Salva le Orobie (da Save the Mountains)

Vogliamo dare seguito alla nostra denuncia su queste pagine (22 aprile 2019, https://www.gognablog.com/la-narcisata-record-del-cai-bergamo/) per ribadire la nostra più ferma opposizione al progetto di Save the Mountains e segnalare che Riccardo Paravisi ha lanciato la petizione Boicotta l’iniziativa Save the mountains (CAI Bergamo) e salva le Orobie dall’invasione.

Per aderire e firmare basta cliccare qui:
https://www.change.org/p/club-alpino-italiano-sez-bergamo-boicotta-l-iniziativa-save-the-mountains-cai-bergamo-e-salva-le-orobie-dall-invasione-8e6f6e61-2db0-46cc-864a-bd20be7d4271

Motivazione della petizione
di Riccardo Paravisi

Lettura: spessore-weight(3), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(3)

La montagna va tutelata dal turismo di massa. Portare 10.000 persone in un solo giorno sulle Orobie Bergamasche per un’iniziativa che mira soltanto a stabilire un record da Guinness dei primati, avrà sicuramente un impatto ambientale molto forte su un ecosistema molto fragile come è quello alpino. Inquinamento ambientale prodotto dai mezzi a motore utilizzati per raggiungere la base dei sentieri. Inquinamento acustico prodotto dalle migliaia di persone che invaderanno un territorio naturalmente silenzioso e disturberanno la fauna selvatica. 

La montagna si tutela insegnando ai bambini nelle scuole a rispettarla e lasciando il minor segno possibile del passaggio e della presenza umana.

L’iniziativa promossa in primis dal presidente del CAI Bergamo  Paolo Valoti si inserisce, invece, nel filone ormai dominante di portare il maggior numero di persone possibile in montagna, vista ormai unicamente come fonte di guadagno e nient’altro. Con l’aggravante dell’ipocrisia del motto Save the mountains e delle istituzioni che l’hanno ideata e organizzata (CAI-Bergamo, Corpo Nazionale Soccorso Alpino, Associazione Nazionale Alpini, Osservatorio per le montagne bergamasche e Provincia di Bergamo) che almeno sulla carta dovrebbero tutelare l’ambiente montano.

Queste iniziative “one spot” sono quanto di più lontano si possa fare per promuovere la cultura della montagna e pertanto vanno con forza combattute da coloro che hanno veramente a cuore la conservazione dell’ambiente alpino e la tutela della flora e della fauna che qui vi risiede.

Stefano Michelazzi ha aggiunto: “Difendersi dietro ad una sigla importante come quella del CAI è quanto di più squallido si possa mettere in atto per promuovere interessi diversi e spacciandoli per pubblici o addirittura di pubblica utilità. Il Bidecalogo? Solo per i tonti?”.

Cosa resterà di questo raduno?
di Nadia Tiraboschi (guida alpina)

Cosa resterà di questo nuovo raduno “Save the mountains”? Ho più di cinquant’anni, sono nata e abito da sempre a Zambla bassa, frazione di Oltre il Colle, abbarbicata su un cucuzzolo nel cuore delle prealpi Orobie. Sono sempre vissuta in montagna e di montagna, praticando la professione di guida alpina a tempo pieno, e come tale ho vissuto tante celebrazioni e appuntamenti “pro montagne”, organizzate per i più svariati motivi. Non per ultimo l’anno internazionale delle montagne. E mi chiedo: cos’ha portato il tutto a noi che viviamo tra queste montagne, che ne abbiamo cura e che dovremmo esserne i custodi? All’inizio, avevo sperato e creduto che dietro questi grandi eventi ci fosse un qualcosa di più del creare caos per un giorno. Ma ho visto sempre solo tanta carta, volantini, cacca, rifiuti. Animali impauriti che non sapevano dove rifugiarsi e code d’auto infinite per il rientro serale. Certamente non si può incolpare un’organizzazione per l’inciviltà della gente, ma comunque il risultato è sempre lo stesso: caos per un giorno e poi sentieri e prati da ripulire. Gli ammassamenti di persone portano inevitabilmente a questo. C’è chi giustifica il tutto parlando dell’aspetto economico: i turisti portano soldi… sinceramente, mi piacerebbe fare un’indagine presso i rifugi orobici per vedere cosa portano in più certi raduni. Credo fermamente che qualcuno potrebbe ricredersi a riguardo. Altri dicono che non ci sia modo migliore per far pubblicità al nostro territorio. Ma che senso ha tutto questo, se poi i nostri rifugi non sono all’altezza, i sentieri sono pericolosi e mal attrezzati, le falesie in stato d’abbandono, i servizi a valle inesistenti. Tutto in nome de “la montagna non si tocca”.

Nadia Tiraboschi

Vogliamo far conoscere le nostre Orobie? Vogliamo che rappresentino veramente una risorsa per il territorio e i loro abitanti? Allora restiamo al passo con i tempi! Investiamo nel migliorare i rifugi e rendere la vita più semplice ai rifugisti, senza di loro le nostre montagne sono morte. Creiamo percorsi che possano raggiungere le vette, divertendosi in sicurezza, senza rischiare la pelle. Rendiamo il sentiero delle Orobie, gemma tanto decantata per il nostro turismo, SICURO. Chi è in cerca di avventura o vuole dimostrare il proprio coraggio lo può tranquillamente fare su un’infinità di vie alpinistiche vere, se se la sente, e non facendo il gradasso su un sentiero da trekking mal tenuto. Solo in questo modo, più gente verrà a trovarci regolarmente in montagna, soprattutto stranieri, spendendo i loro soldini e facendo salire il PIL dei paesini come Oltre il Colle. Spetta a noi poi, reinvestire tali soldini, in servizi fruibili da tutti. Di questo abbiamo bisogno per dare energia alla montagna! Ci lamentiamo che le montagne si spopolano, ma perché un montanaro dovrebbe aver cura dei propri terreni o ruderi ereditati dalle vecchie generazioni se vive ed ha un introito altrove? Vivendo quotidianamente i problemi del territorio, posso assicurare che non è facile per chi ha un’attività rimanere al paesello e aspettare che arrivi qualche sparuto turista per aprire la cassa. Creare un’attrazione da centro commerciale per un giorno è vergognoso ed offensivo verso di noi, che teniamo duro nei piccoli paeselli. Purtroppo penso che iniziative del genere servano solo a soddisfare l’ego smisurato di pochi, ma non portino nulla a coloro che delle montagne si prendono cura ogni giorno.

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Salva le Orobie (da Save the Mountains) ultima modifica: 2019-05-05T05:22:41+02:00 da GognaBlog

18 pensieri su “Salva le Orobie (da Save the Mountains)”

  1. 18
    Paolo Panzeri says:

    Torti è stato rieletto alla presidenza generale per altri 3 anni, Valoti no, era il suo “avversario” di tre anni fa.Magari oltre agli applausi e ai premi han parlato dei “10.000”, chissà se diranno qualcosa.Secondo me è tutta pubblicità e porta iscritti…. ora superano i 322.000, un bel numero, l’associazione credo più grande d’Italia…. e chi capisce, magari comprende. 🙂 

  2. 17
    Alberto Benassi says:

     
    Da una parte ci sono  TAM e la Commissione scentifica del CAI che si preoccupano di difendere la vegetazione naturale e la tranquillità degli animali che abitano le falesie, messe in pericolo, a detta loro,  dai disturbi e aggressioni da parte degli arrampicatori.
    Dall’altra ci sono sezioni CAI che vogliono fare questi assurdi record di presenza umana.
    Insomma una contraddizione dietro l’altra.
     
    Che fa il CAI a che gioco… gioca???

  3. 16
    Anna Carissoni says:

    Il progetto “Save the mountains and their cultural heritage” (Salvare la montagna e il suo patrimonio culturale) promosso sulle Orobie bergamasche era stato presentato nell’ aprile scorso in Senato a Roma: un’iniziativa del gruppo di Forza Italia, a sostegno della sfida che l’Associazione nazionale alpini, la sezione di Bergamo del CAI, il Collegio lombardo del Corpo nazionale del Soccorso alpino e speleologico, l’Osservatorio per le montagne bergamasche e la Provincia di Bergamo avevano lanciato per la tutela ambientale delle Orobie, con il patrocinio del ministero dell’Ambiente.
    Proposito del tutto condivisibile, quello di “salvare la montagna”, ma siamo sicuri che quest’obiettivo lo si raggiunga portando 10.000 persone tutte insieme nello stesso giorno – il prossimo 7 luglio – sulle Orobie?
    Domanda che Mountcity si era fatta da subito, esprimendo la preoccupazione per l’enorme impatto – ambientale, appunto! – che un’iniziativa del genere avrebbe sicuramente rappresentato. E così sono arrivate le proteste contro il CAI bergamasco, rilanciate ed amplificate dai social, sfociate in una raccolta firme su Change org che ha già totalizzato migliaia di adesioni. Tra i primi firmatari alpinisti di vaglia come Ivo Ferrari, Alessandro Gogna e Maurizio Agazzi, che non hanno esitato a dichiararsi meravigliati e, soprattutto, indignati.
    In effetti vien da chiedersi se intasare le Orobie sia uno strumento di educazione ambientale, se la sostenibilità si identifichi con la voglia di entrare (di nuovo, perché era già successo nel 2017 con l’abbraccio alla Presolana) nel Guiness dei primati.
    E’ infatti facilmente immaginabile quale impatto devastante, per la fauna e per la flora e in generale per patrimonio naturalistico, potrà avere una presenza umana così massiccia. E tanto meno si capisce quanto ci possa guadagnare, in conoscenza e valorizzazione, il “patrimonio culturale” delle montagne: patrimonio fatto sì di bellissimi paesaggi, ma anche della presenza secolare e silenziosa e di chi ci vive e ci lavora presidiandone il territorio e dalla volontà di chi torna ad insediarvisi proprio perché disgustato dal chiasso e dall’omologazione delle città; nonché di turismo, certo, a patto che sia sostenibile, cioè a bassa densità e capace di convivere con il genius locis senza stravolgerlo, cioè con una presenza turistica che non costringa un intero territorio ad adattarsi alla schizofrenia degli affollamenti improvvisi e degli altrettanti subitanei abbandoni.
    Secondo Paolo Valoti invece “Save the mountains – and their cultural heritage” è un titolo che sottolinea la finalità dell’iniziativa: “educare gli escursionisti a vivere in maniera sostenibile la montagna, salvaguardando da un lato l’ambiente dall’altro le genti di montagna”, mentre secondo i firmatari della petizione l’iniziativa si propone “ di portare il maggior numero di persone possibile sulle montagne viste unicamente come fonte di guadagno e nient’altro”.
    Un evento che sembra a fin di bene, mentre rappresenta la conferma della tendenza ormai consolidata a fare della montagna un oggetto di consumo di massa, senza riguardo per le sue specificità e per le motivazioni che vi portano turisti ed escursionisti. I raduni di massa, nella nostra società della solitudine che peraltro disgrega ogni forma di comunità, esaltano così l’individuo e la sua sommatoria meccanica, cioè la folla, la moltitudine; e il numero diventa valore in quanto è il metro della mercificazione e della spettacolarizzazione.
    La stessa logica sottesa al prossimo concerto di Jovanotti benedetto dal WWF: un nobile scopo (la campagna contro la plastica), che però porterà 20.000 persone su una cima delle Dolomiti; e anche allo scempio programmato per costruire una strada in Val di Mello, in Valtellina, giustificato dall’Ersaf regionale (ente preposto alle aree protette e a molti progetti ambientali!) con il pretesto di consentire l’accesso ai disabili…
    “Save the mountains“ appare dunque un motto un po’ ipocrita. Ed è ineffabile il ragionamento di Paolo Valoti: prima afferma di voler portare sulle Orobie 10 mila persone per fare il record e poi dice che 10 mila persone in quella zona ci sono sempre e che nelle domeniche estive ce ne sono anche di più…
    Quanto alla finalità di “educare gli escursionisti a vivere in maniera sostenibile la montagna, salvaguardando sia l’ambiente che le genti di montagna” – aggiunta a posteriori forse nel tentativo di parare le critiche – appare decisamente difficile che in un giorno si possa “formare” chicchessia, mentre le “genti di montagna” avrebbero bisogno di ben altra “salvaguardia”: dal ritorno dei tanti servizi perduti nei piccoli paesi, alla semplificazione burocratica, agli sgravi fiscali e magari anche – perché no? – a un aiuto in lavoro concreto quando mancano le braccia e le energie per sfalciare i prati, per fare il fieno, per pulire i boschi pieni di legna marcia, le vallette intasate, ecc… ecc…
    Insomma, un tentativo di mistificare la realtà, quello del CAI – ovviamente sostenuto massicciamente dalla stampa locale “amica” – che appare dettato solo dall’ambizione di fare spettacolo, di stupire, di fare notizia, di apparire sui social.
    Quelli che in montagna ci vengono in buonafede cercano invece il suo silenzio, la sua sacralità, la sua autenticità, la semplicità e la saggezza della sua gente, il suo stile di vita alternativo, la sapienza antica di uno sfruttamento delle risorse che le preserva anche per il futuro: in una parola, l’esatto contrario della massificazione.

  4. 15

    Io dico che se fanno una roba del genere sarebbe da restituire la tessera del CAI indecente è dire poco ma che il Cai centrale non riesca a stoppare una porcata simile è ancora piu indecente. Bravo Alberto Rampini tu ci rappresenti ed adesso vediamo se l’ACCADEMICO conta qualcosa all’interno del cai il nostro messaggio è mi sembra chiaro.
     
     

  5. 14
    Alberto Benassi says:

    Ottimo intervento di Alberto Rampini che condivido pienamente.
    Con queste iniziative non si fa altro che creare in montagna dei NON LUOGHI dove sentirisi degli automi telecomandati da certi burattinai.
    E’ questo che vuole il CAI ?  se è così sarà bene dimettersi.

    E la cosa più preoccupante è che ad organizzare l’evento “Orobie” sia una Sezione del CAI con la benedizione di altissime personalità dell’ambiente.

    diciamo la verità, questi personaggi sfruttano queste iniziative, per farsi della propaganda!!
     
    Spero proprio che la gente se ne renda conto e non si presenti, che ci vadano loro.

  6. 13
    Alberto Rampini (presidente del CAAI) says:

    Ne abbiamo viste tante, abbiamo combattuto tanto e sinceramente pensavamo che aberrazioni del genere non avrebbero mai trovato spazio nel rapporto tra l’uomo e la natura e men che meno nel rapporto tra la natura e le istituzioni che se ne dovrebbero prefiggere la tutela e la promozione sostenibile.
    “CAI, nuova sfida da Guinness, portare 10 mila persone sulle Orobie” così titolava con enfasi l’Eco di Bergamo portando la notizia dell’iniziativa della Sezione di Bergamo del CAI, sottolineata da una foto a piena pagina di una folla in montagna aggrappata a una corda che saluta festosa un elicottero che sorvola le cime circostanti.
    Già nel 2018 le Orobie erano entrate nel Guinness dei primati con oltre 2800 persone convogliate in quota e legate in unica cordata. Ora l’obiettivo è più ambizioso, arrivare a 10 mila persone contemporaneamente nei rifugi del CAI Bergamo dislocati sulle Orobie.
    Ma sono questi i record che ricerchiamo in montagna e che ci aspettiamo da essa? Se di primati si vuole parlare in montagna credo si debba parlare del primato della pace, della tranquillità, del rispetto e di una frequentazione in punta di piedi e, anche in prospettiva, sostenibile per l’ambiente.
    L’iniziativa del CAI di Bergamo, per quanto denominata “Save the mountains”, sembra muoversi in direzione completamente opposta. Non basta battezzare l’evento come salvifico e cercare di convincere (e forse convincersi) che più persone si portano in montagna più sono le occasioni per insegnare che la montagna va frequentata con rispetto e misura: un ossimoro. Come dire: venite tutti che vi insegno a non venire più in questo modo!
    Credo che la montagna vada assolutamente tutelata come bene non fungibile, delicato e difficilissimo da mantenere, figuriamoci da ripristinare dopo l’aggressione di folle immense. In montagna andiamo per ricercare quello che la società moderna ci ha tolto in pianura e nelle città, una naturalezza dove lo spirito trova pace, si ristora ed entra in contato profondo con se stesso. Portare in montagna le stesse folle vocianti che frequentano la domenica i centri commerciali difficilmente promuoverà la sensibilità ambientale di queste mentre sicuramente toglierà alla montagna una delle sue prerogative più significative. E’ vero, alla sera tutti tornano a valle. Si dice quindi che la montagna ritorna se stessa e la gente si è arricchita di consapevolezza. Credo invece che le ferite, soprattutto culturali, inferte alla montagna da eventi come questo e come altri del genere (vedi il programmato concerto Jovanotti a Plan de Corones, per citarne uno) siano assolutamente nefaste. Queste manifestazioni di massa anche solo con il parlare che se ne fa e con la ripetizione che ormai si sussegue, fanno diventare quasi “normale” il concetto che in montagna questi eventi sono “ormai” naturali e si affiancano e gradualmente sostituiscono i valori che da sempre sono stati riconosciuti all’ambiente montano. Il consumismo e la massificazione omologatrice avanzano dalle città verso le terre alte e ne compromettono progressivamente e in modo definitivo l’identità.
    E la cosa più preoccupante è che ad organizzare l’evento “Orobie” sia una Sezione del CAI con la benedizione di altissime personalità dell’ambiente. Le Sezioni del CAI sono associazioni private autonome e libere nello svolgimento della loro attività, ma non dovrebbero mai andare contro i principi statutari del CAI centrale che ha ad esempio approvato e sempre riconosce le Tavole di Courmayeur, il Bidecagolo e altri infiniti documenti a tutela della montagna, che, tutti, richiamano alla sobrietà e al senso della misura. Abbiamo combattuto per anni le spinte alla mercificazione della montagna da parte dei privati e adesso ci troviamo a dover far i conti con questo tipo di iniziative organizzate dal CAI. Nutriamo la speranza che i promotori si rendano conto di quello che stanno facendo e riconducano l’evento entro l’alveo della ragionevolezza e del decoro.
    Se così non fosse vogliamo nutrire un’altra speranza, che cioè la casa madre, il CAI centrale, Ente Pubblico retto da una normativa statutaria chiara e stringente, intervenga direttamente per fermare l’iniziativa o quanto meno per prenderne le distanze in modo chiaro.
    Alberto Rampini, presidente del CAAI

  7. 12
    Carlo de Maron says:

    Boicottare! E già che ci siamo boicottiamo anche chi scrive libri e guide alpinistiche che portano gente si gente in luoghi che mai si sognerebbero che esistano! Che cazzata è divulgare alla massa certe vie? Adesso mi ritrovo gente tra i piedi o peggio sopra la testa, solo perché hanno trovato la relazione della gita o della via su una cavolo di guida? Boicottaggio anche di sti alpinisti che si fanno fighi con serate e proiezioni del caxxo! Spero vivamente che non troviate mai più gente che vi pubblichi e vi inviti alle serate. Boicottiamo il Cai e i suoi leccaculo alla bisogna!La montagna non e della massa! 

  8. 11
    alberto paleari says:

    Grazie Nadia del messaggio di saggezza che ci arriva da oltre il colle.

  9. 10

    La passione per la Montagna addirittura un amore che provo per il nostro ambiente alpino mi hanno fatto vivere a 360° la vita di montagna. Dalle scalate, allo spalare la neve alla casa di Lizzola e nel vivere con mia moglie e i miei figli giornate negli alpeggi. Questo mi ha dato modo di capire le fatiche di chi vive in montagna.  Per gli abitanti della montagna specialmente quelli Orobico servono contributi concreti per continuare la loro vita lassù non manie di protagonismo di pochi. Io e la mia famiglia nel nostro piccolo cerchiamo di comprare formaggi, carne ed altro che sia del territorio e di andare nei rifugi o agriturismi e così via. Questa è sostenibilità del proprio territorio!

  10. 9
    Riva Guido says:

    Quando i mezzi giustificano il fine.

  11. 8
    Paolo Panzeri says:

    Penso che Valoti voglia raggiungere ancora, nonostante le bocciature, o la presidenza del cai o la presidenza dell’ANA e quindi procederà nelle sue campagne, fondamentali per apparire sui media.

  12. 7
    Massimo Silvestri says:

    Piccolo P.S.: Non so se vi rendete conto che lo stato attuale della politica per la montagna è all’anno zero in particolare per la montagna bergamasca. Facendo riferimento alla proposta di delladio per il passo rolle poi non andata a buon fine su ‘le alpi orobiche’ del marzo 2018 facevo alcune considerazioni sulla necessità di un progetto coordinato a livello provinciale che accomuni le valenze escursionistiche e quelle culturali in in progetto unico e coordinato tra le varie realtà locali con un richiamo internazionale e nel contempo metta nella stessa filiera anche le attività produttive tradizionali collegate alle produzioni locali agricole ma anche industriali. Sarebbe una visione di largo respiro da realizzare nel medio e lungo termine e questo si che avrebbe delle ricadute per la montagna. Iniziative come questa sono solo una facciata mediatica dietro la quale nascondere l’ assoluta mancanza di atti operativi concreti. Infatti al documento ‘agenda strategica per le montagne bergamasche’ (vedere il sito della provincia di Bergamo) non è seguito proprio nulla. E’ su questi temi che si misura la validità di un’azione amministrativa non con le pagliacciate mediatiche!

  13. 6
    Ivo Ferrari says:

    La cosa bella è che il Cai bergamo un altra cazzata così credo non la organizzi più! ora il 7 faranno la loro pagliacciata con il proprio gregge, ma spero che le riviste, le testate importanti, i politici di turno, i vari cai leccaculo abbiano sentito un pò la terra tremare! Noi non riusciremo a fermarli, ma sicuramente siamo riusciti a spaventarli, e questo è già vittoria!
    mi vergogno per loro
    ivo ferrari

  14. 5
    Massimo Silvestri says:

    In occasione di un incontro tenutosi all’ostello del rifugio curò il 20 giugno 2015 avevo lanciato la proposta di attivare in progetto europeo lifeplus che coinvolgesse tutte le associazioni alpinistiche delle nazioni alpine (circa 2000000 di soci e 8 associazioni potenzialmente aderenti ) per lavorare su un progetto comune condiviso di riduzione delle emissioni e di compensazione delle emissioni residue con stoccaggi naturali di carbonio investendo un piccolo aumento della quota associativa ed il resto aggiungendo l’ uso di fondi europei. In tale occasione scrivevo a proposito delle emissioni delle associazioni “e’ una traccia invisibile che lasciamo nell’ambiente non finalizzata a scopi di utilità concreta ma al nostro superfluo incommensurabilmente bello che tuttavia contribuisce alle mutazioni climatiche indotte dall’ uomo. Come spiegare questo a coloro che nei pvs lottano per la pura sopravvivenza e sono direttamente o indirettamente danneggiati dai nostri stili di vita? Come fare in modo che la traccia che lasciamo nell’ambiente sia simile a quella di tracce nella neve che saranno cancellate dal vento dopo il nostro passaggio?” Pensate che l’ iniziativa save the Mountains soddisfi questi requisiti? Ho calcolato tra 40 e 50 tonnellate di CO2 emessa! E’ stata fatta una VIA per il calcolo (indicazione del bidecalogo)? Altro che “save the Mountains”! Quanta ipocrisia! Quanti luoghi comuni non supportati da azioni concrete! Non trovate? Saluti Massimo Silvestri

  15. 4
    Paola says:

    Condivido appieno il contenuto del post, soprattutto alla luce di quanto scritto in quello del 22 Aprile.
    Adesso per favore fate in modo che questa testimonianza non finisca nel dimenticatoio, ma arrivi in alto a chi di dovere!
     
     

  16. 3

    Mi sembra contraddittorio non si avvicina una persona all’ambiente naturale intruppandola con altre 9999

  17. 2
    Egidio Bona says:

    Condivido totalmente la petizione di Paravisi e le giuste argomentazioni di Tiraboschi e Michelazzi. Non è certamente con iniziative lanciate da “Save the mountains” (ma al CAI di Bergamo conoscono veramente la lingua inglese?) che si tutelano gli interessi dell’ambiente naturale della montagna e di chi sulla montagna ci deve vivere.  
     
     

  18. 1
    Fabio says:

    É singolare che enti come il CAI, o il WWF nel caso del concertone, mettano in campo la propria autorevolezza per legittimare eventi contrari e ostili all’interesse che dovrebbero tutelare, riducendo in tal modo la loro funzione a quella di enti certificatori di un business.

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