“Rivalorizzazione” del Monte Bondone

Rivalorizzazione del Monte Bondone
di Luca Andreazza
(già pubblicato su Il Dolomiti il 30 marzo 2017)

 Sono arrivati in giunta comunale i ‘Dieci comandamenti‘ di Dario Maestranzi, consigliere comunale in orbita Patt e delegato al rilancio del Monte Bondone. “In attesa – dice – delle future partite finanziarie per opere straordinarie, si ritiene opportuno avanzare le prime proposte per condividere una logica ampiamente condivisa per rilanciare la montagna di Trento attraverso una destagionalizzata valorizzazione del territorio, ampliando così il bacino di utenza naturale e l’indotto. Ritengo che sia il Comune di Trento a dover fare il primo passo e predisporre alcuni studi di fattibilità per arrivare al master plan. E’ necessario mettere le carte in tavola per cercare di attrarre i privati“.

Le proposte prendono in esame tutte quelle iniziative volte a sviluppare il Bondone: si spazia dalla realizzazione del bike park alla progettazione di percorsi dedicati a ciaspole, sci alpinismo, fat bike e slittinovie, dai percorsi per runner alla sistemazione del campo di calcio di Candriai e alla realizzazione di due campi di basket a Vaneze, dal campo da golf alle Viote alla piattaforma di lancio per speedride e parapendio sul Palon, dall’acropark alle Viote all’ampliamento del campetto scuola di Vason per finire con gli spostamenti terra per ottimizzare lo snowpark.

Si tratta di dieci interventi – spiega Maestranzi – prioritari per dotare il Bondone degli strumenti di promozione più semplici come la mappe. Un piano organico per risaltare la fruibilità e la bellezza della montagna in tutte le sue forme e attività. Abbiamo preso spunto da altre località per definire questa strategia nell’ottica di individuare strade capaci di valorizzare tutto il territorio affinché le ricadute economiche possano interessare tutte le realtà coinvolte come Sopramonte, Candriai, Sardagna, Baselga, Vigolo Baselga, Trento Funivie, i Comuni, l’Apt Trento, Monte Bondone, Valle dei Laghi, i professionisti della montagna e gli esercizi pubblici e commerciali“.

La prima proposta di golf alle Viote si trova nel piano regolatore del 1956 e su insistenza della Pro Loco del Monte Bondone, Dario Maestranzi riporta sul tavolo il fascicolo aggiornato: “Il vantaggio – commenta il consigliere – è quello della quota (circa 1500 metri sul livello del mare, ndr): ottimo per le stagioni calde quando in pianura diventa difficile giocare e di avere una vista fantastica verso le Tre Cime, il Palon e le Dolomiti di Brenta“.

Il campo da golf di diciotto buche si estenderebbe dalle caserme austroungariche delle Viote alla località Marocche, dove oggi si trova la Terrazza delle Stelle, coinvolgendo oltre a Trento anche il Comune di Garniga Terme: “Qui – continua – si trovano prati e aree boschive poco frequentate. Il manto erboso delle Viote è autosufficente, nel senso che non occorre irrigarlo, mentre il suo sfalcio è già previsto e attuato. Quindi si avrebbe un ciclo virtuoso di lavorazione ridotto ai minimi termini che rende il polo eco-sostenibile, senza alterare l’ambiente naturale e senza ostacolare lo sviluppo di altre attività economiche e sociali. Il campo da golf, non sarebbe un’area riservata solo ai golfisti, ma un’area aperta per chi desidera passeggiare, con l’avvertenza di un minimo di attenzione e nel reciproco rispetto“.

Altri punti forti del campo da golf riguarderebbero l’elevamento qualitativo dell’offerta turistica: “Un campo da golf – considera il delegato – attira clientela di alto livello, che non rappresenta uno sport ‘mordi e fuggi’. A questo si deve aggiungere la possibilità di creare dei posti lavori“.

La realizzazione del campo da golf a 18 buche si sviluppa su un’area di circa 60 ettari: “La morfologia delle Viote – analizza Maestranzi – permette di procedere senza fare movimenti terra. L’intervento sul terreno sarebbe limitato alla realizzazione dei green lavorando in tutto 550 metri quadrati e si procederebbe attraverso due fasi: prima nove buche, quindi altrettante in un secondo momento“. L’importo iniziale si aggira intorno ai 200 mila euro per le nove buche, ai quali aggiungere altri 20 mila euro per il campo pratica e riscaldamento: “Si tratta – sottolinea Maestranzi – del costo medio per una sola buca in un campo di pianura“.

Un secondo progetto atteso da anni è il capitolo Bike Park. Questa struttura, che sarebbe l’ottava in Trentino, viene pensata come un reticolo di percorsi per tutte le capacità: “Il bike park non è solo una pista di ‘downhill’ – aggiunge – deve essere un richiamo forte per tutti gli appassionati, ma soprattutto per il cicloturismo: ecco quindi anche i tracciati di ‘enduro‘, ‘skill‘, ‘cross country‘ e ‘marathon‘. Questa disciplina rientra inoltre tra le principali promozioni di Trentino Marketing. Il Monte Bondone si distingue bene in questo campo per la morfologia del terreno e la presenza dei servizi di trasporto, ma anche la possibilità di abbinare il fattore sportivo all’aspetto storico e culturale. I cambiamenti climatici aprono sempre più la possibilità di tenere aperto il bike park oltre i mesi estivi, quindi anche in primavera e autunno, quando la frequentazione del Bondone è minore“.

Una volta ottenuto il via libera delle istituzioni preposte è necessario passare alla fase progettuale e realizzativa. “In materia di concessioni edilizie e lavorazioni in aree sciabili – prosegue – la Provincia di Trento permette la costruzione all’interno delle aree sciabili di percorsi per mountain bike in ottemperanza della legislazione, oltre alla riqualificazione di percorsi già esistenti. E’ necessario iniziare per gradi, prima una struttura standard per procedere attraverso altre implementazioni“.

Il primo studio preliminare, realizzato da Trento Funivie ed esperti del settore mountain bike, avrebbe un costo di circa 5 mila euro, mentre il progetto esecutivo (mappature, interventi e planimetrie) costerebbe intorno ai 15 mila euro. La realizzazione effettiva varia tra i 180 mila e 360 mila euro. “L’ultimo importo – conclude Maestranzi – sarebbe una struttura di primo livello e mi piacerebbe vedere un Bike Park di primo ordine in Bondone. Non si può sempre arrivare dopo gli altri, è il momento di prendere coraggio e fare un passo avanti“.

Considerazioni della Redazione di GognaBlog
Non vogliamo entrare nel merito della questione di fondo se sia sempre il caso di urbanizzare con impianti sportivi un’intera montagna, sia pur già notevolmente compromessa come il Monte Bondone. Ci limitiamo a osservare che ancora una volta si segue la strada degli investimenti a breve termine, quelli che ben lungi dal valorizzare veramente una montagna non fanno che trasformarla definitivamente in un grande luna park, la Nuova Bondonland.

Qui ci limitiamo a osservare che questi progetti, anche senza i dovuti approfondimenti tecnici ed economici, hanno proprio l’aria di pretenziose boutade da campagna elettorale continua. Un campo da golf in quota e tutte le altre strutture che prevedono una trasformazione della fisica realtà naturale non si può farli passare per innocui ai biotopi senza i dovuti studi, promessi ma ancora non esposti. In particolare il campo da golf ha bisogno di un business plan, per capire il rapporto costi/benefici e soprattutto chi dovrebbe in seguito coprirne le perdite economiche. Piano, anche questo, di là da venire.

Inizialmente si era parlato di rilanciare la montagna della città cercando di valorizzare le sue prerogative e unicità. Si era parlato di ecosistemi, biotopi, soluzioni ecocompatibili, ecosostenibili e a basso impatto ambientale. Di condivisione e partecipazione della cittadinanza nella determinazione delle scelte che si vogliono portare avanti per lo sviluppo della “montagna della città”.

Ma a questi buoni propositi sono seguiti i primi incontri con gli “attori” del Bondone e qui tutto è cambiato, con l’accantonamento immediato (e soprattutto silenzioso) dei bei presupposti e degli impegni presi sia con il Consiglio che con la cittadinanza.
Senza entrare nel merito dei progetti proposti, e nella cieca fiducia che prima o poi arriveranno i dettagli promessi, vorremmo sottolineare il tipo di metodologia di lavoro utilizzata fino ad ora.

Il giorno 11 gennaio 2017 veniva deliberato in Consiglio di attuare un’istruttoria pubblica per il progetto della funivia con l’impegno di:
1) realizzare una pagina web del sito del Comune di Trento dove sarebbero stati inseriti tutti gli studi, valutazioni e proposte fatte per lo sviluppo del Bondone e per la realizzazione della funivia che lo colleghi alla città;
2) organizzare una serie di serate, coinvolgendo anche esperti di varie tematiche (ambientali, turistiche, geologiche, …), aperte alla cittadinanza dove si sarebbe dovuto presentare l’idea di sviluppo della montagna, alcuni progetti di massima attuabili ed analizzare con la cittadinanza quale piega dare al futuro di questa nostra montagna.

La Piana delle Viote al Monte Bondone

Purtroppo nulla di tutto questo è stato fatto. Ancora una volta le scelte sono calate dall’alto, senza alcun coinvolgimento del singolo cittadino. Solo l’assessore Romano Stanchina se ne è lamentato, evidenziando quanto la condivisione sia indispensabile per operare nel e per il bene comune, dopo la raccolta delle esigenze reali della popolazione.

Le piccate risposte di Maestranzi a chi lo critica sono fuori luogo, perché il consigliere ha il dovere non solo di fare proposte e di incontrarsi con chi è a favore delle sue opinioni ma anche di confrontarsi con chi mette in discussione quanto da lui ipotizzato. E’ fondamentale l’esigenza che gli impegni presi con il consiglio e con la cittadinanza tutta vengano mantenuti, con una valutazione dei progetti insieme con i veri attori del Bondone (i Trentini), non solo con gli esercenti e imprenditori della zona.

 

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“Rivalorizzazione” del Monte Bondone ultima modifica: 2017-04-09T05:19:07+02:00 da GognaBlog

10 pensieri su ““Rivalorizzazione” del Monte Bondone”

  1. 10
    Massimo Faletti says:

    Fin che i progetti li fa’ chi nn vive il territorio non andremo da nessuna parte ed in più butteremo via i soldi che potrebbero servire a cose più importanti.
    Da facebook, 11 aprile 2017 ore14.45

  2. 9
    Andrea Bafo Collavo says:

    Quali sarebbero stati gli investimenti a lungo termine? Dall’articolo non si capisce bene quale sia la contro proposta di chi scrive…
    Da facebook, 11 aprile 2017 ore 7.15

  3. 8
    Giovanni Tafuro says:

    Quello che succede con il mare. Me gli inurbati questo chiedono, un lunapark con sfondo montano/marino in cui entrare per l’immancabile selfie.
    Da facebook 10 aprile 2017 ore 15.00

  4. 7
    Erick Wozny says:

    Ok destagionalizzare il BONDON… ma perché non fare CORSI di cucina LOCALE per Inglesi (Il Bondone e la stazione sciistica la più vicina a Londra)
    alla primavera e in autunno. ( trasformazione del territorio= zero) prolungare la stagione, visite di cantine, camminate nei boschi) i corsi di cucina andavano forti a l’albergo Monte Bondone basta mantenere il voli Stansted-Montichiari e Gatwick-Verona se il pubblico c’è… pero questo e UNA idea…. basate su questo a voi di trovarne altre… Quale sono gli altri collegamenti veloci con Catullo??? cosa possiamo far fare a quella gente? Managgia! la cucina Italiana a valore agli occhi di tutti nel MONDO! ed e un francese che vi scrive… pensateci…. ne sentin.

  5. 6
    lorenzo merlo says:

    Chi si interessa dell’ambiente, cioè di tutto, anche se si ritiene soddisfatto dalle modalità di sviluppo dette sostenibili, potrebbe essere interessato a dare un’occhiata ad un altra dimensione del cosiddetto sviluppo. Si chiama ecologia profonda.

    La proposta chiamata decrescita a suo modo ne deriva.
    Ne deriva cioè che la sostenibilità attualmente citata corrisponde nientemeno a uno sviluppo ancora antropocentrico, soltanto più diluito ma ancora fondato sul profitto, sul consumo, sulla depredazione, sull’accumulo.

  6. 5
    Alessandro Ghezzer says:

    Interventi demenziali. Il Bondone è già stato MASSACRATO ampiamente da Interventi di “riqualificazione” di questo tipo. Ora si vorrebbe massacrare quel poco di naturale che è rimasto. Vandali.
    Da facebook, 9 aprile 2017, ore 17.54

  7. 4
    Gian Marco Fiorino says:

    “Quando l’ultimo albero sarà stato abbattuto, l’ultimo fiume avvelenato, l’ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro”.
    A questa pillola di saggezza Sioux mi permetto di aggiungere: quando anche l’ultima montagna sarà stata cementificata, allora capiremo il vero valore della parola “valorizzare”. Ma allora sarà troppo tardi…
    Da facebook, 9 aprile 2017, ore 15.57

  8. 3
    Cristiano Tomasi says:

    Da trentino che vive a Monza e lavora ed ha lavorato molto nella zona delle valli Bergamasche posso dire senza timore di essere smentito che sono infinitamente meglio questi interventi che ravvivano la montagna rendendola appetibile alla gente che il non fare assolutamente niente classico della valli Bergamasche. In quei luoghi la montagna viene abbandonata sia dagli autoctoni a cui non da sostentamento sia dai turisti che la trovano inospitale lasciando vuote anche le case costruite dai loro genitori. Lo so’ che questo concetto è difficile da digerire e fuori moda per i radical chic milanesi che vivono nelle comodità della loro città super tecnologica e vedono le montagne da molto lontano o solo nel fine settimana quando scappano dalla loro città.
    Da facebook, 9 aprile 2017. ore 10.45

  9. 2

    Sproloqui senza senso, senza capo e senza coda di un politicante di terza fila di un “partitello” da opera buffa che, senza ombra di dubbio, ignora le basi fondamentali di una “qualificazione turistica” di un’area montana coerente con le problematiche e le aspettative attuali.
    Il Bondone ha perso negli anni ’70 il treno dello sviluppo turistico “industriale” legato alla proposta sciistica invernale, impossibile da recuperare allo stato attuale delle cose e senza entrare nel merito della viabilità sulla montagna in grado di paralizzarsi con la presenza di due corriere. Può, oggi, puntare invece ad una frequentazione più legata ad attività “compatibili” – palestra di scialpinismo, percorsi cicloturistici e mtb, escursionismo estivo ed invernale – che non necessitano di alcuna infrastruttura ma soltanto di “buon senso” che però purtroppo è merce molto rara pur essendo gratuita.
    PS:
    con buona pace del Maestranzi, a differenza dei suoi deliri, so perfettamente di cosa sto parlando occupandomi da almeno 30 anni di sviluppo turistico sostenibile e conoscendo alla perfezione ogni sasso, ogni sentiero ed ogni fiore di quella montagna avendo abitato per un decennio a Sopramonte (la “porta” del Bondone).
    Michele Dalla Palma
    Direttore Responsabile di TREKKING&OUTDOOR

  10. 1
    Henry Mendrix says:

    Il sig. Maestranzi sembra non sapere niente di golf (nemmeno io ne capisco molto al di fuori dei programmini virtuali da PC), ma credo proprio che sia impossibile accedere ad un campo mentre è in corso una partita ( per sicurezza e per esperienza personale a Coste di Folgaria) e dubito che doteranno il detto campo con passaggi protetti per i viandanti e le MTB che, per fortuna, sono ancora la fauna umana maggiormente presente in zona d’estate. Dubito anche che il campo da golf (ma qui vado nel campo delle ipotesi) vada solo falciato come un normale prato (almeno sui birdie l’erba dev’essere assolutamente perfetta). E’ chiaro l’intento di attirare la clientela danarosa (giacchè non mi risulta che il popolino si diletti di golf, sport che non è certo per le tasche di tutti, visti i prezzi delle tessere). L’area interessata poi confina da una parte con la Riserva naturale integrale delle Tre Cime del Monte Bondone e dall’altra col Biotopo Torbiera delle Viote. Siamo sicuri che questi delicati ambienti, già assai provati dalla forte frequentazione invernale (Centro Fondo) in cui molte volte si è costretti all’apporto di neve artificiale ed estiva non ne saranno intaccati? La costruzione della funivia poi, anche in un’ottica pluriennale, sarà un grosso buco che non si potrà mai riempire giacchè il Bondone ha l’ultimo paese a quota 630 (Sopramonte che non sarebbe toccato dalla funivia in quanto dall’altra parte della montagna) le altre sono solo località con un numero di residenti irrisorio e con orari spesso incompatibili con quelli di una funivia. Credo che ci sia solo voglia di attirare gli investimenti, specie quelli pubblici (che sono spesi tutti negli ammanchi, costanti ormai da molti anni, dell’innevamento artificiale e nel tentativo di portare il Bondone ad uno standard qualitativo probabilmente superiore alle sue forze) fregandosene del bene della montagna e di chi ci abita.

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