Riflessioni sulla caccia

Riflessioni sulla caccia
di Alberto Conserva

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Ho seguito le diverse argomentazioni sulla caccia veicolate dalla posta di Mountain Wilderness Italia. Fatto che mi spinge ad entrare nella discussione per esporre una visuale, che tocca l’argomento in una prospettiva di cui non ho riscontrato traccia nelle argomentazioni di cui ho letto fin qui. Mi auguro possa interessare.

Il tema della “caccia” è suscettibile di essere affrontato da diversi punti di vista. E’ naturale che il primo aspetto della questione sia legato al senso morale del valore della vita.Tuttavia il fatto che il discorso passi dal dominio dell’ “umano” a quello più esteso del “vivente”, lo rende più aperto alle diverse sensibilità e difficilmente separabile dalla sfera personale.

Credo che per discutere della “caccia” come istituto, il tema andrebbe  inquadrato in una prospettiva storico-antropologica e istituzionale. Né la storia, né il diritto sono materie con cui io abbia particolare dimestichezza e mi piacerebbe che il mio punto di vista fosse preso in considerazione da chi ne abbia maggiore consuetudine.

La catena alimentare, non è un prodotto dell’umanità, esiste in natura e i nostri antenati sono stati cacciatori per più di 200.000 anni. Solo da circa 8.000 anni, l’introduzione dell’agricoltura ha introdotto prospettive alternative.  Ciò ha sicuramente prodotto una modificazione culturale  della specie, ma è difficile pensare che il patrimonio genetico conseguito attraverso un processo  di qualche milione di anni di selezione naurale, possa essere stato modificato durante il tempo del nostro passato storico al punto da dovere ritenere innaturale e bandire l’alimentazione carnivora.

Sono solito ricollegare il grande piacere che mi viene dal vagabondare nel terreno libero alpino, all’eredità di libertà e di spazio infinito di cui ha goduto per millenni il “cacciatore- raccoglitore”. Per lo stesso motivo non mi sento di bandire su un piano morale l’istinto della caccia, dalla condizione umana.

Acquisita la premessa antropologica è però necessario calarsi nella storia e prendere in considerazione gli aspetti culturali degli ultimi 8.000 anni, dove a seguito dell’agricoltura sono arrivati il diritto di proprietà, la distinzione tra stato e cittadino e conseguentemente tra bene pubblico e bene privato.

A lungo nell’ordinamento italiano la fauna selvatica è stata considerata “res nullius” e quindi alla disposizione di chiunque, ma la LEGGE 27 DICEMBRE 1977, n. 968 (G. U. N. 003 del 04/01/1978), Principi generali per la protezione e la tutela della fauna e la disciplina della caccia, sottrae la fauna selvatica di terra dalla indiscriminata disponibilità di ogni umano, relegando all’indistinto della “res nullius” solo la fauna ittica.

Riconoscere che la fauna selvatica è un patrimonio dello stato, dovrebbe dare priorità al principio di conservazione del patrimonio. Invece anche una lettura rapida degli articoli della legge, rivela che la massima preoccupazione che vi si riscontra è di non porre limiti all’attività venatoria, se non dove vi siano danni collaterali conclamati (dall’ art. 8 “L’esercizio della caccia è consentito purchè non contrasti con l’esigenza di conservazione della selvaggina e non arrechi danno effettivo alle produzioni agricole”).

Dalla mia esperienza, vedendo i comportamenti dei cacciatori in atto e attraverso i discorsi che ho potuto fare con alcuni di loro, mi sono fatto l’idea che molti siano convinti, in funzione delle tradizioni, della legislazione e del favore politico, di essere nel giusto, arrogandosi una priorità di possesso della fauna selvatica, rispetto al comune cittadino. Fatto che me li fa percepire come portatori di interessi in diretta competizione con quelli dei cittadini che hanno a cuore la salvaguardia della biodiversità.

Il punto centrale dovrebbe essere che, in considerazione delle tendenze devastanti di riduzione della biodiversità in atto nel pianeta e nel nostro pease, nella percezione del tema da parte dei cittadini e del legislatore dovrebbe fare breccia  il ribaltamento delle priorità. La conservazione della fauna selvatica e dei suoi ambienti naturali siano riconosciuti come interesse principale  e preminente da difendere. L’appropriazione da parte di singoli cacciatori di un bene comune, sia considerato come un danno apportato al patrimonio o quanto meno uno sfruttamento adeguatamente regolamentato da una disciplina vincolante, cui deve corrispondere un sostanzioso indennizzo, in modo da non incidere sull’interesse preminente.

Alla luce di queste considerazioni l’attuale stato dei cacciatori ha tutte la caratteristiche di un furto legalizzato del bene comune, difficilmente concilibile con chi vuole difendere il patrimonio dello stato. Non vedo convergenze possibili se non  in circostanze particolari, su singoli obiettivi. Al fondo i cacciatori sono predatori alloctoni e dovrebbero entrare in gioco solo quando le autorità tecnico scientifiche che tutelano il bene comune riscontrino non esistere altro mezzo per ripristinare un equilibrio naturale sul territorio.

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Riflessioni sulla caccia ultima modifica: 2019-03-25T04:40:20+02:00 da admin

39 pensieri su “Riflessioni sulla caccia”

  1. 39
    Alberto says:

    Giandomenico , parli di persone che sono contrarie alla caccia e io sono uno di quelli.
    Ho voluto solo dire che essere contrari alla caccia non vuol dire che  l’uomo cacciatore non è una buona persona.

  2. 38
    Giandomenico Foresti says:

    @ Alberto
    Ma perchè nei fai sempre una questione personale? Io non ho fatto né nomi né cognomi e a dirtela tutta nelle mie elucubrazioni sono altre le persone che mi vengono in mente, come per es. quelli che scendono in piazza a manifestare o che si mettono a raccogliere delle firme col banchetto.

  3. 37
    Paolo Panzeri says:

    Andrea, viviamo nel mondo dei diritti: tutti possono dire quello che vogliono, l’importante è che lo dicano senza competenza o esperienza (altrimenti vengono insultati), per quanto riguarda la cultura è meglio ne abbiano di molto generica (così in tanti si identificano e sono felici).Basta leggere quanti “grande” ci sono e chi li scrive.Comunque guai a dirlo!

  4. 36
    Alberto Benassi says:

    Giandomenico, come ho precisato sono figlio di un cacciatore, anche se oramai mio padre è da anni che non va più a caccia e non rinnova il permesso. Sono andato a caccia con lui tante volte , ho allevato uccelli da richiamo, ect. ect. quindi penso che di caccia un pò ne so, almeno l’ho vissuta da vicino.
    Nell’esprimere la mia contrarietà alla caccia , non mi è mai passato per la testa di giudicare la persona. Mio padre è stato un cacciatore, non lo condivido come cacciatore ma è un’ottima persona. Come tanti altri cacciatori.
    Io faccio alpinismo (almeno ci provo) ma per questo mica metto sul trono tutti gli alpinisti dichiarandoli tutti ottime persone. Ci sono ottimi alpinisti ma che umanamente sono teste di cazzo.
    Non mi sembra di essere stato un fondamentalista che vuole mettere al rogo qualcuno,  nell’esprimere la mia contrarietà alla caccia come sport.
    Oppure non si può dire?
     

  5. 35
    Andrea says:

    perché non parlate solo di arrampicata e alpinismo? perché non fate scrivere articoli da coloro che sanno qualcosa di montagna e di caccia. Un insieme di pensieri e parole che non ci dicono nulla di preciso, né di attuale. Flussi di pensiero senza una vaga trama. Se avete bisogno di redattori Bell ambito alpino appenninico venatorio mi rendo disponibile. 

  6. 34
    Giandomenico Foresti says:

    Provo ad estendere il discorso.
    Io giudico le persone prima di tutto da come si comportano nei confronti degli altri esseri umani e poi da come si comportano in generale.
    Sulla scorta di tale principio posso dire di aver avuto un carissimo amico, prematuramente deceduto, cacciatore e figlio di cacciatore (faccio prima a dire appartenente a generazioni di cacciatori), il quale era una persona squisita e si faceva in quattro quando gli amici avevano bisogno.
    Anche il padre, tuttora in vita, si è sempre dimostrato una persona fantastica che si è sempre preso cura della famiglia e degli altri suoi simili.
    Di contro ho conosciuto dei vegani che si sono dimostrati delle emerite teste di cazzo.
    Quindi prima di esprimere dei giudizi frettolosi sui cacciatori sarebbe il caso di valutarli nel loro complesso perchè uno che spara ad un animale, anche solo per divertimento (che poi solitamente l’animale ucciso viene anche mangiato), e poi nel momento del bisogno si fa in quattro per darti una mano secondo me vale molto di più di chi, a parole, si innalza a paladino della tutela faunistica e poi se hai bisogno si fa di nebbia o addirittura ti danneggia.
    Ribadisco di essere contrario alla caccia ma non per questo mi sento di esprimere giudizi negativi nei confronti dei cacciatori come se la loro attività li facesse precipitare nell’inferno dantesco.
    Ovviamente esisterà anche il cacciatore testa di cazzo perchè qualsiasi ambiente ha la sua testa di minchia ma sparare nel gruppo in nome di un’ideologia fondamentalista annebbia semplicemente la vista e non consente di fare valutazioni serie.

  7. 33
    Ferdinando Lattanzi says:

    Penso che il disvalore ecologico del cacciatore è oggi trascurabile rispetto al suo disvalore etologico, credo che per fortuna l’esiguità dell’attuale numero di cacciatori non riuscirebbe a mettere a rischio l’abbondanza di animali selvatici ormai presente sul nostro territorio, al contrario mi pongo domande sul valore sociale di uno che si diverte a sparare a degli esseri viventi che sono ritenuti, dal suo deficit culturale inferiori. Ora, portato agli estremi, il concetto che io possa decidere unilateralmente quale sia l’essere vivente a cui è consentito sparare non mi tranquillizza molto, viste le manifestazioni di intolleranza sempre più numerose nella nostra società, frutto proprio della sottocultura che porta a considerare inferiore il diverso da te. Riguardo alla considerazione  che abbiamo degli animali, salvo i vegetariani ed i vegani, siamo tutti ammantati da un robusto velo d’ipocrisia, in considerazione del fatto che essendo ormai tutti al corrente del trattamento riservato agli animali da macello, dovremmo considerare che paradossalmente è sicuramente meno cruenta la morte, provocata da una fucilata, di un animale vissuto fino a quel momento libero nel suo ambiente naturale, rispetto al protocollo che in un mattatoio pone fine alla terribile esistenza di un animale proveniente da un allevamento intensivo. 
     

  8. 32
    Alberto Benassi says:

    Simone, io non voglio vietare nulla.
    Essendo figlio di un cacciatore che da ragazzo sono andato a caccia con suo padre molte volte,  potevo benissimo seguirne le orme e diventare cacciatore anche io. Come tanti miei amici hanno effetivamente fatto.
    Invece ho fatto un ragionamento: uccido un animale perchè ho fame, oppure lo faccio per divertirmi?
    Lo faccio per divertirmi , allora non mi va bene. Perchè non mi diverto ad uccidere un’ essere vivente.
    E siccome in quel periodo avevo uccelli in gabbia e nelle voliere che catturavo e allevavo. Diverse volte sono mancato  a scuola perchè la mattina c’era il passaggio degli uccelli e cercavo di  catturarli attirandoli nelle reti con dei richiami . Poi ho capito che anche questo era una stronzata, non era giusto e ho dato a tutti il via aprendo le gabbie ridandogli la libertà.

  9. 31
    Alberto Benassi says:

    Giandomenico,  ho parlato di caccia, ma anche la pesca sportiva è caccia anche quella.
    Quindi per me, caccia e pesca intesi e praticati come sport sono da condannare.
    Poi hai ragione te che alla pesca nessuno pensa perchè i pesci non sono visti come animali.

  10. 30
    Simone Di Natale says:

    Per Alberto
    Non ho certezze in merito alla tua domanda. Conosco vari cacciatori e non per tutti la caccia è un divertimento. Per alcuni, almeno così mi dicono, è una scelta. Non mangiano carne acquistata di allevamento. Si fidano solo della selvaggina che essi stessi cacciano.
    Personalmente non ci vedo niente di strano in questo. E’ come chi mangia solo verdura del proprio orto. 
    Se portata avanti seriamente non mi sembra una scelta così strana o crudele, anzi la trovo più coerente e sana rispetto ai compromessi che accettiamo tutti i giorni per alimentarci.
    Non pensare che viva nel mondo dei sogni, so bene che sto parlando di un numero esiguo di cacciatori e che la maggioranza è in realtà quella da te ritratta.
    Però prima di parlare di vietare la caccia o demonizzarla…….
     

  11. 29
    Giandomenico Foresti says:

    A me non dà fastidio chi è contrario alla caccia perchè sono contrario anch’io, ciò che mi urta è l’enfasi con cui viene manifestata tale contrarietà, tralasciando chi passa dalle parole ai fatti, mentre della pesca sportiva non gliene frega praticamente niente a nessuno.
    Il cacciatore è considerato alla stregua di un omicida, anche se ovviamente non può essere condannato come tale, mentre il pescatore è semplicemente uno fra i tanti che si passa il tempo.
    Quindi ok ad essere contrari la caccia ma mettiamoci meno enfasi per cortesia.

  12. 28
    Paolo Panzeri says:

    Non sono un cacciatore e non ho mai ucciso, tranne le formiche e le zanzare.Non è che la caccia & c. sia una attività anche per evitare che alcune persone ammazzino i loro simili con maggiore frequenza?

  13. 27
    Giacomo Govi says:

    Eppure e’ piuttosto ovvio. Allevare animali per mangiarseli non e’ un’attivita’ ricreativa. E’ – piaccia o no – uno dei pilastri dell’alimentazione umana in questo momento. Quanto questo possa o debba cambiare nel futuro, e’ tutta un’altra questione. Per la caccia si tratta di puro divertimento, anche se alla fine il fagiano finisce in padella. Insistere nel cercare il fallo o l’incoerenza etica in un contesto cosi’ chiaro e’ una forzatura, o forse semplice pigrizia mentale.

  14. 26
    Alberto Benassi says:

    Definirei molto più violenti e crudeli i metodi con i quali vengono allevati e nutriti gli animali da macello…senza parlare della quantità di medicinali con i quali vengono imbottiti.

    su questo siamo perfettamente d’accordo. Qusto non è allevare è torturare.

    Non mi è chiaro nemmeno perchè sparare ad una animale in libertà sia più crudele che ucciderne uno in gabbia.

    Ma che gusto c’è ad ammazzare un animale, (qualsiasi animale) , per divertimento?
    Mi puoi spiegare questo?
    Non è forse meglio:  osservarlo, ammirarlo, fotografarlo?
     

  15. 25
    Simone Di Natale says:

    Come ho già detto prima sono anche io contro la caccia come sport, sono anche contrario al fatto che i cacciatori possano entrare ovunque a loro piacimento. Però non  mi trovo daccordo sul giudicare il cacciatore perchè uccide un animale, purchè poi lo mangi.
    Troppo facile definirla una attività crudele e inutile ai giorni nostri. Definirei molto più violenti e crudeli i metodi con i quali vengono allevati e nutriti gli animali da macello…senza parlare della quantità di medicinali con i quali vengono imbottiti.
    Non mi è chiaro nemmeno perchè sparare ad una animale in libertà sia più crudele che ucciderne uno in gabbia.
    Possono fare eccezione le battute di caccia al cinghiale, dove effettivamente la lotta e impari e l’animale ha tutto il tempo di rendersi conto di cosa sta accadendo e di avere una lunga agonia a causa di morsi e pallettoni che non lo finiscono sul colpo.
    Io sarei quindi per dare delle regole più restrittive e giuste piuttosto che per una abolizione tout court
     

  16. 24
    Giacomo Govi says:

    Essere contrari alla caccia non significa pensare di adottare un ‘etica perfetta nei confronti della natura, e neppure di avere la chiave della difesa ambientalista totale. Significa semplicemente essere contrari alla caccia. Come bene ha espresso Alberto, un’attivita’ inutilmente ( nessuno puo’ pretendere di doversi sfamare di cacciagione ) violenta contro altri esseri viventi. Ce ne sono tante altre? Ognuno di noi puo’ e dovrebbe stabilire dei paletti, si spera nei limiti del ragionevole e del fattibile… 

  17. 23
    Alberto Benassi says:

    volevo scrivere che se ti faccio anche RIDIRE ti ringrazio due volte.
    Sinceramente non sapevo di fare parte di:

    tanti sepolcri imbiancati trasudanti un’ambientalismo salottiero per non dire da strapazzo.

     

  18. 22
    Alberto Benassi says:

    caro Giandomenico ti ringrazio di avermi dato dell’ipocreta , e se ti faccio anche ti ringrazio due volte.
     

  19. 21
    Giandomenico Foresti says:

    Non sono un cacciatore ma la cosa che più mi dà fastidio è l’ipocrisia.
    Il cacciatore è visto come un criminale mentre il pescatore no.
    La verità è che noi proiettiamo le nostre emozioni e i nostri sentimenti sugli animali e, pertanto, nel vedere un cerbiatto impallinato siamo colti da tristezza mentre vedere una carpa che si dimena fuori dall’acqua con un amo in bocca non ci fa né caldo né freddo.
    Per non parlare degli insetti che sono visti come i paria, gli intoccabili dell’induismo (forse il paragone non è nemmeno del tutto esatto perchè gli insetti non solo li tocchiamo ma li spiaccichiamo senza pietà).
    Il cacciatore sarà un infame che se la prende coi deboli ma è sicuramente molto più coerente di tanti sepolcri imbiancati trasudanti un’ambientalismo salottiero per non dire da strapazzo.
    I vegetariani, vegani, fruttariani e compagnia cantante non esistono perchè senza accorgecene ingeriamo microinsetti macinati nella farina o anche solo presenti nell’aria.
    In poche parole l’essere umano si trasforma in macchietta usando due pesi e due misure a seconda del proprio tornaconto.
    Insomma, a me sta’ bene che non vengano ammazzati per mero godimento personale degli animali di terra però diciamocelo.
    Diciamo che chi è contro la caccia è contro alla caccia al… cervo, stambecco, lupo, cinghiale… mmm… mi sa che per il cinghiale la sensibilità diverga molto da persona a persona, ma non è contro la caccia al topo.
    Diciamo che chi è contro la caccia non è detto che lo sia contro la pesca perchè il pesce impuzzolentisce i salotti buoni.
    Diciamo che facciamo un po’ ridere che forse è meglio.

  20. 20
    Matteo says:

    Che i cacciatori di un tempo fossero buoni e dediti alla cura e alla conservazione della natura e del territorio mi pare un po’ difficile da sostenere. O che gli abitanti di un luogo siano di per se quelli che lo curano e lo proteggono (valligiani o bassaioli che siano) mentre la colpa è sempre degli altri (i cittadini).
    Se non altro perché risulta molto, molto difficile spiegare la scomparsa degli stambecchi in tutto l’arco alpino o della cicogna in pianura padana; nonché la loro pronta ricomparsa al drastico diminuire dei cacciatori …
    (e non parliamo della selvaggina di passo, per carità di patria!)

  21. 19
    Alberto Benassi says:

    Vero Simone , non sono vegano.  Ma non commissiono nulla.  I miei genitori hanno sempre allevato animali da cortile per uso alimentare  familiare.
    Non condanno la caccia di sostentamento o di regolamentazione. Quello che non condivido è uccidere per sport sdopratutto fatto in certi modi che non mi sembrano molto paritari tra preda e cacciatore.
    Mio padre che oggi ha 83 anni era un vecchio cacciatore, non ha mai fatto stragi di animali . Ma non è mai andato a caccia per sostenere la famiglia. Mica siamo nella giungla o nella savana che devi cacciare altrimenti muoi di fame.  Andava a caccia  perchè gli piaceva la caccia, per divertimento. Se prendeva delle prede ci faceva il tegamino, altrimenti  mica pativa la fame, c’ era il pollaio perchè allevava galline e conigli oppure  macellaio.
    30 anni fa, qui in Italia  si andava  a caccia per sfamarsi ?? Non mi sembra proprio.
    Magari si praticava una caccia più rispettosa, ma anche qui non ne sarei sicuro. C’era gente che sparava a tutto.
    Come sport preferisco andare a correre  o fare una partita a carte.

  22. 18
    Simone Di Natale says:

    Alberto, da precedenti interventi mi sembra di aver capito che tu non sia un vegano. 
    Quindi tu non uccidi direttamente ma commissioni ad altri…
    Io non sono un cacciatore e non intendo diventarlo.
    Non mi  sento però di accusare chi caccia per il proprio sostentamento e non per sport. Quando si parla di vecchi cacciatori credo si intenda questo, ovvero persone che cacciavano per sostentarsi e non per riempire inutilmente i carnieri di uccelli che poi finiranno nella pattumiera.
    Concordo con te nel condannare la caccia come sport ma trovo che il vero cacciatore sia più coerente di me. Uccide direttamente e si nutre di animali probabilmente più sani e che hanno fatto una vita migliore di quelli di cui si nutre la maggior parte delle persone. 
    Sono tutti gli altri che alimentano un mercato che ormai “coltiva” gli animali come fossero piante da far crescere velocemente e “apparentemente” sane…
     
    Detto ciò concordo con te sul fatto che la maggior parte dei cacciatori non rientri nella categoria dei giusti e che le polemiche che la loro attività suscita sia dovuta in gran parte a comportamenti scorretti che come sempre, purtroppo, sono i più diffusi.

  23. 17
    Paolo Panzeri says:

    Se si guarda bene, sono gli stessi ragionamenti che si fanno attorno ai “grandi alpinisti” che mettono spit dappertutto, anche sulle vie di un secolo fa.La nostra società è cambiata, tutti hanno diritto a tutto, anche gli incapaci, gli ignoranti e gli imbecilli, bisogna mettersi in bella mostra ed essere lodati dai propri simili (incapaci, ignoranti e imbecilli)Doveri… solo gli altri hanno dei doveri.

  24. 16
    Alberto Benassi says:

    tra gli attuali e i vecchi cacciatori la differenza è sicuramente enorme. Oggi ci si diverte a fare le stragi di animali e ci si fa grandi nel farle vedere .
    Il vecchio cacciatore non era uno stragista. Conosceva la natura, sapeva costruirsi  i richiami, allevare gli uccelli da richiamo, caricarsi le cartucce, conosceva benissimo i boschi,  i più intricati sentieri, le cenge. Ect. Ect.
    Ma alla fine cosa cambia che tu sia di  alto o  basso  livello culturale?  Nulla perchè il risultato finale è: si  uccide un essere vivente per divertimento. Cioè: mi diverto ammazzando, mi arrogo il diritto di ammazzare per il mio divertimento.
    Un mio simile non lo posso uccidere perchè sarebbe un omicidio, un animale invece si.  Evidentemente lo posso fare perchè gli animali sono inferiori, di mia proprietà, perchè non hanno un anima. non hanno sentimenti,   perchè anche la chiesa lo dice che ci sono stati donati da Dio  (???) quindi ne siamo padroni per discendenza divina.
    Poi come lo si fa? Armati con fucili potentissimi, di alta precisione, a più colpi così ti puoi permettere anche di sbagliare, che sparano lontanissimo. Cazzo siamo proprio dei grandi cacciatori, grandi uomini contro dei ferocissimi tordi.

  25. 15
    Paolo Panzeri says:

    Comunque una bella sberla a un ragazzino che fa il cretino non si può più dare e guai se lo fanno i genitori o gli insegnanti, quelli che devono educarlo.  Certo che con un’arma sparerà !

  26. 14
    Paolo Panzeri says:

    Io non riesco più a capire quello che le nostre moltitudini di politici e dei loro seguaci vogliano fare. Mi sembra che propongano furbescamente problematiche di piccolo spessore per la popolazione, cerchino sempre di distrarla urlando e brandendo lance fra i fuochi d’artificio, ma poi mi accorgo che cercano sempre di guadagnare qualcosa. Non riesco più a seguirli e non capisco perchè vengano seguiti. Forse perchè propongono scemenze o cose facili ? Prima però pensano sempre a come organizzare la loro corte. Mah, non capisco.

  27. 13

    Al fondo i cacciatori sono predatori alloctoni e dovrebbero entrare in gioco solo quando le autorità tecnico scientifiche che tutelano il bene comune riscontrino non esistere altro mezzo per ripristinare un equilibrio naturale sul territorio.
    Concordo con questa frase perché vivo in una zona in cui abbondano i cervi e solo con la caccia (crudele, spietata o come possa apparire) si può garantire loro la sopravvivenza in aree in cui l’uomo da secoli si è impadronito di spazi che una volta appartenevano agli animali. Da poco è arrivato il lupo e pare che si stia ripristinando un equilibrio che era scomparso da anni. Non mi piace uccidere animali e quando vedo i cacciatori tornare a valle pieni di sangue e preda non mi sembra un bello spettacolo, ma credo che i cacciatori di una volta rispettassero molto gli animali e non considerassero la caccia uno sport.
    Oggi chi si sente sportivo cacciando col suv è uno sfigato con problemi di relazione, ma i vecchi cacciatori erano dei protettori della natura. Mi pare ne restino pochi.

  28. 12
    Alberto Benassi says:

    Gli animali come l’ambiente, vanno difesi. Non è cacciandoli che si difendono. Anche se lo si fa nel massimo del rispetto delle vecchie e tradizionali regole venatorie.
    Sinceramente trovo ridicoli e grotteschi coloro che affermano di rispettare gli animali e poi li uccidono per divertimento. 
    Poi è evidente che la causa della rovina dell’ ambiente naturale è altrove.

  29. 11

    Bene Paolo, allora siamo più simili di quanto sembri. Io ho fatto il cagnaro fin dall’età di 8 anni: Cinghiali, Caprioli, Camosci, Cervi. Tanto in Italia quanto in Svizzera o in Germania (per via dei miei parenti). Ho imparato quasi tutto ciò che conosco sulle montagne dai cacciatori e ti garantisco che non ho mai conosciuto persone con un rispetto per gli animali pari a quello dei “vecchi”. Per loro non è mai stato uno sport, l’equilibrio era la base stessa dell’attività venatoria. Non ho mai preso la licenza perchè quando il mio tempo è venuto  era finito il tempo della caccia. Io sono il primo, dopo generazioni, nella mia famiglia. Tuttavia, e di questo ne sono certo, perdere questa cultura è stata una perdita irreparabile. Oggi la caccia, lo sport venatorio, è certo una grottesca caricatura di ciò che era un tempo. Ma la cultura della morte, dell’indifferenza e dell’ignoranza è altrove. Volete bandire la caccia, benissimo, ma non raccontatemi che è la causa del problema. Anzi, se un po’ di quella passata cultura riemergesse nel modo giusto, potrebbe essere parte della soluzione.  

  30. 10
    Alberto Benassi says:

    . Ma non si sono estinti solo i cacciatori, anche i pollai, gli orti, i prati a sfalcio ed un sacco di altre cose che avremmo fatto meglio a tutelare.

    Su questo hai ragione!

  31. 9
    Alberto Benassi says:

    Io di anni ne ho 58

  32. 8
    Alberto Benassi says:

    Caro Birillo, sono figlio di un cacciatore e con mio padre,da ragazzo, sono stato a caccia un sacco di volte. Con il cane da ferma e da riporto; in palude sul baracchino e nella botte, al capanno con i richiami in gabbia che mio padre allevava: tordi, sasselli, merli, fringuelli,etc.
    Li metteva in chiusa per poi farli cantare fuori stagione quando c’era il passo.
    Quindi cosa è la caccia lo so benissimo.
    Ma nonostante questo, non ho preso il permesso e non sono mai diventato un cacciatore, perché cultura o non cultura, ammazzare un essere vivente per divertimento che sport è? Che cultura è?
    Della morte!

  33. 7

    Non so Paolo, ho 43 anni il mio QI è 133 che, stando alle statistiche, è superiore alla media nazionale. Tuttavia sono davvero affranto di come non si riesca in alcun modo ad imbroccare la soluzione ad alcun problema. Negli anni ‘70, con la firma dei genitori, uno poteva iniziare ad andare a caccia a 16 anni. Questo dovrebbe rendere l’idea di quale enorme quantità di cacciatori ci fossero. Nonostante questo l’impatto complessivo era molto meno nocivo di quanto ci si aspettasse. Questo perchè, contrariamente a quanto si crede, la caccia finiva per dare all’ambiente più di quanto prendeva. E riflettete: un ragazzo di 16 anni negli anni 70 non aveva l’auto, cacciava dove poteva andare a piedi, e questo dovrebbe darvi l’idea di quanto differente fosse quel mondo. Provate a scaricare rifiuti nella zona di caccia di un sedicenne anni 70 e provate a raccontarmela… tanto per fare un esempio. Il territorio era presidiato e tutelato in modo che nemmeno immaginate. Nessuno poteva nemmeno pensare le porcate che oggi sono lecite. Non è la caccia a minacciare l’ambiente (o ad averlo compromesso). Oggi i cacciatori in Italia sono un minoranza risibile ed in continua diminuizione, per quanto “ignorante” possa essere il suo impatto complessivo oggi è talmente ridotto da essere trascurabile. Incomparabile con i danni arrecato da quelli in giro la domenica con il trial o dal turismo di massa, giusto per buttar esempi a caso. Appigliarsi con la caccia sbandierando la biodiversità significa prendersi in giro, cercare l’applauso di quei quattro polli ignoranti che abbaiano perchè uccidere bambi è crudele, ipocritamente incosansapevoli di quanto il loro stile di vita rappresenti un’infinita carneficina fine a se stessa. Coraggio, bandite la caccia, sono curioso a chi darete la colpa la prossima volta prima di accettare che siete/siamo parte integrante del problema.

  34. 6
    Paolo Panzeri says:

    Siamo decadenti: anche il QI medio della popolazione da anni sta diminuendo… Sopratutto nei giovani, dicono sia più basso per tutti quelli sotto i 50 anni  🙂 

  35. 5

    La caccia, intesa come cultura, tradizione, cura del territorio e risorsa sociale si è estinta definitivamente 15 o 20 anni fa. La caccia, come l’alpinismo, era un arte che prevedeva un apprendistato, regole di comportamento ed un certo rigore, almeno in alcuni aspetti formale. Il mondo era decisamente più “verde” quando sovrabbondava di cacciatori che avevano la caccia nella propria quotidianità. Mentre l’alpinismo si è venduto allo sport ed al turismo per ragioni economiche (gli alpinisti sono sempre stati delle fighette a zonzo con il bel tempo), la caccia si è invece estinta per ragioni ambientali e complicanze sociali. La nostra società non è più idonea alla caccia, e purtroppo neppure il nostro ambiente. Ma la caccia ha solo un ruolo passivo in questa trasformazione. Io credo non credo siate in grado di comprendere cosa fosse la caccia e quanto sia grave la sua estinzione, e così vi coprite di ridicolo accusando un cadavere per la morte della biodiversità (ancora in atto). Tenetelo a mente: sono le vostre lacrime da coccodrillo, spese ogni giorno in coda in tangenziale con il cellulare in mano, ad aver ucciso Bambi. Ma non si sono estinti solo i cacciatori, anche i pollai, gli orti, i prati a sfalcio ed un sacco di altre cose che avremmo fatto meglio a tutelare. Ma raccontatevi pure quello che volete… anche che una bambina possa risolvere i problemi che gli adulti non vogliono affrontare.

  36. 4
    Alberto Benassi says:

    la caccia aveva senso all’epoca delle caverne, perchè serviva per sfamarsi, magari per difendersi
    Adesso è uno sport…ma che sport è togliere la vita ad un essere vivente?
    Che gusto c’è ad ammazzare un animale?  C’è da sentirsi dei grandi uomini, degli eroi.
    Sinceramente più che sport lo chiamerei un atto di rozza ed incivile ferocia
     
    firmato figlio di un cacciatore.

  37. 3
    matteo says:

    Concordo in linea generale. Una precisazione è d’obbligo, l’uomo come specie esiste da circa due milioni di anni, soltanto negli ultimi 100/150.000 ha cominciato a cacciare, e la selvaggina non ha mai sempre costituito piu’ del 20/30% circa  della sua dieta. Infatti ormai molti studi antropologici invertono la dicitura cacciatori -raccoglitori in raccoglitori -cacciatori.

  38. 2
    Matteo says:

    Ma cosa caz..pita c’entra “il cittadino”?!
    La distruzione dell’ambiente naturale in generale, o la diminuzione delle specie selvatiche, dipende dal modello di sviluppo della società di cui facciamo parte tutti e di cui siamo tutti cittadini. L’impatto ecologico di un maestro di sci o di un ristoratore d’alta quota non differisce da quello di un impiegato di Monza (o semmai è superiore!)

  39. 1

    “…di essere nel giusto, arrogandosi una priorità di possesso della fauna selvatica, rispetto al comune cittadino”. La realtà dei fatti è che sono i cittadini ad aver distrutto tanto la fauna quanto la caccia. Se gli animali avessero potuto scegliere avrebbero preferito la minaccia del cacciatore al dominio del cittadino. Ma il cittadino, nonostante le belle parole, non lascia mai scelta a nessuno. 

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