Abruzzo: sempre più vicini al soccorso alpino a pagamento

A seguito del nostro post https://www.gognablog.com/abruzzo-soccorso-alpino-a-pagamento-ed-rc-obbligatoria/, vi aggiorniamo sulle novità relative alla proposta di legge che riguarda il Soccorso Alpino in Abruzzo.

Abruzzo: sempre più vicini al soccorso alpino a pagamento
di Francesca Marchi
(già pubblicato il 20 maggio 2016 su http://www.ilcapoluogo.it/2016/05/20/soccorso-alpino-a-pagamento-gustav-thoeni-legge-necessaria/)

“E’ un momento storico per la montagna abruzzese”, questo il commento corale dopo la presentazione della proposta di legge sul soccorso in quota a pagamento che porta la firma dei consiglieri regionali del Partito Democratico, Pierpaolo Pietrucci e Luciano Monticelli. La legge, con molta probabilità, sarà tale entro l’estate. Dopo Veneto, Trentino e Valle d’Aosta e Lombardia tocca all’Abruzzo. Si discute da tempo se far pagare un servizio che costa alla collettività migliaia di euro e non sempre viene utilizzato in maniera opportuna. Ad accendere i riflettori sull’iniziativa, presentata a Fonte Cerreto nell’hotel Cristallo, un testimonial d’eccezione: il campionissimo Gustav Thoeni che sta trascorrendo questi giorni in Abruzzo insieme alla moglie Ingrid per sottolineare l’importanza e l’innovazione del progetto di legge. “Vi porto il saluto dalla mia montagna. Questa è una zona molto bella, si potrebbero fare grandi cose che agli imprenditori locali potrebbero fruttare economicamente” – questo il primo commento del vincitore di quattro Coppe del Mondo. Sulla proposta di legge ha detto: “In alcune regioni del nord questa legge esiste già, per chi vive la montagna è necessaria. Ci sono assicurazioni che si possono fare per coprire le spese ed è giusto che sia previsto il pagamento in caso di mancata necessità dell’intervento: non è possibile mettere a repentaglio la vita dei soccorritori e anche la propria per imprudenze e leggerezze!”. 

Pierpaolo Pietrucci, Gustav Thoeni e Luciano Monticelli
SoccorsoAlpinoAbruzzoPagamento-gustav-thoeni-61807.660x368

 

Tante foto, strette di mano, la giacca della scuola di Sci di Assergi ricevuta in dono dal direttore Luigi Faccia e subito indossata, poche battute che rimarcano la sua riservatezza, non a caso viene spesso definito come il “Re silenzioso della valanga azzurra”. Ma Thoeni ha messo da parte il suo essere schivo per questo evento, non ha saputo dire di no all’amico Paolo De Luca, Maestro di Sci e Accompagnatore di media Montagna di Pietracamela, che è anche fra i consulenti che la Regione ha interpellato per la redazione di questo progetto di legge, grazie a lui il campione di Trafoi è in Abruzzo. Pierpaolo Pietrucci ha illustrato i punti principali del progetto di legge che istituisce in Abruzzo una Rete Escursionistica Alpina Speleologica e Torrentistica (REASTA). “Questa è una svolta per la nostra montagna che va vissuta 365 giorni l’anno. La proposta di legge cristallizza e sancisce l’importanza che stiamo dando alle aree interne. C’è un investimento di 350mila euro per la creazione di un archivio di sentieri, percorsi, vie ferrate e di arrampicata, tratturi, itinerari free ride, piste ciclabili e di mountain bike e altri che consentono attività escursionistiche, alpinistiche, speleologiche e torrentistiche. E’ prevista la manutenzione dei sentieri e dei percorsi, oltre che le attività di formazione e informazione che saranno condotte attraverso strutture come le scuole, le scuole di sci, gli operatori turistici”. La proposta di legge contiene anche una misura che attiva una compartecipazione alle spese del soccorso in caso di imperizia degli utenti. “E’ importante educare le persone alla montagna – ha detto Monticelli – è riduttivo dire solamente che gli elicotteri si alzano per recuperare chi va in montagna in ciabatte, questa proposta prevede molto di più”. Luigi Faccia, maestro di sci e vicepresidente del Collegio regionale, ha ribadito: “La regione è stata molto sensibile e ci ha ascoltati. E’ una proposta di legge che si allarga anche alla regolamentazione dei fuori pista, quindi va a completare anche lo sci alpino”. La proposta di legge è frutto di un lavoro di squadra e di diversi tavoli tecnici a cui hanno preso parte tutti gli operatori della montagna: Guide alpine, il 118, rappresentanti CAI, Maestri di sci, Squadre di Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, Forestale e della Polizia.

Luciano Monticelli
SoccorsoAlpinoAbruzzoPagamento-LUCIANO_MONTICELLI_CONFERENZA_TURISMO_PD_ROMA_31.01.2013


Cosa prevede la proposta di legge?
La REASTA (Rete Escursionistica alpinistica speleologica teorrentistica Abruzzo) consta di 15 articoli. Il documento è finalizzato alla disciplina, alla promozione e tutela del turismo montano, in relazione alle funzioni ed ai valori sociali, culturali, ambientali, didattici e di tutela del territorio, per uno sviluppo sostenibile ed economico dell’Abruzzo, con la manutenzione, il recupero, la conoscenza, la salvaguardia del territorio, delle specificità locali naturali e culturali. Questi obiettivi si pongono, tra gli altri, come risorsa allo spopolamento di alcune aree della regione con la manutenzione, il recupero, il censimento, attraverso la valorizzazione, dei sentieri e dei percorsi degli itinerari escursionistici, delle Vie ferrate, delle vie alpinistiche, delle vie di arrampicata sportiva, dei tratturi, delle ippovie, delle piste mountain biking, delle grotte e dei torrenti, che ne favoriscano una corretta e consapevole fruizione. In pratica, si tratta della promozione del turismo montano attraverso il corretto esercizio di ogni attività escursionistica, alpinistica, speleologica e torrentistica regolata dalla presente proposta di legge. Insomma, è indispensabile responsabilizzare i fruitori delle aree interne dopo aver dato loro gli strumenti necessari per la loro fruizione quali informazione, formazione e nel caso di imperizie, il pagamento delle prestazioni di soccorso. Gli interventi di soccorso ed elisoccorso di carattere sanitario, comprensivi di recupero e trasporto, devono considerarsi, dice la REASTA, come prestazioni a carico del Servizio Sanitario Nazionale se effettuati nei limiti di quanto disposto dall’art. 11 del decreto del Presidente della Repubblica del 27 marzo 1992. Le centrali operative dei SUEM 118 verificano e certificano la sussistenza o meno del carattere sanitario degli interventi. Gli interventi di soccorso ed elisoccorso di carattere non sanitario, comprensivi di recupero e trasporto, qualora non sussista la necessità di accertamento diagnostico o di prestazioni sanitarie presso un pronto soccorso, sono soggetti a una compartecipazione alla spesa a carico dell’utente trasportato, se richiesto da quest’ultimo o riconducibile ad esso. La compartecipazione è aggravata qualora si ravvisi un comportamento imprudente. La classificazione degli interventi di soccorso e recupero in ambiente montano, impervio o ostile ed ipogeo a titolo di soccorso sanitario o non sanitario, urgente o non urgente, è attribuita dalla Sala Operativa 3 Regionale Emergenza Urgenza 118, che effettua l’intervento in coordinamento con l’equipe di soccorso sanitario e il Corpo nazionale Soccorso Alpino e Speleologico dell’Abruzzo.

Pierpaolo Pietrucci
SoccorsoAlpinoAbruzzoPagamento-PierPaoloPietrucci

0
Abruzzo: sempre più vicini al soccorso alpino a pagamento ultima modifica: 2016-06-04T06:03:39+02:00 da GognaBlog

21 pensieri su “Abruzzo: sempre più vicini al soccorso alpino a pagamento”

  1. 21
    Daniele Piccini says:

    Questa proposta di Legge Regionale partorita dalla sensibilità ferita dei Maestri di Sci Abruzzesi, provati dall’invasione delle piste da parte di orde di escursionisti/e provenienti perlopiù dalle coste sabbiose dell’Adriatico, dalle piane bonificate del Fucino e Agro Pontino o dalle strette valli fluviali della bassa Marca, indossando con strafottenza ciabatte infradito prive di suola vibram o scarpe laccate tacco 12 mancanti dell’attacco semiautomatico dei ramponi e finanziata dagli introiti derivanti dalle pesanti gabelle gravanti sui meschini per l’inevitabile soccorso ( Guardia di Finanza, Forestale e Polizia resta inspiegabile l’esclusione dei Vigili Urbani), se non ci fosse stata avremmo dovuto inventarla.
    Colpisce anche l’apporto fondamentale dell’esperto Paolo de Luca e del “Re silenzioso della Valanga Azzurra” assiduo frequentatore e profondo conoscitore della selvaggia montagna Abruzzese.
    Riflessione semiseria:
    La montagna abruzzese è quasi totalmente tutelata dai Parchi ( Parco Nazionale d’Abruzzo,Lazio e Molise, Parco Nazionale della Majella, Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, Parco Regionale Sirente Velino) mi chiedo il perchè di questa proposta tesa “alla disciplina, alla promozione e tutela del turismo montano, in relazione alle funzioni ed ai valori sociali, culturali, ambientali, didattici e di tutela del territorio, per uno sviluppo sostenibile ed economico dell’Abruzzo, con la manutenzione, il recupero, la conoscenza, la salvaguardia del territorio, delle specificità locali naturali e culturali.” Forse qualcuno pensa di sostituirli?
    Daniele Piccini

  2. 20
    samuele mazzolini says:

    La frase di Thoeni da sola basterebbe per far capire dove si vuole arrivare…
    La frase “…ci sono assicurazioni che si possono fare per coprire le spese ed è giusto che sia previsto il pagamento in caso di mancata necessità dell’intervento…”, fa capire che chi vuol legiferare ha una idea molto vaga della questione relativa al soccorso in montagna.
    Ma poi, mi chiedo: cosa ci fanno tre maestri i sci per una legge sul soccorso in montagna???

  3. 19
    Alessandro Sterpini says:

    Il problema non è se pagare un ticket o tutto, personalmente potrei dire in maniera molto egoistica chi se ne frega tanto sono assicurato, ma non è questo il punto.
    La vita e l’incolumità delle persone hanno lo stesso valore indipendentemente dal luogo, dall’attività, dal lavoro o dalla professione che ognuno svolge ed è proprio per questo che non si dovrebbero fare i distinguo.
    Quindi continuo a non capire (ma so bene perché) si vuol far pagare il soccorso solo e soltanto a chi va in montagna, perché comunque è sempre uno che se le va a cercare.
    Solo in montagna si trova gente impreparata, mal equipaggiata, ecc. ecc.
    In tutti gli altri ambiti se succede qualcosa è sempre una tragica fatalità o una disgrazia.
    Tornando ai monti, faccio un esempio:
    – vado a soccorrere (elisoccorso) una persona ferita magari male equipaggiata e/o impreparata, ma ferita (non paga nulla);
    – vado a soccorrere (elisoccorso) un’ altra persona non ferita ma solo impaurita o che semplicemente ha avuto la fortuna o l’accortezza di fermarsi prima di farsi male, anch’essa male equipaggiata e/o impreparata (deve pagare).
    Tutto questo ha una logica………………………???
    A mio modesto parere: ASSOLUTAMENTE NO.

  4. 18
    Alberto Benassi says:

    Caro Fabrizio ho 56 anni e vado in montagna da quando ne avevo 16. Sono quindi 40 anni! Sono stato anche per 20 anni volontario di soccorso alpino e attualmente sono ancora istruttore di alpinismo del CAI . Non ti faccio questo elenco per vantarmi ma solo per dirti di averne vissuto di esperienze. Di cazzate per facinolerie, inesperienza e sfortuna (perchè c’è anche la sfortuna) ne abbiamo fatte tutti ma in tutti questi anni di gente con i tacchi a spillo in verita non mi ricordo di averne vista. O se lo vista era veramente poca visto che non me lo ricordo.
    Ho frequentato parecchio il Gran Sasso andandoci a scalare e sinceramente anche qui di gente con i tacchi a spillo in certi ambienti non ne ho vista. Al limite l’ho vista traccheggiarsi intorno all’arrivo della seggiovia sotto l’Arapietra per cercare un posto e fare un pic-nic.
    Questo non vuol dire che non ci siano persone che non commettono imprudenze e si vanno a cacciare in situazioni assurde. Siamo uomini non robot e quando si è inesperti è facile sbagliare e sopravvalutarci. Ma ci sono anche tanti altri che si impegnano in ascensioni più o meno impegnative se non estreme che poi magari non vanno a buon fine. E allora che bisogna fare? Farli pagare perchè sono stati imprudenti, incoscenti che fanno cose inutili? Che se la vanno a cercare? Perchè sono persone che danno il cattivo esempio.
    Come scrive Arioti la montagna è oggettivamente pericolosa. Sta a noi convivere con il pericolo non esiste la montagna a rischio zero. Nemmeno se ci vai tutto attrezzato, ben preparato e accompagnato dalla migliore guida alpina o istruttore cai.
    Ripeto, per me questa cosa è solo il primo passo, non tanto velato, per una futura montagna a pagamento. E questa gente, che ha proposto e vuole la legge, ci sta prendendo al lamo. Qui si direbbe “abboccano i lucci”

  5. 17
    Antonio Arioti says:

    Per Fabrizio. Il ticket può anche starmi bene. Anch’io nel 2008 scivolai sul sentiero Benini in Brenta (una caduta del c…. su un tratto misto neve-ghiaino) e l’elicottero mi portò all’ospedale di Tione per un pneumotorace risoltosi senza drenaggio. Per quell’intervento pagai un ticket sanitario di 36,15 euro ma anche se ne avessi spesi 100,00 di euro non avrei certo gridato allo scandalo.
    Per Luciano. Però io non sono uno spaccone e non mi reputo uno sprovveduto in quanto, pur non essendo un estremo, ho un’esperienza trentennale in montagna e da giovane ho fatto free climbing senza tutta l’attrezzatura e la sicurezza che c’è oggi, senza metodiche d’allenamento, palestre indoor ecc..
    In occasione del suddetto infortunio ero perfettamente equipaggiato e fisicamente al 100%: scarponi, imbrago, caschetto, moschettoni e dissipatore. Tutto a norma e rigorosamente acquistato nei negozi specializzati. Nonostante ciò sono scivolato banalmente. Dobbiamo dare la colpa all’imperizia, all’impreparazione, alla faciloneria? Credo che tutto si possa imputare ad una persona che va in montagna da trent’anni meno che quanto sopra evidenziato. Molto semplicemente ci sono cose che succedono così come può accadere che abbagliati dal sole non si veda un semaforo e si passi col rosso o che di notte s’investa un ciclista in una zona buia perché questi non indossa il giubbetto fosforescente e non ha né le luci né i catarifrangenti.
    In trent’anni di montagna mi è capitato di vedere solo una volta una signora in ciabatte, in Adamello e su un percorso turistico, ed una coppia che procedeva su una ferrata facile in scarpe da ginnastica e senza la ben che minima attrezzatura di sicurezza (devo comunque dire che dimostravano una certa sicurezza di movimenti e, pertanto, non mi meraviglierei se fossero stati due free climber in quella che per loro poteva sembrare una passeggiata).
    In tutti gli altri casi ho sempre incontrato persone quantomeno equipaggiate, spesso al seguito di professionisti o istruttori CAI. Pertanto o in Abruzzo le cose funzionano diversamente oppure tutti sti’ spacconi, impreparati, faciloni, ciabattari, ecc. io sinceramente, aldilà dei casi sopra citati, non li ho mai visti.
    E’ facile parlare senza entrare nel merito. I motivi per i quali una persona può farsi male in montagna sono innumerevoli perché ricordiamoci di una cosa: esiste il pericolo ed esiste il rischio. Il pericolo è oggettivo, non lo si può eludere, e la montagna è oggettivamente pericolosa. Il rischio invece può essere limitato (non eliminato) tramite l’utilizzo di attrezzatura idonea e attraverso comportamenti corretti ma anche con tutte le attenzioni del caso un certo margine di rischio esisterà sempre.
    Per come la vedo io alla base di tutto c’è un forte pregiudizio relativamente al quale sarebbe interessante indagare. Uno dei motivi per i quali fa molto scalpore l’incidente e talvolta la morte in montagna potrebbe risiedere nel fatto che le vittime sono sovente persone giovani o comunque non anziane. Stesso discorso, tanto per fare un esempio, con riguardo agli incidenti automobilistici (guarda caso alcune delle associazioni vittime della strada sono state costituite da genitori che hanno perso figli giovanissimi e non da figli che hanno visto morire i genitori di 80 anni stirati sulle strisce pedonali). Probabilmente se in montagna le vittime fossero solo degli ultrasettantenni non gliene fregherebbe niente a nessuno. In seconda battuta c’è molto probabilmente un retroscena economico che, come dice Benassi, è il primo passo verso una montagna a pagamento.
    Pregiudizio e ragioni economiche messe insieme costituisono una bomba che fa saltare per aria ogni logica solidaristica.
    Questo modo di procedere non mi piace e non è educativo. Un conto è la prevenzione e un altro la repressione. Purtroppo si continua ad assistere ad una repressione sempre più invasiva, spesso oltre i dettami costituzionali, a fronte di una sempre più scarsa educazione e prevenzione.

  6. 16
    Fabrizio Roveda says:

    Caro Alberto, anche la tutela della propria salute è un diritto inalienabile (perlomeno almeno in occidente)però in molti casi se vuoi un medicinale o effettuare un esame clinico il ticket lo paghi….
    Fabrizio

  7. 15
    Alberto Benassi says:

    Luciano, questo è il primo passo verso una montagna a pagamento.
    Che facciamo ritorniamo ai tempi in cui in montagna ci andavano i signorotti ?

  8. 14
    luciano pellegrini says:

    La bellezza del web è anche quello di far riflettere leggendo i commenti. Ero ma sono ancora convinto che il soccorso alpino deve essere pagato dagli sprovveduti. Non si può paragonare il soccorso su strada con quello in montagna. L’incidente automobilistico succede su strada, quindi è facile il recupero. Chi ha provocato l’incidente, per qualsiasi causa, oltre a pagare di tasca sua le riparazioni alle vetture danneggiate, paga anche il Guard rail rovinato, la pulizia della strada, il carro attrezzi, ecc.
    Molte sono le associazioni che propongono escursioni in montagna. Ci sono professionisti che impongono un equipaggiamento obbligatorio. Non mi ricordo se si sono verificati con loro incidenti. Però ci sono tanti “cani sciolti”, spacconi, che provocano la montagna. Vanno sui sentieri con scarpe di plastica, tante volte li ho visti anche con infradito e le donne con il tacco, senza zaino, insomma ci sono tutte le condizioni per infortunarsi. In queste condizioni è facile che capita anche questa eventualità, quindi si telefona al soccorso alpino, lo spaccone viene recuperato, il più delle volte se la cava al massimo con qualche contusione o frattura, e si conclude con… un grazie. Quanto costa questa macchina organizzativa? Non trovo nell’articolo che la richiesta per far pagare il soccorso alpino sia stata voluta dai maestri di sci, che non hanno nessuna competenza di accompagnatori escursionistici. C’è un maestro di sci che è anche accompagnatore di media montagna, che è stato chiamato dalla regione come consulente, perché lui ed altri no? Chiedetelo a lui o ai firmatari della legge! Secondo me, la giacca regalata dalla scuola di sci, non deve essere presa come esempio dalla voglia dei maestri di sci a proporsi come accompagnatori della montagna. Ne conosco tanti e non li ho mai incontrati con gruppi di escursionisti, a meno che non sono anche sono guide o AMM. D’accordo con il commento di Benassi, sulla inopportuna propaganda di Thoeni su come sfruttare la montagna. Molte persone che per il loro lavoro a contatto con la natura non hanno mai parlato, da pensionati, farebbero meglio a seguitare questa loro predisposizione.

  9. 13
    Alberto Benassi says:

    “Questi obiettivi si pongono, tra gli altri, come risorsa allo spopolamento di alcune aree della regione con la manutenzione, il recupero, il censimento, attraverso la VALORIZZAZIONE, dei sentieri e dei percorsi degli itinerari escursionistici, delle Vie ferrate, delle vie alpinistiche, delle vie di arrampicata sportiva, dei tratturi, delle ippovie, delle piste mountain biking, delle grotte e dei torrenti, che ne favoriscano una CORRETTA e consapevole fruizione. In pratica, si tratta della promozione del turismo montano attraverso il corretto esercizio di ogni attività escursionistica, alpinistica, speleologica e torrentistica regolata dalla presente proposta di legge. ”

    due vocaboli mi saltano all’occhio in questa pezzo della proposta di legge: valorizzazione e coretta.

    – valorizzazione qui già mi vengono i brividi.

    – corretta fruizione. E chi e come lo si decide?

  10. 12
    Alberto Benassi says:

    . “Vi porto il saluto dalla mia montagna. Questa è una zona molto bella, si potrebbero fare grandi cose che agli imprenditori locali potrebbero fruttare economicamente”

    …agli imprenditori locali fruttare econominamente……questa frase del Sig. Thoeni dice tutto!

    E bravo Gustav . Hai sempre parlato poco ma la sai lunga.

  11. 11
    Alessandro Sterpini says:

    Da soccorritore (CNSAS) sono assolutamente contrario al fatto che si facciano pagare gli interventi del soccorso alpino.
    A maggior ragione se la discriminante deve essere l’impreparazione e l’imprudenza (tra l’altro stabilita e decisa da chi…..??).
    Impreparazione e imprudenza, sono spesso la causa di qualunque tipo di incidente in montagna, al mare, in casa, sul lavoro, ecc. ecc..
    E dato che come già ricordato da qualcun’ altro la percentuale degli interventi di elisoccorso in montagna e la relativa spesa è veramente irrisoria, non si capisce perché solo quelli in montagna devono pagare mentre tutti gli altri no, mi sembra una decisione a dir poco arbitraria.
    O tutti o nessuno…………………

  12. 10
    Albert Benassi says:

    come già qualcun’altro, molto bene informato perchè ci lavora, ha già ben spiegato in questo blog, l’incidenza degli interventi di soccorso per incidenti in montagna è percentualmente irrisoria rispetto agli interventi di soccorso che avvengono, giornalmente: sue strade, al mare o su persone che hanno malori e vanno portante con urgenza al pronto soccorso.
    Quindi non si vede perchè , chi viene soccorso in montagna, debba invece pagare.
    Se poi qualcuno fa il furbo e approfitta del soccorso per farsi venire a prendere risparmiando fatiche, è un’altro discorso. Ma questo lo si fa presto a giudicare.
    Quello che qui qualcuno sta cercando di fare in maniere un pò mascherata, ma chi vuol vedere, vede (mica siamo tutti scemi) : è di mettere la montagna a pagamento.
    Vi ricordo che la montagna, sia essa trentina, abruzzese, toscana, friulana, piemontese, siciliana ect, ect, fa parte tutta del territorio italiano. E, inquanto cittadini italiani, abbiamo il diritto di frequentare liberamente tutto il territorio italiano. L’epoca medievale dei comuni e dei fiudatari è finita da tempo. Visto anche che si parla di Europa unita.

  13. 9
    Luigi says:

    penso che questa proposta, soprattutto se fatta unilateralmente dai maestri di sci, i quali possono avere anche una grande conoscenza personale del territorio montano ma istituzionalmente lo rappresentano nei suoi aspetti meno impervi e con meno problematiche (le piste da sci e gli impianti, appunto), sia fatta più con la pancia che con la testa. Ci sono molti aspetti, pro e contro, circa il pagamento dell’elisoccorso, e dal mio modestisssssssimo punto di vista di amante della montagna sarebbe ora che guide alpine, cai, soccorso alpino, protezione civile, pompieri, forze dell’ordine, maestri di sci, guide escursionistiche, rifugisti e enti locali si mettessero intorno a un tavolo e inziassero a dialogare SERIAMENTE, al contrario di quello che nella realtà dei fatti è. Prima di mettere tasse o tariffe sui soccorsi in montagna, sarebbe giusto capire di chi sono le responsabilità, di chi è il coordinamento, chi prende le decisioni, dove finisce lo sport e inizia l’alpinismo, magari avendo rispetto ognuno delle competenze degli altri. perchè al momento tutti vogliono chiarezza ma TUTTI, e quando dico tutti intendo TUTTI, si sentono i depositari delle verità e dell’etica dell’andar per monti.

  14. 8

    Hai ragione Alberto! Da tempo sto pensando che rimane solo una strada: due istituzioni, parlo anche di CAI e GA, una è quella che vediamo e l’altra, all’opposto, eticamente corretta. Quel che c’è e non condividiamo e quel che vorremmo, ciò che si scrive e ciò che si pratica, con la libera scelta di aderire a questo o quello. Il problema è che l’andare in montagna non appartiene più agli alpinisti, agli escursionisti, ai naturalisti, ma bensì a partiti, leggi e avvocati…. Senza nulla togliere a responsabilità e professionalità.

  15. 7
    Alberto Benassi says:

    Pensate solamente ai soldi, all’economia. Conta solamente questa!
    Gente che di montagna non capisce NULLA, impone la sua Legge a tutti. Adesso i maestri di sci potranno far spianare ogni dove e decidere del bene è del male degli altri.
    “Hai i soldi…? allora ti salvo. Non hai i soldi…? allora crepa! ”
    E il Sig. Thoeni aveva così bisogno di prestare il suo volto a certi personaggi?
    Lo facevo un’altra persona.

  16. 6
    Valter Bucci says:

    E così per soddisfare le paturnia di qualche maestro di sci che,per inciso,hanno una conoscenza della montagna molto approssimatva,se non pari allo zero,assisteremo non solo alla morte nella culla di un turismo montano che non sia lo sci sugli impianti (e questo la dice lunga sul perché un maestro di sci si sia così profuso)ma anche ad un aumento esponenziale di interventi di soccorso che verranno effettuati dopo lo scadere delle effemeridi. Questo di che comporterà un dispendio di risorse oltre che a mettere a repentaglio la vita degli stessi soccorritoriUltima considerazione è che il CNSAS Abruzzo non è menzionato. L’unico Corpo che ha al proprio interno personale sanitario adeguatamente preparato operare in ambiente impervio è stato tenuto fuori?Dobbiamo pensare che ciò sia imputabile solo a superficialità o c’è altro?Il sig. De Luca consulente? A che titolo?

  17. 5
    paolo says:

    Nel Trentino i proventi non coprono neppure le spese amministrative di riscossione.
    Il timore di vedersi addebitate le spese porta a chiamare in ritardo i soccorsi col risultato di peggiorare la situazione (e le spese).
    Oppure i soccorsi in montagna si paghino sempre come in Austria e Svizzera così tutti saremo costretti ad assicurarci.
    Comunque mi sembrano dispute perfettamente inutili, solo demagogia!
    Per la cronaca: una legge regionale costa al contribuente almeno 100.000 €. Con quella cifra se ne fanno di interventi!!

  18. 4

    non ho nulla contro i maestri di sci ma costoro stanno alla montagna come gli animatori dei villaggi turistici stanno alle coste marine. Thoeni incluso, che quando parlava meno correva meno rischi di dire cazzate.
    Il CNSAS, boni quelli!
    Ma é possibile che per una cosa cosí importante non ci siano dei tecnici davvero qualificati e con la necessaria cultura?
    Che confusione!

  19. 3
    Paride Gallese says:

    Tra i consulenti della regione manca il CNSAS che è il principale socorso alpino che in abruzzo si accolla la maggior parte dei soccorsi (vedere statistiche) e che a differenza degli altri enti e` l’ unico a fare soccorso medicalizzato in ambiente impervio. State per rovinare il turismo alpinistico Abruzzese nella speranza di raccimolare due soldi. Maestri di sci fate i maestri i doccorsi in montagna lasciateli ad altri.
    Paride Gallese

  20. 2

    Nulla da eccepire sulla carriera sportiva di Thoeni, ma se si tratta di progetti per la fruizione della montagna 365 giorni l’anno, i maestri di sci mi sembrano le figure meno indicate.
    Costoro lavorano durante l’inverno, sulle piste preparate e sugli impianti meccanici di risalita e devono inventarsi qualcosa d a fare per il resto dell’anno, che , come ci ha ricordato chi propone la legge, ha 365 giorni.
    Se poi l’Abruzzo vuole diventare un luna park come l’Alto Adige e attirare solo turisti felicemente inquadrati (sottolineo iinquadrati) , allora chiedo scusa.
    Ma fatemi il piacere…..

  21. 1
    andrea says:

    Thoeni ha vinto 4 volte la Coppa del Mondo ed è stato 2 volte campione del mondo.
    Ciao
    Andrea D

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.