Prolungamento A27, la risposta sbagliata ai problemi del Bellunese

Progetti come quello del prolungamento dell’A27 (la famosa Venezia-Monaco) se realizzati, anziché un avanzamento economico e sociale, come propagandato, provocherebbero un indebolimento delle potenzialità naturali del territorio, riconosciuto di pregio anche dall’UNESCO. La risorsa ambiente è un’importante opportunità di sviluppare un’economia locale che arresti lo spopolamento, a patto che siano conservate e valorizzate le aree di pregio storico e naturalistico. Le arterie a scorrimento veloce come l’autostrada non farebbero che aumentare il traffico in transito, incentivare il turismo “mordi e fuggi”, deturpare un ambiente alpino estremamente fragile e distogliere importanti risorse destinate, o da destinare, all’adeguamento dell’esistente. La volontà di realizzare uno sbocco a nord con il proseguimento di una direttrice autostradale è finalizzato esclusivamente allo sviluppo e agli interessi della pianura (per non dire dei progettisti e delle grandi imprese) e costituirebbe un’ulteriore “colonizzazione” del territorio.

Herbert Dorfmann
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Già nel passato la subordinazione agli interessi della pianura ha comportato la “colonizzazione” dell’acqua. I risvolti negativi di tale politica sono oggettivamente sotto gli occhi di tutti: impoverimento degli alvei, aumento del dissesto idrogeologico, realizzazione di bacini idrici che non tengono conto delle esigenze della montagna. La colonizzazione continua con la proliferazione di nuovi impianti idroelettrici incentivati dal Governo, con grave danno ambientale a fronte di un contributo energetico poco significativo. La necessità di garantire il territorio sia da un punto di vista ambientale che produttivo-turistico può trovare una risposta adeguata nel miglioramento della rete viaria attuale con la realizzazione di alcune circonvallazioni dei centri abitati (in particolare quella di Longarone e Castellavazzo) e con il potenziamento e il prolungamento della ferrovia.

Nessun trucco, aveva detto all’inizio dell’estate l’europarlamentare Herbert Dorfmann: «Ancora una volta, si è ribadito il “no” al prolungamento dell’A27 verso l’Austria; un “no” che ora arriva chiaro anche dall’Europa, dopo quello degli austriaci e della Germania, oltre a quello messo nero su bianco nella Convenzione delle Alpi».

Giovanni Piccoli
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«Bruxelles chiede di puntare di più sulla ferrovia e sul trasporto su rotaia», spiega ancora Dorfmann «Nei territori montani, la mobilità su ferro è la soluzione a innumerevoli problemi, tanto che in futuro fondi europei saranno destinati specificamente allo sviluppo di progetti ferroviari in territorio alpino, come la galleria di base del Brennero o, nel Bellunese, la prosecuzione della tratta Feltre-Belluno-Ponte nelle Alpi-Calalzo di Cadore verso il Primiero e l’Alto Adige».

Si rammarica invece il senatore Giovanni Piccoli di Fi, da sempre sostenitore della Venezia-Monaco. «Esultare, come fa Dorfmann, per il no al possibile prolungamento dell’A27 verso l’Europa mi sembra fuori luogo: è una opportunità in meno per il territorio bellunese. Vorrei poi chiedere sempre all’europarlamentare Dorfmann, bolzanino ma eletto anche con i voti bellunesi, cosa sarebbe l’Alto Adige senza il Brennero».

 

Prolungamento A27, la risposta sbagliata ai problemi del Bellunese
a cura del Comitato Peraltrestrade (http://www.peraltrestrade.it)
4 ottobre 2016

Matthias Gather
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In un suo recente studio realizzato per l’università di Erfurt (D), il prof. Matthias Gather, docente di Politica dei Trasporti e Pianificazione Territoriale, giunge alla conclusione che le grandi infrastrutture viarie sono il mezzo meno indicato per aumentare l’occupazione o per contrastare lo spopolamento nelle aree periferiche. Può avvenire, afferma l’esperto, che la decisione di realizzare una tratta autostradale venga presa perché la politica non ha un’altra soluzione per risolvere i problemi economici di una determinata regione. Può nascere allora un effetto placebo: prima o poi l’infrastruttura verrà ultimata, senza però che i problemi strutturali di quella regione siano stati affrontati. La ripresa allora si allontanerà ancora più velocemente e l’autostrada servirà solo come via di fuga per emigranti e pendolari, finché l’ultimo dei disoccupati troverà un lavoro da qualche parte.

Che la costruzione di autostrade non arresti lo spopolamento e non porti beneficio alle aree marginali è un dato di fatto. Due esempi vicino a noi: in Val Lapisina dopo la costruzione dell’A27 e nel Canal del Ferro con il passaggio dell’A23 si è verificato lo svuotamento dei paesi e il crollo di ogni attività economica.

Remo Sernagiotto
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I fatti attestano, quindi, esattamente il contrario di quanto vanno ripetendo come un mantra l’europarlamentare Remo Sernagiotto dei Conservatori e Riformisti e il prof. Giovanni Campeol, che hanno trovato nel comitato bellunese Vivaio Dolomiti una sponda.

Sernagiotto e Campeol si stanno facendo promotori dei soliti interessi che vedono nel cemento, nel traffico, nella devastazione di vallate ancora incontaminate motivo di sviluppo economico. Ma il comitato Vivaio Dolomiti, con alla testa il sig. Gianni Pastella, che obiettivo reale ha? Davvero pensa che un mirabolante “corridoio tecnologico” autostradale, su piloni altrettanto alti dei tralicci dell’alta tensione, sarebbe meno impattante degli stessi tralicci che sta tanto avversando, e potrebbe costituire la soluzione di tutti i problemi del Bellunese? Si rende conto Vivaio Dolomiti che sta facendo da spalla a chi sta rilanciando, minimizzandola, la costruzione di decine di piloni in cemento armato a sostegno di un’infrastruttura di 25 metri di larghezza più servitù, progettata per 10-13 milioni di veicoli l’anno, che si snoderebbe in una sequenza continua di viadotti, terrapieni e gallerie lungo la stretta valle del Piave e il Cadore centrale, per poi inoltrarsi nel verde Comelico, perforare la cresta di confine, sbucare nella bucolica Lesachtal e dirigersi infine verso la grande viabilità mitteleuropea? Una proposta che va in direzione diametralmente opposta rispetto a chi ha sinceramente a cuore la salute e la prosperità della popolazione bellunese.

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Sulla base degli ultimi studi, per la sola tratta Pian di Vedoia – Pian de l’Abate, alle porte di Pieve di Cadore, la costruzione dell’infrastruttura comporterebbe l’installazione di ben 17 cantieri di base o operativi, 8 milioni di metri cubi di materiali provenienti dallo scavo delle gallerie da stoccare in aree apposite in attesa di lavorazione e parziale reimpiego, all’incirca 270.000 viaggi di pellicani a 20 km/ora su e giù per la valle del Piave per almeno un lustro, ai quali andrebbero aggiunti i movimenti di uomini e di materiali da costruzione…

In presenza di questi dati, di cui Vivaio Dolomiti non può non essere a conoscenza, e della Convenzione delle Alpi che impedisce ogni nuovo attraversamento autostradale della catena alpina, da poco ratificata e già rimessa in discussione, c’è da chiedersi come sia possibile che il comitato bellunese, nato per opporsi all’impatto di un ipotetico mega-elettrodotto, continui a parlare del corridoio autostradale come di un’infrastruttura “ecologica” a impatto zero. C’è qualcosa che ci sfugge.

L’invito che rivolgiamo ai Bellunesi, e in modo particolare agli abitanti della parte alta della Provincia, è di scrollarsi di dosso rassegnazione e indifferenza e tornare ad impegnarsi nella difesa del loro territorio e dei loro diritti, evitando di finire nelle reti dei falsi profeti. Le nostre proposte riguardo la mobilità le abbiamo scritte mille volte negli ultimi dieci anni: viaggiano sulle rotaie, sulla riqualificazione della stazione di Calalzo come centro della mobilità, sul miglioramento del servizio pubblico su gomma non competitivo con la rotaia bensì complementare, sullo sviluppo dei servizi collegati alle piste ciclabili, sulla realizzazione delle varianti stradali per fluidificare il traffico dove necessario.

E che nessuno dica che siamo il solito comitato del NO, perché anche in questo caso sarebbe in malafede!

 

Peraltrestrade
Il comitato unico Peraltrestrade nasce da un incontro avvenuto al Passo della Mauria l’11 marzo 2007 tra il Movimento Contro il Prolungamento dell’A27 del Cadore, costituitosi nel 2002 (erede del movimento che fin dagli anni Settanta del secolo scorso si era opposto alla costruzione della Venezia-Monaco), e il Comitato Peraltrestrade della Carnia nato il 22 maggio 2006 a Forni di Sotto con lo scopo di contrapporsi all’ipotesi di collegamento autostradale Carnia – Cadore.

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Prolungamento A27, la risposta sbagliata ai problemi del Bellunese ultima modifica: 2016-11-25T05:15:30+01:00 da GognaBlog

2 pensieri su “Prolungamento A27, la risposta sbagliata ai problemi del Bellunese”

  1. 2
    Fabio Bertoncelli says:

    Se decidessero di devastare il Cadore e il Comelico con l’autostrada, il sottoscritto chiederebbe l’arruolamento nei NO TAV SETTORE AUTOSTRADE.

  2. 1
    Marco Bonvini says:

    In merito al commento di Piccoli “cosa sarebbe l’Alto Adige senza il Brennero?”, sarebbe come il Gottardo, dove il traffico si sposta dalla gomma al treno con il nuovo traforo ferroviario.
    Le autostrade servono al transito, non a chi ci abita sotto e intorno.

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