Scarason al femminile

Scarason al femminile
di Elisabetta Betty Caserini
(ripetizione in undici ore e prima salita femminile della via Diretta alla parete nord-est dello Scarason, (Alpi Liguri), 6 ottobre 2016)

 

Lo Scarason è la montagna “simbolo” delle Alpi Liguri, in particolare per gli alpinisti; a vedere da lontano la sua parete nord-est ci si innamora a prima vista, perchè incombe sul vallone del Marguareis e la sua verticale bellezza lascia senza fiato. Quando però si giunge al suo cospetto e immediatamente si percepisce che la roccia è poco solida e la parete strapiombante incombe assumendo un aspetto repulsivo e inquietante…

Erano alcuni anni che meditavo e sognavo di salire lo Scarason. Io che ho sempre tanto elogiato le montagne lontane da casa, frequentando assiduamente le Dolomiti, la zona del Monte Bianco, del Delfinato, sentivo uno strano bisogno di entrare a contatto con le montagne più vicine alle mie origini, le Alpi Liguri.

La parete nord-est dello Scarason
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Leggendo un po’ di storia dell’alpinismo e poi il libro dell’alpinista Fulvio Scotto, dal titolo Scarason, dedicato appunto alla storia delle salite e dei tentativi alla spettacolare parete nord-est (prima salita e grande impresa compiuta da Alessandro Gogna e Paolo Armando nel 1967, per la mitica linea che prenderà il loro nome) ho iniziato a sognare di salire proprio quella incredibile cima.

Alice Arata, all’attacco in attesa della luce
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Elisabetta Caserini, poco prima della partenza per la prima lunghezza della via Diretta allo Scarason
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La mitica parete nord-est, magnifica e particolarmente estetica a osservarla da lontano, attrae subito lo sguardo e i desideri… ma quando si arriva al suo cospetto quasi si incupisce, suscitando timore e angoscia; si percepisce quanto sia repulsiva e impegnativa, per la dubbia qualità della roccia, scarsamente e raramente proteggibile, solo a tratti di buona qualità.

Quindi, verrebbe da pensare: ma perché avventurarsi in un luogo così “ostile”?! Una vera risposta non c’è, soltanto la forte attrazione che ha spinto, in questo caso due alpiniste liguri a provarci, a mettersi in gioco proprio qui, su una delle pareti di casa, con il timore reverenziale e l’umiltà che ci vuole per poter uscire incolumi da una simile salita.

Alice Arata sulla via Diretta alla parete nord-est dello Scarason, 6 ottobre 2016
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Elisabetta Caserini sulla via Diretta alla parete nord-est dello Scarason, 6 ottobre 2016
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Sulla via Diretta, l’itinerario salito la prima volta nel settembre 1987 proprio da Fulvio Scotto con Andrea Parodi e Sergio Calvi, non nascondo che il naso lo avevo già messo qualche anno fa, insieme all’amico Andrea Mantero, alpinista genovese. Quella volta, con grande delusione, siamo dovuti scendere in doppia in cima al secondo tiro, a causa del gran caldo che ci aveva fatto finire le scorte di acqua… (in effetti era un caldo giugno e avevamo sottovalutato che la parete restava in pieno sole al mattino), con la chiara intenzione di ritentare in autunno. Poi, per vari motivi, non siamo più riusciti a tornare.

Per caso, durante la scorsa estate, ho incontrato Alice Arata, ottima climber/alpinista che già conoscevo e con cui avevo scalato a Finale; iniziamo a raccontare di alcune delle recenti salite compiute da ciascuna di noi, fino a parlare dello Scarason, scoprendo con grande sorpresa che, proprio Alice, avrebbe voluto salire la via Diretta… allora arriva la mia proposta: ”cosa ne dici di tentare insieme?”. Alice accetta con entusiasmo.

Insieme iniziamo subito a fantasticare, a sognare, ma anche a fare progetti; la salita vogliamo farla, seriamente, e cominciamo a pianificare, anche se il lavoro non permette nell’immediato di cogliere le occasioni di meteo buono…e poi, essendo ancora piena estate, dobbiamo aspettare che le temperature si abbassino e cogliere il momento veramente ottimale!! Sì perché a nord-est il sole, in piena estate, inonda la parete dello Scarason dal primo mattino creando seri problemi di caldo e di necessità di approvvigionamento d’acqua.

A metà settembre ci ritroviamo in Dolomiti, per ripetere la via Cassin-Ratti alla Cima Ovest di Lavaredo. L’idea è di fare una salita insieme, scelta fra quelle che nessuna delle due ha ancora fatto e possibilmente di stampo alpinistico, su chiodi e roccia un po’ friabile, come “allenamento” alla roccia dello Scarason e come “test” per valutare come ci troviamo insieme in cordata.. Tutto fila liscio, ci alterniamo perfettamente sui tiri, ci permettiamo anche di concatenarne alcuni per fare più in fretta, troviamo persino la roccia buona (a differenza di quel che dicevano varie recensioni) tranne su pochi brevi tratti… e alle 15.00 siamo in cima. Alice è determinata, prudente, dotata di grande calma e modestia, tutte qualità veramente rare e importanti… Realizziamo così di essere pronte per il nostro obiettivo, lo Scarason!

Io devo fare ancora i conti con impegni di lavoro (ancora qualche salita con i clienti), come anche Alice, per l’impegno con il punto vendita di Crazy Idea a Finalborgo. Dopo tanta attesa il momento arriva.. la stagione è un po’ al limite, le temperature si sono abbassate parecchio e le giornate si sono di molto accorciate, ma sappiamo che se non tentassimo ora dovremmo rinviare il tutto all’anno successivo; anche perché l’intenzione è quella di fare la salita uscendo in giornata, senza bivacco intermedio.

L’occasione finalmente arriva, meteo buona e, alle 13.00 (come era successo per le Dolomiti) di martedì 5 ottobre 2016 partiamo da Savona, destinazione Pian delle Gorre, sopra a Chiusa Pesio (CN).

Selezionati e caricati i materiali necessari ci incamminiamo; questa volta il caldo proprio non si sente, anzi… una fredda brezzolina autunnale ci preannuncia che durante la salita difficilmente suderemo!!

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Riusciamo a raggiungere la parete dello Scarason quando il sole tramonta e la brina inizia a ricoprire l’erba; depositiamo tutti i materiali per la salita e ridiscendiamo verso il prezioso torrente (unica risorsa di acqua) a circa 1 ora, dove abbiamo lasciato cibo e sacco a pelo per la notte; la mattina dopo alle 5.30 siamo già in marcia, ansiose di poter iniziare la nostra salita. Attacchiamo la parete alle 7.15, con la prima luce dell’alba e con un freddo che ci fa perdere la sensibilità alle mani… il sole in questa stagione tocca la parete solo nella parte alta… troppo alta…

Scalando, piano piano ci scaldiamo e i tiri si susseguono con un buon ritmo, anche se ci muoviamo con molta attenzione; a volte i nervi sono messi a dura prova, per la precarietà del terreno e la scarsa possibilità di aggiungere protezioni. La salita però riserva anche alcuni splendidi tiri su roccia molto buona, con protezioni più o meno recenti. Dopo i primi tre tiri su roccia instabile o poco proteggibile ci troviamo davanti una sequenza di diedri prima appoggiati poi strapiombanti, su roccia solida e lavorata… ma subito dopo ricomincia la roccia a blocchi instabili, a volte con zolle d’erba che bisogna tirare con le mani per uscire dal tiro; poi ancora qualche traverso su zolle e roccia per arrivare sotto a una placca di calcare grigio e compatto dove arrampicare è un vero piacere… poi ancora tratti friabili alternati a zone di roccia compatta, strapiombante e difficile arrampicata in traverso, fino a raggiungere il lungo e impegnativo diedro/fessura, da cui usciamo guadagnando una placca appoggiata. Di qui, raggiunta una spalla, attraversiamo fino a un diedrino con blocchi instabili e in breve siamo all’uscita.

Sono ormai le 18.15 quando saltiamo fuori dalla parete, dopo 11 ore di salita. Come premio, riceviamo un lungo e piacevolissimo abbraccio dal sole che, per poco, inonda ancora il versante sud ovest, come se ci stesse aspettando, prima del tramonto..

Siamo soddisfatte e, per un lungo attimo, senza parole. Ripensiamo intensamente e con grande ammirazione ai primi apritori che nel 1987, con grande coraggio, si avventurarono su questa via, senza una traccia da seguire, ascoltando solo cosa suggeriva la loro esperienza di alpinisti e il loro intuito.

Ci abbracciamo e ci lasciamo travolgere dalla gioia e dall’emozione… ancora qualche foto e poi giù, con ancora un po’ di luce a disposizione, verso il Passo del Duca e il sentiero che ci condurrà verso i nostri zaini, e poi verso casa.

Alice e Betty all’uscita della via
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Elisabetta Betty Caserini è guida alpina a Finale Ligure. Vedi il sito http://www.blumountain.it.

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Scarason al femminile ultima modifica: 2016-10-15T03:59:09+01:00 da GognaBlog

6 pensieri su “Scarason al femminile”

  1. 6

    Un sincero grazie a tutti per i commenti e i complimenti.
    Betty

  2. 5
    Leonardo Castagnoli says:

    Turbofemmine!!
    Bravissime, complimenti. Ciao Leo

  3. 4
    Alberto Benassi says:

    Bravissime.

    ma quel lungo manico della seconda e della terza foto, è quello di un martello o di una picca?

    paleotraction….Apuanestyle

  4. 3

    Giù il cappello di fronte a femmine come queste!
    Ciao marcello

  5. 2
    Massimo Flaccavento says:

    Una bellissima salita affrontata con determinata passione. Brave davvero…complimenti!!!

  6. 1
    Luca Visentini says:

    “…con il timore reverenziale e l’umiltà che ci vuole per poter uscire incolumi da una simile salita…” e con la bravura, aggiungerei. Proprio una bella esperienza e proprio brave voi!

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