“Riqualificazione” dell’Alpe Devero

Questa sera (27 novembre 2017) a Domodossola (VB), alle ore 17.00, l’esordiente Comitato Tutela Devero ha indetto una conferenza stampa presso la sala grande all’ultimo piano della ex Comunità Montana Valle Ossola (ora sede dell’Unione Comuni Valle Ossola) sita in via Romita,13 (di fianco al posteggio dell’Ospedale di Domodossola). Lo scopo è quello di rendere pubblico un documento tecnico di opposizione, critica e ragionata, al progetto di collegamento sciistico San Domenico – Cazzola – Devero e annessi impianti del Teggiolo, Ciamporino, Bondolero: per promuovere e favorire il più ampio e partecipato confronto di opinioni sull’argomento. Questo documento è stato redatto dalla Commissione Interregionale Tutela Ambiente Montano Piemonte e Valle d’Aosta (CITAM PV).
A detto comitato libero e spontaneo hanno aderito al momento i tre albergatori dell’Alpe Devero contrari fin da subito al progetto, alcune personalità di riferimento nel mondo dell’alpinismo e dell’escursionismo di montagna, altre associazioni e gruppi ambientalisti, tra cui: Legambiente VCO, Italia Nostra VCO, Salviamo il Paesaggio Valdossola, Mountain Wilderness Italia.

Il Comitato Tutela Devero risponde a questi numeri di telefono: 338 613 2825 (Filippo) – 348 882 8001 (Sonia) – 335 576 6002 (Barbara) – 344 010 4252 (Nicola) – 333 3424 904 (Michele).
Non aderisce invece proprio la CITAM PV. Questo organo tecnico territoriale operativo del CAI, nella riunione di sabato 11 novembre 2017, aveva esaminato l’ipotesi progettuale “Approfondimenti tecnici per l’Accordo territoriale – fattibilità del collegamento dei comprensori di S.Domenico e Devero”.
Maria Grazia Gavazza, la presidente di CITAM PV, presente alla presentazione pubblica di Crodo del 16 ottobre 2017 ed avendo in quella sede richiesto un incontro di approfondimento e confronto non ancora calendarizzato, aveva espresso preoccupazione e disappunto in merito alla delineata ipotesi progettuale sia perché vi si ravvisano delle più che possibili discrasie con le norme vigenti, sia perché appare proporre un modello di fruizione della Montagna che non tiene conto di norme di indirizzo nazionali e internazionali sullo Sviluppo Sostenibile e in contrasto con i principi contenuti nei propri documenti tecnici e assembleari. In seguito la stessa CITAM PV aveva stilato il documento tecnico di opposizione.
Il Comitato, che inizialmente aveva compreso la CITAM PV tra i propri aderenti, ha ricevuto due mail di disdetta, di cui pubblichiamo solo la seconda (23 novembre 2017): “Buonasera, mi spiace dover sottolineare che nella mia precedente mail avevo dichiarato, mi sembra in modo chiaro, l’impossibilità a firmare autonomamente il documento da parte del Comitato Tutela del Devero come CITAM PV. Vi chiedo quindi di rivedere l’elenco associazioni e firme eliminando quanto ci riguarda. Siamo sostanzialmente d’accordo, ma purtroppo la struttura del CAI è regolata da norme ben precise che non possiamo disattendere se vogliamo mantenere la credibilità presso i nostri numerosi soci. So che queste “pastoie burocratiche” possono sembrare incomprensibili a molti, ma purtroppo abbiamo i nostri tempi (talvolta esageratamente lunghi), ma che sono di garanzia di un comportamento corretto quando si ha a che fare (e soprattutto si rappresenta) così tante persone. Spero che la vostra ultima mail non sia ancora stata divulgata, non vorrei essere costretta ad emanare una smentita perché mi sembrerebbe antipatico e controproducente. Scusate, ma più di così non posso fare. Siamo comunque disponibili a partecipare alla conferenza stampa (nella persona di Raffaele Marini) e appoggiare il Comitato. Cordiali saluti, Maria Grazia Gavazza“.
Ogni commento è superfluo. Nel frattempo la stampa non trascura di dare relazione dello scontro in atto. Abbiamo scelto il seguente articolo, molto equilibrato nel dare notizia delle ragioni delle varie parti in causa.

“Riqualificazione” dell’Alpe Devero
di Andrea Sparaciari
(pubblicato su businessinsider.com il 24 novembre 2017 con il titolo Scontro amministratori-ambientalisti sul progetto di ski resort all’Alpe Devero. E la provenienza dei soldi è un mistero)

Lettura: spessore-weight**, impegno-effort**, disimpegno-entertainment**

L’attuale incanto dell’Alpe Devero

A escursionisti, sciatori estremi e di fondo, virtuosi delle ciaspole o semplici amanti della natura, il nome Alpe Devero evoca immediatamente un lembo di Alpi ancora incontaminato. Ma quel paradiso è a rischio. Da mesi infatti si parla di trasformare questa fetta dell’Ossola – incastrata tra Svizzera, Alpe Veglia e Val Formazza, che ospita parte del Parco naturale Veglia-Devero e numerose zone Sic (Siti di interesse comunitario) – in un mega comprensorio in grado di attrarre centinaia di migliaia di turisti. Il progetto da oltre 150 milioni di euro presentato dalla società San Domenico Ski intende unire la stazione sciistica di San Domenico (Alpe Veglia) con quella praticamente vergine di Devero. Il collegamente avverrebbe tramite una funivia che “sorvoli” la Val Bondolero, incidendo però sulla zona protetta del Monte Cazzola, nella quale si dovrebbero installare almeno due piloni.
La funivia metterebbe così in comunicazione le strutture già ristrutturate di San Domenico (un albergo tre stelle, un grand hotel, un centro benessere con piscina coperta e scoperta, l’impianto di risalita veloce da San Domenico al Dosso) con quelle da edificare sul versante del Devero.
Qui è prevista la ristrutturazione del diroccato albergo di Cervandone nel comune di Baceno, la costruzione di un parcheggio da centinaia di posti auto e di una cabinovia da Goglio a Baceno, nuovi impianti sciistisci in vetta, la creazione di negozi e attività commerciali.
Insomma, una rivoluzione copernicana: dal turismo contemplativo a impatto zero, a quello di massa del mordi e fuggi.
È più che comprensibile quindi lo scontro che vede investitori, amministrazioni locali e buona parte della popolazione da una parte, associazioni ambientaliste (Legambiente, Italia Nostra, Mountain Wilderness), Ente Parco e Commissione Interregionale Tutela Ambiente Montano Piemonte, dall’altra.
In mezzo, la Regione Piemonte, ancora indecisa in quale squadra giocare, stretta tra la tutela del territorio e il via libera a un progetto molto utile in chiave elettorale.

L’Alpe Devero in inverno e San Domenico Ski. Foto: AGF

A complicare ulteriormente la situazione, il fatto che un masterplan definitivo dell’operazione ancora non è stato presentato. Tutte le informazioni su cosa si intenda fare in valle sono state veicolate dalla San Domenico Ski solo tramite documenti non ufficiali oppure a voce. Sono state organizzate anche assemblee pubbliche dove si sono rappresentate “suggestioni”, ma a oggi non è possibile leggere nero su bianco la lista degli interventi, il costo di ciascuna opera, i tempi previsti di realizzazione.
«Il masterplan c’è, eccome! È stato sviluppato con la Regione e i sindaci delle valli, ma visto che è un’opera importante, abbiamo preferito partire con una discussione aperta con i vari enti interessati», spiega a Business Insider, Andrea Malagoni, amministratore delegato di San Domenico Ski «Abbiamo proposto alcune idee, vediamo che cosa rispondono le istituzioni. La Regione (che ha aperto un tavolo tecnico, NdR) si è detta disponibile a valutare il progetto strategico. La palla è nelle mani degli enti locali. Considerando che i quattro comuni interessati hanno sottoscritto un protocollo di intesa, possiamo dire che sicuramente c’è ampio consenso popolare intorno al progetto».
Leggi anche: Nello sci vince chi la neve se la fa da solo

I ruderi dell’albergo Cervandone, definitivamente distrutto da un incendio nel 2015. Foto: Google Maps

In realtà sono in molti a nutrire seri dubbi, a partire dai tre albergatori che il 25 settembre 2017 hanno preso carta e penna e hanno scritto a Regione Piemonte, facendo esplodere il caso:
«Siamo operatori turistici che gestiscono da oltre vent’anni tre locande all’Alpe Devero, in comune di Baceno e con la presente, vogliamo comunicare la nostra contrarietà al progetto di collegamento degli impianti sciistici fra la stazione di San Domenico (Comune di Varzo) e la stazione in Alpe Devero (Comune di Baceno) via Monte Cazzola. Dall’istituzione del Parco Naturale siamo coinvolti, insieme all’Ente Parco stesso e alla Regione Piemonte, nella creazione e nello sviluppo di un’area capace di distinguersi e di risaltare in tutto l’arco alpino per la sua unicità e stato di conservazione, peculiarità che in questi anni hanno attratto turisti sempre più numerosi e attenti a queste caratteristiche. Vogliamo fortemente proseguire questo percorso di sviluppo e tutela ambientale. Siamo infatti convinti che la bellezza e la salvaguardia di questo luogo avranno nell’immediato futuro un valore sempre maggiore a beneficio dell’Alpe Devero, del Comune di Baceno, della Provincia del Verbano Cusio Ossola e della stessa Regione Piemonte. Crediamo che la realizzazione di questo collegamento comprometterà inesorabilmente la bellezza di queste montagne e il modello di sviluppo perseguito in questi anni, rendendo l’Alpe Devero una località turistica alpina uguale a tante altre».

Il rifugio Castiglioni, del CAI, all’Alpe Devero è gestito da uno dei firmatari della lettera di protesta. Foto: V. E. Orlando

Ma molte domande vertono anche sugli investitori: in molti infatti si chiedono chi metterà i 150 milioni previsti dall’operazione. Di sicuro si sa solo che a controllare la San Domenico Ski è la finanziaria svizzera Mibafin, amministrata da Franco Silvio Malagoni, padre di Andrea, capostipite della famiglia varesina che dal 2009 ha rilevato la stazione sciistica di San Domenico.
Oltre ciò, è il mistero, poiché Mibafin (cioè i Malagoni) si è sempre rifiutata di svelare l’identità dei propri soci. Un silenzio che ha dato la stura alle voci più disparate, alcuni hanno anche ipotizzato che si tratti di oscuri capitali russi…
«Sono considerazioni assurde», ha risposto Malagoni Jr, «noi lavoriamo per una società svizzera che ha dietro investitori privati attivi nel turismo da anni. Non capiamo tutta questa curiosità, anche perché non impattiamo su risorse pubbliche».
«Sapere di chi sono i soldi è fondamentale», ribatte Nicola Pech, alpinista e ambientalista di Mountain Wilderness, una delle voci più critiche del progetto, «vogliono fare una brutta copia di Cervinia e non dicono chi paga? Ma è normale? Il timore è che i fondi possano finire a lavori iniziati ma non finiti. Chi assicura che porteranno a termine le opere? Inoltre, tutte le stazioni sciistiche italiane sono in crisi e vivono solo grazie alle sovvenzioni pubbliche. Non si capisce perché questi sconosciuti finanzieri vogliano investire tanto in un modello di business ormai superato».
Leggi anche: Entro il 2100 addio neve sulle Alpi

Albergo all’Alpe Devero. Foto: AGF

Per Pech «il vero piatto forte è il marchio Devero. Il resto delle opere promesse, come la funivia Goglio-Devero, sono opere accessorie, fatte balenare per ottenere il via libera delle istituzioni al collegamento San Domenico-Devero. È puro marketing senza alcuna sicurezza».
Chi invece non nutre alcun dubbio, sono i sindaci dei paesi interessati, come il primo cittadino Pd di Baceno, Stefano Costa. Un sì motivato dalle possibili ricadute economiche e occupazionali promesse dalla San Domenico Ski. Una manna in tempi di vacche magre per gli enti locali. Solo a Baceno l’investimento previsto è di circa 20 milioni, tra ristrutturazione dell’albergo comunale, costruzione della funivia Goglio-Devero, sistemazione dei vecchi impianti di risalita in quota.
«Non siamo impazziti. Per esempio il paese ha il problema della strada: dal 2000 quella esistente è sottoposta a pericolo frana, tenerla aperta ci costa 130 mila euro l’anno. Se mi propongono una funivia che può fare accedere all’alpe il turismo mordi e fuggi bloccando il grosso delle auto a valle, per me è una riqualificazione totale».
Per Costa il discorso è semplice: «Questa è la zona dove Regione Piemonte per anni si è fatta bella delle sue politiche ambientali, mentre nel resto del territorio ha concesso di tutto. Questa politica ha pagato finora, ma adesso si deve cambiare. Da sindaco devo assicurare un futuro alla valle. Gli ambientalisti sono contro per partito preso, dicono: “A Devero non si deve toccare nulla”, ma questo non basta più. A protestare è gente che non abita qui, che ci viene in gita la domenica a godere della natura incontaminata».

Il comprensorio sciistico di San Domenico Ski

E poi c’è la questione occupazionale: «Con questo progetto parliamo di circa 600 nuovi posti di lavoro realistici. A San Domenico ne hanno già creati oltre un centinaio», continua il Sindaco.
Numeri altissimi se rapportati alla realtà alpina, posti di lavoro continuativi, visto che l’obiettivo dichiarato da Malagoni è di voler realizzare un comprensorio attivo 12 mesi l’anno: «non si tratta di uno sviluppo solo per la stagione della neve. Nessuno vuole snaturare l’ambiente, ogni area ha la propria identità che deve essere conservata. Nessun intervento sarà tra l’altro fatto nel parco naturale», ha dichiarato pubblicamente l’investitore.
Ma proprio qui sta uno dei nodi centrali del contendere: secondo i progetti, alcuni degli impianti previsti dovrebbero invece ricadere se non all’interno del parco, sicuramente nelle aree Sic, zone protette dall’Unione Europea. Non solo, il collegamento San Domenico-Devero insisterebbe in una porzione di territorio inserita anche nella Rete Natura 2000 della Regione, dove è fatto esplicito divieto di “realizzare nuovi impianti di risalita a fune e nuove piste da sci”.
Secondo Paolo Crosa-Lenz, presidente Ente di Gestione delle Aree Protette dell’Ossola, tanto basta per rendere il piano irrealizzabile:
«Un Parco Naturale non potrà mai dichiararsi proponente e favorevole a un progetto che porta a un collegamento via fune tra la vetta del Monte Teggiolo e Baceno, passando per San Domenico, Bondolero e la vetta del Monte Cazzola, pur riconoscendo il valore e l’utilità dell’opera di compensazione della funivia proposta tra Goglio e Devero. Qualsiasi forzatura in merito sarebbe una “manipolazione genetica” rispetto al DNA istitutivo del Parco», ha detto chiaramente a Business Insider.
Per il sindaco di Baceno, invece, non c’è contraddizione tra norme e progetto:
«Nelle aree già oggi dichiarate sciabili dai piani regolatori o inserite nelle varianti che i quattro comuni della valle stanno approvando, sono ammesse razionalizzazioni o adeguamenti dell’esistente, non sono invece ammessi nuovi impianti. E per noi gli interventi previsti sono tutte razionalizzazioni».
In ogni caso, conclude Costa sibillino, «se c’è la volontà e l’accordo di tutti, per un’opera così importante, si possono andare a vedere e puntualizzare le normative». E proprio quel «puntualizzare e rivedere» che fa correre un brivido freddo nella schiena di molti amanti della montagna.

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“Riqualificazione” dell’Alpe Devero ultima modifica: 2017-11-27T05:11:14+01:00 da GognaBlog

11 pensieri su ““Riqualificazione” dell’Alpe Devero”

  1. 11
    Francesco Annovazzi says:

    Michele Romagnoli…nessuno contesta l’impianto Goglio-Devero anche se già c’era in passato e si poteva tenere fin da allora ma qualcuno, considerandolo una soluzione obsoleta, (anche se lo scopo era probabilmente solo quello di far lavorare qualche appaltatore del settore viabilistico…) lo volle sostituire con una strada… Ora, dopo averlo fatto uscire dalla porta lo fanno rientrare dalla finestra ma va bene così alla fine siamo tutti concordi essere la soluzione migliore e oltretutto il giro del fumo del denaro che si voleva fare è stato fatto… Quello che è inammissibile è tutto il resto…mandare al macero decenni di politiche ambientali e mortificare un parco che è un simbolo per tutto il Piemonte!

     

  2. 10
    paolo panzeri says:

    Cinzia, io penso perché l’ignoranza e la scarsa intelligenza sono maggioritarie e quindi comandano: sono vincenti!

    Questi decenni sono molto difficili, non so come ci evolveremo.

  3. 9
    cinzia minghetti says:

    perche` si deve ampliare l’accessibilita` e la fruibilita` di una zona montana ad oltranza?

    non sono davanti a tutti gli occhi i troppi numerosi scempi gia` compiuti sulle Alpi e non solo negli anni 60 e 80 e 90?

    non e` evidente che sta avvenendo un cambio di rotta anche tra i ‘turisti mordi e fuggi’.

    qual e` il fine, se non il guadagno di alcuni singoli individui?

    I comuni ossolani, incluso quello di Baceno, possono creare molte opportunita` di lavoro e di sviluppo nel rispetto dell’ambiente in cui si trovano immersi. l’Ossola e` un territorio molto vasto ricchissimo di possibilita` non cementificanti. Magari potrebbero ispirarsi ai tanti modelli virtuosi dei comuni altotesini,  che nella conservazione del paesaggio e del territorio hanno spesso posto le radici del proprio sviluppo. Anziche` ostentare il solito disprezzo di chi non vuole guardare fuori dalla propria borsa.

     

     

  4. 8
    Alberto Benassi says:

    “Ma come precisa Malagoni, “la vetta del Cazzola non sarà toccata, perché è inviolabile”, per rispetto dei tanti alpinisti che la frequentano: infatti la cabinovia transiterà poco sotto la cima, a occhio e croce a qualche decina di metri di distanza (!!!).”

    Meno male che parlano di RISPETTO…

  5. 7
    paolo panzeri says:

    Se i 400.000 spesi provengono da regione, stato o altro di pubblico, penso non succederà più nulla. Se così non fosse, il tutto andrà avanti. Di solito succede così.

  6. 6
    Michele Romagnoli says:

    I violini della San Domenico Ski hanno nuovamente intonato la loro serenata, a beneficio del numeroso pubblico presente la sera di lunedì 27 novembre al Foro Boario di Crodo, in occasione “tavolo aperto di approfondimento” dal titoloAvvicinare le montagne”. Un “incontro partecipativo di condivisione e ascolto” – come scritto sulla locandina dell’iniziativa – organizzato dalla società della famiglia Malagoni per discutere della realizzazione di una rete di trasporti integrata tra le località Teggiolo, San Domenico, Ciamporino e Alpe Devero, con annessa costruzione di nuovi impianti di risalita e ampliamento del comprensorio sciistico.
    Fin dalle prime battute della serata, i promotori del progetto si sono presentati più come benefattori che come imprenditori privati, ponendo l’accento sulle problematiche irrisolte delle vallate coinvolte nel progetto: “Più che la realizzazione dell’opera di collegamento da noi progettata, ci interessa che si trovi una soluzione ai problemi esistenti: la nostra è solo una proposta, che vogliamo condividere e perfezionare”, affermano citando i noti problemi di accessibilità all’Alpe Devero, la necessità di gestire i flussi turistici, l’esistenza del rudere dell’Hotel Cervandone.
    E certamente la prospettiva di veder risolti in un sol colpo e con costi a carico del privato, gli annosi problemi del comprensorio Veglia-Devero, non può che esercitare una grande seduzione sugli amministratori locali, alle prese con pesanti responsabilità e con una cronica carenza di risorse.
    Dal punto di vista dei contenuti, l’incontro non ha fornito molte novità rispetto a quanto già illustrato da San Domenico Ski agli inizi di ottobre. Secondo i proponenti, il progetto è ancora in fase di elaborazione, ed è suscettibile di modifiche anche sulla base delle proposte raccolte nel corso dei dibattiti pubblici. Nel frattempo, dalla primavera scorsa è stato aperto presso la Regione un tavolo tecnico, per una prima valutazione del progetto. Ma si tratta di una fase di “pre-pre-pre” valutazione, come evidenziato più volte da Andrea Malagoni, amministratore di San Domenico Ski.
    Quindi,
    continua a non essere chiaro quali e quante opere si vogliono realizzare, in quali tempi, con quali priorità, con quali impatto sugli ambienti naturali… Ad esempio, un collegamento tra i parcheggi di San Domenico e la località Ponte Campo potrà essere realizzato mediante una cabinovia, oppure con un mezzo di trasporto automatizzato: tutto dipenderà dalle proposte, dall’esito dei tavoli tecnici, dai dibattiti… Mentre l’unica cosa certa sembra essere la posizione dei due piloni di sostegno della cabinovia che dall’Alpe Bondolero salirà fino alle pendici del Cazzola, “sorvolando” il passo di Buscagna: in questo caso la scelta è stata fatta, scartando l’ipotesi di un collegamento Goglio-Bondolero che bypasserebbe il Cazzola ma comporterebbe il taglio di boschi “stupendi” sopra al paese. Ma come precisa Malagoni, “la vetta del Cazzola non sarà toccata, perché è inviolabile”, per rispetto dei tanti alpinisti che la frequentano: infatti la cabinovia transiterà poco sotto la cima, a occhio e croce a qualche decina di metri di distanza (!!!).
    Di certo la San Domenico Ski ha ben chiaro il proprio progetto, ma preferisce non rivelarne i dettagli, preoccupandosi prima di costruire il consenso di amministrazioni e popolazioni residenti. D’altra parte, ben 400 mila euro sono già stati spesi – lo rivela Malagoni – per la progettazione delle opere. Quindi, delle due l’una: o i Malagoni han già speso quote significative di capitale senza avere ancora idee precise – nel qual caso si rivelerebbero imprenditori assai poco accorti e affidabili – oppure la società Mibafin (che controlla San Domenico Ski) e i suoi finanziatori occulti han già fatto bene i conti, ma si guardano bene dal rivelarli. Di fronte a tale opacità, è lecito dubitare che i dettagli dei progetti, una volta svelati, risulteranno decisamente meno affascinanti e digeribili della narrazione proposta in queste settimane. Forse, risulterebbe più evidente la cruda natura imprenditoriale del progetto, oggi sapientemente tenuta in secondo piano.
    Infatti, anche durante la serata del 27 novembre, Andrea Malagoni ha fatto di tutto per evitare di fornire cifre precise: sui costi delle “grandi opere”, sui flussi turistici stimati, sulla redditività degli impianti… Ma incalzato dal moderatore della serata, alla fine qualche cifra ha dovuto abbozzarla: considerato che attualmente gli impianti di San Domenico e Ciamporino danno lavoro a un centinaio di persone, e vengono frequentati da punte di 4000-5000 utenti giornalieri… Malagoni ha stimato la creazione di 450 posti di lavoro alle dipendenze della società, che con l’indotto diventerebbero 1000. Per servire quale flusso turistico? Difficile dirlo, secondo Malagoni, che azzarda la cifra di 1000 presenze medie, tra estate e inverno… Insomma: un addetto per ciascun turista! Davvero poco credibile. Quindi: o i posti di lavoro saranno molti meno, o le presenze molte di più, oppure tutte e due le cose. Le cifre comunicate appaiono del tutto casuali, ma non è pensabile che San Domenico Ski e Mibafin non abbiano già fatto le loro stime!
    D’altra parte, sulle località di San Domenico e Ciamporino sono già stati fatti investimenti importanti. Il collegamento con l’Alpe Devero garantirebbe la sostenibilità economica di tutte le opere già realizzate o in fase di costruzione e progettazione. Per essere remunerativa, tutta l’operazione deve giocarsi su alti numeri di affluenza, altrimenti i conti per San Domenico Ski rischiano di non tornare.
    Tutto ciò giustifica il gioco di equilibrismo tra non-informazione e marketing, tra propaganda e comunicazione, che vede intensamente impegnata la famiglia Malagoni in queste settimane, non senza una certa dose di astuzia: la scelta di centrare il dibattito sui “problemi della valle”, irrisolti da decenni, è di sicura efficacia per conquistare il favore preventivo di una bella fetta di popolazione e amministratori locali.
    Resta ancora senza risposta la domanda su chi siano i veri finanziatori del progetto: non si tratta di fantasticare su fantomatici investitori russi, ma molto più concretamente di ottenere precise garanzie sulla sostenibilità finanziaria, sulla provenienza dei capitali, sulle reali disponibilità dei finanziatori, sulle prospettive di completamento delle opere in progetto. Conoscere l’identità e la natura dei finanziatori permetterebbe di comprendere le logiche di gestione dell’intero comprensorio, una volta completate le opere. E’ una questione ineludibile di trasparenza, che dovrebbe preoccupare gli amministratori e le comunità locali, a cui è affidata la gestione e la conservazione del patrimonio naturale con la “diligenza del buon padre di famiglia”.
    Malagoni pratica con disinvoltura l’arte oratoria, anche se talvolta durante la serata fa affermazioni a dir poco “curiose”: come quando sottolinea le
    finalità “educative” del progetto: perché grazie alle cabinovie di San Domenico Ski, sarà possibile portare famiglie e bambini in luoghi altrimenti difficilmente raggiungibili, con ricadute positive in termini di educazione ambientale. Secondo Malagoni inoltre, le opere realizzate permetteranno di “diluire” (attenzione, non di incrementare!!!) le presenze sul territorio: quindi nessun rischio di sovraffollamento, ma solo una migliore distribuzione dei turisti. E ancora: Malagoni spiega che l’intenzione non è quella di aumentare le presenze, ma soprattutto di prolungare la permanenza del turista nei luoghi visitati: perché oggi un turista che arriva a Devero, dopo un giorno “non sa cosa fare” (!!!), invece grazie a San Domenico Ski potrà trasferirsi senza fatica a Ciamporino e a San Domenico, trovando sempre nuove occasioni di svago (e forse, ma questo non viene detto, trovando ristoranti, piscine, SPA, negozi…).
    Sul fronte del pubblico presente in sala, da segnalare l’intervento di un rappresentante dell’Associazione Gestori Rifugi dell’Ossola: dopo aver riferito del dibattito interno all’Associazione, da cui sono emersi pareri anche discordanti, si è detto “interessato” al progetto. Ha poi suggerito ai Malagoni di inserire tra le attività in programma anche una qualche forma di educazione ambientale, destinata ai futuri visitatori del comprensorio. Difficilmente un’impresa privata potrebbe svolgere quel ruolo educativo che è tra le finalità dell’Ente Parco e delle istituzioni scolastiche… ma – aperto più che mai all’ascolto e ai suggerimenti – Malagoni non ha esitato a giudicare interessante la proposta.
    Molto significativo l’intervento del vice presidente della Regione Piemonte Aldo Reschigna, intervenuto a fine serata. Valutata positivamente la disponibilità al dialogo di San Domenico Ski, Reschigna ha però chiarito che il progetto presenta alcuni elementi di “criticità”, in particolare nelle aree del Teggiolo e del Cazzola. “La Regione – ha spiegato – è in possesso di documentazione più dettagliata di quella presentata al pubblico durante l’incontro, ma comunque ancora insufficiente rispetto a quanto occorrerebbe presentare ai fini di una valutazione delle opere a norma di legge”… Il vice presidente ha poi ricordato che la Regione “è pronta a fare la propria parte per trovare soluzione ad alcuni dei problemi della valli interessate al progetto, facendo forse intendere che il ricorso ai capitali della Mibafin non è l’unica strada percorribile.
    Reschigna ha esortato tutte le parti a non compiere gli errori di 30 anni fa, quando sviluppo e tutela del territorio venivano contrapposti uno all’altro. E citando l’incontro avvenuto sabato 25 novembre tra i Sindaci dei comuni coinvolti, la Regione e l’Ente Parco, ha sottolineato che – nonostante le polemiche delle settimane precedenti – è stato possibile trovare un accordo sui principi che dovranno ispirare le future scelte.
    Infine, ha rivolto un ulteriore appello a evitare la contrapposizione tra coloro che risiedono nelle valli e coloro che vi giungono da fuori: facendo forse riferimento a chi, nei giorni scorsi, aveva affermato che “gli ambientalisti sono contro per partito preso…” e che “a protestare è gente che non abita qui, che ci viene in gita la domenica”.
    Chiudo questo lungo resoconto con una breve riflessione storica. Trent’anni fa lungo la strada Goglio-Devero, sul muro all’uscita di una galleria una mano anonima aveva scritto con vernice spray: “ambientalisti di m… il parco fatelo a casa vostra”. In molti ricorderanno le polemiche sulla costruzione della strada, voluta a tutti i costi al posto di una possibile funivia che secondo alcuni avrebbe impedito lo sviluppo dell’Alpe Devero. Proviamo a immaginare cosa sarebbe diventato il Devero se non fosse stato istituito il Parco, con i suoi vincoli e le sue regole. E consideriamo come oggi l’ipotesi di una nuova funivia viene ritenuta la soluzione ideale per risolvere i problemi di accessibilità del parco. Sono fatti oggettivi, esperienze di cui le comunità locali dovrebbero fare tesoro: vicende passate che dovrebbero aiutarci oggi a riconoscere le idee più ragionevoli e lungimiranti.
    In ogni caso, non c’è nulla di cui preoccuparsi: per dirla con le parole di Malagoni, “siamo ancora nella fase di “pre-pre-pre” valutazione”! Avvicinare le montagne grazie a San Domenico Ski è un’opportunità, una scelta possibile: accorrete siòri e siòre, fate pure le vostre domande!!!
    PS: A un certo punto della serata, sullo schermo dietro ai relatori viene proiettata per pochi istanti a titolo di esempio – una foto della piattaforma panoramica di Cardada, situata non lontano da Locarno a circa 1600 m di altezza e raggiungibile in cinque minuti con una funivia: https://famigros.migros.ch/it/gite-e-tempo-libero/mete-escursionistiche/escursioni-cardada-cimetta

    In effetti, a leggere sul sito, Cardada è proprio una “montagna a misura di famiglia…. Che si tratti di un’escursione, di una gita in famiglia o di qualche giorno di vacanza…: per le famiglie una visita a Cardada vale particolarmente la pena. La montagna, insignita con il marchio family, è orientata al 100 percento ai bambini. Due zone adibite al gioco, il parco giochi «Arca di Noè», un sentiero ludico, una caccia al tesoro e una corsa d’orientamento aspettano i giovani visitatori. Ogni anno, la prima domenica di settembre, Cardada si trasforma nel selvaggio west. Questa occasione offre l’opportunità di travestirsi da indiani, allenarsi al tiro con l’arco, fare un giro cavalcando un pony e divertirsi ballando a ritmo di musica.”

    Senza mettere in discussione la bellezza dei luoghi citati nel sito internet della località svizzera, è forse sufficiente provare a rileggere le frasi sopra sostituendo al nome “Cardada” la parola “Devero”, per avvicinarsi un poco alla visione di montagna sottesa dal progetto di San Domenico Ski.

  7. 5
    Francesco Annovazzi says:

    Il passo indietro del CAI è ingiustificabile e sa troppo di colui che, dopo aver gettato il sasso, cerca di nascondere la mano… La cosa è inquietante e viene proprio da domandarsi quali poteri forti possano aver indotto il CAI ad astenersi da una definitiva presa di posizione! Se le forze in gioco sono di tale portata le prospettive non sono certo rosee e lo scontro rischia di essere davvero epocale. Trascurare la questione è deprecabile…l’esito di questo confronto sarà infatti di enorme importanza perchè potrebbe condizionare il futuro di tutto il mondo alpino…e non solo dell’Ossola!

     

  8. 4
    Gian Mauro says:

    mi sembra un articolo equilibrato che mette ben in evidenza i due blocchi si è no con argomentazioni molto chiare e precise.

    puo essere un bel documento di valutazione del  Progetto Devero e delle sue ripercussioni, sull’area e sul problema sociale e del lavoro,

    ottimo articolo, che servirà per discutere e valutare tutti gli aspetti del problema Devero, che essendo problema ha gia’in se la soluzione.

    bravi

  9. 3
    luca mozzati says:

    Ottimo articolo e tema scottante che riguarda non solo il futuro di uno degli alpeggi più belli delle Alpi, ma nel complesso lo sviluppo del rapporto che si vuole avere con l’ambiente montano.

    Inoltre chi propone questo colossale intervento non ha presentato , a quanto si evince dall’articolo, un serio piano di rientro economico. Mi sembra che in una situazione nella quale tutti gli impianti sciistici sono in perdita e vengono supportati con denaro pubblico sia un tema sul quale bisogna riflettere.

    I lavori già effettuati sulle pendici del Diei sono tutt’altro che poco impattanti e non c’è ragione di pensare che uno sviluppo di questo progetto stravolgerebbe una delle poche aree di natura quasi incontaminata raggiungibile in brevissimo tempo e da tutti.

    Anche l’idea dell’uso estivo degli impianti con le piste da donwhill rappresenta un modo banale, consumistico e invadente di rapportarsi con la montagna e la natura.

    Il bello del Devero è di essere come è, un buon compromesso tra fruibilità e salvaguardia dell’ambiente. E questo è un valore anche educativo, per chi ci viene e sono migliaia, che nel mondo dei consumi e della commercializzazione di ogni possibile attività, mi sembra sempre più irrinunciabile. Per essere fruitori e non consumatori.

     

  10. 2
    Alberto Benassi says:

    oramai non c’è più limite alla distruzione, e alla bruttura. Ogni giorno che passa questo “bel paese” lo stiamo rendendo sempre più brutto e invivivibile.

    Sono chi vuole queste cose i nuovi BARBARI, altro che gli estracomunitari.

  11. 1
    paolo panzeri says:

    Mi permetto una considerazione da esterno: purtroppo il detto DIVIDE ET IMPERA è sempre più vero.

    Troppi partiti, troppi comitati, troppi garanti, troppe commissioni, troppi esperti… di solito con poca capacità, poca competenza e nessuna responsabilità, solo con grande bisogno di riconoscimento sia figurativo che economico.

    E così si perde la progettualità del futuro sociale e si vive nel consociativismo clientelare più o meno parassitario.

    Peccato!

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