Proibito qui, proibito là

Proibito qui, proibito là

Con ordinanza 25/2016 del 30 dicembre 2016 il sindaco del comune di Ronchi Valsugana (TN), ing. Federico Maria Ganarin, ha proibito il pattinaggio sul ghiaccio che qualche suo concittadino praticava sulla superficie del piccolo lago Colo a quasi 1900 m di quota.

La notiziola è piccola di per sé, ma è esplosiva perché ancora un’ennesima volta riporta al tema mai risolto della responsabilità individuale, un po’ come succede ogni inverno quando si vuole vietare o regolamentare lo scialpinismo. In questo caso un sindaco di un piccolo paese della Valsugana ha fatto vietare una pratica assai limitata, ma l’episodio richiama la nostra attenzione. E’ un allarme, perché di questo passo un domani qualunque amministratore si sentirà costretto, per mettersi al riparo da possibili grane, a vietare qualunque cosa.

Il laghetto Colo prima. Foto: Maurizio Fernetti.
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e dopo. Foto: Maurizio Fernetti
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Perché non vietare la balneazione su qualunque corso d’acqua non appena, per esempio, si superano determinati centimetri di pioggia? Anzi, per andare tranquilli, perché non vietarla e basta? Ogni spiaggia marina, ogni scogliera potrebbe subire la medesima sorte. E le montagne? Sono o non sono le montagne e le loro pareti in qualche territorio comunale? Evidentemente sì, dunque proibiamo l’alpinismo e l’escursionismo al di sotto di una determinata temperatura, con un preciso limite di precipitazioni nevose, se il tempo non è perfetto, o nelle giornate invernali perché le ore di luce a disposizione sono poche.

Proibiamo l’affacciarsi da qualunque ponte, da qualunque passerella, dal tetto dei condomini, vietato arrampicarsi sugli alberi… vietato tutto!

Perché un’amministrazione comunale sente l’esigenza di prendere questo genere di provvedimenti (quando tra parentesi avrebbe ben altre cose più importanti cui pensare), senza realizzare che sta compiendo un’operazione culturale gravissima, la de-responsabilizzazione del cittadino nella palude della follia normativa e burocratica?

Non discutiamo che sia utile e doveroso, tramite doverosi cartelli e quant’altro, sconsigliare (mai proibire!) il passaggio su una strada che si è rivelata a rischio grave di caduta sassi. Perché la strada è un servizio pubblico, e la caduta sassi può non essere così evidente a tutti. Ma il laghetto Colo a 1900 m non è un servizio pubblico, è un bene naturale: e, in tutta evidenza, chi si è comprato un paio di pattini di ghiaccio deve sapere bene che il pattinarvi sopra è a suo rischio e pericolo perché il ghiaccio potrebbe spezzarsi. Alla fine, sembra che si voglia proibire qualunque bene naturale a frequentazione libera. E questo, francamente, è inaccettabile.

Dobbiamo quindi, ancora una volta, sollecitare una legislazione nazionale in proposito, come già più volte abbiamo fatto: una normativa che metta al riparo gli amministratori dal pericolo di essere coinvolti in caso di qualche incidente, ma che nello stesso tempo garantisca il diritto del cittadino alla propria responsabilità e alla propria libertà di frequentare qualunque bene naturale nel modo che ritiene opportuno, senza ovviamente danneggiarlo.

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Proibito qui, proibito là ultima modifica: 2017-01-17T05:09:20+01:00 da GognaBlog

30 pensieri su “Proibito qui, proibito là”

  1. 30
    Fabio Bertoncelli says:

    Sí, Stefano, hai ragione. Però la vicenda ha toni cosí surreali – alla Totò – che mi sono domandato: “Ma questi qui non hanno niente di meglio da fare?”.
    In questo periodo la Regione Emilia-Romagna e la Regione Toscana stanno programmando di devastare il crinale appenninico (e il Parco Regionale del Frignano) con nuovi impianti sciistici, in zone in cui la neve rimane per non piú di trenta giorni all’anno.
    Ma si può? Ma dobbiamo sempre subire? Sperpero di denaro pubblico – cioè le nostre tasse – e devastazione ambientale (in un Parco Regionale!).
    Fino a quando continueremo a sopportare le bande di gangster che ci governano e ci amministrano?

  2. 29

    Beh… pensavo fosse una boutade tanto per invec e la notizia è vera a quanto sembra… :
    http://www.ilrestodelcarlino.it/modena/cronaca/pattinaggio-ghiaccio-lago-multa-1.2864036

    ma… eh sì guarda te c’è un ma… perché se per una volta il Resto del Carlino l’ha raccontata giusta, non è il caso di fare qui mala-informazione…
    si legge molto bene sull’articolo che il lago è zona a protezione integrale e siccome ne esisono altre in giro per il Paese (non moltissime eh…alcune…) che vengono utilizzate per scopi scientifici e necessitano di essere esenti da antropizzazione, direi che col resto dell’articolo non ci azzecca e nemmeno con Totò…
    In Trentino non più tardi di 6 o 7 anni fa venne multato una Guida Alpina perché accompagnò un gruppo in inverno all’interno di una di queste zone (che risultano segnalate!) le quali non sono di norma molto estese e solitamente al di fuori delle comuni rotte turistiche…!
    Per una volta che la ricerca viene sponsorizzata direi che possimao anche limitarci nella nostra libertà di movimento per scopi più nobili… o no???

  3. 28
    Fabio Bertoncelli says:

    Informo tutti che il sindaco di Fanano (Appennino Modenese) nelle scorse settimane ha pattinato sul ghiaccio del Lago di Pratignano.
    Poi ha pubblicato il video su Facebook.
    Ora l’Ente per la gestione dei Parchi e della Biodiversità Emilia Centrale (voi, persone normali, non avreste mai sospettato che potesse esistere un ente simile) minaccia una sanzione.
    L’accesso al lago è proibito perché vi alligna una pianta carnivora, la Drosera Rotundifolia. I pattini del sindaco avrebbero potuto tranciare le piantine, sepolte sotto mezzo metro di ghiaccio.
    Signori, qui il grande Totò avrebbe tratto spunto per una delle sue memorabili scenette. Vi ricordate quella dei due napolitani (Totò e De Filippo) che in Piazza Duomo a Milano si rivolgono in francese maccheronico al vigile urbano?
    Be’, questa è meglio. Molto meglio.
    La realtà della burocrazia italiana surclassa la fantasia di Totò.

  4. 27
    paolo panzeri says:

    Va be che sono di un altro secolo, però sabato mi han detto che se sono con un istruttore la responsabilità è sua. Quando ho detto che magari è uno che non va nemmeno in montagna e arrampica solo sul facile, mi han risposto che lui è certificato e quindi legalmente lui è responsabili anche per me.
    Ho risposto che per sicurezza (mia) io non mi legherei con lui…… avevano il casco e non mi hanno più parlato.

  5. 26
    Richard Felderer says:

    @marco: centro! Condivido al 100%. Per aggiungere qualcosa alla discussione senza buttarla in caciara, ho notato con piacere che ultimamente alcune GA cominciano a fare un po’ di “contro informazione” sulla sicurezza. Ma ormai questa parola chiave che abbonda nella bocca dei politici e dei venditori di fumo è diventata ovvia per il popolo. Sicurezza, tutti vogliono l’Everest, in invernale, in infradito ma in sicurezza. Offri “sicurezza”? Pago->pretendo. Forse, dico forse e mi metto anch’io nella lista, si è sbagliato a comunicare. Come per i cantieri: non esiste il cantiere sicuro. Esistono delle norme e dei parametri che abbassano drasticamente il rischio. Ma la sicurezza è una cosa che non esiste, e dovremmo spiegarlo meglio.

  6. 25
    Marco Benetton (Blitz) says:

    Vorrei soffermarmi un attimo su questa frase, che secondo me è la chiave di tutto: “garantisca il diritto del cittadino alla propria responsabilità”.

    Ma siamo proprio sicuri che il cittadino voglia godere di questa responsabilità?
    NO
    Ormai il cittadino non ha piú spina dorsale, non si assume piú alcun tipo di responsabilità: in caso di problemi la colpa è sempre degli altri, e questo lo si può riscontrare ovunque: dal lavoro, alla famiglia, all’ alpinismo.
    Vado male a scuola? colpa della professoressa stronza
    Mi scopo una dopo una serata e questa resta incinta? cazzi suoi
    Faccio una cappella in linea di montaggio? colpa di quello prima di me
    Pattino sul laghetto e si spacca il ghiaccio? colpa del comune.

    La questione ormai esula dall’ alpinismo per entrare nella sfera dell’ educazione civica: bisogna riportare la gente ad assumersi le proprie responsabilità, cosa che va in direzione diametralmente opposta alla cultura (e alla legislazione) degli ultimi anni.

  7. 24

    Giando, le guide alpine non sono obbligate a stipulare una polizza assicurativa per eventuali infortuni dei clienti. Esistono polizze in tal senso ma sono facoltative. Io ad esempio non l’ho mai stipulata e credo che mai lo farò.
    Per l’esercizio della professione è obbligatoria la polizza di Responsabilità Civile, che è giusto avere, oltre che obbligatorio.
    Senza uscire troppo fuori tema: Giorgio Daidola, e facci leggere La Civiltà dei Paraculo. Credo che Alessandro non ti censuri il titolo, anzi…
    Ciao. Marcello

  8. 23
    Richard Felderer says:

    @fabio… gli anni passano, io sono fermo a Messner e Claudia Schiffer…
    Provo ad aggiornare: facciamo David Lama e Bianca Balti?

  9. 22
    Richard Felderer says:

    Ma sul discorso dei notai e avvocati, sfondi una porta aperta col tappeto rosso! Ti offro anche da bere!!!
    Io infatti, per un discorso di tutela dei terzi, applicherei la costituzione di un albo (con precedente cursus di studi e quanto necessario) cui certi professionisti DEVONO appartenere solo per lavori che implichino la sicurezza dei terzi. Costruire ponti, case, infrastrutture in generale. Come pure chi autorizza strutture per trasporto, dalle macchine alle seggiovie. Invece vorrei essere libero di farmi operare da Messner (che non sapevo fosse guida, mi è sempre sfuggito, spero non sia anche medico!!!) per la mia tonsillite, perché no?
    Se sono così pirla, è anche giusto che io crepi! Ed è sbagliato che Messner passi dei guai. Io ho scelto di andare da lui per la tonsillite! E lui ha scelto di operarmi. Siamo d’accordo, io Reini! Come col meccanico, o l’idraulico, per fare un esempio di mercato “libero”.
    Se poi vorrò un lavoro fatto da un professionista vero di fatto, sceglierò in base a lauree o titoli e meriti conseguiti, etc etc.
    Io sono convinto che l’ignoranza debba essere punita, anche così! E, se di sicuro ci potrà essere uno scossone iniziale, vai tranquillo che il “sistema” si autoregola molto in fretta. I ciarlatani abusivi si eliminano da soli, i bravi “ex” abusivi, lavoreranno bene. Le GA lavoreranno meglio. Perché oltre a negatività iniziali sicuramente) la concorrenza libera porta anche a positività! Soprattutto per il consumatore. Che potrà attraversare il suo laghetto coi pattini…

  10. 21

    Credo che la questione come l’ho spiegata sia davvero esplicativa ma effettivamente diversi punti in merito a libertà d’azione o meglio, di scelta sembra (ma solo sembrano) convergere.
    Aldilà del fatto che se chiedi a Reinhold Messner di accompagnarti non ci sarebbe nulla da ridire visto che è Guida Alpina da un infinito, ma potresti rivolgerti a Pinco Pallino ed allora scatta quel meccanismo di garanzia che ho già, credo, ampiamente illustrato.
    Questo non è automatico per tutte le categorie (ricordiamo lo sciopero dei tassisti?) lo è per quelle che vengono definite professioni protette:
    “Per professione si intende l’attività lavorativa intellettuale o manuale esercitata in modo continuativo e abituale a scopo di guadagno. L’esercizio di alcune professioni è subordinato al conseguimento di una laurea specifica e al superamento di un esame di Stato abilitante. Tali prescrizioni, unitamente alla disciplina giuridica posta a regolamentazione della materia, mirano ad assicurare che i professionisti abbiano un’adeguata preparazione deontologica e tecnica e, nel contempo, a impedire che l’esercizio incontrollato della professione danneggi l’interesse pubblico.”

    Vi è quindi un interesse dello Stato ben antecedente (e sovrano) alla costituzione delle categorie, il quale individua nell’interesse pubblico, quelle professioni che devono essere sottoposte a controllo e quindi di conseguenza tutela e non certo sono protette e tutelate nei confronti dell’interesse economico o di altro genere, degli associati ma la protezione viene intesa nei confronti del pubblico interesse. Affinché il fruitore finale possa avere garanzie accertate.
    Mi chiedo perché visto che ho portato l’esempio, non si metta in discussione la professione medica o quella di avvocato o quella di notaio…ad esempio… prova a siglare un atto notorio by-self o fattelo siglare dall’amico che si autodefinisce notaio…
    Il paragone seppure sembri lontano anni luce va invece a pennello per quanto concerne la tutela del pubblico interesse in quanto tutte queste sono professioni protette per gli stessi identici motivi.
    Tanto per ricordare un obbligo di legge al quale il professionista deve ottemperare, senza scordare l’assicurazione RC obbligatoria (e costa un cifrone per quanto riguarda noi almeno in quanto considerati la categoria più a rischio a livello internazionale), c’è l’obbligo di aggiornamento (che costa mica te lo regalano…), l’iscrizione all’albo (anche quella costa ogni anno un cifrone) e così via… e questo per assicurare quella garanzia che lo Stato è obbligato a fornire al cittadino.
    Poi ognuno è libero di fare quello che vuole in merito a scelte personali, anche lo stesso abusivo,. solo che se guidi senza cintura sai che rischi la multa e la sospensione della patente, se accompagni senza diploma ed iscrizione all’Albo sai che rischi il 348 c.p.
    Non mi sembra né complicato né paragonabile all’ordinanza definita dall’articolo, nei confronti della quale personalmente non ho sbraitato ma considerato che probabilmente un’eccesso di prudenza in regime di auto tutela fa scattare disposizioni come questa, che non è l’unica…
    Non ti butto giù dal dirupo Richard, ci mancherebbe, le discussioni esistono per dibattere le proprie idee e non sempre queste devono per forza collimare, oltretutto anche se un cliente fosse un tarlo che mi divora gli zebedei dal mattino alla sera per una settimana intera, la mia condotta sarebbe la stessa, perché se non glielo ha ordinato il medico di rivolgersi a me, neanche al sottoscritto il medico ha ordinato di accettare l’incarico e quindi eticamente e professionalmente porterei a termine l’incarico, e non è solo un atteggiamento caratteristico della mia persona ma un modo di agire che ci viene ben evidenziato ai corsi proprio per preparaci a situazioni che a volte possono essere più pesanti che trovarsi dispersi nella bufera…

  11. 20
    Fabio Bertoncelli says:

    E comunque non lo avrei voluto come guida neppure quando aveva trent’anni: avevo paura dei suoi morsi.

  12. 19
    Fabio Bertoncelli says:

    Ragazzi, bisogna che aggiorniamo i riferimenti: quest’anno Messner compie settantatré anni! Incredibile ma vero.
    Ora il K2 lo vede al massimo con i binocoli dal campo base. Ed è già grassa…

    Sic transit gloria mundi.

  13. 18
    Richard Felderer says:

    Il punto è invece, visto da me “consumatore” d’aria aperta, simile.
    L’ordinanza che non mi permette di scegliere se pattinare sul laghetto o meno è a mio modo di vedere come la legge che mi impone di scegliere una GA. È la stessa cosa: si da per scontato che io (noi) siamo troppo cretini per valutare chi/cosa scegliere. Ripeto, fin quando non ci sono questioni che riguardano terzi, io voglio essere libero di scegliere. Nel bene prendo Messner per il K2, nel male prendo Fessner. Se crepo, cocci miei, non si apre neanche il fascicolo, con Messner o con Fessner. Come pure se mi faccio male andando con una GA, non voglio la sua assicurazione. Ma ci mancherebbe! Sono io che ho scelto di andare sul K2 con Michelazzi. A meno che lui non mi spinga giù dal dirupo, (cosa possibile 😉 ) con-corriamo il rischio. Il pagare per la sicurezza mi è sempre sembrata una baggianata. Io pago per avere delle buone (o ottime) possibilità di fare ciò che vorrei con una persona competente, allenata e possibilmente piacevole. Se un sasso mi arriva in testa, o se sbaglio una manovra di corda… ma sono stron#o io!
    Ma la questione “servo/padrone” tra guida e cliente è un altro tema, molto difficile (per le guide, più in generale per le p.iva) ed esula dal tema del riconoscimento delle scelte dell’individuo.

  14. 17
    GIANDO says:

    Ma infatti la libertà di recarsi dall’abusivo non la mette in discussione nessuno. Lo Stato vieta l’abusivismo e condanna l’abusivo non certo chi si appoggia a quest’ultimo (peraltro in molti casi l’abusivo si spaccia per professionista in regola e, quindi, scatta pure la truffa).
    Non riesco a vedere il collegamento col divieto di pattinare, nuotare, ecc. in un laghetto.
    Fra l’altro il rivolgersi ad un abusivo comporta già di per sè un rischio implicito, quello di non avere nessuna copertura assicurativa, salvo un’eventuale copertura personale (ma questo è un altro discorso). Voglio ben sperare che una Guida Alpina sia assicurata per gli incidenti occorsi ai propri clienti, immagino sia un requisito fondamentale per esercitare la professione.
    Non esiste una legge che colpisca chi si affidi all’abusivo a meno che non vi siano dei collegamenti con altre tipologie di reato. Per esempio si potrebbe obiettare sull’incauto acquisto. Perché non posso comprare ciò che mi pare, da chi mi pare e al prezzo che mi pare? Per il semplice motivo che acquistando beni che potrebbero provenire da un reato non si fa altro che estendere il reato.
    Il problema del laghetto è di tutt’altra natura. Un sindaco, consapevole del fatto che potrebbe scapparci il morto e del fatto che lui stesso potrebbe essere accusato di omicidio colposo, oltre a far apporre dei cartelli di pericolo arriva a vietare l’utilizzo del lago. In tal modo, pur non esercitando una funzione socialmente utile sotto vari punti di vista, si para il fondo schiena. Il comportamento è discutibile fin che si vuole ma va compreso.
    A mio modesto parere dovrebbe invece bastare un semplice segnale di pericolo per tutelare le chiappe del sindaco e se poi ci scappa il morto non si dovrebbe nemmeno aprire un fascicolo o quantomeno, se lo si apre, si dovrebbe lasciare fuori il sindaco.

  15. 16
    Richard Felderer says:

    Stefano, sei troppo preso a tutelare (comprensibilmente) la categoria.
    Io invece, non faccio parte di nessuna categoria tutelata o tutelabile, appartengo a quella dei “consumatori”. Rifletto e faccio speculazioni, anche provocatorie, per sentire campane diverse dalla mia o per aiutarmi a chiarire le idee.
    La mia riflessione è sulla MIA libertà di scegliere. Di scegliere se attraversare un lago malgrado il divieto (sgravando il povero sindaco di turno), o se scegliere di affidarmi a un non professionista per un servizio che ovviamente non contempli la sicurezza pubblica di terzi, per dire: costruire un ponte o un palazzo.
    Il principio base in discussione è che ognuno debba essere responsabile delle proprie azioni e scelte. Invece si sta dicendo che il sindaco che vieta a me (col favore della legge) di attraversare il laghetto è un paraculo, ma il fatto di poter scegliere una guida o un istruttore fasi o Reinhold Messner invece è normato da una legge giusta?
    Il concetto tirato in ballo da Gogna, il diritto alla propria responsabilità (ovvero il diritto alla libertà di scelta) non è una cosa così semplice e lineare. Ha delle implicazioni molto profonde, una di queste è anche quella dei professionisti. Laddove, come già detto, non sussista pericolo per terzi, io vorrei essere LIBERO di scegliere un “istruttore” per scalare, o una “guida” per attraversare a piedi la Groenlandia. Non arreco danno ad alcuno (se non a me!), chi rompe paga, e i cocci sono miei, sapevo di aver scelto un “non” professionista. La libertà di scelta è una gran cosa!
    Facciamo finta che l’ordinanza sia non da paraculi, ma che un tecnico serio abbia detto che è pericoloso. Io, nel pieno delle mie facoltà (di uomo anche stupido, esistono anche gli stupidi, con pari diritti, non dimentichiamolo mai. Spesso… siamo noi!), scelgo di fregarmene e attraversare il lago lo stesso.
    A mio rischio! Per me “consumatore” (mamma mia che brutta parola, vi prego di essere indulgenti almeno su questo) dell’aria aperta la libertà è fondamentale. Nessuno, come sostiene anche Gogna, deve impormi niente nella mia sfera di scelte anche rischiose, se no Tom Ballard dovrebbe stare a casa e fare la maglia e le marmellate! Questo include anche le mie scelte dei professionisti, o presunti tali, a cui mi affido per attraversare il laghetto.
    Invocare la legge dicendo che è da paraculi quando è scomodo, e imponendola quando è comoda non è un buon modo di procedere.
    E perdonami, te lo dico da professionista (p.iva da 24 anni) non tutelato da nessuna categoria o legge, in balia di qualunque tipo di concorrenza: a me dei danni alla categoria non me ne frega niente, anzi, mi fanno inc@zzare in maniera folle i corporativisti! Roba da prima repubblica. La patacca non deve garantire il lavoro, le tariffe o altre cose… ma siamo matti?
    La patacca deve essere un riconoscimento di un corso di studi. Ma perché non posso pagare Messner per andare sul K2? (facendo finta che avesse ancora 30’anni). Vuoi dire che Messner è un ciarlatano solo perché non ha la patacca? E vuoi impormi di NON andare con Messner sul K2?
    La risposta è si, però vuoi attraversare il laghetto…
    Capisci dove voglio arrivare? O sei libero, o non lo sei.
    PS Grazie a giando e francesco, punti di vista che mi hanno aiutato nel riflettere

  16. 15
    GIANDO says:

    Infatti non ho capito nemmeno io cosa c’entri il quesitro in esame. Si tratta di una fattispecie diversa e affrontata da Stefano con cognizione di causa.

  17. 14

    Vietare la libera frequentazione di un ambiente naturale è un atto che considero scabroso, non tanto per l’atto in sé stesso, il quale come in questo caso, potrebbe essere dettato da atteggiamenti di auto-tutela e non quindi riferibile ad una reale volontà di proibire, ma per le conseguenze alle quali questo a lungo temine può portare e sicuramente la limitazione delle libertà personali è una di queste.
    Diverso, e non capisco quale sia il nesso del quesito di Richard Felderer, è il millantare credito in attività professionali che per la loro caratteristica intrinseca sono tutelate a garanzia del fruitore finale. Una persona può liberamente decidere di farsi curare da un sedicente guaritore (e di casi negli ultimi anni sono piene le cronache, anche di morti dovute alla mancanza di cure efficaci…), ma il ciarlatano (http://www.treccani.it/vocabolario/ciarlatano/) è punito dalla legge in quanto si spaccia per quello che non è.
    Se qualcuno intendesse aderire coscientemente alle proposte di una sedicente guida (quindi abusivo in quanto non contemplato nelle normative relative) nessuno glielo può vietare ma lo Stato interviene per evitare che, malgrado la presa di coscienza, intervengano motivi di danno nei suoi confronti che andrebbero a pesare sulla comunità non solo in termini economici ma, e forse soprattutto, in termini di deriva culturale per la quale lo Stato stesso investe sia in istruzione pubblica che in emanazione di norme garanti e sarebbe sicuramente causa di caos.
    Immaginiamo soltanto se wanna marchi avesse avuto campo libero i danni che avrebbe potuto combinare oltre a quelli già fatti…
    E qui sull’abusivismo, che comunque non è parte di questo post, si può rilevare che arreca danno in due differenti ambiti:
    1) assenza di garanzie per chi vi si affida (le tutele derivanti dalla formazione sono sancite da regolamenti ben precisi che vengono depositati ed avvallati dagli organismi competenti)
    Personalmente credo sia la motivazione principale!!!
    2) assenza di limitazioni alla concorrenza che causerebbero, se non normate, gravi danni all’economia di una categoria professionale, la quale segue determinati iter sia formativi sia di esercizio (tasse governative, iscrizioni annuali obbligatorie a diverse strutture sia fiscali che assicurative, ecc.), a causa della quale (concorrenza sleale) si troverebbe gravemente penalizzata con il rischio di crollo di un intero impianto economico che procura gettito alle casse statali ed evita azioni di sostegno che ricadrebbero, anche pesantemente sull’impianto pubblico.
    Ovviamente tutto si aggrava se il fruitore finale non è cosciente della sua scelta ma ignaro di tutto l’impianto a garanzia della sua incolumità, si affida a chi millanta credito spacciandosi per quello che non è come appunto definisce Treccani…
    Concludendo:
    in questo specifico caso (abusivismo di professione) non sono messe in discussione le libertà personali bensì un atteggiamento o comportamento molto vicino a quei reati di truffa e raggiro per i quali immagino esista tifoseria alcuna…

  18. 13
    Fabio Bertoncelli says:

    Divieti tanto demenziali servono ovviamente solo a salvaguardare l’amministrazione nel caso di incidente. Qualche magistrato fantasioso potrebbe avviare un’inchiesta – altrettanto demenziale – per accertare eventuali responsabilità. Oppure no. Tutto dipende dal lunario.
    Sul calendario di casa vostra sono indicati i periodi di luna piena? Prima di scatenarsi con i pattini bisogna che controlliate per bene.

    E se cadesse un meteorite? Colpa mia, colpa del destino, colpa del sindaco?

    Oggi sono caduti dieci centimetri di neve. Domattina telefonerò in municipio per verificare che nella notte non sia stata emessa un’ordinanza (leggasi coprifuoco) che mi vieti di uscire per i fatti miei.
    In Unione Sovietica non l’hanno mai fatto.

  19. 12
    paolo panzeri says:

    Da decenni viene portata avanti con decisione la formazione alla sicurezza, inculcando che la responsabilità è sempre di altri.
    E la soluzione sbandierata è la certificazione (di solito fatta da incompetenti) e l’assicurazione (proposta sempre dagli stessi).
    Questo serve per gestire più facilmente la gente, che si abitua a fare gregge, e per farle consumare quello che interessa al gestore.
    E in questo i politici ci sguazzano alla grande facendoci discutere.
    Il ministro degli esteri gesticola senza conoscere l’inglese, quello dell’istruzione non lo si può dire istruito, quello dell’economia…….
    Nel cai è sempre più difficile trovare competenze e capacità.
    Io non capisco perché si faccia così.

  20. 11
    jacopo says:

    La civiltà dei paraculi…quanta verità
    grazie Giorgio Daidola

  21. 10
    GIANDO says:

    Il vero problema è costituito dall’aspetto penale.
    Da un punto strettamente economico se ne può discutere. Alcuni saranno d’accordo sulla gratuità dei soccorsi, altri no. Entrambe le posizioni sono legittime e, a ben guardare, possono trovare spazio caso per caso.
    Ci sono comportamenti talmente imprudenti che spingono a ritenere giusto il pagamento di una somma di denaro, sia a titolo sanzionatorio sia semplicemente a titolo di rimborso delle spese sostenute per i soccorsi.
    Credo che una società civile dovrebbe sempre prevedere il soccorso, meglio se gratuito o, per meglio dire, a carico della collettività però non mi sento di escludere a priori il pagamento di somme individuali in presenza di comportamenti palesemente imprudenti se non addirittura pericolosi per l’incolumità altrui (in questo caso poi ci sarebbe pure un problema di tipo penale).
    La cosa che non comprendo e probabilmente non comprenderò mai è la sanzione penale gravante su chi c’entra poco o niente. Esempio, viene posto un cartello in piscina con scritto a caratteri cubitali che è vietato tuffarsi. Il moccioso sbruffoncello di turno si tuffa ugualmente e si fa male. Viene chiamato in causa il bagnino perché non ha vigilato e se ci scappa il morto il bagnino può rischiare una condanna per omicidio colposo.
    A me tutto ciò pare una gran stronzata!
    Se c’è un cartello con scritto vietato tuffarsi significa che non ci si può tuffare, punto! Chi si tuffa dovrebbe pagare per i problemi che crea a sè stesso e agli altri, sia economicamente sia penalmente, e il bagnino dovrebbe essere fuori da tutto perché se è vero che deve vigilare in primo luogo deve vigilare su coloro che rispettano le regole e non sugli idioti che non le rispettano.
    Altro esempio, perché i Sindaci approvano quelle assurdità del tipo: domenica non si gira in macchina oppure una domenica le targhe pari e una le targhe dispari? Perchè sono costretti a fare qualcosa per la salute pubblica pena il rischio d’incorrere in sanzioni penali. Ma tutti sanno perfettamente che quelle disposizioni non servono a nulla.
    E’ la sanzione penale quella che spaventa, di gran lunga meno quella economica.
    Invece, almeno da noi, funziona sempre che gli errori o le fesserie di qualcuno finisce per pagarle qualcun altro.
    Ma a me, lo dico con la massima sincerità, va benissimo contribuire con una cifra ridicola al pagamento dei soccorsi per qualcuno che si è comportato da imprudente. Quale sarà il danno pro-capite? 1 euro, 2 euro? Parliamo di niente. Ma l’aspetto penale, quello non riesco proprio a digerirlo.
    Io credo che quando l’autorità preposta fa tutto ciò che deve fare e lo fa bene, come porre dei chiari e visibili segnali di pericolo, null’altro le dovrebbe essere imputato in caso di comportamenti imprudenti da parte di soggetti terzi che se fregano. Non si dovrebbe nemmeno aprire un procedimento.
    Mettere dei veri e propri divieti serve, in molti casi, unicamente per pararsi maggiormente il fondo schiena ma se fossi un sindaco probabilmente farei la stessa cosa. I veri problemi sono le leggi e la giurisprudenza, la quale sopperisce spesso in maniera assai discutibile alle falle legislative.

  22. 9
    Francesco says:

    Mai detto “Niente soccorso”. Ho fatto montagna per 40 anni, ho soccorso gente in parete, ho seguito corsi di soccorso, ho avuto amici che hanno fatto soccorso. Tutti volontari, tutti a loro spese. Si lamentavano? Mai!!! Quando fai volontariato non pensi a quanto ti costa, lo fai perché te la senti di farlo.
    L’elicottero? Una volta si pagava l’assicurazione al CAI, oggi il 118 è pagato con le nostre tasse. Oggi tutto viene considerato solo in base al soldo.
    È meglio così? Non ne sono sicuro, ma da lì a vietare il pattinaggio ne passa…
    Dalle mie parti sui laghi, in inverno, si va in motoslitta (e sono grandi, molto grandi…) la pubblicità della motorizzazione presenta un tizio, che dice di avere 50 anni e che si ricorda del suo primo giro invernale 30 anni prima… aggiungendo che ha sempre fatto attenzione. Poi ogni mese leggi della polizia che recupera il corpo di qualche imbecille che è passato dove non doveva. Ma l’inverno successivo si ricomincia e nessuno si sognerebbe di proibire lo ski-doo, potrebbero causare una guerra civile.
    C’est la vie.

  23. 8
    Richard Felderer says:

    @francesco: quindi liberi di rischiare, ma liberi di pagare, corretto? Non sto criticando, ne parlo: quindi niente più soccorso alpino o comunque assistenza pubblica o a prezzo calmierato. Capisci cosa voglio dire? Il confine è labile… Cosa fai? Chiami il soccorso e dici: “il mio amico è caduto nel lago?” “Quale lago? Quello vietato?” “Si” “Ce l’ha la polizza?” “No” “Ah… tuu tuuu tuuu” e intanto il tipo crepa.
    Di fatto si, siamo in un mondo che pensa solo al soldo. Piaccia o no, un elicottero con una stazione di rianimazione, un baricentro, un pilota e un medico costano. Un sacco, ben oltre il volontariato.
    Col che sono d’accordo con il principio, anche culturale, della libertà di rischiare. Es: cartello sulle piste che dice: “il fuoripista non è vietato. Solo che da qui in poi non c’è soccorso.” Vai e te la giochi. Sono d’accordo, se va male… hai perso e al disgelo ti verranno a recuperare amici e parenti. Ma non parte più il soccorso in automatico, anche fosse a prezzo pieno. Voglio dire: è uno scenario possibile/plausibile. Ci piace? Non lo so, lo dico senza vis polemica e da fortunato fruitore della montagna da 30 anni senza recuperi!
    Rimane comunque aperta la discussione guide/professionisti.

  24. 7
    Francesco says:

    “La mamma degli imbecilli è sempre incinta” l’unico commento che si dovrebbe fare!
    @Richard: Chi paga? Se hai un’assicurazione paga l’assicurazione, se non ce l’hai ‘az*** tuoi. Siamo in un mondo che pensa solo al soldo? Comportiamoci quel modo. Per il resto, la gente del soccorso non ha mai chiesto rimborsi a nessuno, sanno benissimo che oggi ad altri, domani, spero di no, a me.

  25. 6
    Giorgio Daidola says:

    Qualche tempo fa scrissi un articolo dal titolo “La civiltà dei paraculi” per un quotidiano trentino. Non venne pubblicato a causa del titolo, che mi rifiutai di cambiare. Mi riferivo ai divieti anacronistici dei sindaci da inizio a fine stagione di fare fuoripista per pericolo valanghe, con vigili urbani che anziché dirigere il traffico cittadino venivano inviati in montagna a dare salate multe. Purtroppo il nostro è tutto un sistema montato così e non mi stupisce che chi fa parte degli ingranaggi per farlo funzionare agisca da paraculo. Ci sono paraculi a tutti i livelli, una vera gerarchia. Se si riuscisse ad eliminarli in qualche modo crescerebbe in modo vertiginoso il già alto tasso di disoccupazione…

  26. 5
    Richard says:

    Di fondo condivido (anzi, sottoscrivo!) ma ravvedo due criticità: la prima è il soccorso. Ovvero come cambiano i diritti/doveri in caso di incidente. Esempio populista: lagheto, divieto. Me ne frego, ci vado “a mio rischio e pericolo” e il ghiaccio si rompe. Devo morire perché me la sono cercata o devo invocare l’aiuto dei soccorsi? E se così: chi paga?
    Sia chiaro, non ho un’opinione in materia, sto pensando ad alta voce.
    Seconda criticità: guide alpine. Se io sono libero di “rischiare”, potrò essere libero di pagare un “presunto” professionista per andare a fare una certa attività?
    Premetto, non ho una risposta, anzi, la sto cercando ponendo la questione.

  27. 4
    GIANDO says:

    Assolutamente d’accordo anche con Alberto!

  28. 3
    sergio says:

    ognuno interpreta a suo modo…tanto per dire al lago di Tret o San Felice (BZ) il cartello del sindaco dice che si pattina a proprio rischio e pericolo…

  29. 2
    Alberto Benassi says:

    io credo che molto sia anche influenzato dall’aspetto economico.
    Ci sono attività pericolose, anche molto pericolose ma che NESSUNO!! si sogna di vietare.
    Non solo attività di puro divertimento ma anche nel lavoro.
    Quanti lavori sono pericolosi. Eppure nessuno li vieta. ANZI !!
    Vengono inventate delle regolucce per limitarne i rischi ma sono bischerate.
    Ci sono invece altre attività pericolose che non hanno peso economico oppure ne hanno una percentuale trascurabile, che vengono vietate.
    Vietate, non solo per scaricarsi delle personali responsabilità, ma anche per farne una BANDIERA per vantarsi delle iniziative di pubblica protezione: “vedi come mi interesso della salute di voi cittadini….”
    Un altro motivo è ancora più subdolo. Vedi l’esempio del divieto di frequentare alucuno cime apuane quando ci fu il terremoto.
    Questo divieto non fu allargato all’attività di escavazione.
    L’escursionismo e l’alpinismo fu vietato dal sindaco. Mentre l’escavazione no!
    Eppure in caso di terremoto non mi sembra che i cavatori non fossero in grave pericolo….
    Quindi ne posso dedurre che cavatori possono anche essere sacrificati ?

  30. 1
    GIANDO says:

    Condivido! Ho un dubbio solo su un punto, siamo sicuri che serva una norma che metta al riparo gli amministratori?
    Secondo il mio punto di vista non è tanto un problema di norme quanto un problema di come le stesse vengano interpretate. Più volte ho evidenziato la responsabilità dei giudici, si proprio dei giudici, perché gli avvocati, nel bene e nel male fanno il loro mestiere, che consiste nel cercare di ottenere il beneficio maggiore per il cliente assistito (cosa da cui loro stessi traggono ovviamente vantaggio). I giudici invece dovrebbero essere super partes e non mi si venga a dire che hanno il compito di applicare le leggi perchè spesso e volentieri l’applicazione avviene a sentimento (sono innumerevoli le sentenze che si contraddicono anche relativamente alla medesima causa nei vari gradi di giudizio).
    Una delle prime cose che mi hanno insegnato quando studiavo diritto è che “le norme vanno interpretate”. Ora io comprendo che in molte situazioni vi sia una parte debole e una parte forte e posso pure comprendere la tendenza a stare dalla parte debole ma ciò che non comprendo e non digerisco è la deresponsabilizzazione individuale.
    In presenza di un evidente cartello indicante un pericolo la responsabilità dovrebbe sempre cadere su chi tale pericolo è disposto ad affrontarlo e mai su chi ha posto l’avviso. Invece, almeno in Italia (perché all’estero non lo so), va sempre a finire che se uno si fa male si vanno a cercare responsabilità di soggetti terzi. Posso capire in situazioni ambigue ma non certo in situazioni evidenti.
    Io credo che la tutela dell’incolumità dell’individuo debba andare di pari passo con la cultura della responsabilità per le proprie azioni e invece siamo arrivati al punto che non ci si può nemmeno difendere da un tentativo di rapina in casa propria perché se il ladro ventenne è armato di coltello e l’ottantenne gli spara a finire nei casini è la persona anziana.
    Il problema è delle leggi? In parte sì ma in gran parte è anche colpa di chi le applica.

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