Sentieri del Pollino

Pare che i vari articoli apparsi in rete sulla problematica della sentieristica nel Parco Nazionale del Pollino (tra i molti altri, vedi MountCity (25 febbraio 2017) e GognaBlog 16 febbraio 2017) abbiano finalmente smosso un po’ le acque nell’Ente Parco. Ferdinando Laghi, membro del Consiglio Direttivo del Parco, ha inserito il problema nell’ordine del giorno del 9 marzo 2017 (domani). Di lui possiamo fidarci: è Vice Presidente Nazionale di ISDE (Medici per l’Ambiente) e ha scritto anche un capitolo del documentatissimo volumetto Buchi per terra, ovvero cinquanta sfumature di greggio (di Maurizio Bolognetti, ed. Reality Book, un testo sull’attività petrolifera sulle montagne di Basilicata che si legge d’un fiato come un romanzo…).

Cestini e staccionate inutili sul Sentiero d’Ilice. Foto: Saverio De Marco

Come scrive Saverio Indio De Marco (guidapollinosaveriodemarco.wordpress.com), il nocciolo del problema è la mancanza di criteri guida che siano vincolanti per tutti e su tutto il territorio in tema di sentieristica: “Non può essere che da una parte c’è il sentiero fatto bene e quasi gratis dalla guida o dal CAI e dall’altro mi trovo panchine traversine e cestini con una spesa di 170.000 euro”.
In effetti, a un osservatore esterno sembra che negli ultimi anni la sentieristica del Parco del Pollino sia stata sbatacchiata qua e là da un ufficio all’altro, appioppata a funzionari oberati da altre incombenze su cui debbono lavorare prioritariamente perché sono quelle di loro competenza: ai sentieri si è lasciato poco tempo, più per necessità che per disinteresse. 

Il disinteresse non è certo peculiarità dei soli decisori politici locali: in Italia sono in maggioranza le amministrazioni che non hanno mai considerato questo settore di primaria importanza per la frequentazione e per l’immagine del Parco.

Vengono commissionati catasti ufficiali dei sentieri che poi però vengono dimenticati nei cassetti, mentre non si stampa e non si distribuisce un manuale di sentieristica (con tutte le indicazioni, le prescrizioni e le tipologie) nel frattempo faticosamente redatto.

Il Sentiero del Ponte d’Ilice. Bacheca, panchina e cestino. Foto: Emanuele Pisarra

Il Sentiero del Ponte d’Ilice. Particolare della foto sopra. Segnaletica verticale scopiazzata da quella del CAI ma senza le indicazioni necessarie, cioè
numero di sentiero, tempi di percorrenza e meta intermedia. Foto: Emanuele Pisarra

Scrive Giorgio Braschi a Ferdinando Laghi: “Il problema non è solo il sentiero di Monte Coppolo, è più in generale tutta la gestione della sentieristica nel Parco, che praticamente non c’é! Comuni ed ex Comunità Montane (ora “Aree di programma”) presentano all’Ente progetti assurdi, costosi e deturpanti come quello di Monte Coppolo, e il Parco autorizza! Sul blog di Emanuele Pisarra e di Saverio Indio De Marco si trovano accorate denunce anche per l’ex meraviglioso sentiero da San Martino al Ponte d’Ilice (Comune di Civita), dico ex perché ora ha perso la sua anima, ormai sembra un viottolo da villetta comunale, anch’esso disseminato di cestini, panche, staccionate inutili; anche per il sentiero di San Lorenzo Bellizzi in cui i progettisti hanno fatto ridere mezza Italia con la tabella che indica il “Tempo di percorrenza 3.60 ore”… ma non basta, sul Monte Alpi il Comune di Castelsaraceno ha sfregiato con le ruspe un meraviglioso belvedere naturale, anche lì per farci il solito viottolo con staccionata, panchine e, a poche decine di metri di distanza, la solita famigerata e inutile torretta d’osservazione… E’ assurdo che un Parco come il nostro non abbia un ufficio preposto esclusivamente alla sentieristica, con persone che possano dedicarsi a tempo pieno solo a questo settore. Il grande Direttore del Parco d’Abruzzo degli anni d’oro, Franco Tassi, quando il Parco prendeva riconoscimenti prestigiosi da tutto il mondo, diceva giustamente che un parco è la sua sentieristica e che è la sentieristica che fa un parco!... A proposito dei cestini, sulle Dolomiti e nel Parco Adamello-Brenta li hanno tolti da tutte le aree da pic-nic (sui sentieri non ce ne sono mai stati!), sostituiti da simpatici cartelli che invitano a riportare i rifiuti alle isole ecologiche dei centri abitati perché “I rifiuti non hanno le ruote e non tornano a valle da soli!”… ecco perché da Bolzano ci mandano centinaia di cestini, perché da loro sono ormai inutili!”.

Qui di seguito riportiamo due articoli che ben tratteggiano l’attuale situazione. Ci sono non solo dati e foto, ma c’è soprattutto il dolore e l’amarezza che prova il visitatore che percorre questi sentieri, “sentendo” oltre che vedendo, come siano snaturati luoghi unici e bellissimi.

Sentiero del Ponte d’Ilice. Inutile scalinata in legno. Foto: Emanuele Pisarra

Quando la sentieristica deturpa i luoghi naturali: l’obbrobrio del sentiero di Ponte d’Ilice
di Saverio Indio De Marco (Consigliere Nazionale di Associazione Italiana Wilderness e Guida Ambientale Escursionistica)
(pubblicato il 23 febbraio 2017 su http://pollinowild.blogspot.it/2017/02/quando-la-sentieristica-deturpa-i.html)

E’ noto come ormai nei parchi nazionali, soprattutto quelli del sud, abbia preso piede una strana idea di “sentieristica”, che prevede non il puro e semplice ripristino dei tracciati con una segnaletica ridotta al minimo, ma sentieri ricolmi di panchine, staccionate, aree pic-nic, tabelle inutili, torrette panoramiche e chi più ne ha più ne metta (oltre all’uso di ruspe e piazzole di cemento, come è avvenuto in Val d’Agri nelle Murge di Sant’Oronzo). Un esempio di questa tipologia di sentieristica è il sentiero che arriva a Ponte d’Ilice dalla parte di Civita. Anni fa, durante la seconda edizione del “trekking dei briganti”, avevo percorso parte di questo sentiero (nella zona prossima alle Gole e al ponte) ed ero rimasto affascinato dalla bellezza di questi posti. L’estate scorsa durante un’escursione ho potuto invece appurare che quegli stessi luoghi sono stati banalizzati, addomesticati e deturpati. Il mio stato d’animo era lo stesso della canzone di Guccini “Il vecchio e il bambino”, nostalgico verso la bellezza incontaminata di un tempo…

Sentiero del Ponte d’Ilice. Palese inutilità della staccionata (con cestino) a ridosso di una protezione naturale come un fitto
bosco di lecci. Foto: Emanuele Pisarra

Lungo il percorso si incontrano numerose tabelle, panchine, decine di cestini di rifiuti, gradini interminabili e una lunga fila di inutili staccionate (vedere anche l’articolo seguente, quello della guida ambientale Emanuele Pisarra, che ha esaminato l’opera da un punto di vista più tecnico, sul suo blog.
Un percorso escursionistico non è un’area pic-nic; non servono le panchine e né cestini di rifiuti ogni 20 metri, visto che nell’escursionismo, come sa chi pratica questa attività, i rifiuti si mettono nello zaino per riportarseli a casa. Il sentiero di Ponte d’Ilice, da escursionistico, come doveva restare (quantomeno nella parte più vicina alle gole!), è stato trasformato in un banale percorso turistico. C’è da dire anche che essendo un sentiero di bassa quota, fra un po’ si riempirà di rovi: in proposito, va detto che invece che affidare ad una ditta il “rispristino” di questo sentiero si potevano spalmare quei soldi (ben 170.000 euro) al fine di una manutenzione minima e costante, che si limitasse a ripulire i rovi e i cespugli, a risistemare gli antichi muretti a secco e ad apporre qualche segnale. Il buon senso e le norme generali sul ripristino dei sentieri vorrebbero che la sentieristica fosse affidata a guide escursionistiche competenti, o ad altre associazioni (come il CAI). Da stigmatizzare ovviamente anche il mancato intervento dell’Ente Parco, che essendo un ente rivolto alla tutela, dovrebbe far rispettare i criteri che nelle aree protette dovrebbero essere seguiti nell’ ideazione dei sentieri.

Sentiero del Ponte d’Ilice. Un magnifico tratto liberato dalla vegetazione. Foto: Emanuele Pisarra

Sentieri attrezzati e messi in sicurezza con lunghe fila di staccionate, panchine e cestini dei rifiuti (come in un parco urbano!) rappresentano una violazione all’aspetto rurale e selvaggio di certi luoghi. Qualcuno dirà che le staccionate sono state previste per una questione di sicurezza. La verità è che in questi casi certe opere servono solo a giustificare i soldi spesi! La quasi totalità di quelle staccionate sono inutili, come già ribadito e la sicurezza inoltre, non dev’essere un’ossessione. Gli americani parlano di “diritto al rischio”: rendere “turistico” un sentiero per escursionisti esperti significa eliminarne il fascino e il senso dell’avventura che promana da quei luoghi selvaggi. Il sentiero del Ponte d’Ilice era appunto questo, un connubio perfetto di ruralità (ne sono un esempio i bellissimi muretti a secco che delimitano il sentiero) e natura selvaggia (l’ambiente delle Gole).
C’è da augurarsi intanto che il comune di San Lorenzo Bellizzi non faccia le stesse scelte per la parte di sentiero ricadente nel suo territorio e che, in generale, prima o poi il ripristino della sentieristica sia fatto tutelando l’aspetto integro dei luoghi e non si risolva invece nel loro abbrutimento, come è stato fatto in questo e in altri casi…

Ponte d’Ilice. Il piano di calpestio con le assi in avanzato stato di… vecchiaia! Foto: Emanuele Pisarra

Il Sentiero e il Ponte d’Ilice
di Emanuele Pisarra (estratto)
(pubblicato il 22 luglio 2016 su http://paroladiacalandros.blogspot.it/2016/07/il-sentiero-del-ponte-dilice.html)

In questi giorni ho fatto una camminata alla scoperta del nuovo sentiero che porta al Ponte d’Ilice, di recente restaurato a cura della Amministrazione comunale di Civita…

Qui intanto avanzo le considerazioni, strettamente personali, sui lavori eseguiti. Non darò nessun dato tecnico (non spetta a me fornirli), ma farò alcune piccole considerazioni tecniche e dirò la mia sull’opportunità di alcuni lavori.

In primo luogo non c’era nessuna necessità di tutti quegli scalini (ne ho contati 635) che spezzano le gambe anche agli escursionisti più allenati di me.
Sarebbe bastato qualche scalino in pietra nei punti di massima pendenza per arrestare il dilavamento.

Invece, avrei fatto ripristinare gli spettacolari muretti in pietra a secco a monte del sentiero.

Manca la segnaletica orizzontale (le classiche bandierine bianco-rosse) e in molti punti c’è il rischio di perdersi.

L’inutilità della staccionata è palese. Solo in un punto è realmente necessaria e si tratta di pochi metri (poco più di venti), per il resto è perfettamente inutile e ridicola, in quanto a poca distanza dal sentiero vi è una fitta rete fatta da giovani piante di leccio che costituiscono una barriera naturale. Inoltre, a mia memoria (ma anche dai racconti degli anziani), in questi tratti non sono mai accaduti incidenti.

Ancora: un sentiero di montagna non ha bisogno di panchine e, soprattutto, al sole.

Superamento del Canale della Ciuca. Foto. Saverio De Marco

L’unico punto dove il sentiero presenta alcuni problemi di pericolosità è nei pressi del Ponte d’Ilice. Il primo, consiste nel superare le rocce lisce del Canale della Ciuca: indovinate come è stato risolto? Con un misero ponticello di legno realizzato a meno di un metro dal canale: questa soluzione dà anche la certezza matematica che al primo grande temporale verrà spazzato via.

L’altra difficoltà (non risolta) è nel punto in cui in passato ci sono stati diversi incidenti, qualcuno anche mortale, e si trova subito dopo il ponticello di legno: in questo tratto di pochi metri il sentiero, scavato nella roccia, è molto stretto e necessita che sia allargato il piano di calpestio e, lì sì, anche di una staccionata di protezione oppure di una posa in opera di una corda di sicurezza (soluzione che io preferisco alla ringhiera).

Invece la soluzione realizzata è stata quella dell’ennesima staccionata a valle legata con un cordino e tassellata nella roccia. Roba da matti!

Infine, sarebbe stato necessario stendere qualche decina di metri cubi di ghiaietto nei tratti iniziali dopo la voliera, perché, a come si presenta lo stato del luogo, la vegetazione a breve ricoprirà il tracciato di rovi e spine che in poco tempo renderanno vano l’investimento.

Infine vorrei far notare come questa logica di fare le cose nel proprio orticello impedisce, come sempre, di avere una visione globale del lavoro.

Poiché il Ponte d’Ilice segna il confine con il comune limitrofo di San Lorenzo Bellizzi e bisognerà fare altri lavori – anche estremamente urgenti – dall’altro lato, con quanto fatto si vanifica lo spirito del sentiero che è sempre servito da collegamento fra le due comunità contigue. Perché non si è pensato di coinvolgere anche il comune di San Lorenzo Bellizzi per lavorare entrambi e insieme a un progetto unico di viabilità interna tanto atteso dai camminatori che periodicamente effettuano escursioni tra i due paesi?

L’accozzaglia di tubi innocenti ormai arrugginiti che regge il Ponte d’Ilice. Foto: Emanuele Pisarra

Altro capitolo è la situazione del Ponte d’Ilice: una accozzaglia di tubi innocenti arrugginiti che hanno imbrigliato il vecchio ponte in pietra (e meno male) con una passerella di servizio ormai quasi marcia. Questo sì che è un delitto alla memoria storica del Pollino.

Mi verrebbe da dire che, invece che per la catasta di legno (altrimenti detta il TramPollino) di Campotenese, sarebbe stato meglio impegnare quei denari per ricostruire il Ponte d’Ilice, il Ponte dei Francesi a Mormanno, il Ponte medievale sul Lao e quello di Mararosa, solo per citarne alcuni, strategici per chi vuole camminare il Parco e attraversare fiumi e forre.

Nonostante tutto, il Sentiero del Ponte d’Ilice, rimane un percorso struggente che tutti dovrebbero fare, soprattutto in memoria di quanti nel passato lo hanno percorso per commercio, per studio, per lavoro e anche – è difficile da credere – per semplice piacere!

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Sentieri del Pollino ultima modifica: 2017-03-08T05:29:09+01:00 da GognaBlog

2 pensieri su “Sentieri del Pollino”

  1. 2
    Alessandro Cirillo says:

    Sarebbe anche il caso di prevedere un programma di manutenzione dei sentieri di alta quota già realizzati dal parco. Ci sono tabelle orizzontali rotte ( chissa da chi) sul sentiero madonna di pollino – iannace ed impiso – piani. Alcuni pali andrebbero fissati meglio. Con riferimento alla segnaletica prodotta dal CAI, non risulta che sul Pollino sia mai stata realizzata in modo sistematico. Ricordo solo nastrini appesi o avvolti a piccoli faggi (bianchi x la precisione). I primi veri sentieri con indicazioni e percorrenze sono stati realizzati dal parco. Devono solo correggere gli errori di cui parlate e sui quali sono d’accordo con voi.
    Da facebook 8 marzo 2017, ore 21.40

  2. 1
    Francesco Raffaele says:

    Siamo alle solite:
    Qui in SUD ITALIA, la diffusione della pratica escursionistica sta portando ad un nuovo tipo di “SFRUTTAMENTO AMBIENTALE”: i furbi di turno si accaparrano fondi pubblici regionali/comunali giustificandoli come “Valorizzazione”, “Sistemazione” o “Manutenzione” sentieristica.
    Ed ecco proliferare magicamente staccionate, cartellonistica ridondante, ponticelli, scalinate e altre inutili e vistose opere.
    Allego simile SCEMPIO perpetrato nel 2016 in territorio di GIFFONI VALLE PIANA.
    Tra l’altro c’è un’inquietante similitudine tra il caso dell’Acellica (Parco Reg. Nat. Monti Picentini) e quello del Ponte dell’Illice nel PN del Pollino:
    L’opera “invita” all’accesso di una zona potenzailmente pericolosa per i normali turisti (nel caso dei Picentini, la Grotta dello Scalandrone), come sottolineato anche dal Pisarra per il Pollino.
    Bisogna allora aspettare che qualche ragazzino ci lasci le penne prima di denunciare (e rovinare) gli INCOMPETENTI che si sono riempiti le tasche creando aree pic-nic (in zone che andrebbero tutelate in tutt’altro modo) e mettendo paletti a caXXo ??
    L’immagine può contenere: montagna, cielo, spazio all’aperto e natura
    Da facebook, 8 marzo 2017, ore 14.12

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