Se eri un bambino

Se eri un bambino negli anni ’50 ’60 ’70 ’80
di Paulo Coelho


1. – Da bambini andavamo in auto che non avevano cinture di sicurezza né airbag…
2. – Viaggiare nella parte posteriore di un furgone aperto era una passeggiata speciale e ancora ne serbiamo il ricordo…
3. – Le nostre culle erano dipinte con colori vivacissimi, con vernici a base di piombo.
4. – Non avevamo chiusure di sicurezza per i bambini nelle confezioni dei medicinali, nei bagni, alle porte.
5. – Quando andavamo in bicicletta non portavamo il casco.
6. – Bevevamo l’acqua dal tubo del giardino invece che dalla bottiglia dell’acqua minerale…
7. – Trascorrevamo ore ed ore costruendoci carretti a rotelle ed i fortunati che avevano strade in discesa si lanciavano e, a metà corsa, ricordavano di non avere freni. Dopo vari scontri contro i cespugli, imparammo a risolvere il problema. Sì, noi ci scontravamo con cespugli, non con auto!
8. – Uscivamo a giocare con l’unico obbligo di rientrare prima del tramonto. Non avevamo cellulari… cosicché nessuno poteva rintracciarci. Impensabile….
9. – La scuola durava fino alla mezza, poi andavamo a casa per il pranzo con tutta la famiglia (sì, anche con il papà).
10. – Ci tagliavamo, ci rompevamo un osso, perdevamo un dente, e nessuno faceva una denuncia per questi incidenti. La colpa non era di nessuno, se non di noi stessi.

Paulo Coelho
Se eri bambino-Paulo-Coelho-01
11. – Mangiavamo biscotti, pane olio e sale, pane e burro, bevevamo bibite zuccherate e non avevamo mai problemi di sovrappeso, perché stavamo sempre in giro a giocare…
12. – Condividevamo una bibita in quattro… bevendo dalla stessa bottiglia e nessuno moriva per questo.
13. – Non avevamo Playstation, Nintendo 64, X box, Videogiochi , televisione via cavo con 99 canali, videoregistratori, dolby surround, cellulari personali, computer, chatroom su Internet… Avevamo invece tanti AMICI.
14. – Uscivamo, montavamo in bicicletta o camminavamo fino a casa dell’amico, suonavamo il campanello o semplicemente entravamo senza bussare e lui era lì e uscivamo a giocare.
15. – Sì! Lì fuori! Nel mondo crudele! Senza un guardiano! Come abbiamo fatto? Facevamo giochi con bastoni e palline da tennis, si formavano delle squadre per giocare una partita; non tutti venivano scelti per giocare e gli scartati dopo non andavano dallo psicologo per il trauma.
16. – Alcuni studenti non erano brillanti come altri e quando perdevano un anno lo ripetevano. Nessuno andava dallo psicologo, dallo psicopedagogo, nessuno soffriva di dislessia né di problemi di attenzione né d’iperattività; semplicemente prendeva qualche scapaccione e ripeteva l’anno.
17. – Avevamo libertà, fallimenti, successi, responsabilità… e imparavamo a gestirli.

La grande domanda allora è questa:
Come abbiamo fatto a sopravvivere?
E a crescere e diventare grandi?

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Se eri un bambino ultima modifica: 2016-03-01T05:16:14+01:00 da GognaBlog

14 pensieri su “Se eri un bambino”

  1. 14
    sergio bella says:

    mi sembra di sentir mio padre che era ragazzo negli anni 30’…il mondo cambia (peraltro dove vivo i ragazzi riescono ancora a far parecchie delle cose citate…) e c’è sempre qualcuno che “santifica” i bei tempi andati…anch’io…niente di nuovo…

  2. 13
    Bruno says:

    Eravamo più poveri, ma ricchi di spensieratezza, non conoscevamo la modernità che oggi ci da e ci toglie: comodità tante, ansie molte, abbiamo perso la genuinità la naturalezza dell’essere. Oggi i giovani trasformati in consumatori seriali di playstation, telefonini, computer e amicizie virtuali. Si quando ero piccolo si andava a scuola con il grembiulino la vecchia cartella di finta pelle non cera giorno che a turno gli occhi alternavano il nero le ginocchia spelate un pianto un riso ma eravamo veri.

  3. 12
    Marcello Cominetti says:

    I libri di Coelho non mi dicono niente ma queste considerazioni danno la risposta alla domanda finale. Siamo sopravvissuti grazie a tutte quelle cose lì!

  4. 11
    flavio says:

    e vogliamo parlare del fatto che all’asilo hanno già il trolley!! Perchè non devono faticare! La fatica è da allontanare, da evitare … … ma di chi è la colpa, se di colpa si può parlare? Più che altro m’interrogherei sulle cause reali di questo cambiamento, e forse ancor di più sulle conseguenze(!), che in parte cominciano già a vedersi … Più passa il tempo e più ci sono evidenti segnali che, comunque vada, noi, nostalgici, romantici, “vecchi”, quelli che dicono ” ai tempi nostri …!” siamo una minoranza, volente o nolente stanno vincendo loro

  5. 10
    Ely says:

    Sopravvissuti!!!

  6. 9
    Massìno says:

    Michele, se mai un giorno avessi la fortuna di venire in montagna con te sono sicuro che imparerei un sacco di cose in tutti i campi. E potrei magari convincerti perché non è opportuno parlare di sensibilità riferendosi all’arte.
    E di come il termine non sia adeguato nel caso in questione.
    Ma visto che questo è uno spazio dedicato alla montagna la finisco qui.

  7. 8
    Alberto Benassi says:

    già, quanto eravamo liberi……

    Adesso se ti vuoi licenziare, non basta più un foglio di carta e una penna. Devi avere il PIN e farlo dal portale dell’ INPS.

    Che mondo di merda che stiamo creando.

  8. 7
    Guerrini Michele says:

    Il vissuto non è mai banale e tutto puo’ essere arte…se si ha la sensibilità di capìrlo…

  9. 6
    massimo ginesi says:

    quoto massìno…

  10. 5
    Giovanni Massari says:

    Forse non sarà “Arte” ma queste considerazioni nostalgiche e sintetiche, ma terribilmente vere mi hanno fatto capire, se cene fosse bisogno, quanto eravamo “Liberi” e non solo nell’agire…

  11. 4
    Massìno says:

    Nooo. Il gran sacerdote della banalità scambiata per arte nooo. Almeno qui, no.

  12. 3
    Alberto Benassi says:

    all’elenco aggiungerei:

    – da un argine all’atro di un fosso, giocavamo a guerra, armati di fucilino autocostruito fatto di legno, gancetti per i panni e cingini (elastici) come proiettili. Oppure con archi , naturalmente sempre autocostruiti e frecce fatte con le bacchette delle pulciane. Ogni tanto qualcuno si faceva male finiva all’ospedale ma nessuno faceva denuncia.

    -quando tornavo a casa dalla scuola e dicevo, al babbo o alla mamma, che la maestra mi aveva brontolato,
    prima mi arrivava una manata poi mi chiedevano che avevo fatto. Certamente nessuno si sognava di
    minacciare l’insegnate o di denunciarlo.

    – il medico di famiglia diceva a mia mamma che i ragazzi dovevono stare fuori , all’aria aperta, anche se era
    freddo, bastava che fossimo ben coperti.

    – naturalmente c’erano anche delle belle scazzottate, perchè qualcuno più prepotentello fra noi c’era
    sempre. Ma di denunce non se ne parlava.

    – naturalmente la strada, la via Galilei, era il luogo di incontro e di gioco. Da li partita il tutto. A quel tempo
    erano tanti i ragazzi della via Galieli.

    – Si giocava a pallone nei campi. Pioggia, vento, freddo, non ci spaventavano di certo.

    – Si andava a fregare le ciliege e le fragole. Il contadino ci veniva dietro, ci dava il fugone. Magari lo diceva ai nostri genitori, che ci davano dei bei calci nel culo. Chiaramente la volta dopo lo facevamo di nuovo magari cambiando contadino. Ma nessuno faceva denuncia.

  13. 2
    Alberto Benassi says:

    “vai in montagna senza il cellulare ?? ma come fai? sei matto?

    Ho 56 anni e siceramente sono sempre andato in montagna senza il cellulare. Quando si poteva , si telefonava a casa dal rifugio o da una cabina, per dire che tutto era andato ok.
    Se non si poteva, pace!
    Adesso hai il cellulare ma se poi non c’è copertura ti prende l’ansia.
    Penso che per andare in montagna più che il cellulare ci vuole la voglia di faticare e di mettersi in gioco.

  14. 1
    ivo ferrari says:

    Veritiero e simpatico, con un semplice “Bo!” alla domanda finale e un sorriso prima di iniziare la giornata. Bello Grazie

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