R.I.P. Sinistra

R.I.P. Sinistra
di Michele De Feudis
(già pubblicato il 7 novembre 2018 su lagazzettadelmezzogiorno.it)
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«L’Italia? È il laboratorio del populismo europeo». Alain de Benoist, intellettuale francese classe 1943, fondatore della Nouvelle Droite e delle raffinate riviste Nouvelle École (nelle librerie dal 1968) e Krisis, con il saggio Le Moment populiste – Droite-Gauche c’est fini! (tradotto in italiano da Arianna editrice con il titolo Populismo) ha analizzato a fondo la sorprendente crescita delle forze patriottiche e sovraniste in tutta Europa. Sabato ha tenuto una conferenza a Bari, promossa dal Centro studi Polaris e da Progetto Enclave, sui «nuovi scenari» continentali. «Il governo Conte è molto interessante – spiega il filosofo – perché è il primo caso in Italia di governo populista. Lega e M5S? Come movimento politico, quello di Luigi Di Maio ha maggiori connotati populisti, mentre tra i leader è il vicepremier del Carroccio, Matteo Salvini ad apparire esteriormente il più populista».

 

A chi cerca di incasellare i movimenti anti-establishment in una ideologia, de Benoist fa rilevare che l’opzione politologica è differente: «Il populismo – argomenta ancora – è soprattutto uno stile, una articolazione della politica e della realtà sociale che trascende il confine classico destra-sinistra». «Queste forze vanno al di là delle fratture che separavano i partiti novecenteschi e approfittano della strada spianata dalle vecchie classi dirigenti. La geometria del panorama politico è ormai modificata. Non c’è più una distinzione orizzontale, ma un confronto verticale tra il popolo ed una élite percepita come casta che va al potere solo per tutelare i propri interessi. Persiste una frattura tra i perdenti e i vincitori della globalizzazione, tra le cittadinanze sedentarie “non connesse” e quelle “connesse”, tra chi vive nelle periferie e una classe dirigente deterritorializzata o persino transnazionale che ha come ideologia il pensiero unico e la legge del profitto».
De Benoist, da decenni distante da ogni proposizione politica del Front National e dal lepenismo (nonostante resti un autore di riferimento dei giovani identitari in tutta Europa, compresi i ragazzi della Lega e di Fratelli d’Italia), si è anche soffermato sulle responsabilità della sinistra europea nel tracollo delle sue maggiori formazioni, con il Partito socialista francese o la Spd tedesca in perenne calo di consensi, al pari del Pd in Italia: «Ormai c’è un vero fossato tra popolo e sinistra: quest’ultima ha defraudato il popolo, che a sua volta la accusa di aver tradito il socialismo».

 

E in questo contesto si manifesta una progressiva crisi delle forme della politica per come le abbiamo immaginate finora, in quanto alla debolezza dei partiti si aggiungono i fattori di instabilità legati a flussi migratori epocali e alla crisi economica: «Interrogarsi sulla crisi dell’Unione Europea è essenziale. Per questo bisogna partire dal sottolineare – aggiunge – che è in crisi l’Ue non l’Europa: quest’ultima è, infatti, una realtà storica e geografica, una civiltà da duemila anni. L’Ue non funziona, è troppo legata alla finanza. L’euro-moneta? Era una buona idea, ma è nata male e ormai sta allargando le inimicizie tra Nord e Sud del continente». Le reazioni a questo trend, come ha recentemente spiegato in un incontro tenuto a Milano presso la Fondazione Feltrinelli, per de Benoist sono passate prima «da una crescita dell’astensionismo» e dopo «dal consolidamento di un voto di protesta».
Sul futuro, il pensatore transalpino ha poche certezze e un visione: «Abbiamo seguito la crisi della Grecia; ora non è possibile dire se l’Italia uscirà o meno dall’Ue. Il sovrastato europeo è però irriformabile. E l’Italia vive difficoltà catastrofiche sul piano economico e bancario. Probabilmente se non si risolveranno questi problemi, la colpa sarà del populismo.

Alain De Benoist.

È necessario – conclude de Benoist – rifondare l’Europa su altre basi, dando risposte all’impoverimento dei popoli, e soluzioni alternative alla mondializzazione, all’omologazione attraverso le teorie gender e alla delocalizzazione delle aziende. In questo frangente così complesso l’Italia è considerata da tutti come una avanguardia da seguire con interesse e curiosità. Siamo solo all’inizio di un processo in costante evoluzione».

 

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R.I.P. Sinistra ultima modifica: 2018-12-15T04:05:02+02:00 da Totem&Tabù

2 pensieri su “R.I.P. Sinistra”

  1. 2
    paolo panzeri says:

    L’Europa è solo vecchia e noi più di tutti: siamo un popolo del pallone o nel pallone?
    Da bravo francese analizza bene, ma soluzioni mai, ci pensa lo stato.
    Secondo me qui da noi continuiamo a discutere e vedere roba che è finita, morta il secolo scorso, o alla quale si davano già allora delle soluzioni realizzabili (si sa  dal 92 che tutti i ponti in cemento armato sono destinati a crollare e le macchine elettriche a batteria sono solo un bluff).
    Non siamo più capaci di impegnarci nel guardare avanti in maniera concreta e realizzabile, usiamo slogan desueti e fanta (come l’aranciata che “l’è mia buna ma l’è tanta”) e viviamo in maniera parassitaria, al massimo saprofita, giudicando come fossimo esperti e di solito condannando per invidia tutti quelli che sono capaci di fare qualcosa.
    E poi tutti sguazzano (ieri in tv il renzi, ma anche il junker) e tutti sono d’accordo, perché tutti appunto sguazzano: tutti possono e si sentono in diritto di dire di tutto e più sono ignoranti più lo fanno e sono rispettati.

    Qualche giovane c’è, io spero in loro… La terra non è piatta!

  2. 1
    Dario Bonafini says:

    Come non dargli ragione.
    Siamo fondamentalmente un paese con una stragrande maggioranza di Ignoranti, inbesuiti dal grande fratello televisivo e da Maria De Filippi, che si informa male e risulta facilmente vittima della politica gridata e superficiale oltre che egoista, tanto da innescare una guerra ai poveri fatta da altri solo un po’ meno poveri. Il seme Fascista è Razzista è ancora ben presenta in questo paese che non si rassegna al fatto che le società saranno giustamente contaminate da altre culture.

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