Rivoluzione sul Monte Bianco

Rivoluzione sul Monte Bianco
di Luciano Ratto

Lettura: spessore-weight(3), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(2)

Si avvicina il periodo estivo delle salite in alta montagna e perciò a Chamonix, capitale mondiale dell’alpinismo, e a Saint-Gervais, base di partenza per la normale francese al Monte Bianco, si stanno affinando le nuove procedure e regole (vedasi l’Appendice a questo documento) e approntando gli strumenti per la regolamentazione delle salite alla massima vetta delle Alpi (e non d’Europa, come alcuni continuano a dire e scrivere).

E’ venuto il momento di sperimentare quanto, nel mese di settembre 2018, l’ANSA ci aveva annunciato riguardo la “straordinaria” decisione assunta il 3 settembre 2018 dalle autorità francesi così riassunta: “M. Bianco, dal 2019 in vetta solo col permesso”: infatti, in una riunione tra il sindaco di Saint-Gervais, Jean Marc-Peillex, il Prefetto dell’Alta Savoia, e altri enti interessati, dalla gendarmeria alle guide alpine e al club alpino francese, è stato deciso che dal 2019 servirà un “permesso” per poter salire sul Monte Bianco lungo la via normale francese del Goter, la più frequentata. (Vedi articolo su GognaBlog, Numero chiuso sulla via normale francese al Monte Bianco, 21 settembre 2018).

Dopo l’introduzione all’inizio della stagione scorsa della prenotazione obbligatoria al rifugio del Goûter, il più alto sulla via “normale” francese per il Bianco, nel 2019 entra in vigore anche questa nuova restrizione.

Il Sindaco Peillex – precisa la notizia – ha dimostrato anche in questa occasione di avere a cuore il problema del sovraffollamento: “Sono fiero di annunciare – ha comunicato nel suo post – che nel 2019 il Monte Bianco non sarà più violato (violato?), fiducioso che questa nuova misura risolverà definitivamente il problema…”, e perciò ha parlato di “giornata storica e di rivoluzione.

Questo accordo prevede che la quantità dei permessi rilasciati dipenderà dalla disponibilità di posti del rifugio del Goûter. Ciò significa chei pass giornalieri saranno al massimo 214, attuale capienza del rifugio (resta da capire perché Wikipedia indica 120 posti: forse che al Goûter si dorme in due nello stesso letto?).

Il documento, che attesta l’autorizzazione alla salita, verrà dunque consegnato a seguito della prenotazione al rifugio. Una squadra di agenti giurati, denominata Brigade Blanche, sarà autorizzata ad effettuare controlli sul posto ed emettere contravvenzioni per i trasgressori. 

Assembramento prima della traversata

Ovviamente non sono mancate le polemiche su questa “determinante” decisione. I commenti da parte di Hervé Pellissier, di Pietro  Giglio e (si parva licet…) mio sono stati fin troppo facili e ovvi; vale tra tutti quello di Hervé Barmasse, che, a fronte del trionfante Peillex, così ha commentato: “Vietare l’accesso alle montagne significa togliere la libertà. Il sindaco di Saint-Gervais esulta, e parla di “giornata storica”, ma questa è la più triste nella storia dell’alpinismo”. E Gigliosegnala che “… le guide valdostane non sono favorevoli alle regolamentazioni…”.

Io sono indignato per la faciloneria, l’improntitudine con cui deliberatamente l’ineffabile sindaco sposta i termini del problema, banalizzando l’intera questione.

A questo punto tento di portare un po’ d’ordine perché rilevo, con stupore, che nessuno finora si è accorto che si fa una grande confusione tra due problemi:

– il primo, è l’affollamento delle montagne, tema che riguarda non solo una via per il Bianco, ma anche altre montagne delle Alpi (si pensi, per esempio, al Cervino), e non solo (si pensi agli Ottomila, per esempio l’Everest);

– il secondo, è la pericolosità della via del Goûter, di cui si discute da molti anni, visto il ripetersi degli incidenti con morti e feriti.

E’ un misero escamotage, un puerile tentativo quello del sindaco di attribuire all’affollamento le disgrazie che si sono verificate in questi anni; il “canalone della morte” è così chiamato perché la sua pericolosità è stata denunciata fin da quando i primi salitori cominciarono a percorrere questa via.

E’ pura follia pensare di correlare la sicurezza nel percorrere questa pericolosissima via al numero chiuso coincidente con i posti del rifugio del Goûter. Forse che si può impedire a qualcuno di salire al rifugio anche al di fuori di questo numero? Tra i punti fondanti della Repubblica Francese compare al primo posto la parola “Liberté”: come si può pensare di impedire a chiunque voglia, a suo rischio e pericolo, di salire e di bivaccare fuori del Goûter o di continuare la salita senza fermarsi in questo rifugio, o, semmai, di scendere?

L’ascesa si può tranquillamente fare dalla Tête Rousse”, diceva Christophe Profit, guida alpina locale e leggenda degli anni ’80”. E per alleggerire l’affollamento del Cervino, una proposta simile l’ha formulata il Presidente delle Guide del Cervino, Flavio Bich: fare la salita in giornata, partendo dall’Oriondé, ed evitando la capanna Carrel.

Ciò succedeva anche prima della ristrutturazione di questo rifugio: a me è capitato di riparare, sotto un’improvvisa bufera, al Goûter di ritorno da una salita al Bianco, molti anni fa: era una topaia ignobile e ho trascorso la notte sotto un tavolo in un fetore insopportabile tanto che il mio compagno ha preferito bivaccare alla meglio all’esterno perché dentro si sentiva soffocare. Quando sono salito al Bianco lungo itinerari sul versante Brenva, ho pernottato fuori dal bivacco Ghiglione come sempre strapieno, e quando ho salito la cresta di Peutérey ho sostato al Col Moore, assieme ad altri alpinisti, perché il bivacco Ghiglione era stato smontato.

Ora non mi rimane che ripetere ancora una volta quanto ho proposto nel mio Dossier intitolato Lo scandalo del canalone del Gouter quando a fine agosto 2015 (!) lo pubblicai, dopo anni di mio interesse al riguardo (vedi su GognaBlog Il Canalone della Morte , 26 novembre 2015). Questo dossier, composto di 21 pagine, non è nato da una notte insonne ma da lunghe ricerche e studi da me compiuti, e anche da quanto hanno detto e scritto molti esperti. L’ho diffuso sia in Italia che in Francia, a enti pubblici, club alpinistici, società delle guide, Associazione Montagna Sicura, ecc., ma, sul piano operativo finora si sono fatte solo chiacchiere e nulla di risolutivo (si veda nell’Appendice a questo scritto l’incredibile idea dei “segnali luminosi”).

L’attraversamento del Grand Couloir du Goûter

Così, ciò che scrivevo quattro anni fa è rimasta lettera morta nel disinteresse di tutti, ma ecco che l’ineffabile sindaco Peillex, in un’ennesima futile riunione come le molte che si sono tenute in precedenza, se ne esce con questa “luminosa” trovata.

Questa volta però fa la faccia feroce da ducetto paesano, e minaccia di fare sfracelli quest’anno, dichiarando guerra a questi alpinisti incoscienti di fronte ai quali vuole schierare i suoi giannizzeri (la Brigade Blanche), 24 ore su 24, all’ingresso del famigerato Canalone della Morte, pronto ad aggiornare il numeratore, come quello del Colosseo o delle sale d’aspetto degli ospedali. Poi, contento di se stesso, aggiornerà le macabre statistiche dei morti ed “entrerà in sonno” fino alla prossima stagione, e al prossimo raduno. E se poi le disgrazie, come purtroppo è certo, si ripeteranno, “peggio per coloro che non hanno prenotato” pare che voglia dire il sindaco: lui se ne lava pilatescamente le mani.

Peillex insomma vuole sottoporre gli alpinisti che vogliono salire al Bianco per la via del Goûter ad un duplice sopruso:
– il primo, perché impedisce di salire a chi intenda proseguire, o di bivaccare evitando il rifugio;
– il secondo, perché costringe a prenotare il rifugio: a questo riguardo, La Stampa, il 9 settembre 2018, ha pubblicato un articolo di Enrico Martinet sempre sul tema dell’affollamento, da cui abbiamo appreso che il pernottamento costa 150 euro (compresa o no la colazione? E la cena quanto costa?). Insomma, in parole povere, per avere un posto letto, si devono pagare 150 euro che servono anche come un lasciapassare che consenta di rischiare la vita due volte (salita e discesa) nel Canalone della Morte, magari sotto gli occhi dell’Armade Blanche. E ciò per 214 alpinisti = 428 passaggi al giorno: complimenti, bella trovata. Ecco perché il sottotitolo del mio dossier è Roulette russa sul Monte Bianco.

L’attraversamento del Canalone della Morte (Grand Couloir du Goûter)

Un discorso a parte merita la proposta avanzata nel 2017 dalle guide francesi: “… di smantellare tutte le facilitazioni presenti sulla via normale francese al Monte Bianco in modo da non permettere l’ascesa al tetto delle Alpi agli alpinisti meno esperti…”, che in questo modo sperano di limitare gli incidenti – anche mortali – che avvengono sulla via.

Ma questo solo sul Bianco? E il Cervino, il Dente del Gigante, ecc.: togliamo su tutte le vette le corde fisse, i fittoni, gli scalini, le catene, ecc.? Ma sono proprio sicure le guide che questo provvedimento sia applicabile e possa essere efficace?

Tornando alla nostra questione, vorrei ricordare ancora una volta la soluzione da me prospettata, vale a dire “… Attrezzare una via sulla costola destra orografica del canalone…”.

Ora vorrei aggiungere al riguardo alcune proposte operative, con le quali chiudevo il mio dossier nel 2015, e col quale termino questo mio attuale intervento:

“… Questa nuova via potrebbe essere messa in sicurezza, su indicazione delle Guide Alpine di Saint-Gervais con impiego di imprese locali, con un’ottica – oserei dire – da “ferrata”, attrezzandola perciò con cavi, fittoni, corde, scale, protezioni varie.

Ritengo che potrebbe essere realizzata in poco tempo (qualche mese di lavoro) e con spesa contenuta: comunque tra tutte le soluzioni ipotizzabili sarebbe senza dubbio la meno costosa e la meno impattante sull’ambiente naturale. Non si deve più perdere altro tempo, nei discorsi, riunioni, discussioni, occorre chiedere alle autorità competenti (Sindaco e Prefetto) di procedere in questo modo:

1) da subito porre delle barriere insormontabili che impediscano in modo categorico l’entrata nel famigerato canalone; se occorre presidiandolo con una presenza fissa di gendarmi;

2) provvedere ad un accurato ed approfondito primo “disgaggio” del percorso sulla destra orografica del vallone (variante 192 della Vallot), fin sulla Cresta Payot;

3) attrezzare velocemente questa via e metterla in sicurezza con cavi, corde, scale, nicchie e ripari, e con adeguati segnavia;

4) provvedere a dare comunicazione di queste decisioni a tutto il mondo alpinistico con adeguati mezzi informativi…”.

L’attraversamento del Grand Couloir du Goûter

Appendice
Ecco, qui di seguito, l’aggiornamento delle “nuove regole” per il versante transalpino, alias via del Goûter al Monte Bianco che, erroneamente, nonostante tutte le precisazioni al riguardo, viene ancora definito “Il monte più alto d’Europa” e non, come è corretto, “delle Alpi”:

Nuove regole per il Monte Bianco (11 aprile 2019)
La prefettura dell’Alta Savoia ha stabilito nuove regole per le salite sul versante francese:
– un dispositivo unico di prenotazione (obbligatoria) per i rifugi;
– il campo base di Tête Rousse potrà ospitare massimo 40 persone;
– maggiori controlli sulle guide alpine;
– verranno anche posizionati segnali luminosi sul Couloir del Goûter e sulla salita all’Aiguille du Goûter, al fine di renderle più sicure.
Chi trasgredisce rischia molto. Due anni di carcere e 300mila euro di multa per danni ambientali, sotto l’aspetto penale. Per le sanzioni amministrative è prevista un’ammenda di 15mila euro. Le prenotazioni ai rifugi dovranno avvenire con largo anticipo. La Francia dunque blinda ilmonte più alto d’Europa”. Il fine è di garantirela sicurezza delle persone e difendere l’ambiente di questo delicato sito naturale. Il prezzo da pagare è il sacrificio della libertà della frequentazione della montagna.

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Rivoluzione sul Monte Bianco ultima modifica: 2019-05-28T05:09:33+02:00 da GognaBlog

20 pensieri su “Rivoluzione sul Monte Bianco”

  1. 20
    Paolo Panzeri says:

    Provocherebbero un bel casino al Rifugione.

  2. 19
    Paolo Panzeri says:

    Una proposta.
    Tutti quelli che vogliano salire sulla cima del Bianco salgano da tutte le parti, ma non dal Gouter, e scendano solo da quella parte.
    Magari qualcosa risparmiano, i pullman ci sono e sopratutto fanno un bel giro.
    Mi è venuta in mente perchè da quella via son sempre sceso, mai salito.

  3. 18
    Alessandro says:

    Un grande rifugio a 3800 mt sotto la vetta più alta delle Alpi chiede business e mi sembra anche giusto che si provi a preservarlo in tutti i modi. Andrebbe fatta una riflessione, ovvero, perché l’élite dell’alpinismo mondiale arriva sul problema così in ritardo? La libertà in montagna dovrebbe essere tutelata dagli ambientalisti/alpinisti prima e meglio di quanto riescano a fare i gestori dei rifugi e i politici. Se in meno di un secolo il Goûter è passato da 7 a 200 posti letto è evidente che l’economia vince a mani basse anche sull’alpinismo. A questo punto farei una sibillina previsione: a breve si tratterà l’ipotesi di un sensibile ampliamento del rifugio. A tutela della libertà e sicurezza in montagna, ovviamente:-))

  4. 17
    GognaBlog says:

    Si tratta dell’it. 192 dell’edizione originale francese del 1978 (4a edizione ValloT), a pag. 117. A chiunque sia interessato posso mandare la scansione.

  5. 16

    Sono sempre i soliti discorsi. Belle parole, ma poi tutto resta come prima. Se si vuole passare ai fatti non bisogna andarci.

  6. 15
    Alberto Benassi says:

    Il punto é che le citate decisioni sono state varate per motivi economici e non per salvaguardare le montagne

    Su questo Carlo ci puoi scommettere.
    Del rispetto dell’ambiente non gli interessa più di tanto, se non quel minimo da garantire un parco giochi che possa attirare polli da spennare.

  7. 14
    Carlo Crovella says:

    Ripensandoci, l’idea che ci siano meno pecoroni quasi quasi non mi dispiace…
    Il punto é che le citate decisioni sono state varate per motivi economici e non per salvaguardare le montagne.

  8. 13
    Daniele Piccini says:

    Facciamo un po di conti, se i numeri riportati nell’articolo sono esatti il Gouter incassa € 150 x 214 = 32.100,00 al dì solo con i pernottamenti. Probabilmente altrettanti ne incassa il Tete Rousse. Entrambi i rifugi fino a pochi anni fa definirli fatiscenti era rivolgergli una lode. La normale al Bianco dal Gouter è pericolosa soprattutto nell’attraversamento del Grand Couloir. Di vie normali al Bianco ne esistono altre 2 del versante francese (Cosmiques e Grand Moulet ) entrambe sono altrettanto pericolose anche se per altre ragioni, valanghe soprattutto, ma nessuno pensa di limitarne l’accesso ( why, pecchè ?) . Teoria: i due rifugi ( Tete Rousse e Gouter ) sono stati completamente ristrutturati con importanti investimenti perchè ” rendono “, e rendono perchè la maggior parte degli aspiranti all’alta vetta solo da quel lato possono dimezzare il dislivello e quindi garantiscono sempre il tutto esaurito nelle due strutture a prescindere   dal prezzo applicato, soprattutto se si vietano le soste esterne, il n. 214 al giorno coincide con la capacità di ricezione dei rifugi nè più nè meno, oltre sarebbe solo controproducente per le gestioni e per il costo dei soccorsi, di questo il Sindaco si preoccupa.

  9. 12
    Alberto Benassi says:

    Quindi vietare nuove costruzioni di rifugi,  non ingrandire quelli che già ci sono, non costruire nuovi impianti sempre più potenti e veloci che vomitano sempre più persone in quota.

    Anzi direi che bisognarebbe smontare quelli che già ci sono.

  10. 11
    Alberto Benassi says:

    limitare la libertà delle persone è un atto molto brutto! E può essere un’inizio e un agiustificazione per farne poi altri.
    Se vogliamo evitare l’afflusso eccessivo, limitare i pericoli, salvaguardare l’ambiente. Bisogna ridare dignità alla montagna.
    Quindi vietare nuove costruzioni di rifugi,  non ingrandire quelli che già ci sono, non costruire nuovi impianti sempre più potenti e veloci che vomitano sempre più persone in quota.
    Se trasformi la montagna in un luna park poi cosa ti aspetti ?!
    E’ un pò come i rifiuti. Raccolta differenziata e riciclo sono dei pagliativi. Bisogna produrne di meno. 

  11. 10
    Paolo Panzeri says:

    Cominetti, io non ce l’ho con le guide, anzi vi stimo quasi tutti, e rispetto tutti voi per il faticoso mestiere di sacrificio che fate.

    Io critico sempre chi vi strumentalizza, quando voi non vi accorgete.

    A proposito di Bianco e di normali: ieri o oggi 26 elicotterati !!!

    https://www.montagna.tv/141282/evacuati-26-alpinisti-bloccati-sul-versante-francese-del-monte-bianco/

    Alpinismo moderno, quello dei non alpinisti?

    Ogni tanto Cominetti mi dico che il vostro è un mestieraccio di pazienza e “santità”.

  12. 9
    luciano says:

    Trovo assolutamente assurdo e fuori luogo, un passo che ci riporta indietro di 50 anni, la proposta di Ratto di attrezzare una via nuova per evitare l’attraversamento del canalone, spero che nessuno supporti questo progetto.
    Che se ne stiano a casa, non è obbligatorio salire alcuna cima.
    Per il resto non me ne frega assolutamente, ci sono altre migliaia di cime dove andare senza trovare anima viva, meglio che i turisti si accalchino nella stessa spiaggia e che per questo paghino profumatamente, e  che il primo uotsappi all’ultimo della coda la foto della vetta, così sono felici.

  13. 8

    Vero che limitare la libertà è sempre una brutta cosa. Vero è che il sindaco voglia “pilatescamente” pararsi il culo. Vero anche che quella via è considerabile un cesso (o immondezzaio), ma quindi non sarebbe meglio non andarci?
    Panzeri ci dai sempre dentro contro le guide alpine, a volte hai ragione, ma sulle normali al Bianco non potrebbero lavorare più di quanto già succeda, quindi non vedo questo problema. Che le guide vogliano lavorare meglio e rischiando meno sarà forse vero.
    Sono davanti a tutti le immagini e le tragedie dovute all’affollamento sull’Everest in questo periodo pre-monsonico. Vogliamo batterci anche per questo? La miglior battaglia, secondo me è non andarci. Funziona e ha un effetto immediato.
    Comunque l’affollamento nell’attraversare un canalone che scarica è il maggior pericolo. Ben vengano sistemi che lo limitino il più possibile, anche se limitano la libertà! E non parlatemi di libertà in chi va sulla normale del Gouter, perché a parte le guide alpine che vivono lì e (poverette) devono farlo per lavoro, tutti gli altri sono una massa di idioti appecorati che manco sanno dove stanno andando e perché.

  14. 7
    sandro says:

    o mi sono perso qualcosa, oppure trovo molto imbarazzante il silenzio totale dei vari Club Alpini (Francia – Italia – Svizzera). Le regolamentazioni in montagna non sono mai positive. mah…………

  15. 6
    Alberto Benassi says:

    La libertà di andare sicuri in coda nell’immondezzaio non la capisco: è perversione?

    C’è solo l’immondezzaio del Bianco?
    Quanti immonddezzai ci sono nella vita di tutti i giorni,  a cui, invece di essere liberi di andarci si è costretti.
    Anche questa è perversione?

  16. 5
    Paolo Panzeri says:

    Il Ratto insiste, ma secondo me con questa decisione del sindaco si da lavoro garantito alle guide, un poco si limita il giocondo andar sul Bianco delle masse stupide e ignoranti e quindi si diminuisce il lavoro rischioso e costoso del sistema di soccorso.
    La libertà di andare sicuri in coda nell’immondezzaio non la capisco: è perversione?
    Secondo me sarebbe da dire, e il Ratto non lo sottolinea mai, che ci sono altre vie per salire sul gran panettone Bianco, vie che richiedono MAGARI più preparazione e un poco più di intelligenza.

  17. 4
    Alberto Benassi says:

    Il prezzo da pagare è il sacrificio della libertà della frequentazione della montagna.

    La libertà verrà sacrificata in tanti altri ambienti e settori. Non solo nella montagna. Naturalmente ci diranno per la vostra sicurezza.
    Il vento tira in quella direzione: limitazione della libertà.

  18. 3
    Lorenzo Nobile says:

    Due anni fa sono tornato al Monte Bianco, da turista, ed ho fatto la traversata con la nuova funivia. Sono rimasto sconvolto. Ho salito la montagna per la prima volta nel 1975, dal versante francese, e ricordo sia la periodica caduta di sassi nel canalone del Gouter, sia il sovraffollamento del rifugio, dove non era possibile nemmeno sdraiarsi sul pavimento per dormire. Nel 1992 ho ripetuto la via normale francese con mia moglie, ed ho trovato un maniglione in metallo su un passaggio verso la Rete Rousse. L unica soluzione valida, non solo per il Bianco, sarebbe di smantellare tutto, rifugi compresi. Ci si va solo se preparati fisicamente e mentalmente. La morte fa parte del giuoco, come in altre attività. Banalizzare la montagna, oltre ad uccidere le persone, uccide l avventura e quindi l alpinismo .

  19. 2
    Carlo Crovella says:

    Segnalo una cosa che ho letto velocemente da qualche parte, ovvero che dovrebbe scattare anche il divieto di bivaccare fuori dal rifugio e di piantare tende sul ghiacciaio lungo la via normale. Sembra che siano previste multe salate.
    A mio pare il tema generale merita una riflessione prolungata e ponderata. È sicuramente vero che si sta comprimendo la libertà individuale. È inoltre vero che la sensazione di fondo è che, sotto sotto, ci siano motivazioni economiche (probabilmente i 150 euro del rifugio diventeranno presto 200…).
    Però è anche vero che la “fauna” che attualmente frequenta la montagna, sia in termini qualitativi che quantitativi, ha determinato negli ultimissimi anni dei seri problemi, in particolare sulla normale del Gouter. Addirittura aggressioni fisiche a guide che rimproveravano gli autori di gesti sconsidetati o maleducati. A tal proposito, rinvio ad un mio intervento sul Blog del settembre scorso e relativo ai problemi riscontrati nell’estate 2018.
    Insomma: si é tirata troppo la corda e si é offerta la possibilità alle autorità francesi di varare le decisioni in questione. Un po’ il popolo degli alpinusri se l’è voluta…

  20. 1
    Andrea Rossi says:

    Vietare l’accesso alle montagne significa togliere la libertà. Il sindaco di Saint-Gervais esulta, e parla di “giornata storica”, ma questa è la più triste nella storia dell’alpinismo”. Cit.
    Pienamente d’accordo il canalone della morte è estremamente pericoloso, sottoscrivere questa forma di pseudo permessi significa allinearsi alle condizioni applicate in Himalaya, avallare queste disposizioni che sembrano ormai essere legge significa una perdita di libertà. oltre che una falsa informazione sulla  sicurezza del percorso.

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