Sea, specchio delle mie brame

Sea, specchio delle mie brame
di Elio Bonfanti
(già pubblicato su planetmountain.com il 30 luglio 2015, con il titolo Vallone di Sea e l’arrampicata allo Specchio di Iside. Vi si trovano anche alcune schede di vie d’arrampicata)

Il vallone di Sea inizia a Forno Alpi Graie 1219 m e possiamo dire che idealmente termini al colle Tonini 3244 m. Esso incide la testata della Val grande di Lanzo incuneandosi per circa dieci chilometri in un ambiente montano di selvaggia bellezza tale che anche solo andarci a passeggiare può lasciare degli autentici souvenir emotivi. I colori e le luci, nell’arco della giornata giocando con le pieghe della roccia, davvero svelano ad un occhio attento le forme che Gian Piero Motti aveva saputo leggere sulle pareti di questo angolo dimenticato delle Alpi. Ecco che quindi come d’incanto appaiono il Mago Gandalf, Il Volto della Signora e decine altre strutture dai nomi singolari e talvolta esoterici.

Vallone di Sea, Specchio di Iside e Trono di Osiride
Vallone di Sea, Parete del Trono di Osiride

Le pareti si susseguono in un crescendo “Rossiniano” e partendo dalle piccole strutture rocciose poste in prossimità dell’abitato si incontrano le ampie strutture denominate lo Specchio di Iside, il Trono di Osiride e la Parete dei Titani. Proseguendo nel cammino dopo il pianoro di Balma Massiet si incontrano solo per citarne alcune, l’Albaron di Savoia, la punta Francesetti e la Ciamarella che con i suoi 3676 m è la regina delle Valli di Lanzo.

Il già nominato Gian Piero Motti fu il primo a intuire le potenzialità di questa valle relativamente a un arrampicata/alpinismo di ricerca ma in realtà se non sul masso di Nosferatu lui non vi arrampicò mai. Fu Isidoro Meneghin con Sergio Sibille, sul finire degli anni Settanta, a tracciare le Docce Scozzesi, il primo vero itinerario di scalata sulla grande parete del Trono di Osiride. Ci volle un po’ di tempo ma alla fine, fra gli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, gli arrampicatori torinesi (e non) si mossero un po’ tutti, così Ugo Manera, Franco Ribetti, Claudio Sant’Unione, Enzo Appiano, Roberto Mochino, Daniele Caneparo, Maurizio Oviglia, Marco Casalegno, Marco Blatto, Sandro Zuccon, ecc. (non se la prendano quelli non citati) lasciarono le loro firme alcuni con realizzazioni sempre più di alto livello ed alcune di valore assoluto. Muta testimone di questo cammino di ricerca della difficoltà sia in libera che in artificiale è la perfetta linea dell’itinerario Così parlò Zarathustra che a tutt’oggi conta pochissime ripetizioni.

Qualcuno si stupirà del fatto che io non abbia ancora nominato Gian Carlo Grassi, ma lui con i suoi oltre cento itinerari giocava in una categoria a parte, quando non da solo, era accompagnato da clienti, da colleghi o da amici e spesso trascorreva a Sea gran parte dell’estate, rincorrendo quell’esoterico mondo palesatogli anni prima da Motti.
Le Alpi Occidentali e non solo, negli anni Novanta hanno visto il passaggio di una cometa di una lucentezza incredibile, Manlio Motto: questi, forte di un ottimo livello in arrampicata libera e testimone di un nuovo stile di apertura dal basso, iniziò a chiodare in maniera quasi sistematica nuovi itinerari uno più bello dell’altro. L’ho incontrato in un paio di occasioni ma non ho mai avuto modo di chiedergli perché a Sea non fosse mai venuto. Sarà forse stata l’esposizione delle pareti, forse il fatto che c’erano già troppe vie presenti, forse quel po di lichene che talvolta può risultare fastidioso, forse qualche fessura intoppata d’erba, forse la somma di tutto ciò o addirittura perché non riusciva ad essere contemporaneamente dappertutto… di fatto Sea ha avuto altri più o meno discussi o discutibili protagonisti del “moderno”.

Vallone di Sea, Lo Specchio di Iside
Sea-Specchio di Iside-31665

Oggi mi scappa talvolta da ridere nel leggere alcune relazioni di itinerari, ma ancora più i commenti, accuratamente celati da nickname di comodo, sui vari Forum, che criticano la chiodatura in posto, la lunghezza della via, lo stile di apertura o qualsiasi altra cosa che possa essere in qualche modo attaccata. Questo nello specifico non riguarda Sea, ma sono addirittura riuscito a leggere su un commento: via “troppo corta”. Ma ci rendiamo conto? Sono certo che se l’apritore lo avesse saputo prima avrebbe sicuramente fatto allungare la parete dal padreterno così invece di fare due vie parallele per riempire una giornata in montagna ne avrebbe fatta una sola magari di tre chilometri scontentando però quelli che la volevano solo di due. Ho anche letto in merito a una richiodatura che questa non era stata ancora completata e che l’interessato doveva muoversi a farla con un “insomma” abbastanza spazientito. Tutto ciò mi sembra incredibile, eppure dato che accade vuol dire che in 35 anni di scalate in giro per il mondo, o non ho capito niente (cosa molto probabile) o che tutti ci raccontiamo un fracco di balle.

Sull’onda del ritorno alle origini oggi è meglio sparare a qualcuno piuttosto che mettere uno spit, adesso se non sei trad non sei nessuno, non sei “IN” ed allora mi chiedo perché, se a Sea, dove quasi tutte le vie sono “old Trad” (anzi, forse le più belle sono proprio così) non c’è mai nessuno? I pochi che ci vanno salvo rare eccezioni ripetono gli itinerari più sicuri salvo poi denigrarli nei forum scrivendo “vorrei vedere le fessure pulite senza spit”, ma cazzarola la via di fianco è senza chiodi… perché non sei andato a fare quella lì, mondo cane?

Isidoro Meneghin sistema il materiale dopo l’apertura di Così parlò Zarathustra. Foto: Daniele Caneparo
Sea-Meneghin-1

In tutto questo tempo ho però imparato che a Sea raramente ci vengono quelli che si tengono davvero, quelli vanno in Wenden o in Marmolada e se vengono a Sea (qualcuno ci viene), difficilmente le loro impressioni le affidano in modo anonimo ad un forum, o le tengono per se stessi o le danno direttamente agli interessati. Purtroppo qui le fessure “respirano” ed i chiodi normali vengono sputati fuori, espulsi dalla roccia anche se sembravano solidissimi, le fessure da friend sono spesso intoppate da una vegetazione che con la tropicalizzazione del clima sta diventando sempre più rigogliosa e sui muri a tacche, o sei Manolo, o è inutile fare l’eroe, è meglio mettere qualcosa per non rompersi con un eufemismo l’osso sacro. Allora mi metto nei panni di un arrampicatore e anche non solo della domenica, chiedendomi: ha senso sulla Est delle Jorasses portarsi coraggio da vendere, chiodi, martello, friend, nut, ramponi, piccozza e avere difficoltà di ogni genere dalla ricerca dell’itinerario alla salita alla discesa? Certamente sì, così dev’essere e così sia. Ma in un posto come Sea è vero che si fa la stessa attività ma questa credo sia indiscutibile che debba essere declinata in un modo differente. Come? A mio modesto parere oggi, parlando di itinerari non di ambiente, una via di placca compatta con 10 metri di fessura al quarto tiro è più corretto che sia integralmente chiodata a fix piuttosto che far portare due friend appesi al sedere sino a lassù solo perché oggi si usa. Una via agevolmente proteggibile con protezioni veloci dove l’uso dei fix possa essere ridotto al minimo dev’essere lasciata salvo le soste, il più naturale possibile. Viceversa su una via proteggibile a chiodi normali questa dev’essere a discrezione dell’apritore o lasciata integralmente pulita in modo che i ripetitori possano trovare lo stesso terreno degli apritori o in luogo di un chiodo normale (che se lasciato è una protezione fissa) venga messo un tassello che garantisce una sicurezza superiore e per più tempo a quella di un chiodo.

Vallone di Sea, Parete del Naufrago, sulla via Tra parentesi (di Luca Brunati, Luca Enrico, Matteo Enrico, 18 e 26 luglio 2015)
Sea-Tra Parentesi, Parete del Naufrago, Luca Brunati, Luca Enrico, Matteo Enrico, 18 e il 26.07.2015

Ma al di là di questo, che è quello che io penso e del quale mi assumo le responsabilità, dico “Go climb a Rock”, antico yosemitico adagio, e per questo vi illustro alcuni itinerari che si trovano sul settore destro dello Specchio di Iside. Aggiungo inoltre un nuovo itinerario chiamato Tra Parentesi, dove è assolutamente necessario sapersi proteggere, fresco fresco di apertura realizzato sulla solare ma dimenticata parete di Marmorand posta sul lato destro della valle (salendo) che gode oltretutto di un breve avvicinamento. In ordine di apparizione il primo è, a mio parere, (secondo quanto scritto sopra) il riuscito rimaneggiamento di una vecchia via chiamata No Controles che ora è denominata Supercontroles. Il secondo è la logicissima combinazione di tre itinerari che si incrociano ma che danno luogo ad una linea perfettamente diretta abbastanza trad…detto Combinazione ed il terzo è una via La valle dei Narcisi che iniziai con alcuni amici negli anni Novanta e che in seguito a un furto di materiale chiesi ad un amico di terminare. Scopersi poi solo dopo che il nome della via era stato mutato in La valle del Narciso, un singolare da un plurale non cambia la sostanza ma io non mi riferivo a qualcuno in particolare perché siamo tutti un po narcisi nell’attività che facciamo e gli alpinisti poi ho avuto modo di constatare che lo sono in misura ancor maggiore!… Dopo quel furto stetti degli anni senza più tornare a Sea, ma questa valle ti strega, si insinua nello spirito e ti obbliga a fare e dire cose che forse… non avresti voluto. Chissà che quanto ho scritto non sia ancora una volta colpa sua.

SCHEDA: Supercontroles, Vallone de Sea

SCHEDA: Combinazione Temporale + Arco + Fantabosco, Vallone de Sea

SCHEDA: La valle dei Narcisi, Vallone de Sea

SCHEDA: Tra Parentesi, Vallone de Sea

 

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Sea, specchio delle mie brame ultima modifica: 2015-10-05T06:00:27+02:00 da GognaBlog

45 pensieri su “Sea, specchio delle mie brame”

  1. 45
    Alberto Benassi says:

    L’importante è raggiungere un risultato. Qui illuminatissimo Sig. Bonafini nel farla addormentare evidentemente ci siamo riusciti. Le auguro sogni d’oro.

  2. 44
    Dario Bonafini says:

    Di solito è mia abitudine leggere con attenzione tutti i Post, anche se l’argomento è trito e ritrito. Dopo averne letto alcuni, scusate, mi è venuto sonno… Buonanotte.

  3. 43
    Matteo Enrico says:

    Dai dai, vieni a Sea! il sogno di Sea è sempre lì.
    Ti piacerà..

  4. 42
    Alberto Benassi says:

    ma io Matteo ti consento tutto. Ognuno è libero di fare quello che crede.

    C’è chi mette…ma poi magari c’è chi toglie….. In Apuane ad esempio sta succedendo questo. Richiodature selvagge…e rischiodature selvagge.

    Ti faccio un esempio: qualcuno ha messo gli spit alle soste della Oppio sulla nord del Pizzo d’Uccello. Qualcun’altro li ha subito tolti.

    Insomma purtroppo la guerra…..

    Comunque voglio venire a scalare nel vallone di SEA . Ho anche una vecchia guida.

  5. 41
    Matteo Enrico says:

    Ma io mi diverto..tra una mail e l’altra di lavoro, quando ho tempo, leggo e scrivo..Mi sembra di stare al bar..E allora se per te è indifferente, abbiamo già eliminato una criticità 🙂 L’erba allora mi consenti di toglierla. Grazie.
    In effetti, non discutiamo più, che altrimenti, se continuiamo, ancora ancora, alla fine, mi dici che è giusto spittare interamente le fessure..e questo non andrebbe bene..
    Ciao

  6. 40
    Alberto Benassi says:

    non è che questa mania di attrezzare sempre più discese in doppia dalle pareti, sia anche questo un risvolto di questa società sempre più frenetica dove bisogna sempre di più correre per fare sempre di più?

    Se in fondo alla giornata non hai salito ameno 3 vie non hai fatto nulla!! quindi giù di corsa in doppia. La discesa a piedi è tempo perso, tolto alla scalata. Quindi IMPRODUTTIVO……

  7. 39
    Alberto Benassi says:

    ascolta Matteo ti rispondo un ultima volta e poi la chiudo perchè adesso stiamo veramente cascando nel ridicolo e se qualcuno ci ride ha ragione.

    Non mettermi in bocca parole o frasi che non sono mie. Non ho scritto che sono contrario alla pulizia dall’erba o a togliere pietre pericolanti. Ho detto che per me è indifferente. Certo che l’erba può dare fastidio alla scalata , quindi se non c’è meglio. Ma facendo parte dell’ambiente , non essendo un elemento estraneo alla parete, alla roccia non posso dire nulla.

    Diverso è lo spit aggiunto dove prima non c’era, soste o non soste. Sarò anacroistico, antiquato, superato, sarò l’uomo delle caverne . Non mi interessa. Evviva i Navajos.

    Spero di essere stato chiaro.

    A me sinceramente con questo TRAD mi viene da ridere. Mi sembra che si sia scoperta l’acqua calda. Il TRAD Preuss lo faceva già nel 1910. Stessa cosa Dibona.

    Ho ripetuto diverse vie classiche della valle dell’Orco: Sole Nascente, Rivoluzione, Nicchia delle Torture, ect. quando ancora gli spit non c’erano e sono contento di questo.

    Sul fatto di scendere a piedi o in doppia. E’ evidente che le discese in doppia ti risparmiano tanta fatica e tempo. E’ altresì vero che alcune volte evitano discese che altrimenti sarebbero pericolose. Ma siamo veramente sicuri che lo scendere a piedi sia solo una perdita di tempo? Non è che invece anche lo scendere a piedi, dove possibile, faccia parte dell’esperienza: “avvicinamento-scalata-discesa”…?

  8. 38
    Matteo Enrico says:

    Spiegatemi allora perché la Valle Orco, patria nazionale del “TRAD”, e luogo di importanti raduni in tal senso, ha il 90% delle vie con le soste a spit..Non penso che nessuno, dopo aver fatto la Cannabis, avrebbe voglia di farsi il giro a piedi. Tanto per fare un esempio.
    Se posso togliere l’erba e pulire, per rendere una via più fruibile, non vedo cosa ci sia di male.
    Siamo alla follia.
    Alberto, non prendere più funivie e non usare più rifugi, così sarai rispettoso dell’ambiente e dell’alpinismo duro e puro.

  9. 37
    Alberto Benassi says:

    ma infatti Giuseppe per quanto mi riguarda il problema non è spit si spit no.
    Il problema è il “RISPETTO” . Rispetto della storia scritta sulle pareti , rispetto dello stile di apertura.
    A me sinceramente un ciuffo d’erba in una fessura non disturba più di tanto. L’erba fa parte dell’ambiente.
    Però mettere lo spit dove prima non c’era non mi sta bene. Ne alle soste, ne lungo i tiri.

  10. 36

    Avevo preparato un luccicoso e melanconico post su Sea che guarda un po’ ho frequentato, ma il secolo scorso (letteralmente), focalizzato sulle riflessioni di Elio Bonfanti. Mi assento un paio di giorni: “ora pubbllco” e mi becco decinaia di post sugli spit.si/no.
    Sono pronto a suicidarmi (metaforicamente) anche sul Gogna Blog.
    Pur trovandomi in disaccordo su non poche cose con Il Matteo Enrico e sui suoi intendimenti in Sea, rammento all’inclito e rispettoso pubblico scrivente o meno di questo blog, che il primo a piantar spit in Sea e pure calandosi dall’alto fu Giancarlo Grassi.

  11. 35
    Alberto Benassi says:

    evidentemente Marco è come la brace che cova sotto la cenere.

  12. 34
    Alberto Benassi says:

    caro Matteo eccomi, ho la televisione ma non ho il cellulare che per altro ritengo non etico…..

    Prima risposta:
    Non mi sono chiesto chi ha spittato le soste di Diamante Pazzo. Non è importante saperlo. Magari sarà stato uno degli apritori. Anche così fosse non sono d’accordo. Poi ripeto ognuno è libero di fare quello che crede. Ma non può pretendere che gli altri siano d’accordo con lui.

    Seconda risposta:
    si ho aperto vie a spit. sempre molto pochi però!! E se la vuoi sapere tutta nel 1984 ho aperto in Apuane un via usando anche il trapano. Quindi credo di essere anche un pioniere di questo attrezzo. Però si cresce, si fanno esperienze, ci si confronta, sopratutto ci si mette in DISCUSSIONE e si capisce che si sono fatti degli errori. Così il trapano non l’ho più usato . Non è un attrezzo da portare nello zaino in montagna. E’ un oggetto fuori posto. La montagna non è un cantiere edile. E’ un luogo dove meditare, contemplare e il martellamento del trapano non aiuta.
    Piantare gli spit a mano è ben diverso che metterli con il trapano. Provare per credere. Quanto al muratore che impasta la calce. Be il muratore fa un lavoro e usare la betoniera è più intelligente non da furbi. Lo scalatore è un “conquistatore dell’inutile”…..quindi può anche faticare. Tanto, trapano o non trapano, di bischero se l’è già preso.

    Comunque trapano o non trapano sempre bucare è. Quindi anche su questo bisogna ragionare e farsi delle domande.
    Hai visto cosa sono capaci di fare gli arrampicatori anglosassoni sulle scogliere del Galles, in Scozia senza mettere spit……??

    Terza risposta:
    Quanto a Miotto, Piolà , ect. dire che senza di loro l’arrampicata non si sarebbe evoluta è una palla. Le placche inscalate sarebbe solo stata questione di tempo e di persone.
    Le placche della “Stefano Tribioli” al Gran Sasso sono state salite senza spit. Certo ci voleva uno come PerLuigi Bini.

    Quanto agli spit sulla Bonatti al Grand Capucin, quando io l’ho ripetuta non c’erano. Chi li ha messi sarebbe bene che facesse un esame di coscenza e andasse a ritoglierli perchè ha fatto una grande cagata mancando rispetto ad un mito dell’alpinismo il cui stile alpinistico è stato di esempio e lo sarà sempre. I miti non si distruggono.

    Che su certe vie di Motto e di Piolà in certi tratti sia meglio non volare nonostante gli spit su questo non ci sono dubbi. Ma alcune loro vie sono decisamente forzate con spit messi su placche difficili vicinissime a fessure ben più facili e logiche.

    Anche sullo spigolo Vinci al Cengalo le soste furono spittate dalle guide svizzere. Ma poi alcune guide italiane hanno fatto giustamente pulizia.

  13. 33

    Una bella disputa sugli spit non me la leggevo (beh… non proprio tutta tutta) dalla fine del secolo scorso. Mi sono venuti i lucciconi.

  14. 32
    epta says:

    sulla cassin al badile hanno avuto da ridire in tanti…ma ovviamente li han tacciati di integralisti.
    e qualcun’altro ha invece avuto la poco carina idea di chiedere al Riccardo, alla soglia dei 100 (o 90) se fosse d’accordo con le soste ”per la sicurezza”…ovvio che il vegliardo gli disse di si (lo stesso che in gioventu’ schiodava le vie in dolomiti…piu’ per mancanza di chiodi che etica…).
    comunque era strapiena di gente anche prima. ed ora come allora non eran certo le soste ha crear problemi…ma le pietre dallo spigolo N. che lo spit sia una falsa sicurezza??

    per spittare quelle de ”la Bonatti” hanno invece aspettato la dipartita de ”il Bonatti”, visto il carattere sanguigno. qual buon gusto!
    e prima dire che nessuno si sia lamentato bisognerebbe informarsi (a proposito di provincialismo sabaudo)
    http://www.pioletsdor.com/index.php?option=com_content&view=article&id=236:grand-capucin-des-spits-dans-la-voie-bonatti-&catid=56:actu-montagne&Itemid=1&lang=fr

  15. 31
    Matteo Enrico says:

    Dio mio, senso dell’humor pari a zero..Non voglio rovinare la salute a nessuno..Prima ho fatto venire freddo ad Alberto, poi ho fatto salire la pressione ad Adriano. Se vi scaldate per così poco, spero di non suonarvi mai a un semaforo..;)
    Poi voglio dire, mica ho detto che sia giusto rispittare le classiche o bombardare di spit le fessure, anzi, ben lungi da me..W i chiodi, w i friends e compagnia. Però, mi sembra che una sosta a spit non siano un danno così grave..pure sulla Bonatti al Capucin ci sono! sulla Cassin al Badile, tanto per fare degli esempi..Nessuno ha mai eccepito nulla. Bah, mi sembrano posizioni integraliste le vostre. Dire che l’arrampicata è progredita grazie allo spit penso che sia vero, anche in montagna. E poi, certe vie di Motto-Piola o comunque a spit sono più ingaggiose e pericolose di tante vie tradizionali (se non erro lessi proprio un articolo di Gogna su uno Scandere di tanti anni fa in merito).
    L’importante, secondo me, in alpinismo, è l’ONESTA’. Al di là del chiodo o dello spit, bisogna dire come si fanno le vie (tirando, in libera, da primi, da secondi, scesi, usciti, in 2 ore, con un bivacco, etc.).
    Comunque, avevo ragione, siamo tipi da bar..invece dei gol, si commentano i numeri di spit e chiodi..la sostanza non cambia:)

  16. 30
    exa ;-) says:

    ”se non ci fossero stati Motto, Piola, Vogler, Remy, etc….l’arrampicata non sarebbe progredita e tante placche stupende sarebbero lì inscalate..”
    queste sono balle. l’arrampicata e’ progredita, in europa e nel mondo, anche prima che questi signori arrivassero, a tracciar per lo piu’ file di spit tra una linea e l’altra della montagna.
    ma queste sono le balle che piacciono all’aspirante alpinista nord-occidentale…lo stesso che dice che avere lo spit e non usarlo e’ come se proprio non ci fosse…o che pensa di fare alpinismo ”estremo” su vie spittate piu’ corte di certe falesie francesi…
    e se certe vie in dolomiti stanno soccombendo alla loro fama…andrebbero semplicemente schiodate! come si usava fare nei tempi andati (proprio sulla comici, per esempio…o sulla brown all’altro estremo delle alpi…).
    attenzione…non sto dicendo che tutto debba essere ”wild”. ma pretendo che tutto non debba essere omogeneizzato.
    dire che ”oramai la sosta a spit e’ universalmente accettata” non solo non e’ vero…ma non e’ neppure giusto! imporla sempre e comunque e’ miopia rispetto a quanto accade altrove…e’ provincialismo!
    (ripeto…ri-chiodatura di Sea a parte)
    quando dici che il Bianco e’ stato riempito di soste (e di tanto altro ciarpame, aggiungo io), non e’ detto che tutti ne debbano essere contenti! attenzione a fare l’equazione ”pienone=bello”, perche’ il we c’e’ il pienone anche al centro commerciale…

  17. 29
    adriano campardo says:

    Non volevo intervenire, ma alcune frasi come questa di Matteo, mi fanno salire la pressione…

    “Bah, ma a casa tua hai già la televisione o ascolti ancora Radio Londra??”

    Matteo , l’ evoluzione non sono gli spit, alle soste o sulle placche, l’ evoluzione in alpinismo è fare sempre di meglio con meno materiale possibile, altrimenti è barare, in primis con se stessi, la sicurezza è dentro di noi e nel nostro allenamento.
    Altrimenti è meglio si rimanere al bar sport a leggere la gazzetta o giocare a carte.

  18. 28
    Matteo Enrico says:

    “Ma questo non mi impedisce di pensare, di ragionare che queste iniziative che non rispettano la storicità dell’itinerario portano ad una sua svalutazione e ad una mancanza di rispetto di chi ha aperto questi itinerario con un certo stile”..
    Prima domanda: scusa Alberto, visto che parlavi di cultura e conoscenza, dialoghi con alpinisti del passato, etc..Ma tu, ti sei almeno chiesto chi ha chiodato le soste???? E se fosse proprio stato il primo salitore?? 🙂
    Seconda domanda: dici che hai aperto vie a spit, ma non col trapano ma a mano, mi pare di capire..ma che cacchio di differenza c’è allora?? tanto buchi lo stesso..è come il muratore che fa il cemento a mano o con la betoniera..quello più furbo lo fa con la betoniera..
    Terza domanda: se non ci fossero stati Motto, Piola, Vogler, Remy, etc….l’arrampicata non sarebbe progredita e tante placche stupende sarebbero lì inscalate..
    Bah, ma a casa tua hai già la televisione o ascolti ancora Radio Londra??

  19. 27
    Alberto Benassi says:

    guarda ALPHA che io non sono contrario allo spit. Se lo rinnegassi sarei un ipocreta visto che ho aperto vie dove li ho usati.
    Certamente non sono uno dalla spittatura facile, se ci sono fessure o si possono usare chiodi normali a fessura perchè usare spit!
    Poi sono contrario al trapano. Usare il trapano mentre si scala mi parrebbe di essere come un carpentiere a lavorare in un cantiere edile. Non si può andare in montagna con certi attrezzi. Sono fuori posto!!

    Siccome gli spit sono contagiosi , su Diamante Pazzo per comodità, per pigrizia, visto che oramai alle soste c’erano li ho usati. Ma questo non mi impedisce di pensare, di ragionare che queste iniziative che non rispettano la storicità dell’itinerario portano ad una sua svalutazione e ad una mancanza di rispetto di chi ha aperto questi itinerario con un certo stile. Certamente non ho deciso di fare questa via perchè c’erano gli spit alle soste. L’avrei tentata ugualmente.
    Questa estate ho ripetuto in Pale di San Martino una via di Lorenzo Massarotto dove su 500 metri c’erano solo 1 chiodo e 3 cordini. Certamente spero che questo itinerario rimanga così come è. E’ la sua caratteristica, è cercare una simbiosi con la parete con la montagna senza violentarla, senza forzarla. E’ lo stile di Massarotto e va rispettato. Non cancellato.
    Il rispetto storico dell’itinerario è sacrosanto.

    Dire gli spit al limite non li passi è una cazzata è cercare una scusa.

  20. 26
    Matteo Enrico says:

    E comunque, prima di fare qualunque cosa, abbiamo chiesto il parere di altre persone, tra cui quelli che hanno frequentato il vallone da pioneri condividendo le motivazioni e l’idea del “progetto”.
    Non è che un mattino mi sono svegliato e impazzito mi sono andato a comprare un trapano..:)

  21. 25
    Matteo Enrico says:

    Vedi Alpha (bi-tri-quadri.penta), aprire una via a spit o a chiodi non dico che sia meglio, non dico che sia peggio, è semplicemente diverso :)Sono contento ci sia gente che lo faccia, il mondo è bello perché vario.
    Il problema è che però io tutta sta gente sulle vie pericolose, non chiodate, con soste e roccia marcia, non la vedo..Mi chiedo, perché? Perché invece le vie del grande Motto e Piola sono, oltre stupende, frequentate?
    Parliamo di rispetto delle vie? Bene, ma allora tutte le classiche vengano schiodate..non “ormai è una classica” quindi va bene che sia chiodata. No..Se aggiungo un chiodo (=protezione fissa) dove il primo salitore non ne aveva messi, il gesto è assimilabile a mettere uno spit, né più né meno. Le cosiddette vie di VI “snaturate”, come ha scritto l’autore di una guida delle Dolomiti. Chissà negli anni 30-40 la nord delle Lavaredo se avevano tutti quei chiodi..
    Sul fatto poi che ci siano delle esagerazioni, è vero. Io stesso, avevo ritenuto inopportuna la pressoché richiodatura integrale a spit di una via in Valle Stretta, scalata negli anni ’30. Per diverse ragioni. Se poi la ragione della chiodatura, come dici tu, diventa solo una questione economica, mi trovi anche d’accordo.
    Diverso invece è pulire le fessure e le placche, rendendo fruibile un itinerario (pensi ad esempio che le splendide vie dell’Ancesiau siano nate proprio così belle come le vedi??), predisporre calate in doppia (soprattutto su vie di pochi tiri), rendere fruibile alla libera dei punti chiodati precariamente o vecchi. Il tutto solo per volontariato. Quest’anno, proprio in Sea, abbiamo aperto tre itinerari su una parete dove penso non ci andasse più nessuno da anni (dico decine d’anni), tranne noi che proprio l’anno scorso avevamo ripetuto la classica della parete. In tanti anni a Sea, mai visto una cordata su quella parete. Quest’anno si è quasi fatto il sentiero alla base! Mi piacerebbe ripulire bene anche la classica, aggiungere ancora qualche sosta e secondo me diventerà una piacevolissima via da proteggere. Non mi sembra di aver compiuto un abominio o aver stravolto la via..

  22. 24
    alpha says:

    @Alberto
    “come fai a dire che non cambia le regole del gioco. Se lo spit c’è (dove prima non c’era) posso non passarlo ma in caso di bisogno è li e lo passo.” Ecco appunto, decidi te (non te Alberto eh..) di passarlo, sei te che ti dai le regole se poi ti piace vincere facile e barare … beh che dire … bari con te stesso no?
    Ad ogni modo si era iniziato parlando delle sole soste, e la sosta o la prendi all’inizio o diventa difficile prenderla durante il tiro …. e non hai ancora risposto alla mia domanda iniziale 🙂 … come mai hai usato le soste di diamante pazzo??

    @ penta-epoichiudo
    anche l’elicottero del SAV è lì just in case, anche il peloton de haute montagne è li just in case … quindi anche questi cambiano il commitment alla parete?
    se parti con l’idea di fare un certo percorso senza usare quelle calate, devi perseguire quell’idea ed il percorso prefissato (ti sei dato quella “regola”) e la presenza delle calate non modifica l’impegno fisico e psicologico.
    Se e quando ti trovi in diffficoltà allora hai due scelte: o chiami o ti cali senza chiamare (se puoi) …

    in ogni caso, se hai paura di “cadere in tentazione” puoi sempre lasciare a casa il telefono e portarti una corda di lunghezza tale da non poter usare le calate.

  23. 23
    Alberto Benassi says:

    Matteo
    in poche parole mettete gli altri davanti al fatto compiuto. Se venite in SEA, mangiate questa minestra! Altrimenti saltate la finestra.
    Ottima filosofia del rispetto di chi la pensa diversamente e sopratutto della storicità degli itinerari e dello stile di apertura.

    Il diedro Casarotto è chiodato (non spit però) perchè oramai una classica. Ma se vai, che sò, sulla via degli Antichi di Massarotto non credo che troverari tanti chiodi. Tanto meno gli spit.

    Certamente in alpinismo non esiste il dogma. Esistono tanti alpinismi quanti sono gli alpinisti. Però, almeno per me, esiste una regola : quella del RISPETTO. Del rispetto storico dell’itinerario. E questo oggi purtroppo viene sempre meno perchè ci si arroga il diritto di fare tutto e comunque. E per garantire questo si interviene con il trapano e spit anche dove prima non c’erano. Senza poi contare l’aspetto economico. Si l’aspetto economico perchè tanti rifugi sono i finanziatori delle richiodature, delle valorizzazioni, della messa in sicurezza. Vie meglio attrezzate, più sicure = più gente che ci và = più gente al rifugio. Anche questo è un film tutto mio?
    Poi ci sono anche diverse guide (non tutte) che fanno queste iniziative. Lo fanno perchè si preoccupano della incolumità altrui? ma dai!! Lo fanno per facilitare il loro lavoro quando portano il cliente su un itinerario. Lo posso capire è umano ma non lo giustifico.
    Insomma montagna USATA.

    Alpha.

    come fai a dire che non cambia le regole del gioco. Se lo spit c’è (dove prima non c’era) posso non passarlo ma in caso di bisogno è li e lo passo.
    Quindi il solo fatto che ci sia cambia tutto. Ripeto dove prima non c’era.

  24. 22
    penta-e-chiudo says:

    ovviamente le mie considerazioni vanno ben al di la’ della necessita’ di cambiare spittini marci nel vallone di Sea.
    volevo far notare come il ”pensiero unico” (si scherza, nhe!!) Piola’-Motto tanto in voga nel nord-ovest, abbia generato tanto piacere, una progressione tecnica in placca, ma un ”blocco” per altre cose…tra cui la consapevolezza di cosa realmente sia l’impegno di una salita e il piacere della non-certezza.
    i nuovi dogmi del Trad ”italian style” (in fessura ”no”, ma in placca ”si”) ripropongono, in salsa diversa, le stesse certezze.
    buona Sea a tutti !

  25. 21
    quadri-beta says:

    e no, Alpha, cambia e parecchio il ”commitment” di un’intera parete…anche se ci vai con picca e ramponi intenzionato a scendere in val Ferret…perche’ quelle belle sostone pronte per la discesa/ritirata ci sono anche se non le usi…”just in case”.
    e come dice Griffin…non dico che sia peggio, non posso dire che sia meglio, ma e’ DIVERSO

    per Matteo…chi sono questi personaggi ?
    non che voglia tesserne le lodi…ma almeno il primo e’ difficile non conoscerlo

    – al di la’ della caratura incredibile su misto di Stephane Benoist (l’Annapurna due anni fa, in stile alpino subito dopo Steck, via nuova in stile alpino sulla sud del Nuptse, una decina di vie sulle Jorasses: due volte No Siesta, Rolling Stone, Directe de l’Amitie’, Gousseault, invernale alla Walker con cliente…la super-integrale di Peuterey, ovviamente d’inverno)…passando per le ”classiche” su roccia come, che ne so, una Divine Providence in libera…
    ti posso assicurare che quando apre vie sa esattamente la differenza abissale che corre tra avere o non avere il perforatore a portata di mano…che tu lo usi o no. e non in termini di sicurezza…ma di incertezza o meno della riuscita.

    – Arnaud Guillaume e’ una sconosciuta ”faina” degli Ecrins che da decenni continua ad aprire all’antica…su difficolta’ non proprio classiche;
    qualche esempio? L’eloge de la fuite (con Benoist), La croisee des chemins, Le pilier des temps maudits, Passy bonne pierre…

    – gli altri due sono 10 anni piu’ giovani ma seguono le stesse ombre…e aprono sul 7 senza forare sull’Olan.
    niente di che’ dira’ qualcuno, rispetto a certe realizzazioni venete, friulane, slovene o ceche.
    pero’ dimostrano anche loro che lo spit non e’ poi cosi’ obbligatorio e condiviso sul granito/gneiss delle occidentali.

    e di ”giovincelli” cosi’ ce ne sono parecchi…nulla filtra in sabaudia?

  26. 20
    alpha says:

    @Alberto:
    scusa Alberto, ma la presenza delle soste a spit non cambia le regole del gioco, E’ chi sale che decide a quale gioco giocare e di conseguenza quali “regole” seguire.
    La cordata le vuole usare? bene, come dici te, sale leggera.
    Non le vuole usare? bene uguale, nessuno ti costringe. Arrivi, ti attrezzi la tua sosta, sali e ti attrezzi la sosta successiva dove preferisci (o meglio dove la roccia te lo consente) e così via, fino a fine via. e non è che a metà tiro puoi decidere di cambiare sosta …
    Idem per la discesa, invece di fare le doppie da soste già attrezzate con catena, scendi per altra strada,
    E’ solo una questione di volontà e di scelte, solo ed esclusivamente proprie….

    Riguardo ad Anouk, è lo stesso discorso, nessuno ti obbliga ad usare alcunchè. Le calate cambiano l’impegno? se le usi si, altrimenti no.

    E’ una via di fuga? certo e se la presenza di una linea di calate fa si che la cordata si possa togliere dai problemi senza fare una chiamata al soccorso, tanto meglio.

  27. 19
    Matteo Enrico says:

    Bisogna contestualizzare, sempre, non esistono dogmi e verità definite, soprattutto in alpinismo. Senza contare che l’etica in alpinismo, troppo spesso, l’ho vista girare come una frittata nella padella.
    Chi sono questi personaggi tribeta?
    E’ bello fare tutto, anch’io nel mio piccolissimo ho aperto vie lasciando nulla, ma proprio nulla, in posto (anche perché i chiodi costano 😉 )..però è anche bello godere della scalata senza preoccuparsi che la sosta venga via. Dipende dove si è, dove si va, etc.
    Nelle Pale sono stato anni fa a fare delle vie, tra cui Il Casarotto..tutte le soste ci sono e anche molti chiodi. E sai perché è una delle più frequentate anche dagli etici? proprio perché è chiodata. Prova a schiodarla tutta, e anche gli etici sobbalzeranno sulla sedia, e tu etico diventerai eretico.
    Comunque è un discorso senza fine.
    Io Sea, con gli altri amici, me la metto un pò a posto. Poi chi vuole viene, chi non vuole non viene, chi vuole viene e criticherà, chi vuole viene e apprezzerà.
    Ciao

  28. 18
    tri-beta says:

    la parte scomada e’ quella che fate finta di non vedere.
    avete tenuto, dell’influenza francese, solo l’opera di Piola’ e del Cambon della controriforma…e oramai aprire una via fa rima con Hilti.
    per i piu’ duri e puri il perforatore si usa solo alle soste e ”dove altrimenti non era possibile” (parsimoniosamente…per carita’…ma l’altra possibilita’, quella di giarare i tacchi, non si considera mai…)
    e invece avete dimenticato una bella fetta di aperture e personaggi (ben recenti) che sono evidentemente scomodi…che aprono senza forare praticando, con le evoluzioni del caso (in termini di materiali…ma anche di difficolta’!), lo stesso alpinismo che si e’ fatto per decenni (che a chiamarlo ”tradizionale” mi si accapona la pelle).

  29. 17
    Alberto Benassi says:

    Matteo

    Film tutto mio? di una minoranza si ma tutto mio non credo proprio. Qusto non è farsi un film è avere una concezione diversa. Il fatto che sia in minoranza è solo un pregio. Lo so che oggi purtroppo si tende ad omologare tutto e tutti.

    Rompono l’iImpegno tecnico? non c’è solo questo. Non c’è solo l’aspetto tecnico.

    La Machetto al Becco Meridionale l’ho fatta diversi anni fa come la Grassi, prima che ci mettessero gli spit alle soste. Belle vie , non servono le soste spittate c’è pieno di fessure. Te lo detto che ho girato su e giù parecchio per rocce e ghiacci dalle vostre parti.

    Il diedro Philipp alla Civetta e la Vinatzer Messner in Marmolada sono oramai delle grandi classiche. Ma prova ad andare in Pale di San Lucano oppure al Burel od ancora all’Agner. Vedrai che li è un pò diverso.
    Che i chiodi sulle vie molto ripetute aumentino è cosa normale. Un chiodo va uno viene. Fa parte del gioco. Certe vie oramai sono super ripetute e relazionate quindi è chiaro che di misterioso c’è poco . Ma ben diverso è attrezzarle a spit e catene.

    Se vado sulla via del Pesce e la spitto, la difficoltà non cambia ma non è più la via del Pesce.

    Quanto a quello che dice Bonfanti a proposito del confronto tra Est Jorasses e Sea, Orco, ect. non sono d’accordo. Non ci sono montagne e pareti di serie A e di serie B. Anche perchè non conta tanto la parete , la struttura. Conta l’esperienza vissuta. Conta quello che è stato scritto sulla roccia e sopratutto come è stato scritto.

    ALPHA
    il solo fatto che ci siano cambia le regole del gioco. Eccome se le cambia. L’aspetto psicologico fa parte della scalata non è solo un fatto atletico. Ci sono gli spit alle soste per calarmi ? Si, allora ci vado. Non ci sono? allora cambia.

  30. 16
    Matteo Enrico says:

    Mah..penso che se uno provasse a togliere le soste dal Grand Capucin o affini, venga direttamente impalato sulla pubblica piazza di Courmayeur..Io penso che nel momento in cui usi una sosta e ti cali da essa, automaticamente la accetti. Anche quelli che ne sono contrari. Che poi ci sia una minoranza che non le vuole, ci può stare, ma ormai tutti quanti, come dicevo prima, le utilizzano (il Monte Bianco ne è pieno!). E’ semplicemente cambiato il modo di concepire l’alpinismo o una via. Al passo con i tempi. Almeno nelle Occidentali.
    E poi bisogna differenziare da posto a posto. Prendi il Caporal, sarebbe logico far fare il giro a piedi? Non penso proprio..
    inoltre è da tenere in conto la frequentazione. Su una via molto frequentata, è impensabile che ognuno pianti e tolga chiodi per rinforzare le soste. Discorso diverso potrebbe essere su una via più di nicchia, o scarsamente ripetuta.
    Scusami, ma spiegami quale sarebbe la parte scomoda..

  31. 15
    ri-beta says:

    sul fatto che nelle alpi occidentali gli spit alle soste siano ”universalmente accettati” non ne sarei cosi’ sicuro.
    si potrebbe girare la domanda ai vari Benoist, Guillaume, Labbre, Dumarest…e sapere che ne pensano.
    della classica influenza francese su Torino avete tenuto solo la parte comoda ?
    …e si potrebbe fare la stessa domanda ai Penning, Taylor e i vari anglofoni che aprono in Bianco…

  32. 14
    Matteo Enrico says:

    Ma Alberto, ti stai facendo un film tutto tuo! Due spit di sosta (ormai da noi in Occidente è universalmente accettato) non rompono l’impegno tecnico della via. Servono solo a non fare rompere il culo a te e al socio. Ed evitare ravanamenti a piedi nella discesa, permettendo magari, in un posto come Sea, di concatenare anche due vie e scalare di più. Poi, come dice Elio nell’articolo, un conto sono la Est della Jorasses e un conto Sea, Arco, la Val dell”Orco, etc. Mi sembra, la tua, una posizione troppo rigida e anacronistica. Ed anche un po’ contraddittoria ed incoerente (perché sul Becco le soste le hai usate? perché non hai fatto, ad esempio, il Machetto?). Senza contare che anche in posti come Dolomiti, dove sono duri e puri, l’impegno non è più quello originario. Ripetere oggi, ad esempio, il Philipp Flamm o la Vinatzer Messner non è trovare l’impegno originario: ci saranno almeno il triplo di chiodi!!!! personalmente il martello me lo porto sempre, anche dove le vie sono a chiodi e le soste magari a spit. Personalmente, però, penso che la sosta deve essere sicura, mi sembra francamente assurdo bandare sperando che la sosta non vada giù (non sempre è possibile rinforzarla).
    Nessuno, io per primo, vuole far suonare il trapano a caso. Il trapano è come un farmaco, deve essere usato solo seguendo la posologia e leggendo il foglietto illustrativo, proprio per non avere controindicazioni.
    Poi, come dici tu, è bello e giusto ampliare la conoscenza chiedendo agli alpinisti in vita più vecchi (quelli che non sono volati giù con due chiodi in mano:) ), però sii meno rigido.
    Se la Val di Mello o la Val Rosandra non fossero state conosciute (grazie anche agli arrampicatori) magari adesso sarebbero state devastate. Se il masso Kosterlitz non fosse stato conosciuto dagli arrampicatori, i lavori della galleria l’avrebbero piallato. Se Sea non sarà un po’ più conosciuta, magari un giorno la devasteranno. E una strada sarebbe 10000000000000000000 più dannosa che due spit di sosta!
    Comunque stai sereno, al bar dello sport sotto Sea, ci sarà anche la Gazzetta dello Sport per l’amico Benassi..;)
    Dai, che se vieni a Sea, ti offro una birra….

  33. 13
    beta says:

    nessuno obbligato…ma il fatto che ci siano cambia molto le regole del gioco…che tu le usi o meno.

    ”In the 1970s rappelling was always considered dangerous, something you did as a last resort when you were forced to retreat. A change in mindset was needed for the modern routes. But when Piola added Anouk – the first route in the Mont Blanc massif to use a hundred bolts – alongside the Contamine, it took away all the commitment. Now there was not only a rapid rappel on secure anchors from the summit but also the option of escape on route, at points where it was possible to reach Anouk by a traverse or diagonal rappel. I’m not saying this is worse; I can’t say that it’s better: it’s just different.”
    un ben piu’ saggio di me Lindsay Griffin

  34. 12
    alpha says:

    @alberto:
    “Delle soste di DIAMANTE PAZZO ho già ammesso che sono belle comode e sicure e anchio sono sceso di li. La comodità degli spit è contagiosa: lasci alla base lo zaino, gli scarponi, la picca i ramponi e sali bello leggero. Preoccupandoti solamente dell’ aspetto arrampicatorio. Quindi cambi le regole del gioco togliendo impegno alpinistico alla salita.”
    ma perchè non ti sei portato su “lo zaino, gli scarponi, la picca i ramponi” e sei sceso per la normale invece di usare le nuove soste a spit per calarti?? e perchè non ti sei portato chiodi e martello per attrezzarti autonomamente le soste?
    Dopo aver letto quanto da te scritto mi sarei aspettato un atteggiamento diverso … il fatto che ci siano le soste non obbliga mica nessuno ad usarle…. o no?

  35. 11
    Alberto Benassi says:

    si Matteo sono toscano, si sarà capito.
    Il calcio è un bel gioco ma troppi soldi. Gli italiani s’incazzo, fanno casino, spaccano si picchianio, ammazzano per il pallone e per 22 imbecilli che gli vanno dietro, ma per le cose serie se ne fregano assai. Del calcio non me ne frega nulla è un gioco oramai diventato sporco.

    Quale tipo di mutande aveva Whimper sul Cervino non lo so ma sicuramente poi se le è sporcate, purtroppo per lui ma sopratutto per gli altri che non hanno potuto godere della conquista del simbolo dell’alpinismo.

    Posso capire una linea di calata che possa servire per un settore . Ma mi spieghi perchè su una via devono essere fatte le soste?
    Chi sono io ripetitore un mentecatto? che devo trovare la sosta bella confezionata.
    Non sono capace da me di riattrezzarmi o rinforzare la sosta? Se l’hanno fatto i primi salitori , per me ripetitore sarà più semplice. Oppure no?

    A Rocca Sbarua ho scalato diverse volte. L’ultima volta poco tempo fa con il corso roccia. Meglio con commentare quello che hanno fatto.

    Delle soste di DIAMANTE PAZZO ho già ammesso che sono belle comode e sicure e anchio sono sceso di li. La comodità degli spit è contagiosa: lasci alla base lo zaino, gli scarponi, la picca i ramponi e sali bello leggero. Preoccupandoti solamente dell’ aspetto arrampicatorio. Quindi cambi le regole del gioco togliendo impegno alpinistico alla salita. L’impegno alpinistico di una via va preservato.

    “nessuno a quasi a voglia di scalare su vie sporche o con soste da brivido”
    Perchè non ti puoi portare il tuo bel martellino e relativo mazzetto di chiodini per rinforzare o riattrezzare?
    Poi ci si lamenta che non si sa più mettere un chiodo.
    Chi l’ha detto poi che dobbiamo fare scalare tutti su tutto?

    Quello che non mi va, che non mi convince in tutte queste iniziative , lodate dalla massa, è questa mentalità attuale di trovare tutto bello pronto, pulito e preconfezionato. Tutto ottimamente preparato per garantire il solo puro divertimento come se nella scalata contasse solo il gesto e la pura difficoltà e non ci fossero altre componenti a cui pensare.

    L’alone di mistero lo respiri se il silenzio di Sea non lo rompi con il martellare del trapano.
    Il mistero lo respiri se alla natura gli fai riprendere possesso.
    Il mistero lo respiri se ti metti il più possibile nelle vesti dei primi salitori cercando di ripercorre le loro tracce senza stravolgere l’itinerario.

    “Conoscenza”
    e come si sviluppa la conoscenza riattrezzando le vie rendendole fruibili a tutti a suon di trapano?
    La mia conoscenza l’ho arricchita leggendomi tanti libri di montagna, guide, riviste, parlando con gli alpinisti più anziani cercando informazioni da loro, facendomi raccontare le loro storie, andando a scalare in posti dove non ero mai stato confrontandomi con altre mentalità, mettendomi in gioco accettando il rischio di tornare a casa senza fare nulla.

    Te lo già detto . Se vado a fare una via di Meneghini spero di incontrare lo stile di Meneghin. Stessa cosa se ne vado a fare una di Manera o di Vinatzer od ancora di Armando Aste. E prima di andarci magari mi informo, cerco di avere notizie su questi personaggi, di conoscere la loro storia, di capire quale era il loro stile e la loro concezione delal scalata.
    Tutto questo non deve essere cancellato da interventi di “valorizzazione” .

    CIAO

  36. 10
    Matteo Enrico says:

    Mamma mia Alberto come sei permaloso! e polemico! per tua stessa ammissione..! però dai, a un commento polemico, non si poteva che rispondere un pò polemici..in fondo i tipi da bar mi sono sempre piaciuti, hanno una cultura pazzesca, sanno esattamente ancora adesso chi segnò nell’ultima giornata di Juventus-Catanzaro stagione 1981-1982..immagino che un alpinista del tuo calibro saprà esattamente che mutande portava Whimper durante la conquista del Cervino.. Sto scherzando, dai! Non bisogna prendersi troppo sul serio..
    Vedi, quello che mi ha fatto cadere un po’ le braccia, è il tuo primo commento..avrei trovato più giusto mi chiedessi: “prima che mi vengano i brividi, mi spieghi quello che vuoi fare?”.
    Parlando seriamente. Sea è un posto bellissimo. Con vie bellissime. Queste vie, per goderne appieno il valore, vanno pulite, fatte le soste, richiodate dove c’erano gli spit. Senza stravolgimenti, come ad esempio è successo a Rocca Sbarua (e prima che arrivi qualcuno a farlo). Esempio: 15-20 anni fa avevo ripetuto il diedro di gollum, in sea, sporco, con dell’erba, con soste brutte (da cui ci si calava), anche se potenzialmente molto bello. Anni dopo dei ragazzi volenterosi lo ripulirono e misero le soste (a spit). Morale: una via straordinaria in fessura, tutta da proteggere, pulita e ripetuta. Questo è tutelare un posto. Tu stesso, al Becco, penso che hai usufruito delle doppie, non hai fatto il giro a piedi. E penso che tutti apprezzino questo. Molte delle pareti in bassa-media quota, hanno avuto bisogno di pulizia, sovente enorme..i ripetitori se la sono trovata così, pulita, e hanno apprezzato. Ricordiamocelo, e ringraziamo. Nessuno (o quasi) ha voglia di scalare su vie sporche e con le soste da brivido. Sea è e rimarrà un posto magico e selvaggio. E magari, con queste piccole migliorie, più conosciuto. E la conoscenza porta alla difesa, alla tutela da parte dei suoi frequentatori. Questo è un grande obiettivo, non solo alpinistico, ma anche ambientale. Dove l’alone di mistero, possa ancora essere respirato.
    Se hai voglia, ti “invito” a scalare in Sea (magari ci dai pure un contributo 😉 )
    PS: Liam Brady, calcio di rigore, a 10 minuti dalla fine. Scudetto alla Juventus, a + 1 sulla Fiorentina (sarai mica toscano?). Avevo 7 anni. Dieci anni dopo mettevo le mie prime scarpette.
    Anch’io sono un tipo da bar e nei progetti per Sea c’è anche questo. Scherzo, ovviamente..!
    Ciao

  37. 9
    Alberto Benassi says:

    E infatti caro Matteo chi sono io non lo sai. Come io non so chi sei te e di certo non mi permetto di giudicarti dandoti del “tipo da bar sport”.

    Delle cronache alpinistiche non mi frega nulla ma in tutta sincerità anchio ho avuto al mia parte….BOMM!!!

    Quanto al mio commento. E’ polemico? Si lo è. Io sono un tipo polemico e anche un pò permaloso che ci vuoi fare. Lo sono sopratutto se mi definiscono quello che non sono e sopratutto se chi lo fa non mi conosce.

    Te hai parlato di discorsi da bar. Chi fa discorsi da bar di solito non sa di cosa parla. Io sinceramente di cosa parlo lo so. Altrimenti me ne sto zitto.
    Ripeto , perchè evidentemente non hai letto o capito bene quello che ho scritto. Non ho espresso giudizi sulla vostra iniziativa, ho solo detto che mi vengono i brividi (leggi preoccupazioni) visto gli esempi che ci sono in giro.
    Quindi dal momento che esprimo una preoccupazione potevi benissimo spiegarmi cosa volete fare e non darmi del tipo da bar. E non fare della ironia scrivendo “così il Benassi è contento” .
    Te puoi fare dell’ironia e io no?

    “commento senza ne capo ne coda” Se hai continuato a leggere bene, non ho solamente polemizzato, ti ho anche spiegato cosa intendo io per valorizzazione. Ti ho fatto anche dei nomi di alpinisti che in SEA hanno detto la sua. E qui non mi sembra di essere stato polemico ne di avere fatto sparate. Ma di avere cercato di farti capire la mia idea su come si può valorizzare e/o riscoprire un itinerario. Non c’è solo la pulizia e la richiodatura. Su questo però non mi hai risposto.

    A me sinceramente che puliate le vie non interessa. Sono abituato alle fessure ripiene di paleo delle Apuane. Quindi te lo immagini che problema.
    Te l’ho scritto a me piace respirare il più possibile quello che i primi salitori hanno trovato.

    Sul fatto che richiodate le soste. Ecco qui mi preoccupo già. Se si tratta di sostituire i vecchi e marci spit. Mi può anche andare bene visto che aramai la roccia è bucata e lo spit c’è . Ma se intendete sostituire con gli spit le vecchie soste che erano o sono a chiodi allora avrei da molto da ridire.

    Questa estate sono stato al Becco Meridionale della Tribolazione a ripetere “Diamante Pazzo”. Ho trovato le soste attrezzate a fix con catene di calata. Non nego la comodità e la sicurezza. Ma sinceramente non mi trovano d’accordo. Come non sono d’accordo su quelle messe sulla vicina Valmassora.

    Sul fatto che vi impegnate nel tutelare il Vallone da iniziative a danno dell’ambiente vi faccio i miei più sinceri COMPLIMENTI!!

  38. 8
    Matteo Enrico says:

    “Certe risposte prima di scriverle pensa bene a chi ti rivolgi”….mamma mia..del tipo: Lei non sa chi sono io!! Manco sapessi chi sei, sulle cronache alpinistiche non ti ho mai visto.. Mi spiace Alberto, ma il tuo commento è stato da “bar sport”. Hai fatto una sparata. Punto. A me piace molto confrontarmi, anche in maniera accesa, però non su commenti che non hanno né capo né coda. Un conto è esprimere un concetto, un opinione, un conto è buttare lì un commento. Hai paura di cosa venga fatto? Sacrosanto. Ma allora, potevi scrivere, chiedendo: potrei sapere di cosa si tratta? Magari scopri che l’intento è quello di riportare alla luce dei veri e propri gioiellini di scalata, ripulendoli, chiodando le soste, sostituendo i vecchi spit, il tutto in un’ottica rispettosa dell’ambiente. Magari scopri che l’intento è quello di far conoscere Sea, per cercare di tutelarla anche dal punto di vista ambientale, visto che ci sono voci anche su una possibile strada (sulla stregua di quelle che hanno già fatto, rovinando, la bellissima zona della Mea).
    Invece si fa subito il processo alle intenzioni, con commenti da “tastierista” a vanvera. Non ce l’ho con te.
    Con enormi sforzi stiamo cercando di tutelare e di fare qualcosa per un posto bellissimo e subito c’è qualcuno, che senza sapere nulla, scrive commenti che lasciano il tempo che trovano, qualcuno addirittura con significati astrusi.
    Se qualcuno vuole o cerca di fare qualcosa, arriva subito il grillo parlante che salta addosso..lo stesso che magari poi va a scalare e dice: “certo che se mettessero (non si sa mai chi) le soste o pulissero..”. L’articolo di Elio è azzeccatissimo!!
    Spero di vederti a Sea! Non ne rimarrai deluso..
    Ciao

  39. 7
    Alberto Benassi says:

    Ho trovato una bella foto fatta da Daniele Caneparo, di Isidoro Meneghin mentre sistema il materiale dopo l’apertura di “Così parlò Zarathustra” .

    Vorrei inserirla qui ma non so come si fa o se è possibile.

    Ecco, facendo conoscere queste storiche immagini, ad esempio su pubblicazioni, guide, che si può fare opera di valorizzazione e cultura.
    Perchè già vedere questa foto, con tutto quel materiale: chiodi, dadi, bong e vedere la cura che a Isidoro nel sistemarlo è motivo di stimolo per andare a ripetere questa via.

  40. 6
    Alberto Benassi says:

    Quello che veramente mi fa pensare è che ad esprire la propria opinione che magari e contraria a quella di altri subito qualcuno si agita e ti da del “tastierista che parla a vanvera” oppure “tipo da bar sport” Evidentemente bisogna stare zitti così tutti sono più contenti.
    Evidentemente la diversità di pensiero oggi non è più vista come un arricchimento, come una qualità. MUTISMO E RASSEGNAZIONE questo è il motto di oggi. In poche parole APPIATTIMENTO!

    caro Matteo io non so quanti anni tu abbia ne da quanti anni tu scali. Io ho 56 anni e scalo da quando ne avevo 17. Conosco come le mie tasche le Apuane, ho arrampicato d’estate e d’inverno su tutta la catena alpina, dalle Marittime alle Giulie d’estate e d’inverno passando per il Delfinato, il Monte Bianco , le Alpi Centrali e le Dolomiti. Quindi caro Matteo rivendico una certa preparazione e conoscenza e certamente non sono ne un tipo da “bar sport” ne uno che “spara commenti a vanvera”.
    Certe risposte prima di scriverle pensa bene a chi ti rivolgi perchè magari non sai con chi stai “tastierando”.

    Sono stato in molti posti del Piemonte a scalare ma non sono mai stato a SEA.Ma questo cosa vuol dire che non posso dire la mia su certe iniziative?

    Io non ho detto che non dovete fare o come lo dovete fare, ne ho fatto il processo alle vostre intenzioni. Ho detto solo che mi vengono i brividi perchè la mia esperienza in fatto di iniziative di VALORIZZAZIONE mi fa preoccupare. Ho visto fare troppi scempi per non preoccuparmi.
    Poi ognuno è libero di fare quello che gli pare e come gli pare. Ma anche chi la pensa diversamente è libero di pensare, dire e agire nel senso opposto.
    Oppure siamo persone fuori da tempo che ce ne dobbiamo stare riunchiusi e ZITTI in un riserva indiana?

    Se poi vuoi sapere come la penso sul fatto della valorizzazione te lo dico subito.
    Per me valorizzare non è richiodare , pulire, mettere in sicurezza. Insomma rendere fruibili le vie. Valorizzare è fare conoscere. Magari pubblicando articoli, riscrivendo relazioni più chiare portandole alla conoscenza di molti itinerari dimenticati.
    Poi sta alla libera scelta delle persone decidere se impegnarsi o meno in una certa ascensione.
    Lo stimolo per il fare o non fare una certa ascensione deve essere la conoscenza della sua storia, sapere chi l’ha aperta , gli anedotti, i tentativi. Sapere che una certa via l’ha aperta Isidoro Meneghin già può essere uno stimolo per farla. Questo perchè magari non si è mai salito una via di Meneghin e andarla a fare e come incontrarlo, conoscerlo.
    Io ho salito diverse vie con questo concetto. Vado a fare quella via perchè l’ha aperta Manera, per conoscere lo stile di Manera. Oppure vado a fare quella via perchè è su una parete dimenticata.
    Se vado a fare “Così parlò Zaratustra” spererei di trovare il più possibile, ripeto il più possibile, l’impegno dei primi salitori. Le pochissime ripetizioni di “Così parlò Zaratustra” che accenna Bonfanti, sono un pregio per la via non un difetto. E allo stesso tempo sono uno stimolo per andarla a fare.

    Certamente lo stimolo non può essere la RICHIODATURA.
    Se la prima volta c’è passato qualcuno quando prima non c’era nulla. Ci si può passare anche adesso con qualche chiodo marciotto.

    Ecco penso di avere spiegato come la penso sulla VALORIZZAZIONE. Ora si che sono “contento”

    ciao Enrico e scusami per la sviolinata sulla mia attività e soprattutto per i mei discorsi da “bar sport”

  41. 5
    Matteo Enrico says:

    Affinchè nessuno debba mettere il cappotto per i brividi..correggo e scrivo tutela, anzichè valorizzazione!
    Così il Benassi è contento e magari un giorno verrà a scalare a Sea e non solo a pensarla..
    Curioso comunque..neanche si sa di cosa si parla e c’è già il “tastierista” che spara commenti a vanvera. E chiedere “in cosa consiste il progetto??”
    Forse in effetti è lunedì, e al lunedì ci si ritrova al Bar Sport..
    E i tipi da Bar Sport, per fortuna, a Sea, non verranno mai..

  42. 4

    Quoto Benassi. Non voglio fare processi alle intenzioni ma anche io quando sento parlare di ripristino e valorizzazione tremo….
    Speriamo che non sia sulla stregua di quello che avvenne con l’asfaltatura a spit di Seta di Venere o lo snaturamento di Cosi parlò Zarathustra.
    Penso che a onta dei tentativi passati e presenti Sea resterà un posto un po’ così per gente un po così. Dalle pareti immaginifiche della bassa balle ai contrafforti isolati del Ghicet di sea fino ai bastioni dell’Albaron.
    Lasciamola così questa valle, sono sufficienti le “esche appetitose” che ogni tanto il bravo Elio Bonfanti lancia per far scoprire questa valle a nuovi ristretti amanti dei posti un po così per gente un po così.

  43. 3
    Alberto Benassi says:

    quando leggo o sento: ripristino e sopratutto VALORIZZAZIONE……mi vengono i brividi.

  44. 2
    Matteo Enrico says:

    Andate a Sea, nella stagione giusta, ne rimarrete estasiati. Un vero must dell’arrampicata granitica..Speriamo che il progetto di ripristino e valorizzazione delle vie che abbiamo in mente, rispettoso dell’esistente, vada in porto..!

  45. 1
    Alberto Benassi says:

    Diverse volte ho pensato di andare a vedere Sea di andare a scalare nel Vallone di Sea per cercare di respirare e magari capire questo alone di mistero che tutti raccontano, ma poi non sono mai andato.
    Giancarlo Grassi diceva che l’avventura è dietro l’angolo di casa. Cercando di interpretare questo suo pensiero dico che non è tanto la parete, la struttura rocciosa che fa l’avventura ma è stile come l’affronti che fa la differenza, che fa avventura.

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