seguito e in alternativa alla Baita Manghen, vengono proposti come posti tappa in area Manghen, la Malga Cadinello alta e la Malga Valsolero di sopra, la prima dalla Magnifica Comunità di Fiemme, la seconda dal Comune di Telve, entrambe per essere gestite come aziende agrituristiche.

Alla luce delle novità sulle strutture e degli approfondimenti intercorsi, l’ipotesi progettuale viene quindi sviluppata ulteriormente e discussa entro la SAT (anche attraverso gli incontri con le sezioni SAT coinvolte territorialmente il 27 marzo 2018 a Borgo e il 5 aprile 2018 a Cavalese), presentata infine al Tavolo di lavoro permanente Translagorai, dove i soggetti partecipanti la fanno propria.

I passi successivi compiuti entro detto Tavolo coordinato dal Servizio Aree protette PAT, portano a discutere e redigere le linee relative alle caratteristiche costruttive e gestionali dei posti tappa, ovvero vengono fissati i paletti cui gli enti proprietari delle strutture (tutti pubblici) devono fare riferimento per la progettazione delle strutture. Da qui scaturiscono i famosi 20 posti letto massimo e i 40 posti a sedere massimo per la sala da pranzo interna ad ogni struttura, ma anche le stanze da minimo 3 posti letto e che non abbiano il bagno in camera, che almeno il 50% dei posti letto sia riservato agli escursionisti in transito, che il fabbisogno energetico da fonti rinnovabili sia almeno del 50% e che ci sia la disponibilità di un locale invernale di max 6 posti sempre aperto quando il posto tappa gestito è chiuso.

Il tutto viene riportato in un accordo di programma che, per ogni struttura, prevede:
Malga Valmaggiore (che già offre servizio di ristorazione): ristrutturazione casera per ricavare 20 posti letto nel sottotetto, servizi igienici e spazi comuni al pianterreno; ristrutturazione deposito per ricavare locale bivacco invernale; realizzazione centralina idroelettrica;
Baita monte Cauriol (che già offre servizio di ristorazione): ristrutturazione e sopralzo per ricavare 20 posti letto;
Malga Cadinello alta (che già ha la licenza di agriturismo): ricostruzione alloggio pastori e per utilizzo come bivacco quando la malga è chiusa; modesti lavori di qualificazione della casera per migliorare le stanze (max 20 posti letto) in cui ospitare gli escursionisti;
Malga Valsolero di sopra: demolizione e ricostruzione di parte di malga al fine di ricavare, in funzione agrituristica, un locale per la ristorazione e un sopralzo in cui ospitare max 20 posti letto per gli escursionisti; realizzazione entro la stalla di uno o più locali da destinare a bivacco invernale.
Malga Lagorai (di cui la SAT aveva proposto la trasformazione in piccolo rifugio alpino o azienda agrituristica): completa ristrutturazione edificio “casera” per attività ristorazione, alloggio gestore stanza dormitorio e servizi igienici; nello stallone realizzazione dei posti letto integrativi fino ad un totale max di 20, alloggio del pastore da destinare a fine stagione a bivacco invernale; terrazza (in realtà una pedana) esterna per servizio bar-ristorazione; acquedotto, impianti smaltimento acque reflue e produzione energia elettrica;
Malga Miesnotta di sopra: intervento conservativo struttura con destinazione a bivacco attrezzato con cucina e servizi igienici; ricavare 20 posti letto in soppalco;
Rifugio Malga Conseria (che è già rifugio alpino da 10 anni): realizzazione impianto fotovoltaico; miglioramento energetico (isolamento copertura e pareti), intervento trattamento acque reflue e cisterna acquedotto.

Translagorai, Malga agritur di Val Maggiore 1608 m. Foto: Giorgio Daidola

Il tutto viene riportato infine nella citata delibera della giunta provinciale del 10 agosto 202018, atto politico sostanziale che riconosce meritevole il progetto di essere finanziato nel suo insieme, con 2,3 milioni di € e consente di avviarlo a concretezza entro tre anni.

Questi sono i fatti fino al momento della presentazione pubblica (20 agosto 2018) del progetto approvato.

La discussione che ne è seguita, attraverso i giornali e i social, ha richiamato l’attenzione in questi ultimi mesi, come forse meglio non si poteva, dell’opinione pubblica. Non solo però articoli informativi corretti, anche se critici, ma soprattutto titoli di carattere allarmistico, dichiarazioni generiche, imprecisioni, disseminate, giorno dopo giorno:

Lagorai minacciato dal cemento, è in corso una speculazione sul Lagorai, l’ultima area incontaminata del Trentino è sotto assedio, alberghi e ristoranti sul Lagorai, aperte le strade per arrivarvi in auto e farvi le apericene, in Lagorai ora ci andranno i turisti in infradito, le strutture dei posti tappa potranno magari diventare alberghi a 5 stelle per farvi arrivare gli arabi che vogliono passare la notte a 500 euro, perfino che sul Lagorai si aggirano i vampiri a caccia di denaro per distruggere il suo ambiente…  e via di questo passo fino ad affermare che la SAT si è venduta perché ha le tabelle dei sentieri SAT sponsorizzate dalla società Alpe Cermis. A nulla sono finora valse le ripetute spiegazioni della SAT… per contro si è arrivati ad ammiccare al danneggiamento della segnaletica stessa!

Avendo partecipato fin sul nascere a questo progetto, contribuito a redigere l’ipotesi progettuale presentata dalla SAT e partecipato in rappresentanza della stessa al Tavolo di lavoro PAT, posso assicurare che tutto il percorso fatto è stato trasparente;

in particolare non ho percepito o assistito ad alcuna imposizione di scelte o forzatura esterna. Sono stato invece testimone di uno spirito positivo e di una consapevole attenzione al buon uso del territorio, da parte di tutti i soggetti coinvolti, per evitare interventi fuorvianti dallo spirito della proposta.

Certamente il progetto è migliorabile e sono convinto che i partner del progetto lo faranno e troveranno le giuste soluzioni ascoltando le critiche costruttive nel frattempo giunte. Giusto preoccuparsi e impegnarsi per rafforzare i vincoli di tutela sul gruppo del Lagorai e verso un uso più attento del suo territorio. In questo senso la SAT aveva presentato lo scorso 31 ottobre 2018 agli enti sottoscrittori del progetto, una proposta di “protocollo d’intesa” in cui è chiesto di impegnarsi per contenere l’accesso motorizzato al Lagorai e di cercare delle soluzioni che portino a una maggiore tutela degli accessi ai posti tappa considerati nel progetto TransLagorai, in particolare per Malga Lagorai, per richiamare alla sobrietà delle future gestioni.

Inoltre, come già aveva sottolineato il prof. Giorgio Daidola in un suo articolo, la questione della sostenibilità economica dell’intero progetto e della gestione delle singole strutture è fondamentale.

Translagorai, interno bivacco Paolo e Nicola sulla forcella di Val Maggiore 2180 m. Foto: Giorgio Daidola

Questo però non è il mio campo e, al riguardo, posso solo contribuire con qualche elemento che penso utile alla valutazione: Malga Valmaggiore e Baita Cauriol, già ora effettuano servizio di ristorazione e, con l’aggiunta del servizio di pernottamento, dati i bassi costi dello stesso, eventualmente rafforzano la loro sostenibilità economica di gestione; il posto tappa TL al rifugio Malga Conseria porterà nuovi pernottamenti e presenze in aggiunta agli attuali; la gestione tramite agriturismo delle malghe Valsolero di Sopra e Cadinello alta, abbinerà la redditività data dal passaggio turistico stradale esclusivamente diurno lungo la SP del Passo Manghen, con quello escursionistico di transito della TL che utilizza le strutture dalla sera al mattino.

Diversa è la situazione di Malga Lagorai, dove l’accesso è solo escursionistico sia dal fondovalle, sia dal Cermis, sia dall’itinerario di cresta della TransLagorai. Soprattutto per questa è necessario predisporre un apposito studio, prima del progetto esecutivo, la cui scadenza è maggio 2019. Teniamo anche presente che buona parte del contributo pubblico è destinato al risanamento conservativo delle strutture (che ripeto, sono tutte di proprietà pubblica!) e che le attività di alpeggio e casearia, dove presenti, beneficiano di un’integrazione del reddito dal passaggio e dalla sosta degli escursionisti.

Sappiamo tuttavia che è quasi sempre il gestore che determina la qualità e la redditività della struttura! C’è un’ampia casistica che lo sta a dimostrare. In zona Lagorai si dovrebbe ad esempio fare tesoro delle esperienze gestionali del rifugio Malga Caldenave, della Malga Cere, dello stesso rifugio Malga Conseria. Determinante, per gli enti proprietari, sarà scegliere il gestore giusto per ogni struttura.

L’evoluzione del progetto esige attenzione e particolare sensibilità e non va certo abbassata la guardia per verificare che si sviluppi nel rispetto dell’ambiente e delle finalità concordate, per vigilare ed evitare che altre iniziative veramente impattanti, vadano a modificare il paesaggio del Lagorai. Personalmente ho fiducia nei rappresentanti degli enti territoriali conosciuti al Tavolo di lavoro e sono contento di sapere che siamo in tanti a preoccuparci per il futuro del Lagorai. Mi piace infine pensare a una Translagorai frequentata da escursionisti appassionati e rispettosi, indipendentemente dall’itinerario che stanno compiendo, se in tenda e sacco a pelo, in bivacco, in rifugio, in agritur o in malga, consapevoli che di vampiri in Lagorai non ne incontreranno… semmai il Salvanèl

3
Progetto TransLagorai, un contributo per saperne di più ultima modifica: 2019-01-01T05:46:31+01:00 da GognaBlog

59 pensieri su “Progetto TransLagorai, un contributo per saperne di più”

  1. 59
    Simone Di Natale says:

    Continuo a non capire di cosa state parlando…Spagnoli con i suoi interventi aveva giá chiuso molto tempo fa.

  2. 58
    Matteo says:

    Alla fine arriviamo al punto.

    Luigi Spagnolli ritiene che un intervento nel Lagorai possa essere giustificato dall’affermazione “Ogni metro quadrato del Lagorai è il risultato della convivenza uomo-natura”.

    Una stradina in più, un po’ di cemento in fondo è tutta convivenza. Quando c’era lui il Parco andava benissimo, mica è colpa sua se si è estinto poco dopo. Non è mica colpa del PD se con molti meno voti la Lega è al governo.

     

  3. 57
    agh says:

    Spagnolli ha ragione: ho dimenticato la sua dimenticabile esperienza come direttore del Parco Stelvio.

    Sui lupi,  i “prelievi in deroga” a cui allude Spagnolli, che sono in realtà casi estremamente circoscritti dalla norma, sono diventati i soliti escamotage dei politici per aggirare i problemi lisciando il pelo alle categorie di elettori tradizionalmente interessate come allevatori/contadini/cacciatori, che vorrebbero sparare ai predatori ogni qual volta “rompono le scatole” (trad. predazioni, magari di animali male o per nulla custoditi). Come si è visto del resto chiaramente coi due ridicoli DL di TN e BZ contro i lupi, bloccati dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

    E’ la stessa filosofia dei cosiddetti orsi problematici, mai esistiti seriamente in Italia e in Trentino: allora ci si è inventati la categoria di “orso dannoso” più sparabile alla bisogna senza troppi impicci, secondo la delirante pretesa di gestire in proprio la fauna “provinciale”.

    Riguardo alle marmotte, nello stesso articolo sopra riportato è citata integralmente una lettera di Spagnolli al riguardo. Basta leggere per rendersi conto della “filosofia” che anima i nostri amministratori (sarebbe meglio dire infoiamento per la gestione della natura, tra l’altro anche esportatori di marmotte come ho scoperto da una rilettura del Nostro).

    In ogni caso queste questioni non c’entrano niente con la Translagorai, ma capisco che quando gli argomenti traballano bisogna pur sviare il discorso da qualche parte.
    Cordialità

  4. 56
    Luigi Spagnolli says:

    Gentili tutti!

    Al mio nuovo biografo ricordo solamente che, oltre che Sindaco eletto di una città costantemente ai vertici nazionali della qualità della vita (non per merito mio, ovviamente: ma c’è rimasta per tutti i miei dieci anni…), sono stato anche, previa pubblica selezione vinta, Direttore del Parco Nazionale dello Stelvio, nel cui ruolo ho, tra l’altro, portato all’adozione il Piano del Parco che giaceva da 10 anni, e che è rimasto a giacere negli anni successivi senza essere mai definitivamente approvato fino al malaugurato scioglimento del Parco stesso. Quando parlo male del sistema delle aree protette in Italia lo faccio quindi per esperienza vissuta. Quanto al ruolo che oggi ricopro, che non è una poltrona ma un incarico dirigenziale con tutte le responsabilità connesse, chiedo di indicarmi dove mai avrei sollecitato l’eradicazione del lupo dalle Alpi. Non è vero: ho sempre invece rivendicato in ogni sede l’attuazione della direttiva Habitat, anche riguardo ai prelievi in deroga, visti invece come il fumo negli occhi dalle associazioni animaliste, che come spesso accade in Italia applicano le norme quando fanno comodo e se ne dimenticano quando danno fastidio. Sulle marmotte, la Provincia Autonoma di Bolzano, che esporta marmotte nelle aree alpine dove sono estinte, avendone in abbondanza, e non per caso, ha adottato un piano di prelievo venatorio approvato da ISPRA, dell’attuazione del quale sono responsabile.

    Prendo atto che il mio tentativo di spostare la discussione dal consueto scontro buoni-cattivi (o naturalisti- valorizzatori), portando contenuti diversi ed inusuali, non ha avuto successo, e mi scuso se qualcuno ha intepretato le mie considerazioni come pontificanti, non era certo questa l’intenzione. È un fatto che le Alpi ed il mondo sono capillarmente antropizzati: a partire dal Lagorai, che ho percorso in lungo e in largo, e che sarebbe diversissimo da quello che è se non ci fosse stata la Magnifica Comunità a plasmarlo e coltivarlo per secoli. Ogni metro quadrato del Lagorai è il risultato della convivenza uomo-natura: magari senza l’intervento umano sarebbe stato più naturale, ma i boschi di oggi sicuramente non ci sarebbero – e sarebbero assai meno paesaggisticamente gradevoli, aggiungo -. Sono semplicemente convinto, con buone ragioni, che combattere battaglie fondate su hashtag e slogan sia social e gratificante, ma non serva a nulla, men che meno a salvare le Alpi, che sono ormai un grande giardino degli immensi condomini umani che le accerchiano, e come tutti i giardini deve essere accudito, curato e guidato affinché non inaridisca.

  5. 55
    paolo says:

    Allora Luigi è stato pescato con le mani nella marmellata?

    Grazie.

  6. 54
    agh says:

    Finalmente Spagnolli ce l’ha fatta. Ha confessato: “Non conosco abbastanza il progetto”. Non abbiamo mai avuto dubbi, viste le sue argomentazioni.  Di più: possiamo dire che non lo conosce per nulla. E nel Lagorai, probabilmente, non ci ha mai messo neppure piede.

    Ma nonostante questo, ciò non gli impedisce di pontificare sulla bontà del progetto e sulla giustezza delle intenzioni dei valorizzatori. Anche lui come troppi altri suoi colleghi è campato di politica per troppo tempo e ha perso fatalmente il contatto con la realtà.


    Dopo la lunga esperienza come sindaco di Bz in quota PD, ecco il Nostro ancora su una prestigiosa poltrona (anche lui non può vivere senza), quella di direttore del Servizio Caccia e Pesca della Provincia. Dalla quale si è distinto, se non sbagliamo, per alcune straordinarie enunciazioni: l’eradicazione del lupo dalle Alpi e il sostegno alla caccia alle marmotte (che già si pratica in Alto Adige)

    Questi deliri di amministratori che si credono divinità da cui dipendono le sorti del mondo, fanno il paio con quello, più volte proclamato su questo blog, secondo cui la Natura non potrebbe sopravvivere senza l’uomo (!). Meglio non aggiunga altro, dovrebbe essere sufficiente.

  7. 53
    Andrea Corradi says:

    1. la Natura soccomberà senza l’uomo? Ma dove sta scritto, su Topolino? L’uomo è in grado di alterare pesantemente l’equilibrio attuale del sistema Terra, ma come già commentato da paolo è molto più probabile che queste perturbazioni portino ad un’auto-eliminazione dell’uomo che ad un collasso del sistema stesso (che ha molte più risorse per riassestarsi su un nuovo equilibrio);

    2. il discorso dello spopolamento dei monti potrebbe avere un senso in altri luoghi, non certo nel ricco e iper-valorizzato Trentino;

    3. come da ultimo commento, questa considerazione denota (nella migliore delle ipotesi) di non aver minimamente seguito il dibattito e lo svolgimento degli eventi (ci sono diversi interventi in cui viene ribadita la poca trasparenza e inclusività del progetto, e in maniera tutt’altro che vaga). A questo si abbina lo stupefacente esordio “Non conosco abbastanza il progetto” (e allora di cosa stiamo parlando?!?!).

    Concludendo: a me pare che una persona poco informata sul progetto, sul dibattito e sul mondo continui ad intervenire a sproposito, e oltretutto con toni pontificanti. Se avesse tenuto fede al proprio proposito di qualche commento prima avrebbe fatto un migliore servizio a sé stesso.

  8. 52
    Nivek Silecram says:

    Signor Spagnolli,

    mi permetto di ricordarLe che quanto afferma Deflorian come cita Lei

    3. Premesso tanto, se è vero, come dice Deflorian, che il progetto Translagorai è stato oggetto di un processo di partecipazione popolare, ciò va tenuto in grande e a mio avviso decisiva considerazione.

    E’ assolutamente lontano dalla realtà e se avesse seguito approfonditamente il dibattito lo avrebbe capita da quanta sollevazione ha generato all’interno delle stesse Sezioni SAT.

    Saluti e buon studio

  9. 51
    Hot Clim(a)ber says:

    Sig. Spagnolli, l’unico che fa chiacchiere in questa sede è lei, che dimostra oltretutto un’arroganza senza pari su argomenti di cui conosce veramente poco e che tenta di propinarci come verità assolute.

    Da quanto scrive dimostra ad esempio di non aver mai sentito parlare di Riserve naturali integrali, nonostante ciò ha la pretesa di insegnarci come si evolve la Natura.

    La porto inoltre a conoscenza (dato che evidentemente non lo sa) che l’Italia è il Paese d’Europa più ricco di biodiversità, con il maggior numero in assoluto di specie, addirittura il piccolo Friuli e il Veneto sono tra le regioni più ricche d’Europa in quanto a specie vegetali presenti (nel Trentino sono pari per quanto riguarda l’ambiente alpino, ma minori in totale in quanto privo della fascia costiera).

    Il problema semmai sono le minacce a questa biodiversità, minacce che lei sostiene a piene parole, travestendole da progresso sostenibile e auspicabile, questi sì strilli (o, per dirla alla Visentini, inculate, se  mai le fosse sfuggito), e che si concretizzano con la continua e incontenibile antropizzazione degli habitat alpini.

     

  10. 50
    Alberto Benassi says:

    Sig. Spagnolli, scusi se mi perrmetto, ma Lei è proprio un politico….purtroppo!

  11. 49
    paolo says:

    1. che senza l’intervento dell’uomo la natura, sulle Alpi ma ovunque nel mondo globale, da sola non può e non potrà mai più farcela, anzi è e sarà sempre più destinata a soccombere rapidissimamante. 

    Scusa se mi intrometto, ma credi davvero in ciò che dici o scherzi.
    Che io sappia l’uomo civile esiste solo da 10.000 anni e la Natura trasforma la terra da qualche miliardo di anni. E’ l’uomo che rischia di soccombere.
    Mi sembra una teoria un po’ farlocca.

  12. 48
    Luca Visentini says:

    E così i “valorizzatori” si sono appropriati delle tematiche degli ambientalisti per incularli meglio. Da presunti democratici, poi, si appellano alle rimostranze della popolazione locale, quella con il reddito pro capite già tra i più elevati in Italia, la stessa che reclamava negli anni ’80 e ’90 un impianto di risalita in più rispetto al comune limitrofo. E via di questo passo… Che pozzo di San Patrizio le Dolomiti! Vorrebbero farne un’altra, omologata, Svizzera. Senza una zolla fuori posto.

    E sì: iperbolici Vs speculatori (e loro rappresentanti).

     

  13. 47
    Simone Di Natale says:

    Si Luigi però da un paio di interventi ti sei scordato di scrivere ” ora chiudo per davvero”!!

  14. 46
    Luigi Spagnolli says:

    Leggendomi citato, riapro la finestra di dialogo e chiarisco per chi si ostina a dividere il mondo in buoni e cattivi – laddove i cattivi sono sempre gli altri -: non sono un valorizzatore né ho mai inteso esserlo. Non conosco abbastanza il progetto. Solamente sottolineo:

    1. che senza l’intervento dell’uomo la natura, sulle Alpi ma ovunque nel mondo globale, da sola non può e non potrà mai più farcela, anzi è e sarà sempre più destinata a soccombere rapidissimamante. Purtroppo tantissime anime belle sono di convinzione opposta, essendo rimaste ferme al tempo degli arrembaggi alle baleniere da parte di Greenpeace: ed in tal modo diventano concausa del degrado della natura ovvero della perdita di biodiversità a cui stiamo assistendo. Ricordo che il bosco in Italia si è raddoppiato, come superficie, negli ultimi quarant’anni, ma che la biodiversità, nello stesso periodo, si è drasticamente ridotta: non è con gli slogan che si tutela la natura, ma continuamente monitorandola e studiandola, consapevoli che, per quanto buone siano le intenzioni, talora comunque si assumono decisioni sbagliate.

    2. che sulle Alpi la conservazione della popolazione umana in montagna è prioritaria tanto quanto la conservazione della natura, perché altrimenti rientriamo nel punto 1.

    3. Premesso tanto, se è vero, come dice Deflorian, che il progetto Translagorai è stato oggetto di un processo di partecipazione popolare, ciò va tenuto in grande e a mio avviso decisiva considerazione.

    Tutto il resto sono chiacchiere e strilli di tifoserie contrapposte, come è purtroppo frequente in Italia.

    Auguri a tutti.

  15. 45
    Alberto Benassi says:

    Paolo

     

    ma pensi veramente che a queste cose i Signori VALORIZZATORI non ci abbiano già pensato….???

    Un pò alla volta così nessuno ci fa caso….

    stai sereno è solo questione di tempo. Poi la strada arriverà…!! E anche tutto il resto.

  16. 44
    paolo says:

    Secondo voi anche in questa zona può essere costruita una strada carrozzabile di collegamento per rifugi, malghe e bivacchi che attraversi tutto il gruppo ?
    Si aprirebbe così anche ai non vedenti o alle minoranze non normodotate l’accesso a queste montagne.
    E d’inverno, magari, si potrebbero aprire itinerari non troppo lunghi per fondisti e ciaspolatori in cerca di nuove emozioni e avventure.
    Tutti gli interessati hanno pensato a queste opportunità sia di “migliore civiltà” che economiche?
    Viene prevista anche l’autogestione su base volontaria e non a scopo di lucro per certe strutture?
    In lombardia mi dicono stiano sviluppando tutte le “opportunità” con “passione”.

  17. 43
    agh says:

    Insomma i valorizzatori mi sembrano abbiano bene pochi argomenti: uno cita i parchi americani, un altro gli esempi altoatesini o austriaci… Esempi che non c’entrano NIENTE con la realtà del Lagorai. Nessuno poi entra nel merito di Malga Lagorai. E lo capisco: perché non esiste nessuna valutazione nel progetto, né ambientale né economica, né di questa né di altre strutture interessate al progetto della Provincia.

    L’unica analisi economica esistente l’abbiamo fatta noi, certo non perfetta perché i valorizzatori si sono ben guardati dal fornire dettagli. Da questa analisi di massima risulta che Malga Lagorai per sostenersi economicamente (per andare almeno in pari!) deve avere una intensa attività di ristorazione. Sono dunque smentite clamorosamente le affermazioni della presidente Sat quando dichiara che “non saranno le 20 persone in più che faranno la Translagorai a mettere in pericolo l’ambiente”.

    Affinché Malga Lagorai possa andare almeno in pareggio, secondo la nostra analisi sono necessarie, udite udite, quasi 7.000 persone a stagione! Significa una presenza giornaliera media di 67 persone, tra quelle che consumano un pasto in quota e coloro che, auspicabilmente, alloggeranno in rifugio.

    Una cifra enorme che, tuttavia, appare del tutto irrealistica per Malga Lagorai che non è raggiungibile dalle auto e soffre di un accesso a piedi difficoltoso.
    Quindi delle due l’una: o Malga Lagorai sarà un debito perenne (accollato a chi?) oppure sarà redditizia ma con un impatto antropico tremendo in un ambiente naturale di eccezionale pregio ambientale e paesaggistico. Tertium non datur.
    La nostra anlisi qui: http://bit.ly/2pZfO9N

  18. 42
    Andrea Corradi says:

    Quello dei parchi svizzeri e americani mi sembra un esempio pretestuoso, giusto per contrapporre razionalità ed emotività.
    Primo: come già sottolineato da altri, territorio e densità di abitanti sono completamente diversi dai nostri.
    Secondo: se volessimo seguire l’esempio americano dovremmo mettere qualche ottovolante in più sul Cermis ma lasciare completamente selvaggio tutto il resto del gruppo, perché negli Stati Uniti —fuori da una piccola area destinata al turismo di massa— c’è la wilderness vera.

  19. 41
    Matteo says:

    vogliamo confrontare la biodiversità nei parchi nazionali americani o anche in quello svizzero, rispetto a quella contenuta nei parchi nazionali italiani? [Luigi Spagnolli]

    Per essere onesti e poter trarre qualche utile indicazione, dovremmo paragonare la biodiversità (e quindi la gestione ) delle aree protette italiane con quella delle aree protette di regioni con antropizzazione simile a quella italiana, chessò Belgio o Olanda, non a quella di aree praticamente popolate come gli USA.

    Non mi pare poi che estensione e biodiversità dei parchi svizzeri siano molto diverse da quelle italiane.

    Continua a sembrarmi un po’ folle che paventando l’inquinamento e l’impatto sull’ambiente di 1 bivacco si preferisca la ristrutturazione di 7 malghe: è un po’ come dire che siccome attorno alle Cinque Torri c’è un bel po’ di sporco, occorre asfaltarne la base così si può passare con le macchine per pulire le strade!

  20. 40
    Luigi Spagnolli says:

    “C’è una cosa tuttavia che accomuna gli oppositori al Progetto Translagorai e che dovrebbe valere mille parole: non hanno nessun interesse da difendere, a differenza dei “valorizzatori” che ne hanno invece parecchi. Per capire il Progetto Translagorai, basta chiedersi dove vanno i soldi, insomma a chi giovano. Non è difficile da capire.”

    Questa non me la faccio dire. Il mio unico interesse è la tutela della biodiversità contro gli speculatori ma anche contro la dabbenaggine di coloro che pensano di perseguirla con i metodi di 50 anni fa, facendo più danni degli speculatori (la montagna appenninica docet). Mentre nel frattempo le associazioni ambientaliste sono diventate delle organizzazioni complesse che consumano e muovono denaro, talvolta molto denaro, per esempio quando partecipano alle commissioni che assegnano fondi per progetti.

    Quindi per favore basta con la litania dei puri contro gli impuri. Ci sono diverse lobby che si contrappongono secondo le regole che la società si è data. Le anime belle si rassegnino: anche loro sono componenti dell’ingranaggio diabolico che la società umana ha creato per autogestirsi. Che è comunque sempre meglio di ciò che accadeva nei secoli passati, dove pochi comandavano e il resto era carne da cannone, da archibugio, da balestra, da arco e frecce, da clava (in testa).

  21. 39
    paolo says:

    Sig Spagnolli, purtroppo la democrazia è fallita già 2000 anni fa ed ha trascinato nel suo fallimento anche la scienza.
    Entrambe sono rinate grazie alla scienza che ha iniziato quasi 500 anni prima della nuova democrazia, ma quest’ultima sta distruggendo ancora tutto.
    E’ il solito discorso: in democrazia decide la maggioranza e la maggioranza degli uomini è dotata di poca intelligenza.
    Per me Lei si illude e illude tante persone, ma è solo una mia opinione e non conta nulla.

  22. 38
    Luigi Spagnolli says:

    Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche (Toro Seduto).

    Ci stiamo arrivando. Mi piacerebbe evitarlo, con gli strumenti della scienza e della democrazia. Le anime belle invece pensano di potercela fare cavalcando le emozioni, ma è un percorso perdente: vogliamo confrontare la biodiversità nei parchi nazionali americani o anche in quello svizzero, rispetto a quella contenuta nei parchi nazionali italiani? I primi costituiti con lo scopo razionale di conservare la biodiversità, acquistando come Stato dai privati tutti i diritti che essi legittimamente esercitavano, i secondi con lo scopo emozionale di trasmettere a residenti e visitatori l’idealismo ambientalista di chi li ha voluti, lasciando tutti i diritti privati in essere, ma più o meno vincolati, così da dare un bel po’ di lavoro ad avvocati e giudici, che infine decidono con sentenza quello che invece dovrebbe decidere la scienza e la democrazia? Mi pare che il genio risieda altrove…

    Ora però chiudo davvero.

  23. 37
    Andrea Corradi says:

    In pratica riserve indiane con bisonti di plastica e frecce a pagamento, geniale! Un giro di acqua di fuoco per tutti, offre Spagnolli!

  24. 36
    Luigi Spagnolli says:

    Rispondo invece, egregio Hot Clim(a)ber,

    perché non mi va di passare per quello che Lei intende farmi passare con il suo scritto. Il mondo È GIÀ STATO COMPLETAMENTE COLONIZZATO DAL GENERE UMANO. Lo dimostrano le cifre che ho dato, ma ce ne sono tantissime altre, pubblicate e scientificamente fondate. Ostinarsi a pensare di poter lasciare la natura a se stessa nei brandelli di territorio dove sembra essere incontaminata, sembra, perché non lo è irrimediabilmente più, porta automaticamente a decretarne la fine, perché prima o poi anche in quei brandelli ci sarà una guerra tra esseri umani, piuttosto che un’emergenza igienico sanitaria, piuttosto che qualche altra fattispecie in cui l’uomo, ai sensi delle leggi che già si è dato, ha la priorità: e allora quella natura è morta.

    Ciò che sostengo è, semplicemente, che è necessario legare la biodiversità superstite a interessi umani, anche economici, anche tutt’altro che “naturali”, per garantire nel lungo periodo che quella biodiversità sopravviva. È triste? No, molto peggio: è tristissimo. Ma chiunque abbia frequentato le istituzioni e i tribunali sa benissimo cosa prevale, quando l’interesse antropico e quello della natura confliggono. E allora l’unica è far sì che l’interesse antropico di chi vive nel territorio che ospita la biodiversità sia coincidente con quello della biodiversità stessa. Ovviamente, previa trattativa con chi vive nel territorio: la pretesa di diverse norme di imporre dall’alto a chi vive in montagna come deve comportarsi per salvaguardare la natura ha provocato soprattutto abbandono e, di conseguenza, degrado.

    Per due ragioni dunque deve essere prioritario mantenere la popolazione montana in montagna: per prevenire il degrado conseguente all’abbandono e per garantire la biodiversità nel lungo periodo.

    Ovvio che è la mia opinione, ma fondata su fatti indiscutibili. Disponibile a partecipare, in qualità di socio CAI, pro tempore presidente del Comitato Scientifico del CAI Alto Adige, ad escursioni guidate nelle Alpi ed in Appennino per evidenziare, in esempi pratici ovunque ben visibili, quanto sopra espresso e per ragionarci assieme. Purtroppo, parafrasando un concetto nato per chi non sente, non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere!

  25. 35
    Alessandro Ghezzer says:

    Bello anche il dibattito su Gognablog
    Interessante la discussione anche sul blog di Alessandro Gogna (celebre alpinista, anche lui non favorevole alla Translagorai), che ha ospitato la difesa di Deflorian/SAT. Sono intervenuto con delle precisazioni, perché alcuni noti commentatori (Daidola, Spagnolli etc) non si degnano di venire qui tra i “quattro scalmanati su Facebook” 😅

    “Con mestizia ho letto il commento di Michele Dalla Palma. Folgorato sulla via di Damasco come San Paolo, dice di aver cambiato idea e di essere stato “impropriamente” inserito nella lista dei contrari alla Translagorai stilata dal gruppo Facebook “Già le mani dal Lagorai!”, definito nel frattempo “Gruppo fondamentalista” (per fortuna non ancora islamico).

    Ho provato a cercare in Facebook i commenti di Dalla Palma sulla Translagorai, ricordo dai toni durissimi, ma non li ho trovati: forse li ha cancellati, non lo so. In ogni caso ne ho trovato una parte, riportata in un articolo del giornale L’Adige, ripreso anche su questo blog, dove affermava: “«L’ultima area delle Alpi senza speculazione… Quanto poteva durare? E pensare a una massiccia mobilitazione contro questo immondo e vergognoso governo del nostro ambiente?». «Tutto deciso dai “grandi”… Non importa se noi amiamo la zona così com’è… deve produrre soldi, questo importa».

    Questo scriveva il buon Michele, che ora si lamenta di essere stato inserito impropriamente nella lista dei contrari al progetto (non ha mai chiesto però di essere tolto). Ora dunque ha cambiato idea: si è informato e ha capito che la Translagorai è cosa buona e giusta. Di solito dovrebbe accadere il contrario: prima ci si informa e poi si esprimono giudizi, ma pazienza. Cambiare idea è legittimo.

    Non capisco peraltro quali “comunicati” abbia letto Dalla Palma, quelli in cui “sembrava che il Lagorai avesse le ore contate di fronte a un esercito di bulldozer pronti a spianarlo”. Di sicuro non i nostri, perché mai abbiamo usato neppure lontanamente i toni che lui riferisce, come mai abbiamo usato termini che molti ci rinfacciano a sproposito come “sfregio”, “asfaltatori”, “sfruttamento selvaggio”, “cementificazione” eccetera. Da bravi fondamentalisti, secondo Dalla Palma siamo diventati anche fautori “di una politica di discredito senza distinzioni nei confronti di quanti non aderiscono, infamia loro, alla lotta tout court contro gli invasori-speculatori”.

    Queste sono affermazioni davvero assurde quanto generiche. Quale discredito? In che contesto, in quali circostanze e nei confronti di chi esattamente? Sfido chiunque a trovare nei nostri comunicati ufficiali del gruppo (non in qualche commento dei 19.000 iscritti, che sono impossibili da controllare) un solo insulto indirizzato a chicchessìa. Siamo sempre stati molto attenti alle parole come admin del Gruppo e, se critiche ci sono state, anche dure, lo sono state al progetto, non contro le persone.

    Dalla mestizia sono quindi passato allo stupore quando ho letto che il povero prof. Daidola sarebbe finito nel “tritacarne”. Ma quale tritacarne? Di chi? In che senso? Forse non si possono discutere civilmente, ed eventualmente contestare, le tesi del professore? Ma che siamo in Unione Sovietica? Con Daidola, come con chiunque altro porti valide argomentazioni, specie se arrivano da persone qualificate sull’argomento, non abbiamo mai utilizzato toni men che rispettosi, e sfido ancora chiunque a dimostrare il contrario.

    Purtroppo è il solito modo di demonizzare l’avversario, come hanno fatto fin da subito l’ex assessore Gilmozzi e purtroppo anche la SAT: siamo stati definiti come “quattro scalmanati su Facebook”, volgari, violenti e aggressivi. Ora Spagnolli , direttore dell’ufficio caccia e pesca della Prov. di BZ, amministratore e politico di lungo corso (ergo, cane non morde cane) ci descrive qui su questo blog come sprovveduti che parlano con la pancia, incapaci di ragionare sui mirabili progetti di valorizzazione del territorio dei nostri bravi amministratori.

    Tutti questi valenti valorizzatori trascurano però sistematicamente il fatto che tra gli oppositori non c’è solo il gruppo su Facebook con 19.000 iscritti: ci sono anche autorevoli personaggi al di sopra di ogni sospetto: invito ancora una volta a scorrere la lista https://docs.google.com/…/1RI1dRxnF0oUU5-Ilhma_i5AcKy…/edit… .
    Tra essi spiccano nientemeno che due ex presidenti Sat (non due bevitori ramazzati al bar, e uno di essi, Elio Caola, è anche probiviro). Possono essere tacciati di non comprendere il progetto? Di non conoscere a sufficienza il Lagorai? Sono, pure loro, degli scalmanati su Facebook che parlano con la pancia? Essù!

    Scorrete, per favore, anche gli altri nomi della lista: ci sono grandi alpinisti, ma anche uomini di scienza e di cultura: “retrogradi” pure loro? Tra i contrari al progetto dei valorizzatori ci sono anche tutte le più importanti associazioni ambientaliste/animaliste e relativi rappresentanti. Tutti obnubilati, tutti accecati dal rancore ideologico per non si sa bene cosa? Tutti incapaci di cogliere i pregi del meraviglioso Progetto messo a punto dall’ex assessore uscente all’Ambiente e Infrastrutture(!) Gilmozzi? Ma come si fa a banalizzare tutto in questo modo? E’ veramente avvilente. E non si risponde mai nel merito delle questioni sollevate. Spagnolli poi, come tutti quelli che non hanno argomenti, usa il facile ma bolso espediente retorico: quando non si può attaccare il ragionamento, si attacca il ragionatore. Ecco allora la menata ridicola sull’iperbole…

    Una consolazione ci viene dal commento di Luca Visentini, autore di indimenticati libri sulla montagna. Sì, noi siamo come gli indiani. E rifiutiamo i carrozzoni dei Cristi Pensanti e la paccottiglia escogitata dal marketing per trasformare la montagna nel solito luna park di cui ormai abbiamo tragica abbondanza di esempi in Trentino.

    Ma noi non vogliamo farci rinchiudere in una riserva, perché riserve ormai ce sono sempre di meno, e il Lagorai è una delle ultime miracolosamente rimaste. Anche perché gli indiani nelle riserve, come si sa, hanno fatto una bruttissima fine.

    Dicono bene Benassi e Visentini: questi annunciati della Translagorai sono solo le teste di ponte. All’inizio saranno moderati, ragionevoli e forse anche rispettosi. Ma anche gli indiani si sono fatti fregare dai primi pionieri che arrivavano nel West alla spicciolata e che li rimbambivano di whisky e false promesse.

    Anche per la Translagorai poi arriveranno fatalmente gli aggiustamenti, gli ampliamenti, le migliorie, gli sviluppi, le deroghe, tutte cose viste e straviste con la ben nota tecnica delle spallate: si inizia piano, con poco per non allarmare nessuno (specie quei rompicoglioni degli ambientalisti). Poi, scardinata la porta, i valorizzatori arriveranno dove si erano ripromessi di arrivare.

    C’è una cosa tuttavia che accomuna gli oppositori al Progetto Translagorai e che dovrebbe valere mille parole: non hanno nessun interesse da difendere, a differenza dei “valorizzatori” che ne hanno invece parecchi. Per capire il Progetto Translagorai, basta chiedersi dove vanno i soldi, insomma a chi giovano. Non è difficile da capire.”

  26. 34
    agh says:

    Una richiesta a Daidola, dove dice:

    “Quando cito Sette Selle, Conseria, Malga Masi, ecc.. mi riferisco alle tipologie di gestione di queste strutture, non alle distanze dalle strade. Tipologie di gestione che possono essere applicate ad altre strutture, da tenere aperte anche per la stagione invernale, indipendentemente dalla distanza dalle strade, per renderle economicamente sostenibili. Strutture del genere, distanti anche 3-4 ore dalla civiltà delle strade, funzionano benissimo in Alto Adige ed in Austria, consentono a montanari responsabili di fare un lavoro dignitoso e ricco di soddisfazioni”.

    A me pare bizzarro non considerare la distanza dalle strade di una struttura, poiché la gestione dipende strettamente dalla facilità o difficoltà di accesso. E si continua a citare a sproposito l’Alto Adige, dove c’è un’altra cultura e quasi tutte le malghe sono di proprietà famigliare. Pregherei Daidola di citarmi un po’ di casi di malghe che “funzionano benissimo” in Trentino, estate e inverno, dove siano necessarie 3-4 ore di marcia per essere raggiunte. Conosco molto bene tutto il Trentino, ma a me non risultano. Ma magari mi sono sfuggite… Perché qui il paragone è sempre con Malga Lagorai in Val di Fiemme, inutile citare casi che non c’entrano in Alto Adige o in Austria. Stiamo al tema senza divagare, grazie 🙂

  27. 33
    Andrea Corradi says:

    Anni fa ricordo che in ufficio aspettavamo l’approvazione di un funzionario, generalmente silente ed irrintracciabile, per procedere con un lavoro. Quando si riusciva in qualche modo a comunicarci, si dimostrava sempre disponibile e accomodante, promettendo approvazione entro il giorno dopo, per poi dileguarsi invariabilmente. Dopo una buona decina di episodi di questo genere, all’ennesima telefonata di rassicurazione ricordo il mio stupore incredulo davanti ad una collega che esclamò tutta soddisfatta: “Tranquilli, domani sarà tutto a posto”. Mi sono sempre chiesto se “ci era” o “ci faceva”. Probabilmente un mix delle due.

    Vi chiederete cosa c’entra tutto ciò. Ecco: quando leggo i commenti che parlano di “preconcetti”, “opposizione a priori”, “integralismi” eccetera mi torna alla mente la collega per cui l’esperienza passata non era evidentemente collegata alla realtà presente. Tutto è sotto gli sotto gli occhi di tutti, anche a pochi Km da lì, ma è più comodo e più facile ignorare (o fingere di ignorare) quelle dinamiche che così spesso hanno portato piccoli interventi a generare poi con gli anni uno sconvolgimento vero del territorio.
    Non è detto che sia sempre così? Guardate la Val di Fassa, guardate la società Cermis lì di fianco che sta cercando di allargarsi… e perlomeno accettate di considerare come legittime le preoccupazioni delle persone, anziché bollarle come ragazzacci ribelli con una prosopopea del tutto fuori luogo.

  28. 32
    agh says:

    Con mestizia ho letto il commento di Michele Dalla Palma. Folgorato sulla via di Damasco come San Paolo, dice di aver cambiato idea e di essere stato “impropriamente” inserito nella lista dei contrari alla Translagorai stilata dal gruppo Facebook “Già le mani dal Lagorai!”, definito nel frattempo “Gruppo fondamentalista” (per fortuna non ancora islamico).

    Ho provato a cercare in Facebook i commenti di Dalla Palma sulla Translagorai, ricordo dai toni durissimi, ma non li ho trovati: forse li ha cancellati, non lo so. In ogni caso ne ho trovato una parte, riportata in un articolo del giornale L’Adige, ripreso anche su questo blog, dove affermava: “«L’ultima area delle Alpi senza speculazione… Quanto poteva durare? E pensare a una massiccia mobilitazione contro questo immondo e vergognoso governo del nostro ambiente?». «Tutto deciso dai “grandi”… Non importa se noi amiamo la zona così com’è… deve produrre soldi, questo importa».

    Questo scriveva il buon Michele, che ora si lamenta di essere stato inserito impropriamente nella lista dei contrari al progetto (non ha mai chiesto però di essere tolto). Ora dunque ha cambiato idea: si è informato e ha capito che la Translagorai è cosa buona e giusta. Di solito dovrebbe accadere il contrario: prima ci si informa e poi si esprimono giudizi, ma pazienza. Cambiare idea è legittimo.

    Non capisco peraltro quali “comunicati” abbia letto Dalla Palma, quelli in cui “sembrava che il Lagorai avesse le ore contate di fronte a un esercito di bulldozer pronti a spianarlo”. Di sicuro non i nostri, perché mai abbiamo usato neppure lontanamente i toni che lui riferisce, come mai abbiamo usato termini che molti ci rinfacciano a sproposito come “sfregio”, “asfaltatori”, “sfruttamento selvaggio”, “cementificazione” eccetera. Da bravi fondamentalisti, secondo Dalla Palma siamo diventati anche fautori “di una politica di discredito senza distinzioni nei confronti di quanti non aderiscono, infamia loro, alla lotta tout court contro gli invasori-speculatori”.

    Queste sono affermazioni davvero assurde quanto generiche. Quale discredito? In che contesto, in quali circostanze e nei confronti di chi esattamente? Sfido chiunque a trovare nei nostri comunicati ufficiali del gruppo (non in qualche commento dei 19.000 iscritti, che sono impossibili da controllare) un solo insulto indirizzato a chicchessìa. Siamo sempre stati molto attenti alle parole come admin del Gruppo e, se critiche ci sono state, anche dure, lo sono state al progetto, non contro le persone.

    Dalla mestizia sono quindi passato allo stupore quando ho letto che il povero prof. Daidola sarebbe finito nel “tritacarne”. Ma quale tritacarne? Di chi? In che senso? Forse non si possono discutere civilmente, ed eventualmente contestare, le tesi del professore? Ma che siamo in Unione Sovietica? Con Daidola, come con chiunque altro porti valide argomentazioni, specie se arrivano da persone qualificate sull’argomento, non abbiamo mai utilizzato toni men che rispettosi, e sfido ancora chiunque a dimostrare il contrario.

    Purtroppo è il solito modo di demonizzare l’avversario, come hanno fatto fin da subito l’ex assessore Gilmozzi e purtroppo anche la SAT: siamo stati definiti come “quattro scalmanati su Facebook”, volgari, violenti e aggressivi. Ora Spagnolli , direttore dell’ufficio caccia e pesca della Prov. di BZ, amministratore e politico di lungo corso (ergo, cane non morde cane) ci descrive qui su questo blog come sprovveduti che parlano con la pancia, incapaci di ragionare sui mirabili progetti di valorizzazione del territorio dei nostri bravi amministratori.

    Tutti questi valenti valorizzatori trascurano però sistematicamente il fatto che tra gli oppositori non c’è solo il gruppo su Facebook con 19.000 iscritti: ci sono anche autorevoli personaggi al di sopra di ogni sospetto: invito ancora una volta a scorrere la lista https://docs.google.com/document/d/1RI1dRxnF0oUU5-Ilhma_i5AcKyYa7UVDXoRn_fK5TY0/edit?usp=sharing .
    Tra essi spiccano nientemeno che due ex presidenti Sat (non due bevitori ramazzati al bar, e uno di essi, Elio Caola, è anche probiviro). Possono essere tacciati di non comprendere il progetto? Di non conoscere a sufficienza il Lagorai? Sono, pure loro, degli scalmanati su Facebook che parlano con la pancia? Essù!

    Scorrete, per favore, anche gli altri nomi della lista: ci sono grandi alpinisti, ma anche uomini di scienza e di cultura: “retrogradi” pure loro? Tra i contrari al progetto dei valorizzatori ci sono anche tutte le più importanti associazioni ambientaliste/animaliste e relativi rappresentanti. Tutti obnubilati, tutti accecati dal rancore ideologico per non si sa bene cosa? Tutti incapaci di cogliere i pregi del meraviglioso Progetto messo a punto dall’ex assessore uscente all’Ambiente e Infrastrutture(!) Gilmozzi? Ma come si fa a banalizzare tutto in questo modo? E’ veramente avvilente. E non si risponde mai nel merito delle questioni sollevate. Spagnolli poi, come tutti quelli che non hanno argomenti, usa il facile ma bolso espediente retorico: quando non si può attaccare il ragionamento, si attacca il ragionatore. Ecco allora la menata ridicola sull’iperbole…

    Una consolazione ci viene dal commento di Luca Visentini, autore di indimenticati libri sulla montagna. Sì, noi siamo come gli indiani. E rifiutiamo i carrozzoni dei Cristi Pensanti e la paccottiglia escogitata dal marketing per trasformare la montagna nel solito luna park di cui ormai abbiamo tragica abbondanza di esempi in Trentino.  

    Ma noi non vogliamo farci rinchiudere in una riserva, perché riserve ormai ce sono sempre di meno, e il Lagorai è una delle ultime miracolosamente rimaste. Anche perché gli indiani nelle riserve, come si sa, hanno fatto una bruttissima fine.

    Dicono bene Benassi e Visentini: questi annunciati della Translagorai sono solo le teste di ponte. All’inizio saranno moderati, ragionevoli e forse anche rispettosi. Ma anche gli indiani si sono fatti fregare dai primi pionieri che arrivavano nel West alla spicciolata e che li rimbambivano di whisky e false promesse.

    Anche per la Translagorai poi arriveranno fatalmente gli aggiustamenti, gli ampliamenti, le migliorie, gli sviluppi, le deroghe, tutte cose viste e straviste con la ben nota tecnica delle spallate: si inizia piano, con poco per non allarmare nessuno (specie quei rompicoglioni degli ambientalisti). Poi, scardinata la porta, i valorizzatori arriveranno dove si erano ripromessi di arrivare.
     
    C’è una cosa tuttavia che accomuna gli oppositori al Progetto Translagorai e che dovrebbe valere mille parole: non hanno nessun interesse da difendere, a differenza dei “valorizzatori” che ne hanno invece parecchi. Per capire il Progetto Translagorai, basta chiedersi dove vanno i soldi, insomma a chi giovano. Non è difficile da capire.

  29. 31
    Hot Clim(a)ber says:

    Luigi Spagnolli says: “Al Sig. Benassi ricordo che l’uomo ha occupato completamente il pianeta: la natura da sola non esiste più e non ha nessuna chance di esistere, se non scendendo a compromessi con gli esseri umani che hanno maturato, ai sensi delle regole che ci si è dati noi esseri umani medesimi, diritti su un territorio. L’uomo usa, per le proprie attività, oltre il 90% delle risorse che la vita sulla Terra, in senso lato, produce.”

    Gentile Sig. Spagnolli (anche se non risponderà)
    Questa è una sua personale constatazione, oltre che errata, oltre che essere, questa sì, un’iperbole. Di più: rappresenta il suo ideale di mondo, dove tutto (il 100%) dovrebbe essere modificato ad uso e consumo del genere umano, aree “bianche” non sono permesse nel mondo del terzo millennio. L’utilizzo di termini come “compromesso” e “diritti” ne sono la conferma e distolgono ulteriormente l’attenzione da quelli che sono i veri temi e le sfide con le quali ci dovremmo confrontare. Considerare le ultime aree rimaste vergini (ce ne sono frammenti anche nelle nostre antropizzatissime regioni alpine, basta indossare gli scarponi e girarle, altro che “la natura da sola non esiste più”, almeno fino a quando resisteranno agli attacchi che puntualmente ricevono) alla stregua di quelle che forniscono risorse, significa voler dare una visione distorta della realtà al fine di giustificare le proprie azioni, che vanno proprio nella direzione di voler trasformare anche quel poco di natura intatta che ci è rimasto. Per voi l’unico verbo che ha significato è “profitto”, travestito da “valorizzazione”: secondo la vostra logica un territorio, fosse anche la cima rocciosa di un monte, che non fornisce profitto non ha ragione d’essere ai nostri giorni: molto meglio una bella spianata e via con gli impianti.

  30. 30
    Luigi Spagnolli says:

    A domanda rispondo: ho citato Yuval Noah Harari, che ha pubblicato quel dato in “Sapiens. Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità” edito da Bompiani. Da leggere.

    Quanto alle considerazioni di Alberto Benassi: in un Paese civile la speculazione è normata, mentre la corruzione è fuorilegge. Sempre in un Paese civile chi va contro la legge viene perseguito e condannato. L’Italia è un Paese civile.

    Altre considerazioni sono legittime, ma afferiscono ad ambiti, come quello emotivo o quello politico, di cui non ho tenuto conto nelle cose che ho scritto.

    Ora chiudo davvero

  31. 29
    paolo says:

    Secondo me, nell’operare o ragionare sul territorio, se non si riesce a superare la propria individualità cercando di comprendere la totalità della natura, si finisce col fare sempre e solo i propri affari, massimizzando i propri vantaggi.

  32. 28
    paolo says:

    Una affermazione sulla biomassa che non capisco del sig. Spagnolli:
    il 90% della biomassa vertebrata sulle terre emerse del pianeta è costituito da uomini e animali domestici

    Mi domando perché gli altri esseri viventi non debbano essere tenuti in conto, escludo i vegetali per non esagerare.
    Mi sembra che solo le formiche “pesino” più degli “uomini”.
    La biomassa vertebrata è una minoranza proprio minoritaria 🙂

  33. 27
    Luigi Spagnolli says:

    Condivido pressoché tutto. Ma qui non si tratta di dare ai montanari il diritto fare tutto quello che più gli fa comodo. Qui c’è stato un percorso di partecipazione coordinato dall’ente pubblico competente, che ha come fine istituzionale l’interesse generale così come definito dalle norme europee, statali e locali.

    In Italia si è poco disposti ad accettare che gli enti pubblici abbiano tutti allo stesso modo il fine unico dell’interesse generale: soprattutto i portatori di interessi ad articolazione nazionale, imprenditoriali, agricoli, ambientalisti, sindacali eccetera, quando gli enti locali assumono decisioni con le quali non sono d’accordo tendono a sostenere che lo Stato, in quanto ente sovraordinato persegue l’interesse generale meglio degli enti locali. È un concetto espresso anche dall’Avvocatura dello Stato quando impugna le norme locali. Ma è un concetto fasullo: se davvero lo Stato fosse più bravo delle Regioni o delle Provincie Autonome per esempio nel gestire l’ambiente e la natura, i Parchi Nazionali dovrebbero essere più efficienti e contenere qualitativamente e quantitativamente più biodiversità che quelli regionali. Cosa non vera: spesso c’è più biodiversità fuori dai Parchi che dentro i Parchi!

    La realtà è che tutti gli enti perseguono l’interesse generale in modo equanime ed in dipendenza della qualità umana e professionale di chi li amministra, e che l’amministrazione dello Stato, in quanto Moloch pluriarticolato e polidiretto, è molto più difficile da far funzionare che un’amministrazione locale. Ciò non toglie che ognuno possa commettere errori, ai quali però col tempo magari si rimedia: che si sia esagerato nel realizzare strade e infrastrutture in Dolomiti è chiaro a tutti, ma è anche evidente che le masse che ogni anno arrivano nelle Dolomiti e portano, tra l’altro, benessere a chi ci abita e denaro da investire in migliorie territoriali devono potersi muovere. Meglio a piedi. Passo e chiudo, sennò diventa un ping pong.

  34. 26
    Alberto Benassi says:

    sennò i prevalenti bisogni dell’umanità in senso lato (tipo grandi impianti idroelettrici et similia) fagociteranno quel po’ di natura che resta senza alcuna possibilità di evitarlo.

    Sig. Spagnolli, non credo che si tratti solamente di bisogni. In tutto questo aumento dello sfruttamento c’è tanta speculazione, tanto business, tanta corruzione.

  35. 25
    Alberto Benassi says:

    Gentile Sig. Luigi Spagnolli

    Non ho nulla contro i montanari, ho abitato per 20 anni in un paesino di montagna sulle Apuane (Levigliani) sono il primo a dire che non ci deve essere contrapposizione tra montanaro e montagna. Sono il primo a riconoscere che se vogliamo che la montagna non si spopoli dobbiamo dare delle possibilità a chi la vuole abitare.

    Questo però non vuol dire che i montanari hanno il diritto di fare tutto quello che più gli fa comodo perchè in pianura s’è fatto di tutto e di più. Spesso e volentieri non dimostrano grande amore per l’ambiente che abitato. Lo sfruttano!! Ma non lo amano, non lo rispettano. Basta vedere quello che avviene in Apuane.

    A me non interessano gli ambientalisti talebani. Però non posso non vedere lo sfruttamento sistematico ed eccessivo del territorio. Basta vedere le Dolomiti come sono sfruttate, piene di strade, di infrastrutture, una enorme rete di impianti. Dal 1980 che le frequento più volte nella stagione estiva e anche invernale e ho visto bene il cambiamento. Mi sembra veramente tanto…direi troppo.

     

  36. 24
    Luigi Spagnolli says:

    Gentile Alberto Benassi,

    il 90% della biomassa vertebrata sulle terre emerse del pianeta è costituito da uomini e animali domestici. Tutti quotidianamente mangiano, ed a ciò si aggiungono le attività umane legittime che consumano risorse ambientali non a fini alimentari.

    Pertanto: come lo vuole ridurre quel 90%?

    Con l’ulteriore aumento di homo sapiens quel 90%, invece, aumenterà a sua volta. Per questo c’è bisogno di regole diverse ma puntuali in ogni territorio ed in ogni ambito: sennò i prevalenti bisogni dell’umanità in senso lato (tipo grandi impianti idroelettrici et similia) fagociteranno quel po’ di natura che resta senza alcuna possibilità di evitarlo.

    Da qui l’esigenza di rendere prioritaria la tutela delle attività umane tradizionali e sostenibili in montagna, per prevenirne l’abbandono e l’automatico degrado dovuto a catastrofi che non si è riusciti a prevenire, ed a interessi umani più generali che si affermano se mancano gli interessi umani particolari che vi si oppongono.

    Solo l’uomo può impedire all’uomo di autodistruggersi: ma non attraverso la contrapposizione (spesso presunta ma sempre mediaticamente evidenziata) tra idealisti e sfruttatori, come finora hanno fatto le associazioni ambientaliste, bensì attravero la contrapposizione di interessi e, diciamolo, di lobby, regolata dalle leggi.

  37. 23
    Matteo says:

    Premetto che non conosco il Lagorai (e me ne dispiace molto) se non per qualche puntatina arrampicatoria qui e la in un arco di parecchi anni, quindi la mia è un’opinione non è quella di un conoscitore.

    Mi pare però un po’ assurdo che per evitare l’impatto ambientale di un bivacco da 12 posti si finisca per parlare di ristrutturazione e riadattamento di 7 malghe, di cui 2 in maniera radicale (abbattimento e ricostruzione completa).

    Mi pare evidente che un approccio di questo genere rischi effettivamente di trasformarsi in una aggressione, riducendo la dimensione del territorio “vergine”, proprio perché lo sbocconcella a partire dai bordi, facilitando la pratica dei piccoli passi.

    Probabilmente addirittura un rifugio gestito al centro del territorio avrebbe un impatto potenziale molto minore sul medio periodo (non sto sostenendo questa soluzione: non so nemmeno se sia fattibile. Questa si è una iperbole)

  38. 22
    Alberto Benassi says:

    con la sua azione e con la sua da Lei confermata convinzione, crede che la natura possa evolversi con i suoi tempi e modi senza tener conto di noi,

    Non ho detto che l’uomo deve essere succube della natura e non possa muovere foglia. Quello che non riesco a capire è questa necessità di volere sempre e comunque imbrigliare ogni metro dell’ambiente che ci circonda. Sottomettendolo, sempre e comunque ,  alle nostre infrastrutture, anche le meno se non per nulla necessarie.

    Come si definisce…? VALORIZZAZIONE.

  39. 21
    Alberto Benassi says:

    Al Sig. Benassi ricordo che l’uomo ha occupato completamente il pianeta: la natura da sola non esiste più e non ha nessuna chance di esistere, se non scendendo a compromessi con gli esseri umani che hanno maturato, ai sensi delle regole che ci si è dati noi esseri umani medesimi, diritti su un territorio. L’uomo usa, per le proprie attività, oltre il 90% delle risorse che la vita sulla Terra, in senso lato, produce. Se non si rispettano le predette regole la natura soccombe molto più rapidamente, perché a quel punto l’interesse umano si afferma irrimediabilmente: la Storia è piena di esempi al riguardo.

    Appunto. Non crede che sia l’ora di abbassare questo 90% ?!?

    Non può essere la natura che scende ad un compromesso. Caso mai è l’uomo che deve studiare e rispettare dei compromessi nel rispetto della natura e anche delle generazioni future e non pensare solo all’immediato.

    Affermare che “se non c’è presenza umana, la natura non subisce nessun degrado. Caso mai fa il suo corso naturale, si trasforma , ma non di certo non si degrada” è indice di totale ingenuità abbinata a totale carenza di conoscenza delle leggi che governano il territorio. Oppure di sottile calcolo: le associazioni devono pur vivere, se coloro che le alimentano con quote e/o donazioni hanno determinate convinzioni, è sempre bene, da portavoce, ribadirle, anche se non sono fondate.

    Sottile calcolo non penso proprio. Non sono un calcolatore che fa il doppio gioco.

    Preferisco definirmi un INGENUO che crede in certi ideali.  Anche se oggi gli ideali non vanno di moda.

    Anche nella mia ingenuità/ignoranza, lo vedo anche io che il territorio , soprattutto italiano è quasi tutto antropizzato e va governato. Ma proprio per questo, se c’è ancora qualche zona, delle rarità,  dove la natura ancora la fa da padrona. Credo che sia nostro dovere preservarle e non antropizzare anche queste rarità con ulteriori interventi che inevitabilmente porteranno a costruire infrastrutture che nel tempo aumentareranno sempre di più. Una infrastruttura chiama l’altra. E via così. Perchè le esigenze umane sono senza limiti. L’uomo è vorace per natura. E’ questa voracità che va governata .

  40. 20
    Luigi Spagnolli says:

    Sullla questione dell’iperbole confermo: trattasi di abile scelta dialettica. Usare la parola in un contesto generale o attribuirsela come aggettivo è cosa diversa. La retorica ha dato le definizioni opportune a queste fattispecie oltre duemila anni fa, ma oggi chi ha il potere della parola – e ahimè spesso anche della decisione – non solo non lo sa, bensì esibisce il non saperlo come se fosse un merito, con malcelata protervia. Come nel caso specifico.

    Al Sig. Benassi ricordo che l’uomo ha occupato completamente il pianeta: la natura da sola non esiste più e non ha nessuna chance di esistere, se non scendendo a compromessi con gli esseri umani che hanno maturato, ai sensi delle regole che ci si è dati noi esseri umani medesimi, diritti su un territorio. L’uomo usa, per le proprie attività, oltre il 90% delle risorse che la vita sulla Terra, in senso lato, produce. Se non si rispettano le predette regole la natura soccombe molto più rapidamente, perché a quel punto l’interesse umano si afferma irrimediabilmente: la Storia è piena di esempi al riguardo.

    Anche gli ambientalisti sono tra gli esseri umani che hanno maturato, in astratto, diritti sul territorio, in quanto portatori di legittime opinioni che la democrazia impone di tutelare. Essi difendono convinzioni legittime, come i contadini, i proprietari terrieri, in genere tutti i portatori d’interese a vario titolo. Gli amministratori pubblici hanno il compito di fare sintesi e di decidere: ovviamente decidere dà fastidio a qualcuno, se dà un po’ fastidio a tutti è, in genere, un buon decidere.

    Affermare che “se non c’è presenza umana, la natura non subisce nessun degrado. Caso mai fa il suo corso naturale, si trasforma , ma non di certo non si degrada” è indice di totale ingenuità abbinata a totale carenza di conoscenza delle leggi che governano il territorio. Oppure di sottile calcolo: le associazioni devono pur vivere, se coloro che le alimentano con quote e/o donazioni hanno determinate convinzioni, è sempre bene, da portavoce, ribadirle, anche se non sono fondate.

    (Esempio banale banale: se a causa di un evento del tutto naturale una frana distrugge un manufatto umano sottostante, colui che da quel manufatto trae legittimi vantaggi ha titolo ad essere risarcito. In genere da parte dell’amministratore pubblico di riferimento: mai comunque dall’ambientalista che, con la sua azione e con la sua da Lei confermata convinzione, crede che la natura possa evolversi con i suoi tempi e modi senza tener conto di noi, e condiziona, quando non impone, scelte che finiscono per essere foriere di problemi più grandi di quelli che si sarebbe voluto prevenire)

    S’intende che di tutto quello che sta succedendo la “colpa” è tutta nostra, di noi esseri umani: una colpa che parte da lontano, molto prima che tutti noi nascessimo. Ma in questo tempo ed in questo luogo siamo stati collocati: lasciare il pianeta migliore di quello cha abbiamo trovato è un imperativo di tutti!

     

  41. 19
    Nivek Silecram says:

    Egregio Signor Spanolli,
    chiarisco che non sono solito partecipare a Blog per oggettiva mancanza di tempo, infatti non ho ancora capito come il mio anche, inadatto commento di FB sia finito su questa pagina, ma tant’è quindi mi pare giusto replicare anche in considerazione che mi cita nel suo commento. Lei correttamente parla di informazione e di approfondimento prima di criticare, salvo poi non essere informato sulla persona e sul suo percorso, anche a riguardo del sottoscritto. Mi permetto di presentarmi, ho 50 anni, da oltre 30 con alterne fortune, mi occupo con passione di turismo, anche montano, sono un grande appassionato di montagna, vivo in zona Lagorai che frequento, oltre ad altre tantissime zone del TAA, fin da giovane e sono orgoglioso di poter affermare di aver avuto la fortuna di piantare la tenda sulle rive di molteplici laghi ed in posti fantastici immerso nella natura. Ho soggiornato in rifugi, baite, bivacchi ed anche hotel a 3,4 5 stelle, quindi non sono integralista, ne retrogrado e nemmeno posso definirmi ambientalista, la professione non me lo permette dal momento che per “mangiare” sfrutto la montagna e l’ambiente, solo un grande appassionato del territorio che rispetto e cerco di conservare nel limite del possibile per le future generazioni.
    Detto ciò, trovo molte inesattezze sia nel suo commento sia nel documento di Deflorian, che, a parer mio, non chiarisce affatto i punti critici del Progetto tanto discusso.
    Per quanto riguarda le Sue critiche Le faccio presente che sono persona molto informata, proprio per il ruolo che ricopro, prima di espormi mi documento ed approfondisco a dovere per quanto mi è possibile.
    Come detto conosco molto bene il Lagorai e per questo sono contrario e critico il Progetto come redatto e l’atteggiamento di SAT.
    Prima di farlo ho fatto analisi, studi e verifiche, sono salito per l’ennesima volta a Malga Lagorai con spirito diverso da quello di appassionato, diciamo con quello critico e tecnico, con lo stesso spirito sono salito a Malga Valmaggiore ed al Passo Manghen dove mi sono confrontato pure con i gestori delle strutture già presenti, ho partecipato attivamente alla serata SAT di cui sono Socio, ho chiesto e preso visione dei Verbali del Direttivo SAT in merito al progetto, e non da ultimo mi sono pure cimentato nello studio e nella predisposizione di un brogliaccio/traccia di Business Plan per Malga Lagorai con le poche informazioni di cui disponevo, ed ho avuto conferma che qualcosa non quadra. Personalmente all’inizio ho pure plaudito alla notizia del progetto complimentandomi (da poco informato) con l’Assessore Gilmozzi perché mi sembrava una buona idea. Poi studiando le carte ho condiviso con altri le criticità del progetto. Nulla in contrario, nonostante alcune criticità evidenti, se il progetto si fosse chiamato “Riqualificazione delle Malghe del Lagorai” ma non ha niente a che vedere con il Trekking della Translagorai, non è giusto che si usi questa dicitura.
    A Deflorian rivolgo le stesse critiche fatte in occasione della serata SAT che poi sono le mie riflessioni, il processo partecipativo è stato scarso ,se non inesistente e le molte critiche sollevate anche via mail dalle varie sezioni, Cavalese compresa lo dimostrano. La mia stessa Sezione in Zona Lagorai farà forse sul tema una serata informativa/dibattito con i Soci in futuro, a cose fatte quindi.
    Sulla ristrutturazione delle varie Malghe le mie critiche sono principalmente tecniche piuttosto che ambientaliste e ripropongo qui i miei quesiti:
    Malga Valmaggiore: che senso ha creare per i Trekker nuovi posti letto se già in quota, a ca 1h di salita ci sono dei magnifici Bivacchi allo scopo e cito il Paolo e Nicola, Malga Moregna e Bivacco Coldose (nuovissimo e provvisto addirittura di pannelli solari) che sopperiscono al fabbisogno di ca 30 persone? Chi scenderebbe dal tragitto oppure chi salirebbe a dormire in un Bivacco (Valmaggiore) che dista solo un quarto d’rora di macchina da Predazzo? Ha un senso? Avrebbe un utenza?
    Malga Cadinello e Valsolero in zona Manghen: cosa servono se anche qui in quota esiste l’ottimo Bivacco Mangheneti che puo ospitare ca 20/25 persone? Senza dimenticare Malga Buse Alta che dispone per lunghi periodi di 8/10 posti letto nuovissimi e confortoveli?
    A Deflorian ricordo che nello stesso primo comunicato stampa della SAT, si esprime preoccupazione per l’aumento del traffico sul Passo, tranne poi avvallare l’apertura di due nuovi ristoranti che ovviamente non vivranno di soli Trekker, ma di nuovi clienti che saliranno, inoltre proprio da un mio sopralluogo è emerso che le strutture già esistenti in alcuni casi sono in sofferenza già adesso? Aumentiamo quindi la concorrenza?
    Sempre sul Manghen si dimentica come esista di proprietà del Comune di Carzano una struttura Valtrighetta (Hotel Ristorante) chiusa da quasi 10 anni con ristrutturazione incompleta in attesa di tempi migliori.
    Tornando a Malga Valsolero sempre Deflorian alla serata SAT di Trento a precisa domanda sul perché sia stata inserita mi ha risposto che “inizialmente non era prevista, è stata “imposta” dopo dal Comune di Telve”
    Cosa molto strana, e da una semplice ricerca su internet (perché mi piace essere informato) scopro che già nel 2010 con delibera 184 del 28/12 il Comune deliberava la sua ristrutturazione e trasformazione con un impegno di spesa di Euro 1.200.000,00, mai più realizzato e magicamente inserito nel 2016/17 nel Progetto Translagorai. Il Caso?
    Malga Lagorai: la sua ristrutturazione e riconversione in attività agrituristica pone molti quesiti per la sua posizione sia di impatto ambientale, che di sostenibilità economica. Infatti di questo e non solo se ne occupa nella sua critica il prof Daidola che condivido in gran parte. Lo stesso brogliaccio di Business Plan da me redatto arriva alla conclusione che la sola stagione estiva rischierebbe di essere deficitaria e quella invernale improponibile.
    Come può notare sono critiche valutate, studiate e assolutamente lontane dall’esser preconcette, infatti il
    senso del mio post era proprio riferito al prof Daidola che auspica un business plan e che si tenga conto di un apertura annuale e non solo estiva per la sua sostenibilità economica, ma sappiamo che tutte le Malghe in questione sono ad oggi quasi impraticabili d’inverno, Manghen chiuso e Val Lagorai di difficile se non impossibile accesso ai più, gestore compreso.
    La mia critica e preoccupazione si basa sul rischio, a progetto realizzato, di trovarci con nuove bellissime cattedrali nel deserto, come già successo, sempre da persona informata, con Malga Prima Busa di proprietà del Comune di Ronchi, ristrutturata con fondi Europei negli anni 2.000 per un progetto di agriturismo collettivo e mai utilizzata, se non per una sola stagione estiva come punto tappa per un Trekking a Cavallo.
    Con questo penso di essere stato esaustivo, aver chiarito il mio pensiero ed aver dato un contributo ragionato alla discussione ed al progetto.

  42. 18
    paolo says:

    Di solito da noi qualsiasi attività sul territorio viene fatta solo per interesse economico.
    Se la si vuole combattere perché non si è d’accordo, secondo me, sarebbe buona cosa nominare con cortesia e con nome e cognome le persone che ne trarrebbero vantaggio lavorandoci e tutte quelle persone che patteggiano politicamente fra di loro le relative prebende più o meno tassate.
    Non penso sia difficile sapere i nomi, basta leggere a chi vengono assegnate le gare o le concessioni, leggere i nomi dei politici che propongono e spingono le delibere e pubblicare i nomi.
    Poi bisogna sperare in un magistrato o in un controllo di una guardia di  finanza.
    Io non conosco il territorio o le problematiche della “contesa”, ma un controllo economico di solito fa raggiungere gli obiettivi.
    La discussione democratica esterna ai centri di controllo politico ha pochi effetti.

  43. 17

    Sono stato impropriamente inserito tra gli “sponsor” del gruppo fondamentalista che si prefigge di “difendere l’ultima riserva indiana delle Alpi” per una mia frase espressa all’inizio della querelle, quando, leggendo i comunicati, sembrava che il Lagorai avesse le ore contate di fronte a un’esercito di bulldozer pronti a spianarlo. Poi mi sono informato, su più fronti, come esige la mia professione di giornalista specializzato in temi legati alla montagna, alla sua protezione e valorizzazione. Attività che svolgo, con onestà e mi auguro con competenza, da oltre trent’anni. Per questo motivo, ritenendo valido il progetto di valorizzazione dopo averne valutato tutte le sfumature – con ottima chiarezza puntualizzate nell’intervento di Deflorian – ma anche rispettando le prese di posizione, ancorchè spesso forzate e distorte, dei “protettori del Lagorai”, ho sempre evitato di intervenire nelle discussioni sempre più polemiche e aggressive da entrambe le parti. Avevo anche preparato una mia opinione da pubblicare a ottobre sulla rivista che dirigo – che si occupa da trentacinque anni di valorizzazione del turismo outdoor ma ancor prima di tutela dei territori naturali – ma ho ritenuto, per rispetto di entrambe le parti, di non pubblicarla.

    Oggi, però, mi trovo nell’obbligo di sottolineare come, da parte degli “indiani”, si sia completamente perso il filo logico della difesa territoriale a favore di una politica di discredito senza distinzioni nei confronti di quanti non aderiscono, infamia loro, alla lotta tout court contro gli “invasori-speculatori”. In questo tritacarne è finito perfino l’amico Giorgio Daidola, con cui ho sempre, negli ultimi trent’anni sempre amichevolmente “litigato” considerandolo, lui si, un “talebano” della difesa ad ogni costo di ogni baluardo di Natura contro l’invasione di impiantisti e cementificatori. Trovo paradossale, perciò, trovarmi a difenderlo dall’accusa di essere un fautore della brutalizzazione commerciale dei Lagorai. Se la gran parte di quelli che scrivono e parlano di queste meravigliose montagne avessero percorso anche una minima parte dei chilometri fatti da Giorgio e dal sottoscritto in ogni anfratto di questa catena, in ogni stagione, forse la discussione sarebbe più logica e orientata a trovare soluzioni e non nemici. Mi pare, invece, che questa, iniziata come “battaglia ambientale”, si sia rapidamente trasformata in battaglia politica gestita, con toni e modi facinorosi, dalle “brigate del No” che urlano in Piemonte contro la Tav, in Puglia contro la Tap, e in Trentino contro la TL. Perchè, per chi non ha argomenti, l’importante è avere nemici da distruggere. Questa è la mia opinione. Buone camminate.

    Michele Dalla Palma – Direttore Responsabile TREKKING&OUTDOOR

  44. 16
    Luca Visentini says:

    Iperbole: ma chi credete di prendere ancora per il sedere? Fatevi i vostri “nobili” affari, i Cristi Pensanti e gli ulteriori luna-park, perché tanto li farete, ma noi siamo davvero indiani e qualche altra riserva la troveremo.

    P.S. Sui “gestori”, poi, perché asservire un’intera porzione di territorio alpino e naturale a una sola famiglia che ne trarrà reddito e s’inventerà ogni sorta d’intervento artificiale pur d’incrementarlo? I soldi non vi mancano, dategli piuttosto un sussidio per aprire una boutique o una vineria in paese.

    Ha ragione Alberto Benassi, queste sono le solite teste di ponte.

  45. 15
    Hot Clim(a)ber says:

    Egr. sig Spagnolli, tutta la menata sull’iperbole ce la poteva anche risparmiare.

    Spero non ci risparmi le scuse a questo punto.

    Luigi Spagnolli says:

    Nessuno infatti ha dato dei “retrogradi” a coloro che si identificano con il Gruppo “Giù le mani dal Lagorai”

    Giorgio Daidola says:

    “Opporsi a tale sviluppo (…) significa farne metaforicamente delle “riserve indiane”, ovvero delle aree di sottosviluppo e di alienazione, per le quali parlare di tutela del patrimonio culturale e ambientale rappresenta un paradosso degno delle più retrograde teorie fondamentalistiche.”

  46. 14
    agh says:

    Spagnolli non è informato. Noi del gruppo abbiamo analizzato bene il progetto, che è incredibilmente vago e lacunoso. E conosciamo alla perfezione tutto il Lagorai-Cima d’Asta, che abbiamo percorso in ogni angolo e in ogni stagione. Non facciamo parlare solo “la pancia”, come fa intendere Spagnolli. Chiunque abbia voglia può leggere il nostro documento di 10 pagine e altri collegati https://docs.google.com/document/d/1UdqsJsfalh-eh5qL-ku0hreTOzNycsECgvzVc_2Ty8w/edit?usp=sharing. Ci sono anche i link a tutti i documenti ufficiali della Provincia, così ciascuno può farsi meglio un’idea.
    Il progetto della PAT non ha uno straccio di analisi di sostenibilità economica degli interventi, ne complessivo né sulle singole strutture, e incredibilmente non ha neppure le obbligatorie valutazioni di impatto ambientale (VAS/VINCA). Questo abbiamo anzitutto contestato ai “valorizzatori”. Che non hanno mai risposto nel merito. Anzi spesso abbiamo ricevuto solo insulti. Quanto a Deflorian, è un tecnico sicuramente apprezzato, ma non sta a lui decidere come gestire un territorio e neppure alla SAT. Non è vero neppure che è stato un “progetto partecipato” come si favoleggia. Molte sezioni SAT non ne hanno saputo nulla fino a giochi fatti. E i quasi 20.000 iscritti al gruppo in pochi mesi dimostrano che il progetto era ben poco noto ai più. Il “rispetto” bisognerebbe dimostrarlo semmai  ai cittadini, che hanno diritto di essere informati seriamente e non raggirati con valorizzazioni fasulle come la Translagorai, che è solo un pretesto, una foglia di fico, che non c’entra niente con gli scopi veri. Rispetto soprattutto per i valligiani che hanno diritto a non subire progetti calati dall’alto, sotto la spinta di interessi economici chiarissimi e decisi da poche persone, e che mettono a repentaglio la sorte di strutture che appartengono storicamente alla Comunità (La Magnifica Comunità di Fiemme) da secoli, come Malga Lagorai.

  47. 13
    Alberto Benassi says:

    quello che conta è imporre la propria visione,

    IMPORRE….????

     

    perchè le associazioni ambientaliste sono così potenti da IMPORRE??

    A me sinceramente coloro che sanno, possono e pretendono di   IMPORRE sono ben altri.

  48. 12
    Alberto Benassi says:

    È un dato di fatto: la natura in montagna subisce un  degrado molto più rapido, a volte inarrestabile, se viene meno la presenza umana diffusa.

    se non c’è presenza umana, la natura non subisce nessun degrado. Caso mai fa il suo corso naturale, si trasforma , ma non di certo non si degrada.

     

    Chi crea degrado spesso e volentieri è l’uomo con i suoi discutibili interventi.

    Quello che si degrada sono le infrastrutture umane se una volta fatte vengono poi abbandonate o comunque se realizzate male o male manutenzionate. Come spesso e volentieri avviene. E questo è sotto gli occhi di tutti.

     

    Quello che a me riesce difficile capire è perchè con tutto gli interventi  e le infrastrutture che l’uomo ha fatto e costruito sul territorio trentino . Questo non gli basti. Bisogna trasformare anche quel poco che di naturale è rimasto.

    Non ci basta mai! Vogliamo tutto e ancora di più!

  49. 11
    Luigi Spagnolli says:

    È interessante notare come coloro che, per scelta, decidono di opporsi a priori ai grandi progetti, rifiutando qualsiasi dialogo in nome della salvaguardia dell’ambiente e della natura (secondo loro), tendano ad usare con dovizia la figura retorica dell’iperbole – storicamente una delle più gettonate dagli oratori di tutto il mondo aventi l’unico ma fondamentale fine di accattivarsi la simpatia di chi legge/ascolta -. Definizione di iperbole (tratta dalla rete): figura retorica che si presenta quando si esprime un concetto in termini esagerati, sia per eccesso, sia per difetto. Nessuno infatti ha dato dei “retrogradi” a coloro che si identificano con il Gruppo “Giù le mani dal Lagorai”, men che meno il pacato Professor Daidola: se lo danno da soli, portando con ciò il lettore a provare istintiva simpatia per loro ed antipatia per chi sta dalla parte opposta. Cosí facendo decidono di anteporre le emozioni agli approfondimenti, come è diventata abitudine diffusissima in politica ed in genere in tutte le discussioni pubbliche in cui si ha come obiettivo principale ottenere un consenso.

    Approfondire un argomento è però l’unico modo per capire di cosa si parla.

    Per questo va ringraziato Tarcisio Deflorian, che semplicemente racconta cosa è successo, nella sequenza degli avvenimenti verificatisi. I movimenti ambientalisti, e le associazioni che ne sono nate, hanno sempre coniugato gli approfondimenti con le emozioni: nei tempi eroici però si partiva con gli approfondimenti, e solo dopo si mettevano in campo le emozioni, secondo lo schema (esemplificativo) “dobbiamo salvare l’ecosistema: per ottenere un consenso generalizzato a tal fine sottolineiamo che così si salvano gli animaletti da morte certa”. Oggi invece molti di coloro che si impegnano nelle associazioni di tutela ambientale partono dalle emozioni, anche quelle sottili e ricercate come l’iperbole usata in questo caso, omettendo qualsiasi approfondimento. Intendiamoci: giusto chiedersi, come fa un commentatore,” SE il giusto modello Economico è applicabile al progetto ed alle location individuate per la Translagorai”. Ma poi lo stesso manifesta la convinzione che, “non essendoci le condizioni per farlo cosi, NON SI PUÒ/DOVREBBE FARE!”. E chissenefrega se c’è stato uno studio ed un percorso di condivisione a monte con la popolazione residente interessata: quello che conta è imporre la propria visione, che per certi ambientalisti, molti anzichenò, è corretta in re ipsa, in quanto finalizzata a tutelare l’ambiente; ed in genere è improntata sul no sempre e comunque, e partorita ben lontano dalle montagne a cui si riferisce!

    Personalmente ritengo che il percorso partecipativo fatto con i residenti e l’accordo di programma che ne è scaturito, puntualmente descritti da Tarcisio Deflorian, meritino maggiore rispetto: la montagna alpina, in Trentino come in Alto Adige, ed in genere nei territori dove ancora permane una consistente quota parte della popolazione nei centri abitati montani e periferici, è ben conservata e presenta contenuti di biodiversità preziosi e in moltissimi casi qualitativamente e quantitativamente superiori a quelli di territori dove la montagna è stata abbandonata. È un dato di fatto: la natura in montagna subisce un  degrado molto più rapido, a volte inarrestabile, se viene meno la presenza umana diffusa.

    Presenza umana in montagna che, pertanto, è un valore aggiunto da conservare: come la natura, né più né meno. Per far sí che le persone continuino a vivere in montagna bisogna che stiano bene: essere compartecipi del proprio destino, attraverso gli strumenti della democrazia partecipata, è presupposto essenziale perché una comunità stia bene e si sviluppi in modo sostenibile in un contesto ad alto contenuto di naturalità, come è la montagna alpina e trentina.

    Conclusioni

    1. la libertà di pensiero è sacrosanta, come democrazia prevede: ma approfondendo le cose, non ragionando solo di princípi;

    2. le decisioni che implicano scelte decisive sul futuro di un territorio vanno prese sentendo soprattutto chi in quel territorio, e di quel territorio, vive.

    Grazie sempre a chi fa chiarezza.

     

     

     

     

  50. 10
    Giorgio Daidola says:

    Solo una precisazione: quando cito Sette Selle, Conseria, Malga Masi, ecc.. mi riferisco alle tipologie di gestione di queste strutture, non alle distanze dalle strade. Tipologie di gestione che possono essere applicate ad altre strutture, da tenere aperte anche per la stagione invernale, indipendentemente dalla distanza dalle strade, per renderle economicamente sostenibili. Strutture del genere, distanti anche 3-4 ore dalla civiltà delle strade, funzionano benissimo in Alto Adige ed in Austria, consentono a montanari responsabili di fare un lavoro dignitoso e ricco di soddisfazioni, a differenza dei nostri montanari che stanno perdendo la loro identità, facendo i pendolari con le città o lavorando nei lunapark in quota, anziché falciare l’erba, curare i boschi, allevare il bestiame e promuovere quel rapporto ospitante-ospite ricco di contenuti culturali e umani che è alla base del turismo del futuro. A me non interessa che è favorevole o contrario al buon senso, ognuno è libero di decidere quello che vuole, compresi i personaggi “di spicco” che vengono continuamente citati come “sponsor” del movimento “Giù le mani dal Lagorai”.

     

     

     

     

  51. 9
    Alberto Benassi says:

    Tutti retrogradi?

    si siamo tutti RETROGRADI , polemici e ciechi. Vogliamo solo l’impoverimento e la morte per fame di un territorio.

     

    Questo è solamente l’inizio . Un delicato antipasto, a cui poi, piano piano, senza tanto dare nell’occhio, seguirà il resto.

    Oramai è una strategia consolidata.

  52. 8
    agh says:

    Chiaramente è la versione di Deflorian (SAT), uno degli attori in gioco che ovviamente difende il proprio operato. Faccio comunque principalmente due osservazioni al commento di Daidola: la prima è che il prof. di economia turistica insiste nel proporre come antagonisti al progetto solo noi “retrogradi” del Gruppo “Giù le mani dal Lagorai”. Una tesi sbagliata e che non corrisponde al vero, come è dimostrato dalla lunga lista dei contrari, tra cui due satini di eccellenza ex presidenti SAT come Elio Caola e Piergiorgio Motter, oltra a varie personalità di spicco come Alessandro Gogna o Franco Perlotto, per non parlare delle più importanti associazioni ambientaliste/animaliste. Tutti retrogradi? https://docs.google.com/document/d/1RI1dRxnF0oUU5-Ilhma_i5AcKyYa7UVDXoRn_fK5TY0/edit?usp=sharing. La seconda è l’esempio sbagliato con Malga Masi, Malga Conseria, Rifugio Sette Selle. Sono tutte strutture che si possono raggiungere facilmente con strada asfaltata e poi a piedi in circa 1 ora e mezza di marcia. Paragone improponibile con Malga Lagorai, dove la strada è sterrata e malagevole fino alle Mandre, inagibile l’inverno dove bisogna partire dal fondovalle con una dura salita a piedi di 800 metri di dislivello! Come si fa a fare simili paragoni?

  53. 7
    Alessandro Ghezzer says:

    Al commento 6 faccio principalmente due osservazioni: la prima è che Daidola insiste nel proporre come antagonisti al progetto noi “retrogradi” del Gruppo “Giù le mani dal Lagorai”. Una tesi sbagliata e che non corrisponde al vero, come è dimostrato dalla lunga lista dei contrari, tra cui due satini di eccellenza ex presidenti SAT come Caola e Motter, oltre a varie personalità di spicco come Alessandro Gogna o Franco Perlotto. Siamo tutti retrogradi? https://docs.google.com/document/d/1RI1dRxnF0oUU5-Ilhma_i5AcKyYa7UVDXoRn_fK5TY0/edit?fbclid=IwAR1WpeADoHhN4bJNFOkp3tnfXpHkOSLWEh_ZdnQsijPI_xqE6J5DLA-bMaQ
    La seconda, è l’esempio sbagliato con Malga Masi, Malga Conseria, Rifugio Sette Selle. Sono tutte strutture che si possono raggiungere facilmente con strada asfaltata e poi a piedi in circa 1 ora e mezza di marcia. Paragone improponibile con Malga Lagorai, dove la strada è sterrata e malagevole fino alle Mandre, inagibile l’inverno dove bisogna partire dal fondovalle con una dura salita a piedi di 800 metri di dislivello! Come si fa a fare simili paragoni?

  54. 6
    Nivek Silecram says:

    Forse non tutti del gruppo condivideranno il ragionamento del Prof Daidola, ma da Economista il ragionamento non fa una piega, è corretto, puntuale e logico. L’unico appunto che mi permetto è SE il giusto modello Economico è applicabile al progetto ed alle location individuate per la Translagorai. Mi Spiego meglio: Perche sia giusto si dovrebbe fare cosi, perchè solo cosi sta in piedi, altrimenti non ha senso, quindi non essendoci le condizioni per farlo cosi, NON SI PUO/DOVREBBE FARE!

  55. 5
    agh says:

    Oste, com’è il vino???

  56. 4
    Carlo Pucci says:

    Dott Florian, grazie del contributo che fa chiarezza. Due richieste concrete. 1 Le strutture DEVONO avere prezzi bassi per favorire la possibilità di usufruirne anche a chi non ha grandi mezzi economici decono cioé essere nazional-popolari. 2. Inoltre il percorso, per quanto possibile , dovrebbe essere familly friendly. Per il resto il progetto é ottimo. Saluti e buon lavoro. Carlo Pucci

  57. 3
    Leonardo Bizzaro says:

    Grazie Tarcisio, un po’ di chiarezza nel fumo talebano di un certo malinteso ambientalismo. Solo chi non ha mai percorso la meravigliosa catena del Lagorai può pensare che il progetto Sat possa portare orde di turisti irrispettosi su una delle più belle traversate dell’arco alpino

  58. 2
    Giorgio Daidola says:

    Sulla buona fede della SAT ed in particolare di Tarcisio Deflorian nell’elaborare il progetto per fare della Translagorai un itinerario escursionistico di primordine non ho mai avuto dubbi. È chiaro che come ogni seria iniziativa si presta ad essere oggetto di possibili speculazioni ma non è questo un buon motivo per esserne contrari. Si tratta piuttosto di migliorarla, garantendone la sostenibilità economica, piuttosto che limitarsi a denigrarla con preoccupante superficialità.  La sostenibilità economica di un progetto è infatti il miglior antidoto a possibili paventate speculazioni. Mi spiego:  se una malga agritur raggiungibile dove non si arriva con mezzi meccanici è in grado di fornire un reddito dignitoso al gestore e ai suoi collaboratori, cosa possibile solo attraverso l’integrazione dei redditti agropastorali con quelli derivanti unicamente dal turismo a piedi, con le ciaspole o con gli sci,  quindi un’apertura snnuale, essa rappresenta un modo virtuoso per vivere in montagna e di montagna, in antitesi all’alienante ricchezza delle cosidette  “città in montagna”, ossia delle moderne stazioni turistiche e anche alle malghe estive che generano redditi insufficienti, soprattutto se comparati agli investimenti  pubblici che richiedono. Solo attraverso iniziative virtuose tipo agritur o rifugi gestiti si può evitare lo spopolamento delle montagne e la fine di culture montanare, ed al tempo stesso evitare il degrado proprio del turismo di massa. Opporsi a tale sviluppo sostenibile della montagna lasciando alcune aree intatte (che poi intatte non lo sono affatto, se si pensa al Lagorai) significa farne metaforicamente delle “riserve indiane”, ovvero delle aree di sottosviluppo e di alienazione, per le quali parlare di tutela del patrimonio culturale e ambientale rappresenta un paradosso degno delle più retrogade teorie fondamentalistiche. Di esempi virtuosi di tale tipo di sviluppo sostenibile della montagna alpina ce ne sono e sono stati citati anche nei commenti al mio precedente articolo sulla Tranlagorai pubblicato su questo blog. Questi esempi non possono essere clonati ma possono essere studiati e adattati alle diverse realtà montane. Lo sviluppo turistico alternativo della Val Maira in particolare può insegnare parecchio per lo sviluppo sostenibile di grandi aree depresse come il Tesino e il Vanoi (che interessano la catena del Lagorai), che  potrebbero rinascere assumendolo come modello di riferimento.  Una lettura dell’insuperato libro di Enrico Camanni “La nuova vita delle Alpi” può essere molto utile in proposito per ampliare i propri orizzonti. Per quanto riguarda il progetto per l’escursionismo in Lagorai dalla SAT, al di là di evitare la solita caccia alle streghe e ai poteri occulti, sarebbe piuttosto il caso di rimboccarsi le maniche per migliorarlo ed eliminarne gli evidenti limiti, senza rincorrere invece, come è stato fatto dalla stessa SAT per venire incontro al movimento “Giù le mani dal Lagorai”, a un idea di turismo itinerante basato sull’assurdità dei “bivacchi estivi gestiti”. Come se il gestore potesse vivere dagli esigui o nulli redditi di tale gestioni. Più che di un gestore si tratterebbe di un guardiano, a carico della collettività. Meglio invece rendersi conto che solo gestioni di attività congiunte agropastorali e turistiche o di veri rifugi  possono fornire un valore aggiunto soddisfacente, a condizione che le strutture rimangano aperte tutto l’anno e non solo da giugno a settembre (come si legge purtroppo dalle recenti delibere provinciali sul progetto). In Lagorai strutture virtuose del genere già esistono, si chiamano Malga Masi, Malga Conseria, Rifugio Sette Selle. Non si capisce perchè non si debbano studiare e migliorare, creandone poi di  simili per coprire l’intero percorso. Non si capisce perchè non si cerchino e/o si formino preventivamente i futuri gestori di tali strutture. Non si capisce perchè si spendano soldi per progetti di ristrutturazione inadatti ad un utilizzo invernale delle strutture. Non si capisce perchè non elaborare dei business plan per le strutture ricettive e per il progetto nel suo insieme prima di realizzarlo. Quando si investono soldi, a maggior ragione se si tratta di denaro dei contribuenti, occorre prevedere validi strumenti di controllo di gestione atti a garantire ritorni adeguati in termini di occupazione e di valore aggiunto.

     

  59. 1
    Roberto says:

    Ho letto con interesse l’articolo, che, almeno per me, chiarisce meglio il progetto Translagorai. Progetto, che se resta nei termini riportati, non credo porti a uno snaturamento del percorso, né ad un’invasione di turisti, anche se sicuramente aumenteranno gli escursionisti.
    Ritornando all’articolo, avere un’informazione corretta, non gridata o tirata per la giacca, è fondamentale per conoscere un’argomento, questo senza privare ciascuno di formulare poi una propria opinione.  Quindi rinnovo l’apprezzamento all’autore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.