Risposte ad alcune domande

Intervista ad Alessandro Gogna
di Ruggero Bontempi (Giornale di Brescia)

Il clamore mediatico suscitato a seguito di alcuni incidenti avvenuti in montagna sembra quasi voler colpevolizzare chi frequenta gli spazi alpini. La montagna è ancora sinonimo di libertà?
La montagna è sinonimo di libertà più delle epoche scorse. Chi cerca di colpevolizzare chi frequenta gli spazi alpini (o in genere avventurosi) senza rendersene conto fa il gioco della libertà, tanto più apprezzata e inseguita quanto dai più “vietata”. Resta da capire a fondo perché ci sia tutta questa “invidia” verso gli spiriti liberi e le loro attività. Su questo punto ognuno ha le proprie tesi: la mia è che la nostra attuale “société sécuritaire” permei la nostra educazione e il nostro vivere sociale, con il risultato che da una parte si pretende che tutto sia sicuro (per poter misurare gli errori e quindi le responsabilità, soprattutto giudiziarie quindi alla fine economiche); e dall’altra si blatera in modo schizoide di “no limits” e di “tutto facile, in piena sicurezza”.

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Lei vanta un grande impegno nella divulgazione di modalità di fruizione della montagna rispettose degli ambienti naturali. Come giudica il livello di sensibilizzazione attuale? E quali sono gli aspetti più critici?
Il livello attuale non è migliorato di gran che rispetto alle decadi scorse, purtroppo. Diciamo che c’è più rispetto “formale” per l’ambiente (meno rifiuti), ma quello sostanziale è rimasto inalterato (impianti di sci nuovi, ristoranti girevoli, luna park di montagna, captazione acque per innevamento artificiale, eliski, motoslitte, strade sempre più in alto, cementificazione, motori sui sentieri, contatto con la natura mediato da giocattoli vari (sci, bici, ecc): e scusate se dimentico altro. Per me l’addomesticamento generalizzato dell’ambiente naturale ha la stessa valenza distruttiva che hanno la violenza cementificatrice, la volontà di colonizzazione e il disordine da rifiuti.
Per fare passi avanti occorre dimenticare la parola “fruizione” (sinonimo di qualcosa che si è “comprato”, di uso, quindi di possesso e uso del “prodotto” ) sostituendola con la parola “amore” che si usava una volta.

Recenti provvedimenti normativi hanno reso obbligatorie alcune dotazioni individuali per la frequentazione della montagna invernale. Questi strumenti possono contribuire da soli a garantire la sicurezza?
No, non possono. Questo dovrebbe essere chiaro a tutti, e purtroppo non lo è a sufficienza. La sicurezza comprata va ad aumentare la sicurezza “passiva”, lasciando inalterata (quando perfino non la diminuisce) la sicurezza attiva che deriva dalle proprie conoscenze individuali, dall’istinto (quel poco che c’è rimasto) e dalla propria esperienza. Chi crede di essere “in regola” è sempre più a rischio di chi invece sa che ciò cui sta andando incontro non è mai prevedibile al 100%.

Nel 1978 lei, Franco Perlotto e il bresciano Marco Preti siete stati i primi italiani a salire la celeberrima parete Salathé di El Capitan. La Yosemite Valley continua ad essere una sorta di santuario anche per l’arrampicata attuale: quali sono gli altri luoghi simbolo nel mondo per la pratica di questo sport?
A questa domanda preferirei non rispondere. Per la fede ci sono Lourdes, Compostela, Medjugorje a livello mondiale: il che non impedisce che ci siano Loreto e altre migliaia di santuari minori.
Comunque, paragonabili a Yosemite, non ci sono altri simboli. Non dimentichiamo però che la gente olandese sogna il Monte Bianco, che i tedeschi sognano le Dolomiti e cose del genere. Poi c’è l’Everest che attrae i gonzi.

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Risposte ad alcune domande ultima modifica: 2015-07-31T06:00:37+02:00 da GognaBlog

4 pensieri su “Risposte ad alcune domande”

  1. 4

    Due riflessioni chiaccherose:
    .
    1. Le libertà
    Alessandro dice:
    “Resta da capire a fondo perché ci sia tutta questa “invidia” verso gli spiriti liberi e le loro attività.”
    .
    Ahimè! Mi viene intuitivo capirla, l’invidia.
    Penso che questa, eppoi dopo in extremis l’isolare gli spiriti liberi, è il proteggersi dal “difficile”
    da parte di chi accetta di essere prigioniero (nella società),
    da parte di chi ha rinunciato a mettere il becco nel capire cosa c’è di bello nello scoprire una bellezza.
    .
    E chi la accetta, la prigionia, lo fa volutamente credo sempre!
    Sa di accettare il non-conoscere.
    Perchè è questa la vera attività umana pericolosa.
    Il limite, nemmeno vuole sapere che c’è.
    Ma c’è il limite. Eccome se c’è!
    .
    Al prigioniero spensierato (dall’aver dimenticato che c’è il limite), allora, non rimane che divertirsi un pò dentro le sue scarpette, i suoi sci o qualsiasi menata a ruote, ma ben al di quà del muro che si è messo tra sè e l’incommensurabile (direbbe forse Walter Bonatti?).
    Ironicamente poi, chi è prigioniero, blatera di “no limits” e di adrenalina, misura con il centimetro le distanze di se e della materia, marca il territorio, la sua piccola celletta. Ma è solo un topo in gabbia. Non sa di cosa sta parlando, quando dice di non volere limiti. Poi, se si fa male, cerca conforto (nel sistema carcerario), dice che la colpa non è sua, ma di altri stronzi suoi simili, e chiede danni attraverso le assicurazioni. Io le odio, le assicurazioni 😉 Anzi odio tutte le torture di coercizione psicofisica dello spirito.
    .
    Quello che a me resta da capire a fondo è invece perchè ci sono incidenti (mortali) apparentemente inspiegabili che avvengono anche ai prigionieri. Forse non lo erano prigionieri ? Quale limite hanno superato ? Cosa stavano covando ? Avevano segato le sbarre ? Quale rischio stavano rischiando ? E’ un rischio nella / della montagna o di qulcosa altrove o prima ?
    .
    O è semplicemente “sfiga cosmica casuale” ?
    Qualcuno ogni tanto supera il limite senza nemmeno sapere da che parte è girato, così a cazzo ? Sorpresa!
    Prigioniero o Libero che sia ?
    Magari camminava su un sentiero “geriatrico” e gli è caduta una pietra fatale sulla testa. Fine.
    O come è succeso ad amico sotto una valanga sotto mezzo metro di neve. Fuori limite.
    O come è successo a due miei amici, apparentemente prigionieri come me: gli si è staccata la roccia dalle mani e sono precipitati in abbissi mortali. Perchè loro ?
    Qui mi incrodo e non ne vengo fuori con una soluzione che sia una.
    giorgino ignorante totale, annaspa nel buio.
    .
    Ma torniamo al “semplice”:
    A differenza del prigioniero, lo spirito libero, questa risibile testa diversa, ci prova a guardare in alto. S’arrabatta, ci studia e s’innamora. Ma diventa disperato nel suo isolamento, perchè nemmeno può comunicarle le sue piccole o grandi conoscenze, semmai trovi qualche luccichio, o magari luci totalizzanti (in quel caso si dica prego che si è innamorato “perdutamente”) 😉
    .
    Bel casino!
    Gran bel casino, questa maledizione divina sull’umanità! 🙁
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    E’ una questione che non riguarda solo l’alpinista, l’uomo nell’ambiente selvaggio (ma di quale wilderness possiamo più parlare su questo pianeta?), ma riguarda qualsiasi attività di un individuo che vorrebbe cercarsi la sua libertà, quella artistica per esempio, o anche più modestamente quella scientifica, qualsiasi attività umana oso dire!
    .
    .
    2. Santuari
    Non riesco ad associare la Yosemite Valley al concetto di santuario, oggi, in effetti, ma poi io che ne sò? E’ una prigione lontana.
    E chissà perchè Alessandro preferisce non rispondere, se non in negativo (indicando probabili non-santuari, non più simboli).
    Forse perchè i veri santuari dello spirito sono innominabili affinchè non diventino nuovi luna park per i gonzi noialtri?
    Forse perchè qualunque luogo può essere sacro in funzione del momento della storia dell’uomo, della sua via, delle sue scelte interiori?

  2. 3
    Andrea Parmeggiani says:

    Alessandro, alcune risposte mi sono sembrate un po’ “piccate”… O sbaglio? 😉

  3. 2
    GIANDO says:

    La sicurezza non è mai garantibile, si può solo lavorare al fine di limitare i danni. Io credo che il termine “invidia” sia molto corretto ed è assai probabile che dietro alla societé sicuritarie ci sia proprio questo. Gli aspetti economici ne sono la conseguenza perché è un po’ come dire “tu col tuo comportamento che invidio mi hai causato un danno, che prima di tutto, anche se non lo ammetterò mai, è d’immagine, ferisce il mio ego e mi fa sentire inferiore, di conseguenza ti punisco condannandoti e sentendomi in tal modo riabilitato agli occhi di me stesso e degli altri”.
    Per dirla in parole povere “per sentirmi grande taglio la testa agli altri”.

  4. 1
    Daniele says:

    Purtroppo ormai anche il Monte Bianco e le Dolomiti sono un luna park pieno di gonzi

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